Maggio 9th, 2015 Riccardo Fucile
L’IMBARAZZO DEI FEDELISSIMI: “IN MERIDIONE CI MANCA LA CLASSE DIRIGENTE”
“La Campania, la Campania è un caso delicato”. Genova, centro convegni dei Magazzini del Sale. Comizio
con Raffaella Paita, candidata a governatrice della Liguria.
Con Matteo Renzi che fa il punto sulle Regionali.
La Paita è indagata per mancata allerta durante l’alluvione di Genova. Anche lei rappresenta il terminale di un gruppo di potere forte (in primis, il governatore uscente, Burlando).
Ma rispetto alla questione Campania sembra poco. Giovedì, in un’intervista all’Huffington Post, Roberto Saviano ha puntato il dito contro Renzi e partito. “Nel Pd c’è Gomorra”. Mica poco da parte dello scrittore-simbolo dell’anticamorra, che vive ancora sotto scorta.
La comunicazione di Renzi, una corazzata che in genere si mobilita per molto meno, ha messo il silenziatore sulla faccenda.
E l’hanno fatto anche i giornali: neanche una riga, ieri, Fatto a parte, sulla denuncia di Saviano. Neanche l’ombra di un commento, seppur fugace, da parte di Renzi e dei vertici del Pd e del governo.
Silenzio che permane ieri per tutta la giornata.
Nonostante un premier che non si risparmia in fatto di attività pubbliche: alle 12 è a The State of Union, conferenza sull’Europa, a Firenze. Alle 16 comizio ad Aosta, alle 18 e 30 (ma saranno le 19, nonostante l’elicottero con cui si sposta a Genova).
Non parla il vice segretario Lorenzo Guerini, che molto si è attivato per evitare le primarie e la vittoria di De Luca (invano) e che poi ha provato a limitare i danni nelle liste del Pd, cercando di tener fuori gli impresentabili.
Non parla Luca Lotti, che ad avere contatti con l’ex sindaco di Salerno è stato uno dei primi tra i renziani.
E in sintesi, nel Pd che conta nessuno dice niente. Isolata la voce concorde con Saviano di Benedetto Zoccola, vicesindaco a Mondragone,
L’imbarazzo generale è enorme. Qualche ammissione a mezza bocca tra i fedelissimi: “Il problema è che al Sud non abbiamo una classe dirigente”.
O il tentativo di distinguere: “I casi discussi sono nelle liste del centro democratico, nell’Udc e nella lista civica Campania in rete”.
La questione De Luca è totalmente sfuggita di mano a Renzi e al suo Pd: accordi del passato, equilibri di potere del presente e impotenza a trovare una soluzione diversa adesso fanno venire tutti i nodi al pettine.
E Renzi preferisce non metterci la faccia. Ma, da neo segretario, uno dei primi viaggi che aveva voluto fare era stata una ricognizione nella Terra dei Fuochi il 23 dicembre del 2013, dove aveva incontrato anche la famiglia di don Peppe Diana, prete anticamorra.
Nel regno dei Casalesi, contro i Casalesi. Con lui c’erano, tra gli altri, l’allora ministro dell’ambiente Andrea Orlando (oggi guardasigilli) e Pina Picierno, oggi eurodeputata.
Allora diceva: “Per cambiare davvero le cose è da qui che bisogna ripartire, riannodare i legami con le istituzioni, ricostruire un tessuto di legalità ”.
Dopo la denuncia di Saviano, che dice che non è cambiato nulla, neanche lei interviene.
La Campania è il punto più caldo.
Ma lo scenario del comizio genovese è in qualche modo coerente : ad ascoltare Renzi ci sono i dirigenti della Voltri Terminal Europa, come i leader dei Camalli.
Potere vero e zoccolo duro di sinistra. È il partito-nazione, quello dove c’è posto per tutti, a prescindere dalle ideologie (e non solo), “il partito del sì”, per dirla con chi ne fa parte.
“Bella l’Italia che decide. Forte l’Italia che decide”, recitano, non a caso, gli slogan dietro al palco.
È l’Italia del fare, quella che contro “i professionisti del non ce la farete mai” (citazione Renzi) è decisa a tollerare anche De Luca e la sua quota di Gomorra. Ma a Genova il segretario-premier parla al chiuso, blindato nelle vie di accesso per evitare ogni tipo di contestazione (si temevano quelle dei lavoratori di Fincantieri).
