Luglio 20th, 2010 Riccardo Fucile
NEL GIORNO DI BORSELLINO, IL PDL SI SPACCA… FINI : “NON FU SOLO STRAGE DI MAFIA E MANGANO NON E’ UN EROE”…GRANATA: “C’E’ CHI OSTACOLA LE INDAGINI”… SCHIFANI STA IN CASERMA, ALFANO A ROMA A MESSA, BERLUSCONI CON LE “BELLE LAUREATE”…FINI AFFRONTA LA CONTESTAZIONE E NE ESCE TRA GLI APPLAUSI
Nel giorno più difficile, quello del 18° anniversario della strage di via D’Amelio, è andata
in scena la spaccatura verticale del Pdl sulla questione morale.
Una giornata tesa, tra cortei e contestazioni, autorità del governo defilate e parenti di Borsellino che avevano invitato le istituzioni a fare un passo indietro.
Mentre il ministro della Giustizia, il siciliano Alfano optava per una messa a Roma in ricordo dei caduti, mentre Schifani se ne stava chiuso in caserma a Palermo nel timore di contestazioni, mentre il premier preferiva raccontare barzellette sui carabinieri alle “belle laureate” di Novedrate, alla fine la faccia ce l’ha messa solo il presidente della Camera, Gianfranco Fini.
Avrebbe potuto limitarsi a raccogliere il consenso dei suoi 500 militanti che sono poi sfilati in corteo nella fiaccolata serale indetta da Azione Giovani in ricordo di Borsellino.
Ha preferito andare in via D’Amelio dove lo attendeva il popolo delle “agende rosse” che reclamano la verità sulla strage.
Ha incassato i primi fischi di contestazione, con qualche manifestante che gridava “vergogna” alle istituzioni, poi ha rotto ogni cerimoniale e si è avvicinato ai giovani del comitato e ha cominciato a rispondere alle loro domande.
Un dialogo sfociato in un applauso quando il presidente della Camera ha detto che “Mangano non è un eroe”.
I manifestanti hanno ringraziato Fini per la sua presenza, intervallando il colloquio con il Presidente della Camera con slogan come «Fuori la mafia dallo Stato».
A una domanda circa le iniziale contestazioni, Fini ha risposto: “Non mi risulta. Piuttosto – ha aggiunto – mi sono fermato a parlare con dei ragazzi animati da una certa passione e da un grande desiderio di verità . Erano divisi, come è normale, tra chi apprezzava la presenza del presidente della Camera, anche perchè credo di avere un percorso di coerenza contro la criminalità , e coloro che contestavano che all’interno dello Stato possono esserci presenze di tipo mafioso”.
“Sapere che sulle indagini sulle stragi ci sarebbero stati depistaggi mi suscita indignazione”. Così Fini ha risposto ai giornalisti che gli chiedevano quali sentimenti susciti in lui sapere che pezzi dello Stato potrebbero avere bloccato le inchieste sull’eccidio di via D’Amelio. Continua »
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Luglio 20th, 2010 Riccardo Fucile
DOPO DUE ANNI CHE STA AL GOVERNO, A BRUNETTA VIENE IN MENTE DI CENSIRE LE AUTO BLU E SCOPRE CHE SONO 90.000….GIA’ UNO STATO CHE INTERPELLA GLI ENTI E SI SENTE RISPONDERE SOLO DAL 35% DOVREBBE MANDARE I CARABINIERI A VERIFICARE… LA MANCANZA DI CREDIBILITA’ GENERA ABUSI: A QUANDO I FATTI?
Sono due anni che Brunetta censisce, analizza, manda questionari da compilare in giro, sbotta contro fannulloni veri o presunti, stila deliberazioni uso media.
Peccato non abbia mai fatto una cosa semplice: mandare degli ispettori in giro per le varie amministrazioni italiane a verificare delibere, trattative private, concorsi pubblici, favoritismi interni e appalti.
Se provate a segnalare al ministero di Brunetta un fatto poco chiaro e meritevole di approfondimento, se non addirittura dei documentati sospetti su concorsi taroccati, non interviene nessuno.
Se hai qualche conoscenza scopri la verità : non esistono ispettori da mandare in giro per fare verifiche.
Questa è la verità inconfutabile.
Non a caso, nei primi mesi, grazie alle sparate antifannulloni, Brunetta era il ministro che godeva di maggiori consensi: quando la gente si è accorta che le sue sono solo chiacchiere è sceso nella mediocrità .
