Luglio 8th, 2012 Riccardo Fucile
LA PROCURA FORMALIZZA L’ACCUSA CONTRO L’EX ASSESSORE REGIONALE.. I PM CHIEDONO L’INCIDENTE PROBATORIO E UN FACCIA A FACCIA CON GLI ACCUSATORI UGLIOLA E LEUCI
“Fra il settembre 2008 e il dicembre 2009, all’assessore regionale Davide
Boni sono state versate quattro diverse tangenti per un milione e 150 mila euro”. È quanto hanno accertato le indagini a carico dell’esponente del Carroccio accusato di corruzione.
La cifra totale — e inedita — la si ricava dalla mossa formalizzata dalla procura pochi giorni fa.
I pm Alfredo Robledo e Paolo Filippini, infatti, intendono svolgere un faccia a faccia tra i due principali accusatori, Michele Ugliola e Gilberto Leuci, e l’accusato, l’ormai dimissionato vicepresidente del Pirellone.
Sono stati proprio questi ultimi due a svelare, dall’estate dello scorso anno, il sistema orchestrato da Boni e dal suo staff quando nella precedente giunta era responsabile del Territorio, per concedere autorizzazioni edilizie (le pratiche per ottenere la Valutazione di impatto ambientale).
I magistrati vogliono ora che le accuse svelate durante le indagini preliminari da Ugliola e Leuci (difesi dagli avvocati Salvatore Stivala e Gianluca Maris), vengano cristallizzate in quello che si chiama un «incidente probatorio».
Boni, che ha sempre respinto ogni addebito, avrà la possibilità di trovarsi davanti a un giudice per cercare di smontare le parole, molto circostanziate, dei suoi accusatori.
Al termine dell’incidente probatorio, l’inchiesta sarebbe praticamente chiusa.
Sono sei, in tutto, gli episodi contestati a Boni.
Il primo risale al settembre di quattro anni fa e si riferisce alla «realizzazione diun centro commerciale in località Albuzzano (Pavia)».
Per ottenere il via libera, l’amministratore della Inwex, Francesco Monastero, si sarebbe accordato per una mazzetta da 800mila euro.
Ugliola, uomo vicino a Boni, avrebbe curato la parte architettonica del progetto, e contestualmente avrebbe gonfiato le fatture per poi girare la differenza all’assessore e al suo staff.
Secondo la procura, per il via libera ad Albuzzano, l’architetto avrebbe ottenuto «solo» 475mila euro, «di cui 50mila venivano poi retrocessi a Monica Casiraghi (collaboratrice dell’allora assessore leghista e oggi indagata), per una consulenza legale fittizia».
Mentre altri 200 mila, procurati da Ugliola e Leuci, «venivano consegnati in contanti a Boni e a Dario Ghezzi (capo di gabinetto dell’assessore, ndr), presso gli uffici della Regione».
Lo stesso schema, per i magistrati, si sarebbe ripetuto in fotocopia per altre pratiche.
Come per le tre aree di proprietà dell’immobiliarista Luigi Zunino (indagato): per la Falck di Sesto San Giovanni, l’ex Sisas di Pioltello e Santa Giulia di Rogoredo.
Zunino avrebbe promesso al politico un compenso globale di un milione e 800 mila euro.
Nelle mani di Boni, in realtà , secondo i racconti di Ugliola e Leuci sarebbero arrivati 100mila euro in tutto.
Ben più sostanziosa, invece, la mazzetta che sarebbe stata incassata per sbloccare la pratica dell’area «Marconi 2000» di Varedo.
In questo caso, l’imprenditore Gabriele Sabatini avrebbe seguito alla lettera le indicazioni ricevute da Boni e Ghezzi «al ristorante “A Riccione”», versando 800mila euro a seguito del via libera della licenza.
L’ultimo episodio risale al luglio 2009 ed è legato all’autorizzazione «integrata ambientale» per una discarica di amianto da realizzarsi a Lonate Pozzolo da parte della Krisalide Srl.
Per questo «ok», l’imprenditrice Cinzia Cavenati avrebbe scucito altri 100mila euro.
La metà poi girata all’allora assessore leghista da Ugliola, ovviamente brevi manu e in contanti.
Emilio Randacio
(da “La Repubblica“)
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Luglio 8th, 2012 Riccardo Fucile
PARLA LA FIGLIA DELLO SCRITTORE: “IL SUO PENSIERO SULL’ANTIMAFIA FU DISTORTO CCON UN OBIETTIVO PRECISO”
“Ricordo con sofferenza il dolore di mio padre, il suo pensiero fu distorto, strumentalizzato, il suo articolo mal titolato e l’attenzione venne spostata sulla polemica dell’antimafia parolaia. Prevalse la banalità di una polemica superficiale, utile a qualcuno per delegittimare i magistrati”.
Anna Maria, 66 anni, secondogenita di Leonardo Sciascia, moglie dell’ingegnere Antonino Catalano, madre di due figli, nonna di due bimbe, ripercorre quei primi mesi dell’87 che seguirono all’articolo sul Corriere della Sera,
Sciascia fu accusato di aver delegittimato Paolo Borsellino, nominato Procuratore di Marsala, per “meriti di antimafia” e non, come volevano le regole del Csm, per automatismi di anzianità e di rimproverare a Leoluca Orlando, anche all’epoca sindaco di Palermo, di dedicarsi più alle interviste per acquisire “meriti di antimafioso” che ai problemi della città .
Il Coordinamento antimafia definì Sciascia, che molti anni prima aveva mostrato al Paese il volto di una mafia la cui esistenza veniva negata dai più, un ‘quaquaraquà ‘.
“Svuotarono le sue parole, ne dispersero il messaggio etico e, aggiungerei, profetico”, spiega Anna Maria. P
rofetico lo fu, visto che quando si trattò di nominare il capo dell’Ufficio Istruzione, il Csm preferì Antonino Meli, magistrato più anziano ma digiuno di lotta alla mafia, a Giovanni Falcone, smantellando di fatto il pool di Caponnetto, trincerandosi dietro la ferrea applicazione di quella stessa regola che non aveva rispettato per la nomina di Borsellino. Come Sciascia aveva denunciato: “Il Csm si era sottratto alla regola vigente senza però stabilirne un’altra” legittimando il caso Falcone. Poco prima di morire, Sciascia “per squarciare quel velo di ipocrisia”, continua la signora Anna Maria “scrisse A Futura memoria. Papà non era una voce asservita al potere, ma pungolo critico del potere e Borsellino lo aveva compreso, tant’è che il magistrato non si sentì offeso dalla riflessione di papà , come mi ha confermato anche il figlio Manfredi, quando, qualche anno fa, è venuto a casa a conoscere mamma”.
