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COME LA LEGA HA RISPETTO DEI POVERI: A VICENZA GLI ADDETTI ALLA PULIZIA URBANA SPARANO ACQUA GELIDA SUI CLOCHARD MENTRE DORMONO

Febbraio 4th, 2021 Riccardo Fucile

POI PRENDONO LE COPERTE E LE GETTANO VIA, MULTANDO I SENZATETTO PER VIOLAZIONE DEL COPRIFUOCO … IL TUTTO DOCUMENTATO DA VIDEO

A denunciare i fatti sono stati i volontari   dell’associazione Welcome Refugees di Vicenza: “è da diverso tempo che cerchiamo di porre fine agli episodi di violenza fisica e psicologica rivolta a chi dorme per strada” spiegano le attiviste Elena Guerra e Giorgia Zilio.
“Tra i vari tentativi una lettera mandata al sindaco in persona e l’esposizione delle problematiche durante i vari incontri con l’assessore al sociale Matteo Tosetto e i servizi sociali del comune. La denuncia sollevata in queste settimane non si basava, così come vorrebbero le accuse, su un vociare tra volontari ma su testimonianze concrete sia di volontari sia di senzatetto”
Le video inchieste che i volontari di Welcome Refugees hanno condotto in queste settimane per raccogliere le testimonianze dei senza tetto, mostrano il grado di violenza psicologica e fisica a cui i clochard sono sottoposti.
Ad un clochard sono state prese le coperte e gettate nell’immondizia per due notti di seguito, poi gli idranti sparati sui senza tetto dai dipendenti comunali della pulizia urbana mentre ancora stavano dormendo, infine le multe per violazione di coprifuoco a chi una casa nemmeno ce l’ha.
Tutti questi fatti hanno avuto luogo negli ultimi mesi, ma i volontari di Welcome Refugees non escludono che anche a gennaio sia continuata la vessazione contro questa categoria di svantaggiati.
Elena Guerra e Giorgia Zilio di Welcome Refugees hanno mosso un appello alla città  di Vicenza e all’amministrazione comunale affinchè tutto questo finisca: “ribadendo il preziosissimo lavoro dei servizi sociali e dell’assessorato che hanno ampliato notevolmente i servizi per le persone senza dimora, non possiamo tuttavia far finta di niente di fronte ad azioni che ledono la dignità  umana e peggiorano le condizioni di salute fisica e psicologica di persone già  fragili”.
Ci sono stati anche dei morti tra le persone che vivevano in strada. Nell’indifferenza di molti, sono stati in totale cinque i clochard a perdere la vita nell’ultimo periodo: “la scorsa settimana è venuto a mancare A., appena cinque giorni e ci viene comunicato il decesso di E., la quinta persona senza fissa dimora a perdere la vita nel vicentino da dicembre ad oggi”, denunciano da Welcome Refugees Vicenza.

(da Fanpage)

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COVID E BOLSONARO, MISCELA ESPLOSIVA PER IL BRASILE

Febbraio 2nd, 2021 Riccardo Fucile

PAESE CHE VAI, CRIMINALE SOVRANISTA CHE TROVI… UN PRESIDENTE NEGAZIONISTA, I RISCHI DELLA PANDEMIA IGNORATI, GLI INTERESSI ECONOMICI ANTEPOSTI ALLA VITA DEI CITTADINI

