GRAZIA A MINETTI: LA RITRATTAZIONE DELLA TESTIMONE GRACIELA NON RITRATTA QUASI NULLA
COSA NON TORNA NEL DIETROFRONT
Punta del Este. La ritrattazione di Graciela consegnata a un notaio il 29 maggio scorso va
letta con attenzione per comprendere se, e su cosa, abbia davvero fatto dietrofront. E per farlo bisogna sapere quel che ha detto e documentato al Fatto tra aprile e maggio. Analizziamolo punto per punto.
“Riguardo alla signora Nicole Minetti – dichiara Graciela al notaio – durante tutto il tempo in cui ho lavorato nella tenuta “Gin Tonic”, non ho mai presenziato né in alcun modo mi consta con certezza, che la signora Minetti fosse coinvolta in una presupposta operazione orientata a cercare, coinvolgere, ingaggiare o in qualsiasi modo indurre a partecipare o invitare prostitute da nessuna parte”.
Il Fatto non ha mai scritto che lei avesse assistito personalmente ai festini. Riguardo alle “certezze” è sufficiente riportare la trascrizione di alcuni messaggi. “Nicole c’entra con l’organizzazione, è la maitresse anche oggi secondo te?”, le chiede il collega Thomas MacKinson. La domanda è centrata quindi sul suo ruolo di “maitresse”. E Graciela risponde: “Sì, lei c’entra con tutto, tutto… guarda le ragazze. Le ragazze devono fare esercizio, hanno la loro parrucchiera… Io… stiamo parlando di come era l’organizzazione fino a un anno fa. Io parlo di un anno fa. Nicole guarda le ragazze: questa mi piace, questa non mi piace…”.
Torniamo alla sua dichiarazione al notaio che riguarda “l’adozione del figlio”. Su questo Graciela spiega che “il focus dell’attenzione” di Minetti “è stato fondamentalmente diretto alla cura e all’educazione del bambino, che come ho già espresso pubblicamente, è molto allegro ed è in perfette condizioni”. Al Fatto aveva detto: “Il bambino sta sempre e solo con la tata uruguayana Fatima” e che “viveva praticamente 24 ore su 24 con lui”.
Terzo capitolo: le “molestie” subite da Giuseppe Cipriani. Graciela sostiene dinanzi al notaio: “Riguardo alla situazione con il signor Giuseppe Cipriani, indicata come molestia, devo chiarire che si è trattato di una situazione di molestia sul lavoro, conflitto risolto mediante accordo transattivo stipulato tra le parti”. Non specifica di quale tipo di molestia si sia trattato. E quindi non esclude affatto quel che ha già detto a MacKinson: “Ha cercato di baciarmi e un giorno mi ha chiesto un massaggio erotico (gli ho risposto che non facevo quel tipo di massaggio…). E l’ultimo giorno ha cercato di baciarmi di nuovo e voleva che lo toccassi. Mi sono rifiutata e la cosa non gli è piaciuta per niente”.
Per dimostrare la veridicità del suo racconto allega un messaggio inviato alla factotum di casa Cipriani: “Io non faccio quel tipo di massaggio e Giuseppe mi ha insinuato molte volte di fargli un massaggio sensuale”. Nella sua dichiarazione davanti al notaio su questo punto non ritratta una sola parola rispetto a quelle consegnate al nostro giornale.
A proposito della “copertura mediatica”, Graciela precisa: “La rivelazione del mio nome in maniera non autorizzata mi ha causato un danno enorme nella vita lavorativa e nella vita privata. Questo danno ha la sua origine nella pubblicazione del mio nome completo in un mezzo di stampa italiano, nonostante io, di fronte alla loro richiesta, abbia detto loro in maniera espressa e chiara che non autorizzavo la pubblicazione né l’utilizzo del mio nome. Hanno anche travisato alcune delle mie affermazioni”.
Il 9 maggio, giorno prima della stesura dell’intervista pubblicata l’11 maggio, MacKinson le scrive: “Allora, mi autorizzi a dire al direttore che faremo l’intervista con nome e cognome, ma con l’accordo che prima di pubblicare avrai tempo per leggere tutto e non verrà modificato dopo?”. Risposta di Graciela: “Sì”.
Il 10 maggio, alle 16:01, MacKinson le scrive: “Buongiorno, come stai? Oggi è il giorno che cambia le cose, grazie a te”, per spiegarle che scriverà l’intervista in giornata. Alle 20:29 MacKinson le invia il file Word con la bozza finale dell’intervista, pregandola di leggerla e segnalare modifiche. Graciela replica: “Lo farò più tardi stasera”. Risposta: “Devo chiudere il giornale tra un’ora, per questo te lo chiedo”. Anche ipotizzando un malinteso, in questo passaggio non ritratta nulla e non muta il contenuto delle sue dichiarazioni al Fatto.
Dal notaio Graciela assicura che proprio perché “attenta agli involontari malintesi, distorsioni e al rumore mediatico che queste pubblicazioni di carattere giornalistico hanno generato” non parlerà più con nessun giornalista. Soprattutto per “ritrovare la mia tranquillità familiare, salvaguardare i miei figli e me stessa da un’esposizione pubblica non desiderata né cercata e focalizzarmi interamente sul recupero della mia vita e sulla ricerca di un nuovo orizzonte lavorativo”.
Infine, un’informazione molto importante. Che invece di chiudere il capitolo, potenzialmente lo riapre: “Affermo la mia totale disposizione a comparire dinanzi agli ambiti istituzionali o giudiziari dove sia formalmente richiesta, al solo fine di chiarire qualsiasi dubbio o fatto che, a causa della mia inesperienza davanti ai media, possa aver causato un danno ingiustificato a terzi o alle istituzioni”. Sarebbe davvero interessante se un magistrato italiano, o qualsiasi istituzione interessata a fare chiarezza su questa vicenda, accogliesse questo suo ennesimo invito.
(da Il Fatto Quotidiano)
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