Nei suoi ultimi giorni, Borsellino faceva sue le parole che Sciascia, nel Giorno della Civetta, mette in bocca al miserabile Parrinieddu, bracciante della mafia e spia della polizia per necessità : “Chi ha paura muore tutti i giorni, chi non ha paura muore una volta sola”.
Il giudice scrisse una lunga lettera a Sciascia da cui scaturì un intenso carteggio, conclusosi con l’incontro a Marsala, con le rispettive mogli, al pranzo organizzato dall’allora sindaco della città Enzo Genna.
E nel ’91, al convegno a Racalmuto con Falcone disse: “Scontro fra me e Sciascia non ve ne fu. Sciascia ha avuto estrema importanza nella mia formazione e anche nella mia sensibilità antimafia. Ebbe la gradevolezza di darmi una interpretazione autentica del suo pensiero, che mi fece subito riflettere sul fatto che quella sua uscita mirava a ben altro”.
Come, alla sua morte, ribadì la moglie Agnese: “Sciascia aveva capito tutto in anticipo”.
Anna Maria ricorda quella domenica di 20 anni fa, quando fu sorpresa sul balcone da un boato che fece tremare i vetri e una nube nera si alzò in cielo.
“Non sapevo che la mamma di Borsellino abitasse a pochi passi da casa mia. Un dolore immenso. È come se mio padre fosse morto di nuovo. Lo leggo e lo rileggo e vi trovo le risposte all’oggi. Guardo il ritratto che gli donò il suo amico Guttuso e mi sembra di toccarlo. Non era un pessimista, era uno che non si faceva illusioni. Mi piace pensare che mia nipote, Sofia, 5 anni, abbia ereditato un po’ dei suoi geni: giorni fa parlando ho usato il verbo sussurrare e lei dopo un po’ mi ha detto: nonna vieni che ti sussurro una cosa all’orecchio”. Lo scrittore di Racalmuto, poco prima di morire, riuscì a chiarirsi anche con Orlando “Era seduto con le spalle rivolte alla grande finestra a vetri, dietro cui ondeggiano gli alberi di Villa Sperlinga. Parlarono a lungo, Orlando gli era simpatico. Sarebbe contento di saperlo di nuovo sindaco”.
Orlando, salutò Sciascia così: “Professore, nella cronaca ci siamo trovati a volte su posizioni opposte ma lei è nella storia e io, per questo, le porto il mio affetto e la stima della città ”.
Cosa direbbe suo padre di quegli uomini delle istituzioni che hanno smarrito la memoria su quella tragica stagione?
“Si vergognerebbe per loro. Certamente non starebbe zitto a costo di tirarsi addosso mille polemiche. Consiglierebbe loro di chiudersi in una stanza e uscire solo quando hanno ricordato. Lo Stato ha trattato con la mafia per salvare chi e perchè? Come mai allora non trattò per la liberazione di Moro? Abbiamo il diritto di sapere. Papà auspicava uno Stato deciso, fermo, coeso contro la mafia. Quel che non c’è mai stato e che evidentemente non c’è; e che così continuando si fa meta sempre più lontana”.
Anche Scalfari, oggi difensore del Presidente Napolitano, che per bocca del suo consigliere accoglie le richieste di Mancino, indagato a Palermo, lo accusò di “sortite nelle quali la vanità personale fa spesso premio sulla responsabilità civile”, papà gli rispose: “Capisco benissimo che non gli passi per la testa il sospetto che si possa scrivere per null’altro che per amore della verità . È vero che sono troppe le mie ‘sortite’.
Come Shaw diceva che i negri prima li si costringe a fare i lustrascarpe poi si dice che sanno solo fare i lustrascarpe, prima mi si attacca poi mi si fa il rimprovero di essere attaccato”.
E concluse: “Ho 67 anni, ho da rimproverarmi e rimpiangere tante cose, ma nessuna che abbia a che fare con la malafede, la vanità e gli interessi particolari. Non ho, lo riconosco, il dono dell’opportunità e della prudenza. Ma si è come si è”.
Doni, invece, oggi molto diffusi.
Sandra Amurri
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Luglio 8th, 2012 Riccardo Fucile
PARLA IL MANAGER DI MACRI, NOEMI, GUERRA E POLANCO: “IL PRESIDENTE LE PAGA PER IL SILENZIO, E’ UNA FARSA”…”CONOSCO BENE I FATTI, L’IMBROGLIO C’E’: ERA NOTA A SILVIO LA MINORE ETA’ SIA DELLA RAGAZZA MAROCCHINA SIA DELLA GIOVANE DI CASORIA”
“Sinceramente di destra, naturalmente berlusconiano, ma decisamente
indignato da come è finito il processo Ruby”.
Francesco Chiesa Soprani ci manda una mail che è un grido di rabbia: domenica ha letto l’articolo del Giornale “Fine dell’imbroglio” e, dice, ne è rimasto indignato.
Di come ha descritto il processo Ruby?
“Certo, non prendiamoci in giro: la fine dell’imbroglio è soltanto l’abile manovra dei legali degli imputati. So e conosco ciò di cui sto parlando, l’imbroglio c’è eccome: era nota la minore età sia di Ruby sia di Noemi. Sono riusciti a comprare il silenzio delle ragazze. Tutto a posto, ma io a passare per fesso non ci sto. Fare sesso a 70 anni sì, ma raccontare la storiella del Burlesque mi sembra eccessivo. Ma gli italiani non si ribellano?”.
Se non arrivasse da una delle “colonne” di Vallettopoli, lo sfogo finirebbe nel cestino. Invece, Soprani l’ambiente del Bunga Bunga non solo lo conosce, ma ha involontariamente contribuito a costruirlo.
Quarantatrè anni compiuti ad aprile, da 12 manager di quasi tutte le ragazze passate per le residenze (e i guai giudiziari) dell’ex premier.
Nadia Macrì, Noemi Letizia, Barbara Guerra, Maristelle Garcia Polanco e molte altre olgettine.
Amico di Fabrizio Corona, Lele Mora ed Emilio Fede, selezionatore delle meteorine del Tg4. Finito anche ai domiciliari per Vallettopoli nel 2007 per induzione e sfruttamento della prostituzione e “poi assolto”.
Perchè vuole parlare?
Non voglio parlare, vi ho mandato una mail di protesta, volete approfondire e sono disponibile a farlo. Quelli del Giornale non sanno nulla di ciò che hanno scritto, io sì. Il mio è uno sfogo, non mi va che passi tutto come nulla fosse.
Fede immagino abbia ricevuto una buonuscita importante, Berlusconi sicuro si ricandida e magari vince con qualche idea come quella di tornare alla lira, Corona è in giro e si diverte, Mora esce dal carcere e ha riserve di denaro garantite. Insomma, finisce tutto nel nulla, come sempre in Italia. La giustizia è diventata quasi effimera, inesistente.
Cominciamo da Ruby. Berlusconi conosceva la sua età ?
