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INTERDETTO DUE ANNI, LA CASSAZIONE CHIUDE CON MEDIASET

Marzo 19th, 2014 Riccardo Fucile

SILVIO BERLUSCONI, GIà€ DECADUTO DAL SENATO, NON POTRà€ NEMMENO VOTARE ALLE EUROPEE… SI COMPLETA COSàŒ LA SENTENZA DI UN PROCESSO DURATO 13 ANNI

Dalle 21.50 di ieri sera Silvio Berlusconi è anche un interdetto definitivo dai pubblici uffici per due anni.
E quindi per due anni non solo non può candidarsi ma non può neppure votare.
Resta valida, naturalmente, l’espulsione dal Senato e l’incandidabilità  per 6 anni, sulla base della Severino. Il Cavaliere, apparentemente, non si scompone: “Vado avanti. Non mi farò da parte”.
È stata la terza sezione della Cassazione, presieduta da Claudia Squassoni, a confermare i due anni di pena accessoria per frode fiscale, processo Mediaset, che si aggiungono alla pena principale, quattro anni, di cui tre indultati, confermata ad agosto.
I giudici hanno ritenuto “irrilevanti” le eccezioni di incostituzionalità  delle norme tributarie e hanno “rigettato” gli altri punti del ricorso.
Il verdetto di ieri sera era ineluttabile. Ad agosto, infatti, la sezione feriale presieduta da Antonio Esposito aveva confermato in tutto e per tutto la sentenza d’appello dei giudici milanesi, ad accezione dell’entità  dell’interdizione dai pubblici uffici.
Come quelli di primo grado, i giudici d’appello avevano inflitto a Berlusconi 5 anni di pena accessoria, ma secondo la Cassazione avevano sbagliato ad applicare la legge ordinaria: avrebbero dovuto applicare quella tributaria che prevede una pena da uno a tre anni. E solo per il ricalcolo della pena avevano ordinato un appello bis.
Il 19 ottobre scorso i nuovi giudici d’appello hanno condannato Berlusconi a due anni di interdizione dai pubblici uffici .
Pena confermata ieri. Dal collegio giudicante si sono ritirati Amedeo Franco, tra i giudici che ha condannato Berlusconi ad agosto e Luigi Marini, che si era già  occupato di Berlusconi, ma soprattutto è presidente della corrente “comunista”, Md, che lo perseguita, ripete sempre l’ex premier.
Anche la procura generale, con il sostituto Aldo Policastro, ieri ha chiesto la conferma della condanna: “I giudici di Milano hanno esattamente indicato i criteri in base ai quali hanno determinato in due anni l’interdizione per la estrema gravità  dei fatti accertati, il dolo intenzionale e la realizzazione di un sistema duraturo di evasione fiscale”.
Ha fatto notare che la “colossale” frode fiscale, per usare le parole dei giudici milanesi, non era stata certo fatta a insaputa di Berlusconi, anzi: “Si deve tenere conto della condotta così come è stata accertata e la condotta è interamente ascrivibile a Berlusconi”.
E ha evocato la sentenza definitiva per quanto riguarda la pena principale: “La realtà  che ci consegna la sentenza passata in giudicato è assolutamente insuperabile. La quantificazione della pena è insindacabile”.
Gli avvocati Franco Coppi e Niccolò Ghedini hanno provato a porre le stesse questioni presentate al processo d’appello bis e bocciate dai giudici milanesi.
Questa volta hanno usato anche il caso dell’avvocato della famiglia Agnelli, Franzo Grande Stevens. Hanno citato la sentenza della Corte di Strasburgo che il 4 marzo ha stabilito la violazione dei diritti umani per Grande Stevens e Luigi Gabetti, condannati dalla Consob e poi in sede penale per l’inchiesta Ifil-Exor.
Un caso, secondo i legali di Berlusconi, sovrapponibile a quello del loro assistito, che subisce l’interdizione e la legge Severino.
Ma per la Cassazione evidentemente non è così. Secondo i giudici dell’appello bis, la Severino “non è sovrapponibile” a un processo penale, ha un iter “distinto”.
Sempre ieri gli avvocati hanno tentato pure a carta della Consulta per “profili di incostituzionalità ” delle norme tributarie che non hanno consentito a Berlusconi di saldare il debito con il fisco.
I giudici dell’appello bis, investiti della stessa questione, hanno respinto, rivelando, tra l’altro, che la comunicazione in udienza di un pagamento di 11 milioni era solo un annuncio e che comunque era fuori tempo massimo perchè doveva avvenire prima del dibattimento.
Prossima puntata a Milano, il 10 aprile, quando il tribunale di Sorveglianza dovrà  decidere se affidare Berlusconi ai servizi sociali, come ha chiesto, o se metterlo agli arresti domiciliari per scontare l’anno residuo di pena principale.

