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NATALE, CROLLO DEI CONSUMI: SPESI 400 MILIONI DI EURO IN MENO

Dicembre 27th, 2011 Riccardo Fucile

I DATI DI FEDERCONSUMATORI: – 18% ABBIGLIAMENTO E CALZATURE, – 24% ARREDAMENTO ED ELETTRODOMESTICI, – 7% PROFUMERIA. — 8% TURISMO… RISPETTO A UN ANNO FA IN CALO ANCHE GIOCATTOLI (-3%) E ALIMENTARI (- 1,5%)

La crisi morde anche il Natale. Era prevedibile, ma è ancor più impietosa la fotografia che i giorni di   festa scattano allo stato di salute dell’economia italiana.
In un periodo tradizionalmente di forti consumi in ogni settore, per viaggi, spostamenti, corsa al regalo, feste e cenoni vari, in Italia è stata registrata un’evidente contrazione rispetto allo scorso anno: spesi 400 milioni di euro meno delle previsioni.
Questo, secondo i dati analizzati dall’Osservatorio nazionale Federconsumatori (Onf) sui consumi relativi alle festività  natalizie, pervenuti dai centri di elaborazione dislocati nel Nord, Centro e Sud Italia, sia nelle piccole che nelle grandi città .
In base allo studio di Federconsumatori, la spesa totale per il Natale si è attestata a 4 miliardi di euro, rispetto ai 4,4 stimati.
La spesa media a famiglia è stata di 166 euro, al di sotto di previsioni che già  erano negative. Analizzando l’impatto della contrazione sui diversi settori, si scopre che l’unico a registrare un seppur lieve incremento è quello dell’elettronica di consumo, mentre le promozioni permettono all’editoria di reggere l’urto mantenendo livelli stabili.
Per tutto il resto, persino alimenti e giocattoli, è un Natale nel segno del meno.
Entrando nel dettaglio, crollano abbigliamento e calzature (-18%), mobili, arredamento ed elettrodomestici (-24%).
Pesante il passivo per profumeria e cura della persona (-7%).
Note dolenti anche per i viaggi: meno partenze e turismo che accusa un grave -8%.
Sotto l’albero, meno regali per i più piccoli: le vendite di giocattoli hanno fatto registrare -3%. E cenoni meno ricchi, con una contrazione nei consumi di prodotto alimentari del -1,5%.
Come si diceva, l’unico settore in positivo è quello dell’elettronica di consumo: un +1% frutto, secondo lo studio di Federconsumatori, del passaggio al digitale terrestre di alcune regioni e dalla vendita di smartphone.
“E’ chiaro – hanno dichiarato Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, Presidenti di Federconsumatori e Adusbef – che da tutto ciò deriva l’urgente necessità  di affiancare alle misure di riequilibrio dei conti (che solo per la manovra Monti costeranno alle famiglie 1129 euro), interventi determinati per avviare una nuova fase di sviluppo, attraverso il rilancio degli investimenti nei settori produttivi” .

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INPS, CROLLANO LE NUOVE PENSIONI: OLTRE 94.000 IN MENO RISPETTO A UN ANNO FA

Dicembre 27th, 2011 Riccardo Fucile

QUELLE LIQUIDATE NEL 2011 SONO STATE 224.856…. IL CALO HA RIGUARDATO SIA I LAVORATORI DIPENDENTI (-29,6%), SIA GLI AUTONOMI…. L’EFFETTO DELLE FINESTRE E L’INASPRIMENTO DEI REQUISITI PER L’ACCESSO ALLE PENSIONI DI ANZIANITA’

