Giugno 6th, 2015 Riccardo Fucile
KERMESSE DI DUE GIORNI NELLA CAPITALE CON L’ADESIONE DI ASSOCIAZIONI ED ESPONENTI DI VARI PARTITI
Lui continua a ripetere che «non sarà un partito». Anche se a prima vista potrebbe sembrare il contrario.
Nel frattempo, ha fissato l’appuntamento per oggi e domani al centro congressi Frentani di Roma.
Lo stesso che in passato ha ospitato le convention di Rifondazione comunista ma anche quello dal quale, due anni fa, Maurizio Landini “minacciò” di occupare le fabbriche se agli operai fossero stati chiesti ulteriori sacrifici.
Questa volta, però, il leader della Fiom ha deciso di fare le cose in grande e lanciare la “sua” Coalizione sociale, un progetto a cui ha lavorato pancia a terra negli ultimi mesi coinvolgendo associazioni e movimenti della società civile.
E che ora è ufficialmente pronto al battesimo. «La Coalizione va nel senso di costruire delle pratiche e di ricostruire una cultura politica e solidale», ha recentemente spiegato il numero uno dei metalmeccanici al Fatto.
Perchè «non c’è solo la crisi dei partiti ma anche quella dei corpi intermedi e del sindacato».
Una creatura che, quindi, guarderà non soltanto agli astenuti ma soprattutto a quellafetta di elettorato deluso dalla sinistra e dal Partito democratico di Matteo Renzi. Uno che per Landini è addirittura «peggio di Berlusconi», visto che «agisce con una logica padronale» e che col suo modo di fare «mette a rischio la tenuta della democrazia del nostro Paese».
DIECI PER CENTO
Certo è che, malgrado la macchina non abbia ancora nemmeno iniziato il rodaggio, le ambizionidel numero uno della Fiom sono grandi.
«Se si lancia un progetto — dice Landini — lo si fa per governare». Difficilmente, però, si potrà arrivare a Palazzo Chigi senza l’aiuto di quei soggetti, o di una parte di essi, che già siedono in Parlamento.
Come spiega ailfattoquotidiano.it il direttore di Ipr Marketing, Antonio Noto, «la Coalizione sociale con al suo interno la sinistra del Pd e l’elettorato scontento di Renzi vale oggi il 10%. Ma solo nel caso in cui si creasse il cosiddetto Partito della Nazione», cioè quello che accoglierebbe, fra gli altri, i transfughi di Scelta Civica, Sinistra ecologia e libertà (Sel) e Movimento 5 Stelle.
Altrimenti, dice ancora il sondaggista, «se Landini dovesse confrontarsi con il Partito democratico così com’è attualmente il suo consenso scenderebbe intorno al 6-8%». Anche perchè, aggiunge Noto, «il leader dei metalmeccanici è un soggetto che da solo può dare vita ad un’area di sinistra» ma «un partito-Fiom non avrebbe grande seguito» in vista delle elezioni. Vicine o lontane che siano.
Per il numero uno di Swg, Roberto Weber, il peso elettorale della Coalizione sociale oscilla al momento fra il 5 e il 10%.
Percentuali confermate da Nicola Piepoli, amministratore delegato dell’omonimo istituto.
«Questo tipo di raggruppamento anticonformista — dice Piepoli — ha avuto successo in Liguria nelle recenti elezioni Regionali, trascinando i “dissidenti” e portando la candidata del Pd, Raffaella Paita, alla sconfitta. È stato sicuramente un buon banco di prova».
MOVIMENTI IN ARRIVO
Ecco perchè nel weekend, al Frentani,non ci saranno solo le associazioni: da Libera di don Ciotti ad Emergency di Gino Strada fino a Libertà e Giustizia (Sandra Bonsanti, Gustavo Zagrebelsky, Lorenza Carlassare), Articolo 21 e Arci.
O esponenti di spicco della società civile, come il giurista Stefano Rodotà .
Ma anche alcuni rappresentanti di quelle forze politiche che oggi puntano a ricostruire un’area di sinistra radicale.
Sel, ad esempio, sarà rappresentata dal coordinatore nazionale Nicola Fratoianni e da Giorgio Airaudo, ex segretario nazionale della Fiom.
«Trovo rispettoso andare lì ad ascoltare — spiega Airaudo a ilfattoquotidiano.it —. Condivido l’idea di Landini di dare vita ad un soggetto che sappia cogliere i bisogni di quelle persone che non si sentono più rappresentate. Personalmente, credo che stia nascendo qualcosa di più importante di un partito, cioè un patto di mutuo soccorsofra soggetti che ogni giorno risolvono problemi reali. Mi auguro che questo, in seguito, generi una domanda politica».
Non sarà presente fisicamente, invece, Giuseppe Civati. Il quale, uscito di recente dal Partito democratico, nei giorni scorsi ha lanciato il suo nuovo movimento: Possibile. L’ex sfidante di Matteo Renzi alle primarie dice comunque di guardare con «grande disponibilità e attenzione» all’iniziativa di Landini, con cui rivela di essere in contatto. «L’ultima volta che ci siamo sentiti è stato prima delle elezioni», spiega.
Poi, dalle colonne del suo blog, ribadisce: «Penso che ci siano molte cose che si possano condividere immediatamente, ad esempio le proposte che riguardano il reddito minimo e la progressività fiscale, due punti su cui stiamo insistendo da tempo. La domanda c’è: c’è quella sociale e c’è quella politica. Pensiamoci», conclude Civati.
ORDINE SPARSO
Anche Stefano Fassina osserverà con occhio attento a quanto accadrà nella due giorni romana. Perchè «il raccordo fra le domande sociali che oggi sono isolate, per arrivare ad esprimerne una politica, per me è fondamentale», dice l’ex viceministro dell’Economia, uno dei leader della minoranza del Pd.