Antonella Mascali

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BANCHETTI E FESTE: 120.000 EURO DI DEBITI PER IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DELLA CALABRIA

Marzo 19th, 2014 Riccardo Fucile

CENE ELETTORALI, PRANZI, TAVOLATE DI DUEMILA PERSONE MAI SALDATE: DECRETO INGIUNTIVO PER FRANCESCO TALARICO (UDC)

Per il presidente del Consiglio regionale della Calabria Francesco Talarico tutto era rigorosamente gratis: banchetti, pranzi, cene e feste.
Non importa se gli invitati erano 10 o 2000: l’esponente dell’Udc calabrese non ha sborsato un euro per avere i big della politica, anche nazionale, a sostegno della campagna elettorale per le regionali del 2010 che lo hanno visto stravincere nel territorio di Lamezia Terme.
Dal governatore Giuseppe Scopelliti a Lorenzo Cesa.
Tra calici di vino e tartine di caviale, tutto il centrodestra ha mangiato al ristorante “Samart music cafè”.
E non solo in vista delle regionali. Francesco Talarico, infatti, non ha risparmiato inviti neppure per le politiche del 2012.
D’altronde la politica, a queste latitudini si fa anche così.
Ha un costo che, però, il presidente del Consiglio regionale non sembra considerare e in due anni ha accumulato oltre 120mila euro di debiti.
A presentare il conto non è più solo il titolare del ristorante, Salvatore Mazzei, ma anche il Tribunale di Lamezia Terme che ha accolto e spedito un decreto ingiuntivo di 52mila euro a casa di Talarico che ora ha 40 giorni di tempo per fare opposizione e scongiurare l’esecuzione forzata attraverso un pignoramento.
L’avvocato del ristoratore, Francesco Pitaro, ha ricostruito ai giudici ogni singolo banchetto organizzato dal politico dell’Udc.
Come quello del 28 febbraio 2010 quando, in occasione della campagna elettorale per le regionali, al “Samart” Talarico ha raccolto duemila persone per un costo di 60mila euro mai corrisposto.
Così come una serie di banchetti organizzati nei mesi successivi per ringraziare gli elettori che lo hanno votato con un consenso tale da consentirgli di essere nominato presidente del Consiglio regionale.
“Conti rimasti rigorosamente scoperti” si legge nel ricorso presentato in Tribunale dove l’avvocato Pitaro ha depositato anche la lista di invitati che oggi, se si dovesse arrivare a un processo, potranno essere chiamati a testimoniare contro Talarico.
Tra questi anche Lorenzo Cesa, una delle 1600 persone che hanno partecipato a una cena del dicembre 2013 quando Talarico non ha badato a spese chiedendo al ristoratore prelibatezze e vini di prima qualità  per un totale di 48mila euro dei quali solo stati pagati solo 2800 euro.
La scena era sempre la stessa: tavolate immense e mangiate colossali che lasciavano poco spazio a discorsi politici.
E poi tutti via lasciando Salvatore Mazzei solo a fare i conti con le spese del suo ristorante, con gli stipendi dei camerieri e le fatture dei fornitori chiamati dal “Samar music cafè” per “sfamare” la politica calabrese.
Eppure era stato proprio il presidente del Consiglio regionale Francesco Talarico a redarguire i consiglieri della Calabria finiti al centro dell’inchiesta “Rimborsopoli” grazie alla quale la guardia di finanza ha scoperto come i politici di Palazzo Campanella facevano ricorso ai rimborsi dei gruppi anche solo per un caffè o un gratta e vinci.
Pochi mesi fa, in un’intervista al fattoquotidiano.it, Talarico aveva affermato che “i responsabili dovranno pagare. Non posso immaginare che un consigliere regionale inserisca un gratta e vinci nella rendicontazione dei gruppi perchè altrimenti si tratterebbe di gente incapace”.
Tra rimborsi illegittimi e chi non paga i conti sembra esserci un minimo comune denominatore: la fatica dei politici calabresi a mettere le mani nelle proprie tasche.