Perchè è ridicolo parlare di dipendenti fannulloni, quando i primi a dare il cattivo esempio sono tanti dirigenti: sia perchè se facessero il proprio dovere non ci sarebbero impiegati nullafacenti, sia perchè questa categoria ha raggiunto spesso un grado dirigenziale grazie solo agli appoggi politici. Chiunque abbia avuto modo di frequentare per qualche anno una amministrazione locale e vedere le delibere di promozioni e consulenze, si è reso conto del meccanismo delle carriere.
Chi ha appoggi politici va avanti, chi non li ha finisce nel fantozziano sottoscala.
E questi sarebbero i dirigenti tarocco che dovrebbero poi dare “i voti”, secondo Brunetta, ai dipendenti in modo obiettivo?
Ma non parliamo di meritocrazia, suvvia: ogni dirigente ha la sua “cordata di favoriti” e se uno osa segnalare qualche favoritismo ha finito di vivere.
Questo è il meccanismo perverso che lega dirigenti- amministratori politici e che va spezzato, restituendo dignità alla Pubblica Amministrazione italiana e ai lavoratori onesti, altro che brunettiane chiacchiere. Continua »
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Luglio 19th, 2010 Riccardo Fucile
A 18 ANNI DALL’OMICIDIO DI PAOLO BORSELLINO E DELLA SUA SCORTA, UNA PARTE DI PALERMO ASSISTE INDIFFERENTE, LA POLITICA NASCONDE LA VERITA’, LA LEGALITA’ E’ MESSA IN DISCUSSIONE…. PAOLO RAPPRESENTAVA LA DESTRA VERA, PULITA, CORAGGIOSA CHE NON HA PAURA DI AMARE IL PROPRIO PAESE E DI MORIRE PER DIFENDERNE I VALORI….RAPPRESENTA LA NOSTRA MEMORIA E LA NOSTRA SPERANZA DI CAMBIAMENTO
Molti di quelli che lo avevano simbolicamente votato alla presidenza della Repubblica
come “uomo giusto”, oggi ne avrebbero limitato gli strumenti di indagine.
Eppure sfileranno stasera durante la fiaccolata che a Palermo concluderà il ricordo dell diciottesimo anniversario della strage di via D’Amelio, in cui persero la vita, per mano mafiosa, Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta.
Al termine di una giornata di tensione, con contestazioni al governo avvenute anche a Milano, con i parlermitani che finora hanno scelto di stare a casa. Disinteresse, disincanto, timore di marciare a fianco di qualcuno che potrebbe essere stato il mandante della mano assassina?
Siamo certi che stasera in piazza ci saranno invece tanti giovani siciliani desiderosi di riscatto sociale.
La mente non può non tornare alla immensa fiaccolata che attraversò Palermo nell’estate del 1993, dopo la strage di Capaci e l’assassinio del giudice Falcone.
A guidare quella fiaccolata era Paolo Borsellino, lo sguardo triste ma determinato di chi sapeva che “era arrivato il tritolo anche per lui”, ma non intendeva disertare l’ultima battaglia: quella della legalità , del servizio alla Comunità , quella della difesa dei valori e degli ideali che avevano caratterizzato la sua vita.
Fino al sacrificio supremo.
Erano i giorni nei quali un potere occulto e criminale, dopo aver eliminato Falcone, doveva abbattere l’ultimo ostacolo a quella ignobile trattativa finalizzata a salvaguardare la vita e il potere di vecchi e nuovi referenti politici ed economici di Cosa Nostra.
Fu proprio al termine di quella straordinaria manifestazione che Paolo Borsellino prese la parola.
Un silenzio surreale sembrava avvolgerlo.
Iniziò a parlare per “ricordare Giovanni e i Giuda che lo avevano tradito”.
Paolo concluse quella magnifica “orazione civile” con parole fortissime e sprezzanti, tra gli applausi e le lacrime della folla, verso chi “aveva perduto per sempre il diritto alla parola”. Continua »
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Luglio 19th, 2010 Riccardo Fucile
FONDATA DA MANUELA MARRONE NEL 1998, LA SCUOLA E’ IMPRONTATA ALLA CULTURA LOCALE…PRESIDENTE E’ DARIO GALLI, EX SENATORE LEGHISTA: LA COMMISSIONE BILANCIO DEL SENATO HA EROGATO QUELLA CIFRA SU RICHIESTA DELLA LEGA…NEL 2008 LA SCUOLA HA DICHIARATO UN PASSIVO DI 495.796 EURO…MA NON ERA ROMA LADRONA LA PATRIA DELLE CLIENTELE?
