Aprile 20th, 2010 Riccardo Fucile
IL PDL HA PERSO IN UN ANNO 2.600.000 VOTI, MA PER I NOTABILI DI SILVIO VA TUTTO BENE…NEL CENTRODESTRA IL PESO DELLA LEGA PASSA DAL 24% al 29%, MA AL NORD E’ AL 47%…AL SUD IL PDL HA PERSO UN MILIONE DI VOTI ED E’ SCESO DAL DAL 45% AL 32%…SE FINI RIESCE A RECUPERARE L’ELETTORATO DEL CENTROSUD DELUSO FA SALTARE IL BANCO
Bossi, uno dei pochi animali politici in circolazione nel centrodestra,
lo ha capito: mentre i caporali di giornata di An si stanno giocandosi la testa (La Russa e Gasparri in primis) consci che Fini gliel’ha giurata e che se non lo seppelliscono ora, coi vecchi metodi delle pressioni e delle promesse agli ex colleghi di An, per loro il futuro è nero, il senatur evita la polemica con Fini e aspetta di vedere che aria tira.
Che Fini conti più di quello che “il Giornale” e “Libero” vorrebbero far credere, è dimostrato proprio da una serie indiretta di circostanze.
Il tentativo di “comprarsi” la fedeltà dei parlamentari, con telefonate a tappeto, il tentativo di far credere che le truppe finiane siano esigue, la frase di Letta al premier “la stai facendo troppo facile”, la prudenza di Bossi che si limita a dire “Fini avrà comunque bisogno di noi”, la tranquillità con cui i finiani si avvicinano alla scadenza di giovedi, la agitazione che sta pervadendo Gasparri e La Russa, intenti a far firmare documenti di solidarietà al premier. Assistiamo, comunque vada, all’ ultimo tentativo di riportare il Pdl alle sue origini di destra moderata e pensante, prima che qualcuno si venda anche il mobilio a qualche rigattiere padano.
Come essere di fronte a un padrone di casa che, non avendo le capacità di riconoscere la qualità dei suoi arredi e la potenziale ampiezza delle stanze, nel timore di qualche pignoramento giudiziario, preferisca vendere la magione a qualche rozzo antiquario che ha le dovute conoscenze per evitargli il sequestro dei beni.
Se si aggiunge la presunzione dell’uno e l’arroganza dell’altro, abbiamo dipinto il quadro dei due bibini Berlusconi e Bossi.
Per chi suona la campana? Se lo chiedono in molti.
In realtà l’unico che non ha nulla da perdere è proprio Fini: se fa un partito, parte con il 7-8% secco dei voti subito (diversi sondaggi lo confermano), lo sanno benissimo sia Silvio che Umberto.
Come Silvio sa che 32% meno 7% fa 25% e il Pdl scivola a secondo partito italiano.
A quel punto Silvio si attacca al tram per le Cayman e Bossi alla ridotta per Val Brembana.
Senza contare che Napolitano non scioglierà le Camere e quindi qualcuno resterà senza poltrone per anni.
Guai a sottovalutare Fini: quando parte ha le spalle coperte.
Rimane uno dei pochi politici puri in circolazione e sa fare di conto, simpatico o meno che sia. Continua »
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Aprile 19th, 2010 Riccardo Fucile
“CERTI FILM E LIBRI FANNO CATTIVA PUBBLICITA’ AL NOSTRO PAESE” DICE IL PREMIER…LE STESSE COSE CHE AVEVA DETTO IL BOSS MICHELE GRECO: “E’ COLPA DEL “PADRINO” SE IN SICILIA SI FANNO I PROCESSI PER MAFIA”… PAOLO BORSELLINO, DA UOMO DELLO STATO, DISSE INVECE: “PARLATE DELLA MAFIA: ALLA RADIO, IN TV, SUI GIORNALI, PERO’ PARLATENE: NON BASTA LA REPRESSIONE, OCCORRE UN MOVIMENTO CULTURALE E MORALE CHE COINVOLGA TUTTI”
Pochi giorni fa, al termine di un Consiglio dei ministri, in sala stampa, il premier aveva espresso per la seconda volta il medesimo concetto: “La mafia in Italia? Sono i libri, i film e le fiction a farle promozione. La mafia italiana è la sesta al mondo, ma è la più conosciuta grazie al supporto promozionale che ha ricevuto dalle otto serie tv della Piovra e anche dalla letteratura, come nel caso di Gomorra”.
