Luglio 25th, 2012 Riccardo Fucile
LO SCEMPIO ALLA STAZIONE CENTRALE DI MILANO: VAGONI DIVENTATI RIFUGIO DI INDIGENTI TRA SPORCIZIA E VANDALISMI
Dal finestrino di un qualunque treno in arrivo alla Stazione Centrale di Milano lo si può
vedere con i propri occhi: nel vicino Parco Centrale giacciono abbandonate sui binari morti decine di carrozze, tra cui alcune vetture un tempo destinate al servizio dei treni notte.
Qui, tra la sporcizia, il degrado e lo scempio del vandalismo, hanno trovato casa decine di indigenti.
Alcune cuccette si sono trasformate in piccoli monolocali arredati e puliti con cura, altre in toilette assediate dalle mosche.
Fuori, tra le rotaie, le tracce di una quotidianità rubata: barbecue improvvisati ai margini dei binari, residui di sapone alla fontana e immondizia abbandonata in ogni angolo.
Culminato nel dicembre 2011 con la sospensione quasi totale del servizio, il progressivo taglio dei treni notte è stato avviato da Trenitalia a partire dal 2008.
A giugno Trenitalia ha comunicato di aver ripristinato alcuni treni notte: si tratta del prolungamento di due tratte che dalla Puglia arrivavano a Bologna ed ora arrivano fino a Milano e due tratte che da Sicilia e Calabria arrivavano fino a Roma ed ora arrivano fino a Milano (per un totale di 8 treni andata e ritorno).
Nel giro di cinque anni, la flotta effettivamente impiegata per il trasporto notturno si è ridotta da migliaia di unità a poche centinaia, con il conseguente abbandono delle carrozze inutilizzate negli scali ferroviari.
Il restauro e gli interventi di manutenzione su queste vetture non sono però andati di pari passo con le scelte legate all’interruzione del servizio: secondo quanto riportato dai documenti in possesso dei lavoratori del Binario 21 di Milano che hanno iniziato la loro protesta nell’autunno del 2001 e che hanno occupato a lungo la torre del binario della stazione centrale di Milano «dal 2007 ad oggi Trenitalia ha speso per il rinnovo dei treni notturni 350 mila euro per ogni carrozza, per un totale di circa 42 milioni. Treni lasciati marcire sui binari».
Una cifra che Trenitalia smentisce e esclude che corrisponda al vero senza però fornirne un’altra.
Resta il fatto che qualunque sia la cifra, l’investimento pare dunque andato perso, dal momento che gran parte delle vetture appena rimesse a nuovo sono oggi inutilizzate.
L’azienda esclude interventi radicali sulle carrozze dopo il 2007, ma dalle immagini girate nelle officine Rsi sembra però che i treni fossero sottoposti fino all’anno scorso a operazione di restauro consistenti.
Solo una minima parte dei convogli rimessi a nuovo sono in servizio sulla rete ferroviaria italiana.
Secondo l’ufficio stampa di Trenitalia «l’obsolescenza delle vetture fa della demolizione la destinazione preferita per i vagoni notte».
Seconda opzione, anche se meno probabile, rimane quella della vendita all’estero. Qualunque sia il destino dei treni notte, una cosa è certa: il deterioramento determinato dal passare del tempo e dal vandalismo non può che ridurre drasticamente il valore di questi treni.
Anna Pellizzone e Alessandra Tranquillo
(da “Il Corriere della Sera“)
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Luglio 25th, 2012 Riccardo Fucile
SVOLTA CLAMOROSA NELL’INCHIESTA SULLA SANITA’ LOMBARDA CHE AVEVA PORTATO IN CARCERE IL FACCENDIERE CIELLINO DACCO’
Al presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, è stato notificato un invito a comparire dalla Procura di Milano nell’ambito dell’inchiesta con al centro la fondazione Maugeri.
