Ottobre 5th, 2012 Riccardo Fucile
L’APPELLO DEI GIOVANI PD: “BASTA TECNICI, ORA LA POLITICA”
I ragazzi di Bersani siedono in cerchio attorno al tavolino di un bar e parlano finendo l’uno la frase dell’altro, e mentre uno parla gli altri leggermente annuiscono come se fosse questo quel che fanno ogni giorno — discutere di Europa, di neoliberismo, di subalternità culturale — e in parte in effetti lo è.
Sono appassionati, competenti, citano Scalfari e Carlo Galli, poi i Subsonica e Arisa. Hanno fra 18 e 24 anni.
Fra loro c’è un boy scout tuttora in servizio effettivo, un’attrice di teatro della compagnia parrocchiale, un’appassionata di biomasse, il pr di una discoteca e un liceale diciottenne di eloquio e dita affusolate che ha, fra tutti, l’incarico più alto in grado essendo il più giovane: responsabile scuola dei Giovani Democratici dell’Emilia Romagna.
La grande diatriba del giorno è se sia giusto o meno mettere paletti per l’accesso alle primarie – iscrizione all’albo; soglia di sbarramento per la candidatura; inibizione al secondo turno per chi non abbia votato al primo – e tutti convengono che sì, lo è, perchè «non si può lasciare che il leader del centrosinistra lo scelga qualcuno che viene dalla destra» e perchè in definitiva è «un onore, per chi milita appunto, iscriversi ad un albo e far parte di una comunità omogenea».
Poi certo qualcuno ogni tanto leggermente dissente, forse si può immaginare di lasciare anche a chi non abbia votato al primo turno di votare al secondo, sempre iscrivendosi naturalmente, e via così.
Francesca, Eleonora, Marco, Vanessa e gli altri sono una decina dei moltissimi Giovani Democratici di Imola e dintorni che hanno lanciato un appello in rete, la scorsa settimana, in sostegno della candidatura di Bersani alle primarie.
“Giovani per Bersani”, si intitola il testo che si conclude con una citazione del segretario: «Guardando il mondo con gli occhi dei più deboli si costruisce un mondo migliore per tutti».
Sono tanti, i nomi in calce, e sono molti anche di origine straniera: rumeni, magrebini, c’è la ragazza che ha tolto il velo l’anno scorso, ci sono due figlie di rifugiati politici cileni chè Imola, negli anni ’70, fu una delle città in cui più numerosi arrivarono i sindacalisti e i comunisti che scappavano da Pinochet.
Vanessa Luna Navarrete, 22 anni, segretaria dei Gd di Imola, è una di loro.
Sua madre è scappata nel ’73, era una sindacalista. Lei è nata qui, ha studiato al professionale, i soldi per l’università non c’erano, lavori precari, politica da quando era poco più che bambina nella Sinistra giovanile.
Di Bersani dice che «mi da fiducia, è una questione di come parla come si comporta, mi tranquillizza, ha qualcosa in più: qualcosa di calmo e di potente».
Francesca Degli Esposti, 22, studia Economia a Bologna ed è la segretaria territoriale: Imola e dintorni. È lei che fa teatro coi “Ragazzi di San Giacomo”, la compagnia dell’oratorio, Alessandro Gassman il suo idolo.
Cattolica, genitori comunisti, cresciuta nelle cucine delle Feste. «Mi sono iscritta quando è nato il Pd. Veltroni mi dava fiducia, mi piaceva quella visione. Ora però con Bersani è un’altra cosa: è come stare a casa. Ti parla e capisci quello che vuole, io sento che è sincero, ha a cuore le cose che dice, si ferma a parlare con tutti, è appassionato e forse un po’ timido».
Arrivano gli altri, Nicola Marco Jessy Elisa Eleonora Silvia, parte subito la discussione sulle regole che oggi di questo si parla, e poi anche d’altro, sicuro: anche di Renzi che è di destra e di Grillo che «rappresenta la crisi della democrazia», di Vendola che piace molto a tutti e di Casini che invece non piace a nessuno.
I ragazzi di Bersani – quelli di Imola, questi – sono, all’unanimità : «di sinistra» nel senso che è meglio Vendola di Renzi, non parliamo nemmeno di Casini. Europeisti, perchè «il futuro dell’Italia è nell’Europa» e dunque antigrillini viscerali.
Contrari al Monti bis perchè «è ora di tornare alla politica, i tecnici hanno dato, hanno fatto bene ma ora basta, grazie».
Alla domanda su quali siano i leader politici nei quali si riconoscono rispondono Matteo Orfini, Francesca Puglisi.
Marco Cavina, per esempio. 21 anni, perito elettronico («sono un patito delle scuole tecniche, saranno la nostra salvezza ») studia Giurisprudenza, fa il pr in discoteca, è responsabile Economia e Lavoro dei GD di Imola.
«Io seguo Fassina e Orfini, sono giovani e preparatissimi, quello che serve».
Silvia Pizzirani, anche: 21 anni, Storia contemporanea a Bologna e passione per l’ambiente, segretaria dei giovani di Castel San Pietro, in politica da quando aveva 14 anni: «I miei riferimenti politici sono i miei genitori, i miei nonni: è da loro che ho imparato il valore del lavoro e della responsabilità individuale.
Tra i dirigenti seguo Francesca Puglisi e quel che fa per la scuola».
Eleonora Lorenzi, 22, studia ingegneria edile, vuole occuparsi di ristrutturazioni sismiche, gioca a pallavolo, è responsabile Organizzazione.
Nicola Finocchiaro, 20, fa il boy scout e anche il segretario Gd del circolo di Mordano-Bubano. Elisa Camaggi, 24, si sta laureando in Lettere, vorrebbe insegnare. Jessy Simonini, 18, fa il liceo classico e nel tempo libero aiuta «i bambini non italiofoni a fare i compiti».
