Maggio 9th, 2012 Riccardo Fucile
IL VOTO A GRILLO DI COLORO CHE VOGLIONO SALTARE LA MEDIAZIONE TRA AMMINISTRATI E AMMINISTRATORI E’ ANCHE IL FRUTTO DELL’INCAPACITA’ DELLA PARTITOCRAZIA DI AUTORIFORMARSI
Si può buttarla sul ridere e dire che Grillo non è una sorpresa: in fondo sono vent’anni che gli italiani votano un comico.
Oppure strillare contro la vittoria dell’antipolitica, come fanno i notabili del Palazzo e i commentatori che ne respirano la stessa aria viziata.
Ma conosco parecchi nuovi elettori di Grillo e nessuno di loro disprezza la politica.
Disprezzano i partiti.
E credono, a torto o a ragione, in una democrazia che possa farne a meno, saltando la mediazione fra amministrati e amministratori.
La storia ci dirà se si tratta di un gigantesco abbaglio o se dalla rivolta antipartitica nasceranno nuove forme di delega, nuovi sistemi per aggregare il consenso.
Ma intanto c’è questo urlo di dolore che attraversa l’Italia, alimentato dalle scelte suicide e arroganti compiute da un’intera classe dirigente.
Non si può certo dire che non fosse stata avvertita.
I cittadini stremati dalla crisi hanno chiesto per mesi alla partitocrazia di autoriformarsi.
Si sarebbero accontentati di qualche gesto emblematico.
Un taglio al finanziamento pubblico, la riduzione dei parlamentari, l’abolizione delle Province. Soprattutto la limitazione dei mandati, unico serio antidoto alla nascita di una Casta inamovibile e lontana dalla realtà .
Nel dopoguerra il grillismo meridionale dell’Uomo Qualunque venne dissolto dalla Dc di De Gasperi nel più semplice e intelligente dei modi: assorbendone alcune istanze.
Purtroppo di De Gasperi in giro se ne vedono pochi.
La limitazione dei mandati parlamentari è da anni il cavallo di battaglia dei grillini. Se il Pdl di Alfano l’avesse fatta propria, forse oggi esisterebbe ancora.
Ma un partito che ai suoi vertici schiera reperti del Giurassico come Gasparri e Cicchitto poteva seriamente pensare di esistere ancora?
Il Pd ha retto meglio, perchè il suo elettorato ex comunista ha un senso forte delle istituzioni e dei corpi intermedi – partiti, sindacati – che le incarnano.
Ma se il burocrate Bersani, come ha fatto ancora ieri, continuerà a considerare il grillismo un’allergia passeggera, lo tsunami dell’indignazione popolare sommergerà presto anche lui.
La riprova che il voto grillino è meno umorale di quanto si creda?
Grillo non sfonda dove la politica tradizionale riesce a mostrare una faccia efficiente: a Verona con il giovane Tosi e a Palermo con il vecchio Orlando (percepito come un buon amministratore, magari non in assoluto, ma rispetto agli ultimi sindaci disastrosi).
La migliore smentita alla tesi qualunquista di chi considera i grillini dei qualunquisti viene dai loro stessi «quadri».
Che assomigliano assai poco a Grillo.
Il primo sindaco del movimento, eletto in un paese del Vicentino, ha trentadue anni ed è un ingegnere informatico dell’Enel, non un arruffapopoli.
Più che antipolitici, postpolitici: non hanno ideologie, ma idee e in qualche caso persino ideali. Puntano sulla trasparenza amministrativa, sul web, sull’ambiente: i temi del futuro.
A volte sembrano ingenui, a volte demagogici. Ma sono vivi.
Naturalmente i partiti possono infischiarsene e bollare la pratica Grillo come rivolta del popolo bue contro l’euro e le tasse.
È una interpretazione di comodo che consentirà loro di rimanere immobili fino all’estinzione. Se invece decidessero di sopravvivere, dovrebbero riunirsi da domani in seduta plenaria per approvare entro l’estate una riforma seria della legge elettorale, del finanziamento pubblico e della democrazia interna, così da lasciar passare un po’ d’aria.
Ma per dirla con Flaiano: poichè si trattava di una buona idea, nessuno la prese in considerazione.
Massimo Gramellini
(da “La Stampa“)
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Maggio 9th, 2012 Riccardo Fucile
I PARTITI DI MAGGIORANZA VENGONO PUNITI…NEL PDL IL CRAC SOFFIA SUL FUOCO DELLA PROTESTA INTERNA, MONTI POTREBBE FINIRE AL CENTRO DI VETI INCROCIATI
Hanno ammazzato Monti, Monti è vivo.
La prima impressione sarebbe quella di dirla con Antonio Di Pietro: è stata sconfitta la maggioranza di governo. 
Ma è un po’ più complicata di così e non solo perchè ieri il ministro Anna Maria Cancellieri ha subito messo un bel timbro (“La scarsa affezione era nell’aria: un problema che riguarda i partiti che ci sostengono”).
Certo, il voto delle comunali fotografa un luminoso segnale tra protesta e speranza, se è vero che da una parte il Pdl ha subito un arretramento mai visto e dall’altra il Movimento 5 Stelle (opposizione extraparlamentare al governo tecnico tra le più avanzate) si è espanso come il gas.
Per seguire la traccia segnata dal leader dell’Italia dei Valori le forze di maggioranza come minimo non sono state premiate.
Il Pd conferma la raccolta di adesioni sul territorio, ma paga in termini di diversi punti percentuali rispetto alle consultazioni precedenti.
Il Terzo Polo, principale sponsor di Monti, a parte l’exploit di Genova (è al ballottaggio, e con un “tecnico”), non fa la differenza e arranca.
Del Pdl è stato già detto molto: raccoglie metà , un terzo, in certe zone perfino un quarto dei voti degli anni scorsi.
Quanto c’entra il sostegno all’esecutivo dei prof ?
Secondo un pezzo da novanta come La Russa molto: “Non saremo complici di altri sbagli” manda a dire attraverso Repubblica, mentre il segretario del partito Angelino Alfano ha ribadito con decisione che non farà più vertici collettivi a Palazzo Chigi con Casini e Bersani, cosa che aveva già detto ma che dopo ieri diventa un po’ più di un annuncio.
