Dicembre 21st, 2012 Riccardo Fucile
OCCHI PUNTATI SU FINOCCHIARO E BINDI, POTREBBERO ESSERE TUTELATI
Anche se il voto slitta di una settimana, le primarie no, malgrado molti ci avessero sperato.
E dunque, rullano i tamburi, si aprono le danze: si insedia a Roma il comitato elettorale e le correnti hanno tutte voce in capitolo, da Letta a Franceschini a Bindi, da Fioroni a Ignazio Marino, a Marco Minniti per i veltroniani, fino a Graziano del Rio per i renziani: tema, la composizione delle liste di candidati e la selezione del «listone bloccato», che per ragioni di diplomazia sarà reso noto solo dopo le primarie del 29 e 30 dicembre.
Ma nelle segrete stanze, il «listone» comincia a prendere forma e si profila una sorta di par condicio tra gli staff di Bersani e del suo sfidante che potrebbero trovar posto nella riserva protetta: i due capi delle campagne delle primarie, il bersaniano Speranza e il renziano Reggi, i due consiglieri, Gotor e Da Empoli, le due portavoce, Alessandra Moretti e Simona Bonafè.
Il problema però sono i capilista, Renzi ne avrà forse due, Scalfarotto e Gentiloni, che dovrà optare con la candidatura a sindaco di Roma.
Altri renziani correranno alle primarie, come Adinolfi, Vassallo e Ichino.
Ma le voci sui possibili capilista corrono, come quella che dà Anna Finocchiaro in Emilia; Cesare Damiano in Piemonte; il responsabile giustizia Andrea Orlando in Liguria, il responsabile economico Stefano Fassina, capolista nel Lazio.
«Ho scelto di candidarmi a Roma alle primarie, non cerco altre strade per provare a entrare in Parlamento», dice Fassina.
E anche l’altro leader dei «giovani turchi», Matteo Orfini, correrà a Roma e presenta la sua candidatura nella storica sezione ex Pci di via dei Giubbonari.
«Come responsabile cultura e membro della segreteria avrei potuto esser candidato in “quota protetta” e invece ho deciso di raccogliere le firme e correre nella mia città ».
Le trattative fervono fino a notte e si protrarranno oggi perchè il punto spinoso, le deroghe per gli amministratori locali che vogliono correre per un seggio alla Camera, impegna tutti i maggiorenti in un braccio di ferro tra la capitale e le periferie.
«Deroghe ne saranno date pochissime, saranno delle assolute eccezioni», assicura Franceschini. E se sindaci e consiglieri regionali in corsa alle primarie saranno ridotti all’osso, per il truppone di parlamentari uscenti, terrorizzati dal rischio di soccombere con i potentati locali, è la prima e unica buona notizia.
Invece il nodo del listone e dei capilista viene risolto rinviando la decisione a dopo capodanno. Perchè il problema è anche quello di non far emergere favoritismi per i veterani con più di tre mandati alle spalle, che hanno chiesto e ottenuto la deroga: se ad esempio la Bindi venisse indicata subito come capolista, entrerebbe d’ufficio nella «quota protetta» e così anche per la Finocchiaro.
Quindi per evitare polemiche con i più giovani che si battono per il rinnovamento e per evitare strali all’indirizzo del segretario, si è scelto di rinviare.
Fioccano le candidature, come quella del presidente dell’associazione famigliari delle vittime della strage di Bologna, Paolo Bolognesi, che correrà da indipendente senza dover raccogliere le firme.
Carlo Bertini
(da “La Stampa“)
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Dicembre 21st, 2012 Riccardo Fucile
DA RAZZI A DI GIROLAMO, SBARCATI A ROMA PERSONAGGI INDIMENTICABILI
Sette anni sono passati, dalle prime denunce di brogli. 
Sette anni di promesse, impegni, pensosi bla-bla-bla.
Eppure gli italiani all’estero torneranno al voto con le stesse regole pazze che hanno permesso raggiri d’ogni tipo.