Sì. Ho l’ufficio di fronte a quello di Mora dal 2004. Una sera trovai Fede, in attesa con la scorta, e andai a salutarlo: volevo conoscere la ragazza bella e prosperosa che era con lui, Ruby.
Il direttore, con conferma della stessa ragazza, mi disse che era minorenne e che quindi non poteva avere un agente, ma che Lele e il presidente al compimento della maggiore età l’avrebbero inserita come meteorina.
Capii che era un modo gentile tra addetti ai lavori per chiarirmi che il suo agente era Lele, quindi intoccabile. Per questo dico che la procura sta cercando di accertare ciò che è vero perchè io l’ho sentito di persona.
Lei è stato anche il manager di diverse Olgettine.
Barbara Guerra dal 2002, Polanco dal 2001. Seguite fin dall’inizio.
Nel 2009 la Endemol mi supplicava, tramite la responsabile casting dell’epoca, di non mandare più Barbara Guerra alle selezioni perchè considerata inadeguata.
Tempo dopo è inserita nel cast della Fattoria, dopo aver partecipato alle fantomatiche cene dell’allora premier e in concomitanza dell’acquisto di Endemol da parte di Mediaset. Così come Polanco.
Tempo fa mi disse che ormai la manteneva il presidente in virtù del suo silenzio, che l’avrebbe fatta lavorare, che l’aveva sistemata. Quindi va bene così.
Siamo ancora amici. L’ultima volta che l’ho vista mi ha detto: “Mi mantiene il presidente, sono innamorata e non ho più bisogno di nulla”. Così Noemi.
La ragazza di Casoria.
Sì, lei. L’ho seguita molto. Il padre mi disse di curarne l’immagine puntualizzando che dei soldi non gliene fregava nulla: “Siamo a posto così, chi doveva intervenire ci ha sistemato”. Lei stessa mi raccontò di aver avuto rapporti intimi con Berlusconi.
In due episodi.
Uno la sera del 31 dicembre 2008 a villa Certosa, lei era ancora minorenne e mi fu confermato anche da un’altra ospite alla festa.
Il secondo nei mesi successivi, me ne parlò Noemi in auto di ritorno da una serata.
Anche in quel caso le fu promesso che da maggiorenne avrebbe lavorato come meteorina.
Ai magistrati ha mai raccontato queste cose?
Mi chiamarono prima che scoppiasse tutto come persona informata sui fatti. Quindi avevo ben poco da dire all’epoca.
Oggi sono disponibile, ma non mi ritengo un testimone piuttosto un italiano indignato.
Non ho mai cercato notorietà , altrimenti non avrei aspettato fino a oggi.
Polanco mi ha detto che le ragazze sono pagate per non dire la verità .
Per loro magari è normale fare sesso a pagamento, ma io mi aspetto giustizia e, comunque, di non essere preso in giro.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Luglio 8th, 2012 Riccardo Fucile
LE AMMINISTRAZIONI CHE HANNO GIA’ DECISO L’ADDIZIONALE, IN UN CASO SU DUE, FARANNO PAGARE AI CITTADINI PIU’ TASSE…A ROMA SI VERSERA’ IL 9 PER MILLE, A MILANO TRA L’UNO E IL SETTE PER MILLE… TRA IMU E IRPEF FINO A 2.500 EURO IN PIU’ A CONTRIBUENTE
I Comuni battono cassa. Di nuovo. Archiviata la prima rata Imu con un incasso di 9,5 miliardi e scongiurato — per ora — il ritocchino di dicembre, ecco che arrivano i ritocchi alle addizionali Irpef.
Anche in questo caso per avere un quadro completo e definitivo bisognerà attendere il 30 settembre, ultimissimo termine per le modifiche ad addizionali e aliquote dei bilanci comunali che devono comunque essere approvati in via preventiva entro fine agosto.
Tuttavia sono quasi duemila i Comuni che hanno già chiuso la pratica e depositato le relative delibere presso il ministero dell’ Economia.
Tra questi molti capoluoghi e diciamo subito che per i cittadini non ci sono buone notizie visto che le tasse o rimangono ferme o salgono (in un caso su due) e spesso l’aliquota si colloca sul livello massimo dell’8 per mille.
L’aumento rispetto dal 2011 è del 15% con un’aliquota media che sale dal 4,5 al 5,2 per mille. Per chi ha un reddito di 20 mila euro l’anno significa versare 14 euro di tasse aggiuntive (da 90 a 104 euro), chi guadagna 50 mila pagherà invece 35 euro in più (da 225 a 260 euro) , 70 euro infine l’aggravio per chi ha un reddito di 100 mila euro (da 450 a 520 euro).
Come si vede in valori assoluti non si tratta di grandi cifre ma se si sommano al ben più consistente prelievo dell’Imu si scopre che quest’anno arriveremo a versare ai Comuni circa il doppio, e in alcuni casi anche di più, rispetto a quanto sborsato nel 2011.
Secondo la Uil il mix tra nuove imposte e ritocchi alle addizionali costerà ai contribuenti 1.472 euro in più con picchi di oltre 2.500 euro a Roma o Milano e Bologna.
La stangata c’è dappertutto ma le differenze da città a città non sono di poco conto. In valori assoluti i prelievi più pesanti sono quelli di Roma, sia perchè le case valgono molto sia perchè tutte le aliquote sono su livelli alti.
L’addizionale Irpef è addirittura al 9 per mille, ossia oltre la soglia massima dell’8 per mille in virtù di un provvedimento ad hoc per la capitale.
Più articolata la situazione di Milano dove la giunta di Pisapia ha optato per una forte progressività del prelievo, salvaguardando i ceti più deboli a scapito di chi guadagna di più. Una strada seguita sia per l’Imu che per l’Irpef in quest’ultimo caso con la conferma dell’esenzione totale per redditi fino a 33.500 euro e con una graduazione delle aliquote dall’1 al 7 per mille.
Non può invece andare troppo per il sottile Torino, comune alle prese con debiti per oltre tre miliardi, che ha alzato il prelievo Irpef dal 5 all’8 per mille con l’asticella dell’ esenzione fissata a 11 mila euro.
Aliquota spinta al massimo anche a Genova dove passa dal 7 all’8 per mille, salvi solo i redditi fino a 10 mila euro.
A Napoli nessuna soglia di esenzione ma prelievo che rimane fermo al 5 per mille.
Raddoppia il conto invece il comune di Palermo che porta il prelievo Irpef dl 4 all’8 per mille e lo applica a tutti. In controtendenza invece Firenze con l’aliquota che scende dal 3 al 2 per mille, uno dei rarissimi casi insieme a Empoli e Novara dove i cittadini pagheranno meno dell’anno scorso.
Sarebbe comunque sbagliato prendersela troppo con sindaci e giunte di tutta Italia chiamati effettivamente a fronteggiare drastiche riduzioni dei trasferimenti.