Parole meditate che già si scontrerebbero con il fatto che la sua famiglia produce e edita quei film e quei libri.
Ma parole troppo simili a quelle espresse da Michele Greco, boss di Cosa Nostra, morto in carcere, (“è tutta colpa del film ‘il Padrino’ se in Sicilia vengono istruiti i processi per mafia”), per non destare allarme.
E ancora il boss Nicola Schiavone quando afferma che “la camorra esiste solo nella testa di chi scrive”.
Eppure è risaputo che la mafia ha un volume d’affari di 100 miliardi l’anno, superando di gran lunga le più solide aziende italiane.
L’affondo del premier contro scrittori e registi eccheggia da giorni nei Palazzi della politica ed è sintomo di una mentalità secondo la quale è meglio il silenzio e chi racconta il potere della criminalità organizzata fa solo cattiva pubblicità al Paese e peggiora la sua immagine.
A parte che riteniamo che siano altre le vicende che fanno precipitare la considerazione del nostro Paese e delle nostre istituzioni nel mondo, non ultime le dubbie frequentazioni e gi interessi privati di certi esponenti politici, fa specie che certe frasi arrivino proprio in un momento in cui le mafie si stanno infiltrando nei sistemi economici e finanziari occidentali sempre più a fondo e in cui il livello di guardia debba semmai essere alzato.
L’Italia è il Paese che, grazie a tanti magistratie giuristi, ha messo a punto la migliore legislazione antimafia del mondo, da cui attingono i nuclei antimafia di tutti i Paesi.
Certo essere additati come mafiosi quando si varca il confine non fa piacere, ma non è certo con il silenzio che mostriamo di essere diversi. Continua »
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Aprile 19th, 2010 Riccardo Fucile
LA PADAGNA DEL MAGNA MAGNA: CONDANNATI, PRESCRITTI, INDAGATI, IMPUTATI E RINVIATI A GIUDIZIO… ECCO I COMPAGNI DI MERENDE DI SILVIO NEI LUNEDI’ DI ARCORE, DOVE SI DECIDE IL FUTURO DEL PAESE…
Bossi Umberto
Condannato in via definitiva a 8 mesi di reclusione per 200 milioni di
finanziamento illecito dalla maxitangente Enimont; condannato in via definitiva per istigazione a delinquere e per oltraggio alla bandiera; indagato e imputato in altri procedimenti penali.
Il 16 dicembre 1999 la Cassazione l’ha condannato a 1 anno per istigazione a delinquere, per aver incitato i suoi, in due comizi a Bergamo nel 1995, a «individuare i fascisti casa per casa per cacciarli dal Nord anche con la violenza». Tremaglia, suo futuro collega ministro, l’aveva denunciato.
Altra condanna definitiva nel 2007 a 1 anno e 4 mesi (poi commutati in 3.000 euro di multa, interamente coperti da indulto) per vilipendio alla bandiera italiana, per aver dichiarato nel 1997: «Quando vedo il tricolore mi incazzo. Il tricolore lo uso per pulirmi il culo».
Niente sospensione condizionale della pena, che però è coperta da indulto (che cancella anche quelle pecunarie fino a 10 mila euro): insomma, Bossi non pagherà nemmeno un euro.
Inoltre ha un altro processo in corso per lo stesso reato, per aver detto, sempre nel 1997, durante un comizio: «Il tricolore lo metta al cesso, signora… Ho ordinato un camion di carta igienica tricolore personalmente, visto che è un magistrato che dice che non posso avere la carta igienica tricolore». Nel 2002 la Camera ha negato ai giudici l’autorizzazione a procedere, ritenendo le espressioni rientranti nella libera attività parlamentare e dunque coperte da insindacabilità ; ma nel 2006 la Consulta ha annullato la delibera di Montecitorio, disponendo che Bossi sia processato come un comune cittadino.
Ancora aperto il processo di Verona per le camicie verdi della cosiddetta Guardia nazionale padana costituita nel 1996: Bossi, con altri quarantaquattro dirigenti leghisti, deve rispondere in udienza preliminare di attentato alla Costituzione e all’unità dello Stato, nonchè di aver costituito una struttura paramilitare fuorilegge.
Ma, almeno in questo caso, rischia poco o nulla: allo scadere dell’ultima legislatura, la maggioranza di centrodestra ha riformato i primi due reati (punibili ora solo in presenza di atti violenti), in modo da assicurarne la decadenza al processo di Verona. L’ennesima legge ad personam. Una volta tanto non per il Cavaliere, ma per il Senatùr.