Lucio Musolino

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“MANCANO MEDICI PER L’EMERGENZA”, OSPEDALI A RISCHIO COLLASSO: RENZI PENSI ALLA SALUTE DEGLI ITALIANI NON A SPECULARE SUI MALATI

Marzo 19th, 2014 Riccardo Fucile

“BORSE DI STUDIO SOLO PER UNO SU SEI”: E’ ALLARME IN TUTTE LE REGIONI

Le borse di studio per la Scuola di specializzazione in medicina di emergenza-urgenza   portano negli ospedali soltanto un sesto dei medici che sarebbero necessari.
Mancano soldi per formarne di più.
È la denuncia del presidente nazionale Simeu, Gian Alfonso Cibinel, in una lettera inviata ai ministri dell’Istruzione e della Salute, Stefania Giannini e Beatrice Lorenzin.
Dopo la manifestazione nazionale che si è svolta il 5 marzo scorso, l’appello – sottoscritto dagli specializzandi – ai ministri ribadisce i contenuti del flash mob che si è tenuto davanti al Miur.
Spiega il dottor Gian Alfonso Cibinel: «Oggi in Italia ci sono 20 milioni di accessi l’anno nei pronto soccorso. Per l’anno accademico 2012/2013 le borse finanziate sono state 46 contro il fabbisogno espresso dalle Regioni di 241 specialisti dell’emergenza».
Come non bastasse, «i tagli preannunciati — prosegue il presidente Simeu – non lasciano sperare in un incremento dei contratti e fanno temere al contrario una riduzione».
Se così avvenisse «si metterebbe a rischio la funzionalità  del nostro sistema sanitario, che a fronte della progressiva riduzione dei posti letto ha bisogno per sopravvivere di una rete di emergenza territoriale e ospedaliera di alta qualita».

Marco Accossato
(da “La Stampa“)

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IN ITALIA VI SONO ORMAI VIVENTI SOLO 120.000 REALI INVALIDI DI GUERRA: DOPO 70 ANNI CI VOLEVA RENZI PER RUBARGLI LA PENSIONE