Al governatore è stato contestato il reato di corruzione aggravata dalla transnazionalità del reato nell’ambito dell’inchiesta sui presunti fondi neri alla Fondazione Maugeri.
Il nome di Formigoni era stato iscritto nel registro degli indagati il 14 giugno scorso, ha reso noto il procuratore capo Edmondo Bruti Liberati, in concorso con altre persone per fatti commessi a Milano e all’estero dal 2001 al novembre del 2011. L’aggravante della transnazionalità è dovuta al fatto che i magistrati milanesi ritengono che ci siano stati dei passaggi in conti correnti in Svizzera.
Contro il governatore si sono incrociate negli ultimi mesi più inchieste.
A novembre era scoppiato il caso sul crac del San Raffaele che ha coinvolto uno dei suoi fedelissimi, il faccendiere Pierangelo Daccò.
Ad aprile un nuova bufera per lo scandalo dei fondi neri della Fondazione Maugeri. Ancora una volta coinvolto Daccò, ma anche un ex assessore dc al Pirellone: il ciellino Antonio Simone.
Con loro, nel registro degli indagati, figurano anche Umberto Maugeri e Costantino Passerino.
L’inchiesta sulla Fondazione Maugeri ruota intorno a 70 milioni di euro che si presume siano stati distratti dal polo privato, attivo nel settore della sanità , in favore del consulente e mediatore Daccò.
Questi soldi sarebbero stati usati per costituire fondi neri, dai quali l’uomo d’affari avrebbe attinto per pagare alcuni benefit concessi a Formigoni: vacanze, cene e soggiorni.
In cambio, ipotizzano gli inquirenti, la Regione Lombardia avrebbe approvato delibere in favore della Fondazione Maugeri, facendo aumentare i rimborsi a suo favore per le funzioni ‘non tariffabili’.
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Luglio 25th, 2012 Riccardo Fucile
A TALE CIFRA AMMONTA IL RISARCIMENTO FISSATO DALL’INPS CHE SI DIFENDE: “LA RETRIBUZIONE BASSA NON CONSENTE RISARCIMENTI ELEVATI”…. LA MADRE: “E’ UNA QUESTIONE DI DIGNITA'”
Millenovecentotrentasei euro e ottanta centesimi. 
Questa la cifra che compare sull’assegno consegnato a Paola Armellini.
Ovvero la mamma di Matteo, il tecnico romano di 32 anni che morì tra il 4 e il 5 marzo a Reggio Calabria, mentre stava montando il palco di Laura Pausini.
«L’unica certezza fino ad adesso è che la vita di mio figlio non vale neanche duemila euro».
«È UNA QUESTIONE DI DIGNITA’»
La donna è ovviamente molto amareggiata da un risarcimento che deve sembrarle insultante. «Vorrei una spiegazione, non tanto per i 1936,80 euro, ma perchè mio figlio è morto sotto un palco e nell`oggetto del pagamento c`è scritto “risarcimento per infortunio e malattia professionale”.
“È un problema di dignità , Matteo non aveva ancora cominciato a lavorare, gli è caduta in testa tutta la struttura. Non voglio, non ci sto che la morte di mio figlio venga liquidata così».
«NESSUNA COPERTURA ASSICURATIVA»
Paola Armellini non sembra farne una questione puramente personale, la morte di suo figlio deve rimettere in discussione tutto il sistema, spesso nebuloso, che regola l’industria della musica dal vivo: «Bisogna rivedere il modo in cui viene gestito il lavoro dei ragazzi che collaborano all`allestimento dei palchi, non hanno alcuna copertura assicurativa. Ai miei tempi, un sindacato non avrebbe mai permesso una cosa del genere» .
PAUSINI «TURBATA» MA NON PARLA
E la Pausini? La notizia dell’esiguo risarcimento l’ha raggiunta mentre si sta preparando al concerto con Pino Daniele a Napoli.
