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RENZI NON VA DA “AMICI”: MAFIA CAPITALE A UNA COSA ALMENO E’ SERVITA

Giugno 5th, 2015 Riccardo Fucile

LE VICENDE GIUDIZIARIE E IL CASO DE LUCA INDUCONO IL PREMIER AD ANNULLARE LE INIZIATIVE POP

Non lo hanno fermato gli scontri con i sindacati, men che meno con la minoranza Pd. Anzi, il premier ci ha sempre sguazzato dentro. Non lo hanno fermato nemmeno le regionali di domenica scorsa, test elettorale che il Pd ha vinto “5 a 2”, continua a ripetere Matteo Renzi, pur ammaccato dalla dolorosa sconfitta in Liguria e dall’affare Vincenzo De Luca ancora tutto da gestire.
Ma fin qui il premier avrebbe confermato la sua presenza stasera alla finalissima di ‘Amici’.
L’aveva anche annunciato la conduttrice Maria De Filippi: Renzi era atteso negli studi Mediaset. Quanto meno per recuperare il ‘trono’ che di recente gli è stato sottratto da Roberto Saviano, vissuto come ‘nemico’ a Palazzo Chigi, almeno ultimamente.
E invece no. Stavolta il premier si ferma.
A metà  giornata decide di annullare la sua presenza dalla ‘Maria nazionale’.
Sul suo tavolo è piombato anche il dossier su ‘Mafia capitale’ con quell’avviso di garanzia al potente sottosegretario all’Agricoltura, il siciliano Giuseppe Castiglione di Ncd.
Caso ancora tutto da gestire, anche questo come De Luca, che peraltro il premier ha ricevuto per un’ora oggi a Palazzo Chigi: urge formare al più presto giunta e vicepresidente per avere in governo Pd in regione prima che il governatore venga sospeso dalla legge Severino.
Motivi di opportunità  l’hanno tenuto lontano dal salotto tv di ‘Amici’, dicono nella sua cerchia.
Renzi stavolta ha optato per un’immagine decisamente più sobria, lontano dal popolare show che nel 2012, in piena campagna elettorale per le primarie del centrosinistra, lo vide protagonista spumeggiante, giovane leader tutta verve e giubotto di pelle.
Stasera non era il caso di pronunciare le prime parole di commento sulle elezioni di domenica scorsa nella cornice ovattata e pop di Maria De Filippi.
Finora infatti Renzi non ha mai parlato in tv del voto di fine maggio, lo ha fatto solo attraverso indiscrezioni diffuse con note stampa.
Ma ad ogni modo, non era il caso: non per l’esito del voto, che si sarebbe rivendicato anche e maggior ragione tra i giovani della De Filippi, ma per via dell’inchiesta ‘Mafia capitale’ e le nubi che lascia soffiare sul governo.
Perchè l’affare Castiglione, indagato e accusato di aver truccato la gara di affidamento della gestione del Cara (centro immigrati) di Mineo in Sicilia, è una piccola mina sotto la maggioranza di governo. Se non viene gestita con cura.
Castiglione è il luogotenente di Angelino Alfano in Sicilia, controlla le truppe dei senatori siciliani di Ncd, in quella maggioranza di governo sempre più risicata al Senato.
Insomma è un caso spinoso che certo non libera energie per gestire l’altro caos: quello campano. Anzi.
Oggi il premier ha incontrato per un’ora a Palazzo Chigi il vincitore delle regionali in Campania, Vincenzo De Luca. L’incontro era nell’aria da giorni.
Urge nominare quanto prima giunta e vicepresidente, colui o colei che faranno le veci di De Luca quando verrà  sospeso ai sensi della legge Severino per la condanna in primo grado per abuso d’ufficio.
E che sia una giunta con un’immagine pulita, fresca e in grado di risollevare la reputazione del Pd tra gli elettori a livello nazionale.
Renzi ha voluto analizzare da vicino la faccenda, a quattr’occhi con De Luca nella sede del governo.
Obiettivo: tentare di rimettere a posto tutti i cocci che rischiano di diventare schegge impazzite contro il governo.
Non è più aria di play station, il passatempo usato la notte delle regionali. Non è più aria di ‘Amici’. Meglio la cornice più istituzionale di Repubblica: domattina il premier parlerà  alla festa del quotidiano diretto da Ezio Mauro, nella difficile piazza di Genova.

