Dicembre 16th, 2012 Riccardo Fucile
UN PICCOLO MIRACOLO: NON C’E’ PIU’ NESSUNO SOTTO LE TENDE
Sette mesi dal terremoto che ne aveva fatto un comune-simbolo perchè fra i più colpiti dalle scosse, Finale Emilia diventa invece il simbolo della rinascita.
LA BUONA NOTIZIA
E’ sotto gli occhi di tutti un piccolo miracolo. Da 2200 persone sistemate nelle tendopoli della prima ora oggi, 14 dicembre, siamo al punto zero.
Cioè: niente più campi e quindi nessuna famiglia sotto le tende. Di più: non c’è nessun nucleo familiare nei moduli abitativi. Nessuno. S
oltanto 38 famiglie sono ancora provvisoriamente in albergo ma per tutte loro sono già stati individuati e presto saranno assegnati gli alloggi (veri, non moduli).
LA CATTIVA NOTIZIA
Fin qui la buona notizia. Ma ce n’è anche una cattiva.
Il fuoristrada dei volontari del Gruppo comunale della Protezione Civile, una vecchia Tata indiana avuta grazie ai finanziamenti di una fondazione locale, è praticamente fuori uso.
Non va più, anche per l’utilizzo intenso che ne è stato fatto nei mesi post-terremoto.
«E’ diventata troppo vecchia e ogni volta che si pianta per strada il meccanico ci costa 1000-1500 euro che non possiamo permetterci. Purtroppo dobbiamo rottamarla» spiega Marco Cestari, coordinatore del Centro operativo comunale della Protezione Civile.
L’APPELLO
Il fatto è che i volontari (già non pagati) non hanno un centesimo da investire e però non possono rimanere senza un mezzo fuoristrada.
Anche perchè ci sono le cosiddette e riconosciute “criticità idrauliche” in tutte le aree terremotate per le quali è indispensabile, semmai servisse un intervento (per esempio a seguito di un alluvione), avere un mezzo come la Tata o qualunque altro fuoristrada a disposizione.
«Ci serve una macchina che possa trainare le autopompe nel caso di un allagamento controllato» spiega Cestari.
«Non importa che sia vecchio e non ci interessa lo stato dell’abitacolo o gli optional. A noi serve solo che funzioni e magari c’è qualcuno che ci può aiutare. Un aiuto sarebbe un magnifico regalo di Natale…».
(da “il Corriere della Sera“)
argomento: terremoto | Commenta »
Dicembre 16th, 2012 Riccardo Fucile
DOPO L’ATTACCO DELLA MAGISTRELLI AI QUARANTENNI DEL PARTITO SI SCATENA LA POLEMICA
A chi pensava che lo scontro generazionale fosse stato archiviato con il fair play
kennediano di Matteo Renzi nella notte della sconfitta, la senatrice Marina Magistrelli fa sapere che i giochi nel Pd sono solo all’inizio.
E non si tratta di un gioco da ragazzi: sessantenni contro quarantenni rischia di essere il tema più scottante nella concitata corsa verso le primarie superfast.
La Magistrelli, simpaticamente, definisce i giovani turchi “polli da batteria”. Parassiti che il partito nutre e alleva fin dalla più tenera età trovando il modo di portarli avanti almeno fino alla pensione: come parlamentari, sindaci o consiglieri di non si sa bene che.
“La Magistrelli dice una gran fesseria” attacca Matteo Ricci, 38 anni, presidente della Provincia di Pesaro Urbino, talento ufficiale del Pd marchigiano cui la stessa Magistrelli appartiene da ‘ancunitana’ colta e verace.
Guerra di campanile dunque?
Due precandidati in lotta per lo stesso seggio?
“No, perchè io alle primarie non partecipo” spiega Ricci, accusato dalla senatrice di “non aver mai lavorato un giorno in vita sua”.
Lui se la ride. Forse perchè da ragazzo faceva “il manovale e il cameriere pur di finire gli studi”.