Sullo sfondo, inoltre, un tema non secondario: attualmente ci sono 252 deputati e 104 senatori in carica che ancora non hanno maturato i giorni necessari per avere diritto alla pensione da parlamentare (dati openpolis.it).
Quindi quali conseguenze per il governo?
La Waterloo delle Libertà , se crea molto nervosismo e fa a dire a molti ex ministri che la colpa è dell’appoggio a Monti, è in realtà un’assicurazione sulla vita per il governo, perchè se qualcuno poteva avere voglia di andare alle elezioni anticipate ad ottobre, ora appare chiaro che non sarebbe una buona idea.
Non solo: il governo potrebbe al contrario acquisire maggiore forza nel momento in cui i partiti — in particolare quelli più grandi o forse ex grandi — sono stati sbalzati dai Cinque Stelle o dai candidati “della gente” (Tosi che ha vinto anche contro il Pdl, Doria che vinse le primarie contro i candidati Pd, Orlando in vantaggio sul democratico ufficiale Ferrandelli).
Nel senso che Monti, con questi risultati, continua a essere indispensabile per finire il lavoro per il quale è stato chiamato, altrochè elezioni.
Ma a che prezzo? E a cosa serve restare al governo se poi si rischia la paralisi? L’effetto più verosimile, difatti, è il pericolo di uno stallo, di un’immobilizzazione data dall’esito di forze uguali e contrarie che inizieranno a sforzarsi l’una contro l’altra.
Le voglie di “insurrezione” all’interno del Pdl gettano in allarme il presidente del Consiglio.
Da oggi, in definitiva, nulla sarà più come prima.
Il presidente del Consiglio chiede nuovi summit, soprattutto per parlare di lavoro (tra oggi e domani presentano il decreto sugli esodati, i sindacati sono già sul piede di guerra).
Il problema è che la debolezza dei partiti che compongono la maggioranza renderà la tenuta del governo una questione di continui scambi e anche ricatti che non potrà durare a lungo e che Monti ha già fatto capire che sopporterà poco.
La lista delle cose da fare, d’altro canto, non è breve.
La riforma del lavoro, per cominciare, che stancamente ha iniziato il suo iter al Senato: il Pd, com’è noto, non è disposto ad arretrare di un millimetro, mentre il Pdl ha già annunciato l’assalto alla baionetta per modificare il testo.
La legge elettorale, poi: i risultati di domenica e lunedì suggeriscono ai leader di partito che sembravano avere pronta la modifica cucita addosso in senso proporzionale (i soliti Abc) che il sistema studiato non sarebbe l’ideale, con partiti tutti sbriciolati sotto al 25 per cento e con poli quasi in ordine sparso.
Poi la rabbia per l’Imu (non solo a destra) e, anche se non pare proprio il primo dei problemi al mercato la mattina, il caos della Rai.
Nel frattempo peraltro Monti ha da pensare ai movimenti tettonici della politica europea dopo il trionfo di Franà§ois Hollande e le urne greche che hanno ingigantito le ali estreme ed anti-euro.
Ne viene, infine, che resta centrale la riforma dei partiti e sui rimborsi elettorali.
Ma su questo fronte, la lezione di ieri non sembra essere stata ancora sufficiente: ieri Pd e Pdl hanno proposto il taglio di un terzo sulla tranche di finanziamenti da erogare ai partiti a luglio e di metà per quelle a venire.
Se questa è la reazione dei partiti, Monti avrà di che preoccuparsi ancora per molto.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Maggio 9th, 2012 Riccardo Fucile
NEL CAPOLUOGO BRIANZOLO L’EX SINDACO LEGHISTA MARIANI RACCOGLIE SOLO IL 10%… AL BALLOTTAGGIO SCANAGATTI (PD) E MANDELLI (PDL)
La Lega Nord, segnata dagli scandali che hanno colpito i vertici del partito, perde Monza.
Ovvero la città -simbolo, dove ha governato negli ultimi cinque anni – insieme al Pdl – con il sindaco Marco Mariani, militante del Carroccio dagli anni Novanta.
E dove, la scorsa estate, era stata ottenuta l’apertura dei cosiddetti «ministeri del Nord».
Nel capoluogo brianzolo — dove si registra un’astensione record (meno 13 per cento l’affluenza alle urne rispetto a cinque anni fa) – vanno al ballottaggio Roberto Scanagatti (centrosinistra) e Andrea Mandelli, sostenuto dal Pdl e da La Destra.
Scanagatti (appoggiato da Pd, Sel, Idv, Federazione della sinistra e da due liste civiche) arriva al 38 per cento di voti mentre Mandelli è al 20,1 per cento.
Mariani si ferma all’11 per cento.
«Ora qualcuno dovrà renderne conto» protesta Mariani a proposito della scelta della Lega di correre da sola.
«Una soluzione che ci è stata imposta» dice l’ormai ex sindaco che nel 2007, con i voti del Carroccio e del Pdl uniti, vinse al primo turno.
Poi attacca anche i giornali, «che proprio da quando abbiamo pubblicato le liste hanno iniziato a dipingerci come ladri».
Soddisfatto Scanagatti: «Non mi aspettavo così tanto» ammette. E dice che non cercherà apparentamenti per il secondo turno: «Andiamo avanti con il nostro programma».
Diversa la posizione di Mandelli, costretto a inseguire: «Puntiamo a recuperare voti sia dal centro che dalla Lega».
Il risultato del ballottaggio appare incerto.
Peserà non solo l’eventuale ricomposizione dell’alleanza Carroccio-Pdl ma anche la distribuzione di altri pacchetti di voti.
Quelli dei «grillini», in primo luogo. Il Movimento cinque stelle, infatti, ottiene un ottimo risultato e il suo candidato Nicola Fuggetta va oltre il 9 per cento.
Libertà di scelta, è per ora l’indicazione per il secondo turno.
Si attesta attorno al 7 per cento, inoltre, Anna Martinetti, sostenuta dall’Udc, insieme con la lista civica Una Monza per tutti.
La candidata non si sbilancia: «Guarderemo ai programmi e alle persone», dice.
Sul risultato finale potranno poi pesare anche le diverse proposte su alcune questioni che stanno a cuore ai monzesi.