Dal suo staff filtra che la cantante sarebbe “turbata”, ma non ha intenzione di commentare la vicenda e desidera attenersi a un rigoroso silenzio stampa.
«È UN ANTICIPO»
E’ intervenuto anche Giuseppe Lucibello, direttore generale dell’Inail puntualizzando che «quei soldi non sono un risarcimento ma un anticipo dell’assegno funerario».
Così il direttore generale dell’Inail, Giuseppe Lucibello, costretto però a riconoscere che «la retribuzione molto bassa del ragazzo non consente di immaginare risarcimenti consistenti.
“Con le attuali leggi, l’Inail risarcisce quello che può ma ha avanzato più volte proposte per meglio tutelare i più giovani».
Perchè la vita di un giovane non può, non deve valere millenovecentotrentasei euro e ottanta centesimi.
Matteo Cruccu
(da “Il Corriere della Sera”)
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Luglio 25th, 2012 Riccardo Fucile
IN CASA DELL’EX DIRETTORE DELL’AGENZIA CAMPANA VENNERO TROVATI 40.000 EURO IN CONTANTI, ORA E’ STATO TRASFERITO IN EMILIA
Una partenza da Napoli amara e un arrivo a Bologna burrascoso per Enrico Sangermano, nuovo direttore dell’Agenzia dell’entrate dell’Emilia Romagna, dopo tre anni e mezzo passati al vertice di quella della Campania.
Poco prima di abbandonare il capoluogo partenopeo, con il biglietto per la nuova destinazione già in tasca, il dirigente aveva ricevuto la notizia della sua iscrizione nel registro degli indagati con le ipotesi di corruzione e abuso d’ufficio.
Per questo motivo il suo insediamento in Emilia Romagna ha sollevato le voci di proteste dei sindacati, che ora parlano di “nomina inopportuna”.
“Quando una persona è sottoposta a indagine giudiziaria vale la presunzione di non colpevolezza — precisa la Cgil in una nota —. Ma la scelta di Sangermano per la direzione dell’ Agenzie delle entrate regionale è quantomeno inopportuna e discutibile”.
Secondo il sindacato, in una regione ad altro rischio infiltrazioni il primo segnale deve arrivare dalle istituzioni, su cui non possono pesare dubbi sull’integrità morale.
“L’Emilia Romagna — si legge ancora — non è un territorio esente da infiltrazioni della criminalità organizzata, di varia provenienza, in particolare nel tessuto economico. È del tutto evidente, quindi, che il primo presidio contro queste infiltrazioni è rappresentato da quelle istituzioni dello Stato che sono chiamate a reprimere tali attività criminose. Una lotta durissima che richiede innanzitutto la certezza della assoluta trasparenza ed integrità morale delle persone che sono chiamate adoperare nell’ambito di tali istituzioni, a maggior ragione se con incarichi ai massimi livelli dirigenziali”.
Napoletano, 48 anni, Sangermano conosce bene Bologna.
Nel 1997 attiva l’ufficio delle Entrate Bologna 2, di cui assume anche la direzione. Dopo va a capo del fisco nelle Marche, per approdare, alla fine del 2008 in Campania, dove subentra a Paola Spanziani, direttore regionale dal 2007.
La tegola giudiziaria arriva alla vigilia del suo trasferimento. Sangermano viene iscritto nel registro degli indagati, in una costola dell’inchiesta sul gruppo imprenditoriale Ragosta.
Indagini che a marzo avevano già portato in carcere 22 persone e 25 ai domiciliari.
Le accuse, formulate dai pm della Procura di Napoli Francesco Curcio, Alessandro Milita e Ida Teresi sono corruzione e abuso d’ufficio.
Durante una perquisizione nella casa di Sangermano gli agenti trovarono 40 mila euro in contanti, riposti in una scatola di legno.