Le nuove pensioni liquidate nel 2011 sono in calo: nei primi 11 mesi dell’anno — secondo gli ultimi dati Inps — le pensioni di vecchiaia e anzianità  liquidate sono state 224.856, oltre 94.000 in meno rispetto allo stesso periodo 2010.
Il dato è stato possibile soprattutto grazie all’effetto finestre.
Il calo più consistente si è registrato per le nuove pensioni di vecchiaia (età  anagrafica di 65 anni per gli uomini e di 60 le donne secondo le regole vigenti fino al 2011, anni però che sono diventati 66 e 61 con l’introduzione della finestra mobile).
Sulla diminuzione hanno inciso soprattutto le nuove regole scattate nel 2011 sulla finestra mobile (12 mesi di attesa una volta raggiunti i requisiti per la pensione, 18 mesi per gli autonomi) e sull’inasprimento dei requisiti per l’accesso alla pensione di anzianità  (almeno 60 anni di età  con quota 96 tra età  e contributi, a fronte dei 59 e quota 95 del 2010, mentre sono rimasti stabili i 40 anni di contributi a qualsiasi età ).
Nel 2011 quindi sono riusciti a uscire solo coloro che avevano già  raggiunto i requisiti nel 2010, perchè per chi li ha raggiunti quest’anno è scattata la finestra mobile che ha rinviato tutti al 2012.
L’andamento è leggibile con chiarezza nei diagrammi dell’Inps, con il blocco quasi totale per le pensioni di vecchiaia dei lavoratori dipendenti da maggio 2011 (su 46.778 pensioni di vecchiaia ai lavoratori dipendenti oltre 39.000 sono state erogate tra gennaio e aprile grazie alle uscite con le vecchie finestre).
Per i dipendenti il crollo delle pensioni di vecchiaia rispetto alle 90.108 accertate nei primi 11 mesi del 2010 è stato del 48%.
Dal prossimo anno scatteranno le regole previste dalla manovra correttiva (addio alle quote per l’anzianità , aumento per l’età  di vecchiaia delle donne, cancellazione della finestra mobile ecc.) ma usciranno ancora con le vecchie regole coloro che hanno maturato i requisiti nel 2011 e sono stati bloccati dalla finestra mobile.
Quindi il lavoratore dipendente che ha maturato i requisiti per la pensione a giugno 2011 uscirà  a giugno 2012, ancora con la finestra mobile.
Il calo complessivo delle pensioni ha riguardato sia i lavoratori dipendenti (da 191.666 a 134.243, con un -29,6%) sia gli autonomi (da 27.501 a 20.137 per i coltivatori diretti, da 53.416 a 38.107 per gli artigiani, da 46.362 a 32.369 per i commercianti).
Se si guarda solo alle pensioni di anzianità , il calo è stato più consistente per gli autonomi.
Nei primi 11 mesi del 2011, infatti, le nuove pensioni di anzianità  liquidate dal fondo lavoratori dipendenti sono state 87.465, appena il 13,8% in meno rispetto alle 101.558 dei primi 11 mesi del 2010.
Per i trattamenti di anzianità  dei dipendenti si è registrato un aumento di 21.135 assegni rispetto ai 66.330 previsti dall’Inps, unico caso per il quale gli assegni liquidati sono stati superiori a quelli previsti dall’Istituto (nel complesso tra vecchiaia e anzianità  sono stati nei primi 11 mesi del 2011 14.364 in meno rispetto alle attese).
Le riforme della previdenza messe in campo prima del decreto salva-Italia “hanno funzionato, ma abbiamo verificato che prima la transizione era troppo lenta”, ha detto il presidente dell’Inps Antonio Mastrapasqua commentando il crollo delle pensioni liquidate nei primi 11 mesi del 2011 (-29,5%). Mastrapasqua ha sottolineato che nei primi 11 mesi del 2011 l’età  media di uscita dal lavoro è stata di 60,2 anni, in calo rispetto ai 60,4 del 2010 e ai 61,1 del 2009.
Il dato è dovuto al crollo delle pensioni di vecchiaia (-39,4%), liquidate ad un’età  più alta di quelle di anzianità  (62,7 anni di età  rispetto ai 58,7 di quelle di anzianità ).
“Negli altri Paesi europei — ha detto il presidente Inps — si esce dal lavoro più tardi e con tassi di sostituzione molto più bassi. A fronte del nostro 80% rispetto all’ultimo stipendio, in Germania chi va in pensione prende in media il 58,4% dell’ultima retribuzione. Ora il sistema è stato messo in sicurezza”.
Nel 2011 il bilancio finanziario di competenza dell’Inps chiuderà , secondo Mastrapasqua, in sostanziale pareggio, mentre le cose potrebbero andare meglio nel 2012 grazie alle novità  del decreto salva-Italia sulle aliquote contributive degli autonomi, sul blocco delle indicizzazioni delle pensioni superiori a tre volte il minimo e sui contributi di solidarietà .