Chi invece al Frentani ci sarà , anche se «in maniera piuttosto defilata», è Francesco Campanella, senatore ex Movimento 5 Stelle oggi nel Gruppo Misto. Con lui sarà presente il collega Fabrizio Bocchino. Mentre Maria Mussini, Maurizio Romani e Alessandra Bencini, che a marzo avevano partecipato alla prima iniziativa di Landini nella Capitale, non saranno alla kermesse ma continuano a guardare con interesse a ciò che si muove intorno alla Coalizione sociale.
«Non vogliamo partecipare in qualità di politici ma di cittadini attratti da questo nuovo processo», spiega Campanella. «Ci interessano gli aspetti innovativi della linea di Landini in un periodo nel quale il sentiment dei cittadini che partecipano al voto si sta spostando a destra. Un approccio orientato alla società civile è interessante — aggiunge il senatore —, ci piacerebbe capire come questo si declinerà . Preclusioni nei confronti delle altre forze politiche? Non direi. Chi è in condizione di esprimere una propria rappresentanza sincera va incluso: siamo stati espulsi dal Movimento», conclude Campanella, «proprio perchè eravamo convinti che andasse adottata una politica di alleanze».
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Giugno 6th, 2015 Riccardo Fucile
IL CONSULTO CON RENZI SUL VICE DA NOMINARE
Il governo non cambierà la Severino. Non ci sarà un decreto ad hoc, ma il presidente della
Campania Vincenzo De Luca potrà insediare il Consiglio regionale e formare la giunta prima di ricevere il provvedimento di sospensione secondo la stessa legge per una condanna in primo grado.
L’intesa tra il premier Matteo Renzi e il nuovo governatore della Campania è stata raggiunta nel pomeriggio durante un incontro di un’ora a Palazzo Chigi.
Un’intesa che è stata preceduta da ampie dichiarazioni, avviate la scorsa settimana in campagna elettorale a Napoli dal ministro Maria Elena Boschi che sul caso De Luca aveva parlato di “passaggi successivi alle elezioni”. Interventi chiusi ieri mattina alla Camera da Filippo Bubbico, viceministro dell’Interno, in risposta ad un’interrogazione parlamentare di Forza Italia: «La legge regionale campana prevede che la comunicazione al Consiglio regionale nel primo insediamento costituisce notifica dell’avvenuta proclamazione ».
Perchè sia efficace la proclamazione degli eletti, secondo Bubbico, è dunque necessario che sia insediato il Consiglio regionale.
E proprio questo passaggio in aula consentirà a Vincenzo De Luca di nominare la giunta, compreso il suo vice che, nelle settimane della sospensione, avrà il compito di governare la Campania. Renzi e De Luca hanno infatti anche parlato di una rosa di nomi sul possibile vicepresidente della giunta.
Su questo punto non è trapelato nulla, ma tra i nomi in discussione i più gettonati restano quelli del segretario regionale Assunta Tartaglione e di Fulvio Bonavitacola, avvocato e deputato salernitano.
Ovviamente dopo la sospensione De Luca ricorrerà subito al giudice ordinario.
«C’è già un precedente — ricorda — quello della Corte d’Appello di Bari che rigettò la sospensione reintegrando un consigliere regionale ».
Prima di andar via il presidente della Campania ha confermato al premier che dopodomani tornerà a Roma per partecipare alla riunione della Direzione nazionale del Partito democratico e, uscendo da Palazzo Chigi, ha attaccato di nuovo Rosy Bindi, presidente della commissione parlamentare antimafia, che il venerdì prima del voto lo ha inserito nella lista di “impresentabili”.
De Luca l’ha già querelata: «Bisogna farle ringoiare parole ignobili. Quella della Bindi è stata un’iniziativa gravissima, un modo per colpire il presidente del Consiglio».
La road map definita dal governo e da De Luca non piace però a tutti.
Non la contesta solo Forza Italia ma anche Gianluigi Pellegrino del movimento “Difesa dei cittadini”, l’avvocato che ha vinto in Cassazione ottenendo che sia il giudice ordinario e non più il Tar a decidere sui ricorsi relativi alla legge Severino.
«Non bisogna essere addetti ai lavori — sostiene Pellegrino, che contesta le dichiarazioni del viceministro Bubbico — per sapere che la proclamazione è un atto pubblico immediatamente efficace e valido erga omnes »
Mentre De Luca era a Roma, intanto, la Procura di Salerno ha depositato il ricorso in appello chiedendo la sua condanna non solo per abuso di ufficio ma anche per peculato proprio nel processo che lo vede condannato in primo grado per una nomina nel progetto di un termovalorizzatore. I legali dell’ex sindaco chiedono invece l’assoluzione piena perchè “il fatto non sussiste”.
In serata il presidente della Campania è rientrato frettolosamente per festeggiare vittoria del 31 maggio con i napoletani alla Mostra d’Oltremare ove è stato accolto da un’ovazione. In prima fila il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis.
Ottavio Lucarelli
(da “La Repubblica”)
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Giugno 6th, 2015 Riccardo Fucile
PER IL BRACCIO DESTRO DI ALFANO LE ACCUSE PARLANO DI TURBATIVA A GARE D’APPALTO PER IL CARA DI MINEO
L’ex presidente della Provincia di Catania, oggi deputato nazionale e coordinatore del Nuovo centrodestra in Sicilia, sotto accusa con altre 5 persone che secondo i pm di Catania “turbavano le gare di appalto per l’affidamento della gestione del Cara di Mineo del 2011 e prevedevano gara idonee a condizionare la scelta del contraente con riferimento alla gara di appalto 2014″.
Gara da 100 milioni definita “illegittima” dall’Anticorruzione, nel silenzio del Viminale.
La gestione del Cara di Mineo, al centro dell’inchiesta della Procura di Roma su Mafia Capitale, getta la propria ombra lunga sul governo. Giuseppe Castiglione, sottosegretario all’Agricoltura ed esponente del Nuovo Centrodestra, figura tra isei indagati per turbativa d’asta nell’inchiesta della Procura diCatania sull’appalto per la gestione del Centro assistenza rifugiati e richiedenti asilo di Mineo.