Da quando è responsabile scuola dei giovani emiliani ha lasciato il ciclismo, non ha più tempo. Vorrebbe fare l’insegnante di lettere.
Gli altri, nel cerchio, sorridono. Lui serissimo osserva che non c’è niente da ridere, non capisco cosa ci sia da ridere.
Dunque cerchiamo di capire se e quanto si debba limitare l’accesso alle primarie.
Non è che troppi passaggi burocratici possono dissuadere chi vorrebbe votare? Eleonora: «Bisogna imparare a usarle le primarie.
Sono uno strumento che stiamo imparando a utilizzare. Bisogna eliminare i disturbatori. Potrebbero voler far vincere il candidato più debole…».
Elisa: «…o cercare di spostare la coalizione verso la propria area». Francesca: «Conosco persone di destra che verrebbero a votare alle primarie solo per votare Renzi…». Silvia: «… anche io, tante di destra».
Ma conquistare elettori alla destra non sarebbe poi un male, no?
Francesca: «Si, ma sono gli elettori che devono venire da noi, non il partito da loro. Non possiamo spostare il partito a destra per conquistare gli elettori di destra. Deve accadere il contrario».
Silvia: «Non bisogna adeguarsi al clima di superficialità , ma al contrario educare alla responsabilità . Chi vuole decidere deve seguire delle regole, per ottenere le cose ci vuole fatica…».
Jessy: «…e poi un albo è un riconoscimento. Da importanza al gesto di chi va». Marco: «Se qualcuno rinuncia vuol dire che non gli interessa abbastanza ».
Una specie di esame, di prova-ostinazione? Eleonora: «Sì, però se magari uno al primo turno stava male e non è potuto andare? Allora si potrebbe fare che si iscrive all’albo anche chi vota per la prima volta al secondo turno…».
Elisa: «…si ma solo se sono davvero di centrosinistra, però. È giusta la Carta di intenti».
Renzi lo liquidano come un populista, conservatore.
Francesca: «La rottamazione e il merito non stanno insieme. Io non ho nessun merito ad avere 20 anni. Rispetto alle idee conta quanto essere biondi o essere mori». Vanessa: «Non mi è piaciuto su Marchionne». Sa dire solo io (Nicola), è un neoliberista conservatore (Silvia), è «subalterno alla cultura che ha inquinato la sinistra in questi anni» (Jessy, quello di 18).
Bersani invece ha un’ottica europea, lungimirante (Eleonora), un calibro diverso, le spalle larghe (Nicola) sa parlare di lavoro e di economia, ha ringiovanito la sua segreteria (Marco). Silvia: «Ha le tre doti principali di un politico: passione, lungimiranza e senso di responsabilità . È lui il nuovo, Renzi è il vecchio». Poi è credibile in Europa (Elisa).
Vendola piace a tutti, perchè è coerente (Nicola) di sinistra (Marco) anche se un pochino troppo populista (Silvia) e meno adatto di Bersani a governare (Elisa). Laura Puppato non la conoscono abbastanza.
Elisa: «Perchè non ne parlano? Non capisco, è una dirigente del partito, può portare contenuti molto forti».
Silvia apprezza anche Tabacci. In coro, tutti, disprezzano Grillo.
Che poi, dice Francesca, «Grillo cresce più tra gli adulti che tra i ragazzi. Se penso ai giovani temo più l’astensionismo ».
Di un Monti bis, della possibilità che si faccia un patto per sostenere politicamente un governo tecnico – ci fosse anche Bersani vicepresidente del consiglio – non vogliono sentir parlare.
«Basta coi tecnici, ora va al governo chi vince».
L’hanno detto anche Fassina e Orfini.
Regole per il ricambio dei ministri e dei parlamentari, e torni la politica.
Concita de Gregorio
(da “La Repubblica“)
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Ottobre 5th, 2012 Riccardo Fucile
“QUEI SOLDI MI SPETTAVANO”… VIA DALLA CELLA MERENDINE E BIBITE GASATE
La spartizione dei fondi della Regione Lazio «avvenne grazie a un accordo tra il
presidente del Consiglio regionale Mario Abbruzzese e tutti i gruppi che poi decidevano come spendere i soldi».
Non cambia linea Franco Fiorito.
Dalla cella di Regina Coeli l’ex capogruppo del Pdl arrestato tre giorni fa con l’accusa di peculato per essersi appropriato di un milione e 350 mila euro, conferma che tutti i suoi colleghi utilizzavano il denaro anche per spese personali.
E tenta di rilanciare.
Mentre il giudice ordina il sequestro della sua villa al Circeo, delle auto di grossa cilindrata (che saranno usate dalla Finanza) e dei conti correnti, lui si concentra su quella «doppia» e addirittura «tripla indennità » che si era attribuito quando aveva anche l’incarico di presidente della Commissione bilancio e di tesoriere. E dichiara: «Anche negli altri gruppi si faceva così».
L’inchiesta sulle ruberie e gli sperperi entra dunque in una fase cruciale.
E si arricchisce di nuovi dettagli.
Tra i documenti depositati in vista dell’udienza davanti al Tribunale del riesame c’è la relazione preparata dagli specialisti del Nucleo valutario guidati dal generale Giuseppe Bottillo.
Hanno individuato «quattro bonifici tra il quattro aprile 2012 e il 5 maggio 2012 per 23.140 euro accreditati da Fiorito su uno dei suoi conti personali e rimborsi giustificati come “pagamenti canone locazione sede Roma gennaio/febbraio/marzo/aprile 2012″» che potrebbero in realtà essere serviti per pagare gli affitti dei due appartamenti che lo stesso politico aveva ottenuto da due enti benefici in pieno centro di Roma.