Quanto all’età  di uscita, nel 2012 usciranno coloro che hanno raggiunto i requisiti per la pensione nel 2011 e stanno attendendo i 12 mesi previsti dalla finestra mobile (18 per gli autonomi).
“Oggi più che mai — ha concluso Mastrapasqua — è importante l’educazione previdenziale, perchè una riforma così importante va spiegata a tutti, e su questo siamo impegnati”.

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LA CARROZZA E’ STRACARICA, MA PER SALIRE SI PAGA LA MULTA

Dicembre 26th, 2011 Riccardo Fucile

IL TAGLIO DEI TRENI PER IL MERIDIONE STA CREANDO DISAGI A RAFFICA: VAGONI STRAPIENI E BIGLIETTI ESAURITI…MA SE SI VUOLE SALIRE SUL TRENO BASTA PAGARE 50 EURO DI SOVRATTASSA

Pagare 100 euro per un biglietto che ne costa 50.
Ritenersi fortunati, perchè in qualche modo si riesce a salire sul treno, pronti per un altro “viaggio della speranza”.
Bologna, Stazione centrale.
Sono le nove di venerdì sera e il “751” Bologna-Lecce è pieno come un uovo, fermo al binario 7.
Valige, cappotti, freddo, una lunga notte davanti.
L’unica carrozza che ha i posti a sedere — le altre sei sono destinate alle cuccette — è il miraggio dei viaggiatori.
I più fortunati hanno prenotato una delle 72 poltrone disponibili. Gli altri si sono accaparrati uno dei 15 posti in piedi “tollerati” lungo il corridoio.
In molti, invece, aspettano fuori, non hanno il biglietto ma cercano di partire.
I controllori potrebbero dire che non c’è posto, che non c’è nulla da fare.
Invece no, ecco l’escamotage: “Vuole salire? Allora, lei mi paga i 50 euro del biglietto più 50 euro di soprattassa e io la faccio entrare”, spiega un controllore.
“Come se avessi preso una multa?”, chiede stizzito un signore.
“Esatto. Ecco la ricevuta”.
Una multa prima di salire sul treno, a terra.
Come condizione per viaggiare.
Un rincaro del 100% sul costo iniziale del biglietto. Una pratica che va avanti da giorni: giovedì, a mezzanotte, Trenitalia ha dovuto chiamare ben due volte la Polizia ferroviaria. Famiglie, anziani e bambini chiedevano di salire sull’ultimo treno-notte per Lecce, il “757” delle 23.57.
Un assalto alla diligenza, l’ultima possibilità  per partire.
Qualcuno minacciava denunce, “non potete fare una cosa del genere, 100 euro per stare in piedi!”.
Altri facevano collette per pagare i biglietti maggiorati.
Ben sessanta passeggeri, solo a Bologna, sono saliti in questo modo, pagando 100 euro invece di 50 per un posto in piedi, magari vicino al bagno.
Sessanta persone: quasi una carrozza in più.
Otto ore di viaggio.
Dormiranno per terra o sui portapacchi del corridoio, stipati e infreddoliti.
Dopo aver dovuto accettare una “multa” sulla banchina.
“In barba a tutte le norme di sicurezza ma anche alla civiltà ”, dice sconsolato un operaio.
E la stessa cosa è successa venerdì.
Prima, per salire sul treno-notte delle 21. Poi, ancora una volta a mezzanotte.
Con gli agenti della Polfer costretti a intervenire di nuovo per calmare gli animi.
Alle 23.57, però 30 persone restano a terra. Se fossero state 50, ci sarebbe stato un pullman in Autostazione ad aspettarli, per andare a Lecce.
Ma erano in 30, il bus non si sarebbe riempito ed è stato annullato.
Secondo Trenitalia, “non è successo niente di particolare. Chi sale senza biglietto deve pagare una maggiorazione di 50 euro”.
Si, ma a bordo, non a terra.
“E perchè? Più chiari e corretti di così”…
I posti in piedi, di regola, non dovrebbero essere più di 15, “ma è il capotreno che giudica se una carrozza è pericolosa o meno”.
“Invece di potenziare i treni per le festività , in particolare quelli a lunga percorrenza, i convogli vengono ridotti. Si prevede un taglio del 60% sulle vetture. Dal 13 dicembre viviamo nel caos, ogni sera è la stessa storia, un incubo. Io non ci dormo la notte a vedere come sono costretti a viaggiare i passeggeri. E questo metodo mi ha ferito veramente”, ammette un dipendente di Trenitalia.
I “Bologna-Lecce” ogni sera sono quattro (fino a qualche fa erano almeno il triplo, durante tutta la giornata), uno ogni ora dalle 21 a mezzanotte.
Solo sette carrozze.
Solo una per i posti a sedere.
Non basta mai.