Entra di corsa ed esce di corsa. La sala è piena e partecipe. Ma sono tutti iscritti del Pd e non più di un migliaio.
Mentre tra i vertici la tensione è palese: “Nelle province non ce n’è una dove possiamo andare sotto. Anche se a Genova possono arrivarci vicino”.
Parole di Burlando, che tradiscono la paura. Non a caso, il primo destinatario del comizio è Luca Pastorino, il candidato civatiano, che può togliere voti alla Paita.
“C’è una sinistra a cui piace perdere e far perdere”, declama Renzi dal palco.
Attacca Pastorino “eletto con i voti del Pd” che “non ha lasciato il Parlamento”. E sa che “non ha nessuna possibilità , se non quella di far vincere il portavoce di Berlusconi” (alias Toti ).
“Non c’è spot migliore della sinistra masochista che vuole perdere per i prossimi 20 anni”.
Poi a D’Alema: “Vedo che qualcuno dice che perdiamo iscritti: sono i nostalgici del 25%”. Ieri il suo riferimento sono le elezioni inglesi: “Quando la sinistra sceglie di non giocare il profilo riformista ma la carta estremista può vincere i congressi, ma perde le elezioni”.
La platea è entusiasta, Renzi è tutto una battuta. Ma i problemi restano. La voce evocata nella serata genovese è quella di Ivano Fossati: “Questo è un tempo bellissimo, tutto sudato. E c’è un tempo per seminare e uno per aspettare”.
Wanda Marra
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Maggio 9th, 2015 Riccardo Fucile
IN POLITICA RESTIAMO IL PAESE DELLA PAGNOTTA E DEI CERCHI MAGICI, DELLE CLIENTELE E DEGLI AFFARISTI: OCCORRE CAMBIARE MENTALITA’ E METODO, LARGO AI RIBELLI
Se uno spunto di riflessione, seria e profonda, ci è dato consumare sulla scorta del recente risultato elettorale dei Conservatori Inglesi, esso non può che attenere alla serietà dell’intera “macchina” concettuale, operativa e comunicazionale.
Nessuna sbavatura. Nessuna indecisione. “Toni” sempre moderati nell’esplicitazione dei concetti ma estremamente decisi e risoluti nei contenuti.
Una “proposta politica” chiara, netta e precisa suffragata da un sistema di coinvolgimento della “base” autentico e sincero.
In Inghilterra, il merito non è una mera bandiera da sventolare per far semplicemente riaccendere i cuori e la speranza.
In Inghilterra, il merito è autentica cultura sociale e di Governo.
La progressione “in carriera” si consuma sulla scorta dell’incontrovertibile qualità e quantità dei risultati raggiunti.
La sfida è netta: “uno contro uno” e si misura dal punto di vista empirico e concettuale. Chi ha carisma, chi ha qualità , chi davvero ci sa fare, chi ha autentica contezza di cosa “si stia parlando”, va avanti, vince e prova a fare la storia. Chi è manchevole perde e se ne va a casa. Libero di “rigiocarsela” o di passare a cose diverse.
In Italia le cose non funzionano così, purtroppo.
La meritocrazia è soltanto sventolata all’occorrenza per disegnare un futuro così tanto auspicato eppure così sostanzialmene disatteso, perchè questo è il Paese della “pagnotta”, il Paese dei “cerchi magici”. La “Patria” dei “lecca-lecca”.
La competizione politica è, per lo più, conquista di clientele e dei conseguenti spazi d’affarismo: consumazione reiterata e continuata di prebende d’ogni sorta.
Che ne è dello spirito “rivoluzionario” e “ribelle”? Che ne è di quell’audacia capace di “fare” la storia? Che nè di quella passione capace di infiammare gli animi?
Domande profonde e devastanti, proprio come le risposte, tutte tristemente negative.
L’inghilterra ha grandi politici perchè ha un grande popolo.
Se in Italia le cose vanno diversamente è perchè ci si distrae di continuo, si pensa ad altro e lo stesso sistema involge soltanto una persistente alienazione.
Una volta la Thatcher disse che “non era stata fortunata: Lei se l’era meritato”.