Prima tra tutte, la variante al Piano di governo del territorio (Pgt).
Ovvero un documento urbanistico da 4 milioni di metri cubi che renderebbe edificabile una zona agricola – la Cascinazza – a rischio di esondazione del fiume Lambro e la cui proprietà è riconducibile alla famiglia Berlusconi.
Il Pdl vorrebbe riprendere l’iter di approvazione della variante, mentre il centrosinistra promette di cancellarlo del tutto.
Alessia Rastelli
(da “Il Corriere della Sera”)
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Maggio 8th, 2012 Riccardo Fucile
NEL CURRICULUM NON CITA NEANCHE IL SUO PASSATO NEI VERDI…PUTTI NON E’ UN GRILLINO, SI E’ ISCRITTO DOPO ESSERE STATO CANDIDATO SINDACO….LA DENUNCIA DELLA “CASA DELLA LEGALITA'”: “BURLANDO SI E’ SCELTO SIA IL SINDACO DORIA CHE LA FINTA OPPOSIZIONE CINQUESTELLE”
Paolo Putti era già stato candidato nella lista dei “Verdi” alle passate elezioni per la vecchia Circoscrizione Val polcevera, ma si è
dimenticato di indicarlo nel curriculum messo sul web.
Putti è stato inoltre nel Consiglio di Amministrazione del Consorzio Agorà dal 2004 al 2009.
Nell’Agorà avvenivano strane cose, cose che non notava (prima dal Cda e poi come lavoratore con alcune funzioni di responsabilità , cose tutte “a sua insaputa”… cose che ha invece notato la Guardia di Finanza con la Procura di Genova).
Di che si tratta?
Il Consorzio Agorà era uno dei tasselli (insieme ad altri consorzi cooperativi) di un sistema di corruzione, turbativa d’asta e clientela che unificava i fronti politici (da una parte i Burlandi e dall’altra gli Scajola), e che ha comportato la distrazione di milioni e milioni di fondi europei per il sociale, come da rapporto della Guardia di Finanza.
Non solo Paolo Putti non si è accordo di ciò che avveniva nel consorzio in cui è stato, per 5 anni, nel Consiglio di Amministrazione, ma quando abbiamo sollevato la questione, durante un dibattito con i candidati sindaco, ha risposto che gettavamo fango.
Putti non è nuovo alla politica, e per il lavoro che svolge (sempre presso il Consorzio Agorà ) è un soggetto condizionabile.
Perchè la logica è: se non sei fedele sei fuori… e lui al dibattito ha dimostrato di essere fedele e di scagliarsi contro chi osa indicare quanto emerso su quel consorzio e sul sistema di potere a cui fa riferimento.
Putti è quel portavoce del “Coordinamento No Gronda” con i partiti al proprio interno.
E’ quello che non si è opposto all’uso del logo “No Gronda” da parte di un candidato di RC alle regionali del 2010.
E’ quello che si era candidato con i Verdi e non lo dice, facendo cadere nell’oblio questo dettaglio che forse potrebbe renderlo meno “grillo dei grillini”…
Putti non è un “grillino”.
Si è iscritto al Meetup del “gruppo storico” dopo che è stato scelto come candidato sindaco. Non aveva nemmeno un sito e neppure una pagina facebook… ha aperto quest’ultima dopo che, in piena campagna elettorale, in molteplici hanno scritto in rete che il candidato “grillino” era inesistente sul web.
Per scegliere Putti come candidato sindaco, non solo non è stato coinvolto il meetup “Genova 1”, quello con oltre 1.200 iscritti, non sono stati nemmeno chiamati ad esprimersi gli iscritti al MoVimento 5 Stelle.
Quelli che, credendo al principio “uno vale uno” urlato da Beppe Grillo, che si erano iscritti sul sito di Grillo al M5S, ignorati completamente… tranne, ovviamente, quelli del “gruppo storico” facente capo alla Cappello.
Per votare Paolo Putti hanno indetto una riunione a Murta.
Niente consultazione via web, come predica Grillo in ogni dove. Solo gli invitati della cerchia potevano sapere e partecipare.
E così a scegliere il candidato del M5S a Genova, con i pochi componenti del “gruppo storico” si sono aggiunti quelli del “Coordinamento No Gronda” (quello colonizzato dai partiti) che non erano iscritti nè al M5S nè ad alcun Meetup di Grillo.
Ma guardiamo un pochino che cosa ha detto in questa campagna elettorale il Putti.
Nella prima uscita pubblica ovvero nella conferenza stampa di presentazione ha puntato molto su Scuola, Formazione e Sanità .
Peccato che su questi tre temi il Comune che si candida ad amministrare ha scarsissime se non nulle deleghe e quindi potere di intervento.
Ad una domanda su cosa si pensa di fare sulla corruzione e l’illegalità che strangola questa città non ha risposto…
Alla prima uscita in televisione, sugli schermi di Primocanale, ha portato come esempio del loro modo di intendere la politica Don Luigi Sturzo, il padre del Partito Popolare, alias Democrazia Cristiana.
Alla seconda uscita televisiva ha cambiato soggetto, e dagli schermi di Telenord, ha portato il libro dei Barbapapà …
Arriviamo al convegno organizzato da “Il Fatto Quotidiano” al teatro della Corte il 16 aprile scorso con tutti i candidati sindaco.
Al primo giro di domande, Putti non ha risposto neppure a mezza.
Al secondo giro a qualcosina, sempre molto generico e demagogico.
Come Casa della Legalità abbiamo posto alcuni semplici quesiti ai candidati sindaco, nei 4 minuti a disposizione.
Ecco una sintesi:
1) la sindaco Vincenzi ha nominato il cognato di Totò Cuffaro nel Cda dell’ Istituto Gaslini, come motivazione diede quella che è farmacista.
Chi diventa sindaco lo conferma oppure nomina qualcuno più competente per il Cda del Gaslini?
2) gli appalti ed incarichi pubblici, così come le somme urgenze, in questa città finiscono a società come quelle dei Mamone, famiglia della ‘ndrangheta secondo i Rapporti della DIA… e con un’interdizione prefettizia, a ditte interdette o di soggetti “attenzionati”.
Questi incarichi verranno revocati o no?
