Maggio 22nd, 2015 Riccardo Fucile
RISCHIO AUMENTO TASSE SULLA BENZINA. IL TESORO CERCA A CHI SOTTRARRE I QUATTRINI
Renzi alle prese con un altro buco, di 700 milioni di euro, nei conti pubblici. 
La tegola, questa volta, non arriva dalla Corte Costituzionale ma da Bruxelles.
La Commissione europea ha comunicato al Consiglio che si oppone alla richiesta italiana di deroga per estendere la ‘reverse charge’ dell’Iva alla grande distribuzione perchè non è in linea con l’articolo 395 della direttiva sull’Iva. Lo ‘split payment’, invece, è ancora sotto esame.
La reverse charge vale circa 728 milioni nel bilancio. Detta anche ‘inversione contabile’, ha come obiettivo quello di ridurre l’evasione fiscale dell’imposta.
Tuttavia, ha subito incontrato forti opposizioni: Confindustria a marzo ha presentato ricorso alla Commissione Ue per gli “effetti devastanti sulla liquidità delle imprese e sui piani di investimento futuri”.
E in effetti, a Roma la bocciatura dell’Ue, era oramai data per scontata.
L’imposta sul valore aggiunto, con il nuovo meccanismo introdotto dal governo Renzi nella legge di Stabilità (ma non ancora in vigore senza il via libero di Bruxelles), verrebbe pagata all’Erario direttamente dagli acquirenti del prodotto e non dai venditori.
Le imprese della grande distribuzione, in questo caso, finirebbero in credito nei confronti dello Stato.
Secondo la valutazione della Commissione, però, “non ci sono prove sufficienti” per cui la misura richiesta contribuirebbe alla lotta contro le frodi e l’evasione.
Non solo: la Commissione ha aggiunto che questa misura potrebbe comportare “elevati rischi” di spostamento delle frodi verso il settore retail e altri Stati membri.
Il governo si era cautelato per fronteggiare l’eventuale (ora effettiva) bocciatura europea del ‘reverse charge’ prevedendo l’aumento delle accise della benzina e del gasolio da far scattare dopo il 30 giugno.
Con la bocciatura dovrebbe scattare automaticamente dal 1 luglio l’aumento delle accise per circa 700 milioni. Il governo pensava di intervenire con il ‘tesoretto’, che però adesso è stato già usato per applicare la sentenza della corte costituzionale sulle pensioni.
Tuttavia, una settimana fa, il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan aveva dichiarato che “c’è l’impegno del governo ad eliminare tutte le clausole di salvaguardia, ma prima vediamo cosa dice l’Unione Europea”.
Ora che la Commissione ha parlato, la palla passa al duo Renzi-Padoan.
L’obiettivo è evitare l’aumento delle accise sulla benzina entro il 30 giugno.
Intanto il Tesoro, cerca di rassicurare gli italiani: “Resta fermo l’impegno del governo a non far scattare la clausola di salvaguardia”.
Cercasi altre vittime cui praticare i tagli.
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Maggio 22nd, 2015 Riccardo Fucile
SE IL SINDACO DI SALERNO VINCERA’ AVRA’ VINTO RENZI, SE SARA’ SCONFITTO AVRA’ PERSO DE LUCA
Alla fine, bon grè mal grè, l’abbraccio per i flash: “Oggi – scherza il premier – ci facciamo l’album insieme”.
Anche se si capisce che la scintilla con Vincenzo De Luca non è scattata. Anzi, più volte il premier ripete: “Si può stare in un partito, pensarla in maniera diversa ed essere comunque amici”.
Alla fine, bon grè mal grè, Matteo Renzi mette la sua faccia, e quella del Pd, sulle elezioni da cui finora si era tenuto alla larga: “I prossimi dieci giorni saranno di impegno totale da parte del Pd perchè vinca De Luca”.
Visita lampo, nella Svizzera di “Enzo”, Salerno.
Atterraggio attorno alle 13, ripartenza poco dopo le 16, tappe veloci – porto cittadella giudiziaria, incontro con i lavoratori della Whirlpool — gran finale all’Hotel Mediterranea con i candidati del Pd.
Non proprio un bagno di folla, quanto basta per incassare i titoli su Renzi che sostiene De Luca, dopo la freddezza delle scorse settimane.
Secondo la più classica operazione di storytelling renziana, il premier punta tutto sull’immagine del bravo sindaco e dell’efficiente amministratore, glissando la questione degli impresentabili: “Al di là delle valutazioni, se la Campania sarà amministrata nei prossimi anni come è stata amministrata Salerno, il Pil del paese crescerà tra lo zero e cinque e l’un per cento. Con la Campania crescerà il paese”.
È tutto qui il senso dell’operazione, che non cancella la lontananza tra il fantastico mondo renziano e il crudo mondo di De Luca: “Io facevo il sindaco e Enzo era sempre il sindaco più amato”.
Enzo, giacca e cravatta come i politici di una volta, picchia come un fabbro su Caldoro, dossier dopo dossier: sanità , trasporti, servizi, burocrazia.