Maggie aveva perfettamente ragione. Nel nostro Paese si tira “a campare”.
Chi ha dignità , chi ha vedute alte, chi sogna mettendoci la passione, se la dovrà sempre “vedere da solo” perchè “fare gruppo”, “fare rete”, fare massa critica di qualità è cosa che si appartiene davvero soltanto a pochi.
Il più delle volte si pensa soltanto al “proprio orticello” in un reiterato e continuato delirio da “prima donna”, becero, freddo, sterile e soprattutto inconsistente.
Solo che la storia la fanno i “gradi uomini” – quelli dagli attributi veri, quelli dall’etica sincera e dalle qualità profonde – la cultura vera e le immense e le profonde sfide culturali.
Se alla sostanza si continueranno a contrapporre soltanto gli slogan triti e ritriti, l’immobilismo, è, sarà e resterà l’unico risultato possibile.
La politica richiede una grande visione, un grande spirito ribelle, una sincera voglia di fare perchè chi pensa di fare politica deve avere “l’umiltà di pensare sempre in grande”, di guardare lontano, di cadere anche, se deve, ma anche di rialzarsi subito facendo ammenda.
La politica richiede preparazione, cultura, spirito critico sincero e grande impegno: non si fa per denaro o per prestigio. Si fa per servire il proprio Paese.
La nostra area è ricca di fiumi e fiumiciattoli, orticelli vari, parolai e parolieri.
Poche le persone davvero meritevoli e/o comunque capaci di struttura un minimo di iniziativa davvero degna d’attenzione.
Nelle piazze virtuali trovi di tutto, anche se non sempre di qualità . Nelle vie della città trovi parecchio di meno, invece.
Le Istituzioni sono viste come “fatto lontano”; la politica viene vissuta come qualcosa di astruso e gli stessi politici sono visti soltanto come delle mere “battone” pronte “a darla al miglior offerente”.
Piaccia oppure no, questo è lo scenario.
Negli ultimi vent’anni nessun leader è stato realmente all’altezza del compito affidatogli dalla storia e men che meno oggi si intravede una nuova possibilità “a celere uso”. Diaspore. Gruppi sparsi.
Truppe camellate prive di passione, di ardore e finanche pregnantemente e drammaticamente impreparate.
Nessuna spinta ideale sincera salvo la voglia spasmodica di apparire.
Quando si gioca una partita bisogna essere all’altezza, sacrificarsi, sudare “duecentomila camicie”, allenarsi con inflessibile tenacia per ore, giorni, intere settimane perchè, se decidi di giocare, non lo devi fare “giusto” per partecipare: lo devi fare per vincere.
Ed oggi come oggi, vincere “la sfida” è imperativo categorico.
Questione di una storia da rimettere in moto, di un’identità nazionale da riaffermare, difendere e conservare nella storia.
Questione di sfide: quelle a cui la quotidianeità ci chiama di continuo ma che siamo troppo distratti dai selfie per vedere e “combattere”.
Onore a Cameron. Onore a chi fa politica con verità e professionalità .
Ciò non di meno, ricordarsi che “l’Italia è l’Italia”, mentre “l’Inghilterra è l’inghilterra”, sarebbe cosa parimenti doverosa oltre che intelligente.
E’ sterile e finanche velleitariamente sciocco “tirare in ballo” Cameron, Reagan o la Thatcher se non si è dispositi a cambiare “testa”, mentalità e metodo.
Non è che “se ti metti un “libro blu” sotto al braccio diventi per ciò solo un conservatore “di grande respiro e qualità ” come ha provato a fare qualche politico mesi fa.
L’idea del partito Repubblicano o Conservatore made in Italy è l’ennesimo slogan privo di sostanza, l’ennesima frottola, l’ennesima pantomima del nulla travestita da “novità “.
La recita continua, insomma, e l’agonia pure.
Spetterà a noi “altri ribelli” lanciare il giavellotto oltre il fossato dell’oblio, fosse anche solo per “dare fastidio”..