Lui si difese, parlando di un regalo del padre “fatto in punto di morte”, mentre il suo legale assicura di poter dimostrare presto “l’estraneità del suo assistito ai fatti contestati”.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Luglio 25th, 2012 Riccardo Fucile
LEGAMBIENTE E LAV SOMMERSE DALLE CHIAMATE… SONO GIA’ 2.200 LE FAMIGLI DISPONIBILI
Loro sono più di duemilacinquecento, e ci sono già oltre duemila famiglie pronte a dare
loro una casa.
Ma non sarà così facile.
I cani di Green Hill hanno commosso, indignato per le loro condizioni, e mosso il cuore di molti, animalisti e non.
«Tanto che siamo stati sommersi di richieste – diceva ieri Milena Dominici di Legambiente – Stiamo cercando di organizzarci al meglio per le adozioni, ma non sarà una cosa facile».
Le associazioni «affidatarie» sono Legambiente e Lav. «Noi abbiamo messo a disposizione i nostri veterinari delle città dove andranno i cani in affido – spiega Carla Rocchi presidente dell’Enpa -, teniamo conto che un terzo di loro sono a rischio di restituzione, per questo abbiamo previsto un modulo concordato».
Sono già oltre 2.200 le richieste di adozione ricevute da Legambiente e Lav (Legaantivivisezione): Legambiente ne ha ricevute circa 1.500 on-line, mentre alla Lav, che ha avuto il sito in tilt per «un numero di accessi incredibile» (più di 100.000 solo lunedì), ne sono arrivate 700 in meno di 24 ore.
Il decreto della procura di Brescia, a firma dei pm Sandro Raimondi e Giorgio Cassiani, parla infatti di «affidamento provvisorio», sempre tramite le due associazioni individuate, anche a «privati cittadini».
E Antonino Morabito, responsabile fauna di Legambiente, spiega che quasi sempre, dopo un certo periodo di tempo, «l’affidamento temporaneo si trasforma in preventivo per diventare poi definitivo, con un’adozione vera e propria».
Legambiente, per gestire l’emergenza, ha messo in piedi una task force specializzata con addetti che in passato hanno portato a buon fine 30.000 affidi.
I moduli di affidamento, il contratto che le famiglie affidatarie devono leggere e firmare sono stati realizzati in collaborazione con la procura di Brescia: i cani sono «oggetto» di sequestro fino alla fine delle indagini. «Indagini che hanno finalmente fatto scoprire gli orrori di Green Hill – dice ancora la Rocchi – con decine di cuccioli morti e messi nel congelatore».
Questa mattina al Parlamentino dell’Ispettorato Generale della Forestale, sarà presentata l’iniziativa «Sos Green Hill», con Anotnino Morabito di Legambiente, Gianluca Felicetti presidente della Lav (associazioni che sono custodi giudiziari dei cani), i responsabili del Nirda (Nucleo Investigativo per i Reati in Danno agli Animali) e del Corpo Forestale: per far conoscere le modalità di affidamento dei cani sequestrati.
Con loro anche un piccolo beagle di quelli salvati dall’allevamento di Montichiari.
«Si sono dette molte cose in questi giorni, alcune non vere: dobbiamo eliminare ogni dubbio».
Davide Zanoforlini, l’avvocato ormai «eroe» degli animalisti, avvocato del Centro di azione giuridica di Legambiente spiega anche: «Ci sono delle regole da rispettare.
Il pm ha emesso un decreto di affidamento con facoltà di subaffido: formalmente i cani sono sotto sequestro temporaneo».
Del sequestro dei cani si è occupato il Corpo Forestale dello Stato, che è stato incaricato della redazione dei verbali di affidamento, con l’elenco dei microchip dei singoli animali.
Togliere al rischio vivisezione 2500 cani è di sicuro una vittoria per gli animalisti di ogni associazione italiana.
«In trent’anni di lavoro alla Lav non mi è mai successa una cosa così», ha detto Giacomo Bottinelli, responsabile adozioni della Lav.