Come quello ripreso in un video dove dei ragazzotti nati e cresciuti in Australia, in cambio di una cassa di birra, riempivano in un garage di Sydney centinaia di schede elettorali per mandare senatori e deputati a Roma.
Dice ora Berlusconi che sarebbe bene spostare il voto più in là possibile perchè «si può generare caos soprattutto per le elezioni all’estero».
Certo è che dopo avere osannato nel 2005 i nostri emigrati come «strumento insostituibile della proiezione dell’Italia nel mondo» e dopo averli attaccati nel 2006 («Non pagano le tasse, è discutibile che possano votare») perchè proprio loro gli avevano fatto perdere per un pelo la maggioranza al Senato, il Cavaliere non si è speso molto per cambiare quelle regole. Nè, sia chiaro, si sono spesi molto tutti gli altri.
Racconta il senatore Claudio Micheloni, da mezzo secolo in Svizzera, che a un certo punto parevano tutti d’accordo sulla necessità di cambiare almeno i punti più scabrosi della legge del 2001 che attuando l’articolo 48 della Costituzione, assegnò alle nostre comunità estere 12 deputati e 6 senatori divisi in 4 immense circoscrizioni planetarie. E i ritocchi, di buon senso, passarono all’unanimità .
Poi, però, si sono impantanati.
Il grande sogno di Mirko Tremaglia, che per decenni aveva girato il mondo promettendo a veneti e calabresi, pugliesi e romagnoli che avrebbero potuto dire la loro in Parlamento, è stato via via travolto da episodi sconcertanti.
Come il peso abnorme sui destini del governo Prodi dell’italo-argentino Luigi Pallaro che si presentò dicendo «chiunque vinca, io starò con l’esecutivo» e per mesi tenne tutti col fiato sospeso: «C’è Pallaro? Il governo regge o va sotto?».
O l’ingresso a Palazzo Madama di uomini come il ricco Juan Esteban Caselli, detto «El obispo», il vescovo, assai discusso per i suoi rapporti coi militari ai tempi della dittatura di Videla e coinvolto dal ministro dell’Economia Domingo Cavallo nelle accuse di traffico di armi e altre faccende finite al centro del giornalismo d’inchiesta di Buenos Aires.
O ancora lo sbarco a Montecitorio di uomini come Antonio Razzi, improvvidamente candidato da Antonio Di Pietro e protagonista, con Domenico Scilipoti, di quello che è stato il salto della quaglia più spettacolare della legislatura che va a chiudersi. Sancito dal voto di fiducia al Cavaliere nella drammatica giornata del 14 dicembre 2010 e spiegato nella confessione registrata di nascosto dal collega Francesco Barbato: «Se si votava il 28 marzo com’era in programma, io per 10 giorni non pigliavo la pensione. Hai capito? Io ho detto: chè, se c’ho 63 anni, giustamente, dove vado a lavorare io? In Italia non ho mai lavorato. Che lavoro vado a fare? Mi spiego? Io penso anche per i cazzi miei. Io ho pensato anche ai cazzi miei. Non me ne frega. Perchè Di Pietro pensa anche ai cazzi suoi… Mica pensa a me. Perciò fatti un po’ i cazzi tua e non rompere più i coglioni. E andiamo avanti. Così anche tu ti manca un anno e poi entra il vitalizio».
E come dimenticare Nicola Di Girolamo? Entrò al Senato con 25 mila voti.
Poi saltò fuori, come avrebbe accertato la magistratura, che non viveva neppure all’estero: «Ha dichiarato falsamente di essere residente in Belgio, nel Comune di Etterbeek, Avenue de Tervueren n. 143.
Tale affermazione si è subito rivelata falsa in quanto, tra l’altro, nel territorio del Comune di Etterbeek non esiste alcuna Avenue de Tervueren n. 143.
Il Di Girolamo risultava assolutamente sconosciuto all’anagrafe belga».
