LA BEFFA. GAZA, UNA DELLE BARCHE DELLA FLOTILLA ALLA DERIVA RIESCE A RAGGIUNGERE LA STRISCIA
VENTO E CORRENTI L’HANNO SPINTA FINO ALLA SPIAGGIA DOVE SI E’ RADUNATA UNA PICCOLA FOLLA… “ALMENO UNA DELLE NOSTRE IMBARCAZIONI HA ROTTO L’ASSEDIO”
Una delle barche della Global Sumud Flotilla ha rotto il blocco navale ed è
riuscita a raggiungere Gaza. Non si tratta di una vela sfuggita al raid israeliano di qualche settimana fa, ma di una delle ultime intercettate. Anzi, della più grande, l’ammiraglia Kasr-i-Sadabad, su cui erano imbarcati anche il deputato Dario Carotenuto e il giornalista Alessandro Mantovani, bloccata e abbordata a oltre cento chilometri dalla Striscia. Abbandonata in mezzo al mare come le altre 74, 22 al largo di Creta, 52 davanti all’Egitto, priva di equipaggio, è stata spinta da vento e correnti fino alle coste di Gaza.
L’hanno avvistata ieri mattina e subito sulla spiaggia si è riunita una piccola folla che l’ha trainata a riva. Al momento, non è chiaro se una parte del carico di aiuti – magari lo scatolame o l’olio – sigillati in tutti gli anfratti della pancia dello scafo, siano arrivati intonsi. Ma di certo sono stati recuperati tutti i pannelli solari, fondamentali nella Striscia affamata di energia perché il carburante entra ancora con il contagocce.
“Nonostante tutti gli ostacoli, alcuni pezzi dell’imbarcazione Kasr-i Sadabad, appartenente alla Global Sumud Flotilla, sono approdati sulla costa di Gaza”, fa sapere la sezione turca. “Il regime israeliano, con un intervento illegittimo in mare aperto, ha sequestrato l’equipaggio e abbandonato l’imbarcazione dopo averla danneggiata. Oggi, quei resti hanno superato il blocco, rotto l’assedio e hanno raggiunto la loro destinazione”.
Le immagini registrate sulla spiaggia e rilanciate dalla sezione turca della Flotilla, mostrano decine di persone che si affollano attorno allo scafo, lo trainano a riva. Un bimbo stringe in mano il timone, un altro cerca su quel che resta del ponte qualcosa di utile, dai pezzi di legno buoni per accendere un fuoco a, chissà, magari un pacco di riso.
“Simbolicamente è stata un’emozione grandissima. Vedere una delle nostre barche che era stata lasciata alla deriva dalla Marina israeliana arrivare da sola e rompere il blocco, ci ha commossi. Sappiamo che è semplicemente qualcosa di simbolico, è una piccola cosa che ci rende felici”, dice la portavoce italiana, Maria Elena Delia.
Circa una settimana fa, un’altra vela era arrivata quasi intatta sulle spiagge egiziane, con tutto il suo carico di aiuti. E adesso la speranza, dicono dal movimento, è che anche Eolo si metta di mezzo e “altre barche possano arrivare da sole dove agli equipaggi è stato impedito di portarle”
(da agenzie)
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