Il professor Massimo Bordignon dell’Università Cattolica di Milano ricorda come negli ultimi 3 anni su una spesa che tra regioni, province e comuni vale complessivamente circa 215 miliardi di euro siano stati fatti interventi per circa 20 miliardi, con una riduzione intorno 10%. Le sforbiciate sono arrivate soprattutto con le varie finanziarie di Tremonti e, in misura minore, con i provvedimenti del governo Monti.
In cambio, spiega Bordignon, è stata data la possibilità ai comuni di rifarsi manovrando le addizionali, esattamente come sta accadendo ora. “Il governo sta riducendo la spesa a livello centrale ma sta letteralmente ‘strizzando’ gli enti locali. Questa situazione — spiega Bordignon — si giustifica solo con il fatto che ci troviamo in una condizione di oggettiva emergenza, quasi da ‘war economy’ ma nel lungo periodo non è sostenibile. Prima o poi l’emergenza deve finire e nel sistema deve essere introdotta quella razionalità che ora manca. A cominciare dal prelievo Imu che strutturato come è oggi, con il gettito diviso tra Comuni e Stato centrale, non ha molto senso”.
Mauro Del Corno
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Luglio 8th, 2012 Riccardo Fucile
HOLLAND RIBADISCE LA NECESSITA’ DI UN’UNIONE BANCARIA, PER LA MERKEL IMPORTANTE QUELLA POLITICA…”L’EUROPA STA BENE MA PROIETTA UN’IMMAGINE CHE FA PREOCCUPARE”
La Francia spinge sull’acceleratore sulla linea indicata da Mario Monti
all’ultimo vertice europeo di Bruxelles.
ell’ambito di un incontro con il presidente del Consiglio, ad Aix-en-Provence il ministro francese dell’Economia Pierre Moscovici ha detto chiaramente che sul tavolo vanno messe subito le questioni dell’unione bancaria e dello scudo anti-spread.
Misure necessarie ad “aiutare chi, come l’Italia, ha un problema con la volatilità dei tassi”.
Un incontro, quello in Provenza, che si svolge a margine della conferenza economica “Rencontres Economiques” e che è propedeutico al difficile Eurogruppo a Bruxelles, dove dovranno essere sciolti i nodi legati alla condizionalità degli interventi dell’Esm (il meccanismo europeo di stabilità ), le condizioni per gli aiuti alla Spagna e gli impegni del nuovo governo di Atene.
Un nuovo Eurogruppo sulla crisi dell’euro si terrà , peraltro, il 20 luglio, ha confermato Moscovici.
Un altro Eurogruppo “sarà necessario” perchè quello di domani “inizierà soltanto” ad affrontare le questioni rimaste in sospeso dopo il vertice Ue.
Il lavoro che inizia domani, ha spiegato Moscovici, “è la parte più difficile”, ovvero “la traduzione in atti delle decisioni prese dai leader”.
Nell’ultimo vertice Ue, ha spiegato il ministro, “abbiamo trattato le emergenze, ma ora dobbiamo creare un nuovo sistema” e, aggiungono fonti francesi, la difficoltà dei prossimi giorni è proprio l’applicazione delle decisioni del vertice di Bruxelles.
“Con Monti — ha aggiunto Moscovici — siamo d’accordo sull’analisi dell’ultimo vertice Ue, e mi piace molto l’immagine che ha utilizzato, ovvero: ‘Abbiamo aperto una porta che era chiusa, ora dobbiamo decidere la strada da prendere’”.
Quanto alla Spagna, ha spiegato il ministro dell’Economia francese, “la ricapitalizzazione diretta della banche spagnole, da parte del fondo salva-Stati Esm, è legata alla realizzazione della supervisione bancaria unica”.
Infine la questione del rinnovo del mandato (in scadenza) del presidente dell’Eurogruppo Jean-Claude Juncker.
La Francia è a favore del prolungamento del mandato: “La nostra posizione — ha affermato Moscovici — è per un prolungamento del mandato a Juncker, per un altro po’, finchè non si troverà una soluzione più duratura”.
Così il ministro ha anche smentito un’indiscrezione dello Spiegel, di una staffetta Moscovici-Schaeuble alla presidenza dell’Eurogruppo.
Hollande e Merkel: “Niente ci dividerà ”.
Mentre da Aix-en-Provence parlano Moscovici e Monti, a Reims, nella Marna, nel nord-est della Francia Franà§ois Hollande ha ricevuto la cancelliera tedesca Angela Merkel per celebrare il 50esimo della riconciliazione dei due Paesi dopo la guerra: “Nessuna forza oscura o la sciocchezza umana potranno alterare il movimento profondo dell’amicizia franco-tedesca” ha assicurato Hollande.
L’8 luglio 1962 a Reims si incontrarono per una “messa della pace” Konrad Adenauer e Charles de Gaulle.
A gettare ombra sull’anniversario, la profanazione di 40 tombe di soldati tedeschi nel cimitero militare di St Etienne-a-Arnes a 40 chilometri di distanza da Reims. I
festeggiamenti franco tedeschi proseguiranno fino al 22 gennaio del prossimo anno, quando sarà ricordata a Berlino la firma del Trattato dell’Eliseo che gettava le basi della cooperazione bilaterale.
Anche Hollande e Merkel però non dimenticano i temi di attualità .
Da una parte Hollande rilancia l’unione bancaria: “Le decisioni sull’unione bancaria approvate nello scorso summit di Bruxelles sono un ‘passo ulteriore’ verso un’unione di bilancio, che contribuirà a crescita, stabilità , e a stringere legami ancora più forti nell’Unione europea”. Dall’altra la Merkel ribadisce che la strada maestra è l’unione politica: l’unione monetaria dell’euro “non è abbastanza forte”, spiega, e per questo bisognerà passare all’unione politica”, anche se sarà una “fatica di Ercole”.
”L’Europa — ha proseguito — può uscire più forte dalla crisi se abbiamo chiaro in mente che la nostra chance è restare uniti”.
Monti: “Serve coesistenza armoniosa”.
Monti sembra fare da trait d’union tra i percorsi segnati da Francia e Germania. “Serve una coesistenza armoniosa all’interno dell’area euro”, è l’auspicio del capo del governo italiano, un’area con “una situazione macroeconomica migliore delle altre” ma che a volte, a causa delle divergenze tra gli Stati membri, paradossalmente “proietta all’esterno un’immagine che fa preoccupare, per esempio gli Stati Uniti”, come si è visto durante l’ultimo vertice del G20 dove l’Europa è stata messa “sul banco degli imputati”.
Per contro “l’Italia lavora con Francia e Germania, ma sta anche cercando di contribuire a rafforzare il metodo comunitario, cercando ad esempio legami con Gran Bretagna e Polonia, perchè ritengo sia meglio non isolarci troppo dagli altri Stati Ue, e non cercare di rafforzare la coesione europea solo a livello di Eurozona, come ritiene la Francia”.