Proprio per cercare di ottenere la restituzione dei soldi che avrebbe preso illecitamente, il giudice ha disposto un nuovo provvedimento contro Fiorito.
Sotto sigilli sono finiti, oltre alla magione del Circeo, la Jeep Wrangler comprata per affrontare la nevicata di Roma nel febbraio scorso, la Bmw e la Smart, tutte pagate con i soldi pubblici.
La Guardia di finanza hanno bloccato anche i 7 conti correnti aperti in Italia e i 4 in Spagna dove ha trasferito oltre 330 mila euro. Soldi che si era impegnato a restituire prima che fosse ordinata la sua cattura.
«È solo il caso di evidenziare – scrive il giudice Stefano Aprile motivando il sequestro – che si sono raccolte prove molto concrete che vanno ben al di là di quanto richiesto».
All’ora di pranzo lo stesso giudice entra in carcere per il cosiddetto interrogatorio «di garanzia».
Nella cella, per ordine dei medici del carcere, sono sparite le merendine e bibite gasate che aveva comprato in quantità allo spaccio del carcere, ma che sono ritenute «incompatibili» con la sua salute.
Fiorito ha ripetuto quanto aveva dichiarato il 19 settembre, ma ha aggiunto alcuni dettagli.
Nonostante nell’ordinanza di custodia cautelare gli sia già stato contestato che ben sei testimoni «smentiscono le sue confuse dichiarazioni difensive sull’erogazione di indennità multiple», lui ribadisce che «questa era la prassi» e si dichiara «pronto a provarlo con fatti e circostanze», confermano i suoi legali Carlo Taormina ed Enrico Pavia.
Poi entra nelle contestazioni. E cerca di scrollarsi di dosso una parte delle accuse, anche a costo di scaricarle sui suoi collaboratori.
ra le spese illecite c’è quella per la caldaia per la villa del Circeo. Si tratta di una fattura di 1.100 euro trovata durante la perquisizione nell’appartamento del suo segretario Bruno Galassi.
«Lui si occupava delle incombenze, non so davvero che soldi abbia utilizzato». Galassi sarà risentito, così come l’altro segretario Pierluigi Boschi.
E intanto si continuano a esaminare anche le fatture depositate da tutti gli altri consiglieri del Pdl.
Fiorenza Sarzanini
(da “Il Corriere della Sera“)
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Ottobre 5th, 2012 Riccardo Fucile
GLI ENTI LOCALI SI RITROVANO CON MENO FONDI E MENO COMPETENZE
Comincia una fase di dimagrimento forzato: meno fondi, meno competenze, meno incarichi, e libertà di manovra seriamente ridotta.
L’accerchiamento degli enti locali che il decreto approvato ieri di Palazzo Chigi prefigura, chiude una fase durata oltre un decennio: da quando il centrosinistra impose al Parlamento con lo scarto di una manciata di voti una riforma costituzionale che ampliava a dismisura l’autonomia soprattutto delle Regioni.
Ma probabilmente, senza gli scandali emersi nelle ultime settimane nel Pdl laziale e altrove, l’operazione sarebbe stata meno facile; e la reazione del partito trasversale degli amministratori ben più determinata.
Oggi, invece, a pochi mesi dalle elezioni politiche e con la magistratura e la Guardia di Finanza che setacciano i conti e gli atti della nomenklatura di alcune Regioni, la politica appare disarmata e collaborativa.
Si mostra incapace di rivendicare comportamenti virtuosi anche lì dove il malaffare e l’inefficienza non sono stati dominanti.
Denuncia un filo di rassegnazione, oltre che il timore di ritrovarsi con un sistema di governo smantellato e di colpo sbilanciato.
La sensazione dominante ai vertici dei partiti è che anche il ridimensionamento degli enti locali si iscriva in una manovra tesa a dilatare la parentesi del governo di Mario Monti oltre il 2013.
Quello che le forze politiche sono meno disposte a riconoscere, è che con la confusione e l’inconcludenza a livello nazionale stanno fornendo ottime ragioni, o pretesti, a queste ipotetiche manovre.
La classe politica sembra rassegnata a farsi recapitare dal governo dei tecnici un messaggio di sfiducia perchè si rende conto che arriva non tanto da Monti ma dall’opinione pubblica; e riguarda tutti: municipi, province, governatori.
«Il decreto sul finanziamento degli enti locali», ha spiegato ieri il presidente del Consiglio, «riguarda un’Italia vecchia esistita fino ad ora, che preferiremmo non vedere più in futuro».
Gli sprechi folli del Lazio, abbinati agli scandali in Lombardia, Puglia e Sicilia e alle indagini che adesso toccano anche Piemonte ed Emilia-Romagna, offuscano le differenze.
Tendono a mettere in mora un sistema di potere sfigurato non da cesti di cosiddette «mele marce», ma da norme confezionate su misura per favorire l’irresponsabilità e comportamenti in qualche caso, come si è visto, da codice penale. Ma la bocciatura di uno schema di amministrazione che ha fatto il suo tempo lascia aperte le incognite sul futuro.
Rimane da capire se una stretta del genere permetterà di amministrare meglio; oppure se accanto ad una sacrosanta oculatezza nella spesa si registrerà un vuoto di potere.
Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, chiede di liquidare «la retorica federalista» e di rivedere il titolo V della Costituzione: quello modificato dal centrosinistra nel 2001.
D’altronde, ricorda, lo stesso segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, adesso ammette che fu un errore perchè concedeva alle Regioni un’autonomia sconfinata, con risultati esiziali.
Ma il punto interrogativo riguarda l’effetto dei controlli stringenti imposti a Regioni, Comuni e Province da Palazzo Chigi, attraverso il filtro della Corte dei Conti. Il timore è che per evitare errori o, peggio, guai giudiziari, le burocrazie locali si fermino.