3) si continuerà ad adottare il sistema del massimo ribasso per assegnare gli appalti, agevolando chi ricicla, oppure si adotteranno altri criteri, già previsti dalla legge?
4) vi è un’indagine in corso della Finanza su una truffa di milioni di euro di fondi pubblici destinati al sociale, sottratti da un sistema clientelare e corrotto. Al centro di questo sistema ci sono dei consorzi cooperativi, come Agorà e Cress. Si terranno questi consorzi o li si manda a casa?
Le risposte di Putti sono state: sulla 1) silenzio assoluto; sulla 2) “non so se avrà la capacità di denunciare queste cose”; sulla 3) “sugli appalti le cose dette crede che siano giuste e importanti”; poi ha detto che queste cose è anche doveroso farle nelle istituzioni… ma non possiamo sempre ergerci a giudici, a boia, non possiamo ergerci a giuria perchè si devono dire le cose sempre esattamente” sulla 4) che ci sono cooperatori che guardano pochissimo per portare a spasso gli anziani… ed i Consorzi in quanto tali non sono stati inquisiti!
Putti gira ogni manifestazione di questa città . Ovunque ci sia uno scontento lui arriva… è in campagna elettorale ed è normale che sia così.
Ma non le hanno solo dette, le hanno anche fatte…
Nelle rassegne stampa su gran parte delle inchieste su corruzione e mafia a Genova ed in Liguria per loro era uno slalom continuo.
Il M5S di Genova, sull’onda dello scontento, incasserà anche a Genova un bel po’ di voti… Ma noi queste cose le dobbiamo raccontare… soprattutto perchè ci pare proprio che in questo M5S genovese si confermi una pesante anomalia… che Grillo avalla ed approva.
Come facciamo a dirlo?
Un mattino, alle 8, Grillo ha chiamato il Presidente della Casa della Legalità per dirgli che ormai c’era la lista a Genova, riconoscendo che è “gente strana”… e che si erano lamentati per il post della Casa della Legalità che aveva pubblicato la sera prima.
Che post era? Quello sul Cemento di Burlando e l’alluvione…
Grillo è consapevole dell’anomalia genovese ma gli va bene che sia così.
Ne è consapevole perchè ha chiamato per chiedere “soccorso”, visto che è “gente strana”, anche gli eletti a Bologna e non solo.
Ma allora, se sa che c’è un problema, perchè non lo ha risolto?
Burlando si è garantito a 360 gradi… per l’oggi e per il domani.
Casa della Legalità
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Maggio 8th, 2012 Riccardo Fucile
IL VOTO DEL PRIMO TURNO DISEGNA UNA GEOGRAFIA COMPLESSA…CENTRODESTRA BERLUSCONIANO IN LIQUEFAZIONE. RISULTATI PERSONALI DI TOSI A VERONA E ORLANDO A PALERMO
Non sarà l’antipolitica, ma, di certo, vince la critica alla politica così come la stanno interpretando i principali partiti italiani.
Con differenze anche sostanziali, ma nessuno può cantare vittoria.
Il Pdl sembra quasi liquefarsi con percentuali che, spesso, scendono sotto il 10 per cento e i suoi candidati che, a volte, non riescono a raggiungere i ballottaggi.
La Lega Nord va malissimo e vince solo a Verona con Flavio Tosi, il suo candidato più autonomo e lontano dal “cerchio magico” bossiano.
Ma anche il Pd non va oltre a una faticosa tenuta anche se contribuisce a portare al secondo turno molti candidati del centrosinistra con buone possibilità di successo fra due settimane.
Tengono il centro e la sinistra.
Trionfa il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo che, in diverse città tocca livelli stratosferici (13/15 per cento) e, a Parma, porta al ballottaggio 2 il suo candidato Pizzarotti con una percentuale vicina al 20%.
Difficile prevedere le conseguenze di questo voto che, dalle prime reazioni (“Mai più vertici A-B-C” ha sentenziato Alfano) sembra tentare il Pdl per una politica più autonoma dal governo, ma costringe anche il Pd a tenere sempre più conto di una protesta a sinistra oggi intercettata dai grillini e di difficile ricomposizione.
Anche perchè, i candidati del movimento 5 stelle, dove non vanno al ballottaggio, non sembrano intenzionati a dare indicazioni di voto.
E vince anche l’astensionismo.
Di 7,5 milioni di cittadini chiamati a votare, solo il 67% circa (non più di 5 milioni) si sono presentati alle urne.
L’ultima volta, nelle amministrative del 2007, l’affluenza si era attestata al 73,74%. Tutto sommato, il Sud tiene quasi più del Nord (la Sicilia di poco sopra il 67%) e città di solida tradizione democratica come Genova (55,7%) e La Spezia (56%) sfiorano livelli di astensionismo vicini al 50 per cento.
Genova. Marco Doria (candidato del centrosinistra) ha ottenuto il 48,31% e andrà al ballottaggio con Enrico Musso (ex deputato Pdl passato al misto e candidato per una lista civica di centro) con il 15%.
Ottimo risultato per il candidato grillino Paolo Putti, che sfiora il ballottaggio con il 13,86%.
Il dato dei grillini va al di là delle più rosee previsioni mentre il candidato Pdl Pierluigi Vinai non sembra in grado di va oltre il 12,88% e il Pdl scende addirittura al 9,2% (nel 2007, Forza Italia e An raggiungevano insieme il 29%).
Il Pd ottiene quasi il 24% con la lista Doria oltre l’11, l’Idv al 6%, il Sel al 5% e la Federazione delle sinistre al 2,3%.
Nel 2007, l’Ulivo era al 34,4%, l’Idv al 3,6%, Rifondazione al 6%, Comunisti italiani e verdi facevano in tutto il 4,7.
Il centrosinistra, dunque, ridistribuisce al suo interno il voto, ma la somma cambia di poco.
La Lega Nord è al 3,8%, in linea rispetto al 2007, anche se alle politiche del 2008 era arrivata al 6,8%.
Palermo.
A Palermo Leoluca Orlando (sostenuto da Idv e Sinistra ed Ecologia) è accreditato di oltre il 48% e ha un posto sicuro nella corsa che si terrà tra due settimane.
