Maggio 29th, 2015 Riccardo Fucile
2 FORZA ITALIA, 2 FRATELLI D’ITALIA, 3 POPOLARI, 1 NCD, 1 PD, 1 PER CALDORO PRES., 1 CAMPANIA IN RETE, 1 SCELTA CIVICA, 1 UDC
Lista con sorpresa per il Partito Democratico.
Nell’elenco dei 17 nomi la lista dei candidati “impresentabili” alle elezioni regionali del 31 maggio, resa nota dalla Commissione parlamentare Antimafia presieduta da Rosy Bindi, c’è anche quello di Vincenzo De Luca, candidato del centrosinistra alla presidenza della Campania sul quale pende la spada di Damocle della legge Severino.
Una sorpresa per il Pd, e in primis per Matteo Renzi che nei giorni scorsi prevedeva all’unisono con il vicesegretario Lorenzo Guerini: “Nessuno del Pd tra gli impresentabili”.
Secondo la Commissione, che ha presentato i risultati del proprio lavoro in una conferenza stampa poco dopo le 14,30 al termine dell’Ufficio di presidenza e della seduta plenaria della Commissione, sono 13 e tutti campani i candidati impresentabili alle Regionali, oltre ai 4 pugliesi i cui nomi sono trapelati nei giorni scorsi.
Ecco i nomi: il candidato presidente del Pd Vincenzo De Luca, Antonio Ambrosio di Forza Italia, Luciano Passariello di Fratelli d’Italia, Sergio Nappi di ‘Caldoro presidente’, Fernando Errico di Ncd, Alessandrina Lonardi di Forza Italia, Francesco Plaitano di Popolari per l’Italia, Antonio Scalzone e Raffaele Viscardi entrambi di Popolari per l’Italia, Domenico Elefante di Centro democratico-Scelta civica, Biagio Iacolare dell’Udc, Carmela Grimaldi (che, come De Luca, ha annunciato di voler denunciare per diffamazione i componenti dell’Antimafia) della lista Campania in rete e Alberico Gambino della lista Meloni Fdi.
Tra questi, dunque, ci sono anche il candidato del centro sinistra in Campania, sulla cui candidatura pende la spada di Damocle della legge Severino, e Sandra Lonardo, moglie dell’ex ministro Clemente Mastella.
“Si sa benissimo per quale motivi sono stati inseriti nelle liste — ha spiegato la presidente della Commissione — perchè portano voti, forse proprio perchè sono impresentabili”.
De Luca “impresentabile” per le accuse di concussione e truffa
La vicenda per la quale Vincenzo De Luca è stato inserito nella lista dei cosiddetti “impresentabili” risale al 1998 e riguarda un’inchiesta della Procura di Salerno incentrata sulla richiesta di cassa integrazione per circa 200 operai dell’ex Ideal Standard.
Secondo l’accusa, la cassa integrazione fu sollecitata dallo stesso De Luca in assenza dei presupposti di legge.
Un altro filone dell’inchiesta è relativo alla richiesta degli oneri di urbanizzazione ad alcuni imprenditori interessati alla realizzazione di una struttura sempre nella zona orientale della città .
Il rinvio a giudizio per De Luca e per altri 46 imputati è arrivato nel 2008. I reati contestati all’ex primo cittadino di Salerno sono di concussione (in relazione alla richiesta degli oneri di urbanizzazione) e di truffa (per la concessione della cassa integrazione). Lo stesso De Luca, che più volte nel corso degli anni ha commentato la vicenda, ha rinunciato alla prescrizione “relativamente ai delitti per i quali era maturato il relativo decorso”.