Pare Crozza che lo imita quando scandisce roboante: “Gli impresentabili sono quelli che tolgono la speranza di futuro a una generazione”.
Scamiciato, sbottonatissimo, Matteo evita, come ha fatto finora, frontali col governatore uscente che nei giorni scorsi ha lodato perchè non ha aumentato le tasse, limitandosi a qualche spot su De Luca: “Quando facevo il sindaco a Firenze avevo il problema delle scritte sui muri. E guardai il video di De Luca che parlava di ‘frullino amoroso’ (il firmatario di una scritta sui muri dedicata alla fidanzata preso in giro da De Luca in tv, ndr). Chissà se la fidanzata di ‘frullino amoroso’ ha lasciato il suo fidanzato per colpa di De Luca. Se così fosse voterà per Caldoro”.
E soprattutto, il premier evita gli argomenti che hanno segnato la campagna elettorale in Campania.
Evita di parlare della decadenza del candidato governatore, per effetto della Severino: “L’attenzione sul Pd è straordinaria, forse perchè il Pd è un punto di riferimento ma io non vedo l’ora di assistere alle primarie dall’altra parte per verificare come il grado di democrazia interna diventerà maggiorenne in Italia”.
Ed evita soprattutto la questione degli impresentabili in lista: “La camorra — dice – non si combatte con un articolo di giornale ma portando lavoro e sviluppo. La camorra si compatte corpo a corpo, portando occupazione sui territori”.
Difficile non vedere un riferimento, sia pur non diretto alle critiche della stampa e di Roberto Saviano, che denunciò: “Nelle liste di De Luca c’è Gomorra”.
E difficile è non vedere un altro riferimento, sia pur indiretto, quando il premier scandisce: “Non solo falso in bilancio, ma pure pene più dure sulla corruzione. questo governo non prende lezioni da nessuno sulla legalità ”
Si capisce che, nella filosofia renziana, che l’importante è vincere, è il numero di bandierine che, a urne chiuse, saranno piantate su ogni regione.
E al sei a uno adesso il premier ci crede davvero. Non è un caso, sussurrano i colonnelli di De Luca, che Renzi “ci ha messo il cappello ora che è chiaro che Vincenzo vince”, mentre prima si era tenuto equidistante: “Il suo approccio resta che se vince De Luca ha vinto lui, se invece perde ha perso De Luca.
Infatti con Caldoro è rimasto corretto, non attaccandolo mai, perchè, nel caso, è perfetto per il partito della Nazione”.
E per il gran finale, nell’agenda del premier, non c’è ancora traccia di una sua calata su Napoli. E di un bagno vero di folla.
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 22nd, 2015 Riccardo Fucile
IL GRILLINO DI ARMA DI TAGGIA CON AMICIZIE PERICOLOSE NON HA FATTO IL PASSO INDIETRO ANNUNCIATO … IL SUO NOME E’ SUI MANIFESTI ELETTORALI
Daniele Comandini (“fiero” dell’amicizia fraterna con l’esponente della nota famiglia di
‘ndrangheta dei Maffodda) è a pieno titolo candidato come capolista del M5S di Imperia.
Non c’è stata alcuna “rinuncia” alla candidatura e quindi è votabile ed eleggibile alle prossime elezioni regionali nella lista del M5S.
Quello presentato dalla Salvatore e dall’On. Fico come un “ritiro” non è stato altro che un inconfutabile bluff, rilanciato ora dall’On. Sibilia.
I candidati alle elezioni regionali per “rinunciare” alla candidatura possono, prima delle votazione, presentare una “rinuncia autenticata” come indicato dal Ministero dell’Interno, nelle stesse modalità di presentazione della candidatura.
Se Comandini voleva rinunciare (e vuole “rinunciare”) alla candidatura può farlo nei modi e termini previsti dalle norme vigenti.
Se lo avesse fatto quando hanno dichiarato il “passo indietro”, cioè la scorsa settimana, il suo nominativo non sarebbe stato nemmeno stampato sui manifesti ufficiali delle Elezioni del 31 maggio.
La “promessa” di dimissioni, così come un fantomatico “impegno con il M5S” per dimettersi una volta eletto, non ha alcun valore e può essere disattesa senza nemmeno un battere di ciglia.
Se da candidato, con i voti di preferenza, verrà eletto, Comandini non risponderà delle promesse elettorali o di accordi privatistici, da quel momento è un eletto senza vincolo di mandato ed il M5S non potrà mai pretendere l’esecuzione delle sue dimissioni “promesse”.
Quindi, se è grave questo bluff targato M5S verso i cittadini elettori, sorge doverosa una domanda: perchè il M5S non vuole rinunciare alla candidatura di Comandini?
E poi perchè non c’è ancora stata una dichiarazione netta di condanna delle famiglie mafiose, tra cui la famiglia di ‘ndrangheta dei Mafodda, con messaggio inequivocabile di rigetto sociale ed anche dei loro voti, da parte del M5S?
