Dicembre 27th, 2014 Riccardo Fucile
IL CASO ROMAGNOLI E FORZA ITALIA
L’altro giorno, fra le notizie in breve, i giornali hanno riferito dell’arresto a Podgorica
(Montenegro) di Massimo Romagnoli, 43 anni, e di due suoi presunti complici romeni, per ordine del procuratore distrettuale di New York Preet Bhararaa, al termine di un’indagine della Dea, l’agenzia statunitense antidroga.
Le accuse vanno dal terrorismo internazionale alla cospirazione al traffico d’armi per la vendita, fra l’altro, di lanciamissili e mitragliatori ai terroristi colombiani delle Farc (con tanto di certificati d’acquisto fasulli per far passare la merce alla dogana). L’aspetto avvincente dell’operazione è che Romagnoli è stato dal 2006 al 2008 un deputato italiano, ovviamente di Forza Italia, nonchè responsabile del gruppo degli europarlamentari forzisti e sei anni fa, scaduto il mandato, l’allora ministro degli Esteri Franco Frattini lo inserì nel direttivo della Conferenza dei giovani italiani nel mondo; nell’aprile scorso infine Romagnoli fu promosso sul campo vicepresidente del Club Italiani nel Mondo e membro del Comitato di presidenza di Forza Italia in Sicilia, presentato da Silvio B. in persona.
E in Sicilia si candidò alle elezioni Europee di fine maggio, mancando di un soffio l’elezione a Bruxelles.
Nello stesso mese, nei ritagli di tempo della campagna elettorale, Romagnoli avviava — secondo le intercettazioni durate fino a ottobre — un fruttuoso traffico d’armi e veniva immortalato dalle telecamere della Dea mentre riceveva agenti sotto copertura travestiti da acquirenti delle Farc e mostrava loro i cataloghi aggiornati di mitra, pistole, lanciarazzi e bazooka da spalla ultimo modello.
Ora è in mano all’Interpol e attende l’estradizione negli Usa: rischia da 15 anni all’ergastolo.
Il Palmarès di Forza Italia si arricchisce così di nuovi reati finora inesplorati dai pur versatili leader e rappresentanti del partito.
Come dice Daniele Luttazzi, “per Berlusconi & C. il codice penale è un catalogo di opzioni”.
Infatti la collezione, già ricca di concorsi esterni in mafia, camorra e ‘ndrangheta, favoreggiamenti mafiosi e non, corruzioni giudiziarie e non, concussioni, finanziamenti illeciti, frodi fiscali, appropriazioni indebite, peculati, truffe, bancarotte fraudolente, falsi in bilancio (alla memoria), persino lenocini minorili, era finora sprovvista di traffici d’armi e reati eversivi.
Romagnoli ha finalmente colmato la lacuna.
Ora, che si sappia, per completare l’album azzurro mancano solo la rapina a mano armata, lo scippo, il taccheggio e l’abigeato.
La notizia, opportunamente ridotta in dimensioni lillipuziane e tenuta a debita distanza dalle cronache politiche, è apparsa sui giornali il 19 dicembre: insieme a quella del vertice fra il sottosegretario renziano Luca Lotti e l’ambasciatore berlusconiano Denis Verdini (titolare di quattro rinvii a giudizio, dunque molto titolato) per scegliere un presidente della Repubblica “condiviso”, dunque Nazareno. Anzi, Lazzarone.
Renzi ha poi spiegato che B. “è stato decisivo nel votare convintamente nel 1999 Ciampi e nel 2013 Napolitano: non vedo alcun motivo per cui dovrebbe star fuori stavolta”.
Gliene suggeriamo qualcuno noi, di motivo. Nel 1999 e nel 2013 B. era un parlamentare incensurato, ora invece è decaduto in quanto pregiudicato.
Nel 1999 B. era il leader del primo partito di opposizione in un sistema bipolare e votò Ciampi “gratis”: il centrosinistra non aveva bisogno dei suoi voti.