Tutti i reati degli altri impresentabili
Antonio Agostino Ambrosio (lista Forza Italia, candidato Caldoro) è stato condannato per concussione (reato poi estinto per patteggiamento) e è in attesa di giudizio per tentata concussione;
Luciano Passariello (lista Fratelli d’Italia, Caldoro presidente) rinviato a giudizio per impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita aggravato da abuso dei poteri d’ufficio);
Sergio Nappi (consigliere regionale uscente, candidato nella lista Caldoro presidente) rinviato a giudizio per tentata concussione;
Fernando Errico (lista Ncd Campania popolare, Caldoro presidente) ha pendenti due processi per concussione e per concussione continuata in concorso;
Alessandrina Lonardo (Forza Italia, Caldoro presidente), la moglie di Clemente Mastella ha un processo pendente in fase di giudizio per concussione;
Francesco Plaitano (di Popolari per l’Italia, Caldoro presidente) imputato per ruolo direttivo in associazione mafiosa e condannato in primo grado per estorsione, pende l’appello;
Antonio Scalzone (di Popolari per l’Italia, Caldoro presidente) processato per associazione mafiosa;
Raffaele Viscardi (Popolari per l’Italia, Caldoro presidente) rinviato a giudizio per corruzione e abuso d’ufficio;
Domenico Elefante (Centro democratico-Scelta civica, Caldoro presidente) condannato in 1° e 2° grado per concussione, reato prescritto;
Biagio Iacolare (Udc, presidente De Luca) rinviato a giudizio per trasferimento fraudolento di valori, reato andato in prescrizione contro cui pende il ricorso in Cassazione;
Carmela Grimaldi (lista Campania in rete, candidato presidente De Luca) rinviata a giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa e partecipazione ad associazione finalizzata a traffico di stupefacenti, accuse da cui è stata assolta ma contro cui pende un processo d’appello proposto dalla procura generale della Corte d’appello di Salerno;
Alberico Gambino (lista Meloni-Fratelli d’Italia) condannato per concussione, giudizio contro cui pende l’appello.
Antimafia, applicato il Codice etico del settembre 2014
Non serve una condanna, tantomeno definitiva. Per diventare “impresentabili” a una qualunque competizione elettorale (dalle europee alle comunali, e persino alle circoscrizionali), basta meno: essere stati rinviati a giudizio oppure, prima ancora di arrivare a un processo, essere stati sottoposti a misure di prevenzione personali o patrimoniali.
Il Codice etico varato nel settembre 2014 dalla Commissione Antimafia restringe la disciplina soltanto a chi sia accusato di reati di una certa gravità : criminalità organizzata, traffico di stupefacenti, traffico illecito di rifiuti e reati contro la P.A., estorsione, usura e riciclaggio.
Ed è fuori, almeno per una tornata elettorale, anche chi ha fatto il sindaco o è stato componente di giunte comunali o di consigli provinciali sciolti per infiltrazione mafiosa.
Così come è incandidabile chi ha già ricoperto la carica elettiva ed è stato condannato per danno erariale (anche solo in primo grado) come conseguenza di reati commessi nell’esercizio delle funzioni.
Quella votata dall’Antimafia è però nei fatti un’ autoregolamentazione che si sono dati partiti e movimenti politici che vi hanno aderito: un impegno a non presentare e nemmeno a sostenere, sia indirettamente sia attraverso il collegamento ad altre liste, candidati che non rispondano ai requisiti indicati dal Codice.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Maggio 29th, 2015 Riccardo Fucile
LA QUESTIONE SARA’ RISOLTA SE SARA’ PRESA IN CARICO DA QUELLE ISTITUZIONI CHE DEVONO GARANTIRE A TUTTI LA LEGALITA’
La questione dei rom potrà essere risolta solo quando verrà sfilata agli estremisti di cui sopra
e presa in carico da coloro che avrebbero, per ruolo istituzionale, l’elementare compito di ripristinare la legalità .
Rom: ecco una delle poche parole che possono ancora scaldare gli animi in un Paese che pare aver digerito tutto.
Non ci si divide più per destra e sinistra, Berlusconi viene applaudito da Fazio e si vota tranquillamente un condannato. Ma su quelle tre lettere – erre, o, emme – c’è la guerra.
Guerra come la si intende da noi, ovviamente. Cioè a suon di accuse e di insulti vicendevolmente scambiati tra due categorie di estremisti, che per comodità chiameremo razzisti da una parte e negazionisti dall’altra.
