Destra di Popolo.net

“GRAZIE ITALIA, PIANTO POMODORI E GUADAGNO 2,30 EURO L’ORA”: FOGGIA, TRA I NIGERIANI DEL CENTRO PER IMMIGRATI

Maggio 25th, 2015 Riccardo Fucile

GLI HANNO RESPINTO LA RICHIESTA DI ASILO: “DICONO CHE IN NIGERIA NON C’E’ LA GUERRA, MA CHE COSA NE SANNO?”

Il suo nome è Balde Alassane, è uno schiavo ma non lo sa.
Ogni mattina alle 4.40 esce dal cancello del centro per richiedenti asilo di Foggia – sulla targa c’è scritto Centro Polifunzionale per immigrati – saluta le guardie in italiano, sorride, aspetta il suo uomo.
L’uomo arriva su una vecchia Hyunday grigia. Si chiama Hassan, tunisino, è un caporale, vuole 5 euro a viaggio per portarlo al lavoro nei campi.
Foggia, in realtà , dista 20 chilometri. Questa è la piana di Borgo Mezzanone: campagna, miseria, sole che picchia. Oggi ci sono 36 gradi alle 12. Balde Alassane sta finendo la giornata di lavoro. Otto ore.
Il lavoro
In questo periodo della stagione, lui deve interrare piantine di pomodori. Ogni cassetta di polistirolo ne contiene 240.
«Per ogni cassetta mi danno 1 euro», dice piegato sul campo. «Oggi, con questa, sono riuscito a fare 24 casse».
Ti pagano subito? «No – risponde Balde Alassane – dopo quindici giorni, magari venti. Hassan prende i soldi per me dal padrone italiano».
Ed ecco il conto economico della giornata di Balde Alassane: oggi ha messo nella terra 5760 piantine di pomodori, ha guadagnato 24 euro, meno i 5 dati ad Hassan.
Decide di tornare al centro per richiedenti asilo a piedi, per risparmiare almeno i 5 euro del ritorno.
E quindi, in una giornata in cui ha dato il massimo e bevuto soltanto una bottiglia d’acqua portata da lui, ha guadagnato 19 euro.
La sua paga sarà  molto alta: 2 euro e 30 centesimi all’ora. Non sempre va così bene. Ora, con le mani tagliate e incrostate di terra secca e gialla, accende il telefono cellulare, un Alcatel comprato al supermercato, probabilmente il telefono più economico in commercio.
Ha i tasti con le lettere completamente cancellate, ma si può usare lo stesso. «Ho detto a un mio amico, che lavora in un’altra campagna, di dire ad Hassan di non passare a prendermi».
Il problema
Il problema di Balde Alassane è che la sua storia è nota. Già  scritta. Già  denunciata. Caporali, sfruttamento, lavoro nero.
E se continua a ripetersi ogni giorno nel 2015, per lui e moltissimi altri, persino davanti al centro di accoglienza presidiato dallo Stato italiano, sarà  normale così. Lo pensa lui stesso.
«Ho appena compiuto 21 anni. Sono nato in un villaggio vicino a Conakry, in Guinea. Mio padre si è ammalato tre anni fa. Faceva il contadino, ma ha dovuto smettere. È finito su un pous-pous».
Cosa intendi, scusa? Balde Alassane, pieno di imbarazzo, fa il segno delle mani sulle ruote di una sedia a rotelle. «Devo aiutarlo io – dice – devo mandare dei soldi. Mi piace lavorare. È brutto non fare niente. È bello fare il contadino».
Il Cara di Foggia strabocca di ragazzi africani, pakistani e bengalesi.
La capienza massima di 856 posti è regolarmente superata. L’appalto di gestione – 20 milioni 892 mila euro per tre anni – è al centro di un lunghissimo contenzioso giudiziario, con ricorsi e controricorsi al Tar.
Ovviamente, è stato anche al centro degli interessi di Salvatore Buzzi e Massimo Carminati, i re di mafia Capitale.
E’ uno dei pochi business sicuri in un territorio ultra depresso. Alle 13, un carabiniere molto gentile ci viene incontro: «Non potete fare fotografie senza autorizzazione. Per entrare serve il permesso della Prefettura».
Decine di ragazzi stanno arrivando a piedi lungo la strada. Molti hanno lavorato nei campi come Balde Alassane, altri stringono in mano dei fogli.
«Ce l’hanno con noi, odiano i nigeriani» grida un ragazzo esasperato. «Siamo tutti negativi! Ci hanno respinto la richiesta di asilo politico. Dicono che in Nigeria non c’è la guerra. Cosa ne sanno? Ce l’hanno con noi… Tutti negativi, ti rendi conto?».
Questo, dei nigeriani che non riescono, in quanto tali, ad ottenere lo status di rifugiato politico, è un tema che ritorna ovunque. Presto diventerà  un problema. «Dove andiamo? Cosa faremo quando ci sbatteranno fuori di qui?».
Balde Alassane si schiaccia il cappellino da baseball sulla fronte e si incammina verso il cancello del centro, lui si ritiene molto fortunato: «La commissione non mi ha ancora risposto — dice – non so se sono positivo o negativo. Intanto lavoro. Riesco a mandare a casa ogni mese 100 euro. Grazie Italia!».