Salvatore Castello
Right BLU – La Destra Liberale
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Maggio 9th, 2015 Riccardo Fucile
FERDINANDO CARRETTA A 52 ANNI POTRA’ VIVERE A FORLI: “VOGLIO UNA VITA TRANQUILLA, ADESSO DIMENTICATEMI”
Ferdinando Carretta a 52 anni è un uomo libero e potrà vivere a Forlì, dove ha acquistato un
appartamento con i soldi dell’eredità ottenuta dopo l’uccisione dei genitori e del fratello, avvenuta il 4 agosto 1989 nella loro casa di Parma.
Il magistrato di sorveglianza di Bologna ha accolto la richiesta del suo legale.
A Forlì Carretta ha passato gli ultimi 9 anni in una comunità , dopo averne scontati altri sette e mezzo nell’Opg di Castiglione delle Stiviere.
DIMENTICATEMI
«Dopo tanto tempo, ora voglio solo fare una vita tranquilla, pensare al futuro. Sto bene e vorrei solo essere dimenticato», ha detto Ferdinando Carretta alla Gazzetta di Parma.
«Ogni volta che si parla di ciò che è successo sto male, ogni volta che esce qualche notizia che mi riguarda sto male, voglio solo ricominciare a vivere».
Secondo il giudice la sua pericolosità sociale si è particolarmente attenuata, tanto da consentirgli di lasciare la comunità Podere rosa.
Molte altre volte in precedenza, invece, i giudici avevano bocciato analoghe istanze di revoca della libertà vigilata presentate dalla difesa, anche in Cassazione.
Tuttavia avrà ancora delle prescrizioni da rispettare: dalla sera alla mattina successiva non potrà allontanarsi dall’abitazione e continuerà ad essere periodicamente seguito da psichiatri ed educatori per verificare il suo percorso di reinserimento. Imposizioni che il suo legale, Cesare Menotto Zauli, vorrebbe fossero revocate al più presto.
ASSASSINO SENZA COLPE
Per la legge è un assassino «senza colpe»: nel febbraio ’99 fu assolto dall’accusa di aver ucciso i familiari essendo stato ritenuto totalmente incapace di intendere e volere. Carretta riuscì per anni a tenere nascosta la strage familiare.
Tutti pensavano che la famiglia se ne fosse andata ai Caraibi. Solo nel novembre ’98, nove anni dopo, fu rintracciato a Londra, dove lavorava come pony express.
Confessò davanti alle telecamere di Chi l’ha visto? di aver sterminato la famiglia – i genitori Giuseppe e Marta, il fratello minore Nicola – e raccontò di aver trasportato i cadaveri in una discarica alla periferia di Parma, a Viarolo, ma i corpi non vennero mai trovati e nemmeno la pistola usata per la strage.
Nel dicembre 2010 riuscì a vendere la casa del massacro – un appartamento di 120 mq al primo piano di una palazzina in via Rimini – per circa 200.000 euro, dopo un accordo con le zie sulla spartizione dell’eredità dalla quale ottenne anche circa 40.000 euro in contanti.
«Ha scontato la sua pena, mi auguro solo che ora sia una persona serena ed equilibrata», commenta la zia Paola Carretta, l’unica rimasta dopo la morte negli anni scorsi di Adriana e Carla Chezzi, sorelle della mamma di Ferdinando.
«I tre corpi però non sono mai stati scoperti e non riesco a darmi una spiegazione logica. Ferdinando mi ha sempre detto di averli abbandonati in discarica, ma non ho una risposta. E questo sarà sempre il mio grande cruccio».
(da “il Corriere della Sera”)
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Maggio 9th, 2015 Riccardo Fucile
IL PD PRESENTA I PROPRI EMENDAMENTI ALLA RIFORMA DELLA SCUOLA… RESTANO I POTERI DEL PRESIDE E LE REGOLE PER I PRECARI… APERTURE SOLO SUI NUOVI CONCORSI
Dopo il grande sciopero degli insegnanti contro i superpoteri ai presidi e il bonus di merito, i parlamentari democratici presentano soltanto piccole modifiche alla legge in discussione davanti alla Camera.
Dopo l’incontro lampo con i sindacati, durato soltanto un giorno, il Pd ha presentato un pacchetto di emendamenti agli articoli più cruciali della riforma della scuola.
Ma non è cambiato molto, confermando l’indisponibilità a discutere sul serio con i docenti. “Cambieremo ciò che va cambiato, ha detto Matteo Renzi ieri a Genova, io non ho paura del confronto sui contenuti ma la riforma resta valida per ridare autorevolezza alla scuola”.
