I FRATELLI D’ITALIA HANNO UN PROBLEMA CON L’ANTISEMITISMO! IL CASO DELLE CHAT DEI DIRIGENTI DI FDI IN TRENTINO CON FRASI ANTISEMITE (“NON SO COSA CI SIA PEGGIO DEGLI EBREI”; “LECCACULO DEI GIUDEI”; “AD AVERCI LE PALLE LE COSE SAREBBERO DIVERSE”)
BONELLI (AVS): “QUESTO È IL SECONDO GRAVE EPISODIO IN POCO TEMPO. MELONI NON PUÒ CONTINUARE A FARE FINTA DI NIENTE”
La chat, intitolata «Congresso FdI», in cui alcuni dirigenti trentini del partito hanno scritto insulti di stampo antisemita, diventa un caso nazionale. I deputati di Pd, M5S e Avs chiedono a Giorgia Meloni di riferire in Aula. Elly Schlein invoca «una condanna ferma» da parte della premier, e «provvedimenti nei confronti degli autori dei messaggi».
Lo scambio è stato reso pubblico dal quotidiano Domani . Gli insulti prendono le mosse da una foto pubblicata su Instagram dal militante Francesco Barone che lo ritrae con il giornalista David Parenzo. Nel gruppo la minoranza locale interna del partito, capitanata dall’ex consigliere comunale, Cristian Zanetti, scontratasi anche con Barone nel congresso per la guida di FdI a Trento, si lancia in una serie di commenti offensivi: «Non so cosa ci sia peggio degli ebrei», «lecca…o dei giudei», «ad averci le p… le cose sarebbero diverse». Nella conversazione comparirebbero anche il consigliere comunale di Trento Daniele Demattè, Silvia Farci ed Emilio Giuliana.
«Invece di scusarsi con le comunità ebraiche per le frasi agghiaccianti emerse dalle chat del congresso di Trento — replica infatti Angelo Bonelli di Avs — FdI attacca l’opposizione. È il loro schema abituale: quando vengono colti in flagrante, alzano un polverone per distogliere l’attenzione. Questo è il secondo grave episodio in poco tempo dopo l’inchiesta di Fanpage su Gioventù nazionale. Meloni non può continuare a fare finta di niente: faccia pulizia in casa sua invece di delegare a Donzelli il compito di fare polemica con l’opposizione».
Dal territorio è Francesca Gerosa, presidente di FdI in Trentino, a tentare di fare chiarezza. «Abbiamo avviato una verifica interna, ma quei messaggi appartengono a una chat privata non nota e che non coincide in alcun modo con gli strumenti ufficiali del partito. Ognuno si assumerà personalmente la responsabilità di quanto detto, se vero».
(da Corriere della Sera)
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