Luglio 6th, 2019 Riccardo Fucile
SE ENTRA CON ALEX AVVISATE LA GUARDIA DI FINANZA DI RADDOPPIARE LE MOTOVEDETTE CHE FANNO SU E’ GIU PER IL MOLO PER DIFENDERE UN ORDINE ILLEGALE E DI CUI RISPONDERANNO PENALMENTE
“Dopo aver salvato 65 naufraghi navighiamo ora verso Lampedusa”. Lo scrive su Twitter la
ong Sea-Eye sulla situazione della nave Alan Kurdi. “Non ci facciamo intimidire da un ministro dell’interno, piuttosto ci dirigiamo verso il porto sicuro più vicino – conclude Sea Eye – La legge del mare dovrebbe essere applicata sempre, anche se un rappresentante del governo si rifiuta di seguirla”.
Una motovedetta della Guardia di Finanza ha notificato in mattinata al comandante della Alan Kurdi il divieto di ingresso, transito e sosta nelle acque territoriali italiane.
Già ieri la situazione della Alan Kurdi aveva allarmato cancellerie e organizzazioni umanitarie. “Salvare vite in mare è un compito europeo”: così una portavoce del governo tedesco Martina Fiez. “Siamo al corrente della notizia della nave Alan Kurdi”, ha proseguito, “sottolineiamo ancora una volta che il nostro obiettivo come governo tedesco è trovare una soluzione veloce: si tratta di trovare un porto sicuro e di chiarire la questione della redistribuzione” in ambito europeo.
(da agenzie)
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Luglio 6th, 2019 Riccardo Fucile
L’INTESA SOTTOBANCO CON MALTA PER FAR ARRESTARE L’EQUIPAGGIO ONDE POTERLO ESIBIRE COME SCALPO… ALEX HA DIRITTO DI ENTRARE IN PORTO, CHI SI OPPONE VA MESSO IN GALERA, COSI’ DICE IL DIRITTO… ARRIVA ANCHE ALAN CURDI PER SBARCARE A LAMPEDUSA
Nell’accordo tra Salvini e Muscat per la soluzione politico giudiziaria della vicenda Alex, non c’era solo lo ‘scambio di prigionieri’ (Malta prende i migranti della Alex e in cambio l’Italia prende i migranti ora a La Valletta, l’assurda partita di giro).
Ma c’era la richiesta del ministro degli Interni italiano al governo maltese di sequestrare l’imbarcazione a vela che giovedì scorso ha salvato 54 persone (tra cui 11 donne, tre incinte) su un barcone, e processare l’intero equipaggio.
Insomma, Salvini aveva chiesto a Muscat la testa di Mediterranea
Era questa ‘la trappola’ che temevano ieri sera i volontari. E i suoi meccanismi sono emersi distintamente nel corso della notte, la seconda, trascorsa a bordo dai 46 migranti e dagli 11 membri dell’equipaggio alla deriva fuori dalle acque nazionali di fronte a Lampedusa il cui porto è chiuso da un’ordinanza ad hoc.
Ma che adesso rimane l’unica possibilità , tanto che Mediterranea è tornata a chiedere a Roma di averlo assegnato come porto sicuro. Una sorta di preavviso di entrata
Venerdì sera, al termine di una giornata di trattative convulse, l’Mrcc (Maritime rescue coordination center) Roma e Mediterranea erano arrivati ad un accordo.
Alex — scortata da una motovedetta della Capitaneria di porto e da una della Guardia di finanza — avrebbe fatto rotta verso Malta. Sarebbe stata rifornita di acqua e carburante e, prima di intraprendere il viaggio, alle 22 di venerdì, avrebbe spostato sulle imbarcazioni di supporto la quota di 39 migranti, in modo da rimanere a bordo con sole 18 persone (il limite dell’omologazione dell’Alex). Motivi di sicurezza.
Tra le altre condizioni poste dal comando della Alex c’era anche la richiesta di effettuare in acque internazionali il trasferimento a Malta dei migranti salvati e la garanzia che nè l’equipaggio nè la Alex sarebbero stati oggetto di misure giudiziarie. La richiesta originava da due ovvie considerazioni: 1) nessun reato è al momento stato commesso nè contestato a nessuno; 2) Il porto sicuro di La Valletta è stato offerto da Malta che dunque non dovrebbe avere nessun problema ad accettare.
E infatti Malta aveva accettato tranquillamente.