In teoria, un simile pericolo non dovrebbe esistere, perchè le proposte del governo per ridurre i costi della politica ricalcano i suggerimenti delle stesse Regioni, ansiose di recuperare credibilità ; e perchè chi non si adegua nei tempi previsti ai tagli, si vedrà ridotti i fondi trasferiti dallo Stato.
Sebbene alcuni provvedimenti siano considerati troppo punitivi, il patto tacito è quello di non impugnarli contro il governo.
Ma è inevitabile porsi una domanda: che fine farà la filosofia dell’austerità espressa da questo decreto dopo le prossime elezioni.
Nelle intenzioni di Monti, si tratta di un’altra delle leggi destinate a «trasformare l’Italia».
La volontà comprensibile e legittima della politica di riprendere in mano il governo dopo il voto, tuttavia, allunga un’ombra sull’intera operazione.
C’è un blocco di interessi che per il momento si è piegato, ma non abbandonerà facilmente il campo.
Massimo Franco
(da “il Corriere della Sera“)
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Ottobre 5th, 2012 Riccardo Fucile
REGIONI, PROVINCE, MUNICIPALIZZATE: LA GRANDE CORSA ALLE POLTRONE…IL RACCOMANDATO NON USA I CONCORSI PUBBLICI
L’avanspettacolo comincia sempre il giorno dopo, a scandalo scoppiato. «Mia moglie
assunta all’Atac grazie a me? Falso, all’epoca eravamo solo fidanzati».
A balbettare è l’assessore romano all’Ambiente Marco Visconti.
Ma quell’intercettazione compromettente con il consigliere del Pdl Francesco Maria Orsi? «Ma io so’ caciarone, scherzavo». Ah, ecco.
E Maurizio Lupi, consigliere piemontese dei Verdi Verdi che si scopre avere assunto in Regione figlia, moglie e due fratelli?
«Non sapete che faticaccia riempire la lista di un piccolo gruppo».
Certo, di questi tempi trovare qualche giovane preparato che voglia essere assunto è un’impresa. Meno male che si può sempre contare sulla famiglia.
E quando si parla di poltrone, assunzioni e favori, la famiglia italiana non è mai in crisi. È un’istituzione, basata sulla raccomandazione.
LE MOGLI SON SEMPRE MOGLI
La signora Visconti, Barbara Pesimena, oggi siede su una poltrona che val 73mila euro all’anno. Dirigente responsabile dell’area sanitaria di Atac, azienda municipalizzata del comune di Roma. E chi può mettere in dubbio la sua nomina, con quel curriculum da segretaria in un poliambulatorio medico e diversi contratti come cassiera in negozi di abbigliamento?
A volte basta saper usare tela e pennelli per essere assunti all’Atac.
L’ex pittrice Stefania Fois, compagna dell’onorevole romano del Pdl Marco Marsilio, è diventata direttrice delle relazioni esterne dell’azienda.
Ma a essere “un’opera d’arte” è il suo stipendio: 120 mila euro all’anno. Più del sindaco.
I “soliti cognomi” sono assai diffusi nelle municipalizzate romane.
Tanto che la procura sta indagando su 46 assunzioni sospette all’Atac, tra cui quella meravigliosa di Giulia Pellegrino, cubista-non-cubista («non ballo sui cubi, faccio l’hostess nei locali notturni di Roma»).
Le è stato chiesto come avesse fatto a diventare segretaria del direttore industriale Marco Coletti.
Risposta: «Mi hanno fatto delle domande, era un concorso. Ma non saprei dire dove e con chi, ho dei seri problemi con luoghi e nomi».
E mica sarà importante ricordare luoghi e nomi, per chi lavora in una segreteria.
A parole, tutti scandalizzati e innocenti. Ma poi così fan tutti se è vero, come racconta un’indagine Isfol, che quasi un italiano su tre trova lavoro proprio grazie alla spintarella di parenti e amici.
Prendete i territori leghisti. Anni a urlare contro Roma ladrona, poi si scopre che in Veneto Stefania Villanova, moglie del sindaco di Verona Flavio Tosi, è a capo della segreteria dell’assessore regionale alla sanità del Veneto.
Promossa senza concorso e stipendio triplicato, da 25 mila euro a 70mila.
GLI ACCHIAPPA-POLTRONE
C’è sempre un appetito da soddisfare, tra i parenti.
A Napoli i Pisacane-Vessella hanno messo in piedi, per ammissione dello stesso capofamiglia, Michele Pisacane, «una piccola ditta nel cuore delle istituzioni».
Lui è deputato dei Popolari Italia Domani.
Sua moglie, Annalisa Vessella, è stata prima “invitata” dal marito a diventare consigliere regionale della Campania (lui gestiva gli incontri elettorali mentre lei era incinta).
Poi le è piovuta addosso, già denunciato da Repubblica, la nomina ad amministratore delegato di Isa, Istituto per lo sviluppo agricolo.
Con stipendio da 140 mila euro all’anno, che si somma a quello da consigliere.
Il fatto che l’Isa faccia parte del ministero delle Politiche agricole guidato, al tempo della nomina, da Francesco Saverio Romano, amico strettissimo di Pisacane, è solo un caso. Certo.
LE MUNICIPALIZZATE
Ma è la municipalizzata, l’azienda dei trasporti o quella della raccolta dei rifiuti, il luogo ideale dove piazzare, sempre troppe difficoltà , amici e parenti senza troppe difficoltà .
Quelli stessi che poi restituiranno il favore sotto forma di voto.
Da nord a sud, da destra a sinistra, una costante italiana.
A Venezia le assunzioni spericolate dell’Actv, azienda di trasporti del comune, sono finite sotto inchiesta.