È il secondo paese al mondo per numero di morti (224 mila) e il terzo per contagi (oltre 9 milioni). E mentre una variante locale del Covid-19 — che nelle ultime settimane ha riempito gli ospedali di Manaus, portando all’esaurimento delle scorte di ossigeno — minaccia di estendersi al di là  della capitale dello stato di Amazonas, oltre alla crisi sanitaria il Brasile vive anche una crisi politico-istituzionale.
A provocarla è un’altra variante — in questo caso del sovranismo — divenuta negli ultimi due anni, dopo le elezioni del 2018, una caratteristica esclusiva della più grande nazione del Sudamerica: il bolsonarismo, con la sua costante costruzione di nemici interni, l’affronto ai valori fondamentali affermati nella Costituzione post-dittatura del 1988, il tentativo di ridurre il ruolo dello Stato in tutti i settori (economia, istruzione, cultura, ecc.), il farsi beffe della stampa e delle istituzioni, il totale disinteresse per le disuguaglianze sociali — oltre che economiche e territoriali —, lo sfruttamento delle risorse ambientali, la negazione dei diritti dei popoli indigeni.
Così fin dall’inizio i pericoli e gli effetti della pandemia non sono stati semplicemente sottovalutati, ma del tutto e manifestamente ignorati, dietro la giustificazione che il paese non può permettersi di tenere ferme le attività  economiche.
La variante B.1.1.248 (frutto di dodici mutazioni, di cui due particolarmente contagiose: N501Y e E484K), isolata il 6 gennaio scorso dall’Istituto nazionale giapponese per le malattie infettive, ha riportato l’attenzione su Manaus, già  all’inizio della pandemia una delle zone più colpite del paese. Studi indicano che durante il 2020 fino ai due terzi degli abitanti erano stati contagiati: questo aveva portato la popolazione a credere di essere ormai coperta dall’immunità  di gregge, di fronte anche alla mancanza di azioni di prevenzione e sensibilizzazione da parte del governo locale, come spiega Davide Tuniz, giornalista ed educatore arrivato a Manaus nel 1995. A fine dicembre però tanto gli ospedali pubblici quanto quelli privati si sono riempiti nuovamente: l’ossigeno è finito — complice anche l’isolamento geografico della città , raggiungibile soltanto via area e fluviale — e i medici non hanno potuto far altro che consigliare, a chi poteva, di curarsi a casa, tentando di acquistare delle bombole individualmente.
Un lockdown stabilito il 26 dicembre dal governatore dello Stato di Amazonas Wilson Lima è durato un giorno soltanto, per le proteste di commercianti e dei parlamentari bolsonaristi.
A metà  gennaio la situazione è diventata drammatica: solo allora il governo — che ha poi ammesso di essere stato avvertito almeno con una settimana di anticipo delle scorte in esaurimento — ha inviato dell’ossigeno attraverso l’aeronautica militare, ma fondamentali sono stati le donazioni individuali e quella del Venezuela (136 mila metri cubi). Nel frattempo il ministro della salute, il generale Eduardo Pazuello — ufficialmente indagato per non essere intervenuto in tempo — si è trasferito a Manaus, dove nel solo mese di gennaio il numero di morti ha superato quello di tutto il 2020.
Il timore che la variante, rilevata anche a San Paolo, possa arrivare in Italia, ha spinto il nostro paese a chiudere i voli da e per il Brasile almeno fino al prossimo 16 febbraio.
A complicare la situazione a Manaus sono state anche le irregolarità  nella campagna vaccinale: di 60mila dosi si sono perse le tracce, mentre, come in altri stati, ci sono state denunce di persone (i cosiddetti “fura-filas”) che hanno ricevuto la prima dose pur non facendo parte del personale sanitario o di categorie a rischio. Per questo le vaccinazioni erano state momentaneamente interrotte.
Il problema è però a monte: il piano vaccinale “è stato lanciato tardi, solo dopo che la Corte suprema ha obbligato il governo federale a pubblicarlo, ed è affetto da problemi e lacune strutturali, ad esempio rispetto agli aspetti logistici e temporali”, spiega all’Huffington Post Matheus Falà§à£o, ricercatore associato al Centro di studio e ricerca in diritto sanitario (CEPEDISA) dell’Università  di San Paolo. “È poco dettagliato anche rispetto alla strategia per la produzione e l’acquisto dei vaccini”, prosegue. Al momento quelli disponibili sono due: il CoronaVac (prodotto dall’Istituto Butantan, legato allo stato di San Paolo, ma sviluppato dall’azienda cinese SinoVac) e quello di AstraZeneca (prodotto da un laboratorio federale legato all’Istituto Fiocruz). Entrambi dipendono però dall’importazione di materie prime da India e Cina, il che rallenta il ritmo dei rifornimenti.