Casa della Legalità
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Maggio 22nd, 2015 Riccardo Fucile
MENO PESI PER I CENTRI DI ACCOGLIENZA, MA L’ITALIA DEVE RISPETTARE LE REGOLE
Adesso il numero è scritto. L’orientamento definito dai tecnici di Bruxelles è che la Commissione europea, nella riunione di mercoledì, debba proporre ai governi dell’Unione di redistribuire su base obbligatoria 40 mila dei migranti in fuga dalle guerre, quelli che hanno attraversato il Mediterraneo e sono sbarcati sulle nostre coste. Secondo quanto risulta alla Stampa, il 60 per cento verrà prelevato dall’Italia (24 mila, poche ore fa era stato comunicato 22 mila), il resto dalla Grecia (16 mila).
La mossa alleggerirebbe in parte il peso sui centri di accoglienza dei due paesi più esposti all’emergenza e, per la prima volta, creerebbe un meccanismo di solidarietà obbligatorio per riallocare chi ha diritto alla protezione.
È un impianto, va precisato, che non riguarda in alcun modo i migranti economici e chi non può ottenere l’asilo: «Chi può essere rimandato a casa, deve essere rimandato a casa – assicura un alto funzionario -. Ci sono le regole, basta applicarle».
Il condizionale resta d’obbligo.
La certezza sui numeri e i metodi, per ora in bozza e senza sigillo “politico”, si avrà solo a metà settimana quando il collegio dei commissari – a cui i Trattati attribuiscono il ruolo di scrivere le proposte nominative europee – varerà l’insieme delle disposizioni operative per la sua Agenda Immigrazione.
Potrebbe cambiare qualche cifra, magari anche crescere, però l’ordine di grandezza dovrebbe essere assodato.
Il pacchetto di base, approvato dieci giorni fa, crea le fondamenta per una politica comune a ventotto in un settore che, fino a questo momento, è stato di competenza dei governi nazionali.
L’offensiva
Fra le altre cose, la strategia scritta dalla Commissione, e voluta con forza dal trio di testa Juncker-Mogherini-Avramopolous, conferisce più mezzi e fondi alla missione Triton; introduce un sistema temporaneo di distribuzione vincolante e di emergenza dei migranti che ne hanno diritto; apre un nuovo canale pilota obbligatorio per gli asilanti che ancora non sono sul territorio europeo (20 mila, per ora); pone le basi per schemi di accoglienza permanenti dal 2016; riapre il dibattito sul controverso regolamento di Dublino III che attribuisce al porto più vicino l’onere di registrazione etc. Si lavora anche uno strumento per la lotta ai trafficanti.
I 40mila
Nella comunicazione del 13 maggio mancava il numero da attribuire al meccanismo di ridistribuzione dei migranti arrivati, ovvero la risposta «cosa ne facciamo dopo averli salvati?».
Si era parlato di ventimila anime, adesso la Commissione è intenzionata a raddoppiare: è un precedente, più che una soluzione, visto che da noi gli arrivi del 2015 erano 37.982 mila il 17 maggio.
Se il Consiglio – cioè i governi a cui spetta l’ultima parola – sarà d’accordo, da luglio partirà lo smistamento organizzato su una base di criteri, fra cui pil, popolazione, disoccupazione, sforzi precedenti.
Nonostante le polemiche, il Team Juncker non intende cambiare la formula per questa decisione temporanea. Entro l’anno, presenterà una proposta per un sistema definitivo. Condizioni
La Commissione propone di alleggerire i centri di accoglienza greci e italiani a patto che i due paesi dimostrino pieno rigore nell’identificare e nel custodire (evitare cioè che i centri di accoglienza siano un colabrodo e rispedire al mittente chi non ha diritto di restare). È il principio della solidarietà in cambio della responsabilità .
Triton
La proposta della Commissione è di triplicare i fondi e aumentare le navi. A conti fatti, la missione navale finirà per assomigliare a quella che l’ha preceduta, la vituperata Mare Nostrum.
Attesa la decisione di consentire l’allargamento dell’area di azione oltre le 30 miglia marittime (sino a 50, con ogni probabilità ». E una maggiore flessibilità nel poter effettuare manovre di “Search and Rescue”, cosa che sinora non faceva parte del mandato).
L’iter
Lunedì i capi di gabinetto dei ventotto commissari Ue chiuderanno il pacchetto. Mercoledì il collegio lo varerà , sfidando ogni polemica, perchè questa è la determinazione del presidente Juncker che vuole costringere gli stati membri a essere solidali oppure a prendersi la responsabilità del loro rifiuto.
Il 15 giugno primo esame politico al Consiglio dei ministri degli Interni.
Decisione finale al vertice Ue del 25-26 giungo, insieme con la missione navale davanti alla Libia che si spera nel frattempo sia stata sdoganata dall’Onu.
Alcuni paesi non parteciperanno all’Agenda e alla redistribuzione (Regno Unito, Danimarca, Irlanda).
Altri potrebbero votare contro. La Francia è incerta, la Germania è favorevole con fermezza, come l’Italia.
Nonostante i dinieghi, e le proteste accese, la maggioranza per approvare l’intero disposto, dovrebbero esserci.