Forse perchè è convinto ci sia una motivazione poco nobile dietro le unghiate della conterranea.
“È semplicissimo — dice Ricci — la Magistrelli vuole difendere il terzo mandato di Rosy Bindi, sua referente al Senato. Noi giovani invece siamo contrari. Faccio notare che la signora sta da 12 anni in Parlamento incassando regolarmente lo stipendio. Quando parla dei funzionari, dei parassiti, offende i ragazzi che lavorano anche per lei, per tenere in piedi il partito nei circoli, nei paesi, nei quartieri. Guadagnando mille euro al mese”.
Oppure un po’ di più, come Matteo Orfini, responsabile cultura del Pd, bollato pure lui come fardello a vita per la collettività .
“Marina sa benissimo che io ho un contratto a tempo determinato, scade al prossimo congresso” dice Orfini il precario.
“No, quella parola no — s’oppone —. Guadagno 3.200 euro al mese e oggi i precari sono tutta un’altra cosa. Ma se non dovessi essere confermato dovrei per forza trovare un’altra soluzione. Ho fatto l’archeologo, poi il manager per un’associazione, mi interessano i beni culturali e lì vorrei restare”.
Però il tentativo di entrare in aula c’è eccome: “Ho chiesto ai vertici del partito di organizzare le primarie per tutti e mi auguro sia così. Bersani a parte, è bene che ogni seggio sia attribuito dai nostri elettori scegliendo tra proposte diverse. Mi piacerebbe partecipare, vediamo cosa succederà lunedì quando verranno definite le regole”.
Non pensa alla competizione frontale Matteo Renzi.
Altro tipico prodotto della birocratija di partito, secondo la Magistrelli.
“Ma dai, su, non vale neanche la pena di risponderle” si smarca Roberto Reggi, alter ego di Renzi.
Del resto, la storica antipatia tra il sindaco di Firenze e la Bindi giustifica di per sè l’uscita anti-rottamazione.
“Però evitiamo di dire cose a casaccio” prega Stefano Fassina, 44 anni, esperto economico del Pd, insistentemente indicato come ministro dell’Economia nel futuribile governo Bersani.
“Ho fatto tante cose in vita mia fuori dal partito — risponde lui —. Non credo si possa procedere al rinnovamento della nostra leadership ignorando la qualità delle persone. Spero che la Magistrelli voglia prendere informazioni la prossima volta che parla”.
Insomma si parla a Marina perchè presidente Rosy intenda: lunedì, sulle famose regole, gli schieramenti sono già belli carichi.
Reggi non vuole fare il solito guastafeste: “Mi auguro solo che si permetta a tutti di partecipare al voto. Sennò, non servono a nulla”.
Ricci mette lì un punticino in più: “Bisogna assolutamente stabilire dei paletti, delle indicazioni chiare, perchè con questi tempi così stretti sta succedendo che tanti si buttano avanti così, senza preavviso, pur di cercare uno spazio. Invece chi ha un ruolo ufficiale, un incarico istituzionale, dovrebbe prima portare a termine il suo lavoro per bene. Questa sì che sarebbe una rivoluzione”.
E c’è già chi la chiama regola anti-Renzi. O anti-furbi.
Chiara Paolin
(da “il Fatto Quotidiano”)
argomento: Partito Democratico, PD | Commenta »
Dicembre 16th, 2012 Riccardo Fucile
LA TENTAZIONE DELL’OPERAZIONE CENTRISTA
Sembrava una marcia trionfale per il Pd di Bersani, consacrato dalle primarie. Un avvicinamento alla vittoria elettorale del 2013, che le esibizioni scomposte di Berlusconi non avrebbero certo potuto fermare.
Ma il giorno dopo l’investitura politica del Ppe a Mario Monti, a Largo del Nazareno si respira tutt’altra aria.
Terreno minato e rischio di smottamenti del Pd sono concreti come mai prima d’ora.