Sui due vaccini c’è stato un aspro scontro tra il governatore dello stato di San Paolo Joà£o Doria e Bolsonaro: il primo ha cercato di rendere disponibile il prima possibile il CoronaVac, mentre il secondo — nonostante il noto negazionismo (si pensi al Covid definito un’“influenzetta”, all’Italia “dove si muore perchè sono tutti anziani”, o semplicemente ai bagni di folla e al rifiuto di indossare la mascherina) — aveva stretto un accordo per la distribuzione del vaccino di AstraZeneca, minimizzando le possibilità  di Doria di riuscire nell’impresa (come poi effettivamente avvenuto) e dichiarando che non ne avrebbe permesso l’uso (cosa che poi non ha fatto).
Il contrasto tra il governo federale e quelli statali ha caratterizzato in realtà  la pandemia fin dall’inizio: secondo la Costituzione e la legislazione sanitaria, l’erogazione dei servizi del sistema sanitario nazionale (SUS), dipende dai municipi e dagli stati, “mentre all’Unione federale spettano il coordinamento generale delle politiche e il finanziamento e la risposta alle minacce di portata nazionale”, spiega ancora Falà§à£o. Sarebbe dunque toccato a quest’ultima il compito di affrontare l’emergenza Covid in maniera complessiva e uniforme: in realtà  però la negligenza mostrata e le evidenti omissioni (nella distribuzione di farmaci e delle attrezzature, nel monitoraggio dei contagi, nel finanziamento agli enti locali), insieme alla propaganda negazionista (in particolare con l’insistenza nel raccomandare l’uso di idroclorochina, clorochina e altri farmaci la cui efficacia contro il SARS-Cov-2 non è supportata scientificamente) hanno indebolito l’azione degli stati più rigorosi — come appunto quello di San Paolo —, che hanno adottato misure più severe di isolamento e chiusura delle attività .
Le accuse mosse al governo Bolsonaro vengono sia dall’estero — Human Rights Watch ha denunciato l’uso di una vecchia legge del tempo della dittatura per mettere sotto indagine chi critica la gestione della pandemia, mentre il centro studi australiano Lowy Institute ha assegnato al Brasile l’ultimo posto della sua classifica mondiale relativa alla gestione della pandemia — che, ovviamente, dall’interno: le più recenti sono quelle dell’Ordine federale degli avvocati, che ha denunciato Bolsonaro alla Corte interamericana dei diritti umani, e quella contenuta nel recente bollettino del già  citato CEPEDISA (Università  di S. Paolo): dalla mappatura delle leggi e dei provvedimenti del governo e delle dichiarazioni di Bolsonaro, emerge “la relazione diretta fra gli atti normativi federali, l’ostruzione costante delle iniziative degli enti locali e la propaganda contro la salute pubblica del governo”. Il presidente si sarebbe dunque “impegnato in maniera molto efficiente nella propagazione del virus, con l’obiettivo di far tornare l’economia alla normalità  il più presto possibile e a qualsiasi costo”.
La tesi, sostenuta nei fatti dallo stesso Bolsonaro, della precedenza data alle ragioni dell’economia su quelle sanitarie, è piuttosto fragile: secondo il popolare giornalista e scrittore Juremir Machado da Silva, “Bolsonaro non pensa all’economia: è impulsivo. Ha seguito Trump e il suo oscurantismo. Nulla, salvo la sua irrazionalità , spiega il suo modo di agire. Non viviamo tempi normali in Brasile. La relazione del presidente con i media mostra che abbiamo oltrepassato la frontiera della libertà  di critica. Le tentazioni autoritarie di Bolsonaro confermano, ogni giorno che passa, la mancanza di qualsiasi decoro”.
Anche per Celso Campilongo, professore della Facoltà  di diritto dell’Università  di San Paolo, da un lato la propagazione del virus rappresenta un chiaro ostacolo alla ripresa economica, con “il governo che si mostra mediocre su entrambi i fronti”, e dall’altro tale mediocrità  è evidente anche in altri ambiti. Se infatti il governo internamente mette in atto una strategia che mira ad accentuare le divisioni nella società , a depotenziare i servizi pubblici e gli interessi collettivi, a un retrocesso nelle battaglie di civiltà , “sul piano internazionale il danno d’immagine al paese è enorme: lo si vede nella mancanza di interesse per la cura delle relazioni internazionali, con gli attacchi ai partner commerciali e con la scarsa considerazione dell’ambiente e delle risorse naturali”.
Per spiegare il comportamento di Bolsonaro e del suo governo bisogna allora cercare di capire cosa sia effettivamente il “bolsonarismo”, e come esso si distingua da altre forme di populismo. Nonostante le somiglianze con Trump — di cui Bolsonaro si è sempre dimostrato un ammiratore —, “come la politica plebiscitaria anti-istituzionale che alimenta il confronto continuo con gli altri poteri, con la stampa, con le èlite culturali e con il mondo scientifico”, spiega il sociologo dell’Università  statale Norte Fluminense Darcy Ribeiro (UENF) Roberto Dutra, la principale differenza riguarda l’appoggio politico di cui Bolsonaro gode: “è un “bonapartista” puro sangue, attualmente senza partito”, che si sostiene invece su alleanze momentanee e su un’organizzazione informale dei settori militari di basso livello, che però controllano la diffusione delle armi sul territorio, consentendogli di rappresentare una minaccia concreta nei confronti delle norme elettorali e democratiche”.