Salvo i soliti imprevisti e colpi di scena.
(da “La Stampa”)
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Maggio 22nd, 2015 Riccardo Fucile
LA DIFESA DI NICK ‘O MERIKANO E I TATUAGGI DELLA PASCALE: IL BAGAGLINO DI SILVIO SBARCA A NAPOLI
In Campania, veritas. 
All’ombra del Vesuvio al cuor di Silvio Berlusconi non si comanda: “Mi auguro — dice -che il calvario di Nicola Cosentino finisca presto”.
Poco distante, Stefano Caldoro, è una sfinge.
Assiste con aplomb anglosassone a una visita che avrebbe evitato. Ascolta la difesa del “re degli impresentabili”, quel Nick ‘o merikano che è stato, per anni, il suo primo nemico.
Prosegue Berlusconi, parlando dell’ex sottosegretario arrestato per camorra: “Ho avuto con lui relazioni politiche e per lui ho avuto e ho stima. Per il resto non posso esprimere un giudizio”.
Parole pesanti, che evocano l’antico legame. Perchè Cosentino è stato per diversi lustri il vero vicerè berlusconiano in Campania.
Attivo nel risolvere l’emergenza rifiuti più della protezione civile grazie alla sua rete sul territorio, fu il protagonista assoluto della gestione del Noemigate.
Come rivelò in una intervista a Conchita Sannino su Repubblica fu lui che trovò il sistema per mettere a tacere la famiglia di Noemi e quella della sua amica Roberta Oronzo, l’amica minorenne invitata a Villa Certosa.
Ecco, il grande bagaglino berlusconiano sbarca a Napoli col suo rumoroso carico di antichi spettri e nuovi sogni di gloria.
Francesca Pascale, di bianco vestita, sorride coi giornalisti sul lungomare davanti all’Hotel Vesuvio, dove alloggiò per mesi ai tempi in cui gestiva il club Silvio ci manchi ed era candidata alle provinciali.
Mostra il tatuaggio che a Silvio non piace, racconta che non gli piacciono neanche i jeans, per non parlare della moto.
A lei invece piace tutto del compagno che chiama “Presidente”: “Successione? Non mi preoccuperei un leader vero manca alla Sinistra noi ce l’abbiamo. Quando finirà il ciclo di Silvio Berlusconi vedremo cosa succederà , per adesso non è finito”.
Ciclo che è finito per tutti.
Per la gente, che fuori dall’albergo era meno del solito.
Per Salvini, che ospite a Coffee break aveva già rispedito al mittente la solita proposta di Berlusconi di fare un partito unico, ma senza scegliere il leader con le primarie: “Non ci sono eredi e dinastie — ha detto Salvini — ma cittadini che dovranno scegliere programma e candidati per sfidare Renzi”.
Parole a cui l’ex premier risponde stizzito: “Con la destra provocatoria non si conquista il governo”.
Ciclo finito, sussurrano fonti vicine al canidato, pure per Caldoro che ormai si sente più vicino al Partito della Nazione di Renzi che alla Mussolini che ha monopolizzato la conferenza stampa con la maglietta con le scritte iamm a votà .
Ed è proprio tra quelli della cerchia ristretta del candidato governatore che si teme che il grande ritorno del Cavaliere a Napoli si riveli come il più classico dei “baci della morte”.
Perchè di questi tempi l’effetto Berlusconi rischia di essere negativo. Silvio che difende Cosentino riappropriandosi del tema impresentabili finora ricaduto sulla sinistra, Silvio che nega le primarie, Silvio col suo codazzo che mezza Napoli non ama, a partire dalla tatuata first lady: tutta roba, spiegano gli spin doctor attorno a Caldoro, che rischia di risvegliare un pezzo di quell’elettorato anti-berlusconiano al momento dormiente.
Mentre, almeno questa è la sensazione, l’elettorato azzurro appare assai poco motivato dell’ennesima promessa di un nuovo inizio: “Un rassemblement di moderati dove lo spazio venga lasciato solo a persone che vengano dal mondo delle imprese, del lavoro, del volontariato e della cultura e si abbia il coraggio di escludere quei protagonisti della politica che hanno dimostrato di agire solo per il loro tornaconto”.
Chi siano, non si sa.
(da “Huffingtonpost“)
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Maggio 22nd, 2015 Riccardo Fucile
ALLA PRIMA UDIENZA IL LEGALE DEL RAGAZZO SI OPPONE ALL’ESTRADIZIONE: “ESTRANEO AI FATTI, DA FEBBRAIO E’ SEMPRE STATO IN ITALIA”
“Sono innocente, è un errore”. E ancora: “Non c’entro nulla, non mi spiego come questo sia potuto accadere”.
Il marocchino Abdel Majid Touil, arrestato a Milano per la strage di Tunisi, davanti al giudice del procedimento per l’estradizione ha ribadito la sua innocenza.
“Da febbraio, quando sono arrivato, sono sempre rimasto in Italia dove sono arrivato dalla Libia per stare con la mia famiglia”.