La linea tracciata è chiara: si va avanti, magari con qualche aggiustamento, ma l’impianto non si tocca.
E questo, nonostante ad opporsi non siano solo i sindacati, che chiedono ancora l’incontro con il governo definito “irresponsabile” ma anche le 32 associazioni tra cui l’Azione cattolica o personalità come don Luigi Ciotti.
A decidere gli emendamenti un vertice del Pd con Matteo Orfini, presidente del partito e Lorenzo Guerini, vicesegretario che hanno dato il via libera al pacchetto della relatrice in commissione Cultura alla Camera, Maria Coscia.
LE RETI DI SCUOLE
L’emendamento all’articolo 6 ridefinisce gli “ambiti territoriali”. Al loro interno potranno costituirsi le “reti di scuole” che puntano a razionalizzare la gestione delle “risorse professionali”, quindi del personale.
Secondo i deputati del M5S, serviranno a tagliare ulteriori posti nelle segreterie amministrative e a far girare i docenti su più scuole nell’ambito degli stessi “ambiti”. POTERI DEL PRESIDE
L’emendamento introduce una sola novità , l’autocandidatura per le assunzioni, che appare molto di facciata.
Il dirigente, infatti, per la copertura dei posti dell’istituzione scolastica, “propone gli incarichi ai docenti di ruolo assegnati all’ambito territoriale di riferimento, anche tenendo conto delle candidature presentate dai docenti”.
Resta la facoltà di utilizzare il personale “in classi di concorso diverse da quelle per le quali è abilitato, purchè possegga titoli di studio, percorsi formativi e competenze professionali coerenti con gli insegnamenti da impartire”.
Gli incarichi dovranno essere triennali, in grado di valorizzare il curriculum, e di garantire “trasparenza e pubblicità ”.
VALUTAZIONE DOCENTI
Nella valutazione dei docenti, da cui discende la corresponsione del “bonus” per il merito (200 milioni stanziati per il primo anno) il preside sarà affiancato da un Comitato formato da due docenti, due rappresentanti dei genitori per il primo ciclo e un rappresentante genitori e uno degli studenti per il secondo ciclo.
Il Comitato vaglierà la qualità dell’insegnamento, i risultati ottenuti, le responsabilità assunte nel coordinamento. Esprimerà il proprio parere anche sul superamento del periodo di prova.
MOBILITà€ DOCENTI
Nel caso dei cosiddetti docenti sovrannumerari o in esubero (cioè docenti che non trovano più ruolo in un singolo istituto) questi, a partire dall’anno 2016-17 verranno assegnati, a domanda, a un ambito territoriale e la mobilità potrà operare tra gli ambiti territoriali.
ASSUNZIONI.
Si ribadisce il concorso del 1 ottobre 2015 a cui si accederà con il titolo di abilitazione.
Daranno punteggio anche le abilitazioni Tfa oltre ad “aver insegnato per massimo 180 giorni con contratto a tempo”.
Il numero degli idonei non vincitori “non potrà però essere superiore al 10% del numero dei posti banditi”.
Misura questa che potrebbe dare adito a innumerevoli ricorsi. Viene poi chiarito che le graduatorie a esaurimento “si chiuderanno per svuotamento” ma resteranno esclusi dalle assunzioni i 23.000 docenti della scuola d’infanzia che verranno assunti in un secondo tempo.
CONTRATTI A 36 MESI
Il limite temporale dei 36 mesi, adottato per rispettare la sentenza europea, non avrà valore retroattivo.
CINQUE PER MILLE
Resta il finanziamento tramite 5 per mille alla singola scuola ma viene istituito un Fondo ad hoc mentre si innalza al 20% il fondo perequativo.
I sindacati proponevano una ripartizione inversa, l’80% a un fondo comune e solo il 20% alle singole scuole per evitare la divisione tra scuole per “ricchi” e scuole più disagiate.
Salvatore Cannavò
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Maggio 9th, 2015 Riccardo Fucile
RESPINTO IL RICORSO DEL M5S: LA SUA CONDANNA NON E’ DEFINITIVA, QUINDI NESSUNA INCANDIDABILITA’… MA RESTA LA SOSPENSIONE
E’ un bicchiere riempito a metà la sentenza della seconda sezione del Tar Campania che ha respinto il
ricorso del M5S e lascia in campo Vincenzo De Luca.