Il bolsonarismo dunque “non ha alla base un qualunque progetto di paese e società  fondato su determinati valori, ma si caratterizza per una “guerra culturale” che consiste nel tentativo incessante di definire l’altro, l’opposizione, come un male da estirpare moralmente e/o fisicamente”, prosegue Dutra. È una guerra tanto contro i nemici politici “demonizzati e creati dal bolsonarismo stesso” (e allora si capiscono ad esempio gli attacchi e la derisione nei confronti delle minoranze e degli omosessuali, non riducibili al maschilismo e al machismo manifestati a più riprese), quanto “contro le altre istituzioni della Repubblica e gli assetti politico-istituzionali approntati dalla costituzione del 1988: libertà  di stampa, diritto all’istruzione, università  pubbliche, cultura” (si pensi ai tentativi di imporre il proprio controllo sulla Polizia federale e al presunto piano per destituire la Corte suprema ricorrendo all’esercito).
In questo modo, il bolsonarismo mantiene saldi consenso e potere, “nonostante tale strategia renda impossibile la costruzione di una qualsiasi agenda politica minimamente razionale dal punto di vista tecnico, che consenta di raggiungere quei risultati che gli permetterebbero un consenso popolare ancora maggiore”.
Un consenso che proprio nelle ultime settimane sta calando, probabilmente anche per la fine annunciata dell’ausilio emergenziale di 600 reias (circa 100 euro) garantito alle fasce più deboli durante la pandemia. Tuttavia occorre fare attenzione: “il clima di caos e disperazione non pregiudica il bolsonarismo, ma invece facilita la creazione di capri espiatori per spiegare e giustificare i problemi sociali ed economici che il governo non è in grado di risolvere”.
La tesi della “guerra culturale” è condivisa anche dal professor Campilongo: “compiacere le “milizie digitali” che appoggiano Bolsonaro nelle reti sociali è un altro fattore che spiega, almeno in parte, la condotta del governo”. Egli può infatti contare sul sostegno da un lato di un “blocco di centro-destra (il “Centrà£o”) — tradizionalmente noto per episodi di corruzione e sottrazione indebita di risorse del bilancio pubblico — sui militari di riserva, su settori conservatori del mondo culturale, sui media radicali”, e dall’altro “sul risentimento sociale — che lui sa sfruttare benissimo — di piccoli imprenditori, forze dell’ordine, giovani disoccupati, camionisti, di coloro che non ne possono più della corruzione o che mal sopportano la democrazia stessa”.
“Il bolsonarismo”, spiega ancora Dutra, “ha reso evidente il fallimento della Costituzione, con le sue promesse normative non supportate da un’architettura istituzionale capace di realizzarle. Se c’è qualcosa di positivo nel bolsonarismo, è proprio il fatto di accelerare la morte di una Costituzione che non riesce a tenere insieme cittadinanza, sviluppo e sovranità  nazionale”. Ci sarebbe bisogno più che mai allora della capacità  di osare politicamente, ovvero “quel che di più manca alle nostre classi dirigenti”.
C’è da chiedersi allora se il Brasile disponga degli “anticorpi” necessari per contrastare tale deriva populistica, negazionista e oscurantista. “Finora”, aggiunge Campilongo, “hanno reagito bene alcune istituzioni, come la Corte suprema, ma anche i vertici militari, ed alcuni settori della società  civile”, come testimoniano le proteste che si sono tenute il 31 gennaio in varie città , con la richiesta di vaccini per tutti. “La questione è quanto ciò potrà  durare: i rischi di aggravamento della crisi sanitaria ed economica possono aggravare la situazione”.
Così si parla in questi giorni di un possibile impeachment: finora alla Camera sono state protocollate 62 richieste da parte di parlamentari. “Le condizioni giuridiche ci sarebbero”, continua Campilongo: come testimoniato da una lettera pubblica firmata insieme a 57 colleghi di facoltà , Bolsonaro si sarebbe reso colpevole di attentato alla Costituzione e alla salute pubblica (fra le altre cose, dichiarando in televisione che non avrebbe rispettato le decisioni della Corte suprema sulla distribuzione delle competenze nella lotta al Covid-19, e partecipando a manifestazioni “antidemocratiche”). Le condizioni politiche per l’impeachment invece ancora non sono garantite: dipendono dall’appoggio della Camera e del Senato, che hanno appena rieletto i rispettivi presidenti. Entrambi, Arthur Lira e Rodrigo Pacheco, appoggiati proprio da Bolsonaro. Così, mentre la scienza si chiede quali siano le cause specifiche dell’emergenza di Manaus, il presidente può dichiarare con tranquillità  che il governo non ha il potere, e nemmeno il dovere, di fornire ossigeno allo stato di Amazonas.

