IL CAMPO LARGO SI DIA UNA SVEGLIATA: IL CENTRODESTRA APPROVERA’ LA NUOVA LEGGE ELETTORALE PRIMA DELLA PAUSA DI AGOSTO, BISOGNA ATTREZZARSI CON UN PROGRAMMA E UN LEADER
ANGELO BONELLI TUONA: “CHE QUESTA LEGGE SIA INCOSTITUZIONALE LO SA ANCHE GIORGIA MELONI. L’INDICAZIONE DEL PREMIER VIOLA LA COSTITUZIONE, PERCHÉ È PREROGATIVA DEL CAPO DELLO STATO NOMINARE IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO. SE STANNO ACCELERANDO, VUOL DIRE CHE HANNO DECISO DI PUNTARE AL VOTO A NOVEMBRE PER EVITARE DI AFFRONTARE LA GRANDE QUESTIONE DELLA FINANZIARIA”
Ormai è molto più di un sospetto. L’accelerazione della maggioranza sulla nuova legge
elettorale — secondo una tabella di marcia che prevede l’approvazione alla Camera a inizio luglio e il varo definitivo con fiducia in Senato prima della pausa agostana — risponde a un preciso disegno di conservazione del potere. Da realizzare non solo modificando le regole a misura dell’attuale coalizione di governo, ma anche tenendo d’occhio il calendario elettorale.
È l’allarme che si sta diffondendo fra le fila delle opposizioni. Alle prese con la messa a punto della strategia per far deragliare il Melonellum, su cui i leader del
centrosinistra si confronteranno in un vertice ad hoc a metà della prossima settimana
Obiettivo: provare a sventare il piano della destra che, a dispetto dei rischi di incostituzionalità, intende blindare il testo e andare avanti spedita. Come pure dimostrerebbe il divieto imposto ai deputati della maggioranza di proporre modifiche, sia in commissione sia in aula. Un po’ come accaduto su riforma della giustizia e premierato.
Uno sprint congegnato dagli avversari per tenersi aperte tutte le strade che portano alle Politiche, inclusa quella di urne anticipate.
Lo dice dritto Angelo Bonelli: «Che questa legge sia incostituzionale lo sa anche Giorgia Meloni. E allora il punto politico non può che essere uno: evitare che la Corte intervenga prima delle elezioni e bocci il Melonellum. Sarebbe una batosta peggio del referendum».
Una scelta figlia, per il co-leader di Avs, dello scenario che si va consolidando: il governo «non è nelle condizioni di licenziare a fine anno una manovra capace di dare risposte agli italiani. La crisi economica, che loro nascondono, è sotto gli occhi di tutti», spiega.
«Chi ha scritto questa riforma sa bene che l’indicazione del premier viola la Costituzione, perché è prerogativa del capo dello Stato nominare il presidente del Consiglio. Se stanno accelerando, vuol dire che hanno deciso di puntare al voto a novembre per evitare di affrontare la grande questione della Finanziaria, che sarà lacrime e sangue»
La proposizione di un eventuale ricorso in tribunale, l’esame della Corte e l’emissione di un verdetto trascorrerebbero infatti dai quattro ai sei mesi o forse più: se si votasse nel frattempo, si andrebbe quindi alle urne con le regole che il Parlamento avrà licenziato prima dell’estate a colpi di maggioranza. Un bel problema, per il centrosinistra. E non solo per ragioni di metodo e di merito. Ma politiche: il cosiddetto campo largo ancora non esiste
(da agenzie)
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