L’altro concorrente dovrebbe essere Fabrizio Ferrandelli (Pd, vendoliani ed altri) con il 17%.
Ballottaggio a sinistra, dunque, in una città che ha avuto due sindaci consecutivi di centrodestra.
Vincenzo Costa (Pdl, Udc, Grande Sud di Miccichè) si ferma al 12,8% e neppure i centristi di Alessandro Aricò (Fli, Api, Mpa) riescono a far meglio di un 8,7.
Anche a Palermo, dunque, come in tutta la Sicilia, la geografia politica sembra del tutto ribaltata.
Addio al centrodestra del “cappotto”, ma anche la stagione del centrismo con Udc e Mpa ciascuno intorno e sopra il 10%, sembra tramontata.
Dietro a Orlando c’è sicuramente un forte movimento di opinione che, finora non sembra coagulato in uno schieramento politico chiaro.
Verona.
Il centrodestra si è suicidato decidendo di togliere l’appoggio al suo sindaco uscente e rimedia (Pdl, Udc, Fli, Nuovo Psi) un increscioso 8,83%, battuto persino dai grillini di Gianni Benciolini (9,35%).
Flavio Tosi, con la Lega Nord 5 (che ottiene appena il 10,7%) e un gruppo di sei liste civiche capitanate da Per Verona (37,19%) supera il 57% e vince largamente al primo turno con una “limatura” di appena 3 punti rispetto al 60,1% del 2007.
Il centrosinistra se la cava con un 22,7% ma resta dieci punti sotto il dato del 2007. Un risultato chiaro ma del tutto particolare rispetto al quadro generale: Tosi è un sindaco uscente fortemente radicato nel centrodestra che ha deciso (e l’ha fatto per tempo) di svincolarsi dai partiti scegliendo una strada personalistica e vincente.
Parma.
Nell’Emilia ricca emergono i grillini. Pochi avevano previsto che Federico Pizzarotti (Movimento 5 Stelle) sarebbe arrivato al ballottaggio. Invece è andata proprio così.
E, fra due settimane, il candidato grillino (19,47%) se la vedrà con quello del centrosinistra Vincenzo Bernazzoli che partirà dal 39,20%.
Elvio Ubaldi (Udc e civiche), già sindaco della migliore stagione del centrodestra si ferma al 16,35, mentre il Pdl letteralmente sparisce.
Il suo candidato Paolo Buzzi (vicesindaco uscente) ottiene il 4,8%.
Alle politiche del 2008, il Pdl ottenne il 28,7.
La Lega Nord (Andrea Zorandi) si ferma al 2,7% (9,4% alle politiche 2008).
Il centrosinistra, tutto sommato tiene: il 39,20% di Bernazzoli è di poco inferiore al 43,4% di Alfredo Peri delle comunali 2007 e al 45% complessivo delle politiche 2008.
Senza contare che Bernazzoli, questa volta, parte favorito al ballottaggio. Anche se i grillini potrebbero riservare sorprese.
Gli altri capoluoghi.
Pdl in liquefazione, spesso superato dai grillini, molti ballottaggi, qualche conferma del centrosinistra e qualche ribaltone a favore sempre del centrosinistra.
Poche conferme al primo turno dall’una e dall’altra parte.
E’ quello che appare da una rapida analisi del voto negli altri (22) comuni capoluogo. In Lombardia, ad esempio si andrà al ballottaggio sia a Como che a Monza.
In entrambi i casi i sindaci uscenti erano di centrodestra.
A Como il centrosinistra 7 è al 35,5 e il centrodestra appena al 13,1%.
La Lega (al 6,9%) e i grillini (al 4,9%) fanno peggio delle liste civiche, che ottengono il 9,8% e l’8,3%.
Situazione simile a Monza 8 col centrosinistra al 38,2% e il centrodestra al 20%; i 5 Stelle vicini alla Lega (9,7% a 11,2%).
In Piemonte suona la ritirata per il centrodestra che sarà presente ai ballottaggi ad Alessandria 9 (19,25%) e Asti (29,5%), in entrambi i casi con un centrosinistra tra il 35 e il 40 per cento.
Ma resta fuori a Cuneo 11 dove il ballottaggio sarà cosa tra centrosinistra (30,6) e centristi (36,1%).
Il candidato del Pdl (7,5%) è superato dalla Lega (9,7%) e addirittura dai grillini (8,3%).
In Liguria, oltre a Genova, si votava a La Spezia 12 dove si conferma il centrosinistra di Federici con il 52,5%. Il centrodestra è fermo al 15,2% e i grillini raggiungono il 10,7%.
In Veneto, oltre a Verona, era in palio il comune di Belluno 13. Il ballottaggio sarà tra centrosinistra e una lista civica entrambi intorno al 25%. Il Pdl è al 23%, i grillini al 10%, l’Udc all’8,3% e la Lega Nord appena al 4,8%.
In Friuli si votava a Gorizia 14 dove si conferma il sindaco di centrodestra Ettore Romoli con il 51,5%.
Toscana.
A Lucca (amministrazione uscente di centrodestra) 15, il Pdl è al 14,6% e resta fuori dal ballottaggio tra centrosinistra (46,8%) e Udc (15,7). Grillini al 7,6%. A Pistoia si conferma 16 il centrosinistra con Samuele Bertinelli che ottiene quasi il 60%. Il Pdl è al 16%.
In Emilia Romagna si votava anche a Piacenza 17dove sarà ballottaggio tra centrosinistra (47,1%) e centrodestra (31%), con i grillini al 9,8%.
Voto significativo all’Aquila (il primo dopo il terremoto) 18. Il sindaco uscente Massimo Cialente (40,7%) andrà al ballottaggio contro il centrista De Matteis (29,6%). Il Pdl sparisce (8,1%).
In Molise, a Isernia 19 sarà ballottaggio tra il centrodestra (45,7%) e il centrosinistra (30,7%).
Due capoluoghi (Frosinone e Rieti) al voto nel Lazio, ed entrambi andranno al ballottaggio.
Nel centro ciociaro 20 il sindaco uscente Michele Marini (centrosinistra) è testa a testa con Domenico Marzi Idv-Psi, mentre Nicola Ottaviani (Pdl) è oltre il 44%. A Rieti 21 il centrosinistra è al 42,9% e il centrodestra al 27%, con il centro al 21%.
