LA LEGGE ELETTORALE, L’ULTIMO GRANDE PASTICCIO DEI FRATELLINI D’ITALIA. IL “MELONELLUM”, APPENA RISCRITTO E PRESENTATO IN COMMISSIONE ALLA CAMERA, È GIÀ DA CAMBIARE PRIMA CHE APPRODI IN AULA, PER EVITARE I DUBBI DI COSTITUZIONALITÀ
UNA DELLE EVIDENTI “STORTURE” È L’ESCLUSIONE DEL TRENTINO ALTO ADIGE E DELLA VALLE D’AOSTA DAL CALCOLO TOTALE PER LA DEFINIZIONE DEL PREMIO DI MAGGIORANZA …L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER RISCHIA DI COLLIDERE CON LE PREROGATIVE DEL CAPO DELLO STATO DI NOMINARE IL CAPO DEL GOVERNO. L’IPOTESI È DI TORNARE ALLA FORMULAZIONE DEL PORCELLUM, CHE INDICAVA IL “CAPO DELLA COALIZIONE”
Il Melonellum è stato appena riscritto, ma si prepara a cambiare ancora. E ad emendarlo saranno gli stessi sherpa della maggioranza che si erano già corretti una prima volta, adesso pronti a lavorare a una terza stesura.
I dubbi di costituzionalità emersi nel corso dei contatti informali con gli uffici tecnici delle Camere e confermati da ambienti della Consulta — anticipati ieri da Repubblica — inducono in queste ore il centrodestra a valutare nuovi e importanti ritocchi. Modifiche che dovrebbero essere presentate in commissione Affari costituzionali della Camera prima dell’approdo in aula fissato per il 26 giugno.
Uno dei punti su cui la destra valuta opzioni alternative è il nodo del Trentino Alto Adige e della Valle d’Aosta. I cittadini di queste due regioni non possono concorrere alla definizione del premio di maggioranza. Un’evidente stortura, che gli autori del testo motivano con un nodo tecnico: quello di evitare alle minoranze linguistiche, a cui è garantita l’autonomia, il bivio di un’alleanza pre-elettorale.
Gli sherpa studiano comunque una correzione, consapevoli che l’attuale formulazione espone il ddl a ricorsi e a una potenziale bocciatura della Consulta (che andrebbe fra l’altro a incidere proprio sul premio, lasciando in piedi un sistema proporzionale puro).
E pure sui “candidati occulti”, quelli presenti nel listone del premio di maggioranza,
è aperta una riflessione: sono 35 al Senato e 70 alla Camera, ma chi vota ne vede solo una piccola porzione, violando il principio della conoscibilità dei candidati.Qui la soluzione appare ancora più complessa e sarà oggetto di un focus nei prossimi giorni. Quanto invece al nome del presidente del Consiglio apposto sul programma elettorale che rischia di collidere con le prerogative del capo dello Stato, gli uffici parlamentari hanno suggerito di tornare alla formulazione del Porcellum, che indicava semplicemente il “capo della coalizione”. Sul punto, però, Giorgia Meloni è irremovibile: senza questa norma, inutile approvare la nuova legge
Esattamente la questione che, insieme all’entità del premio e alle doppie liste bloccate, sta facendo fibrillare i progressisti. Costretti a scegliere con congruo anticipo, se questo articolo non verrà modificato, chi guiderà il campo largo. A individuare cioè il candidato premier e, prima ancora, le modalità per farlo.
Un rebus che la rivalità fra Giuseppe Conte ed Elly Schlein non aiuta certo a sciogliere. Quella che, lo sanno tutti, sta frenando anche il tavolo per definire il programma e il perimetro della coalizione: ancora mai convocato e al momento neppure alle viste. Rimandato sine die nonostante i ripetuti appelli di Avs e +Europa, che da settimane chiedono un incontro al vertice per sbloccare lo stallo. Divenuto ormai preoccupante pure per i pesi massimi del Pd.
Allarmati per l’accelerazione sul Melonellum, i big più dialoganti — da Dario
Franceschini a Goffredo Bettini — sarebbero scesi in pressing sia sulla segreteria dem sia sul capo del M5s per convincerli a stringere i tempi. Con risultati deludenti.
Per adesso l’unica certezza è che i due contendenti respingono l’ipotesi del papa straniero. Conte vuol fare le primarie, sicuro di poterle vincere. Mentre Schlein, pur pronta a correre, preferirebbe accordarsi per designare il leader del partito più votato.
(da Repubblica)
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