Rosario Di Raimondo
(da “La Repubblica”)

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BANCHE IN CRISI DI LIQUIDITA’: E A PAGARE SONO SOLO I CLIENTI

Dicembre 26th, 2011 Riccardo Fucile

LE INSIDIE PER I CONSUMATORI: CONTI CORRENTI A “ZERO SPESE”, MUTUI CHE NON COPRONO PIU’ L’INTERO PREZZO DELL’IMMOBILE, POLIZZE VITA LINKED, DISTRIBUITE DAL 2001 E ORA TOLTE DAL MERCATO

La crisi di liquidità  sta mettendo in ginocchio il Paese che sta pagando a caro prezzo non solo una politica poco oculata, ma anche gli errori dei banchieri, la pesante leva finanziaria usata in passato e l’uso indiscriminato di prodotti finanziari strutturati.
Così i consumatori vedono lievitare i mutui, nonostante i tassi di interesse siano in discesa, anche a causa di una serie di prodotti accessori, mentre le imprese che hanno in mano le redini dell’occupazione vedono assottigliarsi l’accesso al credito.
E il rischio è ora di una spirale negativa senza fine in cui le informazioni alla clientela diventano un complesso manuale di istruzioni comprensibile solo ai tecnici.
Mentre il marketing punta come sempre sulla buona fede, attirando i consumatori con offerte allettanti sotto il profilo dei rendimenti, che però nel caso dei conti correnti a fine anno si rivelano una voce quasi ininfluente.
Non così le operazioni, che vengono invece adombrate. Non c’è da stupirsi.
Del resto la Commissione Ue lo ha decretato più di una volta: le banche italiane sono le più care d’Europa.
Secondo uno studio di Bruxelles datato dicembre 2010, l’anno scorso i costi pagati dagli italiani allo sportello erano superiori di due volte e mezzo rispetto alla media.
Che vedeva un cliente di banca in Italia spendere 253 euro all’anno per il suo conto corrente, contro i 112 euro della media europea e i 46 euro del Paese più conveniente, l ‘ Olanda. “Perchè queste differenze — aveva tuonato il commissario europeo per il mercato interno e i servizi finanziari, Michel Barnier – abbiamo un mercato unico, numerosi paesi hanno la stessa moneta e dal 2012 disporremo anche di un sistema unico di pagamenti”.
Il prezzo del risparmio.
Il conto zero spese è solo un sogno per la maggior parte dei consumatori. Già  perchè anche quando la banca dice che non ci saranno costi, s’inventa mille cavilli per far pagare il correntista che raramente legge i lunghi contratti che sta stipulando.
Così, col passare dei giorni si scopre che prelevare in sportelli non appartenenti alla propria banca costa un paio di euro in Italia e ancor di più in altri Paesi europei, in barba all’Unione. Guai poi ad andare in rosso, il costo può far piangere per tutto il mese successivo.
E questo anche perchè la cancellazione della commissione di massimo scoperto è stata sostituita da altre voci.
Ma non si tratta dell’unico escamotage inventato dalle banche per far soldi.
Ci sono quintali di estratti conto cartacei con un costo di rendicontazione che può raggiungere i 4 euro.
Mille insidie, poi tra i servizi gratuiti, come la domiciliazione delle bollette, dove però le singole operazioni solitamente si pagano una ad una.
E ancora, i pacchetti con un tot di operazioni incluse che a conti fatti si finisce sempre col superare pagando salate quelle in eccesso.
La crisi di liquidità  degli istituti, inoltre, rischia di pesare anche sulla trasferibilità  del conto dato che le banche allungano i tempi: in attesa del via libera si finisce per pagare due conti in contemporanea.
Capitolo a sè i conti deposito con tassi civetta che ingolosiscono, ma al netto degli interessi passivi e dei costi di apertura possono rivelarsi una delusione.
Senza contare la penale per le uscite anticipate. Insomma, alla fine, un conto arriva a costrare 253 euro l’anno.
Mutui per la casa.
Comprare casa è diventato più difficile. Se nel 2000 le banche si offrivano di finanziare fino alla totalità  del prezzo dell’immobile, la quota è scesa a settembre di quest’anno al 44 per cento: bisogna avere in contanti almeno la metà  del valore dell’immobile per il finanziamento. Quindi, come rilevato da Mutui.it  , ad aprile gli istituti arrivavano a finanziare il 56 per cento. Non solo, spesso , alla richiesta di mutuo, la banca che lo deve concedere accampa altre pretese con “prodotti collaterali”.
Molti chiedono l’apertura di un conto corrente su cui “appoggiare il mutuo” o la sottoscrizione di polizze assicurative. Ovviamente non gratis.
Con l’avanzare della crisi e l’aumentare delle esigenze di liquidità  degli istituti di credito italiani, poi, l’Adusbef ha anche rilevato l’applicazione nelle rate di alcuni mutui in essere di spread (maggiorazione pagata rispetto al parametro di indicizzazione oltre al tasso) superiori a quelli di mercato.
Le banche tentano anche di ostacolare i passaggi ad altri istituti di credito con tassi più vantaggiosi.
Come? Differendo a data da definirsi l’incontro nello studio notarile per la stipula dell’atto. Anche sul tema finanziamenti a breve, la situazione è tesa con i tassi sulle nuove erogazioni di credito al consumo saliti ad ottobre al 9,31% dal 9,24% del mese precedente.
E lo spuntare di finanziarie opache che promettono soluzioni in 24 ore.
Prestiti alle imprese.
Sempre più difficile l’accesso al credito per le piccole imprese, storicamente il vero tessuto produttivo e occupazionale del Paese.
Vittime in passato di derivati accoppiati ai finanziamenti di vario genere necessari all’azienda, oggi si scontrano con un accesso al credito sempre più difficile.
Per aprire i rubinetti, infatti, le banche chiedono loro il rispetto dei parametri internazionali di Basilea II, ma gli stessi dirigenti bancari sanno bene che, per le loro caratteristiche, le pmi del nostro Paese non sono riuscite ad allinearsi ai requisiti di patrimonializzazione richiesti dalla normativa.
Quindi scattano le garanzie personali e reali, spesso più consistenti del valore del finanziamento richiesto.
Lo sconto di fatture, poi, avviene più a singhiozzo e a prezzi meno interessanti rispetto al passato e così anche un tradizionale canale di finanziamento è meno accessibile.
La Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa veneta ha anche riscontrato un allungamento dei tempi di istruttoria delle pratiche: se prima bastavano due o tre settimane oggi sono necessari cinque o sei mesi.
Tempi biblici per un’azienda impegnata a restare sul mercato. E se non ce la fa la banca si può rifare sulle garanzie.
Carte di credito.
Attenzione alle carte di credito che arrivano in omaggio con l’apertura del conto.
La fregatura principale è che di solito il primo anno non si pagano, ma poi sì.
E la disdetta va fatta per tempo via raccomandata.
Alla larga, poi, dalle carte revolving, pubblicizzate come infinite riserve di denaro da rimborsare a rate che però non finiscono mai e sono difficilissime da tenere sotto controllo. Specialmente per i salatissimi interessi che possono arrivare anche al 17 per cento.
Prodotti bancari.
La regola di guardarsi dalle super offerte negli investimenti finanziari vale in modo particolare, anche per le obbligazioni emesse dalla banca che sta cercando di venderle al suo cliente: la storia, come dimostra il caso del convertendo “allegro” della Bpm, è piena di sogni di guadagno trasformatisi in delusioni a caro prezzo.
Discorso che vale anche per i Btp day, offerte senza dubbio interessanti sotto il profilo dei rendimenti, ma da valutare accuratamente sotto quello dei rischi.
Bancoposta.
Attualmente, sul fronte dei servizi bancari, Poste Italiane risulta più corretta delle banche, delle quali è concorrente privilegiato anche solo per la capillarità  della presenza sul territorio. Non mancano, però, i lati oscuri, come la fregatura delle polizze vita linked, distribuite dal 2001 fino a qualche anno fa e poi tolte dal mercato.
Alcune associazioni dei consumatori, poi, l’anno scorso hanno rilevato che su quattro casi di frodi nei pagamenti elettronici, solamente in uno le Poste hanno restituito le somme al consumatore e negli altri hanno addebitato la colpa al cliente tacciato di negligenza nella conservazione del pin.
Da segnalare poi l’azzeramento dei rendimenti del conto Bancoposta avvenuto quest’estate. Una mossa che Adusbef e Federconsumatori hanno letto come un escamotage per spingere il nuovo conto Bancoposta più “con più svantaggi che agevolazioni rispetto alle condizioni contrattuali che regolavano il vecchio Bancoposta che ha attirato milioni di utenti per la semplicità  e la trasparenza dell’offerta, e per i bassi costi di tenuta conto”.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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LOTTA CONTRO LA VIVISEZIONE: PRIMA CONDANNA IN ITALIA PER UN LABORATORIO FUORILEGGE

Dicembre 26th, 2011 Riccardo Fucile

QUATTRO MESI DI CARCERE PER UN IMPRENDITORE CHE HA COMPIUTO 1300 ESPERIMENTI ILLEGALI SUGLI ANIMALI… PER LA LAV E’ UNA SENTENZA STORICA: “CONFERMA CHE TUTTI GLI ANIMALI SONO OGGETTO DELLA NORMA PENALE SUL MALTRATTAMENTO (LEGGE 189 DEL 2004), SENZA DISTINZIONE ALCUNA   E   ANCHE SE OGGETTO DI SPERIMENTAZIONE”