Tanto che alle 21 di venerdì, l’equipaggio della Alex era pronto a partire e aveva già cominciato a spiegare ai migranti a bordo che la prossima destinazione era appunto Malta. Poi, però, Salvini ha deciso di far saltare il banco. Quelli di Mediterranea “cercano l’impunità ” ha accusato in un comunicato facendo riferimento alla richiesta di trasferire i migranti in acque internazionali. “No, semplicemente non vogliamo cadere nelle trappole”, è stata la risposta dell’equipaggio che si è sentito preso in giro dall’Mrcc Roma con cui aveva tranquillamente parlato per tutto il giorno.
Mediterranea a quel punto ha guardato le carte che le erano rimaste in mano, e si è accorta che erano, sostanzialmente, solo due: forzare il blocco salviniano al porto di Lampedusa; accettare di andare a Malta “senza garanzie”. La pancia dell’equipaggio diceva la prima, la testa ha suggerito la seconda
E così il capitano Stella e il capo della missione Erasmo Palazzotto hanno deciso di inviare una mail — l’ennesima — all’Mrcc Roma in cui spiegavano che per tutte “le cose non di loro competenza”, come le modalità di sbarco delle persone, se la sarebbero vista autonomamente con le autorità maltesi. E che dunque le condizioni erano cambiate.
Anche il tema del rifornimento del gasolio sarebbe stato affrontato autonomamente, magari riducendo la velocità dei motori all’andata. Restava solamente da garantire oltre a una partenza sollecita, entro le 24, i rifornimenti di cibo e acqua (specie quella ad uso sanitario, chè la situazione a bordo è al collasso) e la navigazione con sole 18 persone a bordo. Niente più “impunità ”, per dirla con Salvini. Mrcc Roma a quel punto dà l’ok
La provocazione dell’acqu
Passano pochi minuti e da Lampedusa arriva davanti alla Alex una pilotina con 400 bottiglie da due litri di acqua (in mattinata un carico identico era stato stivato a fatica dall’equipaggio). Ma l’acqua che mancava, e le comunicazioni erano state chiarissime in questo senso, era quella dei sistemi sanitari, i bagni per capirsi. Che dopo tre giorni sono a secco. Parte una seconda mail: “Per noi l’acqua è fondamentale per intraprendere il viaggio, le condizioni igieniche qui sono al collasso”. In calce alla comunicazione, la richiesta di chiarimenti circa un articolo pubblicato in quei momenti dall’Huffington post in cui si faceva riferimento all’intenzione del Governo Maltese di arrestare tutti appena la barca fosse giunta a Malta. La risposta è schietta: dell’articolo non ne sappiamo nulla, chiedete al giornalista. Quanto all’acqua: a Lampedusa non abbiamo imbarcazioni per fare rifornimenti del genere, “mettetele nei serbatoi a una a una”.
Il punto è che trasferire a due a due 800 litri d’acqua in un serbatoio è già di per sè una richiesta bizzarra che porta via un giorno intero di lavoro in condizioni normali. Chiederlo a un capitano al comando di una barca a vela di 18 metri con quasi sessanta persone accampate sul ponte da tre giorni è ai limiti della provocazione, basti pensare che per i primi tre giorni è stato impossibile persino contare le persone effettivamente a bordo. Il carico viene dunque respinto
Le due mail e la ‘trappola’
Più o meno negli stessi minuti da Roma arriva un’altra sinistra comunicazione. L’ufficiale di turno si premura di avvertire il comandante che, una volta arrivati sarà necessario fare un’altra manovra: ricaricare tutti i migranti a bordo della Alex, prima di sbarcarli. Perchè nessuna motovedetta straniera può entrare in acque nazionali. La comunicazione fa tilt — e sarà il tilt definitivo — con una serie da due mail consecutive in arrivo da Malta.
L’ufficiale di turno dapprima rassicura l’Alex che “lo sbarco dei migranti avverrà in acque internazionali”, senza problema. Poi, probabilmente pentito da tanta chiarezza, invia una seconda mail: “Per quanto riguarda il luogo del trasferimento non possiamo dare informazioni precise perchè questa decisione non ricade tra le competenze di questo Mrcc. Vi preghiamo inoltre, siccome tutto avverrà sotto la vostra responsabilità , di accertavi che le persone che portate qui stiano bene e siano consenzienti”.
Il punto è che le modalità di trasferimento di una persona a mare sono, a differenza di quanto affermato dall’ufficiale maltese — di evidente competenza dell’Mrcc nazionale. E allora cosa significa quella precisazione?