Il procuratore di Verona Guido Papalia, però, tiene duro sull’accusa residua di associazione paramilitare. Allora, nel 2007 la Camera regala l’insindacabilità ai deputati imputati, tra i quali Bossi, Calderoli e Maroni, quasi che la Guardia Padana fosse un’«opinione».
A quel punto Papalia ricorre nuovamente alla Consulta con un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, come ha già fatto contro un analogo provvedimento impunitario adottato dal Senato per salvare Gnutti e Speroni.
Bragantini Matteo
Nel 2004 è stato condannato in primo grado a 6 mesi di carcere e a 3 anni d’interdizione dall’attività politica, per istigazione all’odio razziale e propaganda di idee razziste.
Nell’agosto-settembre 2001 la Lega Nord di Verona aveva organizzato una campagna (“Firma anche tu per mandare via gli zingari dalla nostra città ”) contro la comunità Sinta di Verona.
Nelle motivazioni, i giudici di primo grado scrivono che Bragantini e i suoi 6 coimputati, fra i quali l’attuale sindaco leghista di Verona Flavio Tosi, hanno “diffuso idee fondate sulla superiorità e sull’odio razziale ed etnico e incitato i pubblici amministratori competenti a commettere atti di discriminazione per motivi razziali ed etnici e conseguentemente creato un concreto turbamento alla coesistenza pacifica dei vari gruppi etnici nel contesto sociale al quale il messaggio era indirizzato”. Il 30 gennaio 2007, la Corte d’appello di Venezia riduce la pena da 6 a 2 mesi, assolvendo i leghisti dall’istigazione all’odio razziale, confermando la condanna per la propaganda razzista e i risarcimenti ai sette Sinti (2500 euro per ciascuno) e all’ente morale Opera Nomadi (8 mila euro), costituitisi parte civile.
Brigandì Matteo
Arrestato e condannato in primo grado il 24 novembre 2006 a 2 anni di reclusione dal Tribunale di Torino per truffa aggravata ai danni della Regione Piemonte (a cui dovrà risarcire 255 mila euro): avrebbe, in veste di assessore regionale al Legale, architettato un raggiro ai danni della Regione per regalare 6 miliardi di lire pubblici all’amico imprenditore Agostino Tocci, titolare di una concessionaria di auto di lusso, a titolo di “rimborso” per inesistenti danni subiti dalle alluvioni del 1994 e del 2000. Continua »
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Aprile 18th, 2010 Riccardo Fucile
E’ STATO RIPROVEVOLE INTERVENIRE IN RITARDO SOLO PERCHE’ GINO STRADA E’ DI SINISTRA: SONO MEDICI CHE FANNO ONORE ALL’ITALIA E BASTA…. DAVANO FASTIDIO AL GOVERNO AFGHANO E HANNO COSTRUITO UNA MONTATURA PER ALLONTANARLI… SE FOSSE SUCCESSO AGLI AMERICANI DOPO POCHI MINUTI I MARINES AVREBBERO CIRCONDATO IL CARCERE
Che ci stiamo a fare ancora in Afghanistan con un nostro contingente, non era già troppo chiaro prima, ma dopo l’arbitrario arresto dei tre medici italiani di Emergency, da parte dei servizi segreti di Karzai, lo è sicuramente ancora di meno.
Sembrava avessero arrestato tre pericolosi terroristi, ritrovato armi in quantità all’interno del magazzino dell’ospedale, avevano sostenuto che i tre avrebbero incassato 500.000 dollari per attentare al locale governatore. Addirittura che i tre italiani avessero confessato.
Una sequela di balle che, giorno dopo giorno, si sta smontando. Semplicemente la struttura di Emergency che giustamente cura tutti, governativi e talebani senza distinzione, come si addice a dei medici, dava fastidio al governo di Kabul e hanno sistemato un po’ di armi apposta, per poi accusarli e farli sloggiare.
Vecchia tattica da regimi totalitari (e non), nulla di nuovo sotto il sole.
A dimostrazione di quanto sopra sostenuto, arrivano testimonianze dell’insolito procedere nel ritrovamento dell’esplosivo: prima un allarme bomba, così si sono fatti evacuare tutti i dipendenti per i controlli.
Poi miracolosamente, ecco spuntare due casse di medicinali aperte sul pavimento con gli ordigni in bella vista, come al mercato rionale insomma.
Lo capirebbe anche un bambino chi li la messi.
