Ottobre 1st, 2012 Riccardo Fucile
A CHI NON SI PRESENTA IN AULA DOVREBBERO ESSERE SOTTRATTI 250 EURO… MA CHI CONTROLLA? NESSUNO, OVVIO…
Batman, forse, vuol dire fiducia: nel Lazio di Franco Fiorito alcune voci della busta paga dei politici sembrano basarsi su un unico, granitico presupposto, l’onestà del consigliere.
Figurarsi se esistono motivi per dubitarne, certo che no.
Ma la quantificazione di alcune voci dipende fondamentalmente dall’autocertificazione, o poco più.
Per fare un esempio piccolo piccolo: la Viacard è fornita dall’amministrazione e il politico, a fine mese, deve comunicare quante volte l’abbia usata per motivi personali, nel qual caso, ovviamente, la somma gli viene detratta.
Ma è sufficiente che risponda «mai», e lo stipendio rimane intatto.
E così, prima ancora dei bonifici di Fiorito, i modi – legali – per veder crescere il proprio compenso, non sono pochi.
E figurarsi se c’è un politico che ne approfitti.
Non è semplice districarsi tra le voci della busta paga, e nella Regione dei fondi pubblici usati per le ostriche, è Giuseppe Rossodivita, dei Radicali, a raccontare dettagli e consuetudini: «Oltre alla busta paga, che in media è di ottomila euro netti, c’erano anche 4.190 euro al mese, servivano per curare il rapporto tra eletto ed elettore».
Adesso sono stati cancellati? «No, diminuiti della metà ».
Erano quattromila lordi? «Netti, esentasse, transitavano sui fondi del gruppo e finivano in quelli personali».
Ma era necessario presentare fatture, dimostrare che li si era spesi per il rapporto con gli elettori? «Macchè, niente».
«Subito dopo l’elezione bisogna riempire dei moduli, in autocertificazione». Tra le informazioni richieste, la residenza: in base alla distanza dal Consiglio, al politico spetta il rimborso.
Rossodivita mostra il suo: 64 chilometri, 385 euro.
Ovviamente, maggiore è la distanza e maggiore è la cifra pagata.
«Si calcola in base alla residenza, come prevede la legge»: ecco, è tutto a norma di legge.
Solo che i maligni, nei corridoi della Regione, sorridono, ipotizzano che alcuni l’abbiano cambiata, la residenza, in modo da risultare abitanti di comuni lontani. Malignità , sicuramente.
Al totale di dodici-tredicimila euro al mese si arriva grazie a voci cospicue: alcune fisse, come indennità di carica – consigliere – da novemila euro.
Poi ce ne sono di variabili: ai 3.503 euro della diaria, ad esempio, ne vengono tolti 250 per ogni assenza in Consiglio.
Ci sarà un metodo rigoroso per prendere le presenze, ovvio: «Insomma, si firma all’inizio dell’assemblea e poi non è detto che si rimanga in aula. Ma noi queste cose le abbiamo già denunciate, tutte, inutilmente».
Altra voce variabile, l’indennità di funzione: per capigruppo, presidenti e vicepresidenti di commissione.
Sarà anche per questo che, tranne rare eccezioni, tutti i consiglieri avevano un incarico?
Di certo, l’incarico vale: mille euro al mese in più per i vice, millecinquecento per i capigruppo.
Detto di un’assicurazione sanitaria che copre ogni tipo di spesa medica e costa al mese meno di una pulizia dei denti (112 euro), nella legislatura ormai sul punto di concludersi il totale pagato in media ai consiglieri – al netto dei centomila euro a testa in più dei quali parla Fiorito – era di ottomila in busta paga e quattromila fuori.
Rossodivita, scusi, un’ultima domanda: ma per prendere le presenze dei consiglieri in Consiglio, non per sfiducia, non sarebbe possibile incrociare i dati delle firme con quelli di votazione?
Tanto per evitare che un consigliere firmi e vada a casa, ecco.
«Sarebbe possibile, sì, ma quasi sempre votiamo per alzata di mano».
Strano, perchè da anni gli scranni sono predisposti per il voto elettronico.
Alessandro Capponi
(da “il Corriere della Sera“)
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Ottobre 1st, 2012 Riccardo Fucile
I DATI DELLA MATURITA’… DIMINUITE DEL 30% LE LODI
Più diplomati e voti più alti nelle fasce intermedie, sopra la sufficienza. 
Ma ottenere il massimo punteggio è stato più difficile, le eccellenze sono diminuite sia tra i 100 sia tra i 100 con lode.
Record di lodi in Puglia (1,4 per cento) e in Umbria (1,2), il calo maggiore si è avuto invece in Emilia Romagna (dall’1,3 allo 0,7) e in Calabria (dall’1,5 allo 0,8 per cento).