C’è l’ex sindacalista Cgil Romeo Sambo da Chioggia che nell’universo Actv ha figlio (marinaio, anche lui sindacalista), figlia e nuora.
E marinaio con contratto Actv è anche il figlio di Maurizio Mandricardo, coordinatore del Pd.
E in provincia della vicina Verona si scopre che moglie e sorella del sindaco di Sona hanno trovato posto all’Amia, azienda multiservizi dell’Igiene ambientale, così come la figlia del responsabile leghista locale, fratello del vicesindaco di San Giovanni Lupatoto, il nipote di un noto avvocato della lista Tosi, e la moglie del sindaco di Sommacampagna.
Alla E-servizi, ente regionale siciliano che si occupa di informatizzare gli uffici pubblici, sono stati assunti negli anni scorsi due e-raccomandati: i figli dell’ex sindaco di Palermo Diego Cammarata e del presidente della Provincia d’Agrigento Eugenio D’Orsi.
Negli uffici della ex Municipalgas lavora Cinzia Ficarra, moglie del deputato regionale Udc Alberto Campagna, all’Amg (gas) lavora il figlio del consigliere comunale dell’Mpa Leonardo D’Arrigo, all’Amap (acqua) c’è l’ingegner Giovanni Puleri, genero dell’ex parlamentare di An Guido Lo Porto.
A volte poi, c’è questo fastidio del concorso pubblico.
Bisognerebbe studiare e presentarsi con titoli validi, ma l’onesto raccomandato disdegna queste “scorciatoie”.
E finisce che in Puglia vengono assunti anche i bocciati. Come è successo a otto persone che nell’agosto del 2011 avevano partecipato al concorso di selezione del personale amministrativo della Sesta provincia, la Barletta-Andria- Trani.
Bocciati ad agosto nella prova d’esame, ripescati come per magia a dicembre, superando in graduatoria tutti quelli che avevano davanti.
Perchè non erano “mister nessuno”, tra loro c’era per esempio Francesco Patruno, assessore di quel comune di Canosa che ha per sindaco il presidente della provincia Bat.
Una vicenda finita all’attenzione della Corte dei Conti. Ma sicuramente è soltanto un caso.
E per caso, prima o poi, qualcuno riesce a essere assunto perchè se lo merita davvero.
Fabio Tonacci
(da “La Repubblica“)
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Ottobre 5th, 2012 Riccardo Fucile
IL PARTITO COSI’ COM’E’ NON FUNZIONA… L’EX PREMIER INCONTRA NUMEROSI PROTAGONISTI DELLA NASCITA DI FORZA ITALIA
Silvio Berlusconi è pronto ad archiviare l’esperienza del Popolo delle Libertà . Secondo diversi retroscena, nel partito già profondamente scosso da lotte intestine, scandali e perdita di consensi, c’è la conferma che presto bisognerà fare i bagagli e traslocare in un nuovo progetto.
Al quale Silvio Berlusconi non ha nascosto ieri sera ai vertici del Pdl di lavorare da tempo.
Una conferma che preoccupa alcuni — ex An in testa — ma entusiasma altri.
Anche se le incognite sul futuro sono ancora tante e per capire la sorte dei molti esponenti pidiellini bisognerà attendere ancora un po’.
Sì, perchè il Cavaliere allo stato maggiore del Pdl non ha offerto ulteriori spiegazioni, non è sceso nel dettaglio, limitandosi a dire che così com’è adesso il Pdl non funziona più.
Quindi, avrebbe spiegato l’ex premier, bisogna cambiare.
Scontato che il cambiamento a cui pensa Berlusconi è sì rivolto verso il futuro ma con un occhio che guarda anche al passato, a quell’ormai famoso 1994, vale a dire la nascita di Forza Italia.
Sarà un caso, ma nelle ultime ore il Cavaliere ha incontrato diversi protagonisti di quel momento storico, come Stefania Prestigiacomo, Antonio Martino, Claudio Scajola e, secondo alcune fonti pidielline, Beppe Pisanu, da tempo in ‘contatto’ con i centristi.
E proprio Prestigiacomo oggi, in una nota, conferma che è allo spirito del ’94 che Berlusconi guarda con attenzione.
Certo, ieri sera, dopo il lungo sfogatoio a cui ha assistito durante il vertice fiume a Palazzo Grazioli, il Cavaliere si è anche premurato di rassicurare i suoi: nessuno sarà mandato via, avrebbe garantito, non ho intenzione di procedere con nessun repulisti.
Non sarà presa l’accetta, non saranno fatti ‘tagli lineari’, avrebbe ancora spiegato, ma bisogna andare oltre il Pdl, archiviare questa esperienza, perchè solo così il centrodestra potrà avere nuove chance.
Nessuno, però, deve aspettarsi un annuncio imminente, un ‘predellino’ a breve, tutto sara’ studiato nei minimi dettagli e a tempo debito, perchè — è la convinzione di Berlusconi — ora è ancora presto, troppe le questioni ancora in ballo che alimentano una indeterminatezza che sconsiglia annunci e lanci di nuovi progetti.
Al momento il timing è comunque entro dicembre.
C’è da capire, innanzitutto, quale sarà la nuova legge elettorale e, di conseguenza, quale assetto dare al nuovo progetto e all’area che adesso farà riferimento: lista civica, nazionale, ‘scissione dolce’ e poi federazione? Addii traumatici?
Molte le opzioni in campo.
Una cosa viene spiegato, però è certa: quando scatterà l’ora x’, allora tutto sarà preparato con cura, l’annuncio sarà fatto ma non sarà nulla di già visto, nulla che potrebbe suonare come la riproposizione di un qualcosa di vecchio stampo.
Sì, perchè nel progetto berlusconiano non c’è la creazione di un partito tradizionale, bensì di un qualcosa di snello, aperto alla società civile e caratterizzato da volti nuovi.