In Puglia (quattro capoluoghi al voto) si verifica un importante ribaltone.
A Brindisi 22 il candidato del centrosinistra Cosimo Consales (53,2%) viene eletto al primo turno. Mauro D’Attis (Pdl) è al 25,5%.
A Lecce 23conferma per Paolo Perrone (centrodestra) con il 64%.
A Taranto 24 il sindaco uscente di centrosinistra Ippazio Stefano sfiora il passaggio al primo turno, con il 49,5%.
Nel ballottaggio il contendente sarà Mario Cito (Lega meridionale e La Destra). A Trani ballottaggio 25 tra centrodestra (45%) e centrosinistra al 29%.
In Calabria un solo capoluogo in palio. Quando mancano ancora 3 sezioni da scrutinare (su 90) a Catanzaro è in testa Sergio Abramo 26 (centrodestra) con il 49,96%, tallonato da Salvatore Scalzo (centrosinistra) col 42,8%.
In Sicilia si rinnovavano (oltre a quello di Palermo) i consigli comunali di Agrigento e Trapani.
Ad Agrigento sarà ballottaggio 27 tra il sindaco uscente Marco Zambuto (centrista) e il centrodestra di Salvatore Pennica.
Anche a Trapani 28 si tornerà alle urne tra due settimane per scegliere il sindaco tra Giuseppe Maurici (Terzo Polo) e Vito Damiano (Pdl).
Massimo Razzi
(da “La Repubblica”)
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Maggio 8th, 2012 Riccardo Fucile
A PALAZZO TURSI IL CENTRODESTRA SI RIDUCE A 10 CONSIGLIERI SU 40, SALVO VITTORIA DI ENRICO MUSSO AL BALLOTTAGGIO
PREFERENZE LISTA MUSSO 12,49% ELETTI PRIMO QUATTRO + ENRICO MUSSO
SALEMI PIETRO 722
MUSSO VITTORIA EMILIA 711
GIOIA ALFONSO 538
REPETTO PAOLO PIETRO 524
BASSO EMANUELE 472
BRUNI GIANLORENZO 469
MUROLO GIUSEPPE 385
ALFIERI MASSIMO 349
VACALEBRE DANILO 329
RIVOLTA CARLO 301
PREFERENZE LISTA PDL 9,21% ELETTI PRIMI TRE + PIERLUIGI VINAI
LAURO LAURA 1.116
BALLEARI STEFANO 790
CAMPORA MATTEO 665
BARONI MARIO 592
GRILLO GUIDO 549
FOIS GIAN-LUCA 508
CENTANARO VALTER 439
VIAZZI REMO 411
CIFARELLI ROBERTO 389
ZOBOLI LUIGI ALBERTO 386
PREFERENZE LEGA NORD 3,8% ELETTO SOLO EDOARDO RIXI CANDIDATO SINDACO
PIANA ALESSIO 580
PIZZOLO MILENA CESARINA 229
CONTE GIANNALBERTO 181
FANGHELLA PAOLO 102
AMORFINI MAURIZIO 99
CENSI FERSIDO ANTONIO 92
FERRACCIOLI BRUNO 91
GARASSINO STEFANO 81
COSTA FABIO 80
RAVERA BRUNO LUIGI 50
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Maggio 8th, 2012 Riccardo Fucile
UN MESE FA IL PDL ERA DATO AL 17%: E’ CROLLATO AL 9%…MUSSO NAVIGAVA OLTRE IL 21%: E’ SCESO AL 14,8%…LA LEGA E’ SOTTO IL 5%… TUTTI INSIEME ARRIVANO AL 30%, CONTRO IL 43% RAGGIUNTO NEL 2007… MA MUSSO AL BALLOTTAGGIO CAPIRA’ CHE BISOGNA CONQUISTARE VOTI NEL CAMPO AVVERSO?
L’esito delle elezioni comunali di Genova richiede una minima analisi.
Ricordiamo che nel 2007 la Vincenzi vinse con un 51% contro il 46% di Musso, allora candidato unico del centrodestra: da quello occorre partire per comprendere la realtà genovese.
I cinque anni della Vincenzi sono stati caratterizzati da arresti e scandali (in primis il suo segretario Francesca) e da una tragica alluvione, con l’allarme dato in ritardo, pochi mesi fa.
La Giunta era così invisa ai cittadini che furono fatte le primarie proprio per far fuori la Vincenzi che non ne voleva sapere di lasciare la poltrona.
Ma invece che la Pinotti, le primarie le vinse Marco Doria, poco organico al Pd, ma “volto nuovo” e indipendente di area Sel.
I sondaggi di qualche mese fa davano addirittura Musso (che aveva lasciato il Pdl) vincitore sia sulla Vincenzi che sulla Pinotti.
Anche perchè il Pdl nel frattempo “bruciava” una decina di potenziali candidati, spaccandosi tra seguaci di Scajola e quelli di Grillo e precipitando al 17% dei consensi nei sondaggi.
Dopo un mese, cioè ieri, ne ha raccolto la metà , ovvero il 9%.
Vinai è andato un po’ meglio, raggiungendo il 12,6%.
La nomination di Doria avrebbe dovuto essere di stimolo a Musso che un mese fa veleggiava tra il 20% e il 23%: nulla da fare, in 30 giorni ha perso 6 punti persino da Vinai ed è sceso al 14,8% .
Come “meno peggio” ora andrà al ballottaggio con Doria che si è fermato al 48,5% grazie anche all’exploit dei grillini arrivati al 14%.
Musso è a capo di una lista civica che porta il suo nome e che ha preso il 12% di voti (all’interno della quale vi sono candidati del Terzo polo).
Ma più della metà dei consensi li porta lui con il suo movimento.
Primo errore di Musso: non fare nulla di incisivo per andare oltre quel 20-22%, limitandosi a coltivare il proprio orticello.
Secondo errore: continuare ad attaccare il passato, quando invece la sinistra, con Doria, ha riacquistato un volto credibile , estraneo ai problemi del passato.
Invece di incalzare Doria sul suo terreno, Musso si è arroccato in difesa, con argomenti di poca presa popolare.
Sono più efficaci tre “argomenti forti” che una miriade di soluzioni per ogni alitar di vento.