Prima storica condanna in Italia a un laboratorio illegale di vivisezione.
Il procedimento penale che ha fruttato una condanna a 4 mesi di carcere per un imprenditore di Mirandola (Modena) è scaturito a seguito dell’intervento delle Guardie zoofile della Lav, coadiuvate dalla Guardia di Finanza, nel gennaio 2011 a cui era anche seguito il sequestro dei più di duecento animali presenti, detenuti miseramente in scaffali di stabulazione, poi salvati dalla associazione animalista.
Nei locali posti sotto sequestro quasi un anno fa erano stati compiuti più di 1300 esperimenti fuorilegge di biocompatibilità  e sperimentati oltre 500 sostanze medicinali torturando fino alla morte cavie conigli e criceti.
E come se non bastasse, le operazioni dell’imprenditore modenese sono state affiancate, come scrive la Lav in un comunicato, dall’Università  di Modena che ha di fatto prestato il suo nome a un privato che compiva esperimenti abusivi al fine di mettere a punto materiali e dispositivi medici all’interno di una vera e propria cascina, un casolare di campagna in condizione igienico-sanitarie assolutamente precarie.
”Un reato gravissimo, sia per le sofferenze inflitte agli animali sia per l’assenza di garanzie che un laboratorio clandestino può offrire alla collettività , e per il quale dunque avremmo voluto una pena ben più severa — afferma la Lega AntiVivisezione Emilia Romagna — Questa condanna è particolarmente importante perchè è la prima emessa in Italia per un caso di sperimentazione illegale e, inoltre, perchè conferma che tutti gli animali sono oggi oggetto della normativa penale sul maltrattamento (legge 189 del 2004), senza distinzione alcuna, anche se oggetto di attività  speciale, come in questo caso la sperimentazione animale”.
L’episodio si aggiunge ad una lunga e significativa serie di battaglie animaliste contro la vivisezione non più solo ideali ma reali che sta portando i primi importanti risultati.
Come ad esempio   l’allevamento lager di cani e roditori destinati al laboratori di vivisezione Stefano Morini di San Polo d’ Enza (RE), chiuso nel 2010, in piedi fin dal 1953 dopo la formazione di uno speciale coordinamento animalista dal nome programmatico “Chiudere Morini” attivo dal 2002.
Altro obiettivo recente delle associazioni è stata la richiesta di chiusura per la Green Hill in provincia di Brescia, altro allevamento lager candidato ad essere uno dei più grossi d’Europa e acquistato da pochi anni dall’azienda americana Marshall Farm Inc., la più grande “fabbrica di cani” da laboratorio al mondo.
Da Montichiari, piccolo e anonimo comune bresciano partono così le cavie vive, in grossa parte inermi cani beagle, destinate ai laboratori di tutto il mondo, dall’America alla Cina, anche se la parte più cospicua di quegli animali resta in Europa.
Battaglia delle associazioni animaliste, quanto azione del corpo forestale dello stato, è anche la lotta in Emilia Romagna contro il commercio clandestino di cuccioli provenienti dall’est europeo, in massima parte da Ungheria, Repubblica Slovacca, Romania.
Un mercato illegale da 300 milioni di euro,   giocato sulla pelle di poveri cani ammassati nei lunghissimi trasporti sottoposti a vaccinazioni ripetute o non vaccinati del tutto, contando su un’organizzazione capillare dei trafficanti che coinvolge allevatori, trasportatori, veterinari e negozianti apparentemente regolari.
Parecchie le azioni del corpo forestale andate a buon fine, anche di recente: il sequestro di cani a Reggio Emilia provenienti dall’Ungheria, o quella condotta dal nucleo della polizia zoofila di Formigine (Mo) contro una sedicente fattoria didattica che ammassava 356 cani di tutte le razze costretti in anguste gabbiate da conigli, provenienti dagli stessi traffici illeciti.
La nota lieta arriva infine dalla battaglia compiuta contro Green Hill: la nuova mascotte del movimento animalista è Tobia, giovane cucciolo di Beagle recentemente salvato dal tavolo operatorio bresciano della multinazionale americana.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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ADDIO AL GIORNALISTA GIORGIO BOCCA, ANTI-ITALIANO TRA PASSIONE E RIGORE