Nicolò Zancan
(da “La Stampa”)

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SCANDALO CARITAS IN CAMPANIA: TRUFFA DA 4 MILIONI AI DANNI DEI MIGRANTI E DELLO STATO

Maggio 25th, 2015 Riccardo Fucile

SI LUCRAVA SU “BUONI” GIORNALIERI DA 2,50 EURO A TESTA… COINVOLTI ANCHE FUNZIONARI DELLA PROTEZIONE CIVILE

A dicembre, a Salerno, padre Vincenzo Federico, direttore regionale della Caritas, era stato insignito dell’onorificenza di «Cavaliere della Repubblica», per il suo impegno nell’accoglienza dei migranti.
Sembra passato un secolo. Adesso si deve difendere dall’accusa di peculato, perchè avrebbe intascato fondi destinati proprio ai migranti.
Sostengono i pm napoletani: «È verosimile che la Caritas di Teggiano faceva pervenire a De Martino i pocket money destinati ai migranti da loro ospitati, ricevendo in cambio una percentuale degli enormi guadagni che ne ricavava il De Martino (pari al 20% del valore di ogni singolo buono oltre alle ricariche telefoniche acquistate)».
Il meccanismo
La situazione processuale del sacerdote si è aggravata in queste ore. La perquisizione alla Caritas di Teggiano, provincia di Salerno, si è conclusa a mezzanotte.
E il commento di investigatori della Finanza e degli inquirenti napoletani sull’esito della stessa è molto positivo.
Il sacerdote, dunque, non consegnava ai migranti i buoni per comprarsi schede telefoniche o sigarette ma li cedeva a De Martino.
Lo stesso De Martino, interrogato dagli inquirenti, mette a verbale: «I blocchetti di tickets venivano consegnati mensilmente dal responsabile Fiore Marotta, il quale, a sua volta, li raccoglieva presso le varie strutture della Caritas di Teggiano. Anche su questi buoni trattenevo una percentuale del 5% come avveniva con le altre strutture non convenzionate con “l’Ala di Riserva”».
Siamo solo agli inizi di questa inchiesta che ha portato in carcere il titolare dell’onlus «Un’ala di riserva», Alfonso De Martino, e la compagna, Rosa Carnevale, ai domiciliari. Gli inquirenti li accusano di truffa aggravata, peculato, appropriazione indebita e associazione a delinquere. Ma c’è anche la corruzione contestata ad altri indagati.
La moglie di De Martino gestisce anche una importante edicola sul lungomare di Pozzuoli, che ha firmato una convenzione «per il cambio dei buoni sociali per la vendita di ricariche telefoniche» (i nostri pocket Money).
Agli atti della inchiesta emerge che «nel periodo 2011-2013, Rosa Carnevale ha acquistato ricariche per quasi un milione e mezzo di euro, negoziando 582.248 pocket money emessi a favore dei migranti.
Di questi, solo 33.697 (pari a 84.242 euro) in favore dei migranti di “Un’ala di riserva”».
Per i pm Ida Frongillo e Raffaello Falcone c’è una struttura criminale che gestisce le risorse pubbliche destinate all’accoglienza.
Milioni di euro investiti per l’emergenza Nord Africa (2011-2013) finiti nelle tasche di affaristi criminali. In questa prima parte della inchiesta emergono anche altre onlus, come «Il Sentiero» e «Tertium Millennium» che fanno riferimento alla Caritas di Teggiano.
I prossimi sviluppi investigativi riguarderanno la Regione, le convenzioni con gli alberghi, le prefetture.
E i funzionari corrotti della Protezione civile, «Mattiello, che avrebbe procurato al De Martino la convenzione» con la Regione Campania, e «il Cincini, che non ha proceduto ai controlli sulla corretta esecuzione delle prestazioni previste dalla Convenzione cui erano tenuti».
«Decisi che al prossimo incontro che avrei avuto con il Cincini gli avrei elargito – mette a verbale De Martino – delle somme di denaro, siamo al febbraio del 2012. Fissammo un appuntamento fuori a un bar, in quella circostanza gli consegnai una busta gialla con all’interno 3.000 euro. La prese, la mise in tasca senza aggiungere nulla e senza aprirla».