Da qui anche l’ipotesi che a guidarlo non sia Berlusconi in persona, bensì una personalità esterna, slegata dal mondo politico di oggi. Insomma, riferisce chi ha partecipato ieri al vertice notturno, anche se le varie questioni — compreso il destino della Regione Lazio e del Campidoglio — restano ancora tutte aperte e ci si è riaggiornati per metterle a punto, quello che è certo è che il cavaliere del Pdl a breve non ne vorrà piu’ sentir parlare: basta, bisogna cambiare, prendere atto — è il ragionamento — che così non va più, azzeriamo tutto e ripartiamo, è l’input lanciato dall’ex premier.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Ottobre 5th, 2012 Riccardo Fucile
IL SINDACO DI ROMA SI RICANDIDA MA AVVERTE: “TROPPI SEGNALI NEGATIVI, BISOGNA PRESENTARSI CON UNA SITUAZIONE RINNOVATA”
“Non sarebbe opportuno presentarsi, almeno su Roma, con la lista Pdl. Soprattutto nel
Lazio ci sono segnali negativi e quindi bisogna presentarsi con una situazione rinnovata”. Il sindaco di Roma Gianni Alemanno si prepara alle prossime elezioni comunali.
E durante l’intervista alla trasmissione ‘Un caffe’con..’ in onda su Sky spiega quali saranno le sue prime mosse per ricandidarsi come primo cittadino della capitale.
Definendo il presidente del Consiglio ”un uomo culturalmente di centrodestra”, Alemanno si è augurato che faccia “una scelta politica di centrodestra”.
Ha precisato che ”non si tratta di tirare la giacca di Monti da una parte o dall’altra, perchè già altre forze politiche lo hanno fatto e sono rimaste spiazzate. L’importante – ha aggiunto – è che ci sia un confronto tra le forze politiche, soprattutto di tipo programmatico, così che Monti possa fare una scelta politica”.
Poi è tornato a ribadire: “Il Pdl va azzerato per avere un vero rinnovamento e senza quel rinnovamento, il centrodestra può scomporsi. Dobbiamo ricominciare da capo e non fare solo operazioni di lifting. O si fa sul serio o oguno per conto proprio”. Riferendosi alle misure varate dal governo per abbattere i costi della politica, il sindaco ha ricordato che ”i comuni hanno pagato tantissimo dal punto di vista dei tagli, ma nessun passo indietro sulla responsabilità personale. Siamo strettissimi, dobbiamo approvare il bilancio ma il Comune di Roma non è a rischio dissesto grazie all’intervento dell’allora governo Berlusconi nel 2008. Roma è solida, ormai da quattro anni”.
Casi Fiorito in Campidoglio? “Certe volte si scoprono sempre dopo, ma direi proprio di no, perchè nel Comune non ci sono quei meccanismi troppo autonomi che esistono nelle regioni italiane”, ha concluso Alemanno.
Immancabile un riferimento alla candidatura di Nicola ZIngaretti alla Regione Lazio. “Ho telefonato al presidente della Provincia, gli ho fatto i miei auguri e gli ho detto: ‘Mi lasci solo al Comune’, e la battuta è stata: ‘Così vinco per abbandono’.
Il suo ritiro dal Comune dimostra che non “è vero che Zingaretti avrebbe sicuramente vinto la sfida per la poltrona a sindaco di Roma”, perchè secondo Alemanno ”se Zingaretti fosse stato vincente non sarebbe stato ritirato dal Pd. Dietro questa scelta credo ci sia il tentativo, da parte del Partito democratico, di combinare qualche papocchio su Roma: quella di Zingaretti era una candidatura data per scontata, già in campo da molto tempo, e se è stato spinto sulla Regione è perchè credo ci sia qualche tentativo a tavolino di rimescolare le carte. Ma non credo – ha concluso Alemanno – che i romani apprezzeranno molto questi tentativi calati dall’alto”.
Tornando al Pdl, il sindaco di Roma ha aggiunto che “siamo in una fase di scomposizione e ricomposizione. Quella della lista del centro-sud è solo un’ipotesi. Ma la principale soluzione rimane la rifondazione del Popolo delle Libertà in un nuovo soggetto politico. E vedo che anche Silvio Berlusconi sta lavorando in tal senso. Ci sono ulteriori opzioni – ha continuato il primo cittadino – la scomposizione geografica, anche con una lista per il nord, e anche quella ideologica tra destra e centro. Ma quest’ultima è l’ipotesi meno probabile. Domani da Bari comincio un tour per avere un confronto con i diversi contesti territoriali”.
(da “La Repubblica”)
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Ottobre 5th, 2012 Riccardo Fucile
RENZI: UNA TRUFFA PRE-REGISTRARE CHI VOTA, SI’ DEL SINDACO AL DOPPIO TURNO
Bersani e Renzi si sono sentiti e messaggiati più volte ieri.
«Pier Luigi, mollo sul doppio turno e sull’albo pubblico degli elettori. Possiamo mettere anche i nomi on line. Ma la preregistrazione no. Lo sai anche tu, è una truffa che allontana la gente dalle primarie e serve solo a organizzare le truppe cammellate dei gruppi dirigenti».
«Matteo, anche tu sai che le precedenti primarie erano finte. Per questo serve un piccolo cambiamento, c’è bisogno di maggiore trasparenza».
Lo scontro sulle regole dunque non è superato, ma lo scambio diretto tra i due principali sfidanti apre la strada a una mediazione, se non a una pace, per il momento solo abbozzata.
Del resto ieri mattina presto si è sfiorata la rottura totale e una scissione nei fatti. Renzi infatti aveva confidato ad alcuni dei suoi la volontà di ritirarsi: «Se sono primarie col trucco tanto vale stare a casa».