Lo ha riferito il suo legale, l’avvocato Silvia Fiorentino al termine dell’udienza-interrogatorio durata oltre un’ora nel carcere milanese di San Vittore dove si trova in isolamento.
Touil è “provato e spaventato – ha spiegato l’avvocato – compatibilmente con la sua condizione di carcerato innocente, sta bene”.
Touil si è – come ci si aspettava – opposto all’estradizione. “La versione racconta da Touil è coerente, non si è mai mosso dall’Italia, come avevano detto i genitori”, ha aggiunto Fiorentino, convinta che “in questo caso possano esserci tempistiche più rapide” per fare chiarezza sulla vicenda rispetto ai 40 giorni di tempo a disposizione delle autorità tunisine per inoltrare formalmente all’Italia la richiesta di consegna di Touil con i relativi atti.
Il legale, uscendo da San Vittore, ha spiegato che l’udienza di oggi “è andata bene”, ma che era soltanto un’udienza tecnica in cui è stata effettuata l’identificazione e nella quale è stato chiesto al giovane se volesse dare il consenso alla sua consegna alle autorità tunisine, “consenso che ovviamente non è stato dato”.
Il legale ha chiarito inoltre che non era un’udienza per la convalida del mandato d’arresto “che è già stato convalidato de plano due giorni fa”.
L’avvocato ha riferito che Touil “sta bene, come starei io se fossi portata in carcere e accusata di terrorismo internazionale” e ha spiegato che per la prima volta oggi è riuscita a parlare compiutamente con il suo assistito grazie alla presenza dell’interprete.
“Touil ha dato tutti i chiarimenti al giudice – ha detto ancora – professandosi innocente. Respinge ogni addebito e la sua versione corrisponde a quella dei suoi familiari: è sempre stato in Italia e non si è mai allontanato”.
Rispondendo alle domande dei cronisti, inoltre, il legale ha chiarito che allo stato “non è emersa” una possibile ipotesi di scambio di persona.
Il ragazzo ha ribadito la sua innocenza anche oggi, dunque, dopo che sul suo arresto si sono accumulati non pochi dubbi.
Per i pm italiani si trovava in Italia nei giorni della strage, come certificato dai registri della scuola di italiano che frequenta e come testimoniato da partenti e vicini.
“Perchè sono qui? Non capisco, non ho fatto nulla”. Touil, arrestato ormai tre giorni fa per l’attentato al museo del Bardo, lo continua a ripetere.
Lo ha fatto anche questa mattina presto, in arabo, davanti a chi ha avuto modo di incontrarlo.
La convalida dell’arresto rappresenta un passaggio puramente formale: il giudice si limita a confermare la richiesta di custodia cautelare disposta per lui dalle autorità tunisine attraverso un mandato di arresto internazionale.
Serve a effettuare l’identificazione formale del presunto terrorista, al quale viene chiesto il consenso all’estradizione. Consenso che non c’è stato.
A questo punto, bisognerà fissare un’altra udienza in attesa che dal ministero della Giustizia arrivino agli atti di indagine da parte della Tunisia che li trasmetterà a Roma insieme alla richiesta formale di estradizione.
Carte che arriveranno sul tavolo della Procura generale di Milano e che serviranno a pianificare la requisitoria dell’accusa.
Saranno poi i giudici della quinta Corte d’appello, al termine di un’udienza camerale dove è previsto il contraddittorio tra le parti, a decidere se accogliere o meno la richiesta di estradizione. Decisione che sarà formalizzata attraverso una sentenza.
La palla passerà poi al ministero della Giustizia, al quale spetta l’ultima parola su una decisione “politica” come l’estradizione di un presunto terrorista.
Intanto, gli accertamenti condotti in questi ultimi giorni dai carabinieri del Ros e dagli agenti della Digos coordinati dal procuratore aggiunto Maurizio Romanelli hanno dimostrato che Touil si trovava in Italia il 18 marzo scorso, giorno dell’attentato al Bardo, ma anche nei giorni immediatamente precedenti e successivi.
Il che escluderebbe un suo coinvolgimento come esecutore materiale nella strage.
(da “La Repubblica”)
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Maggio 22nd, 2015 Riccardo Fucile
IL MOVIMENTO DI FITTO ACCOLTO CALOROSAMENTE NELL’AECR, L’ALLEANZA DI PARTITI CHE IN 16 PAESI EUROPEI FANNO RIFERIMENTO AI CONSERVATORI E RIFORMISTI
Martedì scorso Raffaele Fitto è entrato nel gruppo parlamentare Ecr (Conservatori e Riformisti
europei).
Oggi a Winchester (Uk) il movimento politico italiano lanciato da Fitto (Conservatori e Riformisti, che ha dunque assunto la medesima denominazione del gruppo europeo di riferimento) e’ stato accolto nell’Aecr, cioè l’alleanza dei partiti e movimenti che, in 16 Paesi europei, fanno riferimento alla famiglia conservatrice.