Guido Ruotolo
(da “La Stampa“)

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JOBS ACT, CRESCONO I CONTRATTI A TEMPO INDETERMINATO GRAZIE ALLE AGEVOLAZIONI FISCALI, NON CRESCE IL LAVORO

Maggio 25th, 2015 Riccardo Fucile

IL MURO DEL PIANTO: AD APRILE STESSO NUMERO RISPETTO A UN ANNO FA

Nel mese di aprile di quest’anno è di circa 210 mila unità  il saldo tra i nuovi contratti attivati e quelli cessati.
È quanto emerge dalla nota mensile sulle comunicazioni obbligatorie diffuso oggi dal ministero del Lavoro.
Dati che non mostrano sostanziali variazioni rispetto allo stesso saldo registrato nell’aprile dello scorso anno, quando la differenza si attestava intorno alle 203 mila unità , ma che evidenziano una nuova fiammata dei contratti a tempo indeterminato, spinta con ogni evidenza dagli incentivi a sostegno delle assunzioni stabili messi a disposizione dal governo.
Nel mese scorso il saldo tra contratti a tempo indeterminato attivati e cessati è stato di 48 mila, contro i 31 mila circa di marzo e un saldo persino negativo di 6000 unità  nell’aprile del 2014.
A questi dati si aggiungono poi quelli sulle trasformazioni da tempo determinato a indeterminato, che vengono contabilizzate a parte, che si attestano appena sotto quota 39 mila, contro i 19.114 dello stesso periodo dell’anno prima.
Da un lato quindi il governo può festeggiare un sempre più frequente ricorso da parte dei datori di lavoro alla stipula di contratti a tempo indeterminati, oggi il 22,7% del totale contro il 15,7% di aprile 2014, dall’altro però nel primo mese in cui il Jobs Act è stato in vigore fin dall’inizio non si rilevano sostanziali scostamenti rispetto all’andamento registrato nell’anno precedente.
E’ evidente che un’azienda, potendo in ogni caso licenziare il nuovo assunto in ogni momento, preferisca usufruire dei contratti a tempo indeterminato con sgravi fiscali per ben tre anni, ma la sostanza non cambia.

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NE’ “FONZIE DE NOI ALTRI” NE’ CERCHI MAGICI: ANNULLERO’ LA SCHEDA

Maggio 25th, 2015 Riccardo Fucile

NELLA CAMPANIA DEGLI IMPRESENTABILI NON SERVE LA RASSEGNAZIONE, OCCORRE AVERE IL CORAGGIO DELLA RIBELLIONE E DELL’ESEMPIO… COSI’ SI RICONQUISTA IL DIRITTO ALLA LEGALITA’ E LA DIGNITA’ DI UN POPOLO