Il razzista è un tipo umano che solitamente fa cominciare le proprie argomentazioni con una premessa – «io non sono razzista» – e le fa proseguire con un «però».
Io non sono razzista però questi rom qua rubano sporcano e campano a spese nostre, poi so per certo che l’altro giorno al supermercato una delle loro donne ha rapito un bambino dei nostri strappandolo dal passeggino.
Il razzista, quando c’è una tragedia come quella dell’altro ieri a Roma, non prende neppure in considerazione il fatto che, a volte, i pirati della strada o i delinquenti che non si fermano ai posti di blocco possono essere anche italiani. In qualche caso perfino del Nord.
Il razzista, quando c’è una tragedia come quella dell’altro ieri a Roma, considera stranieri solo gli investitori, e non gli investiti (la donna morta è filippina, come un’altra gravemente ferita; e sull’asfalto è rimasta pure una francese).
Il razzista fa una certa fatica a distinguere tra stranieri e stranieri, figuriamoci tra nomadi e nomadi.
Troppo complicato mettersi lì a disquisire sulle varie provenienze, religioni e culture. Non è più comodo chiamarli tutti zingari?
Il razzista fa le fiaccolate solo quando i responsabili di un’aggressione, di uno stupro o di un incidente stradale sono rom, non certo quando sono, ad esempio, camorristi: anzi qualche anno fa a Napoli fu la camorra a gestire una marcia contro i campi rom, risolvendo il problema.
Il razzista non arriva certo a dire che la «soluzione» debba essere affidata appunto alla criminalità organizzata: bastano le ruspe, come ha chiesto il leader politico di riferimento.
Anche il negazionista è un curioso tipo umano.
Pure lui, infatti, pare aver voglia di vedere solo ciò che vuol vedere. Vede benissimo, ad esempio, le misere condizioni igieniche in cui vivono i bambini dei campi rom: a volte in mezzo ai topi. Molto meno riesce tuttavia a vedere le responsabilità dei loro genitori.
Il negazionista è molto informato sulle ormai famose leggende nere che avvolgono il mondo dei rom.
E non ha torto, perchè in effetti circolano molte calunnie.
Tuttavia accanto alle leggende nere ci sono le storie vere. Sono stati celebrati, in Italia, alcuni processi per «riduzione in schiavitù», perchè ci sono nomadi che costringono i bambini (quasi mai figli loro) a rubare fino a quando compiono 14 anni, cioè fino a quando non sono punibili per legge e la polizia, subito dopo l’arresto, li deve rilasciare.
Ma ricordarlo, per il negazionista, è «speculazione politica». Come è «speculazione politica» parlare del disagio dei cittadini italiani che vivono vicini ai campi rom subendo furti e trovandosi la spazzatura sotto casa… D’altra parte il negazionista abita in centro.
Morale.
La questione dei rom potrà essere risolta solo quando verrà sfilata agli estremisti di cui sopra e presa in carico da coloro che avrebbero, per ruolo istituzionale, l’elementare compito di ripristinare la legalità .
Il che vuol dire no alle ruspe, no a cacciare dall’Italia i nomadi e sì all’accoglienza.
A patto, però, che gli accolti rispettino la legge, paghino i servizi e non vadano a rubare.
Perchè i rom non devono vivere fra i topi, ma non devono neppure fare i topi d’appartamento.
Michele Brambilla
(da “la Stampa”)
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Maggio 29th, 2015 Riccardo Fucile
SONO BEN 12 I CANDIDATI INDAGATI, MA TUTTI FANNO FINTA DI NULLA… SE ELETTI E CONDANNATI DECADREBBERO… E VOTA ANCHE LA ‘NDRANGHETA
In Regione Liguria, quasi nessuno lo ricorda, vi sono 11 consiglieri uscenti indagati per peculato che hanno pensato bene di non fare alcun passo indietro e che gli elettori ora si ritrovano candidati alle elezioni di domenica.
Dall’elenco dei presunti reprobi rinviati a giudizio per i rimborsi fasulli in Regione sono infatti riemersi ben 11 nomi, sparpagliati in sei liste differenti.