“È un grande onore e un privilegio per me essere qui per presentarvi il nostro nuovo movimento italiano di centrodestra. Abbiamo deciso di chiamarlo “Conservatori e Riformisti”. Per noi, il Governo guidato da David Cameron rappresenta un vero modello. I risultati economici di Cameron non sono solo il frutto faticoso di un’amministrazione saggia e prudente, il risultato di una leaderhip efficace e di una squadra competente, ma soprattutto il prodotto di principi e convinzioni chiare” ha esordito Fitto nel suo intervento.
“La grande vittoria di Cameron è stata costruita su idee e valori: dimostra che ridurre la dimensione e il peso dello Stato, dare spazio alla società , liberare le energie di famiglie e imprese, funziona. Il libero mercato, la riduzione della pressione fiscale e burocratica non sono solo teorie accademiche: sono una ragionevole ed efficace dimostrazione di buon senso, una risposta pratica e concreta alle attese e alle aspirazioni delle persone” ha continuato l’europarlamentare pugliese .
Per poi toccare il tema Ue: “troppi euroburocrati sono orientati a non chiedere l’opinione della gente, forse perchè hanno paura delle risposte. Nelle istituzioni europee, socialisti e PPE sono troppo spesso alleati nell’alimentare e nel rafforzare una sorta di leviatano fiscale e burocratico europeo”.
Fitto ha concluso con un riferimento italiano: “In Italia, tocca a noi creare un nuovo, forte e credibile movimento di centrodestra, per sfidare Renzi e il Partito Democratico di sinistra. Questa è la nostra missione, sarà un grande onore imparare dalla vostra esperienza.”
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Maggio 22nd, 2015 Riccardo Fucile
IN UN VIDEO GIANNI FILOMENO, IN UNA LISTA PER L’EX SINDACO DEL PD, SPIEGA: “VI DIAMO UN RIMBORSO SPESE”
La donna che recluta ragazzi “per sostenere il nostro candidato” lo dice al telefono: “Portati la
tessera elettorale, abbiamo bisogno del riscontro del tuo voto”.
Lui, Gianni (o Giovanni) Filomeno, candidato a Bari per la lista civica “La Puglia con Emiliano”, parla davanti alla telecamera (nascosta): “Sono 30 euro. Ma non è voto di scambio, è un rimborso spese”. Parole e scene da un video in possesso dei Cinque Stelle pugliesi, che settimane fa hanno lanciato il sito http://www.votolibero.it   proprio per raccogliere denunce su tentativi di compravendite elettorali.
Il prodotto è un filmato di quasi 6 minuti, visionato dal Fatto Quotidiano, in cui compare Filomeno, in corsa per una civica collegata al candidato del Pd Michele Emiliano.
Un video simile a quello mostrato due giorni fa da TgNorba, in cui un presunto collaboratore del comitato elettorale di Anna Maurodinoia, in lista per il Pd, recita il tariffario per un rappresentante di lista: “Trenta, quaranta, cinquanta euro”.
Ma un rappresentante non può essere pagato: neppure con un rimborso spese.
Maurodinoia, eletta in Consiglio comunale a Bari per il centrodestra, ora con l’ex pm, ha annunciato querela contro il presunto collaboratore, smentendo tutto.
Mentre la Digos di Bari ha aperto un’inchiesta.
Ora c’è anche il filmato su Filomeno: 43 anni, residente a Castellana Grotte (Bari), titolare di uno studio di consulenza aziendale specializzato in “finanza agevolata”.
Nel settembre scorso ha presentato a Castellana, come “consulente dell’associazione Logos”, il Piano garanzia giovani: “Un programma dell’Unione europea finalizzato a favorire l’occupazione e l’avvicinamento dei giovani al mercato del lavoro”.
Tra i relatori, anche il segretario regionale del Pd Emiliano.
Da qui si arriva al video, che inizia con l’audio di una telefonata. Un ragazzo chiede informazioni a tale signora Tina: “Ho saputo che cercate personale per volantinaggio”.
E lei parte: “Stiamo cercando ragazzi che possano sostenere il nostro candidato alle Regione. Cerchiamo giovani che possano fare volantinaggio, rappresentanti di lista e attacchini: ovviamente, tutto retribuito”.
La donna lo invita quindi a un incontro per “domani pomeriggio” in un locale di Corato (Bari), aperto “a tutti coloro che vogliono far parte dello staff”.
E aggiunge: “Porti documento di identità e tessera elettorale”. Il ragazzo chiede: “Perchè anche la tessera?”.
E la signora spiega: “Per dare riscontro del tuo voto. Abbiamo bisogno dei vostri voti e dei vostri parenti, è ovvio”.
La donna non cita mai Filomeno. Ma il video mostra subito dopo l’invito a un incontro dell’associazione Logos per il pomeriggio del 12 maggio, presso lo stesso locale della stessa città citata dalla signora.
Il testo è in un italiano stentato: “Il responsabile dell’associazione Logos, Giovanni Filomeno, e il suo staff sono lieti di invitare i giovani under 29 e le imprese per conoscere le opportunità date dal programma garanzia giovani”.
Proprio quello illustrato da Filomeno assieme a Emiliano.