La gente, è vero, vuole anche delle soluzioni ai propri problemi, ma è attratta da chi la fa sognare con un nuovo progetto di città .
Se ad ammministrare una città bastasse un ragioniere eleggerebbero un amministratore di condominio, non un politico.
E un politico se parte dal 20% non deve limitarsi a gestire quella percentuale, ma puntare in alto, a sfondare in campo avverso.
A Genova non batterai mai la sinistra se non rappresenti istanze sociali, tanto per capirci.
Una campagna elettorale liberal soft alla fine rende nulla e i risultati lo dimostrano: se il Pdl non fosse allo sfascio, Musso non sarebbe arrivato neanche al ballottaggio, lo vogliamo capire, risultati alla mano?
E ora che è al ballottaggio, pensa di attaccare o traccheggiare?
Vogliamo “scavalcare” Doria potenziando i servizi sociali, il trasporto pubblico, gli asili, l’assistenza agli anziani e aiutando le famiglie in difficoltà ?
Vogliamo eliminare qualche assurda e odiosa tassa?
Vogliamo aumentare le aree verdi?
Vogliamo disegnare la figura nuova di un sindaco che trascorra più tempo per strada invece che barricato a palazzo Tursi?
Ci fermiamo qua, ma potremmo continuare a lungo.
E il sedicente Terzo Polo che lo appoggia vuole muovere il fondoschiena e venire a Genova a dare garanzie su porto, infrastrutture, turismo, cultura, fisco, invece che fare passerelle?
E ancora: lavorare e aggregare sul web, questo sconosciuto.
Nel 2012 non esiste in Regione Liguria un sito web patrocinato dal centrodestra che faccia opera di informazione e denuncia quotidiana.
E laddove ne esista uno di area, come il nostro, viene snobbbato dai grandi strateghi elettorali che poi perdono dalla tasca i santini con cui si faceva politica 60 anni fa.
O si capiscono certe cose e si cambia registro o invece che fare politica ci si dedichi alle case di cura.
Da ricoverati, ovviamente.
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Maggio 7th, 2012 Riccardo Fucile
A SAREGO (VI) ELETTO IL PRIMO SINDACO DEI GRILLINI CHE VANNO AL BALLOTTAGGIO A PARMA E BUDRIO, PRIMO PARTITO A COMACCHIO… “NON SIAMO ANTIPOLITICA, SIAMO UNA NUOVA FORZA”
Per Beppe Grillo era la “carica dei 101″. 
Ad aprile sul blog aveva presentato così gli altrettanti Comuni dove avrebbe corso il Movimento Cinque Stelle, forte dei “150 ragazzi consiglieri dentro i Comuni e le Regioni che stanno facendo dei lavori straordinari”.
Già allora era convinto del successo e oggi, su Twitter, lancia la sfida: “Ci vediamo in Parlamento”.
Un obiettivo che poggia solide basi in queste ore, visto che a Genova ha sfiorato il ballottaggio che a Parma, invece, è certo.
Ma è a Sarego, un comune da 6.500 abitanti in provincia di Vicenza che il movimento festeggia la vittoria con Roberto Castiglion, il suo primo sindaco eletto col 35,20% delle preferenze.
Per Grillo si tratta della “prima Terza Repubblica”.
Nel capoluogo ligure, dove alla vigilia era scontata la vittoria di Marco Doria, il candidato che aveva vinto le primarie di centrosinistra e battuto il sindaco Marta Vincenzi, Paolo Putti è al 14,6%.
Ancor più consensi nella città emiliana per Federico Pizzarotti, al 20,42%, che va verso il secondo turno.
Boom di voti anche a Verona, che riconferma Flavio Tosi, ma dove Gianni Benciolini è al 9%.
Riccardo Nuti a Palermo è al 4,7%, e a Pistoia viene dato al 10%.
Dati che fanno assaporare la rivincita contro chi accusa i militanti del movimento di antipolitica e che, di fatto, consegneranno loro alcuni seggi nei consigli comunali alla fine di questa tornata elettorale.
Banco di prova a un anno dalle politiche.
Le proiezioni vengono seguite sulla pagina facebook di Grillo dove gli status raccolgono migliaia di “mi piace”.
Centinaia le reazioni dei simpatizzanti, da Genova a Palermo, nella speranza che poi “poi non succeda che prese le poltrone diventino come gli altri politici”.
Data l’escalation dei consensi, scrivono, “dobbiamo fare molta attenzione, perchè adesso per le politiche i farabutti si riorganizzeranno”.
Reagiscono a chi ha cercato di minimizzare i loro risultati tacciandoli di antipolitica (“Fassino si è corretto e ci ha definiti “antipartitici”… aveva una paura negli occhi… è finita la pacchia!”) e “visto che queste sono solo proiezioni”, i dati ufficiali promettono di essere ancor più alti.
Il live tweeting corre anche sull’accout del comico che segnala quanto sta accadendo nelle piccole amministrazioni.
“A San Giovanni Lupatoto (Verona) ci danno al 20%”, scrive il blogger che annuncia anche il “ballottaggio a Budrio“, in provincia di Bologna e il 30% secondo le proiezioni di voto a Comacchio, Ferrara, dove, come a Thiene (Vicenza) è “primo partito”.
A Mondovì, in provincia di Cuneo, ”lo spoglio dei primi 5 seggi danno il MoVimento 5 Stelle da 8,45% al 15,3%” e da Spoltore (Pescara) i “primi risultati” danno il 7%.
Raggiunto quasi il 4% a Forte dei Marmi, oltre il 14% a Carrara, a Lucca l’8%. Risultati parziali, certo, ma sufficienti perchè dai militanti e da Grillo venga retwittata la stessa riflessione da decine di utenti: “Non siamo anti-politica, siamo una nuova forza politica”.
Posizione rilanciata anche da Benciolini che sottolinea: “Il nostro movimento propone cose reali non calate dall’alto. Grillo non ha mai calato nulla dall’alto. Noi siamo contro chi vuole prendere decisioni ‘dal palazzo’, e porteremo in piazza le delibere del consiglio comunale per discuterle con i cittadini”.