Oggi, in un sistema almeno tripolare, è il leader di mezza FI che nei sondaggi non supera il 15%, alla pari con la Lega e molto sotto i 5Stelle.
Ma soprattutto oggi FI ha il suo capo ai servizi sociali, il suo ideatore Dell’Utri in galera per mafia, il suo boss campano Cosentino in carcere per camorra, una trentina fra condannati, imputati e inquisiti in Parlamento (per non parlare degli ex, tipo Previti e Romagnoli).
Siccome Renzi invoca “il Daspo per i politici che rubano”, cosa gli manca per escludere quest’associazione a delinquere dalla scelta del prossimo capo dello Stato? La rapina in banca, lo scippo, il taccheggio e l’abigeato tutti insieme, o gli basta uno dei quattro?
Marco Travaglio
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Dicembre 27th, 2014 Riccardo Fucile
SONO ALMENO 8.000 LE PERSONE A RISCHIO
Ottomila persone per 260 posti.
Non è un macabro gioco delle sedie quello che si sta consumando in questi giorni a Roma, è l’allucinante conseguenza che si è venuta a creare dopo lo scoppio dell’inchiesta su “Mafia Capitale”.
E a pagarne le spese, ancora una volta, sono gli ultimi: i senza fissa dimora, le persone che vivono per strada perchè non hanno una casa, un lavoro, una famiglia, un pasto caldo.
Ottomila, appunto, secondo l’ultimo censimento dell’Istat datato 2011, forse anche qualcuno in più, considerando la morsa della crisi economica degli ultimi anni. Ottomila senza tetto per 260 posti, quelli che il Campidoglio è riuscito a mettere insieme in fretta e furia.
L’assessora ai Servizi sociali, Francesca Danese, si è insediata da pochi giorni, da quando la sua predecessora, Rita Cutini, ha deciso di lasciare l’incarico.
Della galassia del “mondo di mezzo” di Buzzi e Carminati facevano parte una serie di associazioni che si occupavano anche dell’emergenza freddo: case di accoglienza, strutture ricettive affittate al Comune per accogliere i senza fissa dimora.
Con l’inchiesta e il commissariamento della cooperativa 29 Giugno si è fermato tutto. “Ho subito guardato gli enti che erano nella ‘lista nera’ — spiega al Fatto l’assessora Danese —, poi ho trovato altri posti gestiti da associazioni ‘pulite’.
Da tre o quattro giorni siamo riusciti a liberare circa 300 posti, altri ne sbloccheremo nelle prossime ore. È la mia priorità , perchè sta arrivando un’ondata di freddo”.
“I posti garantiti ai senza casa sono complessivamente 260 — recita a conferma uno sterile comunicato sul sito del Comune —. Di questi 24 sono aperti nell’intera giornata per dare assistenza alle persone più in difficoltà , 167 restano aperti per 15 ore e altri 119 sono aperti per 4 ore, per garantire a chi ne ha bisogno i servizi igienici, le docce e la possibilità di un tè caldo e di una colazione”.
Seicento avrebbero dovuto essere i posti messi a disposizione da dicembre a marzo per il piano di accoglienza invernale, 1.200 quelli presso i centri convenzionati.
E allora chi si occupa davvero di queste persone — di molte, ma ancora non di tutte — sono gli istituti religiosi e le associazioni di volontariato.
I posti disponibili sono circa 1.600. La Comunità di Sant’Egidio, che insieme alla Caritas rappresenta un punto di riferimento per chi non ha nulla, ha stimato che sono 2.500 coloro che non riescono a trovare riparo per la notte, e che quindi rischiano la vita se la temperatura scende al di sotto dello zero.
Altre duemila vivono in alloggi di fortuna, baracche costruite con cartoni e vecchi materassi ai bordi della strada o nel tunnel per le auto a due passi dalla stazione Termini.
È a loro che i 37 gruppi che svolgono un servizio di strada (in tutta Roma 2.200 volontari) portano la sera un pasto e qualche parola di conforto.