Dicembre 26th, 2011 Riccardo Fucile

PARTIGIANO, CRONISTA E SCRITTORE: ERA NATO A CUNEO NEL 1920…A GENNAIO ESCE IL LIBRO POSTUMO

«Tutti quelli che fanno il giornalismo lo fanno sperando di dire la verità : anche se è difficile, li esorto e li incoraggio a continuare su questa strada».
Un testamento ideale quello che Giorgio Bocca, firma storica del giornalismo italiano, scomparso oggi all’età  di 91 anni, affidò alle nuove generazioni nell’aprile 2008, ricevendo nella stessa casa di Milano dove oggi si è spento dopo una breve malattia, il premio Ilaria Alpi alla carriera.
Un testamento anche il titolo del libro che uscirà  l’11 gennaio per Feltrinelli, «Grazie no. 7 idee che non dobbiamo più accettare».
Bocca rimane l’Antitaliano, come si chiamava la sua celebre rubrica sull’Espresso, fino all’ultimo giorno.
La ricerca della verità , accompagnata dal rigore analitico, dalla passione civile, da uno stile fatto di sintesi e chiarezza e fortemente segnata dal suo carattere, un mix di disciplina sabauda, curiosità  severa e vis polemica: questi i valori che hanno ispirato la carriera più che cinquantennale di Bocca.
Valori che il giornalista e scrittore, medaglia d’argento al valor militare, aveva vissuto fino in fondo soprattutto nei primi anni di attività , quelli della guerra e della militanza partigiana: «I giornalisti della mia generazione – sottolineò in una delle sue ultime apparizioni in tv, ospite a Le invasioni barbariche su La7 nel novembre 2008 – erano mossi da un motivo etico: ci eravamo messi tragedie alle spalle, perciò il nostro era un giornalismo abbastanza serio. Oggi la verità  non interessa più a nessuno» e «l’editoria è sempre più al servizio della pubblicità ». Nato a Cuneo da una famiglia della piccola borghesia piemontese nel 1920, iscritto alla facoltà  di Giurisprudenza, appassionato di sci agonistico – e perciò noto nell’ambiente del Guf (la gioventù universitaria fascista) cuneese – Bocca iniziò a scrivere già  a metà  degli anni 30, su periodici locali e poi sul settimanale cuneese La Provincia Grande.
Durante la guerra si arruolò come allievo ufficiale di complemento fra gli alpini e dopo l’armistizio fu tra i fondatori delle formazioni partigiane di Giustizia e Libertà : «L’ho fatto per pagarmi il biglietto di ritorno alla democrazia», spiegava. Riprese allora l’attività  giornalistica, scrivendo per il quotidiano di GL, poi per la Gazzetta del Popolo, per l’Europeo e per Il Giorno e segnalandosi per le inchieste.
Nel 1976 fu tra i fondatori, con Eugenio Scalfari, del quotidiano la Repubblica, con cui aveva continuato a collaborare fino alle ultime forze.
Al suo attivo anche numerosi libri, che spaziano dall’attualità  politica e dall’analisi socioeconomica all’approfondimento storico e storiografico, dalla questione meridionale alle interviste ai protagonisti del terrorismo, senza mai dimenticare la sua esperienza partigiana, in nome della quale aveva anche polemizzato di recente con alcuni tentativi di revisione critica della Resistenza e in particolare con Giampaolo Pansa.
Tra i titoli più noti di Bocca, Storia dell’Italia partigiana (1966); Storia dell’Italia nella guerra fascista (1969); Palmiro Togliatti (1973); La Repubblica di Mussolini (1977); Il terrorismo italiano 1970-78 (1978); Storia della Repubblica italiana – Dalla caduta del fascismo a oggi (1982); l’autobiografia Il provinciale. Settant’anni di vita italiana (1992); L’inferno. Profondo sud, male oscuro (1993); Metropolis (1994); Italiani strana gente (1997); Il secolo sbagliato (1999); Pandemonio (2000); Il dio denaro (2001); Piccolo Cesare (2002, dedicato al fenomeno Berlusconi, libro che segnò il passaggio di Bocca da Mondadori, suo editore da oltre dieci anni, a Feltrinelli); Napoli siamo noi (2006); Le mie montagne (2006); È la stampa, bellezza (2008). Annus Horribilis, Milano, Feltrinelli (2010). Fratelli Coltelli (1948-2010 L’Italia che ho Conosciuto), Milano, Feltrinelli (2010).
Nella vita di Bocca c’è stato spazio anche per una breve esperienza televisiva su Canale 5, alla fine degli anni ’80, con la rubrica I protagonisti.
«Quando andai a lavorare a Canale 5 – raccontò in un’intervista – Scalfari disse “Giorgio si è innamorato di Berlusconi”. E in effetti mi piaceva la sua capacità  di fare la tv sul piano tecnico e organizzativo. Ma quando si mise a far politica, cambiai idea».
Con l’abituale lucidità , così sintetizzava la sua biografia politica: «Sono uscito dal fascismo, sono entrato nella Resistenza a capo di una divisione partigiana di Giustizia e libertà  e poi, pur essendo stato vicino al Psi non mi sono più iscritto ad alcun partito: non ho più voluto avere uno che decidesse sulla mia testa». Alle elezioni del 2008 non aveva neanche votato: «Mi ha stufato la politica com’è in Italia».
La famiglia di Bocca ha fatto sapere che intende essere lasciata tranquilla e affrontare la vicenda «in modo privato».

(da “La Stampa“)

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Destra di Popolo vi augura…

Dicembre 25th, 2011 Riccardo Fucile

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“LIGURIA FUTURISTA” SBARCA SU FACEBOOK E INAUGURA IL NUOVO SIMBOLO

Dicembre 25th, 2011 Riccardo Fucile

FESTIVITA’ MILITANTI PER IL NUOVO MOVIMENTO DELLA DESTRA LIGURE: SIMBOLO, CONTENUTI E METODOLOGIE FUTURISTE… MENTRE LA VECCHIA NOMENKLATURA PENSA SOLO AD APRIRE POINT ELETTORALI E A   PRENOTARE CARICHE E POLTRONE