I dati presentati dal ministero dell’Istruzione relativi ai maturati di quest’anno, anche se non sono ancora completi perchè mancano la Valle d’Aosta e la provincia di Bolzano, sono per molti aspetti positivi, per altri un poco meno.
L’anticipazione fornita dal Miur rappresenta il 96,1 per cento degli ammessi a sostenere gli esami, e ci racconta che «cresce la percentuale degli studenti con voto da 71 a 99 con un maggiore incremento nella fascia di voto tra 81 e 90, per tutte le tipologie di scuola».
Ma diminuisce, sensibilmente, la percentuale di diplomati con 100, che è stata del 4,4 per cento mentre nel 2011 era del 5,2 per cento, e la percentuale dei diplomati con lode, passata dallo 0,9 per cento del 2011 allo 0,6 di quest’anno.
In realtà , riguardo alla lode, il ministero dà una spiegazione: quest’anno per la prima volta, con l’entrata a regime della riforma, la lode è stata attribuita dalle commissioni di esame solo se l’alunno ha riportato il punteggio massimo di credito scolastico (8 punti per la classe terza, 8 punti per la classe quarta e 9 punti per la classe quinta) e la media dei voti superiore a nove negli scrutini finali relativi alla classe terza, quarta e quinta.
La maturità 2012 ha coinvolto 497.310 candidati, la percentuale di ammissione è stata del 94,4 per cento degli studenti, quella dei non ammessi il 5,6, uguale all’anno precedente.
I voti sono stati più alti, insistono al Miur, ad eccezione dei 100, perchè infatti diminuiscono i diplomati con la sufficienza, il 60, che quest’anno sono il 10,1 per cento, nel 2011 erano l’11,7; un pochino più corpose sono le fasce intermedie, con il 31,7 per cento di diplomati che si è aggiudicata una votazione tra 61 e 70 (31,6 l’anno prima), il 28,5 che ha preso tra 71 e 80 (era il 27,9 per cento); il 17,4 che si è meritato tra 81 e 90 (nel 2011 era il 16,2) e infine più di 7 diplomati su 100 (7,3) s’è portato a casa da 91 a 99, nella passata maturità , quella del 2011, erano 6 e mezzo.
Luci e ombre.
Le luci sono i voti, più alti, con un incremento soprattutto per la fascia tra 81 e 99 per tutte le tipologie di scuole.
Inoltre, il 98,9 per cento degli ammessi ha passato l’esame mentre nel 2011 la percentuale è stata un poco più bassa, 98,3.
Le ombre, invece, riguardano proprio quelle scuole ultimamente salite agli onori della cronaca perchè maggiormente scelte dai ragazzi che quest’anno si sono iscritti alle superiori: gli Istituti tecnici.
Aumenta infatti la percentuale dei diplomati ai Licei e diminuisce quella dei diplomati tecnici. Su cento diplomati, 47 escono dai licei (erano poco meno l’anno prima), 34 hanno preso la maturità tecnica (erano quasi 35), i professionali sono stabili con poco più di 15 ogni cento diplomati, lo stesso vale per gli Artistici con il 3,4 per cento di maturi contro il 3,3.
In realtà però, a guardare bene, la spiegazione c’è: negli anni scorsi sono sempre stati in crescita gli iscritti ai Licei rispetto ai Tecnici, mentre è solo da quest’anno che si è osservata un’importante inversione di tendenza che vede un salto in avanti dei Tecnici, una tenuta dei Professionali e un calo dei Licei. Gli effetti li vedremo tra qualche anno.
Tecnici e Professionali ci fanno comunque una bella figura riguardo ai voti: anche loro infatti diminuiscono nel minimo (il 60), più che nei Licei, riuscendo ad andare oltre la sufficienza di quasi tre punti per gli istituti Professionali (dal 13,7 al 16,3) e di due per i Tecnici (dal 13,7 al 15,8).
Mariolina Iossa
(da “il Corriere della Sera”)
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Ottobre 1st, 2012 Riccardo Fucile
L’ODISSEA DI 271 ASPIRANTI ALLIEVI VICE-ISPETTORI VA AVANTI DAL 2003… SPESI 3,5 MILIONI PER NULLA, RISCHIO DI RIPETERE GLI ESAMI PER LA TERZA VOLTA
Dieci anni per conquistare un posto di lavoro. Anzi, 271 posti di lavoro, come allievo viceispettore del Corpo di polizia penitenziaria.
Dieci anni che rischiano di diventare — e senza ormai garanzia di riuscita — quattordici e più, se l’Amministrazione penitenziaria non si adeguerà , entro gennaio, alle indicazioni del Tar del Lazio.
Una storia tipica dell’Italia dei paradossi e degli sperperi che parte dal lontano 2003.
