IL CARROCCIO E’ IN STATO COMATOSO. L’ASSEMBLEA DELLA LEGA DEL 19 E 20 GIUGNO A TREVISO E’ L’ULTIMA CHANCE DI SALVARE LE CHIAPPE: I SONDAGGI DANNO IL PARTITO SOTTO IL 6%, CON IL RISCHIO DI ESSERE SUPERATO DA VANNACCI
MOLTI LEGHISTI FUGGONO VERSO “FUTURO NAZIONALE” NELLA SPERANZA DI UNA RIELEZIONE VISTO CHE, A OGGI, LA LEGA RIUSCIREBBE A ELEGGERE MENO DELLA META’ DEI 95 PARLAMENTARI INCASSATI NEL 2022… LA NUOVA LEGGE ELETTORALE SCONTENTA I PADANI DEL NORD-EST, AFFEZIONATI AI COLLEGI UNINOMINALI
L’assemblea della Lega dei prossimi 19 e 20 giugno a Treviso, nel Veneto in cui la Lega è ancora più forte di Fratelli d’Italia, non sarà un quasi-congresso per porre le basi per la deposizione di Salvini (che è stato riconfermato fino al 2029), ma per una ridefinizione dell’identità del partito, guidata da Zaia e dai governatori del Nord.
Dopo la scissione di Vannacci, la formula che corre all’inseguimento dell’estrema destra del generale fondatore di Futuro Nazionale non funziona più. Negli ultimi sondaggi il Carroccio è ormai sotto il 6 per cento e Vannacci quasi al 5. Il rischio di un sorpasso all’indietro è ormai reale.
Inoltre i 95 seggi ottenuti nella trattativa del 2022 adesso Salvini se li sogna. Ai livelli attuali la Lega perderebbe una quarantina di parlamentari: di qui la fuga di deputati e senatori in cerca di rielezione verso il partito del generale.
I leghisti del Nord inoltre non sono affatto contenti della nuova legge elettorale. Con la vecchia, infatti, sceglierebbero loro i candidati del territorio da mettere nei collegi uninominali, dove la volta scorsa furono eletti in 17 alla Camera e in 9 al Senato. Con la nuova invece si tratterebbe di negoziare con Meloni gli eletti nel listino, e a trattare sarebbe sempre Salvini.
Il tentativo dunque non è di defenestrare Salvini nel mezzo della crisi assai grave in cui ha portato la Lega, prima immettendo Vannacci al vertice come vicesegretario e poi subendo la sua scissione. Ma di provare a salvarla recuperando il rapporto con il suo territorio storico e riconquistando un po’di potere rispetto al segretario.
L’uomo che guida questo difficile tentativo è Zaia, l’ex-governatore del Veneto, attuale presidente del consiglio regionale, divenuto interlocutore diretto di Meloni e di Marina Berlusconi grazie alle sue posizioni moderate Ma tornare a puntare sul Nord, Zaia è il primo a saperlo, è una scelta d’emergenza, che da sola non può bastare a ricondurre la Lega agli antichi fasti del 10 e del 15 per cento.
(da “la Stampa”)
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