Infine il presidente del Consiglio si toglie qualche sassolino dalla scarpa: “E’ curioso — puntualizza — che l’Italia sia considerata dai colleghi del Nord come un Paese debitore anche se non ha richiesto mai aiuti, e anzi abbiamo contribuito come gli altri, ovvero in proporzione alla grandezza, al sostegno di Grecia, Irlanda, Portogallo e ora Spagna”.
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Luglio 8th, 2012 Riccardo Fucile
LA SOLITA FIGURA DI MERDA DEL PORTAVOCE DELLA VOTINO CHE ORA CAMBIA VERSIONE: “NON CHIEDEVAMO AI CITTADINI DI DIVENTARE EVASORI”… POI SCARICA LA COLPA SUL SINDACO: “AVEVAMO CHIESTO AI NOSTRI SINDACI DI FARE IN MODO DI NON APPLICARE L’IMU, MA MOLTI NON L’HANNO FATTO”
“Oggi inizia una guerra istituzionale contro il governo”, aveva detto Roberto Maroni dal palco del ‘No Imu day’ , in piazza dei Signori a Verona, poche settimane fa, spiegando che oggi “è la protesta dei sindaci, dei cittadini, degli amministratori contro una tassa ingiusta ed è una protesta che si manifesta attraverso azioni concrete” .
Annunciando iniziative diversificate dei sindaci della Lega sulla tassa sulla casa.
“Alcuni nostri sindaci – aveva detto Maroni – non faranno pagare l’Imu, lo metteranno allo zero per cento; altri lo pagheranno loro per i cittadini; altri come forma di protesta non approveranno il bilancio”.
Insomma sembrava dovesse partire la madre di tutte le battaglie padagne, quella della disobbedienza fiscale, con a capo il manipolo dei sindaci del Carroccio a guidare le truppe piegate dall’artrosi.
E adesso cosa scopriamo?
Che il primo ad affrettarsi a pagarla è stato proprio lui, il nuovo imperatore della Padagna per intercessione Votina.
«Io ho pagato l’Imu perchè il mio sindaco non ha fatto nulla per permettermi di non pagarla». ha dovuto ammettere il segretario della Lega Nord, Roberto Maroni, all’Intervista su Sky Tg24, rispondendo a una domanda sulla tassa sulla casa e sulla battaglia del Carroccio.
Insomma colpa del sindaco, ti pareva.
E sentite la spiegazione: “Noi avevamo detto ai nostri sindaci di fare in modo che i cittadini potessero non pagare l’Imu senza chiedere loro di diventare evasori. C’è stata una reazione diversa dai sindaci: comunque è stata la prova generale per vedere se il sistema può funzionare per la grande battaglia di settembre, ovvero – ha concluso – quella contro il patto di stabilità interno».
Insomma Maroni era stato mal interpretato, tutto un equivoco, lui era per pagarla subito l’Imu e così’ ha fatto perchè quel pirla del sindaco di dove abita non ha voluto suicidarsi economicamente.
Poi in fondo era tutto uno scherzo, una farsa: diciamo come la sua nomina a segretario federale della Lega, così ci capiamo meglio.
Maroni ha quindi affrontato i “grossi” temi politici: la festa di Pontida e l’elezione di miss Padania.
“Pontida si continuerà a fare. Ho letto che l’avrei cancellata, ma non è vero. È una festa di popolo” ha dovuto dire Maroni per pararsi il culo dalle critiche interne dei bossiani che erano insorti alla prospettiva dell’annullamento della scampagnata sui prati.
Diversa è la questione legata a Miss Padania e ad altre iniziative collaterali.
«Possono continuare – ha detto l’ex ministro -, ma a due condizioni, che si autofinanzino e che non coinvolgano più la Lega. Separazione dei compiti: la Lega fa politica, le cose accessorie si fanno fuori».
I maligni dicono che la Votino, la nuova zarina, non gradisca la concorrenza di altre miss che possano oscurarla.
La risposta più pericolosa Maroni però l’ha data alla giornalista Maria Latella che gli chiedeva chi vedrebbe bene al Quirinale, affermando: “Per il Quirinale non mi viene in mente nessuno, ma mi piacerebbe vedere lì una donna”.
“Oddio no, la Isabella anche lì no” ha mugolato affranto a quel punto il popolo leghista spegnendo disperato la Tv.
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Luglio 7th, 2012 Riccardo Fucile
DALLA A ALLA ZETA: ORA BUROCRAZIA E RICORSI NON FERMINO LE MISURE
AUTO BLU
Finora si era andati avanti solo con i censimenti. Le auto blu si contavano, ma di tagli reali, pochi o niente. Questa volta la sforbiciata del 50% per acquisto, manutenzione e noleggi di autovetture prevista si applica anche ai buoni taxi.
Sulla carta, un passo avanti netto. Ma per fare i conti finali occorre aspettare.
BENI CULTURALI
Rispetto al nulla del decreto Sviluppo, la spending review prevede un intervento nel settore dei beni culturali. È la soppressione di Arcus, creata nel 2004 per distribuire fondi pubblici a pioggia con criteri assai discutibili mentre siti archeologici importantissimi non vedevano un euro. Bene.
Purchè non vengano tagliati ancora, oltre al carrozzone, anche gli investimenti nel settore. Certo, visto che per la prima volta si punta a tagliare i dipendenti pubblici in eccesso si poteva osare di più: almeno introducendo maggiore flessibilità nell’orario di apertura dei musei.
CONSULENZE
Il divieto di dare consulenze a dirigenti pubblici appena andati in pensione, per quanto in certi casi specifici possa avere un senso, era stato già introdotto a Palazzo Chigi.
Ora dovrebbe essere generalizzato.
La pratica, anche in società statali, è diffusissima. Troppo. Recentemente si era vista proprio alla direzione generale di Arcus.
Resta da chiedersi perchè si sia atteso tanto. In ogni caso meglio tardi che mai.
DIPENDENTI PUBBLICI
L’eliminazione delle consulenze ai pensionati dovrebbe contribuire alla realizzazione di una delle misure centrali della spending review : la riduzione del 10% del numero dei dipendenti pubblici.
Taglio che dovrebbe salire al 20% per i dirigenti e che dovrebbe riguardare tutti gli apparati dello Stato. Una sfida coraggiosa.
Dal comunicato di Palazzo Chigi sembra di capire tuttavia che le amministrazioni periferiche, come le Regioni (dove ci sono le eccedenze di personale maggiori) sono escluse. Ahi ahi… Conoscendo certi governi locali c’è da toccar ferro. Ma lì purtroppo, senza un ritocco costituzionale, il governo ha le mani legate.
ENTI INUTILI
Il decreto stabilisce la soppressione dell’Isvap e della Covip: era ora.