Mezzo pieno per l’uomo designato dal Pd a concorrere per la poltrona di governatore della Campania, condannato in primo grado per abuso d’ufficio e nel mirino della legge Severino.
La sua candidatura è valida, e lui esulta: “Sono candidato legittimamente — afferma De Luca — verrò eletto legittimamente e governerò legittimamente”.
Mezzo vuoto però, se si leggono con attenzione le 18 pagine di motivazioni.
De Luca rimane un’anatra zoppa che faticherà a volare: i giudici del collegio presieduto da Gabriele Nunziata ricordano infatti che scatterà la sospensione dalla carica in caso di vittoria. Passaggio estratto da pagina 14 del provvedimento: “La sua eventuale elezione, (…), non ricadrebbe sotto il regime dell’art. 7, ma sotto quello sospensivo dell’art. 8 del d.lgs. n. 235/2012 (legge Severino, ndr)”.
I giudici, nell’esaminare il ricorso avanzato dalla candidata presidente dei grillini Valeria Ciarambino, ritengono che una condanna non definitiva non possa essere causa di incandidabilità e dunque di annullamento della candidatura.
L’incandidabilità scatta solo in caso di condanna definitiva mentre “la situazione di sospensione dalla carica, siccome legata ad un provvedimento non definitivo, è anch’essa intrinsecamente provvisoria, essendo destinata a far posto alla decadenza dalla carica stessa, qualora intervenga il passaggio in giudicato della sentenza di condanna”.
Il ricorso è stato bocciato anche nelle parti in cui i legali del M5S avanzano dubbi sulla presunta mancanza di una dichiarazione di collegamento alle liste, e su un presunto vizio nella dichiarazione di accettazione della candidatura.
Il Tar ha condannato il M5S a rifondere 3mila euro di spese legali all’ex sindaco di Salerno, costituitosi in giudizio.
De Luca ne approfitta per rivolgere un appello agli elettori grillini “perchè non disperdano il loro voto inutilmente. Chiedo loro di esprimere la voglia di rinnovamento, dando sostegno e forza alla mia battaglia contro la politica politicante, clientelare e deludente”.
Il provvedimento arriva mentre impazzano le polemiche sulla presenza nelle liste collegate all’ex sindaco di Salerno di inquisiti, imputati, ex cosentiniani, familiari di presunti prestanome del clan dei Casalesi.
“Il sistema Gomorra sostiene De Luca” ha denunciato Roberto Saviano.
Un condannato a capo di personaggi discutibili. Anche se De Luca ieri ha maturato una sorta di autocritica, ammettendo che “forse era meglio non candidare qualcuno”.
Secondo il coordinatore campano di Forza Italia, Domenico De Siano, quella emessa dal Tar “è una sentenza durissima che mi auguro non venga strumentalizzata dal candidato Vincenzo De Luca”.
Vincenzo Iurillo
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Maggio 9th, 2015 Riccardo Fucile
IN REALTA’ PRENDERA’ DAL MODELLO USA QUELLO CHE GLI CONVIENE, LASCIANDO PERDERE IL RESTO
L’ultima intuizione di Berlusconi (dar vita anche in Italia a un partito come quello repubblicano d’America) ha una sua logica e molti fondati perchè.
Basti dire che il nuovo sistema elettorale, l’«Italicum», tende a riprodurre lo stesso schema politico bipolare d’Oltreoceano.
Il partito democratico ce l’abbiamo già , vale intorno al 35-40 per cento.
Ancora manca, invece, qualcosa di simile al Grand Old Party. All’ex Cavaliere tutto si può rimproverare tranne che la prontezza di riflessi: scorge un vuoto politico, ed eccolo subito proporsi per colmarlo.
Tra il dire e il fare, però, notoriamente ne corre.
Il progetto di Silvio è destinato a scontrarsi con alcune serie difficoltà .
La prima riguarda proprio la scelta del nome: dalle nostre parti un Pri esiste già dal 1895, come simbolo ha l’edera e si richiama a una storia gloriosa che trae origine addirittura da Mazzini e nel secolo scorso è stata rinverdita da personaggi del calibro di Ugo La Malfa, Giovanni Spadolini, Oronzo Reale, Bruno Visentini, Leo Valiani…
Escluso che gli eredi di questa tradizione così tenace, per quanto ormai ridotti al lumicino, vogliano concedere l’uso del nome al ricco signore di Arcore.