La notizia, anticipata dal quotidiano La Sicilia di Catania, ha trovato riscontro nel decreto con il quale i carabinieri hanno perquisito gli uffici comunali di Mineo.
I pm di Catania, che lavorano in coordinamento con i colleghi di Roma, ipotizzano che gli indagati “turbavano le gare di appalto per l’affidamento della gestione del Cara del 2011, prorogavano reiteratamente l’affidamento e prevedevano gara idonee acondizionare la scelta del contraente con riferimento alla gara di appalto 2014“. Quella stessa gara definita illegittima dal presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, Raffaele Cantone, i cui rilievi sono stati ignorati dal ministero dell’Interno guidato da Angelino Alfano.
Sei gli indagati nell’inchiesta siciliana sull’affare migranti, al centro delle mire della cupola romana: oltre a Castiglione, che è anche deputato nazionale e coordinatore del Ncd in Sicilia, “nella qualità di soggetto attuatore per la gestione del Cara di Mineo”, ci sono Giovanni Ferrera, “nella qualità di direttore generale del Consorzio tra Comuni, Calatino Terra di Accoglienza”, Paolo Ragusa, “nella qualità di presidente della Cooperativa Sol. Calatino”, Luca Odevaine “nella qualità di consulente del presidente del Consorzio dei Comuni”, e i sindaci di Mineo e Vizzini, Anna Aloisi e Marco Aurelio Sinatra.
L’appalto da 100 milioni di euro del 2014 per il Cara del paesino in provincia di Catania, il più grande d’Europa, è la storia più delicata politicamente e più rilevante dal punto di vista economico di Mafia Capitale.
Il Consorzio Calatino Terra di Accoglienza, che ha gestito le gare incriminate (dal 2011 a oggi) è stato guidato negli anni scorsi proprio da Castiglione, ex presidente della Provincia di Catania, che poi ha lasciato il posto alla sua compagna di partito Anna Aloisi, che di Mineo è sindaco.
Per il centro d assistenza sono finiti giovedì ai domiciliari i manager del Gruppo La Cascina, la storica cooperativa facente parte della galassia di Comunione e Liberazione.
Di Castiglione parla anche Luca Odevaine, secondo i pm il trait d’union tra la cupola e le istituzioni nella gestione degli appalti per l’accoglienza dei migranti, oggi agli arresti.
L’ex vicecapo di gabinetto di Walter Veltroni al comune di Roma ne parla il 21 marzo 2014 con il suo commercialista: inviato a Mineo da Franco Gabrielli per “fare la gara“, Odevaine — all’epoca membro del Tavolo di coordinamento nazionale insediato presso il Ministero dell’Interno — racconta del proprio incontro con il sottosegretario in un’intercettazione captata negli uffici della Fondazione Integra/Azione: “Praticamente venne nominato sub-commissario … eh del commissario Gabrielli … il Presidente della Provincia di Catania … che era anche Presidente dell’UPI … Giuseppe Castiglione … il quale … quando io ero andato giù … mi è venuto a prendere lui all’aeroporto … mi ha portato a pranzo … arriviamo al tavolo … c’era pure un’altra sedia vuota … dico eh “chi?” … e praticamente arrivai a capì che quello che veniva a pranzo con noi era quello che avrebbe dovuto vincere la gara”.
Castiglione si professa innocente: “Tutta questa vicenda è semplicemente assurda — si difende il sottosegretario — già sei mesi fa quando venne pubblicata la notizia sull’inchiesta a mio carico caddi dalle nuvole. Ora ci risiamo. Ma di cosa stiamo parlando poi?”.
Delle gare d’appalto per il Cara situato nella provincia di cui Castiglione è stato presidente.
“Feci una gara in piena emergenza” — racconta — quando l’ex ministro Maroni mi chiamò per l’emergenza immigrati chiamai Odevaine. In quel momento era il direttore della Polizia provinciale in carica a Roma, una persona autorevole, cosa avrei dovuto fare?”.
Qualche dubbio in merito alla gestione delle gare ce l’ha l’Anticorruzione. Il 27 maggio scorso , come anticipato da Marco Lillo sull’edizione odierna del Fatto Quotidiano, Cantone scriveva al ministro Alfano una lettera in cui definiva illegittimo l’appalto del Cara di Mineo vinto nell’aprile 2014 da un raggruppamento di imprese che comprende La Cascina.
“Tale problematica sarà sottoposta da Anac al giudice contabile per eventuali profili di danno erariale”, scriveva ancora il presidente dell’Anac.
Tutto inizia il 25 febbraio quando Cantone firma un parere sulla gara vinta dal consorzio. La gara sembrava ritagliata su misura del consorzio che già gestiva il Cara, quindi — scrive Cantone — è “illegittima” perchè “in contrasto con i principi di concorrenza, proporzionalità , trasparenza, im-parzialità e economicità ”.
E il Viminale cosa dice? Nulla, anzi. Il 25 marzo davanti ai parlamentari del Comitato Schengen il prefetto Mario Morcone difende l’operato di chi gestisce il centro: “Ho qualche dubbio sulla decisione del presidente Cantone. (…) A noi hanno detto sempre che il general contractor (come quello scelto da Odevaine e compagni per il Cara di Mineo, ndr) era la soluzione e che si risparmiava e ora improvvisamente per un contratto del 2013 si è stabilito che è stata impedita la partecipazione alle piccole e medie imprese. A certe situazioni bisogna fare attenzione, perchè ci sono sicuramente aspetti di opacità , ma anche tanta gente per bene”, conclude il prefetto.
Il 6 maggio Cantone prende di nuovo carta e penna e ribadisce per iscritto il proprio parere al Consorzio Calatino: la gara è illegittima.