(da “Huffingtonpost”)

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IL PATRIOTA NAVALNYJ CONDANNATO A TRE ANNI E 6 MESI DI CARCERE DAL REGIME CORROTTO DI MOSCA

Febbraio 2nd, 2021 Riccardo Fucile

PROTESTE IN TUTTO IL MONDO CIVILE CONTRO L’AVVELENATORE SOVRANISTA

Aleksej Navalnyj è stato condannato a 3 anni e 6 mesi di carcere da un giudice del tribunale distrettuale Simonovskyj.
“Un vano tentativo del Cremlino di spaventare milioni di russi e costringerli alla sottomissione”: così il leader dell’opposizione Aleksej Navalnyj ha definito il tentativo di condannarlo a tre anni e mezzo di carcere parlando di fronte ai giudici che dovevano decidere se tenerlo in cella o meno. Avendo già  trascorso dieci mesi ai domiciliari, dovrà  scontare i restanti due anni e 8 mesi di pena.
Il 44enne   blogger anti-corruzione diventato negli anni il critico più eminente del presidente Vladimir Putin, è stato arrestato il 17 gennaio al ritorno dalla Germania, dove ha trascorso cinque mesi a riprendersi da un avvelenamento da agenti nervini.
Parlando in tribunale, Navalnyj ha attribuito il suo arresto alla “paura e all’odio ” di Putin, dicendo che il leader russo passerà  alla storia come un “avvelenatore”.
Sin dalle prime ore della mattina la polizia ha isolato il perimetro della sede del tribunale di Mosca dove si tiene l’udienza.   Centinaia i fermi fra i sostenitori dell’oppositore: almeno 237 sono state portate via dalla polizia secondo l’ong Ovd-Info.
L’oppositore è accusato di aver violato i termini della libertà  vigilata, essendo stato per mesi in Germania dove però era stato trasferito d’urgenza l’estate scorsa proprio in seguito al suo avvelenamento mentre si trovava in volo sulla Siberia diretto a Mosca.
Più di 15 diplomatici di diversi Paesi e circa 80 giornalisti tra russi e stranieri sono presenti all’udienza. Ma la loro presenza è “un’ingerenza nei fatti interni della Russia”, secondo la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova
In aula anche Julija, la moglie di Navalnyj: “Ti hanno persino mostrato in tv nella mia cella. Dicono che violi l’ordine pubblico. Ragazza cattiva, sono orgoglioso di te”, le ha detto il marito in aula

(da agenzie)

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“FANCULO LO STATO”: IL VIDEO DEL RISTORATORE DI MODENA CHE APRE A CENA ALLA FACCIA DI CHI RISPETTA LE REGOLE

Febbraio 2nd, 2021 Riccardo Fucile

IL CORO DELIRANTE DI UN GRUPPO DI CLIENTI: ORA SI IDENTIFICHINO, LA PACCHIA E’ FINITA, RITIRARE LA LICENZA

Come se niente fosse: un ristorante a Modena aperto a cena ignorando le regole anti COVID e tradendo chi invece le rispetta: tanti ristoratori ed esercenti che tirano la cinghia perchè questo ora gli viene chiesto.
Ma non basta: lo stesso proprietario pubblica sui social un video in cui i clienti danno vita a un coretto che è tutto un programma
Gli avventori urlano, qualcuno si alza in piedi, tutti rigorosamente senza mascherina, urlando “Libertà , libertà ”. Fuori campo qualcuno rilancia “Fanc… lo Stato”. Tutti ridono, nessuno si risente. Anzi, c’è chi ripete.
Il ristoratore commenta compiaciuto: “Bellissimo, emozionante, mi vien da piangere ragazzi”. Lui invece la mascherina la indossa e non se la toglie mai. Con tutte quelle urla chissà  quanti droplets si saranno scambiati i clienti. Lui si ripara. Sembra anche al riparo dai controlli: possibile che chi non obbedisce alla legge non paghi?

(da agenzie)

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IN ALCUNI QUARTIERI DI NAPOLI LA CAMORRA VIETA LE SIRENE DELLE AMBULANZE PERCHE’ TROPPO SIMILI A QUELLE DELLA POLIZIA