Marzo 18th, 2014 Riccardo Fucile

FORZE DELL’ORDINE, INVALIDI, PENSIONATI: E’ RIVOLTA CONTRO I TAGLI IPOTIZZATI DAL GOVERNO

Che non sarebbe stato un lavoro facile, probabilmente Carlo Cottarelli l’aveva ampiamente messo in conto.
Ora però che le carte del commissario taglia spese sono scoperte, il dossier della revisione della spesa si fa ancora più scottante, finendo nelle mani del presidente del Consiglio, che dovrà  passare riga per riga i capitoli evidenziati dall’ex dirigente del Fondo Monetario Internazionale.
E per ogni voce che rischia di finire sotto la ghigliottina del governo, c’è già  chi è in allarme, preoccupato dai numeri emersi dal documento del commissario.
A partire dai pensionati, spaventati dal possibile contributo di solidarietà  ipotizzato da Cottarelli nell’audizione della scorsa settimana in Senato e poi escluso dal presidente del Consiglio Renzi a “Porta a Porta”. La questione però è tutt’altro che chiusa, e il commissario in giornata ha fatto un po’ di luce sulla questione, spiegando che un taglio agli assegni rappresenta soltanto uno “scenario illustrativo” che può essere “modulato secondo i parametri che si decidono”, “sono scelte politiche, si può anche decidere che non si devono toccare”. Insomma, se vogliono quei quasi 1,4 miliardi all’anno (circa 950 milioni a partire da maggio), Renzi dovrà  fare una “scelta politica”.
I pensionati, rassicurazioni di Renzi a parte, non si sentono ancora al sicuro.
“Al governo abbiamo chiesto di dirci che cosa vogliono fare sulle pensioni, visto che anche oggi sui giornali leggiamo di tagli e di possibili ulteriori interventi”, ha spiegato il segretario dello Spi Carla Cantone.
“Ci dicono di stare tranquilli e che sono solo fesserie. Gli abbiamo risposto che comunque non stiamo sereni”. Dal governo, fonti sindacali spiegano che sarebbero arrivate comunque rassicurazioni che l’esecutivo non userà  questa leva per finanziare il proprio intervento fiscale, ma restano in attesa di un pronunciamento più netto da parte del governo, che escluda qualsiasi ipotesi di ritocco per chi -si spiega – è già  stato ampiamente penalizzato dalla Riforma Fornero.
Non ci sono solo i ‘pensionati però ad essere allarmati. In prima fila ci sono i sindacati del comparto sicurezza.
Voci di preoccupazione si levano dal Cocer Carabinieri, che chiede al Governo “un chiarimento sulle voci di una possibile, assurda manovra economica per quanto attiene l’unificazione delle due forze di polizia”, ricordando che in Francia “l’attuato accorpamento della polizia con la gendarmeria non ha portato effetti economici di cassa, anzi semmai li ha aumentati” e spiegando che “i carabinieri sono stanchi di essere attori di copioni scritti da registi e scrittori che poco o nulla sanno sul tema della sicurezza”.
Timori condivisi anche dai sindacati di polizia Siap e Anfp, secondo cui “il risparmio complessivamente richiesto, quindi, andrà  ad incidere sia sull’operatività  delle forze di polizia sia sugli organici, per cui si sta programmando un’ ulteriore riduzione di personale che annuncia con chiarezza programmi di chiusura di uffici ben più dolorosi di quelli ad oggi prospettati, con un’ evidente riduzione dei livelli di sicurezza”.
Ma se sul contributo di solidarietà  sulle pensioni il governo potrebbe decidere di non calcare la mano, sotto la lente di ingrandimento di Carlo Cottarelli ci sono i nostri cronici squilibri sulle spese per altri tipo di indennità , come quelle di invalidità , che registrano enormi differenza da regione a regione “non giustificabile da andamenti demografici”, che a partire dal 2015 potrebbero portare 300 milioni nelle casse dello Stato.
Prospettiva duramente contestata dall’Anmic (associazione nazionale mutilati e invalidi civili): “Gli esperti e i consiglieri economici del nuovo Governo – dice l’Anmic in una nota – si sbagliano se pensano di poter risparmiare molto nella spesa pubblica per le persone con disabilità , di fatto scaricando sulle spalle delle loro famiglie il costo di una vita dignitosa e della necessaria assistenza”
Già  a partire da quest’anno, sempre con il via libera del governo, potrebbero già  essere operativi tagli anche agli invalidi di guerra, da cui il governo pensa di poter ottenere 200 milioni di euro.
Una parte rilevante riguarda ancora le vittime del secondo confitto mondiale, circa 120 mila persone che oggi percepiscono un assegno. “Tagliare le pensioni di guerra a distanza di quasi 70 anni dalla fine del conflitto – spiega il presidente dell’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra Giuseppe Castronovo – significa insultare il sacrificio di questi figli dell’Italia, umiliarli e dimenticarli negli ultimi anni della loro già  penalizzata esistenza. Mai, neppure nei momenti più difficili del Paese, si è ipotizzato di effettuare tagli sul risarcimento e sulla solidarietà  che doverosamente lo Stato ha riconosciuto alle più innocenti vittime della guerra”.

(da “Huffingtonpost“)

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TAGLI, LACRIME E SANGUE: PER LA COPERTURA DEGLI 80 EURO PER NON PERDERE LE ELEZIONI EUROPEE, SI DELINEA IL REGALO DI RENZI AGLI ITALIANI

Marzo 18th, 2014 Riccardo Fucile

COTTARELLI FINISCE IL SUO LAVORO: “ORA DIPENDE DALLE SCELTE POLITICHE”