Si riprende con le immagini, e si sente di nuovo la voce della signora Tina, che si rivolge a dei ragazzi: “Ascoltatemi, io sono Tina, questo è il mio recapito, sono reperibile anche di notte”. Segue numero di cellulare (coperto dal bip).
“Andate oltre i familiari, allargate… allargate”, esorta. Una ragazza obietta: “Non ci abbiamo capito molto, siamo venuti per altro”. Compare Filomeno. Giacca e camicia azzurra, spiega: “Quello che ci serve è organizzare, uno per famiglia. Quello da dire ai ragazzi è: ‘Tu sei libero di votare, di fare campagna elettorale? La tua famiglia è libera?”. Qualcuno chiede: “Trenta euro?”. E Filomeno replica: “Sì, sì, certo, è normale: un rimborso spese”. Una ragazza: “Ma è voto di scambio”. Lui nega: “No, è rimborso spese”. Lei non molla: “Sono venuta per fare la rappresentante di lista, perchè la signora Tina mi ha detto che cercava un rappresentante in cambio di 30 euro”. Filomeno si irrigidisce: “Ti hanno dato un’informazione sbagliata, tu lodevi fare perchè ci credi”. Tina irrompe: “Gianni, qualche problema?”. Lui: “Sì”. La donna allora precisa: “Non c’è nessun tipo di scambio”. La ragazza insiste: “Perchè mi avete chiesto di portare la tessera elettorale?”. Risposta: “Perchè voglio mettere una persona in ogni seggio”. Segue Filomeno che spiega propositi e idee. Fine.
Antonella Laricchia, candidata governatore del M5S: “Domani (oggi, ndr) presenterò un esposto su questa vicenda alla Procura di Bari, assieme ai parlamentari pugliesi. Mentre in Senato e alla Camera presenteremo delle interrogazioni sul caso della Maurodinoia e su una vicenda simile: in una chat offrivano denaro per fare il rappresentante di lista per una candidata in una civica, collegata con Emiliano”.
Cosa vi aspettate? “Mi attendo spiegazioni da Emiliano. E rilancio la nostra proposta sul reddito di cittadinanza: è essenziale, anche per evitare fatti così gravi. Approfittano del bisogno della gente”.
Ieri il Fatto ha cercato più volte Filomeno per ascoltare la sua versione, ma il cellulare squillava a vuoto.
Nessuna risposta al messaggio lasciato alla segreteria.
Luca De Carolis
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Maggio 22nd, 2015 Riccardo Fucile
NEL LIBRO “IL GALLO SIAMO NOI” LA STORIA AUTOBIOGRAFICA DI VIVIANA CORREDDU, EX TOSSICODIPENDENTE TIRATA FUORI DALLA DROGA GRAZIE ALLA COMUNITA’ DI SAN BENEDETTO
Pubblichiamo il reportage di Ferruccio Sansa dalla Comunità di San Benedetto al Porto realizzato in occasione dell’uscita di Il Gallo Siamo Noi, scritto da Viviana Correddu, ex tossicodipendente tirata fuori dalla droga grazie al lavoro del prete genovese e dei suoi operatori (Chiarelettere 2015).
Il libro racconta il suo persorso di liberazione e il ritorno a una vita “normale”. La prefazione è di Vasco Rossi.
La Liturgia delle Ore, con la copertina di pelle consumata che ti pare di vederci il segno delle dita è lì, sulla scrivania. Pronta per essere aperta. Insieme con una bandiera della pace appesa alla lampada. Accanto un crocifisso di metallo e un altro, di stuzzicadenti, fatto da Maurizio Minghella. Proprio il serial killer di donne e prostitute ancora in carcere.
Poi alla parete la lavagnetta bianca con un messaggio a pennarello rosso che pare scritto ieri sera: “Pregare e fare le cose giuste tra gli uomini”.
Davvero sembra che Andrea Gallo possa rientrare nel suo studio da un momento all’altro. Che possa sedersi sulla sedia tutta consumata, rimediata chissà dove, e riprendere la sua missione.
Lo senti quasi fisicamente, forse per quel portacenere dove don Andrea posava i suoi sigari e dove trovi ancora un po’ di cenere.
Oppure guardando la brandina tutta sbilenca con la coperta di iuta pronta per essere usata, come faceva lui quando dopo una notte a leggere, scrivere lettere su lettere, pregare si lasciava andare per qualche ora di sonno.
Ma è soprattutto il tepore, la luce della primavera di Genova che preme sui vetri che ti fa sentire ancora la vita in questa minuscola stanza.
Così disadorna che sembra fatta apposta per mettere in risalto la grandezza di altre cose e dell’uomo che ci è passato.
Il Gallo non rientrerà più in questa stanza, sono già passati due anni, te lo ricorda l’orologio di plastica rosso appeso sopra la porta. Tic tac, tic tac, il tempo non si è fermato mai dal 22 maggio 2013 quando proprio su quel lettino Andrea si spense.
In poche ore, come per non dare troppo disturbo e pena. Erano appena le otto del mattino che lui, mentre tirava il respiro con i denti, spalancò gli occhi.