Anche se, dopo aver fatto trenta, si poteva fare trentuno.
Per esempio, affidare compiti degli organismi cancellati alla Banca d’Italia, che dispone in abbondanza di personale ben preparato, invece che a un ente nuovo di zecca (l’Ivarp).
Giusta anche la chiusura dell’Ente per il Microcredito, dell’associazione Luzzatti e della Fondazione Valore Italia. Difficile tuttavia non ricordare com’è andata a finire tutte le altre volte in cui si è decisa la soppressione di enti inutili.
Come diceva Nino Manfredi: « Fusse che fusse la vorta bbona… »
FORNITURE
Le pubbliche amministrazioni spendono ogni anno 140 miliardi per acquistare beni e servizi. L’esperienza insegna che se tutti comprassero servendosi della Consip, creata apposta per gestire in modo centralizzato le forniture pubbliche, si risparmierebbe almeno il 20%.
Con la spending review si fissa ora il principio generale che gli acquisti vadano effettuati in questo modo, salvo che non si riescano a ottenere condizioni migliori.
Interessante la norma secondo cui per alcune forniture particolari, come elettricità , telefonia e carburanti, è obbligatorio servirsi della Consip oppure delle centrali di committenza regionali: chi non segue la regola rischia l’illecito disciplinare.
Sperando che, in un Paese dove nessuno viene chiamato a rispondere delle proprie azioni, alle minacce seguano, contro i «furbetti dell’acquistino», azioni concrete.
GIUSTIZIA
Scuola, università e ricerca si sono salvate: pare che ci abbia messo una buona parola Giorgio Napolitano.
Destino diverso toccherà alle strutture giudiziarie. Trentasette tribunali (su 165) e trentotto procure spariranno.
Con loro, 220 sezioni distaccate di uffici giudiziari e centinaia di giudici di pace.
Furibondi i sindacati: «Pagano sempre i cittadini, mai i poteri forti». Sarà .
Ma la sproporzione abissale tra il sovraccarico di personale di certi tribunali rispetto alle carenze drammatiche di altri gridava vendetta al cielo.
Un solo esempio: tempo fa la dotazione di giudici a Mistretta era non solo sette volte superiore a quella di Vicenza, ma tripla perfino rispetto a realtà calde come Brindisi o incandescenti come Santa Maria Capua a Vetere.
Non sarà forse «una svolta epocale» come sostiene Paola Severino, ma una riorganizzazione, come dimostrano decine di inchieste giornalistiche, era indispensabile.
HOUSE
Dal primo gennaio del 2014 le amministrazioni pubbliche potranno dare affidamenti diretti alle società cosiddette « in house », cioè a controllo totalitario, esclusivamente se il valore di ogni singolo servizio è inferiore a 200 mila euro. Vigilare sui frazionamenti.
IVA
Come sarà sciolto il mistero dell’aumento dell’Iva?
Il comunicato del governo afferma che la spending review consentirà di evitare l’aumento di due punti dell’Iva per gli ultimi tre mesi del 2012 e per il primo semestre del 2013.
Significa che comunque l’Iva salirà di altri due punti da luglio 2013, per scendere poi di un punto dall’inizio del 2014? Incomprensibile. Boh…
LOCAZIONI
Pare che nemmeno il ministro Piero Giarda sia venuto a capo di un rebus: quanto spendono le pubbliche amministrazioni per affitti di uffici e locali?
A scanso di equivoci, è previsto che vengano rinegoziati i canoni, per risparmiare almeno il 15%.
E che poi si faccia una ricognizione degli immobili demaniali che possono essere usati per gli uffici pubblici. Finalmente!
Purchè anche la Consip risolva il suo contratto. Il soggetto che ci deve far risparmiare paga infatti per la sua sede un affitto di 2,3 milioni l’anno al netto dell’Iva: 638 euro al metro quadrato.
Più caro della carissima pigione che la Camera paga per i palazzi Marini.
MEDICINE
Aumenterà lo sconto obbligatorio per i farmaci forniti al Servizio sanitario nazionale. Bene!
Lo sfondamento della spesa farmaceutica sarà anche a carico dei fornitori. Bravi!
Gli importi e i volumi di fornitura dei dispositivi medici saranno ridotti. Bis!
Purchè si metta mano al più presto al problema posto della caccia ai pazienti da parte di studi e associazioni che hanno scoperto l’affarone delle denunce contro ortopedici, chirurghi, otorini e così via.
I quali, costretti a difendersi, in mancanza di una legge chiara, ricorrono ad assicurazioni sempre più care e prescrivono analisi e farmaci e controlli anche superflui per evitare al massimo i rischi.
Una «medicina preventiva» che costa, secondo certi calcoli, 12,6 miliardi l’anno, cioè l’11,8% dell’intera spesa sanitaria.
NOMINE
Chi glielo spiega adesso ai politici trombati che le poltrone sono sempre meno?
C’è una regola che fissa a un massimo di tre i posti nei consigli di amministrazione delle società a totale partecipazione pubblica. Non solo.
Due su tre devono essere dipendenti pubblici.
Uno solo potrà essere esterno, col doppio incarico di presidente e amministratore delegato. Le società statali in questa situazione (per esempio il Poligrafico dello Stato) non sono molte. Speriamo soltanto che sia d’esempio per le migliaia di aziende controllate dagli enti locali. E più ancora nelle regioni a statuto speciale. Dove l’andazzo va avanti come prima, quasi che la crisi riguardasse solo il resto del Paese.
OSPEDALI
Alla fine l’hanno avuta vinta: gli ospedali con meno di 120 posti letto evitano la chiusura anche stavolta. Un film già visto.
Qualunque cosa riguardi le Regioni non si può toccare: pena il rischio di un ricorso (perso in partenza, ovvio), alla Consulta.
Se poi c’è di mezzo la sanità , che fa girare ogni anno 110 miliardi, lasciando qua e là spazi enormi alle clientele, apriti cielo!
Diciamolo: il governo era frenato in partenza da questi lacci e lacciuoli iper-autonomisti.
Ma diciamo la verità : o si modificano queste competenze, o non si farà mai un passo avanti.
PROVINCE
L’accorpamento delle Province, anzichè l’abolizione pura e semplice, era stato studiato proprio per evitare rogne davanti alla Corte costituzionale.
Ma il progetto della Funzione pubblica ha rischiato di fare la stessa ingloriosa fine della proposta avanzata la scorsa estate da Roberto Calderoli ed evaporata miseramente in poche ore. Il governo si è salvato in corner con l’impegno di predisporre un provvedimento ad hoc nel giro di venti giorni. Vedremo.
Intanto, a quanto pare, è saltato uno dei tre parametri fissati per lasciare in vita una provincia: avere nel proprio territorio almeno cinquanta Comuni. Non è un bel segnale.