Terra di sole, di mare, di storia e di tradizioni. Pregna d’arte e di mestieri. Culla dell’antica civiltà , patrimonio dell’umanità .
Terra di infinite ricchezze e possibilità , ma anche terra di sottosviluppo culturale, industriale e di povertà , da quella sostanziale a quella etico-morale: dai senza tetto a quelli che hanno fatto dell’arte dell’arrangiarsi la pietra miliare di una specifica incapacità  di darsi una visione e di avere un fine “superiore”.
Terra “fiera” ma anche di facile conquista con lo “straniero sempre pronto a passare”, affarismo politico-malavitoso e camorra compresi…
“Donna” calda, affascinante e bellissima, in buona parte confusa, però.
La politica l’ha continuamente vessata ed essa, inerme, arrendevole, solo in rari casi ha avuto slancio sincero e fierezza di contegno.
Corsi e ricorsi storici. Solite storie. Solita vita…
Qualche giorno fa, Renzi e Berlusconi sono venuti proprio in Campania per sostenere i rispettivi candidati a Governatore della Regione.
“Solo per un attimo” fingiamo che, nelle rispettive colazioni, gli “impresentabili” non “esistano”.
Berlusconi, tra le altre cose, ha rimarcato che Caldoro — ed è dato innegabile — dopo anni di governo locale, ha “realizzato” l’implementazione e la posa in opera della banda larga più diffusa di tutti i tempi e l’eliminazione del dissesto finanziario, passando dall’allora “meno 500 milioni” all’odierno “più 241 milioni” di attivo.
Renzi, invece, ha tra l’altro sostenuto che la lotta alla camorra sarebbe nel dna del PD. Sarà … Fa “solo specie” che quella dichiarazione di “guerra” sia stata resa dal Segretario di un partito che ha consumato la più grande depenalizzazione degli ultimi 10 anni – ivi compreso il “fu” reato di stalking – aumentando invece le sanzioni in tema di “illeciti finanziari” (della serie, «basta che sei un contribuente “virtuoso”, poi delinqui pure come vuoi…»).
Al di là  delle altre assurdità  che pure hanno profferito i relativi leader, i due schieramenti, quello di centro-destra e di centro-sinistra, sono totalmente imbarazzanti.
Sono garantista e sono anche consapevole dell’uso strumentale che può farsi della giustizia ma, almeno alle campagne elettorali, i candidati dovrebbero essere al di sopra di ogni sospetto.
Non si possono accettare candidature in odor di “illiceità ” da fatto penalmente, fiscalmente o civilmente rilevante.
Non si possono accettare i rischi di compromessi con la camorra o col sistema affaristico malavitoso proprio di certe realtà .
Non si può far finta che il problema non esista assumendo che, “almeno nella propria lista”, non ci sarebbero impresentabili perchè poi, una volta vinto, con gli stessi – e coi relativi “centri di interesse” – bisognerà  pur governare insieme.
Davvero, la peggiore campagna elettorale “di tutti i tempi”.
Se si vuole aiutare questa terra, bisogna puntare dritto su Roma, diventare parlamentari e sostenere Governi e votare leggi capaci di rivoltare l’intero sistema.
Fare “politica sotto casa”, circondati da consistenti gruppi di “confusi”, sbandati e venduti, è il peggiore degli impegni possibili.
Comunque sia, pochi giorni ancora e l’indegno spettacolo sarà  finito. Resteranno tutti gli altri problemi però, camorra compresa.
In ogni caso, non so voi, ma io, domenica prossima, annullerò la scheda e continuerò a guardare avanti perchè quello che davvero serve a questo Paese, non è un “Fonzie de noi altri”, un “nuovo Monarca calato dall’alto” o la reiterazione dei soliti “cerchi magici”.
A questo Paese serve un progetto serio e appassionante.
Un “antisistema di destra” che metta al centro della propria azione una sincera battaglia per la legalità  (per riconquistare il territorio sottraendolo alla malavita ed al persistente sistema affaristico) e per l’uomo, coi suoi sogni, le sue aspirazioni ed il suo bisogno di libertà .
Il resto sono soltanto chiacchiere…