“Al cento per cento”. Carlo Cottarelli non ha dubbi, dal salvadanaio della spending review Matteo Renzi potrà  recuperare sicuramente almeno tre miliardi, “anche di più se ci si muove con notevole energia”, fino a 5, cominciando a tagliare da maggio.
Il commissario incaricato per la revisione della spesa, completando oggi l’audizione in Senato interrotta mercoledì , ha chiarito alcuni dei punti rimasti in sospeso la scorsa settimana.
A partire soprattutto dalle risorse effettivamente utilizzabili per il provvedimento su cui Matteo Renzi ha detto di giocarsi tutto, il taglio del costo del lavoro da 10 miliardi per cui il premier è alla ricerca di adeguate coperture.
E se il presidente del Consiglio in conferenza stampa aveva parlato di sette miliardi teoricamente disponibili per coprire la maggior parte del provvedimento, oggi Cottarelli ha fortemente ridimensionato le aspettative, abbassando appunto l’asticella ai 3/5 miliardi (sette, se si fosse cominciato a tagliare da gennaio), lasciando intendere però che in quei due miliardi di differenza ci sono “scelte politiche” che in ultima istanza sarà  il governo a dovere compiere.
Tra queste la più rilevante, e più temuta, è rappresentata da un contributo di solidarietà  per le pensioni più alte.
Una misura che, nei conti di Cottarelli, varrebbe sull’intero anno 1,4 miliardi di euro, poco più della metà  ipotizzando il taglio a partire da maggio, ma su cui il premier ha già  rassicurato di non volere per il momento intervenire.
Ed è proprio questo il filo conduttore dell’intervento di oggi del commissario, che ha fatto chiaramente intendere che se il taglio delle pensioni rappresenta soltanto uno “scenario illustrativo” che può essere “modulato secondo i parametri che si decidono”. Quindi l’affermazione chiave: “Sono scelte politiche, si può anche decidere che non si devono toccare”.
Insomma il commissario ha presentato tutto il ventaglio di possibilità  sulla revisione della spesa, ma l’ultima parola spetterà  al governo e – quindi – al presidente del Consiglio Renzi.
Per il premier ora la sfida delle coperture rischia di complicarsi.
Se vorrà  utilizzare al massimo il margine concesso da Cottarelli, dovrà  superare parecchie resistenze, andando dritto per la sua strada sul massiccio taglio ipotizzato per il pubblico impiego, con un piano da 85mila esuberi nel pubblico impiego – fino proprio dall’intervento sulle pensioni.
Ed in serata è stato lo stesso sottosegretario all’Economia Giovanni Legnini a non scansare completamente questa possibilità : “Penso che sulla fascia alta si possa fare qualcosa da subito”.
Diversamente, le risorse a disposizione per il taglio del costo del lavoro in arrivo dalla revisione della spesa rappresenteranno meno della metà  di quanto deve mettere da parte Renzi, visto che il taglio del cuneo – a valere da maggio – costerà  meno dei dieci miliardi spesso citati, circa sette.
Il resto, più della metà  se utilizzerà  “soltanto” tre miliardi dalla spending review, andrà  trovato altrove.
E in fretta.

(da “Huffingtonpost“)

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BERLUSCONI, LA CASSAZIONE CONFERMA I DUE ANNI DI INTERDIZIONE

Marzo 18th, 2014 Riccardo Fucile

LA PENA ORA E’ ESECUTIVA, NON SI PUO’ CANDIDARE

La Corte di Cassazione ha confermato definitivamente la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici per due anni nei confronti di Silvio Berlusconi nel processo Mediaset.
L’ex premier era già  stato condannato con sentenza irrevocabile per frode fiscale alla pena principale di 4 anni di reclusione (tre coperti da indulto).
La corte ha accolto le richieste del procuratore generale della Corte di cassazione, Aldo Policastro, che aveva chiesto la conferma dei due anni di interdizione dai pubblici uffici per Silvio Berlusconi, comminati lo scorso ottobre dalla Corte di Appello di Milano dopo il “ricalcolo” ordinato nell’agosto scorso dalla stessa Corte suprema.
Per il Pg, la pena accessoria relativa alla condanna per frode fiscale inflitta al Cavaliere nell’ambito del processo Mediaset “corrisponde ai criteri costituzionali”.
Per questo aveva chiesto alla terza sezione penale della Corte di cassazione di rigettare il ricorso presentato dai legali di Berlusconi che avevano chiesto l’annullamento della pena accessoria o, in subordine, il ricalcolo a un anno.
Secondo il pg, tra i motivi che rendevano inammissibile il ricorso e l’annullamento della pena “incide anche il fatto che l’estinzione del debito tributario non è ancora avvenuta, e non è stata chiesta neanche la remissione in termini”.
Per il pg non sussisteva neanche “l’invocata terzietà  e impossibilità  di adempiere”, mentre sul fronte della determinazione della pena accessoria “la quantificazione della pena non è sindacabile in questa sede così come determinata in appello ovvero in base a circostanze oggettive accertate”.
Non aveva rilevanza, per il pg, neanche l’invocata prescrizione perchè comunque “si deve tenere presente che la condotta è in ogni caso ascrivibile al ricorrente”.
In conclusione, per il procuratore generale della corte di Cassazione, “la determinazione della pena in due anni di interdizione dai pubblici uffici corrisponde a criteri previsti dalla Costituzione” e dunque il ricorso di Berlusconi andava respinto.
La difesa di Berlusconi, rappresentata dagli avvocati Franco Coppi e Niccolò Ghedini, aveva chiesto invece alla corte di trasferire gli atti alla corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo oppure di inviare gli atti alla Corte Costituzionale o disporre un nuovo processo d’Appello.
In particolare, i due legali avevano consegnato alla Suprema corte una nota di udienza citando il recente verdetto della Corte di Strasburgo che, lo scorso 4 marzo, ha sancito una violazione dei diritti di Luigi Gabetti e Franzo Grande Stevens nell’ambito del processo Ifil-Exor in quanto   giudicati e puniti due volte per lo stesso reato.