Per capirlo basta tornare a quanto accaduto venerdì mattina, quando la Open Arms, per sbloccare lo stallo di una situazione che era già disperata allora, aveva chiesto a Malta che le fosse concessa la Valletta come “porto sicuro” per portare i migranti della Alex in salvo. Anche in quel caso, la risposta era stata più esplicita del consentito: “Abbiamo dato il porto sicuro ad Alex in seguito ad accordi politici. A voi non possiamo darlo”.
Insomma, sin dal primo momento, a Malta non stanno aspettando i migranti raccolti giovedì tra le piattaforme libiche. Ma la Alex, con il suo carico fisico e simbolico, e il suo equipaggio da perseguire.
Verso Lampedusa
A quel punto è stato inevitabile bloccare i motori e riconsiderare da capo l’intera questione. Con l’ipotesi Malta “bruciata” dall’evidente trappola salviniana, al ponte di comando non è rimasta che un’unica carta: forzare il blocco ed entrare a Lampedusa. Magari anche unendo il proprio destino a quello della Alan Kurdi la nave dell’Ong tedesca Sea Eye che, nel frattempo, dopo aver salvato 65 persone da un naufragio sta anch’essa facendo rotta verso Lampedusa
Ma questa è una scelta tutto sommato secondaria. Con Alan Kurdi o no, la partita della Alex si sta per concludere, a Lampedusa. Un passo difficile da compiere, che avrà necessariamente un costo altissimo. Ma che, per come si stanno mettendo le cose qui a bordo, con l’emergenza igienico sanitaria ogni giorno più pesante, sembra essere ormai l’unica scelta possibile.
E così dal ponte di Alex è partita una richiesta ufficiale a Mrcc Roma di assegnazione di Lampedusa come porto sicuro più vicino (Pos). Una sorta di preannuncio di ingresso “Si informa la signoria vostra che in assenza dei requisiti minimi da noi richiesti, vista la notifica da voi comunicata cicca la modalità dello sbarco e in considerazione dello stress psicofisico a cui sono sottoposti i nostri ospiti a bordo, riteniamo impraticabile l’ipotesi di andare a Malta. Vi chiediamo pertanto il Pos dell’isola di Lampedusa, per garantire alle persone soccorse assistenza sanitaria e accoglienza. In conformità con il diritto internazionale”.
(da “La Repubblica”)
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Luglio 5th, 2019 Riccardo Fucile
QUALCUNO OGGI FINGE DI NON SAPERE CHE LA ALEX HA DIRITTO A ENTRARE A LAMPEDUSA, TRA QUALCHE TEMPO AVRA’ 15 ANNI IN GALERA PER PENSARCI… UN CONSIGLIO: I PROFUGHI SI BUTTINO IN ACQUA, VEDRETE CHE DI FRONTE A UN ERGASTOLO PER PROCURATA STRAGE QUALCUNO SI CAGA SOTTO
Sono da poco passate le due di pomeriggio quando dal Viminale arriva la notizia. Accordo totale tra Italia e Malta. La Valletta,”è disponibile ad accogliere gli immigrati a bordo della Alex, e Roma ne riceverà altrettanti da Malta per lasciare invariata la pressione dell’accoglienza sull’isola”.
In pratica non si accettano i migranti salvati dalla Ong che stanno al largo di Lampedusa ma quelli che ora sono a Malta sì, una farsa
Salvini firma il decreto per non far attraccare la nave Alex in porto, commettendo un reato per il diritto internazionale che prevale sulle sue cazzate.
Passano le ore con la barca strapiena al largo quando in serata arrivano parole deliranti dal Viminale. “Mediterranea rifiuta l’offerta del governo italiano, ovvero il trasbordo degli immigrati per condurli a La Valletta, a condizione che in porto entri anche l’imbarcazione della ong Alex. Vogliono l’impunità “.
Peccato che non sia la Ong a volere l’immunità , ma lui, visto che dovrebbe essere arrestato da tempo per reiterazione del reato.
Dalla Ong ribattono alle affermazioni del ministero dell’Interno: “Non abbiamo rifiutato La Valletta come porto sicuro ma in queste condizioni è impossibile affrontare 15 ore di navigazione. Siamo in attesa di assetti navali italiane o maltesi che prendano a bordo queste persone”.
Così Alessandra Sciurba, portavoce di Mediterranea Saving Humans, da bordo della Alex, replica al Viminale dopo una giornata cominciata con l’annuncio dell’accordo scambio migranti.