Come se non bastasse, ecco un’altra gaffe: il medico Marco Garatti viene accusato anche di essere l’ideatore e il protagonista del sequestro di Daniele Mastrogiacomo.
Peccato che a quel tempo il Garatti fosse in tutt’altro posto, ovvero in Sierra Leone.
Mentre hanno fatto quadrato attorno a Emergency tutte le altre Ong, la Croce Rossa, l’Unione Europea e l’Onu, l’ultimo a svegliarsi è stato il governo italiano, vittima della sindrome comunista. Continua »
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Aprile 17th, 2010 Riccardo Fucile
SE L’AIUOLA E’ RASATA BENE, LE DEIEZIONI CANINE SONO RACCOLTE , GLI IMMIGRATI LAVORANO SODO DI GIORNO, MA EVITANO DI FARSI VEDERE PER STRADA DALLE 20 DI SERA ALLE 6 DEL MATTINO, PER LORO E’ L’APOTEOSI DELLA DESTRA… SI SONO SEMPRE ACCONTENTATI DELLE BRICIOLE DI PANE ELARGITE DAL PADRONE DI TURNO E AMANO GLI SPOT, I SALOTTI E GLI ABITI FIRMATI
La prospettiva della rottura più che giustificata da parte di Fini nei
confronti del mono-incolore leghista, con appoggio interno di Berlusconi, che fa finta da due anni di governare il nostro Paese, li ha prima preoccupati e poi scatenati. Il presidente della Camera è divenuto per loro il “traditore” della destra, colui che mette in discussione il “padrone buono”, quello per cui ci si accomoda in fila, confidando che prima o poi elagisca una escort usata, per poter magari diventare a loro volta degli utilizzatori finali.
Si riconoscono dalla livrea, quella con cui sono nati e con cui periranno, portata spesso con scarso stile sotto gli abiti firmati cui tengono tanto.
Si riconoscono dai bonifici che ricevono sul loro conto corrente: spesso nati con le pezze al culo, ma con la lingua usurata dal lecchinaggio, hanno cambiato diversi padroni al momento opportuno, facendo sempre in modo che l’accredito fosse garantito a fine mese.
Si riconoscono dal fatto che si definiscono “di destra”: la loro massima realizzazione è uscire di casa, non rischiare di calpestare la cacca dei cani, vedere le aiuole ben tagliate e pochi immigrati in giro.
Questi ultimi per loro devono infatti lavorare possibilmente in nero dalle 6 del mattino alle 18 di sera, per poi ritirarsi nelle loro case e non farsi vedere in giro.
I treni devono marciare in orario, la loro auto inquinare liberamente la città , i profughi essere affogati a pagaiate, le prostitute nascoste alla vista della moglie (salvo frequentarle in sua assenza).
Non vorrebbero mai pagare le tasse e sono invidiosi di chi ci riesce, spesso i meridionali sfruttatori, ovvio.
Non seguono troppo i figli perchè hanno “da pensare alla carriera”: se ne liberano regalando loro una bella auto al compimento dei 18 anni, salvo poi scoprire che il figlio, fatto di coca, si è schiantato contro un muro o che la figlia fa marchette per pagarsi l’abito firmato.
Chi poi, tra loro, si impegna in politica ama anche cantare melodie patriottiche come “meno male che Silvio c’è”.
Chi cantava “Giovinezza” ha fatto presto a cambiare musica, grazie ad Apicella: persino chi difendeva i ragazzi che contestavano il Grande Fratello (e chi li ha mandati a contestarlo) è finito, più che orizzontale, a novanta gradi.
Però ha occupato qualche poltoncina in similpelle.
Chi sgomita per un posto in qualche fondazione bancaria, chi per una nomina da consigliere in qualche ente locale, chi si accontenta anche di fare il portaborsetta, chi fa l’intellettuale e si scrive addosso, lasciando evidenti tracce di “urina del suo sacco”, chi tenta di giustificare la sua resa al sistema con osservazioni del tipo “bisogna adeguarsi ai tempi”. Continua »
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Aprile 16th, 2010 Riccardo Fucile
INTERROTTO IL MATRIMONIO D’INTERESSE DELLA COPPIA DI FATTO UMBERTO-SILVIO CHE STA AFFOSSANDO IL PAESE, TRA EGOISMI E INTERESSI PRIVATI….DIMETTERSI FINI? MA SI DIMETTA CHI HA FATTO PERDERE IL 10% DI CONSENSI AL PDL IN DUE ANNI, VENDENDOSI AI RAZZISTI PADANI
Alla fine di una giornata ad alta tensione, il commento più simpatico ma pertinente alla frattura probabilmente definitiva tra Berlusconi e Fini, è stato quello dell’attore Luca Barbareschi: “La verità è che le teste pensanti del partito si sono rotte i coglioni”.