Ma il 15 maggio Ferrera, direttore generale del Consorzio, firma e pubblica la determina che conferma l’appalto da 100 milioni e chiude la questione anche perchè l’Anac ha solo un potere consultivo.
L’appaltone è salvo. In tutto questo, il ministro dell’Interno Angelino Alfano resta ancora in silenzio.
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Giugno 6th, 2015 Riccardo Fucile
“VALORI SPOPORZIONATI RISPETTO ALLA MEDIA ITALIANA”
Agli occhi della procura, certi comportamenti sono reati. Punto. 
Se una gara d’appalto viene pilotata, si chiama «turbativa d’asta». È uno dei reati, per dire, che si imputano a Giovanni Fiscon, l’ex amministratore delegato dell’Ama, la municipalizzata di Roma per la raccolta rifiuti. Fiscon è uno dei manager della stagione di Alemanno, ma è soprattutto uno degli amiconi di Mafia Capitale.
La raccolta multimateriale (plastica, acciaio, alluminio, cartoni per bevande) per conto di Ama è in effetti uno dei business più succulenti per le cooperative di Salvatore Buzzi.
E ora si capisce il perchè. Le indagini sono andate avanti, infatti. E gli allibiti magistrati hanno scoperto che a Roma quel tipo di raccolta veniva pagato 900 euro a tonnellata. Uno sproposito, se si considera che a Prato lo stesso tipo di raccolta viene pagato 200 euro a tonnellata.
Parla chiaro, in un interrogatorio, l’attuale direttore generale dell’Ama, Alessandro Filippi, che si è insediato nel nuovo incarico il giorno dopo che il suo predecessore fu arrestato.
Gli chiedono: ha rilevato anomalie nella gara per il multimateriale assegnata nel 2014 da Ama? Sì, qualche anomalia l’ha riscontrata.
Primo, «la gara è stata indetta in ritardo rispetto ai tempi fisiologici, dettati dall’esaurimento delle risorse finanziarie relative ai precedenti affidamenti».
Secondo, «significativo è il ridotto numero dei partecipanti alla gara».
Ma soprattutto, terzo, è il prezzo. «Pare essere disallineato – dice l’ingegner Filippi – rispetto ai valori di benchmark di altre ed analoghe esperienze al momento disponibili di epoca coeva. Per esempio sul multimateriale pesante, per la provincia di Torino il valore di aggiudicazione è di 205 euro/tonnellata, a fronte di una base di gara Ama che fissa tale valore da 360 euro a 590 euro/tonnellata». In pratica a Roma il Comune paga lo stesso servizio più del doppio.
«Sul multimateriale leggero – insiste poi Filippi – appare significativa la dicotomia tra il valore Ama (900 euro/tonnellata) e il valore di aggiudicazione di Prato (200 euro/tonnellata) e il benchmark Federambiente, del 2012, di 300 euro/tonnellata».
Quel servizio che tanto interessava Buzzi, insomma, nella Capitale è pagato il triplo che nel resto d’Italia, se non addirittura il quadruplo.
Una manna per chi si aggiudica l’appalto. «In misura spropositata, rispetto ai valori medi praticati in Italia…», commenta il gip Costantini.
E si capisce meglio, allora, perchè la poltrona di Fiscon, pur messa pesantemente in discussione dal sindaco Ignazio Marino, viene difesa da Buzzi con le unghie e con i denti.
Accadeva a metà luglio scorso. Il sindaco è furibondo perchè la raccolta dei rifiuti va male e vorrebbe sostituire Fiscon, individuato come il responsabile dell’emergenza-rifiuti.
Ma Salvatore Buzzi vigila e muove le sue pedine.
«Viene convocata una riunione di giunta – ricostruisce il giudice – dove viene convocato Fiscon, alle 21, e una riunione dei capigruppo di maggioranza al Consiglio Comunale, alle 20… Una riunione che si conclude con un nulla di fatto. E’ in tale contesto che Buzzi si preoccupa di costruire il consenso politico tra consiglieri espressione della maggioranza e assessori, al fine di respingere l’offensiva del sindaco. Tra gli altri, viene contattato Coratti. La seduta di giunta si conclude e Buzzi, commentandone gli esiti, usa l’ennesima metafora, in questo caso di sapore calcistico: Marino-Fiscon 0-2».
Francesco Grignetti
(da “la Stampa“)
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Giugno 6th, 2015 Riccardo Fucile
TRATTATIVE DA SUK CON I POLITICI DEL CAMPIDOGLIO…PER I BIG NON BASTANO NEANCHE 100.000 EURO CASH
L’Aula Giulio Cesare è il suk in cui Salvatore Buzzi compra e vende.
Compra consiglieri, assessori, capi dipartimento.
Vende, fissandone il prezzo, i servizi della “29 giugno”, holding cooperativa del Terzo Settore dalle tariffe fuori mercato.
Come i 900 euro a tonnellata che, nel 2013, spunta con l’Ama per la raccolta di “rifiuti multimateriale” a fronte di un prezzo medio di 250-300.
O il milione e 630mila euro per la prima accoglienza, nel luglio 2014, di 580 migranti, poco meno di 2.800 euro a essere umano.
I suoi “ricarichi” sui prezzi di mercato sono nell’ordine del 50 per cento, fino a punte del 70, e questo lo rende un battitore unico, perchè da quella generosa cresta può ritagliare altrettanto generose “stecche”.
Insomma, una Mucca dalle mammelle d’oro, se lo si volesse parafrasare nella sua metafora. Naturalmente, domanda e offerta, come nel più volatile dei mercati, sono fluttuanti e dunque, documentano le 428 pagine dell’ordinanza, trovano un punto di incontro in una tariffa altrettanto volatile.
Quella che monetizza «l’asservimento della funzione politica e amministrativa » del corrotto.