Sotto il sole che non dà tregua restano equipaggio e 41 naufraghi, stretti su una nave di 18 metri stipata fino all’inverosimile, senza cabine, con la linea di bordo bassissima per il peso umano di chi ha attraversato il deserto, i centri di detenzione libica, per arrivare ad un passo dalla salvezza.
“Non possiamo riprendere il mare al largo, con la prima onda i migranti cadrebbero in acqua”, dicono dalla Alex dove si registrano casi di scabbia e di pidocchi, mentre ragazzi e ragazze della ong si arrangiano e industriano per porre al riparo dal caldo soffocante chi da ore sta sulla tolda. Hanno usato persino le coperte termiche annodate per creare una sorta di tendone.
Sono passate 8 ore da quando il Ministero della Difesa ha annunciato di aver messo a disposizione navi della Marina Militare per evacuazione, trasferimento e sbarco a Malta delle 41 persone salvate ora a bordo di nave Alex. Niente pare muoversi. – conclude Mediterranea – Chi sta intralciando l’operazione?”.
Il Viminale che non vuole far riprendere il mare all’imbarcazione umanitaria
L’obiettivo è il sequestro. Meglio se a La Valletta.
(da agenzie).
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Luglio 5th, 2019 Riccardo Fucile
NON SOLO HA VIOLATO LA LEGGE IMPEDENDO L’ATTRACCO A LAMPEDUSA DI UNA NAVE UMANITARIA COME SANCITO DAL DIRITTO, ORA IL SEQUESTRATORE DI PERSONE VUOLE SEQUESTRARE A MALTA IL VELIERO OSTACOLANDO I SOCCORSI
Sono passate 3 ore da quando il Ministero della Difesa ha annunciato di aver messo a
disposizione navi della Marina Militare per evacuazione, trasferimento e sbarco a Malta delle 41 persone salvate ora a bordo di nave Alex.
Niente pare muoversi. – conclude Mediterranea – Chi sta intralciando l’operazione?”.
La Difesa ha messo a disposizione mezzi della Marina Militare per il trasbordo. Dal titolare del Viminale non è però arrivato il via libera.
“Non decidono loro dove sbarcare”, dicono al Viminale, che non vuole far riprendere il mare all’imbarcazione umanitaria dopo aver portato a termine la sua missione. L’obiettivo è il sequestro. Meglio se a La Valletta.
Una sequela di violazioni della legge che in un Paese civile lo avrebbe già visto arrestrato per sequestro di persona r
E nell’attesa che qualcosa accada, arrivano le prime reazioni alle decisioni di Salvini di vietare il porto alla barca a vela.
Dalla Cgil, al Pd, al senatore Gregorio De Falco, gia Cinque Stelle e ora al gruppo misto, si moltiplicano le prese di posizioni, le proteste: “Ad Alex non può essere impedito di entrare in porto. È una barca che non può offrire protezione alla gente in coperta. In quelle condizioni, sotto un sole cocente, l’integrità fisica è a rischio”. dice su twitter il senatore Gregorio De Falco, già M5s e ora al misto
“Questo non è un film. Qui si gioca con la vita delle persone e degli equipaggi. Salvini deve fare i conti con le migliaia di morti che ha sulla coscienza, fa eco Meditrerranea Saving Humans
da agenzie)
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Luglio 4th, 2019 Riccardo Fucile
QUESTI SONO I CRIMINALI CHE RICEVIAMO CON TUTTI GLI ONORI
E’ di almeno 53 morti, di cui 6 erano bambini, il bilancio del bombardamento del centro di detenzione di migranti a Tajoura, a est di Tripoli, in Libia, martedì notte secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari. I feriti sono 130.
Il bilancio contrasta con quello della Mezzaluna rossa libica, che aveva parlato di almeno 60 morti nel raid dell’aviazione che sostiene il generale Haftar ma sottolinea ancora una volta la gravità di quanto accaduto.
Sempre secondo l’Onu, dopo che il centro di detenzione migranti è stato colpito per la prima volta, le persone hanno tentato di fuggire: ma le guardie, fedeli al governo di Tripoli del presidente Serraj, hanno sparato contro di loro.
L’agenzia sottolinea anche che il centro era già stato colpito in precedenza, a causa della vicinanza con una base militare: “Nonostante ciò – scrive – le autorità hanno continuato a trasferire migranti e rifugiati nel centro”, e “circa 600, tra cui donne e bambini, erano trattenuti contro la loro volontà al momento dell’attacco”.