Sapeva che la fine era vicina, vicinissima, eppure accolse gli amici, il cronista, con uno sguardo che insieme sembrava comprendere questo mondo e qualcosa oltre. Stringeva la mano prendendo chissà dove le forze quasi fosse lui a doverti consolare della propria morte.
Sì, qualcosa è rimasto nella stanza affacciata sul porto, il calore che senti non è soltanto quello della stagione.
Erano in tanti, quel giorno a temere. Per Andrea, certamente, ma anche per la sua Comunità , per quei ragazzi — centinaia — che nella Comunità di San Benedetto al Porto trovano un approdo in ogni tempesta.
Bastava bussare e il pesante portone di legno si apriva, sapevi di essere accolto e non giudicato. Sempre. Comunque.
Il Gallo non c’è più, non fisicamente per lo meno, ma il suo gruppo ha resistito. È vivo.
È da poco passata l’alba e già senti che al piano di sopra qualcuno si è alzato. Sono don Federico Rebora, l’altra metà del Gallo, che ha condiviso in silenzio decenni di impegno e oggi a 87 anni non intende abbandonare la casa di San Benedetto.
Oppure Domenico Mirabile, che gira per il mondo, va e viene dalla Repubblica Domenicana, ma poi sempre qui.
E alle nove, potete starne certi, arriverà la Lilli.
Nella Comunità , ma in mezza Genova, basta dire il suo nome. A Gallo e ai suoi ragazzi ha dedicato ogni giorno della vita, fino, sembrerebbe, a dimenticarsi della propria.
Non è cambiato nulla nella casa, entri e trovi il pavimento di ardesia e marmo consumati, dove ti sembra ti vedere i passi di migliaia di persone. Anche il tuo.
Tutti entrati con i loro dolori e usciti quasi sempre consolati. Almeno dalla certezza di non essere soli. Di aver qualcuno che aveva cura di loro. Li pensava.
Tutta Genova è passata di qui, e non solo.
Volti noti, da Fabrizio De Andrè a Vasco Rossi e Fiorella Mannoia, fino a mille e mille giovani sconosciuti.
Tutti uguali, tutti subito amici. Bastava uno sguardo per riconoscersi uomini e donne.
Chi temeva che senza il Gallo si perdessero non aveva capito.
San Benedetto al Porto c’è ancora, nonostante tutto. Resiste questa casa con le altre due comunità , quella di Mignanego alle spalle di Genova e l’altra di Frascaro, nell’alessandrino, dove i ragazzi lavorano e piano piano si ritrovano.
Poi i quattro alloggi protetti con i loro ospiti. In tutto sono quasi cento persone. Più trenta dipendenti che mandano avanti la macchina.
La distribuzione degli indumenti, il lavoro in carcere, i gruppi per i genitori, l’accoglienza e l’assistenza, funziona tutto come prima, con la stessa anarchica precisione del Gallo.
“Per il secondo anniversario della scomparsa del Gallo — ricorda Megu Chionetti — abbiamo organizzato due giorni di iniziative”. Il primo giorno, giovedì, si sono trovati a Palazzo Ducale alle 21 per un incontro titolato: “L’Italia ripudia la guerra?”.
Poi, oggi, 22 maggio, dalle 17 in poi tutti in piazza don Andrea Gallo.
Chissà che faccia avrebbe fatto lui, il Gallo, a sapere che gli avrebbero dedicato una piazza. Ma sarebbe stato contento sapendo che era nel centro storico, proprio accanto alla via del Campo di De Andrè.
Saranno in tanti, ci sarà anche Moni Ovadia. E speriamo che vengano i genovesi che dopo la morte di Andrea, uno degli ultimi padri della città , si sentono più soli.
Intanto un’altra giornata è cominciata, la città si è risvegliata, senti le auto che corrono sulla sopraelevata che passa davanti alla finestra del Gallo, i rumori del porto; vedi le navi che arrivano e partono senza sosta.
C’è il mondo fuori, ma Andrea era riuscito a farlo entrare anche qui. In queste stanze così spoglie, con quell’odore inconfondibile di corpi, cibo, vita.
Si va avanti, allora come oggi. Fino a sera, fino alla riunione dei ragazzi che mandano avanti la Comunità .
Si rivedono nello studio di don Andrea, tra i suoi libri, in mezzo ai suoi oggetti.
Nella stanza sempre uguale che però non è stata trasformata in un mausoleo. Lui non avrebbe voluto. Andrea che il 22 maggio, quando la morte è arrivata, si è fatto trovare ancora vivo, con gli occhi aperti e la stretta forte della mano.
I suoi amici oggi parlano del futuro, dei nuovi progetti, delle difficoltà da superare. Ma ce la faranno, non hanno dubbi.
Dalla finestra si vede la Lanterna che illumina la notte sempre con lo stesso ritmo: un lampo, cinque secondi, un lampo, quindici secondi.
Il simbolo di Genova. Ma anche certi uomini, pur così fragili, sanno portare una luce, indicare la strada verso un porto.
Ferruccio Sansa
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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