Se non fossimo folli, non ci saremmo buttati in questa nuova avventura: ma sono i folli e i sognatori (che sanno anche essere pragmatici) che cambiano la politica, non è la politica che cambia loro o che fa emergere i loro lati peggiori.
Abbiamo condotto una battaglia di moralizzazione e di denuncia all’interno di Futuro e Libertà  ligure che è divenuta un caso nazionale.
Come è stato sottolineato recentemente in un convegno antimafia, è la prima volta in Italia che la base militante di un partito si ribella e denuncia certe situazioni “prima e non dopo” che esse diventino oggetto di interventi della giustizia ordinaria (vedi il caso Pronzato per il Pd ligure).
Forse avremmo dovuto ricevere ringraziamenti e non insulti?
Non ha rilevanza, verrà  il tempo anche di quelli, i tempi della politica non sono quelli della gente comune, siamo vaccinati.
Ma noi a luglio non abbiamo gettato la spugna per piagnucolare che lasciavamo campo “ai professionisti della politica” e agli intrallazzatori locali, abbiamo continuato ad assestare bordate micidiali, denunciando fatti e avvenimenti.
Perchè noi avevamo aderito a un programma di rinnoovamento della destra italiana, non avevamo prenotato una poltrona.
In sintesi: non siamo ricattabili perchè delle cariche non ce ne frega nulla, non siamo condizionabili perchè abbiamo dei valori politici di riferimento, non rispondiamo a logiche interne perchè ce ne siamo andati da uomini liberi.
Chi crede in un programma non ha bisogno di cercare nuove case: si mette a distanza di sicurezza per assistere all’implosione delle mura decrepite che ha martellato, pronto a ricostruirle secondo i valori etici e il credo politico enunciati nel piano di costruzione del fabbricato.
Una sorta di elitè rivoluzionaria repubblicana che pensa ai contenuti e lavora per essi, non per far eleggere qualcuno nascosto in liste altrui.
Ecco perchè Liguria Futurista oggi, proprio sulla base di questo percorso di coerenza, può chiamare a raccolta tutti quelli (e non solo quelli)   che si sono riconosciuti esclusivamente nel programma di Fli di Bastia Umbra per magari integrarlo laddove lo ritengano necessario.
Se la classe dirigente di un partito “tradisce” il programma e lo spirito costituente dello stesso, per quale motivo la base non dovrebbe raccoglierne l’ideale fiaccola della staffetta?
Se quelle idee erano la speranza di rinnovamento della destra italiana perchè ora non dovrebbero essere motivo di continuare a fare politica su quel percorso tracciato?
Perchè a qualcuno hanno tolto qualche carica e preferisce rimettersi sul mercato, tanto un’idea vale un’altra?
Certo, i vertici romani di Fli su Genova non ne azzeccano una, ma stanno raccogliendo quello che hanno seminato: la metà  della percentuale nazionale di consensi, lo sputtanamento mediatico che meritano certe scelte autolesionistiche, la perdita di credibilità  dovuta alla mancanza di idee e iniziative incisive.
Da parte nostra avevamo avanzato proposte concrete che avrebbero rilanciato il partito e lo avevamo fatto anche nelle sedi e nei modi opportuni, tanto per sgombrare il campo dalle ridicole accuse di essere causa di polemiche.
Qualcuno “non poteva” prendere le decisioni dovute e necessaire?
Liberi di scegliere il disfacimento.
Liberi di tenersi chi inaugura sedi fantasma.
Liberi di far eleggere chi nasconderà  persino il simbolo del partito per interesse personale e che, invece che pensare ad aprire a Genova una sede di Fli, preferisce aprire un suo point elettorale.
Sono tutti fatti che continuano a darci ogni giorno sempre di più ragione.
Noi la nostra battaglia l’abbiamo già  vinta, in ogni caso.
Ma puntiamo ad altro: a far veicolare idee, a diventare punto di riferimento di una nuova destra legalitaria e sociale, nazionale e popolare, non ci interessano le beghe di condominio.
Cresceremo per gradi, non per aggregazioni personali, ma per contenuti, frequentando mercati e non salotti, mettendoci idee e faccia, provocazioni e movimentismo, senza dover “scoprire” o cavalcare dopo due anni battaglie che avevano denunciato in tempo reale, magari per unirsi al codazzo di ex tromboni leghisti.
“Liguria Futurista” è oltre, è avanti.
Abbiamo il nuovo, definitivo simbolo, dallo stile futurista, curato professionalmente da un creativo.
Da ieri siamo sbarcati su Facebook con la pagina personale Liguria Futurista (potete chiederci l’amicizia) improntata all’informazione ligure e nazionale, con un taglio originale.
E siamo solo all’inizio, tranquilli…
Liberi di pensare e liberi di agire.
Buon Natale futurista a tutti.

Ufficio di Presidenza
LIGURIA FUTURISTA

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“TRENI NOTTURNI BOICOTTATI DA FS PER SVILUPPARE L’ALTA VELOCITA”