Salvatore Castello
Right BLU – La Destra liberale

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SPAGNA, L’ASCESA DEI CIUDADANOS: ECCO COSA VOGLIONO

Maggio 25th, 2015 Riccardo Fucile

AL PRIMO PUNTO LA LOTTA ALLA CORRUZIONE: HANNO CACCIATO 600 IMPRESENTABILI DALLE LISTE

Albert Rivera, 35 anni, è il presidente di Ciudadanos e il nuovo astro nascente della politica spagnola: si rivolge a una «Spagna diversa», quella che ha smesso di dare un assegno in bianco ai ‘partiti della corruzione’.
Laureato in diritto costituzionale, entrato in politica a 27 anni come candidato anti-indipendentista alla presidenza dell’autonomia di Catalogna, a dicembre 2014 il giovane rampante ha lanciato Ciudadanos a livello nazionale.
Le ricerche di opinione lo danno tra il 15-20% delle preferenze a livello nazionale.
Una cifra che lo eleva a possibile alleato di governo per qualsiasi partito che dovesse uscire vincente dalle urne a fine anno.
La prima apparizione di Rivera sulla scena politica è difficile da dimenticare: campeggiava nudo sui manifesti elettorali. «Era la nostra prima campagna», ha spiegato al Guardian, «e per un nuovo partito è molto difficile farsi notare».
L’escamotage funzionò e il partito ottene tre seggi nel parlamento catalano e oggi non ha nessun bisogno di strategie mediatiche per guadagnare i riflettori.
Il leader dei Cittadini dice di ispirarsi a John Fitzgerald Kennedy e di essere pronto a dialogare con i socialisti di Pedro Sanchez.
Il programma ufficiale del partito si rifà  alla tradizione del progressismo liberale.
Mette al primo posto le libertà  individuali e le coniuga con il rafforzamento dei diritti sociali.
Il suo obiettivo dichiarato è conquistare, difendere e far crescere la classe media spagnola.
«Il problema della Spagna non è il suo prodotto interno lordo, ma lo stato della sua classe media, anche in Arabia Saudita cresce il Pil», ha dichiarato Rivera al Financial Times.
La proposta: reddito minimo, ma Iva più alta sui consumi di base.
A stendere il programma economico del movimento ha chiamato Luis Garcano, stimato professore della London School of Economics e fondatore del blog di economia più seguito della penisola iberica, un Tito Boeri spagnolo.
Le proposte che si leggono sul sito del partito vanno dall’introduzione del reddito minimo per lottare contro i nuovi working poors (i lavoratori che non raggiungono un livello sufficiente di entrate mensili), a misure per attirare o riportare in Spagna le imprese innovative.
Ma non mancano ricette scomode, come la riforma del sistema pensionistico in senso contributivo e la rimodulazione dell’Iva, cioè l’aumento dell’imposta sul consumo dei beni primari e il taglio su quelli culturali.
Sull’immigrazione: distribuzione dei flussi a livello europeo, facilitazione per i ricongiungimenti famigliari, accordi con i Paesi di origine in cambio dell’impegno a togliere dazi commerciali sull’export spagnolo.
E appaiano coerentemente liberali anche le ricette proposte in campo etico ed educativo.
Nella Spagna del centrodestra cattolicissimo, Ciudadanos prevede l’introduzione dell’insegnamento della storia delle religioni e dell’educazione sessuale nelle scuole e la depenalizzazione dell’aborto durante le prime 12 settimane.
E nel capitolo della rigenerazione democratica spunta l’introduzione delle primarie come strumento di selezione dell’intera classe politica.
I liberali iberici propongono un decalogo radicale: fuori dalla politica di tutti gli indagati per reati di corruzione e frode alla Pubblica amministrazione, responsabilità  sussidiaria dei partiti nei casi di reati compiuti dai loro membri.
E ancora: divieto di finanziamento dei partiti da parte delle imprese, stretta sui prestiti bancari ai partiti, divieto di donazioni a tutti i dirigenti di enti pubblici, espulsione di funzionari e politici che abbiano mentito sui loro curricula, introduzione di organi di controllo sui candidati e i membri per tutti i partiti e trasparenza sui bilanci.
E infine pene triplicate per i reati di corruzione.
Con il successo di consensi, Ciudadanos si è ritrovato a dover ‘ripulire’ le liste per le Regionali da candidati impresentabili: falangisti di estrema destra e condannati hanno provato a infiltrarsi nel partito della capitale
«Ne abbiamo espulsi circa 600», hanno dichiarato i dirigenti.