Guida la classifica dei partiti Forza Italia, che ne ha arruolati quattro.
Raffaella Della Bianca, tornata all’ovile dal gruppo misto dove si era ritirata in polemica con gli organi direttivi del partito ligure; Aldo Siri, ex Lista Biasotti; l’imperiese Marco Scajola, nipote dell’ex ministro Claudio, e il capogruppo in Regione, il savonese Marco Melgrati.
Nella stessa famiglia politico-elettorale la Lega Nord schiera due pezzi da novanta finiti sotto osservazione da parte della procura: il capogruppo uscente Edoardo Rixi, silurato come candidato governatore dall’accordo Berlusconi-Salvini che ha designato Giovanni Toti, e il segretario regionale del Carroccio e consigliere in via Fieschi, Francesco Bruzzone, che si presenta a Genova e a Savona.
Due inquisiti anche nel Pd di Raffaella Paita, a sua volta indagata ma per una vicenda del tutto diversa, l’alluvione del 9 ottobre 2014.
Sono Massimo Donzella, ex Udc confluito nel partito di Burlando, e — nel listino Liguri per Paita presidente — Matteo Rossi, assessore allo sport, di provenienza Sel.
Ancora nello schieramento di sinistra, la Lista Liguria Cambia candida un personaggio controverso, l’ex sindaco di Rapallo e consigliere regionale uscente Armando Ezio Capurro, nella precedente tornata elettorale eletto nella lista Noi per Claudio Burlando.
Fratelli d’Italia propone come capolista l’ex Forza Italia Matteo Rosso, medico genovese che aveva sostenuto il leghista Rixi nel tentativo, fallito, di scalare la candidatura a governatore.
Ancora a destra Area Popolare — connubio tra Udc e Ncd — schiera Gino Garibaldi, e rinuncia ad altri due inquisiti eccellenti che sedevano in via Fieschi, Franco Rocca ed Alessio Saso.
Saso era stato aperto sostenitore della giunta Burlando nell’ultima fase politica ed era sceso in campo a fianco di Raffaella Paita durante le primarie del Pd.
Cinque degli otto candidati governatori hanno alle spalle liste vergini da personaggi che stanno facendo i conti con la giustizia.
A sinistra, L’altra Liguria di Antonio Bruno, il Partito Comunista dei Lavoratori di Antonio Piccardi e Rete a Sinistra di Luca Pastorino.
Al centro-destra Liguria Libera di Enrico Musso.
E infine il Movimento 5 Stelle di Alice Salvatore.
Ricordiamo che sulla base della legge Severino, in caso di condanna in primo grado, gli indagati per peculato decadrebbero automaticamente dalla carica regionale, indipendentemente dalla entità della pena.
Poiche il processo dovrebbe chiudersi al massimo entro il 2017, c’è il concreto rischio che si vadano ad eleggere dei consiglieri e/o presidenti “abusivi” che coprirebbero per due anni una carica (con relativa remunerazione da 8.000 a 10.000 mensili) senza averne titolo.
Agli 11 indagati per peculato va aggiunta l’indagata ( in questo caso per l’alluvione) Raffaella Paita..
Non solo: ci sono poi i voti sospetti della criminalità organizzata che possono risultare decisivi per far eleggere in Regione consiglieri di loro gradimento, come gia avvenuto in passato, specie nel ponente ligure.
E tanto per non farci mancare nulla, si parla di un sostegno della ‘ndrangheta ad almeno cinque candidati di tre liste differenti.
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Maggio 29th, 2015 Riccardo Fucile
13 SONO IN CAMPANIA DI CUI 9 CON CALDORO E 3 CON LISTE DI CENTROSINISTRA… ALTRI 4 SONO IN PUGLIA….MA SE AVESSERO CONSIDERATO GLI INDAGATI PER PECULATO SAREBBERO PIU’ DI 400
E’ formata da 17 nomi la lista dei candidati ‘impresentabili’ alle prossime regionali appena resa nota oggi dalla commissione parlamentare Antimafia presieduta da Rosy Bindi, al termine dell’ufficio di presidenza e della seduta plenaria della commissione.