Lo strappo del sindaco sarebbe stata una bomba per il Partito democratico e per le sue chanche di vittoria alle prossime elezioni.
Ma nel corso della giornata la trattativa a distanza è ripresa, i toni sono diventati più distesi e il percorso meno complicato.
Complicata sarà comunque l’assemblea di domani.
«Sono molto preoccupato », dice Bersani. Non tanto per l’offensiva renziana, ma per le spinte dei suoi sostenitori. Ha ricevuto nelle ultime ore, per esempio, una telefonata del sindaco di Salerno Vincenzo De Luca, famoso per i modi alquanto diretti e decisi, alcuni dicono dittatoriali.
«Se quello continua così, i miei all’assemblea voteranno contro la deroga che consente a Renzi di partecipare. Vediamo come finisce, poi», è stata la minaccia del bersaniano De Luca.
Che vale quasi più per il segretario che per il Rottamatore.
Anche Beppe Fioroni e Rosy Bindi stanno attuando un pressing costante sul leader per evitare altri “regali” a Renzi.
Walter Veltroni invece ha incontrato Bersani nel pomeriggio e gli ha consigliato di ripensare alcuni paletti.
«Quello che serve è la garanzia di un’ampia partecipazione e un patto serio tra i candidati sul dopo, in modo che chi vince abbia l’appoggio degli altri».
Si sa che l’ex segretario teme l’esplosione finale, un Pd diviso almeno in due. «Ho trovato Bersani aperto alle correzioni, disponibile a cancellare le regole più penalizzanti per gli elettori», ha spiegato a chi lo ha sentito dopo il colloquio.
Eppure il nodo non è sciolto.
Renzi lancia un appello a «Pier Luigi»: «Siamo ragionevoli, non si possono accettare norme solo perchè i gruppi dirigenti hanno paura di perdere peso».
Gli sherpa bersaniani però insistono: «Noi la pensiamo all’opposto di Renzi. La pre-registrazione consentirà maggiore partecipazione e vera trasparenza».
La regola della discordia è nella bozza fatta arrivare ai capi corrente del Pd.
Nei 15 giorni precedenti la data del voto l’elettore dovrà registrarsi presso una sede di partito o un luogo indicato. Solo questo passaggio dà il diritto di votare il giorno delle primarie.
La registrazione si potrà fare anche la stessa domenica della sfida. Non ai gazebo però, in una sede diversa.
È uno “slalom” che condizionerà il numero dei partecipanti e, secondo il sindaco di Firenze, aiuterà il voto organizzato.
Renzi, se lo scontro dovesse riaccendersi, è pronto a dimostrare, con i numeri ufficiali delle primarie del 2009, casi palesi di voto pilotato. Il Pd non ci farebbe una bella figura.
Per paradosso, l’assemblea di domani, sul tema regole, si limiterà a votare un mandato al segretario per trattare con le altre sigle del centrosinistra.
Ma la tensione di questi giorni si rifletterà sul voto (fondamentale) per derogare lo Statuto ammettendo Renzi alla corsa.
In previsione di un clima non semplice, la presidente Bindi ha inviato un fax con l’invito a limitare gli ingressi ai soli delegati e invitanti.
Non si deve creare l’effetto tifoserie contrapposte.
L’appuntamento sarà visibile per tutti in diretta sul canale di Youdem che trasmette sul web.
Goffredo De Marchis
(da “la Repubblica”)
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Ottobre 5th, 2012 Riccardo Fucile
MONTI USA LA SCURE SUI COSTI DELLA POLITICA: 600 POLTRONE IN MENO, ESPULSIONI DALLA VITA PUBBLICA, ABOLIZIONE DEI VITALIZI
Pareggio di bilancio anche per gli enti locali, tagliate 600 poltrone nei consigli regionali,
abolizione dei vitalizi e pensioni col sistema contributivo, tracciabilità delle spese dei gruppi consiliari, controlli preventivi sugli atti di spesa da parte della Corte dei Conti, della Ragioneria dello Stato e della Guardia di Finanza, espulsione per dieci anni dalla vita pubblica per sindaci e governatori responsabili di dissesti finanziari.
E ancora: scioglimento dei consigli regionali che si rifiutino di adempiere ai tagli previsti.
Multe salate agli amministratori che sgarrano mentre per le Regioni inadempienti si potrà arrivare al taglio dell’80% dei trasferimenti erariali ad eccezione di sanità e trasporto pubblico locale.
È finita la pacchia per gli spendaccioni del denaro pubblico e gli scandalosi casi Fiorito-Daccò non dovrebbero ripetersi più.
Il governo ha dato il via libera al decreto legge sui tagli alla politica introducendo una serie di paletti senza precedenti sull’onda dell’indignazione popolare.
E ha prorogato fino al 30 giugno la riscossione dei tributi locali da parte di Equitalia in attesa di una riforma.
Il presidente del Consiglio Mario Monti usa parole misurate, ma è deciso ad agire in profondità . E ringrazia anche le Regioni per la collaborazione.
Un passaggio questo politicamente molto importante, teso a evitare ogni scontro con le autonomie locali. «Il decreto va nella direzione che le Regioni hanno proposto e indicato», ha affermato il presidente della Conferenza dei governatori Vasco Errani anticipando che «se questo verrà confermato non ci sarà alcuna impugnativa».
Meno soddisfatti i sindaci. «Non ci sottraiamo alle responsabilità che per forza si devono avere quando si gestisce denaro pubblico – commenta con un certo sarcasmo Graziano Delrio, presidente Anci (Associazione nazionale comuni italiani) – però mi chiedo se non sarebbe il caso di sanzionare allo stesso modo quei ministri che hanno portato il debito italiano a quasi 2 mila miliardi»
Il giro di vite arriva per tutti gli amministratori locali.