Le ristrutturazioni costano, e se c’è un aiuto statale è meglio.
Quello che non vale per i comuni cittadini è però sempre un principio cui può appellarsi la Casta quando deve far arrivare contributi a fondo perduto ad enti, organismi, associazioni della “parrocchia di appartenenza”.
Metodi da prima Repubblica ormai superati?
Sistemi clientelari tipici del sud assistenzialista o della Roma ladrona?
Pare di no: piuttosto caratteristica della Lega dei “duri e puri”, a giudicare da
quanto è stato stabilito nel decreto del ministro del Tesoro, lo scorso 9 giugno, particolarmente generoso con la Scuola Bosina di Varese.
Un nome che forse dice poco ai più, ma che nella Lega Nord dice molto.
La Scuola Bosina, o Libera Scuola dei Popoli Padani (una delle associazioni della galassia Lega nord), è stata infatti fondata nel 1998 dalla signora Manuela Marrone, “maestra di scuola elementare di lunga esperienza” (spiega il sito della scuola), ma soprattutto moglie di Umberto Bossi.
La signora Marrone è tuttora tra i soci della cooperativa che dà vita a questa scuola materna, elementare e secondaria, improntata alla cultura locale, alle radici e al territorio.
Presidente della scuola è Dario Galli, che oltre a occuparsi di pedagogia padana è stato anche senatore della Lega.
Proprio il Senato, in commissione Bilancio (di cui la Lega ha la vicepresidenza), ha formalizzato l’elenco di enti beneficiari dei contributi stanziati nel «Fondo per la tutela dell’ambiente e la promozione dello sviluppo del territorio» creato nel 2008.
Un elenco lunghissimo che comprende associazioni culturali, case di riposo, comuni, fondazioni, diocesi, parrocchie, università e appunto qualche scuola. L’impegno statale per l’istituto scolastico padano è complessivamente di 800mila euro per due anni, 2009 e 2010, rubricato alla voce non meglio precisata di “ampliamento e ristrutturazione”.
Il provvedimento della commissione bilancio ha anche un nome più popolare, «legge mancia», perchè in quel modo senatori e deputati assegnano contributi e fondi a enti o amministrazioni che hanno particolarmente a cuore (per circa 200 milioni di euro tra Senato e Camera), per fini elettorali.
Leggiamo un po’ in cosa consiste la metodologia della scuola Bosina sul sito della Lega Nord (una scuola di partito o una scuola sul sito di partito?). Continua »
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Luglio 19th, 2010 Riccardo Fucile
SCUOLE, FERROVIE, SANITA’, ACQUE, ELETTRICITA’ MISURANO IL GRADO DI CIVILTA’ DI UNA COMUNITA’…IN UNO STATO NAZIONALE CHE SI RISPETTI LA QUALITA’ DI UN VIAGGIO IN TRENO DOVREBBE ESSERE LA STESSA OVUNQUE: L’ODISSEA DI UN DOCENTE UNIVERSITARIO
Un treno che parte dalla terza città d’Italia, un espresso notte che da Torino raggiungerà
Reggio Calabria.
Vi sale anche uno stimato docente universitario genovese, il prof. Dino Cofrancesco, cattedra di Storia del pensiero politico all’Università di Genova, qualificato collaboratore di testate nazionali.
Il resoconto del viaggio lo ha fatto qualche giorno fa sul quotidiano genovese “il Secolo XIX” e ne riportiamo qualche considerazione in sintesi.
Pur percorrendo solo il tratto tra Torino e Genova, il docente definisce il viaggio “un’esperienza sconvolgente: il convoglio era costituito solo da sei vetture di seconda classe, senza aria condizionata, coi finestrini bloccati dalla ruggine e dalla salsedine. Valigie nei corridoi, toilette in gran parte bloccate, sporcizia ovunque, una bolgia infernale e un caldo tremendo”.
Questo il treno appena partito: il capotreno infatti spiega ai viaggiatori che non c’è da meravigliarsi, visto che quelle vetture attendevano da giorni la partenza sotto un sole rovente.
Il prof. Cofrancesco definisce il suo breve viaggio “una lezione di vita e di storia indimenticabili”.