I 17 nomi appartengono a candidati nelle regioni Puglia (i 4 già filtrati e poi ufficializzati qualche giorno fa) e Campania (13).
Dentro ci sono Vincenzo De Luca e Sandra Mastella.
Sempre in Campania, 9 candidati impresentabili sono con Caldoro, gli altri 3 figurano nelle liste civiche che corrono nel centrosinistra.
Tra Puglia e Campania, si tratterebbe dunque dei candidati Ambrosio, Passariello, Ladisa, Nappi, De Luca, Errico, Lonardo, Plaitano, Scalzone, Viscardi, Elefante, Palmisano, Iacolare, Copertino, Oggiano, Grimaldi e Gambino.
La Bindi in conferenza stampa ha parlato di “lavoro lungo e scrupoloso”.
(da “La Repubblica”)
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Maggio 29th, 2015 Riccardo Fucile
TEST PILOTA PER FAVORIRE INTEGRAZIONE: HANNO ADERITO DIECI AZIENDE AGRICOLE E MOLTI RIFUGIATI
L’integrazione? Passa anche (e soprattutto) da un lavoro ben retribuito. 
O almeno la pensano così in Svizzera, dove un progetto pilota punta ad assumere i rifugiati proponendo uno stipendio fino a tremila euro al mese.
L’obiettivo è duplice: attirare forza lavoro per le aziende agricole locali alla disperata ricerca di manodopera e agevolare il processo di integrazione.
In particolare l’Unione Svizzera dei Contadini e la Segreteria di Stato per l’Immigrazione (SEM) sosterranno l’impiego dei rifugiati per i prossimi tre anni anche con l’apprendimento delle lingue.
Dieci aziende agricole di tutta la Svizzera sono state selezionate per questo test pilota e già molti sono i rifugiati che hanno accettato.
Lo stipendio dell’agricoltore neo assunto sarà per il primo mese di duemila euro e il secondo mese potrà raggiungere anche i tremila.
Inoltre nell’Unione svizzera dei contadini è stata avviata una campagna per favorire l’immigrazione che intende integrare professionalmente i lavoratori agricoli anche grazie a prestazioni parallele, come l’apprendimento delle lingue.
In questo modo, è l’obiettivo dell’Unione elvetica, i rifugiati reclutati avranno la possibilità in breve tempo di diventare economicamente indipendenti e quindi integrarsi armoniosamente nella comunità locale.
Attualmente solo un terzo di tutti i profughi presenti in territorio svizzero sono in grado di unirsi alla forza lavoro nei primi anni.
Gli imprenditori agricoli potranno così beneficiare di questo programma e non dovranno cercare i lavoratori stagionali al di fuori dei confini del paese.
Secondo l’Unione degli Agricoltori il settore agricolo occupa circa 25-35mila lavoratori stranieri stagionali per lo più di polacchi o portoghesi.
Un Paese controverso la Svizzera però, dove dare del “maiale straniero” ad un immigrato non è considerato forma di razzismo.
Pochi mesi fa infatti il Tribunale federale svizzero aveva assolto un poliziotto che si era rivolto così ad un algerino sospettato di furto.
Allo stesso tempo erano stati alcuni italiani a denunciare contro i “frontalieri bianchi rossi e verdi” una forma di razzismo professionale da parte degli svizzeri, per via di accuse rivolte loro praticamente su tutto, dal traffico ai treni affollati, avallando una sorta di impedimento a fare carriera.
E come dimenticare lo show anti italiani del sindaco di Berna, Alexander Tschà¤ppà¤t, che su un palco in occasione di una manifestazione cittadina, due anni fa iniziò a sciorinare un repertorio interamente dedicato ai cittadini dello stivale.
Perchè gli italiani sono così bassi? “La mamma dice loro di non crescere. Se diventi alto, devi andare a lavorare“, disse. E ancora, in perfetto stile Salvini: “Una napoletano che lavora? E che addirittura svolge più mansioni? Impossibile”.