E d’altra parte qualcuno dubita che il Cav voglia davvero battezzare il nuovo ambizioso progetto con il nome di una forza politica da sempre minoritaria, che solo una volta superò la soglia del 5 per cento.
Probabile che alla fine la sua scelta si orienti altrove.
Un secondo ostacolo riguarda la natura del partito repubblicano Usa.
Che non si fa imporre i propri leader e candidati da un padre-padrone, ma li sceglie dopo durissime lotte decise dagli elettori attraverso le primarie.
È un metodo di selezione che Berlusconi non ha mai voluto accettare e anzi si dubita, tra i fedelissimi, che l’accetterà in futuro.
Ha sempre preferito decidere tutto lui. Quando qualcuno si è messo di traverso, l’ha inesorabilmente cacciato.
In America non sarebbe andata così. Per cui il paragone non regge.
Naturalmente il Cav non va preso alla lettera. Quando egli si richiama agli Usa e annuncia di volerli prendere a modello, intende dire che da quella loro esperienza lui coglierà fior da fiore quanto più gli conviene, lasciando perdere il resto.
In questo caso a lui preme prospettare un partito-contenitore di stampo moderato, o conservatore tout court, dove possano confluire Forza Italia, FdI, Lega e magari un pezzo di Ncd.
Con se stesso, inutile dire, nella veste di condottiero.
Più che alle suggestioni della democrazia americana, insomma, sarà il caso di prestare attenzione alle risposte politiche di Salvini, di Alfano e della Meloni.
Finora sono state dei secchi no. Se non si trasformeranno in sì, il partito repubblicano berlusconiano non andrà oltre lo stadio di crisalide.
Ugo Magri
(da “La Stampa”)
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Maggio 9th, 2015 Riccardo Fucile
L’INCIDENTE DURANTE IL COMIZIO PER SOSTENERE LA CANDIDATURA DI TOTI
Inciampa, va al tappeto, si rialza e sorridendo esclama: “Questa è la sinistra…”. 
Tutto in un attimo.
Succede a Silvio Berlusconi al termine del suo intervento per sostenere la candidatura di Giovanni Toti alla guida della Regione Liguria.
Il luogo è il Teatro della Gioventù, Genova. Qualche attimo di apprensione in sala. Poi l’ex premier, con guardie del corpo e Francesca Pascale al seguito, esce dal teatro.
Un piccolo fuori programma.
Arrivato alla fine di un comizio il cui principale argomento era stato sottolineare l’importanza di un centrodestra unito.
Unico argine elettorale al Partito Democratico guidato da Renzi, colui che “ha sospeso la democrazia”, con una politica di una “violenza inaudita”.
“Il programma di Giovanni Toti ha saputo ricompattare il centrodestra”, esordisce l’ex Cavaliere. Che ha poi aggiunto: “E’ avvenuto solo qui in Liguria ma l’auspicio è che questo possa ripetersi perchè solo con l’unità del centrodestra si può superare la sinistra”.
E Berlusconi cerca anche di delineare un suo ruolo nel futuro del partito.
“Da fuori della politica, penso però di poter essere utile a questo Paese”.
Come? Lanciando la formazione di un Partito Repubblicano. Non è la prima volta che, nelle ultime settimane, l’ex premier tesse le lodi del “modello americano”. Berlusconi rivendica “l’esempio degli Usa: nella più forte democrazia del mondo ci sono due partiti, i repubblicani e i democratici”.
Due formazioni politiche “soltanto” che si “contrastano”.
Poi il messaggio ai moderati: “Non votate per simpatie personali ma per un grande nuovo partito, che si può chiamare repubblicano o come vi pare, che si contrapone al Pd. Abbiamo il Pd, diamo vita a un’altra grande formazione che trasformi la maggioranza sociale dei moderati in una maggioranza politica consapevole e organizzata. Solo così contrasteremo la sinistra”. Un passaggio preceduto da un “ragionamento collettivo”.