QUASI PENSIONATI
I risparmi della spending review , dice la presidenza del Consiglio, faranno tirare un sospiro di sollievo ad altri 55 mila dei famosi «esodati».
Che potranno così andare anche loro in pensione. Una conferma ulteriore che i lavoratori rimasti nel Limbo, senza stipendio nè assegno di previdenza, erano molti più di 65 mila.
Altre sorprese in arrivo?
RICOSTRUZIONE
Monti ha promesso che grazie alla revisione della spesa ci saranno due miliardi in due anni per riparare i danni del terremoto.
Era il minimo del minimo, per i cittadini dell’Emilia Romagna.
Resta il tema: a quando un serio programma di prevenzione?
SPESE MILITARI
«Le Forze armate ridurranno il totale generale degli organici in misura non inferiore del 10%». Un sacrificio inferiore al resto della pubblica amministrazione.
Tutto qua? E gli stanziamenti per gli armamenti? E i privilegi ingiustificati degli alti gradi militari? Ci si può accontentare dell’«accelerazione della procedura di vendita degli alloggi di servizio di proprietà del ministero della Difesa»?
TAGLI
Tagli, sempre tagli, fortissimamente tagli. La spending review prevede anche un giro di vite, com’era intuibile, ai trasferimenti dal centro alla periferia. Giusto.
Dal prossimo anno le Regioni ordinarie rinunceranno a un miliardo. La crisi è crisi.
Le Province, a un altro miliardo. La crisi è crisi.
Ai Comuni, invece, toglieranno due miliardi: e qui, però, la rasoiata rischia di essere tremenda.
Pagano sempre gli enti locali più vicini ai cittadini, e i sindaci spesso si devono far carico di tutti i problemi.
Come lo spiegheranno quegli amministratori, ai loro amministrati, che devono tagliare altri servizi mentre alcuni pezzi dello Stato subiscono appena appena una spuntatina?
UFFICI
Agli impiegati pubblici toccherà stringersi. Non avranno a disposizione che fra 12 e 20 metri quadrati per addetto.
Riduzione degli spazi, riorganizzazione delle strutture, interventi di manutenzione più razionali: il tutto per risparmiare un bel po’ di quattrini. Perfetto.
Ciò che capiamo meno è perchè «una parte degli avanzi di gestione (cioè dei risparmi, ndr ) dell’Agenzia del Demanio» dovrà essere destinata «all’acquisto di immobili per soddisfare le esigenze allocative delle amministrazioni dello Stato».
Fateci capire: sono troppi o troppo pochi, i possedimenti immobiliari pubblici?
VALORIZZAZIONE
Parola che non può mai mancare. Qui c’è due volte: per dire che saranno rese «più efficaci» le disposizioni per «la valorizzazione» a fini economici di immobili pubblici e che pure le società immobiliari pubbliche che hanno come scopo «la gestione e valorizzazione» del mattone di Stato beneficeranno di un trattamento fiscale «di favore».
Dopo tutte le fesserie fatte con la scusa di «valorizzare» i nostri beni è obbligatorio vederci chiaro.
ZAVORRA
Una spending review che si rispetti non può che concludersi con un auspicio. Che la zavorra non la blocchi. Che le misure di buon senso (ce ne sono, e benvenute) non finiscano per impantanarsi in ricorsi al Tar o al Consiglio di Stato.
Che la burocrazia statale, mai così potente quando sono in discussione le sue prerogative e i suoi privilegi, rinunci per una volta a gettare sabbia negli ingranaggi.
Perchè, anche se qualcuno ancora non se n’è reso conto, siamo tutti sulla stessa barca.
Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella
(da “Il Corriere della Sera”)
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Luglio 7th, 2012 Riccardo Fucile
PD E PDL RESTANO DIVISI SUL NODO DEL PREMIO DI MAGGIORANZA… BERLUSCONI PUNTA A UN RUOLO DETERMINANTE
Se si fa, non si dice. Perciò è scontato che nel Pdl e (soprattutto) nel Pd venga fermamente smentita l’ipotesi di lavorare a una grande coalizione per il 2013.
D’altronde non avrebbe senso parlarne prima delle elezioni, sarebbe come invalidare anzitempo la partita.
Ma la prospettiva che il montismo succeda a Mario Monti non è sfumata, anzi.
Più va avanti l’esperienza del governo tecnico, più aumentano le probabilità che la «strana maggioranza» possa ricostituirsi in Parlamento dopo la contesa nelle urne.
Al momento non ci sono prove ma solo indizi, ed è attraverso l’analisi delle trattative sulla legge elettorale che si possono raccogliere degli elementi.
Ecco perchè è importante la mediazione in corso tra Pdl, Pd e Udc sulla riforma del sistema di voto: la tattica che stanno adottando disvela infatti dettagli sulla loro strategia politica.
Lo stallo di questi giorni non inganni, è tipico di una vertenza che sta arrivando a conclusione, tanto che gli sherpa impegneranno il weekend per lavorarci sopra.
Altrimenti i leader dei tre partiti non si direbbero convinti di poter raggiungere un’intesa già la prossima settimana, Alfano non la metterebbe in conto, Bersani non sosterrebbe che «ormai dovremmo esserci», e Cesa non si farebbe scappare di essere «molto ottimista».
Non c’è dubbio che i nodi ancora da sciogliere sono determinanti per disegnare il futuro sistema politico, ed è proprio dietro quei nodi che si può scorgere l’ombra della grande coalizione.
Il braccio di ferro sul premio di maggioranza ne è l’emblema.
C’è un motivo se il Pd preferirebbe assegnarlo alla coalizione vincente, mentre Pdl e Udc vorrebbero affidarlo al partito vincente.
Ed è chiaro come mai Bersani spinga per un premio comunque alto (15%), mentre Alfano e Casini puntino a tenerlo basso (10%).
«Il 15% per noi è inaccettabile, Pier Luigi», ha detto il segretario del Pdl al capo dei democrat durante il loro ultimo colloquio.
«Abbassando la soglia, si prefigura l’instabilità », è stata la risposta: «E tu, Angelino, dovresti convenire che sarebbe meglio puntare sulle coalizioni e non sui partiti. Perchè se non si organizzano i due campi in contesa e andiamo in ordine sparso, Grillo potrebbe spazzarci via tutti».
Ecco spiegata l’importanza della discussione «tecnica» sul premio di maggioranza, che disegna gli scenari «politici» del dopo-voto e lascia intuire il cambio di strategia in corsa del Pdl.
A dire il vero non è la prima volta che Bersani – dopo aver incontrato Alfano – ha pensato di aver chiuso il patto, rimesso poi in discussione da un vertice a palazzo Grazioli.
L’opzione delle preferenze, per esempio, sembrava ormai abbandonata.
E invece il Pdl ha preso a spalleggiare l’Udc, convinto – come ha spiegato Casini – che «i candidati nei collegi danno l’idea di persone paracadutate sul territorio, mentre le preferenze consentono di contrastare meglio il grillismo».
