LA REAZIONE DEI GENITORI DEI RAGAZZI CHE HANNO ASSALTATO I NEGOZI A MILANO E’ DI SCONCERTO E INCREDULITA’: NON AVEVANO IDEA DI COSA FACESSERO I LORO RAGAZZI NE’ LI IMMAGINAVANO CAPACI DI TALE VIOLENZA
IL RACCONTO DEL “CORRIERE”: “FUORI DALLA QUESTURA C’È LA MAMMA ITALIANISSIMA E MILANESISSIMA CHE LASCIA LA SUA JEEP RENEGADE GRIGIA IN DIVIETO DI SOSTA PER RIABBRACCIARE SUO FIGLIO. UN BACIO, E VIA INSIEME. E C’È IL PAPÀ ROMENO CHE PROVA A SBOLLIRE LA RABBIA PER LA ‘VERGOGNA’: ‘VENIRE QUA DOPO 30 ANNI IN ITALIA A SPACCARMI LA SCHIENA TUTTI I GIORNI AL LAVORO. SONO DELUSO. SE MIO FIGLIO HA SBAGLIATO, PAGHERÀ’”
La fotografia più nitida degli aspiranti casseur che hanno portato il caos e saccheggiato per due giorni il centro di Milano la si può scattare sul marciapiedi di via Fatebenefratelli. È qua che dall’alba di ieri, e per ore, s’accalca una piccola folla Sono mamme e papà. Italiani, stranieri, di seconda generazione. Sono disperati, increduli, preoccupati, infuriati per i propri figli. adolescenti, e in alcuni casi poco più che bambini, italiani, tunisini, ucraini, marocchini, romeni, ma tutti vestiti uguali, con la stessa parlata, e gli stessi atteggiamenti e tic da duri che a prima vista sembrano cancellare ogni differenza.
C’è la mamma — italianissima e milanesissima — che lascia la sua Jeep Renegade grigia in divieto di sosta per (letteralmente) riabbracciare suo figlio. Un bacio, e via insieme. E c’è il papà romeno che con una sigaretta prova a sbollire la rabbia per la «vergogna»: «Venire qua dopo 30 anni in Italia a spaccarmi la schiena tutti i giorni al lavoro…». «Sono deluso. Se ha sbagliato, pagherà».
Ltaief spiccica giusto qualche parola di italiano. È arrivato dalla Tunisia quattro anni fa. Sul display del telefonino mostra la clip di TikTok che ha documentato il momento in cui suo figlio viene portato via dagli agenti. Il ragazzo ha 17 anni. E in questura c’è finito pure il fratellino più giovane.
La sua incredulità è quella di molti in questa fila silenziosa. «Quando ieri sera sono tornato a casa mio figlio non c’era — racconta un padre egiziano —. L’ho chiamato. Mi ha detto che era con gli amici in centro a Milano». «Sì, anche per me è stato uguale», gli fa eco una mamma marocchina: «Mi ha detto che era in Duomo con un amico, che c’era casino. Credo si sia trovato in mezzo».
Tra i ragazzini che escono, i più non smettono i panni da duro. Un paio se la prende con gli agenti di guardia. Uno appallottola il foglio consegnatogli prima del rilascio, e lo butta a terra. Quasi tutti s’affrettano ad accendersi la sigaretta, e a rimettersi in testa il cappellino. Anche Hassan protesta, per quelle «19 ore» passate dentro. «Non ci sta quello che hanno fatto», dice. E il riferimento è ai poliziotti, non ai saccheggiatori.
Domenica era arrivato da San Zenone al Lambro: «Abbiamo visto sui social che sabato c’era stato casino, e abbiamo detto “andiamo a vedere”. Siamo usciti dal metrò… e mi hanno acchiappato. Ma io non ho fatto niente».
Le reazioni di mamme e papà sono invece (molto) diverse tra loro. Vince l’ansia. Qualcuno pensa solo a riabbracciarli e baciarli. Altri sono rabbiosi. Come quel padre, italiano, che accoglie il suo ragazzo con un «sarei stato contento se ti avessero spaccato la testa, guarda. Te la spaccherei io».
(da Corriere della Sera)
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