Perchè, contrariamente a quanto si dice, vivere per strada non è mai una scelta. E durante l’inverno, e in particolare nei giorni di festa, rimanere soli è ancora più duro.
Per questo il giorno di Natale, tutti gli anni, la basilica di Santa Maria in Trastevere si trasforma in un enorme ristorante: l’altro giorno il menù contemplava lasagne al ragù, polpettone, lenticchie, dolci e anche lo spumante.
Al centro della chiesa, tra i 500 homeless seduti a tavola, c’era anche il piccolo Egidio, che ha pochi mesi ed è arrivato a Lampedusa quando era ancora nella pancia della sua mamma.
È nato dunque in Italia ma non è un italiano, e se non ci fosse la Comunità da cui ha preso il nome probabilmente adesso sarebbe per strada.
Sant’Egidio ha aperto anche quest’anno, per il periodo invernale, uno spazio di accoglienza all’interno di Palazzo Leopardi, che va ad aggiungersi ad altre strutture già attive tutto l’anno a Trastevere.
Il centro, che dispone di 12 posti letto, accoglie coloro che vivono abitualmente per strada nel quartiere.
L’attività della Comunità si è estesa negli ultimi anni alle periferie e ha toccato Comuni limitrofi come Nettuno, Civitavecchia, Anzio e Fiumicino. Perchè il problema della fame non conosce nazionalità .
Cosimo, uno degli ospiti del pranzo di Natale, è un operaio di 58 anni, che viene dal sud ma che, dopo aver perso il lavoro, sognava la Norvegia.
Alla sua famiglia ha lasciato la sua pensione, e lui si è avventurato per le strade della Capitale.
Se non conosci nessuno e non hai un posto dove andare, ti salva solo la mensa di via Dandolo, a Trastevere, dove vengono serviti ogni settimana 3.500 pasti.
Silvia D’Onghia
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Dicembre 27th, 2014 Riccardo Fucile
CON LA SCUSA DI MAFIA CAPITALE LASCIANO I SENZATETTO AL GELO
Chi giunge alla stazione Termini di Roma non può non vederli: una lunga fila di giacigli
abbandonati sotto i portici dello scalo ferroviario simbolo della Capitale dove, ricoperti di poveri stracci, altrettanti esseri umani affrontano le notti sempre più gelide, sperando di risvegliarsi all’indomani.
E come loro, sono circa ottomila sparsi in tutta la città , gli uomini e le donne che hanno perso tutto e che sanno di poter perdere l’ultima cosa che gli resta, se la temperatura dovesse scendere ancora.
Ebbene, di fronte a una tragedia permanente, il Comune dice di poter mettere a disposizione poche centinaia di posti negli appositi ricoveri.
Di letti al riparo ce ne sarebbero molti di più ma, questa l’incredibile risposta burocratica, appartengono a cooperative e associazioni comprese nella “lista nera” dell’indagine su Mafia Capitale e sono quindi inutilizzabili.
È come se un’ambulanza non potesse soccorrere la vittima di un incidente stradale agonizzante sull’asfalto solo perchè il conducente non ha la fedina penale pulita.
Il sindaco Marino che, come da comunicato, il giorno di Natale distribuiva a Sant’Egidio pasti caldi ai poveri dovrebbe altrettanto lodevolmente trasformare l’atto caritatevole di un giorno nell’emergenza di tutto il tempo necessario, facendo il possibile e l’impossibile per salvare la vita a coloro che i Buzzi e i Carminati trattavano, appunto, come appalti da spolpare.
Del resto, a Milano, di clochard al gelo se ne contano addirittura 14 mila, ma chi se ne occupa?
