IL GIOCO CONTABILE DELLE TRE CARTE
MELONI IN PRESSING SU URSULA, STUDIA UN’ACROBAZIA CONTABILE PER SBLOCCARE 5 MILIARDI… LA MEDIAZIONE DI FITTO E IL TIMORE C,HE I PAESI FRUGALI BLOCCHINO L’INTESA
Un artificio contabile. Un’operazione acrobatica, autorizzata però dall’Europa. In estrema sintesi, l’idea suggerita da Roma a Bruxelles nelle ultime ore ipotizza di utilizzare alcuni miliardi già bloccati per le spese di difesa in investimenti per l’energia. Si tratta di progetti che sulla carta erano già stati finanziati con i fondi di coesione. In questo modo, verrebbero liberate risorse da destinare alla spesa corrente, quella necessaria a coprire i sussidi mirati su bollette e carburanti.
È una strategia ardita, in cui esigenze di cassa e necessità politiche si fondono e si confondono. Negli ultimi giorni, Giorgia Meloni ha ripetutamente premuto su Ursula von der Leyen per perorare la causa. Al telefono, poi per sms. Il contatto decisivo risale a domenica, riferiscono fonti dell’esecutivo. Con una richiesta accorata della premier che si può sintetizzare così: serve un segnale, una via d’uscita, anche perché il blocco di Hormuz non sembra vicino a una soluzione. Non
tanto e non solo contabile: assicurarsi un po’ di flessibilità per i costi dell’energia è un argomento che la presidente del Consiglio vuole utilizzare con un’opinione pubblica già fiaccata dalla crisi delle bollette.
E dunque, prosegue la mediazione con Bruxelles a cui lavora senza sosta anche il commissario Raffaele Fitto. La partita si deciderà tra oggi e domani. A Palazzo Chigi prevedono che alla fine il margine concesso dalla Commissione possa essere attorno ai 4 o 5 miliardi, ma è chiaro che questo dettaglio, così come i contorni della norma, sono oggetto di un braccio di ferro dall’esito incerto. Ursula von der Leyen ha infatti chiesto un surplus di riflessione, che si protrarrà per l’intera giornata di oggi. Ai tecnici continentali spetta il compito di elaborare il cavillo che possa soddisfare Roma, senza spaccare la squadra di Ursula. Il rischio è infatti quello che alcuni Paesi frugali – e i commissari che ne ricalcano la filosofia – possano ancora mettersi di traverso e opporsi a un’intesa. L’ultima parola arriverà durante la riunione della Commissione in agenda per domani.
Certo, il contesto internazionale così instabile e le notizie delle ultime ore offrono a Meloni argomenti per premere su von der Leyen. In particolare, la minaccia iraniana di bloccare anche lo stretto di Bab el-Mandeb potrebbe convincere Bruxelles della necessità di concedere un briciolo di flessibilità a una capitale che, a
differenza ad esempio di Berlino, non presenta spazi fiscali sufficienti per poter utilizzare la leva degli aiuti di Stato sull’energia.
Il congelamento dello snodo sul Mar Rosso può trasformarsi in un problema commerciale e militare. Da ieri la situazione è attentamente monitorata ai vertici dell’esecutivo. E non lascia indifferente la Difesa. Per due ordini di problemi: il rischio che i marinai italiani impegnati nella missione navale Aspides debbano sparare per difendersi dagli Houthi. E che un blocco dello stretto alimenti la spirale inflattiva, a causa di un aumento dei costi delle merci a sua volta generato dall’allungamento delle rotte commerciali dei cargo.
Sono scenari ancora teorici, già descritti in alcuni dossier elaborati nei mesi scorsi dai servizi di intelligence, quando per la prima volta Teheran aveva minacciato il congelamento di Bab el-Mandeb. Il rischio commerciale allarma, perché lo stop di quello Stretto imporrebbe rotte più lunghe di almeno 7-10 giorni alle navi commerciali, costrette a quel punto a passare da Città del Capo. Aumentando le spese per il carburante e, di conseguenza, i prezzi delle merci. Senza trascurare il piano bellico della vicenda: la fregata italiana Fremm Luigi Rizzo è impegnata da tempo in quel teatro. Le regole di ingaggio prevedono la possibilità di neutralizzare gli atti ostili, ma non di colpire le basi di lancio a terra (di cui si occuparono nel
2024 gli Stati Uniti). In quelle settimane di due anni fa, la missione fu chiamata ad abbattere tra l’altro 19 droni volanti e quattro missili balistici. In quel caso, le navi godevano dello scudo radar dell’Us Navy, capace di avvistare e rispondere in anticipo alla minaccia. Adesso, visti i rapporti tesi con Donald Trump, la partita sarebbe ancora più delicata.
(da Repubblica)
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