«Quanto te posso da’? Dipende da quanto ce se guadagna», dice dunque lui, Buzzi, a Massimo Caprari, il consigliere centrista pronto a mettersi a catena per mille euro al mese.
Di fatto, dall’1 al 10 per cento del valore della posta in gioco. Un appalto, piuttosto che la madre di tutte le delibere. Quella che, ogni anno, deve votare l’Assemblea capitolina per autorizzare l’iscrizione fuori bilancio di oneri straordinari, la voce in cui vengono regolarmente caricate le gare vinte da Buzzi e da chi gli si associa.
Lo strumento necessario a rendere quei compensi esigibili.
LA CORSA ALLA MUNGITURA
È un mercato di cui si riesce a comprendere la meccanica solo se osservato da vicino. Come dimostra ciò che intercettano le cimici del Ros il 17 settembre 2014 alle 3 del pomeriggio. Buzzi interloquisce con una persona non meglio identificata cui spiega cosa sta accadendo.
Per far mettere all’ordine del giorno dell’Assemblea capitolina la delibera che autorizza i debiti extra bilancio, una partita che per la “29 giugno” vale 10 milioni di euro, si è impegnato a consegnare 100mila euro a Mirko Coratti, presidente dell’Assemblea. Ma qualcosa non va per il verso giusto
Buzzi: «Stamattina ho visto l’amico nostro, Luca, che m’ha portato a parla’ con Ferrari (Alfredo Ferrari, consigliere Pd e presidente della commissione Bilancio). Vogliono 30mila. Quindici Luca (Luca Giansanti, consigliere comunale e capolista della Lista civica Marino ndr) e quindici Ferrari.
Trenta extra rispetto al pacchetto di 100 (quello per cui Buzzi si è impegnato con Coratti ndr). Tanto è vero che, dopo che gli ho detto “sì”, è uscita l’agenzia di stampa con Ferrari che dice che cambia i numeri in bilancio (…) Non mi va però di dire agli altri che Luca (Giansanti) e Ferrari pigliano i soldi… «.
Interlocutore: «Quanto sarebbero?».
B: «Quelli so’ cazzi nostri. Noi abbiamo sempre detto 100, l’1 per cento. E l’1 per cento è 100 mila».
I: «Così è 1, 1,3, 1,5%».
B: «Sì, 130. Però noi teniamo quelli (Giansanti e Ferrari ndr.) veramente a nero. O, se no, potremmo di’: “Noi pensiamo a Ferrari e a Giansanti e voi pensate a tutto il resto. O, se no, potrei di’ “Ce sta’ 30 in nero e 100 in chiaro”.
I: «E certo (…) Ma non dobbiamo manco fa’ i nomi».
B: «Guarda, Coratti m’ha detto: “Ferrari è roba mia, per me non ve dovete preoccupa’”. Col cazzo! Ferrari c’ha detto: “Quanto Coratti. Se no, io non faccio un cazzo!”. Tutti così ormai sono».
I: «Ma io me lo immaginavo. Che t’ho detto?».
B: «Alla fine noi paghiamo i 30 e poi dovemo paga’ pure i 100. Perchè se gli dici 130, come fai a fa’ la ripartizione? Ce sto’ a pensa’ da stamattina alle 11».
IL VALORE DI UN’ASSUNZIONE
Già , non esiste “stecca para” tra i piranha dell’Aula Giulio Cesare. Al Pesce grande va dato 10 volte quello che prende il pesce piccolo. Coratti è un pesce grosso e per giunta lo chiamano “Balotelli” «perchè pensa solo ai cazzi suoi», «non fa squadra». Massimo Caprari è un pesce piccolo. Ferrari e Giansanti sono pesci medi. Francesco D’Ausilio, allora capogruppo del Pd in Campidoglio è un pesce grosso. Ma poichè c’è bisogno del voto di tutti per far approvare quella benedetta delibera dei debiti fuori bilancio (cosa che avverrà il 30 ottobre 2014), Buzzi e Francesco Ferrara, dirigente della “Cascina” ragionano sul da farsi, dando a ogni nome una tariffa.
Buzzi: «Senti un po’, con “Balotelli” non annamo da nessuna parte, eh… «.
Ferrara: «Eh, lo so».
B: «I centotrenta già so’ aumentati. Perchè qualcuno è venuto e m’ha inserito dentro Balotelli, capito?».
F: «Cazzi loro, cazzi…».
B: «Però bisogna che Balotelli parla co’ D’Ausilio. Se Balotelli parla co’ D’Ausilio è fatta (…) Te l’ho detto che Caprari è venuto da me? Voleva tre posti di lavoro!».
F: «Tre posti di lavoro?».
B: «Poi alla fine avemo concordato uno».
F: «Tre posti de lavoro cioè, proprio nun ce stanno, eh… Tre posti de lavoro so’ 40… So’ 30 mila euro l’anno. Ma che cazzo vuole?».
Trenta-quaranta mila l’anno ad assunto fanno 1.500, 2.000 euro al mese, che Buzzi contabilizza accanto alla “retribuzione base” del consigliere nella fascia più bassa. Un Caprari, appunto. Che così negozia con lui. «Voi come… rapportate, di solito, coi consiglieri? C’è la percentuale?».
E il mercante: «Dipende.. Dipende se ce se guadagna. Dal 5 al 10 per cento». Caprari pensa al 5, ma vorrebbe uno “chip” base: «Se me voi mette’ al cinque, me va più che bene così.. na stronzata (…) Mille euro al mese… «. Buzzi gli spiega che è quanto prendono altri. «Io, guarda, c’ho co’ te, co’ Pedetti e co’ Giansanti». Caprari ringrazia. Perchè in fondo è solo l’inizio: «Ah.. vabbè. Tu quand’è.. insomma, sai.. poi se s’apre uno spazio o cose… Dobbiamo cerca’ de fa cose più solide…».