Dicembre 24th, 2011 Riccardo Fucile

DIETRO I LICENZIAMENTI PER I TRENI-NOTTE LA GUERRA DELL’ALTA VELOCITA’ E LA MALAPOLITICA

I lavoratori di Wagon Lits licenziati accusano le ferrovie: “Per mesi hanno tolto la possibilità  di prenotare i posti online per le cuccette, così da poter sbandierare dati sullo scarso utilizzo del servizio”.
Il responsabile trasporti di Legambiente parla di “strategia che condanna a costi elevati passeggeri e contribuenti, soprattutto i pendolari”.
Marco Ponti: “Moretti punta a fare profitti con un servizio che rende. Mentre per tutto il resto conta sui contributi statali”
I tre lavoratori della ex Wagon Lits che da due settimane occupano una torre al binario 21 della Stazione Centrale di Milano non demordono.
L’impegno di Ferrovie dello Stato al ricollocamento non li convince: “Siamo stati boicottati”.
Oltre al lavoro, chiedono il ripristino delle linee notturne sulle quali operavano. Ma nei piani dell’ad di Trenitalia Mauro Moretti le priorità  sono altre.
L’Alta Velocità  drena gran parte delle risorse e i Frecciarossa invadono ogni tratta.
Una strategia che frena la concorrenza e condanna a costi elevati passeggeri e contribuenti.
E tra i colpevoli, ancora una volta, c’è la politica.
“Ferrovie dello Stato assume fin d’ora l’impegno di garantire, entro i prossimi 24 mesi, la progressiva ricollocazione mediante appalto di attività ”.
E’ questa l’offerta di Ferrovie ai lavoratori della Servirail Italia ex Wagon Lits, che a Milano come a Roma protestano contro la dismissione del servizio notturno e il licenziamento di 800 lavoratori.
Un’offerta che però non convince. “Perchè non si dice nulla del ripristino dei treni notte, che il gruppo ha soppresso per intralciare Montezemolo e Della Valle sull’Alta velocità ”, accusa Angelo Mazzeo, che a Milano presidia il binario 21 dove tre suoi colleghi occupano la torre faro.
Secondo i licenziati della Servirail, molte delle tratte orarie cancellate vengono sostituite dai Frecciarossa, “così la Ntv di Montezemolo e soci non avrà  spazi”.
Trenitalia parla di razionalizzazione di un servizio dove la domanda era ormai in calo, ma al binario 21 vedono le cose diversamente.
Denunciano manipolazioni nei database che gestiscono le prenotazioni, già  dal 2008: “Era impossibile prenotare online, i posti risultavano tutti pieni. Ma sul treno il posto c’era eccome, e i controllori non applicavano maggiorazioni a chi voleva fare il biglietto a bordo perchè sapevano bene come stavano le cose”.
E c’è dell’altro: “La manutenzione era ai minimi, così da degradare la qualità  del servizio e allontanare gli utenti”.
Una strategia vincente? Pare di no.
Gli ex dipendenti mostrano i dati di alcune linee notturne. E i numeri del 2010 sono addirittura in crescita rispetto a quelli del 2009. “Altrimenti i pullman che partono dalla Stazione Centrale per il Sud Italia non sarebbero così pieni”, fanno notare.
Per le feste di Natale, infatti, i posti sono esauriti da settimane.
“Le compagnie aeree low cost hanno reso i treni Nord-Sud meno strategici. Ma toglierli tutti è assurdo.
” La pensa così Dario Balotta, responsabile trasporti per Legambiente in Lombardia, che ricorda come Ferrovie dello Stato sia responsabile anche del servizio universale, per il quale lo Stato versa ogni anno miliardi di euro a sussidio delle tratte che i ricavi dei biglietti non coprono del tutto.
“Moretti non può puntare tutto sull’Alta velocità ”, sostiene Balotta, “che copre appena 685 chilometri su una rete nazionale che ne conta più di sedicimila”. A confermare che la direzione intrapresa dall’ad di Trenitalia è sbagliata, ci sono i dati degli ultimi dieci anni.
Balotta spiega che a fronte di una crescita del servizio Alta velocità  del 111%, e della flessione del 16% nel servizio tradizionale, l’exploit dell’Italia è in rosso del 5% rispetto, ad esempio, a Francia e Spagna, dove la performance è positiva (+23% e +14%).
“Dovremmo interessarci alle reti regionali”, avverte Balotta, “dove gli utenti sono cresciuti del 7,8% in soli due anni, rappresentando da soli oltre la metà  della domanda nazionale”.
I dati sono quelli del rapporto di Legambiente sul servizio ferroviario rivolto ai pendolari, dove per garantire almeno i treni in circolazione mancano ancora 400 milioni sui bilanci regionali del 2011 e 200 milioni per l’anno prossimo.
“Questo in un Paese dove l’83% dei passeggeri compie un percorso sotto i 50 chilometri”, aggiunge Ivan Cicconi, ingegnere esperto di infrastrutture e lavori pubblici e autore de “Il libro nero dell’Alta velocità ”.
“Sono dieci anni che parte dei fondi destinati al servizio universale passano all’Alta velocità ”, sostiene Cicconi.
Il fatto è che l’Alta velocità  ha costi elevati.
La linea dove passano i Frecciarossa ha infatti un costo di manutenzione fino a quindici volte superiore a quello della linea storica.
Eppure Trenitalia e Ntv pagano solo 11 euro a chilometro per la concessione di transito, mentre in Francia il costo è addirittura doppio.
“Nel frattempo”, continua Cicconi, “Moretti spende mezzo miliardo per fare il restyling delle carrozze”.
L’annuncio è di due settimane fa: “A partire dalla fine dell’anno supereremo le tradizionali prima e seconda classe portando tutto a quattro livelli di servizio”, ha spiegato Moretti, “da quello per il trasporto ferroviario, senza particolari richieste, fino a un treno di lusso”. “
Inoltre”, conclude Cicconi, “c’è la pubblicità , i club Frecciarossa, e le nuove stazioni fatte apposta per l’Alta velocità .
Dove pensate che prenderanno i soldi?”
“Moretti agisce così perchè la politica glielo permette”, attacca Marco Ponti, docente di Economia al Politecnico di Milano, già  consulente della Banca Mondiale in materia di trasporti.
“Moretti punta su un servizio — l’Alta velocità  — che dei ricavi li concede”, premette Ponti, “per tutto il resto conta sullo Stato che spende troppo e male”. E allora?
“Bisogna fare i bandi di gara”, risponde, “invece hanno appena prolungato di 12 anni la possibilità  per le regioni di evitare le gare.
“In Germania”, racconta Ponti, “hanno risparmiato fino al 25%”. In Italia ci sarebbe l’esempio del bando lanciato dall’ex presidente del Piemonte Mercedes Bresso.
“Un buon esempio”, commenta Ponti, “peccato che il centrodestra l’abbia immediatamente cancellato, dopo che l’ex ministro Sacconi e lo stesso Moretti avevano fatto il diavolo a quattro”.
Insomma, se Moretti e Trenitalia si comportano da monopolisti è grazie ai favori della politica.
E i nuovi arrivati? “Il rischio è che Moretti tagli la gola alla società  di Montezemolo”, dice Ponti.
I licenziati della ex Wagon Lits non sono infatti gli unici a ritenere che la cancellazione di tratte a lunga percorrenza serva a liberare slot in favore dei pendolini, così da non lasciare spazi alla concorrenza di Ntv.
Ma se così non fosse, “è facile che si mettano d’accordo”, conclude Ponti: “Se non altro perchè Ntv deve pagare il servizio al suo concorrente”.

Franz Baraggino
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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