Ma per le associazioni è anche un impegno non da poco: sono migliaia gli animali da nutrire, gestire, mantenere, per i quali bisogna cercare nuove «case» finchè non trovano una situazione sicura e stabile
Per questo l’autorità giudiziaria ha posto sotto sequestro anche il mangime, disponibile per solo per due mesi.
Da qui è scattata la solidarietà del mondo animalista, tutte le associazioni si sono sentite coinvolte per la vera sfida: dare per sempre una nuova vita ai beagle, gli stessi che sarebbero stati destinati a «provare» sostanze tossiche, contrarre malattie per poi testare farmaci, o avere le mascelle fratturate per poter poi impiantare protesi dentali sperimentali.
Antonella Mariotti
(da “La Stampa“)
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Luglio 25th, 2012 Riccardo Fucile
CHIESTO IL RINVIO A GIUDIZIO PER ABUSO D’UFFICIO IN RELAZIONE A UN CONCORSO DA PRIMARIO ALL’OSPEDALE SAN PAOLO DI BARI… IL LEADER DI SEL: “FINALMENTE POTRO’ SPIEGARE TUTTO A UN GIUDICE”
Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia e l’ex dg della Asl Bari, Lea Cosentino soprannominata “lady Asl”, potrebbero essere rinviati a giudizio.
Questo infatti è quanto chiesto dalla procura di Bari.
L’accusa è di concorso in abuso di ufficio, in relazione al concorso da primario di chirurgia toracica all’ospedale San Paolo di Bari, vinto dal professor Paolo Sardelli. ”Con la fissazione dell’udienza preliminare per la vicenda Sardelli — ha dichiarato il leader di Sinistra e Libertà — per cui sono indagato per concorso in abuso d’ufficio, posso solo dire che finalmente tiro un sospiro di sollievo essendomi così data possibilità di spiegare, dinanzi al giudice, la correttezza dei miei comportamenti”.
Vendola, è indagato dall’11 aprile scorso per aver favorito la nomina di un primario. Quel giorno il governatore ha spiegato che la sua iscrizione nel registro degli indagati deriva dalle dichiarazioni della Cosentino.
Infatti il presidente della Puglia, in una conferenza stampa convocata sull’argomento ha detto a riguardo dell’ex direttore della Asl di Bari: “Asserisce che all’origine di questa mia veemente interferenza ci sarebbe la mia amicizia con il professor Sardelli, elemento questo che è stato già autorevolmente smentito nei mesi scorsi dal professor Sardelli che ho conosciuto per essere una vera promessa della scienza medica”. Sempre sulla dirigente sanitaria Vendola ha aggiunto che questa sarebbe animata da astio nei suoi confronti perchè “ha fatto causa recentemente alla Regione chiedendo un risarcimento di tre milioni di euro”.
L’udienza preliminare al terminedella quale si deciderà sulle due richieste di rinvio a giudizio è fissata per il 27 settembre prossimo dinanzi al gup del tribunale di Bari Susanna de Felice.
Gli inquirenti contestano a Vendola di aver istigato l’allora direttore della Asl Bari, Lea Cosentino, a riaprire i termini per la presentazione delle domande per accedere al concorso.
“Quel concorso deve vincerlo Sardelli”, avrebbe detto Cosentino agli inquirenti che la interrogavano riferendo le parole pronunciate dal presidente Vendola in occasione della selezione alla quale il medico “raccomandato” non aveva partecipato perchè in lizza per un altro posto da primario presso l’ospedale “Di Venere” del capoluogo pugliese.
Venuta meno la possibilità di assumere un incarico direttivo al Di Venere, Vendola — questa l’ipotesi accusatoria — si sarebbe quindi attivato per assicurare a Sardelli l’assunzione quinquennale al San Paolo.
I fatti contestati si riferiscono al periodo compreso tra settembre 2008 e aprile 2009.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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