(da “La Repubblica”)

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PIANO COTTARELLI: PREVISTI 85.000 ESUBERI PER I DIPENDENTI PUBBLICI, TAGLI ASSEGNI ACCOMPAGNAMENTO, POI TUTTI A PRANZO E CENA DA RENZI

Marzo 18th, 2014 Riccardo Fucile

CONGELARE IL TURN ORVER E BLOCCARE LE ASSUNZIONI: UNA GRANDE SOLUZIONE, CI VOLEVA UNO SCIENZIATO …TAGLI A SANITA’ FERROVIE, ILLUMINAZIONE PUBBLICA… E I SERVIZI MIGLIORERANNO, VERO? MA SULLA LOTTA ALL’EVASIONE RENZI NON HA NULLA DI DIRE

Una stima di 85mila eccedenze tra il personale della pubblica amministrazione.
E’ questa l’indicazione che arriva dal lavoro di spending review del Commissario straordinario Carlo Cottarelli.
Oltre a mettere mano alle spese per la Difesa, ai trasferimenti alle imprese, alla riorganizzazione delle forze di Polizia e al taglio degli stipendi dei dirigenti, Cottarelli avrebbe infatti individuato esuberi tra i dipendenti pubblici per 85mila unità  al 2016. Una misura che potrebbe generare un risparmio per le casse statali di 3 miliardi, ma già  si annuncia una fortissima battaglia sul tema.
Anche perchè Cottarelli non si sarebbe limitato a indicare questa forma di risparmio, ma avrebbe anche puntato il dito contro il turnover, cioè il meccanismo che in situazioni normali fa scattare un’assunzione per ogni dipendente che va in pensione. Ora, secondo la ricostruzione delle slide del Commissario che viene fatta dal Tempo di Roma, passare al blocco totale del turnover, dall’attuale situazione che congela il ricambio generazionale per l’80% (e cioè ogni 10 pensionandi ci sono 2 assunzioni). Non mancano però i caveat del Commissario, che spiega come ci sarebbero ripercussioni sull’invecchiamento della ‘popolazione dipendente’ dello Stato, con riflessi sulla qualità  del servizio erogato.
“Problema da studiare ulteriormente”, spiega infatti Cottarelli secondo quanto riporta il quotidiano romano, “con proposte entro giugno 2014; da considerare: implementazione più graduale di certe riforme, prepensionamenti con eliminazione di posizioni (ma il risparmio sarebbe più limitato nell’immediato e rischio di effetti imitazione nel privato), esoneri dal servizio (istituto introdotto nel 2008 ma abrogato nel 2011), collocamento in disponibilità  del personale in esubero con riduzione della retribuzione, incentivi all’uscita dal settore pubblico con finanziamenti una tantum, riduzione dei servizi esternalizzati, rafforzamento della mobilità  obbligatoria per facilitare il riassorbimento all’interno della Pa”.
Questa ulteriore puntata viene dopo le prime indicazioni di risparmi, che vedono il loro capitolo più significativo (10,3 miliardi nel triennio) dalla voce di acquisti di beni e servizi.
Altri 6,6 miliardi, in ripresa del famoso piano Giavazzi, vengono dai tagli dei trasferimenti alel imprese, sia da parte dello Stato che delle Regioni.
Anche alla Difesa viene chiesta una cura dimagrante, con una pervisione di 2,6 miliardi di minori spese cui si aggiungono i 2,4 miliardi dati dalla razionalizzazione delle cinque forze di polizia.
Altre voci rilevanti sono quelle degli stipendi dei dirigenti Statali, che contribuiranno con tagli dall’8 al 12% e risparmi per 1,7 miliardi, mentre al trasporto ferroviario e locale andranno destinati 5,5 miliardi in meno.
Se a ciò si somma ancora la salute (3,1 miliardi che per il ministro Beatrice Lorenzin – intervistata da Repubblica – possono essere “molti di più”) e altre voci come la riduzione dell’illuminazione pubblica si raggiungono i 33,9 miliardi complessivi.
Non mancano già  le prime criticità , alle quali d’altra parte Cottarelli dedica una sezione della sua presentazione. In primo luogo l’intervento sulle pensioni, che dovrebbe toccare diversi aspetti: una stretta sugli assegni di accompagnamento e contro gli abusi delle invalidità , ma anche un innalzamento dell’età  contributiva delle donne.
Queste dovrebbero affiancarsi agli uomini, passando da 41 a 42 anni di contributi senza vincolo di età  anagrafica.
Una mossa “chiesta dall’Ue”, si legge nelle slide, che dovrebbe portare 1,7 miliardi in tre anni.

