FUGA DI CERVELLI, SILVIA SALIS: “L’ITALIA SI PREOCCUPA DI CHI ARRIVA E SI DIMENTICA DI CHI PARTE”
LA SINDACA DI GENOVA E’ STATA TRA I PROTAGONISTI DELLA QUINTA TAPPA DEL PROGETTO PULSAR
Quando si parla di migrazioni, il pensiero della politica va quasi sempre a chi arriva in Italia. Ma la vera emergenza, stando a quanto raccontano i dati, è quella che riguarda chi parte.
È questo il paradosso evidenziato da Silvia Salis, sindaca di Genova, durante il panel Cosa rende una città capace di trattenere il talento?, che si è svolto venerdì 16 ottobre ai Giardini Luzzati, nel centro storico del capoluogo ligure.
L’evento rappresenta la quinta tappa di Pulsar, il Festival delle Stem nato da un’idea di iliad e realizzato in collaborazione con Open, che si pone l’obiettivo di avvicinare le nuove generazioni alla formazione scientifica e tecnologica, mettendo in dialogo scuole, istituzioni, imprese e mondo della ricerca.
Sul palco dei Giardini Luzzati, oltre alla sindaca di Genova, si sono confrontati Benedetto Levi, amministratore delegato di iliad Italia, e Barbara Mazzolai, associate director per la robotica dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT).
Salis: «Genova ha molto spazio per attrarre talenti»
La scelta di affrontare il tema della fuga di cervelli a Genova è tutt’altro che casuale. Con un’età media di quasi 50 anni, il capoluogo ligure detiene il triste primato di grande città più vecchia d’Europa. Per Salis, che ha fatto dell’inversione di questo trend uno degli impegni della sua amministrazione, la sfida passa innanzitutto dalla capacità di rendere la città più attrattiva per i giovani e per chi possiede competenze qualificate.
«Viviamo in un Paese che è molto preoccupato dell’immigrazione e poi perde di vista l’emigrazione. Bisogna investire nella ricerca per attrarre il capitale umano e culturale di altri Paesi», ha sottolineato Salis, indicando anche un possibile vantaggio competitivo di Genova rispetto ad altre grandi città italiane: «La vita qui è meno costosa rispetto a metropoli come Milano, Roma o Napoli».
Questa opportunità, tuttavia, non può essere sfruttata appieno senza una strategia di lungo periodo e senza cambiare il modo in cui la città racconta se stessa: «Noi genovesi dobbiamo raccontare non solo le cose che devono migliorare, ma anche le qualità della nostra città. Una città dove si vive bene, dove c’è spazio e dove è giusto investire».
(da Open)
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