Non bastasse, emersero rapporti d’affari con la ‘ndrangheta (seguiti da una richiesta d’arresto, dalle dimissioni e dal carcere) e l’intercettazione di una telefonata in cui l’ambiguo «imprenditore» Gennaro Mokbel gli diceva: «Se t’è venuta la candidite Nicò e se t’è venuta già a’ senatorite è un problema tuo, però sta attento che ultimamente te ne sei uscito tre volte che io sono stato zitto ma oggi mo’ m’hai riempito proprio le palle Nicò. Capito?».
Quanto il sistema fosse a rischio, del resto, fu confermato come dicevamo dal candidato trombato Paolo Rajo, autore del video citato e girato nel garage col telefonino.
Rajo raccontò a Repubblica.it che quel rito elettorale era così distante nella testa degli italiani «australianizzati», che l’amico siciliano organizzatore del broglio sembrava inconsapevole della gravità : «Mi ha detto candidamente “Ma Paolo, noi ti stiamo già aiutando, in garage c’è me figghiu cu atri boy frend che ti stanno a riempire le tue ballot paiper» cioè le schede.
Un episodio fra tanti, simile a quello denunciato in Venezuela da Antonella Buono che presentò intercettazioni di questo tenore: «Senta, le volevo dire che sono arrivate le tessere elettorali e noi in famiglia siamo dieci e sa, mi hanno detto di mandarle tutto per posta e che poi voi v’incaricate di riempirle…».
Conferma la denuncia, del resto, un dossier del Sindacato Nazionale Dipendenti Ministero Affari Esteri.
Che dopo avere spiegato di non volere «mettere in dubbio il diritto dei cittadini italiani residenti all’estero di esprimere il proprio voto», accusa: «Dal punto di vista della sicurezza del voto, è opportuno segnalare che i casi in cui le schede elettorali sono state utilizzate impropriamente da candidati senza scrupoli abbondano. Con il sistema attualmente in vigore, infatti, risulta fin troppo facile fare incetta di plichi elettorali con o senza la complicità di elettori non interessati ad esercitare il proprio diritto».
Così com’è, il sistema spalanca «un vero e proprio mercato all’ingrosso delle schede elettorali». Molto meglio, piuttosto, «l’adozione del voto remoto, con procedure totalmente informatizzate, sul modello adottato in Francia per le elezioni politiche 2012».
Obiezioni circa la sicurezza? «Facilmente superabili dalla considerazione che esso sarebbe infinitamente più sicuro di quello attuale…».
Eppure, salvo miracoli, 18 parlamentari saranno eletti ancora con quel sistema.
E magari saranno pure determinanti…
Gian Antonio Stella
(da “il Corriere della Sera“)
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Dicembre 21st, 2012 Riccardo Fucile
“L’EX PREMIER POTREBBE PORTARE PROBLEMI ALL’EUROPA”
“Silvio Berlusconi è di nuovo in ottima forma”. Lo scrive lo Spiegel on line, che mette in guardia dalla strategia del Cavaliere, che secondo il settimanale potrebbe portare nuovi problemi all’Europa.
Berlusconi “blandisce gli italiani, racconta favole politiche”, scrive il magazine in un articolo intitolato “il Masterplan di Berlusconi per il potere”.
E questa strategia “potrebbe portarlo al successo e provocare in Europa una nuova crisi”.
L’uomo ha “paura” e “soldi”, scrive ancora il settimanale sul web, sostenendo che il leader del Pdl si trovi esattamente al punto in cui era nel 1994: “in gran pericolo”.
Quando entrò in politica, continua l’articolo, “il suo impero imprenditoriale rischiava la bancarotta e lui stesso era con un piede in carcere. Entrò in politica per salvarsi”. Oggi le sue imprese sono in “declino” e la “minaccia della giustizia è acuta come mai prima”, aggiunge l’editoriale citando il caso Ruby.
“Non vincerà le elezioni è la conclusione ma a lui basta una fetta del potere”.
È sufficiente poter “disturbare” in modo da “assicurare i propri interessi”.