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TAGLIA SPRECHI O TAGLI SOCIALI? DALL’ARMA AI TRENI SI RIDUCE TUTTO

Marzo 18th, 2014 Riccardo Fucile

NON CI VOLEVA COTTARELLI PER SPIANARE SERVIZI, LAVORO E SICUREZZA

Molto più di una sforbiciata ai contestatissimi F35.
Il piano Cottarelli per 7 miliardi di possibili risparmi già  quest’anno, che dovrebbero diventare 18 l’anno prossimo e 33,9 nel 2016 è una caccia spietata ai soldi.
Cottarelli propone di recuperare subito 2 miliardi dagli aiuti alle imprese, alle società  partecipate, al trasporto ferroviario.
Propone di risparmiare 2,2 miliardi dalle spese dirette dello Stato sull’acquisto di beni e servizi, sugli stipendi dei dirigenti, sulle auto blu, sui corsi di formazione.
Infine ipotizza altri 400 milioni di risparmio dalla Difesa e dalla Salute.
Ci sarebbe stato anche un altro forte taglio sulle pensioni, per quasi 1,8 miliardi di euro, ma Renzi questo capitolo l’ha già  cassato.
Comunque sarà  dura.
Lo stesso documento di Cottarelli, pubblicato in esclusiva ieri dal Il Tempo, è pieno di cautele. «I risparmi di spesa indicati – scrive – sono al lordo di possibili effetti sulle entrate».
Ci sarà  poi da fare i conti con le proteste.
Piaceranno molto all’opinione pubblica i 400 milioni che dovrebbero venire dai minori costi della politica e di Quirinale, Parlamento e Corte costituzionale.
Più arduo il taglio dell’8/12% allo stipendio per i dirigenti pubblici, magistrati compresi.
E tecnicamente complesso s’annuncia l’intervento sulle pensioni d’oro, già  colpite da Letta con il blocco dell’indicizzazione.
Altre proposte più strutturali sono all’esame da anni e mai realizzate.
Cottarelli, ad esempio, ha aperto la riflessione sulle forze dell’ordine: mantenere cinque corpi di polizia ha ancora un senso?
Peraltro s’interrogava così già  il suo predecessore Piero Giarda due anni fa e nulla è accaduto. Molto cautamente, Cottarelli chiede al Viminale di recuperare, tramite «sinergie» tra le forze di polizia, 800 milioni l’anno prossimo e 1,7 miliardi nel 2016. Al ministro Alfano il difficile compito.
In effetti al ministero dell’Interno c’è già  in piano in discussione: prevede la chiusura di circa 300 presidi di polizia ferroviaria, postale, stradale, più qualche commissariato, e 50 squadre nautiche.
Molti uffici dovranno trasferirsi in sedi demaniali e smetterla di pagare l’affitto.
Il sindacato di polizia Sap, però, è assolutamente critico: «Ipotizzano risparmi inesistenti. I presidi che vogliono chiudere sono quasi tutti ospiti di enti, dalle ferrovie alle autostrade, alle autorità  portuali, ai Comuni. In qualche caso ci pagano persino la luce. Ci costano pochissimo. Alla fine, sarà  solo un modo per spostare 3000 agenti e mettere una pezza al mancato turn-over».
Anche i carabinieri sono chiamati a fare la loro parte. L’Arma ipotizza la chiusura di 17 stazioni e di 7 compagnie.
Può evitare chiusure più drastiche perchè il comandante generale Leonardo Gallitelli ha dimostrato di avere recuperato già  10 mila unità , raschiando ogni sacca di improduttività .
A questo punto, però, sono i numeri stessi delle forze di polizia a far discutere: in servizio ci sono 95 mila agenti di Ps, 105 mila carabinieri, 60 mila finanzieri.
Nel giro di due anni saranno ancora meno: 238 mila; dovrebbero essere 296 mila.
E allora ecco la provocazione del Sap: «Occorrono scelte coraggiose. Alfano faccia assorbire dalle due forze di polizia maggiori gli altri, ossia Forestale, Penitenziaria e Finanza. E poi si proceda con direzione unitaria al Viminale, sale operative comuni e centrale unica degli acquisti. Risparmieremmo sul serio. Almeno 2 miliardi».