D’altronde sono due anni che Berlusconi sta tradendo il programma del partito e spostando l’asse del governo sempre più in mano del pregiudicato Bossi (condanna definitiva a 8 mesi per aver intascato 200 milioni di finanziamento illecito ai tempi di Tangentopoli). Tutto per evitare due processi personali davanti alla corte di MIlano.
E i risultati sono visibili: il Pdl pesa dentro la maggioranza in misura inversamente proporzionale ai voti che ha, l’esatto contrario della Lega.
Manca una politica economica e sociale che aiuti le famiglie in difficoltà : i famosi 9 miliardi sbandierati per gli ammortizzatori sociali sono solo fondi Ue destinati al mezzogiorno e rubati dal governo per pagare la cassa integrazione agli operai delle fabbriche del nord.
Dire che la coalizione al nord è a trazione leghista è ormai un eufemismo: il Pdl ha regalato Veneto e Piemonte alla Lega senza una ragione, essendo la Lega il secondo partito in Veneto e il terzo in Piemonte.
L’organizzazione interna del Pdl è stata trascurata, non esistono strutture radicate sul territorio, tutto è in mano a boss locali che pensano solo a occupare poltrone: una corte di miracolati della politica, di varie e dubbie origini, che vivono solo grazie al traino del premier.
Senza Fini, Berlusconi non sarebbe mai diventato presidente del Consiglio, Forza Italia sarebbe rimasta a navigare intorno al 26% e non sarebbe neanche il primo partito italiano.
La Lega era finita anni fa al 4% ed è risalita al 12% solo grazie alle concessioni del premier.
Non a a caso ieri Fini ha ricordato a Berlusconi: “Il tuo partito è il Pdl, non la Lega, il Pdl deve essere il partito della coesione nazionale: non sono disposto a seguirti nei tuoi progetti folli, il nostro Paese non conoscerà mai la tua monarchia”.
Da qui la decisione di Fini, in mancanza di un cambio di rotta, di costituire gruppi autonomi in Parlamento chiamati “Pdl-Italia”che appoggieranno il governo caso per caso: avranno il via libero le proposte contenute nel programma di governo, saranno bocciate quelle non previste.
A questo punto Bossi rischia di ritornare in canottiera sulle rive del Po e Berlusconi in Bermuda(s), intese come isole dove espatriare . Continua »
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Aprile 16th, 2010 Riccardo Fucile
PER SEMPLIFICARE IL PRELIEVO FISCALE SUGLI IMMOBILI, IL GOVERNO STUDIA L’ACCORPAMENTO DEI TRIBUTI: IN BALLO CI SONO 16 MILIARDI DI EURO L’ANNO….SI AFFIDEREBBE TUTTO AI COMUNI CHE AVREBBERO LE MANI LIBERE SULLA GESTIONE E ANCHE LA POSSIBILITA’ DI INCREMENTARE LA PRESSIONE TRIBUTARIA PER AUMENTARE LE ENTRATE
Ovviamente, a parole, l’operazione dovrebbe essere a costo zero per i cittadini, ma tra gli
addetti ai lavori sta già affiorando il sospetto che dietro la “tassa unica sulla casa” si celi una grossa fregatura.
Secondo la filosofia leghista, l’accorpamento dei tributi sugli immobili sarebbe il primo passo verso il federalismo fiscale: una mossa che potrebbe vedere la luce in tempi piuttosto brevi.
In ballo ci sono 16 miliardi di euro l’anno, ovvero la somma complessiva di alcune imposte che oggi si pagano sulle abitazioni: il balzello sui rifiuti, la quota sulla dichiarazione dei redditi, la tassa di successione, il mix di imposte ipotecarie, catastali e di registro, versate al fisco quando si vende un immobile.
Tutto direttamente ai comuni, compresa la cedolare secca al 20% sugli affitti, su cui si discute da tempo e per la quale si attendono i risultati della sperimentazione dell’Aquila.
Una gigantesca operazione che dovrebbe assicurare agli 8mila sindaci italiani mani libere sulla gestione del fisco immobiliare, compresa però la possibilità di incrementare la pressione tributaria per aumentare le entrate nelle casse degli enti locali.