L’ORGIA DEI CONTANTI
È un pesce grosso e dall’inesauribile appetito Luca Odevaine. Il 6 giugno, Carmelo Parabita, della cooperativa “La Cascina”, lo va a trovare con l’offerta finale che fissa il prezzo con cui intendono comprarselo per gli affidamenti e le quote nei Cara per migranti di Mineo. Un affare da 96 milioni di euro. Lo trova con il pallottoliere.
Parabita : «Volevamo capire poi la forma, perchè ai 10 (10mila euro al mese ndr.) si aggiungerebbero degli altri. .. eh. .. di chiudere tutto a 20 (20mila al mese ndr.)… se per te va bene. .. Più il variabile. .. cioè. .. più le aperture nuove. Cioè ai 20 si aggiunge Fiano, per esempio. .. che è quella che. .. speriamo che si aggiunga… dal primo gennaio sempre… «
Odevaine : «Guarda, ti dico la verità . Su Mineo avevo capito altro. Abbiamo fatto un accordo quando erano 2000 persone. Con 4000, abbiamo detto ok raddoppiamo. Per cui sul raddoppiamo… E sugli altri, francamente, non so. Diciamo tutto a 5000?».
P: «Lì non riusciamo più a cava’. I numeri non girano più come una volta».
O: «Lo so che non girano più come prima. Però, tra Enea e Staderini, ce stanno 800 persone».
C’è naturalmente anche da risolvere come prenderla quella montagna di grano.
Odevaine : «Da non trascurare il fatto che poi dobbiamo trovare pure la forma. Perchè se no qui ci vuole una stamperia (di fatture false per prestazioni inesistenti, lo strumento con cui dissimulare la tangente ndr.). Quanto saranno? Credo 600.000 euro all’anno, no? Non lo so, dimmi tu qual è secondo te una buona formula».
IL TASSAMETRO GIRA SEMPRE
Naturalmente c’è chi viaggia “fuori scala”. I “pezzi da 90”, come li chiama il mercante. Luca Gramazio e Giordano Tredicine. Per loro, la forbice entro cui contenere l’oscillazione della “stecca” non vale. Il solo Gramazio prende in dodici mesi oltre 100mila euro cash e 10 assunzioni che, nella contabilità di Buzzi, valgono, lo abbiamo visto, tra i 300 e i 400 mila euro complessivi l’anno. Mentre per Tredicine, vale la regola del “tassametro”. Lo paghi quanto lo usi. A minutaggio. Come Buzzi racconta ridendo a Carminati. «J’ho detto: a Giorda’, li mortacci tua, prima o poi devi scenne dal taxi, se no gira sempre er tassametro».
Carlo Bonini
(da “La Repubblica”)
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Giugno 5th, 2015 Riccardo Fucile
NON C’E FEELING CON IL TRASFORMISTA… AUTOGOL DI SALVINI: “I ROM SONO L’ULTIMO PROBLEMA ITALIANO”
Un alieno nel salotto degli industriali. 
Al convegno dei Giovani imprenditori di Confindustria a Santa Margherita Ligure, giunto alla sua 45° edizione, arriva Matteo Salvini.
Il leader del Carroccio abbandona la felpa per l’insolita veste in camicia e giacca, non la cravatta perchè “fa troppo caldo”.
Il trasformista cambia look a seconda dell’occasione.
È uno degli ospiti principali e sale sul palco per il suo intervento, ma ben presto si capisce che non è la sua platea.
I Giovani imprenditori lanciano un messaggio al Governo e alla politica chiedendo un maggiore coinvolgimento nelle strategie politiche.
“Ci interessa” è lo slogan del convegno, le nuove leve dell’imprenditoria chiedono di diventare “il consigliere indipendente del Cda” Italia, di “contribuire a scriverne il business plan.
Il presidente dei giovani industriali Marco Gay si rivolge direttamente a Matteo Renzi – assente al convegno così come all’Assemblea annuale di Confindustria della scorsa settimana — e dice: “Sfruttateci per le idee e non solo per le tasse”.
Per gli imprenditori under-40 è “finito il tempo del piove governo ladro”, Gay sottolinea che “non ci basta svolgere al meglio solo il nostro lavoro di imprenditori. Vogliamo partecipare, fare la nostra parte. Noi ci siamo. Sporchiamoci le mani”.
Davanti alla platea di imprenditori e politici, il discorso di Marco Gay vira poi verso la critica ai populismi. “Dobbiamo avere il coraggio di dire che il populismo è la più subdola delle tentazioni e non possiamo farcene scudo” afferma, senza far riferimento a questo o quel politico.
Ricorda poi che “dopo 20 anni, corruzione, scandali appropriazione indebita di risorse, tornano sulle cronache”, ma “questo mondo parallelo non appartiene a chi fa impresa rispettando le regole”.
Poi tocca a Salvini: ” oggi comincia un discorso che coinvolge ciascuno di voi, se volete sporcarvi le mani io ci sono perchè Salvini non si occupa solo di Rom e immigrati, che costituiscono solo l’ultima delle mie emergenze”, spiega sperando che all’esterno nessuno di chi l’ha votato in funzione anti-rom ascolti.
“Vorrei che se mio figlio che ha 12 anni decidesse di fare impresa la facesse qui, in Italia”, dove “chi fa impresa è colpevole, tassato, indagato a prescindere”.
Quando prende la parola, però, si capisce subito che la reazione della platea è freddina.
Salvini ribadisce la sua ostilità all’Unione Europea e all’euro così come sono concepiti oggi. Contro l’Europa che è “un enorme centro commerciale, con 29 negozi diversi, con tassazioni diverse, tutto diverso”, in cui “sono sempre meno quelli che si fermano al negozio Italia “. Contro l’Europa che “è nata con criteri economici e commerciali che odiano l’impresa italiana”. Contro l’euro che “è anti Confindustria, anti Italia, anti buon senso”.
Dalla platea, un imprenditore lo definisce “populista” e Salvini gli risponde: “Mi inorgoglisco quando mi danno del populista, lo considero un valore aggiunto”.