Onu conclude sottolineando che “il fatto che oltre 3mila profughi e migranti intercettati in mare siano stati riportati in Libia nel 2019 è profondamente preoccupante. Questo è accaduto nonostante il chiaro fatto che, come il segretario generale dell’Onu Guterres ha sottolineato in una dichiarazione il 4 aprile 2019, ‘Nessuno può affermare che la Libia sia un porto di sbarco sicuro a questo punto”.
La strage di migranti ha fatto il giro del mondo, finendo sulla prima pagina dei princiapli giornali e siti di informazioni
(da agenzie)
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Luglio 1st, 2019 Riccardo Fucile
APERTE PIU’ INCHIESTE DA MAGISTRATURA, QUESTURA E GARANTE PRIVACY: APERTO UN PRIMO PROVVEDIMENTO DISCIPLINARE… MA E’ STATO UN CRIMINE SU COMMISSIONE, FUORI I NOMI DEL MANDANTE
Un fatto gravissimo: è stato fatto circolare sul web uno scatto che ritrae la capitana della Sea
Watch 3 Carola Rackete mentre viene fotosegnalata dalla polizia a Lampedusa. Uno degli scatti ha il logo dell’agenzia di stampa Adn Kronos.
Circolano in rete però altri scatti. Come ad esempio questo, che reca la scritta “Foto sul muro di Giancarmine” e quello che sembra un link a VKontakte, il social network russo utilizzato da chi vuole avere un’alternativa a Facebook e spesso citato dai sovranisti come luogo “libero” in cui non ci sarebbe la “censura” operata dal social network blu.
La foto è presente sul sito dell’Adn Kronos e sembra essere stata postata il 29 giugno scorso. La pubblicazione della foto di Carola mentre le scattano la foto segnaletica costituisce una violazione dell’articolo 8 del codice deontologico dei giornalisti, che al comma 2 recita: “2. Salvo rilevanti motividi interesse pubblico o comprovati fini di giustizia e di polizia,il giornalista non riprende nè produce immagini e fotodi persone in stato di detenzione senza il consenso dell’interessato”.
C’è anche chi indica un link a un utente su Vkontakte che pubblica centinaia di foto e meme su Carola e il Partito Democratico ma non si trova più quello “incriminato”.
Il commissario dell’Autorità Garante delle TLC Antonio Nicita dice su Twitter che farà una segnalazione all’Agcom per conoscere l’origine della foto. La diffusione di foto segnaletiche è stata sanzionata in altre occasioni dal Garante per la Privacy.
La pubblicazione della fotografia segnaletica di Carola Rackete sembra anche un modo per avere un trofeo da esporre da parte di chi sente di aver vinto “la guerra”, anche se la guerra di uno Stato contro una barca con 42 naufraghi a bordo pare difficile da festeggiare, se si è sani di mente.
Qualcuno ha trovato il il profilo della persona che ha postato la foto sul social network russo Vk
La foto è stata scattata dentro l’hotspot di Lampedusa dove è stata portata per essere fotosegnalata la mattina dopo l’arresto.
Il Questore di Agrigento “nella giornata di ieri, nell’apprendere della diffusione di un’immagine che ritraeva Carola Rachete in una fase del fotosegnalamento avvenuto negli uffici a Lampedusa, ha immediatamente avviato una inchiesta interna finalizzata a ricostruire l’accaduto. L’accertamento -sottolinea una nota- ha dato inizio ad un procedimento disciplinare e gli atti sono stati trasmessi all’Autorità Giudiziaria competente”.
(da agenzie)
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Luglio 1st, 2019 Riccardo Fucile
LA MERKEL SEGUE DA VICINO LA IGNOBILE VICENDA DEI CRIMINALI SOVRANISTI
Dalla Germania fanno sapere che non hanno intenzione di interferire sulla giustizia italiana, ma chiedono che la donna sia liberata.
Il portavoce del governo tedesco, ha detto che Berlino ”è contro la criminalizzazione dei soccorritori in mare”. “Le accuse vanno verificate. Seguiamo la situazione molto attentamente”, ha spiegato, aggiungendo che “attualmente il governo tedesco si sta adoperando per una soluzione europea”.