Poi assicura la collaborazione col primo cittadino e la prossima giunta: “Se Tosi porterà delle proposte a favore della città noi le voteremo, altrimenti cercheremo di migliorarle, ma non di bocciarle a priori”.
Risultato inaspettato per Putti che ricorda la sua candidatura “dal basso”: “Genova vuole reagire, vuole cambiare — ha detto -. Sono una persona qualunque che si fa portavoce dei cittadini. Ora comunque vada sarà un successo”.
Segue con soddisfazione l’inizio dello spoglio anche il consigliere regionale dell’Emilia Romagna Giovanni Favia che su Facebook festeggia il “tris d’assi in Emilia Romagna”, tra Parma, Comacchio e Budrio.
In alcune piccole amministrazioni sono già state scrutinate tutte le sezioni.
I dati diffusi Ministero dell’Interno riguardano Sandrigo, 8mila abitanti in provincia di Vicenza, dove il movimento è al 13,27%, Carrosio, 500 abitanti in provincia di Alessandria, al 27,93% che avrà due consiglieri, così come le tre amministrazioni in provincia di Torino La Loggia, Rosta (30,81) e Santena (20,91%).
Santa Maria di Sala, comune di 17mila abitanti in provincia di Venezia al 15,92.
A Conselve (Padova) al 26.6%. Ad Avigliana, l’amministrazione più grande della Valsusa, la lista NoTav con Sel, Idv e Cinque Stelle, è al 47% mentre la coalizione a favore dell’alta velocità , che unisce Pd e Pdl, al 34%.
A Breda di Piave (Treviso) conquistato l’11,92%, 11,23% a Racconigi (Cuneo) e a Marcon (Venezia) il 19,35%.
Intanto proseguono gli scrutini nelle sezioni.
Piacenza, Belluno e La Spezia sono oltre il 10% e Monza è al 9%.
A Cuneo sfiora il 9% ad Asti è al 7,65%.
In attesa dei risultati definitivi il comico pubblica in post per ringraziare “i cittadini, senza soldi, autofinanziatisi” che “sono andati a votare se stessi” e “tutti quelli che hanno lavorato, a prendere le firme al freddo, coi banchetti”. Parla di “momento di grande felicità ”, ritiene che i partiti si stiano “liquefacendo in questa diarrea politica” e ironizza sulle polemiche: “Tanto per arrivare al 100% dei voti — conclude — dovreste continuare ad offendere: populista, demagogo, arruffa popoli, flauto magico, pifferaio, maiale, stronzo. Continuate, io vi mando un po’ di epiteti nuovi”.
Trachant Osvaldo Napoli del Pdl: “Hanno perso tutti, ha vinto uno solo: Grillo”.
Eleonora Bianchini
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Maggio 7th, 2012 Riccardo Fucile
RISULTATI IMPIETOSI, ALFANO DISTRUTTO… CI PENSA BERLUSCONI DA MOSCA A CONSOLARE I DIRIGENTI: “PENSAVO PEGGIO”
”Sono elezioni nelle quali registriamo una sconfitta”.
Lo dice il segretario nazionale del Pdl Angelino Alfano, di fronte ai dati delle proiezioni sulle elezioni amministrative, ancora parziali ma impietosi. I
l partito di Silvio Berlusconi è fuori dai giochi per l’elezione del sindaco in una roccaforte come Palermo (sotto l’8% dei voti, mentre la sola Forza Italia era al 18,8% nel 2007).
E’ crollato a Verona, intorno all’8% (Forza Italia aveva il 15 nel 2007), con probabile soprasso del Movimento 5 stelle, che va oltre il 9.
Ma Berlusconi da Mosca commenta: “Pensavo peggio”.
A Parma è un vero e proprio disastro.
Il Pdl è poco sopra il 4%, superato persino dai Comunisti italiani, che vanno oltre il 6.
E, reduce dal governo della città con il sindaco Vignali, sarà probabilmente costretto ad assistere a un ballottaggio tra il candidato del Pd e quello del movimento di Beppe Grillo, secondo partito in città .
Brutte notizie anche dalla provincia di Milano, zona storicamente leghista-berlusconiana, dove invece “secondo i dati che stanno arrivando, il centrosinistra vince in quasi tutti i 26 comuni chiamati alle urne, in alcune realtà al primo turno e in altri va al ballottaggio, ma in vantaggio”, ha dichiarato il segretario provinciale del Pd Roberto Cornelli.
Restando al nord, a Genova il candidato berlusconiano, l’indipendente Pierluigi Vinai, scivola al quarto posto con il 12%, il Pdl al 9%, mentre Forza Italia aveva il 22,6% nel 2007.
I dati sono ancora provvisori, ma la dimensione della sconfitta è apparsa subito chiara, tanto che il coordinatore del partito Ignazio La Russa già dichiarava al Tg3 un’ora e mezzo dopo la chiusura delle urne: “Abbiamo sbagliato i candidati, non ho difficoltà ad ammetterlo. C’è la mania di cercarli con la faccia carina, senza sapere da quale esperienza amministrativa vengano mentre la gente vuol persone affidabili e per i palermitani è più affidabile Orlando”.
Secondo La Russa “non ci saranno ripercussioni del voto sul governo, continueremo con più forza. Ma sicuramente, d’ora in poi, non possiamo dire sì a quei provvedimenti che non consideriamo giusti”.
Qualche buona notizia per il fronte berlusconiano potrebbe arrivare dal Sud. Per la Campania, il coordinatore regionale Nitto Palma parla di un risultato “non negativo, soprattutto se comparato alle altre regioni e che dimostra come il Pdl sia in Campania un partito forte, unito e radicato sul territorio”. Palma cita per esempio “la vittoria ad Aversa” mentre “dovremmo vincere a Mondragone e ci avviamo al ballotaggio ad Acerra”.
A sera arriva il commento di Silvio Berlusconi, a Mosca per la cerimonia d’insediamento dell’amico Vladimir Putin: ”Credo che siamo andati come pensavamo di andare”.
L’ex premier si è dissociato dalle dichiarazioni pessimistiche del segretario Alfano: “Non sono del suo stesso avviso, perchè in questo momento che ho definito il festival dell’antipolitica, pensavamo addirittura che ci fosse un’affluenza più bassa e quindi più penalizzante per quanto ci riguarda”.
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