Il dossier comunque sarebbe già sul tavolo del governo che ne sta valutando la percorribilità . Continua »
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Aprile 15th, 2010 Riccardo Fucile
IL PUBBLICO PUNISCE UN TG ASSERVITO AL POTERE: CALO DEL 4,67% DELLO SHARE E SPETTATORI SOTTO I 7 MILIONI….PERSE 220.000 PRESENZE ALLE 8, BEN 350.000 ALLE 13.30…SI E’ RIDOTTO IL VANTAGGIO SUL TG5 A SOLI 3 PUNTI
Il risultato del primo anno di Augusto Minzolini alla guida del Tg1 è disastroso: il “direttorissimo”, come lo chiamava il premier nelle intercettazioni di Trani, accusato da più parti di produrre un’informazione schiacciata sul governo e di aver estromesso alcuni volti storici della rete ammiraglia Rai, non viene salvato neanche dai telespettatori.
Mettendo a confronto i dati Auditel delle gestioni del TG1 degli ultimi cinque anni, il bilancio è estremamente negativo.
Rispetto alle gestioni Mimun e Riotta, pur se di orientamento diverso, il dato che colpisce è la perdita secca di un milione di ascoltatori al Tg delle ore 20, quello principale.
Convertito in termini di share significa il 4,67% in meno, con discesa sotto la soglia dei sette milioni di telespettatori: in pratica si è passati da uno share che si è sempre attestato tra il 31%-33% all’attuale 28,12%.
I dati sono preoccupanti per tutte le edizioni: quella delle 8 del mattino ha perso 220.000 spettatori (-6%), quella delle 13,30 ha ceduto 348.000 spettatori (-2,5%). Continua »
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Aprile 15th, 2010 Riccardo Fucile
COLORO CHE A DESTRA GRIDARONO SCANDALIZZATI ALLA FRASE DI FASSINO PER LA SCALATA DI UNIPOL ALLA BNL ORA STANNO ZITTI…LE BANCHE DEL NORD SONO SOCIETA’ QUOTATE IN BORSA E I PROCLAMI DI CONQUISTA INFLUENZANO I TITOLI… IL PRECEDENTE DELLA BANCA LEGHISTA CREDIEURONORD SALVATA DAL FALLIMENTO DALLA POPOLARE DI LODI DI FIORANI
Che “la gente ci dice di prenderci le banche” fa sorridere: forse la frase che Bossi ha
pronunciato per giustificare il suo eterno interesse per inserire i suoi uomini nei grandi istituti di credito è solo un richiamo atavico alla sua fissa giovanile: controllare qualche banca.
Fu per questa ragione che, non potendoci riuscire, a suo tempo volle creare una banca leghista, la Credieuronord, che in breve tempo raccolse i risparmi di qualche improvvido padano per poi entrare in uno stato prefallimentare, tanto bene era stata gestita.
Ci raccontò uno dei massimi esponenti di tale banca, durante un’intervista che ci rilasciò a seguito di una nostra documentata inchiesta, che i fidi erano stati dati senza adeguata copertura, i soldi investiti malamente e le sofferenze finirono alle stelle.
Non solo: la Banca d’Italia cercò inutilmente di convincere la Banca a non mettere nel consiglio di amministrazione un noto esponente della Lega, visti i suoi precedenti fallimentari e i relativi processi.
Quella esperienza bancaria finì con i piccoli azionisti leghisti inferociti e prima del tracollo intervenne a salvare la classe dirigente leghista dal fallimento proprio la Banca popolare di Lodi, gestione Fiorani.
Ora Bossi vuole passare da colui a cui fu pignorata persino la casa a colui che elargisce il credito: la strategia passa attraverso il cavallo di troia delle Fondazioni, quegli stessi enti inutili e lottizzati, rifugio di politici trombati e lecchini, contro cui a parole la Lega ha sempre combattuto (finchè su quelle poltrone ben remunerate si sedevano gli altri).
E’ noto infatti che i consigli di amministrazione delle Fondazioni sono per la gran parte nominati dagli enti locali, gli stessi che al nord sono controllati dalla Lega. Insomma siamo tornati ai fasti e “nefasti” tempi della Prima Repubblica, quando le Casse di Risparmio erano terreno di conquista del potere democrstiano, cui la Lega pare abbia attinto i vizi peggiori, in primis la subordinazione dell’economia agli interessi della politica. Continua »
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