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Dicembre 21st, 2012 Riccardo Fucile
NELL’AGENDA UN PACCHETTO DI “RIFORME EPOCALI”
Mentre i suoi uomini, la sua segreteria, il suo ufficio di gabinetto, i suoi collaboratori,
partecipano in modo attivo alla formazione delle liste, o della lista, richiamando il principio che il Professore ha chiesto di osservare (massimo riserbo e meno politici possibili, un via libera di massima sui nomi decretato da lui stesso, quasi un’ultima parola), mentre succede tutto questo, con interlocutori come Casini, Montezemolo, Cesa, Olivero, Riccardi, lui, il presidente del Consiglio, quando può, quando ha tempo, scrive.
La scrittura del programma, del manifesto, o per usare un lessico gradito a Palazzo Chigi, dell’agenda Monti per un Monti bis, è a buon punto.
È la scrittura di una traccia che diventerà discorso, sabato o domenica, nella conferenza stampa di fine anno.
Sono stati richiesti e sono arrivati anche contributi da parte dei ministeri, con qualche imprevisto: in alcuni casi gli elaborati degli uffici legislativi, tracce tecniche, giudicate di scarso valore, sono stati rispediti al mittente.
Lui, a chi gli ha parlato, descrive così i contenuti di un’agenda che darebbe da sottoscrivere alla lista o alle liste che lo sosterranno come candidato premier: al Paese occorrono «riforme epocali», tanto profonde da considerare minime quelle approvate negli ultimi dodici mesi; occorrono anche riforme costituzionali, perchè ormai la macchina dello Stato ha bisogno di essere messa al passo dei tempi; c’è da riformare un’articolazione delle amministrazioni in cui si decida finalmente «chi fa che cosa»; ci sono da introdurre liberalizzazioni molto più incisive di quelle finora immaginate.
Usando le parole del ministro Riccardi: «Monti sente che l’opera di cambiamento è incompiuta. Parlerà della sua agenda, di quello che considera un programma necessario di riforma della vita del paese, perchè altrimenti dalla crisi non si esce».
Usando una battuta che a Palazzo Chigi si faceva ieri sera: «Il nostro governo ha fatto trivellazioni sino a trenta metri, le necessità del Paese richiedono scavi sino a 300 metri».
In sintesi, per tornare realmente a crescere in modo sostenuto, per restare nella fascia di primo livello dei Paesi sviluppati, Monti avverte che solo con la ricostituzione di forte centro moderato, che abbia la forza di proporre agli italiani un discorso di verità sullo stato delle cose, e sulle necessità di cambiamento, l’Italia possa costruire un futuro solido e prospero.
È un modello, se non alternativo, diverso da quello che propone il Pd, dove «l’azione di governo ancora fa confusione fra i concetti di dialogo e concertazione sociale»: e qui a Palazzo Chigi toccano forse uno dei nodi della scelta di campo che il Professore sarebbe pronto a fare, ovvero l’assenza, a suo giudizio, al momento attuale, di un’adeguata rappresentanza politica in grado di modernizzare il Paese.
Le fasi dell’impegno nuovo del capo del governo, come venivano descritte ieri nel suo staff prevedono due step iniziali: prima la presentazione di un manifesto programmatico, intorno al quale raggruppare partiti, movimenti e personalità politiche che sostengono Mario Monti; successivamente sciogliere il nodo sulle modalità della discesa in campo: lista unica o federazione.
La scelta di una lista unica, almeno secondo alcuni studi condivisi ieri mattina con Casini, potrebbe avere degli effetti virtuosi in termini di consenso, «sino al 10% in più dei voti che riscuoterebbero liste separate».
In questa cornice appare scontato aggiungere che Monti farà campagna elettorale, ovviamente anche in tv, con la partecipazione a talk show politici.
Mentre non c’è traccia dei dubbi, che pure serpeggiano fra alcuni membri del governo, sulla figura di un premier dimissionario che da Palazzo Chigi si ripropone al Paese: sarebbe legittimo? Esporrebbe una carica dello Stato a delle obiezioni fondate? Nè al Quirinale, nè intorno a Monti, al momento, sembra che il tema si proponga come un problema.
Mentre su una riserva che ufficialmente è ancora da sciogliere basta notare che l’incontro con Casini e Montezemolo, ieri mattina, a Palazzo Chigi, è stata in fondo la prima riunione politica di un ex premier tecnico.