(tratto da Lettera 43)

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GLI ITALIANI HANNO PAGATO 7,4 MILIARDI PER SALVARE ALITALIA

Maggio 25th, 2015 Riccardo Fucile

I CALCOLI DI MEDIOBANCA: TRA AUMENTI DI CAPITALE, CASSA INTEGRAZIONE E AMMINISTRAZIONE STRAORDINARIA UNA SPESA ENORME

Salvare Alitalia e consegnarla con i conti (quasi) a posto a Etihad è costato agli italiani 7,4 miliardi di euro.
A fare i conti per la prima volta con grande precisione, mettendo insieme tutte le uscite e le entrate per lo Stato dal 1974 fino al 2014, è Mbres, l’ufficio studi di Mediobanca che ha calcolato il totale degli oneri per il paese analizzando i bilanci della gestione pubblica fino al 2007 – quando l’azienda è finita in amministrazione controllata –   quelli della liquidazione in capo al Commissario e gli aiuti indiretti garantiti dalle casse pubbliche alla cordata dei patrioti che ha rilevato la compagnia nel 2008.
I primi 33 anni di vita di Alitalia (1974-2007) finiti sotto la lente degli analisti di Piazzetta Cuccia – quelli della gestione statale – sono stati, per i contribuenti tricolori, i più felici. In questi tre decenni la società  ha bruciato solo — si fa per dire — 3,2 miliardi dello Stato.
Il Tesoro, primo azionista del gruppo, ha pagato in quel periodo (a valori attuali, come tutte le cifre dello studio) 4,9 miliardi sotto forma di aumenti di capitale per coprire le perdite.
Roma ha poi versato nelle casse dell’azienda 245 milioni come contribuiti a valere sul fondo europeo per l’addestramento dei piloti mentre altri 210 milioni sono stati messi da Fintecna per puntellare Alitalia Servizi.
I soldi si sono mossi anche in direzione opposta: alla voce delle entrate, in quegli anni via XX settembre ha incassato 972 milioni grazie al collocamento di azioni dell’aerolinea in Borsa, 862 milioni di tasse e 242 come dividendi.
Il grosso del passivo si è accumulato invece dal 2007 a fine 2014 quando la compagnia in crisi è finita in amministrazione controllata e il governo Berlusconi, rifiutata l’offerta di Air France, ha deciso di venderla alla cordata coordinata da Banca Intesa. In questi sette anni dalle casse dello stato sono usciti altri 4,1 miliardi per salvare l’Alitalia.
Quasi un miliardo è andato in fumo rinunciando al rimborso del prestito ponte, ritirando le obbligazioni dal mercato e azzerando il valore di quelle già  in portafoglio al Tesoro.
Più di un altro miliardo è il patrimonio negativo rimasto in capo al Commissario, vale a dire la differenza tra i soldi incassati vendendo le attività  del gruppo e i debiti da rimborsare.
Circa 660 milioni sono stati stanziati per finanziare la cassa integrazione del gruppo (durata diversi anni) e 1,2 miliardi per il provvedimento che ha garantito il reintegro all’80% degli stipendi dei dipendenti rimasti a terra.
Quattro miliardi di uscite in tutto cui si aggiunge come ciliegina sulla torta i 75 milioni versati da Poste Italiane, controllata al 100% dallo Stato, per pilotare Alitalia verso Etihad.
Dal 1974 ad oggi, visti i calcoli di Mediobanca, ogni italiano – bambini e pensionati inclusi – ha pagato 125 euro di tasca propria per vedere volare in cielo la livrea tricolore di Alitalia.
La buona notizia, a voler vedere il bicchiere mezzo pieno, è che da oggi a saldare il conto, con l’arrivo di Etihad, saranno di tasca loro gli emiri di Abu Dhabi.