Nelle domande degli industriali emerge lo scetticismo per le sue tesi economiche “lontane dalle esigenze del Paese”, specie per la battaglia anti-euro.
“Il patrimonio immobiliare si svaluterebbe del 30% se non ci fosse più l’euro”, gli contestano.
Finisce con un tiepido applauso di cortesia l’intervento al Miramare del trasformista a cui non resta, dopo “il bagno” in sala, che indossare il costume e farsene un secondo in mare.
Anche perchè comincia a fare troppo caldo per le felpe multiuso.
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Giugno 5th, 2015 Riccardo Fucile
ABITI ELEGANTI PER IL LAVORO E BICIPITI POMPATI PER SFILARE
A papà Pinguino portano via il cucciolo in manette (del soprannome da National Geographic che Domenico Gramazio, 67 anni, ex parlamentare del Pdl, satrapo della destra romana, si porta addosso con una certa rassegnazione, parleremo tra un po’).
Suo figlio Luca, a 34 anni, è già stato capogruppo in consiglio comunale per il Pdl e alla Regione Lazio per Forza Italia: la barba curata, i Ray-Ban e tutto il resto, sempre in ghingheri per avere l’aria destrorsa seria e affidabile, più il bicipite pompato per poter sfilare se necessario insieme ai camerati di CasaPound, viene definito dai carabinieri del Ros una persona di «straordinaria pericolosità ».
È accusato di associazione di stampo mafioso con compiti precisi.
«Svolge – scrive il Gip Flavia Costantini – una funzione di collegamento tra l’organizzazione criminale, la politica e le istituzioni…».
Papà Pinguino lo adora.
Se dopo essere stato eletto con 18 mila voti, tuo figlio riceve la telefonata di congratulazioni di un criminale come Massimo Carminati, dovresti un poco impensierirti. Papà Pinguino, no. Anzi, va a festeggiare.
Trattoria «Dar Bruttone», via Taranto, quartiere San Giovanni, sera del 23 luglio 2013. I due Gramazio e, a capotavola, «Er cecato».
Brindisi e progetti, un vassoio di rigatoni con la pajata e la voce dei tre che, improvvisamente, s’abbassa (trucchetto buono per i tempi in cui Carminati cenava con la Banda della Magliana, ma adesso inutile: perchè quelli del Ros hanno ormai apparecchi sensibilissimi).
Scrive, ancora, il Gip Flavia Costantini.
«Luca Gramazio riceveva costantemente erogazioni di denaro da parte di Salvatore Buzzi – il ras delle cooperative – che agiva di concerto con Carminati. Tra le altre: 98 mila euro in contanti e 15 mila con bonifico di finanziamento al comitato Gramazio; più l’assunzione di 10 persone e la promessa del pagamento di un debito per spese di tipografia».
Luca Gramazio, dopo essere stato indagato nella prima fase di Mafia capitale, lo scorso dicembre decide di dimettersi da capogruppo: e, va detto, dentro Fi le sue dimissioni vengono accettate come se si stesse dimettendo allo scopo di avere più tempo per giocare a golf.
Invece, Luca ingrassa, si gonfia. E diventano sempre più evidenti i suoi sbalzi di umore: tipo che lo incontravi ed era preoccupato, triste, stanco, e dopo un minuto ti tornava positivo, ottimista, euforico. Aspetta anche il primo figlio. Nonno Pinguino, scriveranno.
Per l’anziano Gramazio una gioia che si mischia a dolore e, forse, paura.
Lui che non l’ha mai conosciuta. «Sono stato arrestato tre volte e nel 1976, dopo una manifestazione, un gruppo di autonomi mi accoltellò. Però io non mi sono mai lamentato. Anche perchè, non è per dire, ma le ho sicuramente più date che prese».
Le dava anche se le braccia erano un filo corte (ecco l’origine del soprannome). E comunque le gambe erano forti e in più aveva il vezzo di farsi fare i tacchi delle scarpe in ferro.
Di lui si occupa la Bbc , sono suoi i primi raid contro gli accampamenti nomadi, organizza marce riparatrici contro il Gay Pride, va a Gerusalemme e afferma che il fascismo non ha avuto responsabilità nell’Olocausto, Berlusconi lo fa eleggere al Senato e lui – il 24 gennaio del 2008, quando cade il governo Prodi – si esibisce in quella celebre penosa gazzarra (Gramazio urla come un pinguino in amore e beve spumante, il collega Nino Strano addenta felice una fetta di mortadella).
Hai un padre così, e non puoi farci niente. Però lui ti fa frequentare la sua sezione (a piazza Tuscolo, storica base missina): e allora ti metti a fare politica e hai subito un gran successo, il cognome è già famoso, sei figlio d’arte, e ti ci vuole poco a capire che i saluti romani sono anche un modo per fare affari. Soprattutto nella Sanità .
Perchè papà è stato presidente dell’agenzia per la Sanità della Regione quando governatore era il suo ex allievo Francesco Storace (con il quale poi ha litigato), vicepresidente della commissione Sanità del Senato e delegato alla Sanità quando il sindaco di Roma era Gianni Alemanno.
Un amore di papà che, attraverso la sua rete di amicizie, finanziatori e faccendieri, porta consensi al suo cucciolo.
Sì, dev’essere terribile vedersi poi portare via il proprio cucciolo in manette.
Fabrizio Roncone
(da “il Corriere della Sera”)
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Giugno 5th, 2015 Riccardo Fucile
CON L’ITALICUM IL BALLOTTAGGIO SAREBBE TRA PD E CINQUESTELLE
Swg ha aggiornato le intenzioni di voto con un sondaggio effetto il 4 giugno, 4 giorni dopo il voto
per le Regionali.
Il Pd segna il passo, anche se resta di gran lunga il primo partito con il 35 per cento (meno 2,5 in 20 giorni).