E scrive:”In anni in cui si discute di avveneristici ponti sullo Stretto, partono dalla civilissima Torino treni che nelle aree più depresse dell’Europa balcanica, sarebbero considerati un’offesa alla dignità umana. Si può davvero pensare che se la destinazione non fosse stata Reggio Calabria, ma Roma o Trieste, i dirigenti della stazione sabauda avrebbero utilizzato quelle vetture vecchie e scrostate, neritevoli di riposo eterno? I meridionali che ho incontrato si sentivano trattati come animali ammassati in un carro bestiame, vittima di una cultura nordista che li retrocede a sudditi”. Continua »
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Luglio 18th, 2010 Riccardo Fucile
RAPPORTO DEL CENSIS: IL 44% DELLE COLLABORATRICI DOMESTICHE HA AVUTO UN INFORTUNIO NEL CORSO DELL’ANNO MA TACCIONO PER PAURA DI ESSERE DENUNCIATE….SU 100 ORE DI LAVORO VENGONO VERSATI I CONTRIBUTI SOLO PER 42 ORE
Donna, giovane, spesso diplomata o laureata. E immigrata.
Questo, secondo l’ultima ricerca del Censis, il profilo del collaboratore domestico che lavora nelle case degli italiani, asse portante di una società sempre più anziana, ma non ancora tutelato a dovere.
Nel nostro Paese lavorano circa 1,5 milioni di colf e badanti, il 42% in più rispetto al 2001.
Il 62% non ha un contratto regolare o, se ce l’ha, non riceve una copertura previdenziale regolare.
In media, su 100 ore di lavoro sono soltanto 42 quelle per cui vengono versati i contributi.
Dai dati Censis emerge anche che generalmente si tratta di donne romene (19,4%), ucraine (10,4%), polacche (7,7%) o moldave (6,2%) e che queste collaboratrici spesso sono vittime di incidenti sul lavoro.
Tra le cause più diffuse disattenzione, comportamenti azzardati e incapacità di comprendere le istruzioni di funzionamento di un elettrodomestico.
Nel 2008 sono stati 3.576 gli infortuni, due dei quali mortali, e il 44,3% delle persone interpellate dichiara di aver già subito un incidente nel 2010.
Più colpiti gli stranieri (46,3%) e per lo più da bruciature (18,7%), scivoloni (16,1%), cadute dalle scale (12,2%), ferite da coltelli (8,6%), strappi e contusioni (7,6%), intossicazioni da detersivi (4,2%) e scosse elettriche (3,6%).
Nella maggior parte dei casi le famiglie sanno dell’incidente perchè magari presenti in casa in quel momento (38,7%), perchè le conseguenze fisiche sono evidenti (15,7%) o perchè informate direttamente (16%).
Spesso però restano all’oscuro dell’accaduto (27,5%): nel 18% dei casi colf e badanti tacciono perchè l’incidente non è molto grave, ma anche per paura di essere rimproverate (5%) o licenziate (4,5%).
La sicurezza sembra comunque un problema avvertito solo in parte dagli italiani e infatti un lavoratore su tre denuncia di non ricevere nessun supporto in tal senso da parte dei datori di lavoro (32,6%). Continua »
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Luglio 18th, 2010 Riccardo Fucile
SECONDO I DATI ISTAT, SONO TRE MILIONI GLI ITALIANI IN POVERTA’ ASSOLUTA, PARI AL 5,2% DELLA POPOLAZIONE….LA SITUAZIONE SI AGGRAVA TRA GLI OPERAI (6,9%) E AL SUD (22,7%)
In Italia, nel 2009, le famiglie in condizioni di povertà relativa sono state 2 milioni 657
mila e hanno rappresentato il 10,8% dei nuclei residenti nel nostro Paese.
Si tratta di 7 milioni 810 mila individui poveri, il 13,1% dell’intera popolazione.
Il dato è pressochè stabile rispetto al 2008, visto che l’effetto della crisi è stato mitigato da due ammortizzatori (Cig e famiglia), ma la situazione si aggrava comunque tra gli operai e nel Mezzogiorno.
Peggiorano infatti le condizioni delle famiglie povere del Sud e cresce la povertà assoluta (che misura i più poveri tra i poveri) di quelle operaie.
Secondo i numeri forniti dall’Istituto di statistica, nel 2009, 1.162 mila famiglie (il 4,7% delle famiglie residenti) sono risultate in condizione di povertà assoluta per un totale di 3 milioni e 74 mila individui (il 5,2% dell’intera popolazione).