Nessuno si è preoccupato di tenerla riservata.
Marco Galluzzo
(da “il Corriere della Sera”)
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Dicembre 21st, 2012 Riccardo Fucile
SI ORGANIZZA SU INTERNET L’OPERAZIONE DI RACCOLTA DELLE FIRME
La discesa in campo di Luca Cordero di Montezemolo – secondo un processo estremamente laborioso – ha segnato un altro passetto: è cominciata la raccolta delle firme.
O meglio, delle pre-firme, apponibili da mezzogiorno sul sito puoicontarci.org.
In pratica, una dichiarazione di disponibilità a sottoscrivere la lista, quando sarà il momento giusto.
Il preliminare, dicono dallo staff di Italia Futura (la fondazione di Montezemolo, mentre la lista dovrebbe chiamarsi IF-Verso la Terza Repubblica ), è andato benone: «In poche ore abbiamo raccolto centinaia e centinaia di adesioni».
Non si è riscontrato altrettanto entusiasmo attorno alle candidature che sarebbero «in alto mare», secondo la prudenza classica e granitica dei montezemoliani.
Ma non è così vero.
E infatti nella giornata di martedì si era sparsa la voce, e peraltro sparsa da persone particolarmente bene informate – che ieri il leader di Italia Futura avrebbe tenuto una conferenza stampa attraverso la quale far conoscere i primi nomi eccellenti, le mosse immediate, le intese con i compagni di cordata (o quel che sarà ) e con il presidente del Consiglio, Mario Monti.
La voce è però stata smentita ieri da alcuni fra i collaboratori di Montezemolo.
Non è nemmeno tanto importante sapere se la conferenza stampa sia stata cancellata o mai indetta.
Il punto è che non c’è stata nè ci sono state comunicazioni ufficiali, e probabilmente dipende dalla necessità di aggiustare qualche ulteriore dettaglio, o di attendere una definitiva dichiarazione di intenti del premier.
Il quale si è incontrato a Palazzo Chigi con lo stesso Montezemolo e con Pierferdinando Casini, oltre che con il ministro Andrea Riccardi e con il segretario dell’Udc, Lorenzo Cesa.
Si sarebbe discusso, pare, della modalità di impegno di Monti, che nella serata di ieri non erano ancora chiarite.
Lista unica? Federazione? Altro?
Ecco probabilmente attorno a quali ragioni si è evitata la conferenza stampa, forse temuta come un’accelerazione un po’ troppo brusca.
Comunicazioni ufficiali o meno, su quali saranno i campioni di Montezemolo (che non dovrebbe invece candidarsi, anche se nemmeno qui vi è certezza) sono girate numerose notizie piuttosto attendibili.
Si parla anzitutto di due dei più stretti collaboratori del presidente della Ferrari: lo storico e saggista (oltre che play maker di Italia Futura) Andrea Romano, la giovane economista Irene Tinagli, naturalmente il fondatore di Sant’Egidio, Riccardi.
E poi si fanno i nomi di Carlo Calenda, ex manager di Ferrari e Sky; Stefania Giannini, linguista e rettore dell’Università per stranieri di Perugia; Federico Vecchioni, ex presidente di Confagricoltura; Ernesto Auci, giornalista, ex direttore del Sole 24Ore ed ex amministratore delegato della Stampa; il generale Francesco Camporini, già capo di Stato maggiore dell’Aeronautica e della Difesa.
Senz’altro sarà della partita anche Andrea Olivero, che proprio ieri si è dimesso dalla presidenza della Acli per avere mano libera (e che proprio ieri l’altro aveva espresso tutte le sue profonde perplessità su Fini).
Tanta società civile, come ripetutamente promesso.
Ma anche qualcuno della politica: il presidente della provincia autonoma di Trento, Lorenzo Dellai, e Giustina Destro, parlamentare ex berlusconiana.
Perchè tutto questo abbia la dignità dei timbri, bisogna aspettare ancora un poco.
Mattia Feltri
(da “La Stampa”)
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