IL QUADRO DI COMPLICITA’ NEI CRIMINI CONTRO I MIGRANTI IN LIBIA: “TORTURE E RESPINGIMENTI, FRONTEX NON POTEVA NON SAPERE”
L’INCHIESTA GIUDIZIARIA IN FRANCIA CONTRO L’EX CAPO DI FRONTEX, FABRICE LEGGERI, E LE RESPONSABILITA’ DELL’EUROPA
E’ iniziata ufficialmente il 13 maggio scorso l’inchiesta giudiziaria in Francia contro Fabrice Leggeri, ex capo di Frontex, l’Agenzia europea di controllo delle frontiere, oggi parlamentare europeo di Rassemblement National, il partito di estrema destra ispirato da Marie Le Pen. Il procedimento è partito dopo che nel marzo scorso la Procura di Parigi aveva accolto un esposto, già rigettato dalla Procura Nazionale Antiterrorismo, contro Leggeri, presentato dalla Lega dei diritti dell’uomo di Parigi e dal Collettivo Utopia 56. L’accusa è di crimini contro l’umanità, per aver incoraggiato i respingimenti di migranti nel Mediterraneo con la consapevolezza di esporli a torture e violenze crudeli. Questa inchiesta giudiziaria potrebbe svelare moltissimo rispetto ai rapporti oscuri tra l’agenzia europea ed i trafficanti di esseri umani libici, gli stessi che hanno in mano le imbarcazioni della Guardia Costiera, allestita sostanzialmente con soldi del governo italiano e dell’Unione Europea, con cui trafficano in armi e petrolio.
La collaborazione tra Frontex ed i libici
Intervistata da Fanpage.it, la presidente della Lega dei diritti dell’uomo di Parigi, Nathalie Tehio ha spiegato che esisteva una chat whatsapp tra gli agenti di Frontex e la Guardia Costiera libica. Un chat che significa coordinamento delle operazioni, conoscenza, collaborazione. Sullo sfondo un cimitero di vittime innocenti, che sono le persone migranti morte annegate nel Mediterraneo, perché non soccorse, oppure morte nei lager libici di torture e stenti, per respinte dalle autorità europee e consegnate alla Guardia Costiera Libica che a sua volta le ha mandate nei lager. Questo elemento si sposa anche con le ragioni che portano alle dimissioni di Leggeri, nell’aprile del 2022, dal vertice di Frontex. L’attuale europarlamentare di estrema destra si dimise nel giorno in cui si sarebbe dovuta discutere la relazione dell’OLAF, l’ufficio europeo per la lotta alle frodi. In quel rapporto si sosteneva che: “Frontex non ha gestito correttamente le prove dei respingimenti di migranti ai confini marittimi e terrestri, arrivando persino a occultarle”. Di quel rapporto fu pubblicata solo una versione breve e non il testo completo. All’epoca il parlamentare tedesco dei Verdi, Erik Marquardt sostenne che “La dirigenza di
Frontex era a conoscenza delle violazioni dei diritti umani e ha deliberatamente evitato di denunciarle”.
Secondo l’avvocato della Lega dei diritti dell’Uomo di Parigi, Emmanuel Daoud, Frontex si sarebbe distinta tra il 2017 ed il 2022 in una vera e propria “caccia ai migranti”, favorendo attraverso i propri agenti l’intercettazione di imbarcazioni dirette in Europea da parte delle autorità greche, nel Mar Egeo, e soprattutto delle autorità libiche nel Mediterraneo Centrale. Secondo l’avvocato Daoud, l’ex capo di Frontex avrebbe “sostenuto la guardia costiera libica, talvolta alleata con organizzazioni criminali”. Ed è proprio su questa circostanza che la magistratura francese dovrà fare piena luce. Le azioni di respingimento in mare attuate da Frontex, permettendo l’intercettazione di imbarcazioni da parte della Guardia Costiera libica, ha prodotto la deportazione dei naufraghi nei lager gestiti dalla mafia libica, la stessa che ha una enorme influenza sulla stessa guardia costiera libica.
Frontex ed i suoi vertici, potevano non sapere che attuando queste condotte avrebbero causato ai migranti atroci sofferenze e torture? Il primo esposto contro Leggeri fu respinto dalla Procura Antiterrorismo francese proprio si questa motivazione: Leggeri e Frontex non potevano sapere che le persone intercettate dalla Guardia costiera libica venivano poi sottoposte a tortura nei lager libici. Ma è credibile questa posizione? Secondo la Procura di Parigi bisogna indagare. Le testimonianze della collaborazione tra Frontex ed i libici è stata ulteriormente confermata da un’inchiesta del programma Mission Investigate della televisione svedese SVT. Gli autori hanno intervistato alcuni agenti di Frontex che hanno
ammesso apertamente la collaborazione con i libici. “Non appena vediamo un’imbarcazione di migranti lasciare la Libia, ad esempio, li chiamiamo e cerchiamo di convincerli a riprenderli. E molto spesso ci riusciamo”, ha dichiarato Jörgen Hansson, guardia costiera svedese che ha lavorato presso il Centro di Situazione di Frontex per quattro mesi nel 2023. Jonas Grimheden, responsabile dell’Ufficio per i diritti fondamentali di Frontex, ha dichiarato nella stessa inchiesta che “Avendo la possibilità di scegliere, sarebbe sbagliato lasciare che i migranti sbarchino lì” riferendosi alla possibilità dei migranti di arrivare in Europa. Queste testimonianze dimostrano che nonostante le dichiarazioni di facciata dei vertici di Frontex, anche quelli attuali che vedono alla guida Hans Leijtens, la collaborazione tra l’agenzia europea ed i libici è solidissima e, soprattutto, che ogni opzione è migliore del salvataggio del soccorso ai naufraghi e il trasporto in un porto sicuro.