Febbraio 1st, 2021 Riccardo Fucile

“O SPEGNI LE SIRENE O TI SPARO”… DISTURBANO I TRAFFICANTI DI DROGA E CREANO FALSI ALLARMI

Nessuno tocchi Ippocrate è un’organizzazione no-profit che nasce con uno scopo preciso, come spiega la mission: «Tutelare il personale sanitario aggredito durante l’esercizio delle proprie funzioni ed informare l’utenza sul corretto uso del Servizio di Emergenza Sanitaria Territoriale 118, ma soprattutto per far capire all’utenza che la violenza nei confronti del personale d’ambulanza o di Pronto Soccorso non è il modo giusto per manifestare la loro preoccupazione/rabbia».
Tramite la loro pagina Facebook denunciano le violenze subite dai sanitari raccontando i singoli episodi. L’ultimo denunciato riguarda la città  di Napoli e il fatto che nei quartieri controllati dalla Camorra gli operatori di un’ambulanza siano stati minacciati perchè le sirene creano falsi allarmi.
“O spegni le sirene o ti sparo!”: comincia così il post di denuncia dell’associazione su quanto accaduto tra i vicoli di Napoli.
Siamo nei quartieri spagnoli, ore 20 di sabato sera scorso e un mezzo viene affiancato da due persone su un motociclo che «bussando violentemente sulla fiancata del mezzo fermano la corsa ed esclamano:” hai capito che qui le sirene non le devi usare? Spegnile altrimenti ti sparo” e successivamente una serie di offese non ripetibili», si legge nel post di denuncia.
L’autista del mezzo ha chiamato la polizia e non ha potuto proseguire, insieme ai colleghi, il suo lavoro. Tutto finisce con il mezzo di soccorso che ha dovuto essere scortato fuori dalla zona dalla polizia.
«Purtroppo il problema delle “sirene non gradite” è molto comune a Napoli , ci sono quartieri dove sono bandite, tipo Sanita’ , quartieri spagnoli, rione traiano.
Evidentemente le sirene sono “non gradite” poichè il paziente all’interno non è un loro congiunto!», conclude amaramente il post. Il problema, di base, è che il rumore delle sirene dell’ambulanza è troppo simile a quello delle voltanti di carabinieri e polizia.
Tutto questo creerebbe scompiglio nelle ordinarie attività  di spaccio arrivando a rallentare o a bloccare le vendite di stupefacenti. Questo è quanto emerge dalle indagini scattate dopo la denuncia alle forze dell’ordine che stanno indagando su quanto accaduto alla postazione 118 di Pietravalle.

(da agenzie)

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SETTE BULLI MINORENNI AGGREDISCONO A PUGNI UNA RAGAZZINA DI 13 ANNI E PUBBLICANO IL VIDEO SU INSTAGRAM

Gennaio 31st, 2021 Riccardo Fucile

I DELINQUENTI SONO STATI IDENTIFICATI E DENUNCIATI, MA CI VUOLE ALTRO PER RADDRIZZARE CERVELLI MARCI

Sette contro una. Il video dell’orrore dura 3 minuti e 26 secondi. Si vede una ragazzina di 13 anni (che frequenta ancora la terza media) accerchiata e poi aggredita, senza alcun motivo, con tanto di pugni e schiaffi, da sette ragazzi.
«Hai paura?», le dicono ridendo, «Questo è perfetto per Instagram», aggiungono altri, come fosse uno show, senza provare alcuna pietà  per la vittima.
Non contenti, gli autori del pestaggio, tutti ragazzi di 13 e 14 anni, hanno ripreso la scena con gli smartphone e, subito dopo, l’hanno condivisa su Instagram e WhatsApp rendendo la vita della vittima un inferno.
«Tutto questo è agghiacciante»
La 13enne, subito dopo l’aggressione, è stata portata in ospedale e dimessa con 7 giorni di prognosi. «È agghiacciante, in sette contro una — dice il padre a La Nazione — Non avrò pace fino a quando non saranno intercettati i genitori di questi ragazzi. Hanno tutti tra i 13 e i 14 anni e saranno gli uomini e le donne di domani». I suoi aggressori, adesso, hanno un nome e un cognome, sono stati identificati dai carabinieri e denunciati. A incastrarli il video postato in rete
La vittima terrorizzata si è chiusa in casa
E pensare che non era nemmeno la prima volta. A dicembre, infatti, la 13enne era stata picchiata sempre dalla stessa ragazza, di un anno più grande di lei. Un fatto che, però, i suoi familiari non avevano denunciato. Ora, a distanza di poche settimane, la giovane è tornata all’opera, stavolta con più violenza e scortata anche dagli amici pronti a inquadrare la scena così da postarla sui social. Come fosse un trofeo.
Ora la 13enne vittima dell’aggressione violenta si trova chiusa in casa da una settimana, esce solo con la famiglia e non vuole tornare a scuola. Lì dove tutto è cominciato. Si sveglia nel sonno, racconta, e piange ogni volta che prende il cellulare in mano.