Ettore Livini
(da “La Repubblica”)

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LIGURIA, ANTIMAFIA DENUNCIA: “OMBRE SU TRE CANDIDATI IN REGIONE”

Maggio 25th, 2015 Riccardo Fucile

E, CON GLI 11 INDAGATI RIPRESENTATI, SIAMO A 14 SU 30…. SE VENISSERO TUTTI ELETTI POTREBBERO QUASI FORMARE UNA NUOVA MAGGIORANZA

In Liguria gli impresentabili sono tre e si aggiungono ai sei della Puglia e ai quattro della Campania.
A una settimana esatta dal voto per le Regionali, queste sono le conclusioni della verifica a campione sulle candidature effettuata dalla commissione parlamentare antimafia.
Lo screening è stato incentrato sui reati da cui i partiti, nel codice di autoregolamentazione, si erano impegnati a tenersi ben distanti nella scelta dei candidati: tangenti e mazzette, connivenze con la criminalità  organizzata, estorsione e usura, droga e traffico di rifiuti.
I dati sono arrivati dai magistrati della direzione nazionale antimafia e dalle prefetture.
I nomi e l’intera relazione sono stati blindati dal presidente Rosy Bindi.
Solo martedì mattina, con una votazione, la commissione antimafia deciderà  se renderli pubblici.
Il caso è deflagrato quando il premier Renzi ha dichiarato che nemmeno lui avrebbe votato alcuni candidati delle liste di sostegno a Vincenzo De Luca, Pd, in Campania.
Ora sappiamo che oltre a 11 indagati per peculato nell’inchiesta sui rimborsi regionali e che ritroviamo in lista, vanno aggiunti altri tre con pesanti sospetti di vicinanza ala criminalità  organizzata.
Se fossero tutti eletti sarebbero 14 su 30 totali, un paio di nuovi acquisti e potrebbero formare una nuova maggioranza.

(da “il Secolo XIX”)

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RENZI PROVA A SALIRE SUL CARRO DI PODEMOS, SALVINI SU QUELLO DI CARNEVALE

Maggio 25th, 2015 Riccardo Fucile

ORA E’ UNA CORSA A INTESTARSI IL CAMBIAMENTO, COME SE IGLESIAS E RIVERA ASSOMIGLIASSERO NEPPURE LONTANAMENTE A LORO… I DUE MOVIMENTI SPAGNOLI SONO ANTICASTA, I DUE MATTEO SONO LA PERSONIFICAZIONE DELLA CASTA

“Il vento della Grecia, il vento della Spagna, il vento della Polonia non soffiano nella stessa direzione, soffiano in direzione opposta, ma tutti questi venti dicono che l’Europa deve cambiare e io spero che l’Italia potrà  portare forte la voce per il cambiamento dell’Europa nelle prossime settimane e nei prossimi mesi”.
Con queste parole, il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha commentato i recenti risultati elettorali in Spagna e Polonia, che hanno visto nel primo caso l’affermazione della sinistra di Podemos, nel secondo caso la vittoria dei conservatori di Andrzej Duda.
“O l’Europa riesce a cambiare la propria politica economica o saranno sempre più forti i movimenti contro Bruxelles e contro Strasburgo – ha detto il premier in un’intervista a Rtv38 – Ecco perchè noi diciamo che esiste una terza via tra il rigido formalismo burocratico conservatore legato all’austerity che una parte dei paesi europei vorrebbe utilizzare come punto di riferimento assoluto e dall’altro lato la demagogia del tutti contro l’euro”.
E arriva il controcanto di Matteo Salvini che, parlando a Radio Padania a proposito dei risultati del voto amministrativo in Spagna, dove il movimento di Podemos si è affermato a Barcellona e Madrid e di quello in Polonia dove ha vinto il nazionalista Duda, prova anche lui a spacciarle come una sua vittoria: “Abbiamo tante differenze da Podemos – ha aggiunto Salvini – ma questa è una boccata d’ossigeno per l’Europa dei popoli. E’ una sconfitta per Renzi, Monti, i vari burocrati di Bruxelles. Una boccata d’ossigeno salutare, rompe il duopolio socialisti-democristiani, Pd-Forza Italia.”
Speriamo che qualcuno gli spieghi che nè Podemos nè Ciudadanos assomigliano lontanamente alla Lega: forse basterebbe leggere i programmi.