I dossier e le raccolte di testimonianze messe in piedi in questi anni sull’operato della Guardia costiera libica sono tantissimi. L’associazione Refugees in Libya ha avuto il merito di raccogliere sistematicamente le testimonianze di chi è transitato nei lager libici. Quello che è emerso è un vero e proprio inferno fatto di torture, cavi elettrici, pece gocciolante sulla schiena, stupri, e poi l’estorsione alle proprie famiglie per ottenere la liberazione. In tantissimi casi i migranti sono finiti nei lager dopo essere stati intercettati in mare dalla Guardia Costiera libica. “Queste azioni legali possono dimostrare quello che diciamo da anni – spiega a Fanpage.it, David Yambio di Refugees in Libya – la cosiddetta Guardia Costiera libica, le milizie, i centri di detenzione, i trafficanti e le autorità politiche hanno beneficiato di un sistema sostenuto dalle politiche europee sulle frontiere”. L’azione stessa di
Frontex, secondo Refugees in Libya, alimenta i traffici di esseri umani: “Più l’Europa blocca le vie di fuga e sostiene le intercettazioni, più potere e denaro guadagnano questi gruppi armati. Quindi la questione non è solo se Frontex o gli attori europei abbiano avuto contatti con le forze libiche. La domanda è se le istituzioni europee abbiano consapevolmente contribuito a un sistema in cui gli esseri umani sono diventati valuta. Questo è ciò che deve essere indagato” sottolinea Yambio. Le testimonianze raccolte da Yambio e da Refugees in Libya sono alla base dei procedimenti della Corte penale internazionale, che dovrà senza dubbio indagare anche sui rapporti tra gli organismi europei ed i libici.
Il Final report of the Panel of Experts sulla Libia delle Nazioni Unite è stato pubblicato pochi mesi fa. In questo documento si certifica come l’intero paese sia nelle mani di banditi e criminali. Da un lato vengono elencati i tre traffici principali che vengono compiuti dalla mafia libica: armi, contrabbando di petrolio e traffico di esseri umani. Il dossier spiega come l’apparato statale di Tripoli e Bengasi sia permeato continuamente da figure di spicco della mafia libica che hanno interessi diretti nei traffici illegali. Nello stesso documento si spiega come i 156 veicoli della Guardia Costiera Libica vengano impiegati per tutti i principali traffici della mafia libica, compreso il traffico di esseri umani. Quelle 156 imbarcazioni, che secondo gli esperti dell’Onu servono per gli affari criminali, sono stati donati e finanziati dal Memorandum Italia – Libia e dagli accordi tra l’Unione Europea e la Libia. Insomma i soldi degli europei, secondo questo importante dossier dell’Onu, finiscono per agevolare i traffici dei libici.
Potevano Leggeri, e l’intera struttura di Frontex, non essere a conoscenza che le imbarcazioni che compivano i respingimenti di migranti con l’aiuto dell’agenzia europea, erano nelle mani dei criminali? Il dossier Onu, specifica che a capo dell’intero traffico marittimo ci sia, Abdel Salam Al-Zoubi, sottosegretario alla Difesa del governo di Tripoli, e capo della 111° Brigata di Misurata, ad oggi tra le principali milizie libiche. Le stesse milizie di Al Zoubi a settembre dello scorso anno, furono protagoniste di un episodio agghiacciante. Le imbarcazioni, con tanto di bandiera della 111° Brigata di Misurata, si avvicinarono di notte al largo delle coste libiche alla nave Mediterranea dell’associazione italiana Mediterranea Saving Humans, spingendo tra le onde un gruppo di giovanissimi migranti nordafricani, che in parte furono tratti in salvo dalla nave dell’organizzazione italiana. Un episodio che fu denunciato alla magistratura italiana presso la Procura della Repubblica di Trapani. Il 7 maggio scorso Al Zoubi ha fatto parte della delegazione libica in visita ufficiale in Italia, guidata dal presidente Dabeibah, che ha incontrato Giorgia Meloni.
La presidente del consiglio italiana sapeva che Al Zoubi è considerato dall’Onu un criminale? Nello stesso dossier dell’Onu si spiega come, mentre il traffico in mare sia affare di Al-Zoubi, quelli a terra, ovvero la gestione dei lager dove i migranti vengono riportati una volta catturati in mare, vedano ancora Osama Najeem Almasri con un ruolo apicale. Almasri è attualmente ricercato dalla Corte Penale Internazionale, e fu rispedito in Libia dal governo Meloni, dopo il suo arresto a Torino nel gennaio del 2025. Almasri è accusato di crimini contro l’umanità, tra cui lo stupro di un minorenne, ed è considerato il capo di alcuni dei più terribili centri lager per migranti intorno a Tripoli. Ufficialmente Almasri sarebbe agli arresti
domiciliari, ma secondo gli esperti dell’Onu, avrebbe ancora un ruolo apicale nella gestione dei lager. Gli uomini di Frontex potevano non sapere chi erano Al Zoubi e Almasri?
(da Fanpage)
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