La soglia di povertà relativa per una famiglia di due componenti è pari alla spesa media mensile per persona, che nel 2009 è risultata di 983,01 euro (-1,7% rispetto al valore della soglia nel 2008).
L’incidenza della povertà assoluta viene calcolata sulla base di una soglia di povertà che corrisponde alla spesa mensile minima necessaria per acquisire il paniere di beni e servizi che, nel contesto italiano e per una determinata famiglia, sono considerati essenziali a conseguire uno standard di vita minimamente accettabili. Continua »
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Luglio 17th, 2010 Riccardo Fucile
IL PREMIER ORMAI DEFINISCE TREMONTI COME “MINISTRO DELLA LEGA”: “STA LAVORANDO PER UN PARTITO DEL NORD CON BOSSI: SONO SLEALI”… SILVIO TEME CHE IL PDL GLI SFUGGA DI MANO E CHE FINI, GRAZIE AL CENTRO-SUD, VOLI OLTRE IL 15%
Nonostante le smentite di prassi, Berlusconi e Fini forse potrebbero vedersi entro fine mese.
Il premier si sente accerchiato al suo interno dall’asse Tremonti-Bossi e dalle ormai consolidate 23 correnti interne al Pdl, e ha bisogno di una tregua con il presidente della Camera.
Segno evidente di debolezza: ieri ha ordinato ai suoi di non polemizzare con i finiani in Tv e ad Alfano di verificare sulla “legge bavaglio” la possibilità di trattare con la Bongiorno una resa onorevole.
Disposto a sacrificare la sua originaria impostazione, per non farsi impallinare in Parlamento dalle truppe finiani che godono di sponde ormai anche tra i forzisti del Pdl.
Verdini per ora resta, ma le richieste di Fini sono pesanti: azzeramento dei vertici, ovvero via i tre coordinatori e i capogruppo parlamentari, e a breve tutti i vice devono essere esponenti finiani, per riequilibrare il governo appiattito sulla Lega. Berlusconi si rende conto che non può andare in guerra contro tutto il mondo e cerca di limitare i danni.
“Non è possibile che un presidente del Consiglio debba leggere la manovra economica solo alla fine: Giulio pensa di essere furbo, ma è solo sleale, sta cercando un accordo con Bossi e con la sinistra per prendere il mio posto” ha confidato ieri il premier a un gruppo ristretto di fedelissimi. Continua »
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Luglio 16th, 2010 Riccardo Fucile
OGNI VOLTA CHE CONVOCA I VERTICI DEL PARTITO A PALAZZO GRAZIOLI LE FRASI ESATTE VENGONO RIPORTATE DAI GIORNALI… LO STESSO ACCADE NEL CORSO DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI: LA TAGLIA PER PALAZZO CHIGI SALE A CINQUE MILIONI
La voce era da qualche giorno in giro, ma oggi la conferma ufficiale arriva da un giornale
vicino al premier, ovvero “Libero”.
D’accordo che Silvio parla spesso di trame internazionali a suo danno, di strani “complotti” dei poteri forti che remano contro di lui, ma che si arrivasse alle taglie interne al Pdl come nel Far West nessuno se lo sarebbe aspettato. Non sappiamo se la decisione farà più preoccupare o sorridere gli italiani, alle prese con problemi più seri della fuga di notizie da Palazzo Grazioli, ma Silvio lo aveva promesso: “ghe pensi mi”.
Ora abbiamo capito a cosa si riferiva.
Le gole profonde del Governo hanno i giorni contati: Silvio ha messo una taglia di 3 milioni di euro sui delatori di palazzo Grazioli e di 5 milioni su quelli di palazzo Chigi.
Il motivo? Ogni volta che convoca un consiglio dei ministri o un summit di partito, il giorno dopo sui quotidiani appare il resoconto completo degli incontri con tanto di suoi virgolettati.
E Silvio è furibondo perchè le frasi virgolettate sono proprio vere.
Nel Ghota di corte si annida un Giuda e Silvio è intenzionato a stanarlo: non sappiamo se trascorra le notti a esaminare le schede segnaletiche dei ministri e dei vertici pidiellini, ma certo non è riuscito a venirne a capo da solo.
A questo punto ha deciso di far scattare l’offensiva della taglia in denaro.
Tre e cinque milioni a seconda delle residenze, cifre da paura, che temiamo scateneranno falsi allarmi, delatori presunti, coltellate alla schiena tra ministri, aumentando ancora di più le divisioni e i sospetti. Continua »
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