L’IRA DI MELONI PER IL TESTO DELLA CORTELLESI CHE NON LA CITA
ALLA FESTA PER GLI 80 ANNI DELLA REPUBBLICA IL MONOLOGO OMETTE LA PREMIER, MA IL COPIONE E’ DEL QUIRINALE
C’è ancora domani ma oggi c’è l’ira di Meloni. La regista Paola Cortellesi non la cita nel suo discorso sugli ottant’anni della repubblica e la premier si infastidisce. E’ la prima donna presidente del Consiglio, di fatto è entrata nella storia del paese, ma non entra nel copione della Cortellesi, la regista premiata di “C’è ancora domani”. Volete vedere che daranno la colpa alla Rai? Al governo la stanno già dando.
La scena. Martedì sera si festeggia la repubblica, i suoi ottant’anni, al Quirinale, con Sergio Mattarella, insieme al popolo e agli artisti, da Roberto Bolle a Carlo Verdone passando per Meloni e i ministri. È una festa diversa ed è una richiesta personale di Mattarella. Per una volta niente ricevimento classico ma il desiderio di aprire agli italiani e in piazza. È un mega evento trasmesso dalla tv pubblica, prodotto da Rai Cultura, dalla Siae, che fa da sponsor tecnico e mette a riparo da possibili interferenze terze. Gli artisti si esibiscono gratuitamente e la Rai si limit
alla messa in onda, come accade con il Primo Maggio e i David di Donatello. È quasi a costo zero. Chi cura i testi, chi legge il copione degli artisti? Passa tutto dalla scrivania, come è ovvio che sia, di Giovanni Grasso, il portavoce-scrittore di Mattarella, e dal giallista Maurizio De Giovanni, che lo aiuta, perché l’evento è gestito dal Colle. Per dire quanto la Rai si limita a fare da service, da supporto, è sufficiente notare che viene distaccato l’autore Massimo Martinelli e il regista di Bellamà, il programma di Diaco. Chi ha il coraggio, da parte della Rai, di chiedere a Grasso (e perché dovrebbe?) il copione? E anche se si dovesse chiedere, chi ha il coraggio di far notare a Grasso che il testo della Cortellesi è sbilanciato o che si potrebbe praticare qualche aggiunta, correzione o allargare? Lo potrebbe fare un grande autore ma manca questo grande autore Rai capace di suggerire che, con tutto il rispetto, il testo si può migliorare e inoltre chi è cosi autorevole da contrariare il Colle?
Il monologo della Cortellesi è un carosello di donne, madri costituenti che hann atto grande l’Italia, da Nilde Iotti a Teresa Mattei, e c’è una parte che viene ritenuta eccessivamente severa anche per chi lo ascolta, almeno quando parla “di promesse fatte a donne coraggiose non ancora mantenute”. Meloni, che è la prima donna premier, si infastidisce per non essere annoverata. Tutta la maggioranza prova fastidio e torna a casa scontenta (e digiuna). La serata è un successo in termini di ascolto (il 16 per cento) ben superiore alle attese. Il paradosso è un altro: la Rai non lo può rivendicare, perché non è piaciuto a Meloni, e non può neppure dire: “Noi non c’entriamo nulla”. La Rai ha Stefano De Martino, ma il Quirinale ha Grasso, che vale due De Martino, l’Antonello Falqui della Carta Costituzionale.
(da agenzie)
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