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VOTO SPAGNA: UN SOLO SCONFITTO, IL PP, E MOLTI MICRO-VINCITORI

Maggio 25th, 2015 Riccardo Fucile

E UNA SERIE DI INCOGNITE PER LA GOVERNABILITA’

Molti commentatori sembrano convinti che la Spagna si riduca ai due comuni di Madrid e Barcellona e si inventano quindi una vittoria complessiva di Podemos che non c’è.
A ben vedere un vincitore complessivo non c’è, c’è solo uno sconfitto, il Pp, pur ancora in testa, e molti micro-vincitori.
Podemos non si presentava come tale alle comunali: sosteneva in quei due casi liste civiche che sono arrivate in testa.
Il quadro complessivo delle comunali è invece il seguente:
-ci sono ancora solo due grandi partiti che prendono più di 20 mila consiglieri comunali, ossia il Pp nettamente ridimensionato che scende da 26.500 circa a 22.750 e che lascia sul terreno due milioni e mezzo di voti (da 8 milioni e mezzo a 6 milioni) e il Psoe, che scende di un migliaio, da 21 mila 800 a 20 mila 800 e di circa 700 mila (da 6 milioni e 300 mila a 5 milioni e 600 mila);
-ridimensionata in voti Izquierda Unida, da un milione mezzo di voti a uno solo, anche se non in seggi, resta a poco più di 2.200;
-si inserisce in mezzo Ciudadanos con quasi un milione e mezzo di voti e circa 1.500 consiglieri;
-ci sono poi assestamenti nei sistemi politici regionali, con Erc che si rafforza in Catalogna (200 mila voti in più) soprattutto ai danni di Ciu (100 mila in meno) e di poco il Pnv nel Paese Basco a scapito di Bildu.
Quanto alle Regionali, dove invece Podemos si presentava, il quadro (grazie alle elaborazioni del dott. Gianluca Passarelli) è il seguente:
-anche qui i primi due partiti restano nettamente Pp e Psoe. Il primo perde due milioni di voti e 124 seggi, ma resta pur sempre il primo con 3 milioni e 900 mila e 286 seggi; il secondo perde mezzo milione di voti e 37 seggi, ma ha comunque 3 milioni e 150 mila voti e 220 seggi;
-Podemos è terzo, con 1 milione e 800 mila voti e 109 seggi (per inciso, però, Podemos ha ridimensionato Izquierda Unida che ha perso 21 dei suoi 30 seggi) e Ciudadanos quarto, con 1 milione e 250 mila e 39 seggi, notevole successo, ma comunque non comparabile ai livelli ancora raggiunti dai partiti tradizionali.
Rimettiamoli quindi bene in ordine perchè sia chiara la graduatoria in seggi alle Regionali, ossia il fatto che i primi e i secondi sono stati affiancati ma non superati dai terzi e dai quarti:
PP 286, Psoe 220, Podemos 109 e Ciudadanos 39.
Questi elementi sono ben chiariti dalla proiezione di El Pais dei risultati delle regionali sulle politiche, le quali si svolgeranno a fine anno, che certo vanno prese con cautela anche perchè alle amministrative vota intorno al 65% mentre alle politiche circa il 75%, ma che mostrano bene anch0esse lo stacco che resta:
PP 120 seggi, Psoe 108, Podemos 37 e Ciudadanos 18.
Il problema politico di fondo, in questo nuovo quadro, resta quello della governabilità , a cominciare dalle regionali, ma con possibili ripercussioni anche per le politiche di fine anno.
Molte comunità  rischiano di non esprimere il Governo, com’è accaduto in Andalusia dove si è votato il 22 marzo e la situazione non accenna a sbloccarsi.
Infatti per l’elezione del Presidente della Giunta, così come per quello del Governo, è necessario almeno che i Sì battano i No, ma questo presuppone qualche alleanza, almeno sotto forma di astensioni: alleanze niente affatto scontate.
Diverso il caso dei Comuni dove, in assenza di accordi, può iniziare il mandato come sindaco, anche se in minoranza molto ristretta, il capolista della lista più votata.

(da “Huffingtonpost”)

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