«Con le preferenze – ha obiettato Bersani – aumenterebbero le spese elettorali, si aprirebbe un varco pericoloso, ci sarebbe il rischio del malaffare e ci ritroveremmo con le inchieste della magistratura».
Ma il cuore della trattativa è il premio di maggioranza.
È da lì che si intuisce come il «montismo berlusconiano» abbia preso piede.
Altro che elezioni anticipate, il Cavaliere vuole mantenere un ruolo determinante in un sistema dove nessuno prenda il sopravvento.
E la grande coalizione è lo strumento idoneo all’occorrenza. Di più, è Monti il suo asso nella manica nonostante le tensioni del Pdl con il governo.
Il rapporto riservato e preferenziale tra l’attuale premier e il suo predecessore sfugge ai riflettori e alle dinamiche di Palazzo.
E Berlusconi sarebbe pronto a sconfessare anche se stesso pur di non uscire dal centro del ring. Come ricorda il segretario del Pri, Nucara, «fu Berlusconi a indicare Monti come commissario europeo, a proporlo come governatore di Bankitalia, a tentarlo con il ministero dell’Economia, e soprattutto a lanciarlo come candidato al Quirinale prima che ci arrivasse Napolitano».
Puntando su Monti, inchioderebbe Casini e manderebbe gambe all’aria ogni manovra fin qui ipotizzata.
La grande coalizione insomma è più di una suggestione.
Ma per farla non bisogna dirla, e se del caso è necessario smentirla.
Perciò il Cavaliere fece finta di prendere le distanze dal progetto «Tutti per l’Italia» che Giuliano Ferrara lanciò mesi fa sul Foglio . Era troppo presto.
E ora che sul Giornale Vittorio Feltri evoca Indro Montanelli per scrivere che sarebbe meglio «turarsi il naso» e guidare «tutti insieme» il Paese, ecco comparire un altro indizio.
Perchè non c’è dubbio che il fondatore del Pdl sia tornato a dettare l’agenda del partito, bloccando le primarie, facendo mostra di essere un allenatore che si allena per rientrare in campo. «Io rappresento tutte le anime del partito», ha detto l’altra sera davanti al suo gruppo dirigente.
E la storia che una svolta grancoalizionista possa indurre l’area degli ex An ad abbandonare il Pdl, non sta in piedi.
Ci pensa La Russa a far giustizia delle voci circolate negli ultimi tempi: «Nessun tipo di riforma del sistema di voto su cui stiamo discutendo presuppone di per sè la grande coalizione. Certo, sarebbe per me e per molti di noi inaccettabile precostituire o addirittura dichiarare la grande coalizione come obiettivo. Se invece questa formula di governo venisse imposta per effetto del risultato elettorale, sarebbe un’altra cosa».
Più chiaro di così.
Il «montismo berlusconiano» è ben incardinato nel centrodestra, il presidente del Senato Schifani non manca occasione nei suoi colloqui di ripetere che «l’emergenza dettata dalla crisi non cesserà purtroppo il giorno dopo le elezioni».
L’idea della grande coalizione nel Pdl si alimenta anche dei segnali che giungono dal campo avverso.
Pare che Berlusconi abbia letto più volte l’intervista rilasciata al Corriere da D’Alema e abbia avuto la sensazione che contenesse un messaggio subliminale.
Francesco Verderami
(da “Il Corriere della Sera”)
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Luglio 7th, 2012 Riccardo Fucile
ADOTTATE NORME CON PROFONDE INNOVAZIONI PER LA NUOVA LEGGE SULL’IMMIGRAZIONE CON RIFERIMENTO ALLA LOTTA AL CAPORALATO… NORMA TRANSITORIA PER I DATORI DI LAVORO PER METTERSI IN REGOLA
Pene più severe per chi assume e sfrutta un immigrato irregolare. 
Permesso di soggiorno per sei mesi allo straniero vittima di “grave sfruttamento” che denuncia il suo datore di lavoro.
Due norme che promettono di migliorare la vita dei migranti.
Ma è la terza, la norma transitoria, che annuncia di rivoluzionare il destino di molti: la sanatoria per chi mette in regola il dipendente extracomunitario, stipulando finalmente un contratto alla luce del sole.
E’ questo il risultato del decreto legislativo che il Consiglio dei ministri ha approvato in via definitiva.
Via libera alla direttiva europea.
Il decreto approvato su proposta del ministro per gli Affari europei e del ministro del Lavoro, recepisce finalmente la normativa comunitaria in materia: la direttiva europea (2009/52/CE) sulle “norme minime relative a sanzioni e a provvedimenti nei confronti di datori di lavoro che impiegano cittadini di Paesi terzi il cui soggiorno è irregolare”.
Nel nostro Paese impiegare chi non è in regola col permesso di soggiorno è già un reato previsto dalla legge Bossi-Fini e punito con l’arresto da tre mesi a un anno e una multa di cinquemila euro per ogni lavoratore impiegato.
Ora le pene si fanno più severe: sanzioni aumentate, in particolare, se i lavoratori occupati sono più di tre, se sono minori in età non lavorativa o se sono sottoposti a condizioni di “pericolo”.
Il permesso a chi denuncia.
Non solo: l’immigrato, vittima di casi di “grave sfruttamento”, che denuncia il suo datore di lavoro, potrà avere un permesso di soggiorno della durata di sei mesi, rinnovabili.
E ancora: il decreto nei fatti potrebbe dare il via libera a una piccola sanatoria.
Una norma transitoria permette, infatti, al datore di lavoro di “pentirsi” (entro una finestra temporale che si aprirà dopo la pubblicazione delle nuove norme) e denunciare i propri dipendenti irregolari.
Stipulando contratti di lavoro e, dunque, avviando anche in questo modo il processo di regolarizzazione.
La regolarizzazione.
l ministro Andrea Riccardi qualche mese fa, ha infatti espresso l’opinione che fosse necessario accompagnare l’applicazione delle nuove norme con una breve fase transitoria che preveda la possibilità di un “ravvedimento operoso” per il datore di lavoro, permettendo allo stesso di adeguarsi in tempi congrui alla nuova disciplina, previo pagamento di una somma, per evitare sanzioni più gravi.
Le Commissioni parlamentari della Camera (24 maggio 2012) e del Senato della Repubblica (4 e 5 giugno 2012) nel formulare il loro parere sullo schema di decreto legislativo hanno espresso a larga maggioranza la volontà di prevedere questa fase transitoria.
I tecnici dei Ministeri interessati stanno ora lavorando per ultimare i dettagli.
Si parla di una sanzione intorno ai 1.000 euro, oltre ai mancati pagamenti degli oneri fiscali, previdenziali ed assistenziali.
Vladimiro Polchi
(da “La Repubblica”)
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