Sindaci e presidenti di Provincia o Regione responsabili di dissesti finanziari non si potranno candidare per dieci anni e dovranno pagare mega multe.
Sarà la Corte dei Conti a imporre una sanzione da 5 a 20 volte la retribuzione percepita al momento della violazione.
Nel lungo comunicato diffuso alla fine del Consiglio dei ministri si precisa che tutti gli amministratori pubblici «dovranno pubblicare sul sito internet di appartenenza redditi e patrimonio».
«La stessa trasparenza che ha introdotto per sè il governo» ha voluto ricordare il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Antonio Catricalà .
Scure anche sui compensi degli assessori e consiglieri che saranno regolati sul livello della Regione più virtuosa e stabiliti dalla Conferenza Stato-Regioni entro il termine perentorio del 30 ottobre.
Stesso termine per calcolare i finanziamenti pubblici in favore dei gruppi che comunque saranno tagliati del 50% e che, dice Catricalà , saranno sottoposti a meccanismo di tracciabilità .
Nel mirino finiscono anche le società partecipate degli enti locali e i bilanci dei Comuni di oltre 5 mila abitanti: per tutti si avvia un «controllo strategico» per verificare l’attuazione dei programmi.
In prospettiva, la conferma che il governo entro breve presenterà una legge costituzionale per riesaminare la ripartizione delle competenze tra Stato e Regioni maldestramente modificate con il nuovo Titolo V.
Infine, approvato un regolamento per la riduzione degli organici delle forze armate da 190 mila a 170 mila unità .
Roberto Bagnoli
(da “il Corriere della Sera“)
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Ottobre 4th, 2012 Riccardo Fucile
FA NOLEGGIARE UN’AUTO A SPESE DELLA REGIONE PER ANDARE AL QUIRINALE POI AL RIENTRO LA FA DEVIARE PER ANCONA PER PARTECIPARE A UN CONVEGNO DI PARTITO: COSTO MILLE EURO
In auto blu, pagata dalla Regione, per parlare di costi della politica e tagli agli sprechi a un convegno di partito.
Protagonista è Matteo Richetti, presidente dell’assemblea legislativa dell’Emilia Romagna, quota Pd, e numero due della corrente dei rottamatori guidata da Matteo Renzi.
È il 13 settembre del 2011.
Quel giorno l’agenda del presidente del consiglio regionale dell’Emilia Romagna è particolarmente fitta di impegni: in programma c’è prima una visita al Quirinale, per incontrare Giorgio Napolitano, e poi altri due appuntamenti.
Richetti decide di partire per Roma con l’auto a noleggio: viene prelevato a casa sua, in provincia di Modena, alle 6,30, e riaccompagnato a notte fonda.
Risultato: 16 ore e 15 minuti di viaggio, 1090 chilometri percorsi e una ricevuta da 1024,12 euro.
È lo stesso presidente dell’aula, in una nota stampa diffusa ieri, a scandire, ora per ora, il programma di quella giornata.
“Alle 12 dovevo essere al Quirinale per un incontro con il Presidente della Repubblica con la Conferenza dei presidenti delle Assemblee legislative”.
Impossibile, secondo Richetti, organizzare tutto prevedendo spostamenti in treno, dato che alle 14 “era poi in programma una assemblea plenaria della Conferenza stessa”. Mentre alle 18 “dovevo essere ad Ancona per una iniziativa pubblica sui costi della politica alla quale ero stato invitato”.
Ma se la trasferta al Quirinale, non c’è dubbio, è una missione istituzionale, non si può dire la stessa cosa dell’appuntamento di Ancona, citato dallo stesso Richetti. L’incontro pubblico, al quale il presidente dell’assemblea partecipa dopo la visita a Napolitano, infatti, è di altra natura.
Si chiama “Meno costi, meno casta” ed è un dibattito organizzato dal gruppo consiliare del Pd di Ancona, per discutere “le proposte nel Partito Democratico per una politica più sobria, trasparente e al servizio dei cittadini”.
Richetti, di ritorno da Roma, arriva nel capoluogo marchigiano con l’auto noleggiata usando soldi pubblici.
Lì, interviene al convegno insieme agli altri ospiti, tutti esponenti Pd.
“Mi avevano invitato in qualità di presidente dell’assemblea — spiega — La missione era autorizzata, non c’è niente di irregolare”.
Autorizzata dal presidente dell’assemblea, cioè da sè stesso.
Il rottamatore, poi, rivendica una serie di tagli. Ricorda di aver rinunciato all’auto blu, nonostante ne avesse diritto 24 ore su 24.
“L’ho eliminata una volta diventato presidente. Costava 80 mila euro l’anno: ora ci sono solo i costi per l’auto da noleggiare in caso di spostamento per motivi istituzionali e siamo così passati da un costo annuo di 130.000 euro a 50.000. E quest’anno la voce servizio automobilistico è scesa ulteriormente a 25 mila euro”.
Ieri, il Fatto Quotidiano aveva elencato una serie di spostamenti da centinaia di euro a viaggio.
Tutte missioni istituzionali, alle quali il presidente dell’assemblea decide di andare noleggiando un’auto con l’autista.
Di esempi ce ne sono a decine.
Tra costi per missione e varie ed eventuali si arriva a cifre per decine di migliaia di euro.
La mattina del 10 gennaio del 2011, ad esempio, Richetti ha un impegno a Casalecchio di Reno.
Dalla sede della Regione, in viale Aldo Moro, al teatro Testoni di Casalecchio di Reno. Il percorso è di 7 km e 800 metri chilometri e settecento metri.
In taxi una spesa di 15 euro. Ma Richetti con l’auto blu ne spende 103,12.
Anche perchè l’autista lo attende fuori dal teatro per 3 ore e 45 minuti.
Emiliano Liuzzi e Giulia Zaccariello
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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