Il tutto senza contare che la Confederazione Elvetica è lo Stato europeo con la più alta percentuale di immigrati, ben il 24%, mentre gli italiani ammontano al 15% dei residenti.
Francesco De Palo
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Maggio 29th, 2015 Riccardo Fucile
“L’APPROCCIO DELL’UE SIMILE ALLA MENTALITA’ COLONIALISTA, INACCETTABILE”
Il governo islamista che controlla Tripoli e la Tripolitania ad ovest, che ospita i porti da cui partono i barconi di disperati che tentano di attraversare il Mediterraneo, non intende in alcun modo e sotto qualsiasi forma accettare l’eventuale intervento militare che l’Ue si appresta ad effettuare in Libia per bloccare lo trunami di migranti che dalle sue coste parte alla volta dell’Europa.
Lo ha dichiarato il premier ‘islamista’, Khalifa al-Ghweil – a capo di un governo non riconosciuto dalla comunità internazionale a differenza dei rivali di Tobruk ad est – in un’intervista al britannico The Independent in cui ha definito l’approccio dell’Ue simile “alla mentalità colonialista” dell’Italia nello scorso secolo, “completamente inaccettabile nel mondo moderno”.
Ghweil chiede di essere “coinvolto” dall’Occidente nella gestione del problema immigrati “ma non se questo significa bombardare le barche perchè l’Europa ritiene che così riuscirà a fermare il traffico di esseri umani. Ciò non avverrà e – avverte – se l’Europa verrà senza permesso nelle nostre acque e nelle nostre terra noi ci difenderemo”
Ghweil ha denunciato che la sua amministrazione, che a differenza del governo di Torbuk, ‘controlla’ i porti da cui parte il grosso dei migranti alla volta dell’Italia e dell’Europa, non è stata neanche consultato dall’Ue.
“Non possono venire a controllarci, non possiamo tornare al 1911 (riferimento esplicito all’inizio dell’occupazione italiana, ndr), in cui erano gli stranieri a decidere cosa fare. Abbiamo le capacità di difendere le nostre acque e la nostra terra come abbiamo dimostrato nella nostra storia ed anche durante la rivoluzione” del 2011 che abbattè, con l’aiuto determinante e miope della Nato, Muammar Gheddafi.
“Ciò che serve all’Europa – conclude il premier di Tripoli – è aiutare questi profughi nei loro stessi Paesi d’origine con aiuti così da dare loro un futuro grazie al quale non dovranno affrontare viaggi pericolosi in mare. Noi in Libia abbiamo bisogno di aiuto per far fronte a queste persone. Se queste cose non avverranno, allora la situazione potrà solo diventare peggiore per l’Europa”.
(da “La Repubblica”)
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Maggio 29th, 2015 Riccardo Fucile
LA COSTRUZIONE DEL NUOVO OSPEDALE DI LA SPEZIA AFFIDATO AL NUOVO EDITORE DEL GIORNALE
È arrivata, a pochi giorni dal voto per le regionali liguri, la firma dell’appalto per la
costruzione del nuovo ospedale di La Spezia.
Sulla questione, ricorda un articolo pubblicato sul Fatto Quotidiano, si è accesa la polemica.
La prima, per il tempismo. La seconda, perchè alla gara di assegnazione ha partecipato solo un concorrente e dunque unico vincitore: un raggruppamento di imprese guidato dal Gruppo Pessina, lo stesso che sta cercando di riportare in edicola “l’Unità “.
Un piatto molto ricco, quello per il rifacimento dell’ospedale spezzino: si parla di 165 milioni dei quali 119 provenienti dal Ministero della Salute, mentre il resto dalla Regione Liguria (i soldi da sborsare saranno circa 140 milioni, perchè il vincitore si aggiudica il vecchio ospedale valutato 25 milioni).