E’ il 18 marzo quando vengono messi a concorso 271 posti di allievo vice ispettore nella polizia penitenziaria (un Corpo da 41.000 persone, con una carenza di organico da circa 7000 unità ).
“Un lavoro sicuro”, pensano alcuni, se non la realizzazione di un sogno.
Alla preselezione del febbraio 2004 si presentano in parecchie migliaia.
Ed è lì che tutto ha inizio.
Nessun concorso che si rispetti può fare a meno dei ricorsi di chi non ce la fa. E anche questo caso non si sottrae alla “prassi”: alcuni candidati contestano la regolarità delle prove.
In attesa che i deputati organi giurisdizionali (Tar e, in seconda battuta, Consiglio di Stato) si pronuncino, l’Amministrazione penitenziaria ammette al secondo “step”, cioè agli accertamenti psico-attitudinali, sia gli idonei che i non idonei ricorrenti.
Passano tre anni e, finalmente, il Consiglio decide, confermando la sentenza con cui il Tar del Lazio, su ricorso di un candidato, aveva annullato le preselezioni.
E’ il 14 dicembre 2007 e tutto è da rifare.
Il Dap (Dipartimento amministrazione penitenziaria) fissa il calendario per le nuove preselezioni, che si tengono a fine 2008.
Questa volta senza intoppi.
Le prove sono valide e l’iter continua per chi le ha superate.
I candidati, dopo i test psicofisici e attitudinali (per molti è la seconda volta), sono finalmente ammessi a sostenere lo scritto.
Naturalmente non subito, ma dopo un altro anno, a novembre 2009.
Tutto sembra procedere bene.
I 536 aspiranti vice ispettore che superano l’esame affronteranno l’orale, dinanzi all’apposita Commissione, a partire dall’8 novembre 2011.
Cioè a ben otto anni dal bando. “L’importante è che il traguardo è ormai vicino” — pensano i candidati — “il passato è passato, meglio ora concentrarsi sul futuro”.
Peccato, però, che il futuro si faccia ancora attendere. Il 19 giugno 2012 gli orali si concludono.
I 327 vincitori (nel frattempo, a luglio scorso, i posti a concorso sono stati estesi di 67 unità per le donne) esultano.
Sono ormai super competenti, hanno trascorso gli ultimi dieci anni della loro vita sui libri, per non farsi cogliere impreparati alla data (imprevedibile) delle selezioni.
Età media trent’anni, molti di loro erano appena maggiorenni quando hanno risposto al bando.
Si sono destreggiati tra lavori precari e disoccupazione e ora pregustano il momento della messa in pratica delle nozioni che conoscono ormai a memoria.
Un momento che, tuttavia, non arriva. Non ancora.
Un altro candidato escluso si è rivolto al Tar: il Presidente della Commissione è un dirigente del Corpo in “quiescenza”, andato in pensione tre mesi prima, il che violerebbe il bando (che vuole un dirigente in servizio).
La cosa era stata già segnalata al Dap da un sindacato prima degli esami, ma l’allora capo Franco Ionta aveva ritenuto di poter agire applicando la diversa normativa generale sui concorsi.
Il Tar si pronuncerà il 10 gennaio 2013.
Nel frattempo ha sospeso l’atto di nomina della Commissione, suggerendo all’Amministrazione di far ripetere l’esame — in autotutela — al candidato ricorrente, dopo aver nominato un altro Presidente, in servizio.
Il che potrebbe svuotare di senso una pronuncia del Tribunale, se il candidato superasse l’esame, e farebbe evitare il rischio che, per l’ennesima volta, gli atti del concorso siano annullati.
«Ci ritroveremmo a dover ripetere le prove per la terza volta — dice Carmelo Passaro, presidente del “Co.I.C.I.Pol.Pen.”, comitato spontaneo degli idonei del concorso — ma soprattutto a dovere ancora aspettare, magari tre o quattro anni, per vedere riconosciuto il nostro diritto. Ci siamo costituiti in Comitato da una ventina di giorni perchè stufi dell’inerzia dell’Amministrazione penitenziaria e la mattina di lunedì 1 ottobre saremo dinanzi alla sede del Dap, per protestare e tentare di sensibilizzarlo: non ottemperando alle indicazioni del Tar e rischiando così di fare annullare l’intera prova orale, può causare altri enormi danni per noi e per lo Stato».
Il concorso, infatti, è finora costato non solo in termini di stress ai partecipanti, ma anche in termini di soldoni alla collettività : circa tre milioni e mezzo di euro, uno spreco già molto pesante per le attuali casse pubbliche, ma che lieviterebbe ulteriormente se il Tribunale ordinasse la ripetizione dell’esame. Spese a cui potrebbe aggiungersi il risarcimento dei danni che i vincitori sono intenzionati a chiedere allo Stato in questa evenienza.
«Perchè dieci anni per superare un concorso sono davvero troppi».
Manuela Iatì
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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