Da un lato Fioroni e il suo drappello di Popolari, parlamentari (Ginefra, Bocci, Pedoto, D’Ubaldo) ma soprattutto amministratori locali, che non parlano per ora di diaspora, però riconoscono l’attrazione centrista e moderata.
Dall’altro, ci sono i “full Monti”, quel nucleo di Democratici che a luglio firmarono un appello per l’Agenda Monti: Morando, Ceccanti, Gentiloni, Ranieri, Tonini, Negri, Ichino, Peluffo, per dirne alcuni.
Poi, tanta acqua è passata sotto i ponti: correnti sono state spazzate via (i veltroniani); nuovi fronti sono nati (di appoggio a Renzi alle primarie).
Però resta un punto fermo: completare il lavoro di Monti, mantenere la continuità con le politiche del Professore.
Tanto che i montiani del Pd avevano organizzato un incontro con Monti il 13 gennaio, e adesso pensano sia il caso di anticiparlo.
Pronti allo strappo?
Paolo Gentiloni spiega: «Io non ho nessuna intenzione di lasciare il Pd ma non escludo che individualmente qualcuno possa fare questa scelta». Essendo candidato a sindaco di Roma, dice di non volere polemizzare, tuttavia si sfoga: «Se la frana di Berlusconi procede e il Pd non arruola in pieno Renzi, non intercetteremo un bel nulla e la frantumazione del centrodestra sarà un vantaggio solo per Monti e i centristi. Lo scenario in cui il Pd aveva una maggioranza certa sia alla Camera che al Senato è scomparso, non c’è più».
Monti politicamente in campo (o il suo marchio in franchising), con un Ppe che gli tira la volata, la Chiesa che lo appoggia, la Merkel e persino Hollande che lo richiedono a gran voce, «cambia il piano di gioco».
Antonello Giacomelli, franceschiniano, si toglie la soddisfazione di una frecciata: «Pur nella diversità , ma noi restiamo di sinistra, mi pare che ora si capisca meglio cosa vuole essere Monti».
Proprio quello che vuole fare Monti invece sta a cuore a Stefano Ceccanti.
Se Monti farà appello a un fronte ampio e costituente, per completare le sue riforme, troverà molti supporter: è il ragionamento del senatore democratico. Che aggiunge: «Certo le reazioni arrabbiate, come quelle di D’Alema, non penso aiutino».
Il D’Alema che rimbrotta Monti perchè «moralmente discutibile una sua candidatura», è derubricato a «stizza inopportuna», dai montiani del Pd.
Al Nazareno però l’irritazione è di tutta la segreteria. «Servirebbe un po’ di chiarezza. Cosa bolle nella pentola centrista, forse liste personali?», è il commento dei bersaniani.
Bersani tesse la rete internazionale. Con Vendola e Nencini presenzia il vertice dei progressisti affrontando le questioni dell’economia globale (con Pascal Lemy), della crescita economica e delle politiche per lo sviluppo. Enrico Letta, il vice segretario, è stato mandato in missione a Wall Street per incontrare alcuni capi di hedge funds, banche d’affari e d’investimento e per convincerli che il centrosinistra continuerà su una linea europeista e di tenuta dei conti pubblici.
Che quindi non devono avere paura.
Basta a soddisfare i montiani del Pd?
E poi c’è l’incognita Renzi. Il sindaco di Firenze ha ripetuto fino alla nausea che davvero la discesa in campo di Monti e i progetti politici del Professore non gli interessano nemmeno per sbaglio.
Annuncia anzi la sua presenza alla direzione del Pd, lunedì.
Una direzione convocata per votare il regolamento delle primarie per i parlamentari, a che sarà riconvertita alla discussione politica.
Per arginare il rischio smottamenti del partito, appunto. Fioroni a domanda su cosa farà se Monti scende in campo con un progetto Popolare, prende tempo: «È come se mi si chiedesse, cosa succede se il 21-12-2012, finisce il mondo?».
Solo questione di giorni e sapremo.
Giovanna Casadio
(da “la Repubblica“)
argomento: Partito Democratico, PD | Commenta »