Finora La Spezia non disponeva di un ospedale adeguato a una città di 100 mila abitanti. (…) Ma a suscitare non è tanto il progetto archtiettonico, quanto quello politico. La società che dovrebbe riportare “l’Unità ” in edicola a giugno è la Piesse che fa capo al 60% a Guido Stefanelli (ad del gruppo Pessina) e al 40% a Massimo Pessina, presidente del gruppo.
Le critiche per questa “coincidenza” arrivano dal candidato di centrodestra Giovanni Toti, da quella del M5s Alice Salvatori e anche da quello di sinistra Luca Pastorino.
Burlando, governatore uscente e grande sponsor di Paita, respinge risolutamente le accuse: “La realizzazione di questo ospedale è una storia lunghissima, fatta di appalti e impugnazioni. Avevamo ottenuto molte manifestazioni di interesse, ma poi tanti si sono allontanati perchè ritenevano troppo impegnativo accollarsi per 25 milioni di euro la vecchia struttura dell’ospedale Sant’Andrea. Il gruppo Pessina che mi risulta essere molto grande e impegnato nel realizzare ospedali anche in altre regioni, se l’è sentita”.
(…)Ma la circostanza che ci fosse un unico concorrente e che ci sia il nuovo editore dell’Unità ?
“Mica potevamo escluderlo – replica Burlando -per questo. Ci sono stati anche il giudizio di una commissione indipendente e il parere dell’Antimafia, Dovevamo bloccare tutto perchè siamo sotto elezioni?”.
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 29th, 2015 Riccardo Fucile
I PROFESSORI PUNTANO A UN REFERENDUM
Inizia la battaglia finale sulla scuola.
Sarà grande festa per gli studi legali, un po’ meno per la serenità dello studio e delle lezioni.
Ieri sono iniziate le audizioni in Senato sul ddl di riforma, oggi prenderanno il via i lavori della commissione Cultura.
Dalla prossima settimana si prosegue con la discussione sugli emendamenti (almeno 1500). Dialogare, ascoltare ma senza mai fermare l’iter del ddl: questo è il mantra ripetuto dal governo, a partire da Matteo Renzi.
Nel frattempo il fronte della protesta non sta a guardare. Il tempo a disposizione non è molto, circa tre settimane prima dell’approvazione da parte del Senato, tre settimane cruciali anche nelle scuole.
In questi giorni si decide l’adozione dei libri di testo per il prossimo anno. Martedì il collegio dei docenti del liceo classico Mamiani di Roma ha deciso di non decidere: sospesa la delibera.
Su quali testi studieranno i ragazzi da settembre?
Secondo alcune indicazioni degli insegnanti che stanno protestando dovranno servirsi di quelli lasciati in eredità dagli studenti che terminano le lezioni a giugno.
Ma chi ha visto un libro dopo un anno tra zaini, banchi e scrivanie sa perfettamente che si tratta di utopia.
Altri prof a settembre distribuiranno dispense gratuite realizzate da loro.
Altri indicheranno testi scelti in totale libertà .
In questa situazione si trovano già diversi istituti, dal classico Francesco Vivona all’istituto tecnico statale Arturo Bianchini di Terracini o all’Ipsia Orso Maria Corbino di Partinico o l’IISS Ferrara di Palermo.
Molto preoccupati gli editori. Giorgio Palumbo, presidente dell’Associazione italiana editori si chiede perchè il costo del dissenso contro la riforma «finisca per scaricarsi interamente sulle spalle di aziende e operatori del settore che altra colpa non hanno se non quella di prestare un servizio di informazione e aggiornamento alle scuole e alla classe docente».
Un altro fronte aperto è la raccolta di firme per un referendum abrogativo della riforma. L’obiettivo è arrivare a 500mila firme, dopo due settimane hanno superato quota 20mila. La raccolta avviene attraverso i social ma anche attraverso i neonati gruppi di protesta su Whatsapp.
Sugli stessi canali girano le istruzioni dei sindacati su come effettuare in modo regolare ed efficace lo sciopero degli scrutini: basta che manchi un docente durante il primo giorno perchè la seduta venga rinviata di cinque giorni, spiegano.