Niente nuovo Predellino, insomma. “Dal ’48 a oggi i moderati d’italia, che sono maggioranza, non hanno ancora imparato a votare. Abbiamo votato lasciandoci portare da simpatia e non da intelligenza. Serve un ragionamento consapevole per essere tutti uniti in una grande forza”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Maggio 8th, 2015 Riccardo Fucile
IN LISTA ANCHE TRE IMPUTATI
Michele Emiliano, alias “tutti dentro”.
Tra i quattrocento candidati del centrosinistra alle regionali, l’aspirante alla successione di Nichi Vendola accoglie chiunque: ex aennini come Euprepio Curto, in corsa con i Popolari (Udc, Centro democratico e Realtà Italia); ex berlusconiani come Tina Fiorentino, già assessore delle giunte di centrodestra in Puglia; ex schittulliani, dal nome dell’oncologo Francesco Schittulli, come Anita Maurodinoia, “miss preferenze” per i conservatori alle comunali di Bari lontane appena un anno e poi traghettata armi e bagagli nelle file del già pm antimafia, che la arruola nella squadra del Pd.
«Avevano nei confronti della sinistra, un pregiudizio. Adesso ci danno una mano» spiega Emiliano, che non si scompone più di tanto: «Peraltro, sono delle mosche bianche. Non ho fatto il calcolo, ma si tratta solo di dieci competitori…».
Un’altra mosca bianca figura in una delle due civiche organizzate dal segretario dei riformisti è Desirèe Digeronimo, pm a Roma, che alle ultime amministrative all’ombra di san Nicola voleva scalzare proprio i riformisti dalla guida di Palazzo di città .
Non ci riesce e finisce per farsi ingaggiare dall’intrepido Emiliano.
Ostinato pure a non rinunciare a tre imputati.
Schierati a sua insaputa evidentemente, con i dem: l’ex deputato leccese del Pds Ernesto Abaterusso (truffa aggravata ai danni dello Stato); e i tarantini Michele Mazzarano (finanziamento illecito ai partiti), consigliere uscente, nonchè Donato Pentassuglia, assessore alla Sanità nell’esecutivo del leader di Sel, a cui contestano il favoreggiamento nel maxi dibattimento per i disastri provocati dall’Ilva.
Emiliano se la cava così: il guaio è che «il codice etico del Pd fa acqua da tutte le parti» ed è la ragione per cui il gruppetto di uomini politici chiacchierati non poteva essere messo da parte.
Lello Parise
(da “La Repubblica”)
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Maggio 8th, 2015 Riccardo Fucile
GIULIA DEVESCOVI E’ IL NUOVO E DEGNO ACQUISTO DEI RAZZISTI PADAGNI
“I musulmani sono tutti porci”. “Vai a giro con un cencio in testa e veneri una religione di merda”. A
essere protagoniste del simpatico scambio di battute sono madre e figlia.
Monica Castro, ex consigliera comunale del centrodestra a Calenzano, passata alla storia per essersi presentata in consiglio in mutande all’epoca del governo Monti, e Giulia Devescovi, ventenne che per ripercorrere i fasti materni ha deciso di candidarsi con la Lega Nord in Toscana.
La conversazione risalta tra i commenti su Facebook ad un post di un collega di partito, che commentava un incontro pubblico di giovani ragazze musulmane.
A Crema lo scambio è diventato un caso.
Anche perchè le due, come riporta il Corriere Fiorentino, sono andate avanti:
Ma mamma e figlia, ancora più infervorate, si lasciano andare a commenti da fascia protetta: «Io con il velo mi ci pulisco il…» è il «ragionamento» di Giulia, che aggiunge: «Per me (gli islamici, ndr) rimangono dei luridi maiali, senza offesa per questi ultimi, e spero che un giorno arriveremo a non ricordarci della loro esistenza».
Una discussione andata avanti per un paio di giorni, che potrebbe finire in un’aula di tribunale perchè la Comunità islamica di Crema sta valutando se denunciare mamma e figlia.
«Ho detto quello che penso e non credo di aver commesso alcun reato – si difende la giovane candidata della Lega Nord in Toscana – e sono convinta di ciò che ho scritto. Portare il velo per me è offensivo».
In un Paese civile sarebbe già in galera per istigazione all’odio razziale, in Italia è candidata della Padagna del magna magna in Toscana.
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