Francesco Grignetti

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ELEZIONI EUROPEE, BERLUSCONI NON SI CANDIDA, TREMONTI, SCAJOLA, PASCALE (FORSE) SI’

Marzo 18th, 2014 Riccardo Fucile

TOTI CAPOLISTA NEL NORD OVEST, TREMONTI NEL NORD EST, TAJANI AL CENTRO… E PER BLOCCARE FITTO SI PENSA ALLA FIDANZATA DEL CAVALIERE

Non è vero che si candida come capolista alle Europee in tutte le circoscrizioni, non è vero che vuole infrangere la legge, non è vero — soprattutto — che benedice la raccolta delle firme per la richiesta della grazia al Capo dello Stato.
Silvio Berlusconi, mentre tutt’intorno i suoi più fedeli scudieri si agitano per cercare di tenerlo il più possibile sotto i riflettori e in attesa di conoscere il verdetto della Cassazione (oggi) sul periodo della sua interdizione, prepara la griglia delle vere candidature alle elezioni del 25 maggio.
Come riporta il Quotidiano Nazionale, dopo giorni e giorni di contatti e un lungo, difficile, colloquio avuto qualche giorno fa ad Arcore, il Cavaliere è riuscito a convincere Giulio Tremonti a tornare nei lidi di Forza Italia come capolista della circoscrizione del Nord-Est.
Il professore di Sondrio, oggi senatore del Gal, era accompagnato da Umberto Bossi che ha benedetto questo ritorno, nel nome di un asse tra la vecchia Lega e Berlusconi che non è mai venuto meno.
Certo, i tempi sono cambiati, ma quando c’è un problema da risolvere, Berlusconi può sempre contare sull’aiuto di Bossi. E anche su Tremonti.
Chi meglio di lui, in questo momento in Europa in chiave anti Merkel? La storia di Tremonti, d’altra parte, parla da sè.
Sotto di lui, in lista, comparirà  sicuramente anche il nome di Claudio Scajola.
Ecco che, dunque, risolto il primo tassello della scacchiera, altre due circoscrizioni sono andate a dama da sole.
La seconda, quella del Nord-Ovest vedrà  la candidatura di Giovanni Toti, il “delfino spiaggiato”, che dunque proseguirà  la sua luminosa carriera politica lontano dai lidi romani, e in ultimo la circoscrizione centro, dove verrà  ricandidato il commissario Ue uscente, Antonio Tajani.
Resta un unico problema, per Berlusconi: il Sud.
Perchè lì c’è solo un uomo che si può spendere e che vorrebbe essere speso come capolista di questa fondamentale tornata elettorale: Raffaele Fitto.
Ma il Cavaliere non ne vuole sentir parlare. Tra di loro, la ruggine ha raggiunto ormai livelli di non ritorno e persino Francesca Pascale, si dice nello stretto entourage di palazzo Grazioli, punta a farlo fuori.
Insomma, per l’ex governatore pugliese la bocciatura per le Europee potrebbe anche significare l’essere messo davanti ad una scelta, quella di lasciare Forza Italia; una scissione al Sud? Probabile.
Con il Cavaliere che, tuttavia, teme Fitto. Perchè qualunque nome possa mettere al suo posto come capolista, sa che l’ex governatore publiese gli farà  la guerra.
A meno che non sia un pezzo da novanta, uno “come Silvio”, capace di sbaragliare tutto e tutti, anche il “fuoco amico”.
Qualcuno ha suggerito a Berlusconi il nome di lei, della fidanzata, di “Francesca”, donna del sud e — soprattutto — donna del Capo.
Il Cavaliere, dicono, ci potrebbe pensare seriamente.

Sara Nicoli
(da “il Fatto Quotidiano“)

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