L’appello per la liberazione di Carola arriva dal ministro degli Esteri di Berlino: “Dal nostro punto di vista, secondo un procedimento basata sullo Stato di diritto, può esservi solo la liberazione di Carola Rackete. Lo dirò chiaramente all’Italia”, ha affermato Heiko Maas, sottolineando inoltre “il mercanteggiamento a livello europeo sulla distribuzione dei rifugiati è indegno e deve finire”
I volontari di Sea Watch fanno sapere che Carola: “Chiede in continuazione che fine hanno fatto i 40 migranti che ha portato a terra. Si informa del suo equipaggio ancora a bordo: ‘Lots of love, stay strong, don’t worry’, dice. (Vi amo, restate forti e non preoccupatevi”
(da agenzie)
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Luglio 1st, 2019 Riccardo Fucile
ANCHE LA QUESTURA DI AGRIGENTO APRE INCHIESTA, E’ STATO COMMESSO UN REATO… INTERROGAZIONI PARLAMENTARI: “ATTO DELINQUENZIALE”
La foto segnaletica di Carola Rackete, la comandante della Sea Watch 3, gira da qualche ora sul
web. Un’immagine in cui si vede la capitana, arrestata dalla Guardia di finanza dopo aver fatto approdare l’imbarcazione con a bordo 40 migranti nel porto di Lampedusa, mentre viene identificata dalla polizia.
Lo scatto riporta il logo dell’agenzia di stampa Adnkronos.
Ma, come riporta Nextquotidiano, non è l’unica versione dell’immagine: un’altra non riporta il logo dell’agenzia di stampa e viene titolata “Foto sul muro di Giancarmine”, con un link — probabilmente — a VKontakte, il social network russo alternativa a Facebook spesso criticato perchè più libertario nei confronti di contenuti ambigui e spesso ben visto dai sovranisti.
La foto è stata effettivamente pubblicata anche su alcuni siti giornalistici e per questo motivo i parlamentari del Pd hanno annunciato una interrogazione parlamentare sul caso.
Anche perchè la pubblicazione di una foto segnaletica va in contrapposizione con quanto previsto dall’articolo 8 del codice deontologico dei giornalisti, secondo cui non è possibile riprodurre immagini e foto di persone “in stato di detenzione senza il consenso dell’interessato”, fatta eccezione per “rilevanti motivi di interesse pubblico o comprovati fini di giustizia e di polizia”.
Un dispositivo confermato anche dall’Autorità di garanzia dei dati personali e da una sentenza Cedu.
A sollevare il caso a livello parlamentare è il senatore del Pd, Davide Faraone, imbarcatosi sulla Sea Watch negli scorsi giorni e rimasto a bordo fino allo sbarco: “Chiederemo con un’interrogazione immediata di sapere chi è quel delinquente che ha scattato e messo in rete questa foto. Ci rivolgeremo al capo della polizia e chiederemo un intervento immediato. Una persona, chiunque essa sia, mentre è sottoposta a rilievi dattiloscopici, viene fotografata e sottoposta al pubblico ludibrio. Una vera e propria lapidazione social. Vergogna! Naturalmente anche questa volta il ministro degli interni Salvini, perennemente collegato sui suoi social, non avrà nulla da dire”
Il questore di Agrigento, inoltre, ha avviato una inchiesta interna per ricostruire l’accaduto e capire come sia stata resa pubblica la foto: l’accertamento ha portato all’avviamento di un procedimento disciplinare.
Gli atti sono stati trasmessi all’autorità giudiziaria competente.
(da FanPage)
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Giugno 29th, 2019 Riccardo Fucile
“IL VERO SCANDALO E’ LASCIARLI ANNEGARE”
Ormai la figuraccia del governo razzista italiano sta galoppando oltre i confini. 
E dopo il ministro degli esteri tedesco ora anche i verdi hanno detto la loro su quella che se non fosse un dramma si potrebbe definire farsa
Accusare di pirateria e traffico Carola Rackete, la capitana della Sea Watch, è “un modo di rigirare le parole di dimensioni orwelliane”. Lo dice il leader dei Verdi tedeschi Robert Habeck, facendo riferimento all’autore de “La fattoria degli animali” e “1984”
“Il vero scandalo – ha detto ancora Habeck, citato dal gruppo media Rnd – sono gli annegamenti del Mediterraneo, e la mancanza di un meccanismo di distribuzione per i rifugiati in Europa”.
Intanto Heinrich Bedford-Strohm, capo delle Chiese evangeliche tedesche (EkD), ha definito l’arresto della Rackete “una vergogna per l’Europa”.
“Una giovane donna è stata arrestata in un Paese europeo perchè ha salvato delle vite e ha voluto portare a riva chi ha salvato”, ha aggiunto.
(da agenzie)
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