A seguire ci sono M5s con il 20,7 (più 2,5), Lega Nord con il 16,1 (più 2,,2), Forza Italia con il 13,9.
Supererebbero la soglia di appartenenza anche il Nuovo Centrodestra (3), Fratelli d’Italia (4) e Sel (3,4).
Da segnalare che l’Italicum prevede una corsa tra partiti e non tra coalizioni.
In caso di ballottaggio quindi andrebbero a testa a testa il Pd e il Movimento Cinquestelle.
Tuttavia se il centrodestra si unisse contro il centrosinistra in un’unica lista metterebbe insieme il 37 per cento dei voti.
Il Pd, qualora si unisse a Sel, sarebbe però ancora avanti con il 38,4%
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Giugno 5th, 2015 Riccardo Fucile
IL BRACCIO DESTRO DI ALFANO RITENUTO “INDIFENDIBILE”… POTREBBE LASCIARE ENTRO 48 ORE, MA PER ALFANO SAREBBE PERDERE IL CONTROLLO DELLA SICILIA
Il ministero dell’Interno si trasforma in una trincea di resistenza per Angelino Alfano. A metà pomeriggio da Palazzo Chigi è partito un tentativo di moral suasion per ottenere un passo indietro da Giuseppe Castiglione, diventato nell’immaginario collettivo già “l’impresentabile” sul business dell’immigrazione.
Per Renzi Castiglione è “indifendibile”. Il caso è “politicamente imbarazzante”.
Però Angelino resiste: “Castiglione non si tocca”.
E a fine giornata da Palazzo Chigi trapela: “la linea è garantista, aspettiamo di vedere quello che succede”.
Ecco: da un lato Angelino Alfano. Dall’altra Renzi. Come sul caso Lupi.
La differenza, fanno notare dentro Ncd, è che Castiglione non è uno qualunque.
È il braccio destro di Alfano, colui che nelle zone dove prolifera il business dell’accoglienza rastrella un consenso del 40 per cento per Ncd.
Per un partitino come quello di Alfano, dicono i ben informati, Castiglione e suo suocero, l’ex parlamentare Firrarello, altro rastrellatore di voti, sono figure vitali.
Gli portano l’uno per cento di voti su scala nazionale grazie ai voti in quelle zone.
Per questo, per tutta la giornata i senatori siciliani di Ncd, il grosso della pattuglia, si è attaccata a telefono: “Angelino, Castiglione non si tocca, va difeso”.
Non si contano le dichiarazioni di Schifani sul “polverone mediatico” attorno al sottosegretario.
Il panico però c’è. Perchè, dicono a microfoni spenti quelli che hanno parlato con Alfano, “Castiglione è un punto di attacco che rende vulnerabile Angelino”.
E già prevedono un “sacrificio”, magari non subito, magari tra 48 ore, per salvare la ditta. Anche perchè l’assedio è partito.
Con Sel che ha già annunciato una mozione parlamentare “di censura” al sottosegretario.
Pure i Cinque Stelle stanno valutando una mozione di sfiducia. E l’imbarazzo dentro il Pd è tangibile. Gianni Cuperlo, ospite dell’Aria che tira, ci va giù duro. “La posizione di Castiglione è insostenibile. Penso che sia una conseguenza abbastanza logica che rimetta le sue deleghe e il suo mandato”.
Pure Civati è pronto a dare fuoco alle polveri: “Renzi — dice – non si può voltare dall’altra parte. La vicenda di Cara Mineo è grave e già arrivare dopo la magistratura è stato un errore della politica e del governo. Ora che cosa si deve su Castiglione? Mi auguro che si dimetta immediatamente”.
Per ora i fedelissimi del ministro dell’Interno lasciano trapelare la linea del momento: Castiglione sarà difeso fino alla morte.
Ma, al tempo stesso, si capisce che c’è un problema che riguarda lo stesso Alfano: “Avrà la forza di difenderlo?” è la domanda che aleggia.
Perchè davvero mai il ministro è stato in una posizione così difficile. Il titolare del Viminale, responsabile della sicurezza nazionale, colui che col prefetto dovrà gestire l’eventuale scioglimento di Roma, si ritrova indagato tutto il suo “cerchio magico”, tutto siciliano.
Simona Vicari, sottosegretaria allo Sviluppo Economico, è indagata, come rivelò il Fatto, per concorso in falso dal momento che avrebbe fatto favori all’ex presidente della Regione Sicilia, Totò Cuffaro, in carcere.
Indagato per corruzione Francesco Cascio, ex presidente dell’Ars e oggi segretario regionale del partito di Alfano.
Indagato Castiglione nell’ambito di quella che dentro Ncd viene vissuta come “la madre di tutte le inchieste”.
Nelle carte proprio attorno Castiglione si configura un intreccio stretto tra Ncd e il “sistema Odevaine”.
È stato proprio Castiglione, quando era presidente delle province italiane (Upi), a nominare Odevaine come esperto al Tavolo di coordinamento nazionale per l’emergenza Nord Africa 2011 aperto presso il ministero dell’Interno.
Fu sempre Castiglione a nominarlo consulente del centro di accoglienza di Cara Mineo. E Castiglione è indagato per turbativa d’asta e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, in quanto soggetto attuatore per la gestione del Cara di Mineo.
E adesso Alfano rischia di uscire azzoppato davvero dalla vicenda. Con le opposizioni che già gli chiedono di riferire in Aula.
Chi lo conosce dice: “Rispetto al caso Lupi dove ci fu una frizione, con Castiglione non è immaginabile. Castiglione e Alfano sono una cosa sola. Giuseppe sarà costretto a lasciare perchè altrimenti il bersaglio diventa Alfano, ma la mossa sarà concordata”. 48 ore. Per Renzi di più non si può andare avanti.
E dentro Ncd in parecchi scommettono che Castiglione, prima della direzione del Pd, avrà già mollato.
(da “Huffingtonpost”)
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