Sono, come del resto i naufraghi della Sicilia, i fastidiosi scampoli di un’umanità frantumata dalla crisi economica, dalle guerre e dalla disperazione che nel Natale degli auguri sdolcinati e dal cuore di pietra preferiamo ignorare.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Dicembre 27th, 2014 Riccardo Fucile
MA SI POTREBBE ANCHE INIZIARE ELIMINANDO I COSTI DEI LADRONI PADAGNI CHE VIVONO A SPESE DELL’ITALIA DA DECENNI
“Pensavo di averle sentite tutte: ma imbattermi in un consigliere comunale che propone, per risparmiare, di sopprimere i cani nei canili, mi ha scioccato”. È lo sfogo via facebook del sindaco di Berra, Eric Zaghini, dopo il singolare dibattito avvenuto in consiglio comunale.
Mentre l’assessore Egle Cenacchi stava illustrando una variazione di bilancio di 5mila euro per finanziare l’assistenza zooiatrica ai cani (Berra ha una convenzione con il comune di Migliaro e dal prossimo anno con la Lega del Cane di Ferrara) e ai gatti delle colonie feline, è intervenuto il consigliere leghista Stefano Bigoni con una proposta ‘definitiva’.
Quelle spese (in tutto il capitolo animali prevede la cifra di 30mila euro) sono eccessive e una soluzione potrebbe essere quella che si adottava diversi anni fa: l’animale abbandonato o il randagio veniva tenuto in custodia per qualche mese e, in assenza di richieste di recupero o adozione, veniva soppresso.
All’ipotesi shock si è opposto il sindaco, che ha ricordato tra l’altro come l’uccisione di animali sia una fattispecie penale punita dall’ordinamento.
Uscita dal consiglio comunale, la notizia è rimbalzata su facebook, con un coro di critiche e di insulti contro il consigliere del Carroccio.
Chiamato in causa da più parti, Bigoni si è giustificato. A dire il vero in maniera non troppo convincente: “Non ho detto che voglio la soppressione dei cani a prescindere, ma secondo tempi e modalità di età , malattie ecc… semplicemente perche non possiamo più permettercelo e 30.000 euro sono insostenibili”
Bigoni interviene poi con un comunicato “Sono del tutto d’accordo con i protettori degli animali — spiega il consigliere -, per quanto riguarda i cani randagi. Non si vede perchè, se catturiamo un cane randagio e lo assicuriamo al canile comunale, questo debba essere ivi mantenuto e curato per tutta la vita, mentre se avvistiamo un cane in campagna e lo giudichiamo inselvatichito, possiamo mettere mano al fucile automatico”.
Chissà dove vive questo Bigoni, forse non sa, a parte il libero stato di “Padagna del magna magna” che non si può mai sparare neanche a “un cane avvistato in campagna”.
Poi Bigoni, non contento, spara un’altra cazzata: “decine di canili sono dei veri e propri lager dai quali gli ospiti chiedono (almeno penso) di uscire, vivi o morti. Fatto sta che mi sembra illogico consentire la vita all’interno del canile e sparare oltre la rete”.
Bigoni è talmente immedesimato nel genere animale che sa persino che i cani nei canili preferirebbero suicidarsi piuttosto che ricevere una sua visita.
“Detto questo — conclude Bigoni -, spero vivamente che non arrivi mai il momento di dover decidere se sovvenzionare i canili o spendere quei soldi per sostenere invalidi, ciechi e bisognosi”.
Per la controreplica a Zaghini bastano poche parole: “Caro Stefano, come spesso accade la pezza è peggio del buco. Non ho travisato le tue parole, che peraltro ribadisci: hai proposto l’eutanasia per i cani in canile che non si riesce a dare in adozione. Penso sia una proposta, oltre che irrealizzabile per disposizione di legge, incivile ed immorale. Puoi arrampicarti sugli specchi finchè ti pare. Rimarrà una proposta incivile ed immorale”.
Una alternativa esisterebbe per risparmiare: cominciare a eliminare i costi di tutta la feccia padagna che da anni vive a spese dello Stato italiano di cui è ospite indesiderato e ai tangentari e ladroni che hanno sottratto lingotti d’oro alle casse dello Stato per rifarsi persino il cesso di casa, girare in Porsche Cayenne o pagare il pranzo di nozze della figlia.
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