(da agenzie)

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DECINE DI MIGLIAIA DI PATRIOTI IN PIAZZA IN TUTTA LA RUSSIA CONTRO IL REGIME CORROTTO DI PUTIN E PER LA LIBERAZIONE DI NAVALNYJ: “VOGLIAMO VIVERE IN UN PAESE LIBERO”

Gennaio 31st, 2021 Riccardo Fucile

FERMATA LA MOGLIE DELL’OPPOSITORE, DUEMILA ARRESTI, LA REPRESSIONE DELLA DITTATURA SOVRANISTA … CONDANNE DA TUTTO IL MONDO CIVILE, SALVO CHE DAI SERVI SOVRANISTI ITALIANI

Decine di migliaia di persone sono scese in piazza in Russia per il secondo weekend consecutivo per chiedere la liberazione di Aleksej Navalnyj, l’attivista in carcere da due settimane, e denunciare la corruzione al potere.
Sono almeno 2.119 gli arresti, spesso violenti, riferisce l’ong Ovd-info. Tra le persone fermate anche Julija Navalnaja, moglie dell’attivista anti-corruzione.
La popolazione è scesa in piazza nonostante le manifestazioni non fossero autorizzate e le autorità  avessero cordonato i luoghi dei raduni in oltre cento città . A Vladivostok, nell’Estremo Oriente russo, oltre cento dimostranti sono stati fermati dopo aver danzato in cerchio sulle acque ghiacciate del Golfo dell’Amur.
“Il desiderio di vivere in un Paese libero è più forte della paura di essere arrestati”, ha dichiarato alla France Press Andrej, uno studente venticinquenne.
Caroselli si sono tenuti anche nelle città  di Krasnojarsk al grido di “La Russia sarà  libera” e a Khabarovsk in piazza Lenin. A Novosibirsk, Siberia orientale, i dimostranti hanno gridato “Putin ladro”, un riferimento alla presunta residenza sul mar Nero del presidente russo Vladimir Putin al centro di una video-inchiesta di Navalnyj.
A Ekaterinburg, negli Urali, hanno sfilato circa 5mila persone, secondo le stime dei giornalisti, molto più del 23 gennaio: la popolazione ha cercato di raggiungere lo Stadio Dinamo attraverso un lago ghiacciato prima di essere fermata dalle forze anti-sommossa
A Mosca la manifestazione si sarebbe dovuta tenere in piazza Lubjanka, sede dell’Fsb, ex Kgb, responsabile secondo Navalnyj del suo avvelenamento, ma le autorità  hanno messo in atto misure senza precedenti: hanno chiuso sette stazioni della metropolitana e le strade principali del centro, fermato le linee degli autobus e ordinato a negozi e ristoranti di non aprire.
I dimostranti hanno perciò cercato di raggiungere le stazioni di Krasnie Vorota e Sukharevskaja e di marciare in via Sakharov.
A San Pietroburgo quasi 2mila persone riunite in una piazza del centro sono state disperse dalle forze antisommossa. La polizia ha effettuato diversi arresti, alcuni a colpi di manganelli. In un video di Fontanka, si vede un poliziotto estrarre l’arma di servizio e puntarla contro la folla.
Il segretario di Stato americano Antony Blinken ha denunciato su Twitter “l’uso continuato da parte della Russia di tattiche brutali contro manifestanti pacifici e giornalisti per la seconda settimana consecutiva” e invitato le autorità  russe a rilasciare Alexei Navalny dei suoi sostenitori.

(da agenzie)

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GREGORETTI, PER IL SEQUESTRATORE DI ESSERI UMANI SI METTE MALE. CONTE HA CHIARITO, PM SODDISFATTI: “DECISE SALVINI”

Gennaio 28th, 2021 Riccardo Fucile

IL GUP DI CATANIA: “IL GOVERNO DETTA SOLO IL METODO GENERALE, I SINGOLI EVENTI SONO CURATI DAI SINGOLI MINISTRI, IL PREMIER NON HA AVALLATO LE AZIONI DI SALVINI”

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, è stato sentito a Palazzo Chigi dal gup di Catania, Nunzio Sarpietro, in merito al caso “Gregoretti” quale teste nell’udienza preliminare che vede Matteo Salvini accusato di sequestro di persona per i 131 migranti bloccati al largo di Augusta e infine fatti sbarcare il 31 luglio 2019.
“Il premier Conte è stato molto collaborativo, molto profondo nelle risposte” ha detto il Gup di Catania, Nunzio Sarpietro, al termine dell’audizione. “Ha fatto un’ottima testimonianza che mi ha chiarito tantissimi elementi sulla politica di governo e sulla ricollocazione dei migranti nei vari eventi Sar”.
Al suo ingresso il magistrato aveva definito quella del premier una “posizione chiave” per la decisione sul rinvio a giudizio di Matteo Salvini.
La coralità  dell’azione di governo nel caso della nave Gregoretti “atteneva alla metodologia generale, i singoli eventi poi erano curati dai singoli ministri” ha detto il Gup. “Non si può dire che il premier abbia avallato le azioni di Salvini. Il presidente del Consiglio detta la linea politica generale del governo, e la coralità  nelle decisioni atteneva alla metodologia generale. I singoli eventi poi erano curati dai singoli ministri”.
“Il premier Conte ha chiarito che la decisione sul pos (place of safety) per la Gregoretti è stata presa dall’allora ministro dell’interno Matteo Salvini ” riferiscono avvocati di parte civile dopo l’udienza.