Anche i presidi si sono organizzati con una contro-guida dell’Anp su come garantire gli scrutini nonostante lo sciopero e non esclude l’anticipo delle sedute o la convocazione di sabato pomeriggio o, persino, di domenica.
Su social e chat riscuotono molto successo i pareri giuridici come quello di Ferdinando Imposimato, magistrato, presidente onorario aggiunto della Corte di Cassazione, che ha individuato sette motivi di incostituzionalità nella riforma.
Innanzitutto la disparità tra docenti (e personale Ata) e gli altri lavoratori del pubblico impiego: tutti hanno un posto fisso solo nella scuola si verrebbe condannati a peregrinare da una scuola all’altra.
Oppure la valutazione del lavoro dei prof da parte di chi non ha le competenze adeguate come genitori ed alunni.
Gli idonei al concorso del 2012 che si sono visti scavalcare nel ddl dai 100mila precari che il governo ha scelto svuotando le graduatorie ad esaurimento, hanno fatto anche di più: hanno chiesto al costituzionalista Michele Ainis un parere.
Hanno ottenuto un documento di 29 pagine che individua tre motivi di palese incostituzionalità .
Se non cambierà qualcosa nel provvedimento, i ricorsi sono già pronti ad essere spediti.
Flavia Amabile
(da “La Stampa“)
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Maggio 28th, 2015 Riccardo Fucile
“LA CANDIDATA CINQUESTELLE E’ LA MIGLIORE NELLA COMUNICAZIONE”
«Lella Paita è in vantaggio. Anche se si è ridotto nel corso della campagna elettorale. La vera
incognita è chi arriverà secondo: Giovanni Toti o Alice Salvatore?»: Alessandro Amadori, psicologo della politica, fondatore e amministratore delegato di Coesis Research e vice presidente dell’Istituto Piepoli traccia il quadro clinico “elettorale” dei candidati alla presidenza della regione Liguria.
E analizza l’efficacia del profilo ci ciascuno, designando già chi ha vinto, incontenstabilmente, la partita mediatica: la candidata M5S Alice Salvatore.
Sbagliato però dare tutto per scontato.
Sono due sono le incognite, mette in guardia Amadori, che potrebbero ribaltare ogni previsione: la percentuale dell’astensionismo e quella del voto disgiunto.
Amadori, il M5S era in Liguria al minimo storico, quando è stata avanzata la candidatura, neppure pacifica all’inizio, di Alice Salvatore. Grillo, nei giorni dell’alluvione, era stato addirittura contestato. Cosa è successo?
«Vero. I liguri erano molto disincantati verso il loro conterraneo Grillo. Salvatore è la candidata che ha giocato meglio la campagna elettorale e la partita sulla comunicazione. Comunica energia. Non deve stupire l’inversione di tendenza del M5S, che, io dico, è un “fenomeno a soffietto”, si gonfia e si sgonfia in modo molto veloce. Perchè è un aggregatore di instabilità , cresce quando il sistema, come in Liguria ora, diventa instabile, ma soffoca anche tutte le altre alternative. Paradossalmente è un elemento conservatore: raccoglie insoddisfazioni, certo, ma rallenta anche altre progettualità . La Liguria rappresenta lo scenario politico più complesso in Italia in questo momento: vincerà il meno debole ».
Astensionismo e voto disgiunto: in che maniera influenzeranno l’esito di queste elezioni regionali in Liguria ?
«L’astensionismo e, in misura minore, ma non così minore, il voto disgiunto, potrebbero ribaltare gli esiti delle elezioni. Tutto si capirà se l’affluenza scenderà sotto il 50%: allora, come accaduto in Sicilia, ogni scenario sarà possibile, ogni rivoluzione concretizzabile. L’affluenza è il termometro. Anche il voto disgiunto avrà il suo ruolo, ma solitamente non è mai troppo pesante, certo in alcuni casi è arrivato al 6%. E se i candidati non sono troppo distanti, come del resto lo sono quelli liguri, anche il 5% comincerebbe a pesare».
Michela Bompani
(da “La Repubblica”)
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