(da agenzie)

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BIDEN APPOGGIA L’IMPEACHMENT PER TRUMP: “E’ UNA MINACCIA PER LA DEMOCRAZIA”

Gennaio 26th, 2021 Riccardo Fucile

IN CASO DI CONDANNA TRUMP NON POTREBBE PIU’ RICANDIDARSI PER LA CASA BIANCA E PERDEREBBE IL VITALIZIO DI 200.000 DOLLARI, LO STAFF, BENEFIT E LA SCORTA

Dalle 12 del 20 gennaio Donald Trump non è più il Presidente degli Stati Uniti d’America. Nonostante ormai si trovi nel suo resort di Mar-a-lago, a quasi 15 ore di automobile da Washington, il suo processo di impeachment al Congresso sta andando avanti. Anzi.
Per la prima volta dal giorno del suo giuramento Joe Biden ha dato il suo benestare a questo processo, nelle scorse ore parlando alla Cnn ha detto: «Penso che vada fatto. Sarebbe stato peggio se questo non fosse iniziato».
Trump intanto sta organizzando la sua difesa, anche se fatica a trovare dei legali che lo sostengano. Al momento l’ex Presidente ha arruolato solo Butch Bowers, noto avvocato della South Carolina.
L’impeachment è un processo politico e quindi non ha conseguenze giudiziarie. Viene istituito dal Congresso e serve per rimuovere una persona da un incarico pubblico.
I motivi che possono avviare questo procedimento sono vari. Nel caso di Trump l’accusa è guidata dal deputato Jamie Raskin, membro del Partito Democratico e rappresentante del Maryland. L’ex presidente è accusato di «istigazione all’insurrezione» per l’assalto a Capitol Hill del 6 gennaio. Nelle cinque pagine presentate al Senato degli Stati Uniti si scrive che Trump «ha messo in pericolo la sicurezza degli Stati Uniti e delle sue istituzioni, ha minacciato l’integrità  del sistema democratico e ha ostacolato una pacifica transizione dei poteri».
In questo documento Trump viene definito una «minaccia per la sicurezza nazionale, per la democrazia e per la Costituzione». Una tesi supportata dalle dichiarazioni fatte dall’ex Presidente durante il comizio organizzato prima degli attacchi a Capitol Hill: «Se non combattete come indemoniati non avrete più un Paese».
Nelle accuse che hanno dato vita all’impeachment si parla anche delle telefonata al segretario di Stato della Georgia Brad Raffensperger, una conversazione svelata dal Washington Post cui Trump chiede di trovare il modo di ribaltare l’esito del voto per concedere la vittoria al Partito Repubblicano.
A cosa serve, ora, un impeachment?
Al momento Trump non ricopre nessun incarico pubblico. Il processo di impeachment in corso si può leggere quindi in due modi. Da una parte si tratta di una risposta formale del Congresso all’assalto di Capitol Hill, un fatto grave e senza precedenti nella storia degli Stati Uniti dall’indipendenza dal Regno Unito. Dall’altra però questo procedimento ha anche delle conseguenze pratiche.
Se dovesse concludersi Trump rinuncerebbe al vitalizio e a tutti i servizi che vengono di norma concessi agli ex Presidenti. Si parla di una cifra attorno ai 200 mila dollari, circa la metà  di quello che ricevono quando sono in carica. Oltre al vitalizio, una volta usciti dallo Studio Ovale, i Presidenti eletti hanno diretto anche a uno staff, a spese di viaggio pagate, a un’assistenza sanitaria e alla protezione a vita da parte degli agenti del Secret Service.
Oltre a questo, Trump non potrebbe più candidarsi alle elezioni politiche e quindi non sarebbe possibile un suo ritorno nel 2024, anno delle prossime elezioni. Su questo punto non è ancora chiaro cosa deciderà  di fare il tycoon. Potrebbe continuare a muoversi nel Partito Repubblicano, puntando a far correre alle prossimi elezioni negli Stati uomini e donne a lui fedeli oppure potrebbe fondare un nuovo partito.

(da Globalist)

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