(da “Huffingtonpost“)

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IL CLANDESTINO SALVINI NON SUPERA IL TEST D’ITALIANO. “MIGRANTE E ‘ UN GERUNDIO”

Giugno 5th, 2015 Riccardo Fucile

RESPINTO NELLA PADAGNA DEL MAGNA MAGNA, DOVE BELSITO GLI OFFRIRA’ UN GELATO DA “BALILLA” IN RICORDO DEI BEI TEMPI ANDATI

Fu proprio la Lega Nord a richiedere un test d’italiano per gli stranieri che giungono nel nostro paese: dovevano dimostrare di saper parlare la nostra lingua, prima di ottenere il permesso di restare in Italia.
Peccato che, adesso, il suo segretario, Matteo Salvini, si copra di imbarazzo per uno scivolone grammaticale.
Durante il suo intervento alla trasmissione Virus, su Rai 2, il leader del Carroccio ha infatti accusato la presidente della Camera Laura Boldrini, “rea” di aver “inventato” la parola migrante.
“Sono clandestini”, ha incalzato Salvini, “migrante è un gerundio”.
In realtà  migrante, oltre ad essere un aggettivo,   è il participio presente del verbo migrare.
Il gerundio dello stesso verbo è invece   migrando.
La gaffe corre veloce anche sui social: “Quindi se dai dell’ignorante a @matteosalvinimi, lo scambia per un gerundio”, scrive su Twitter Un caso cinico; “Se #migrante è un gerundio, #Salvini è un ignorando”, commenta Iris Tinuin .
Respinta la richiesta di asilo: il clandestino Salvini torni nella sua padagna del magna magna

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MAFIA CAPITALE, LE MANI DELLA CUPOLA SULL’EMERGENZA CASA

Giugno 5th, 2015 Riccardo Fucile

L’INDAGINE ORA PUNTA ANCHE SULL’ENTOURAGE DI ZINGARETTI

L’inchiesta su Mafia Capitale scava tra le carte e i corridoi della Regione Lazio e punta dritto verso l’entourage del governatore Nicola Zingaretti, scandagliando i modi in cui alla Pisana i suoi dirigenti hanno utilizzato i fondi per l’emergenza casa.
Tra le 21 perquisizioni effettuate ieri dai carabinieri del Ros, figura anche l’abitazione dell’ex capo di gabinetto del presidente, Maurizio Venafro.
L’ex braccio destro di Zingaretti si era dimesso il 24 marzo perchè iscritto nel registro degli indagati “in un’inchiesta relativa ad una gara d’appalto della Regione”, quella per l’acquisto del servizio Cup (il Centro Unico Prenotazione).
Il cerchio degli inquirenti tra gli uffici della Pisana continua a stringersi: in questa seconda tornata di arresti ai domiciliari è finito Guido Magrini, “potentissimo” direttore del dipartimento Politiche sociali, autore di una delibera che porta “al Comune di Roma 7,2 milioni di euro”.
Soldi su cui Salvatore Buzzi voleva mettere le mani in cambio del salvataggio della Cooperativa Deposito Locomotive Roma San Lorenzo, cara al Campidoglio.
L’ordinanza di custodia cautelare accende un altro faro sulla posizione dell’ex braccio destro di Zingaretti.
A chiamare in causa Venafro è lo stesso Magrini. L’11 dicembre 2013   il dirigente della Pisana è in compagnia di Salvatore Buzzi, braccio operativo della cupola, che gli passa al telefono Daniele Ozzimo, assessore alla Casa del Comune di Roma finito agli arresti, cui spiega per filo e per segno tutto l’iter amministrativo avviato per favorire il sodalizio.
In ballo c’è il Piano Straordinario Emergenza Casa: “Stamattina abbiamo chiuso con Maurizio Venafro e con De Filippis (Raniero, dirigente della Pisana, ndr) un po’ il pacchetto — racconta Magrini — loro stanno preparando per il 17 dicembre che è martedì, la prossima Giunta, una delibera quadro che riguarda l’accordo co’ Roma Comune sul tema generale della casa, i fondi alla cassa deposi… tutto quello di cui avete parlato, oh. Poi invece io vado in autonomia con una mia delibera…” che “porterebbe a Roma 7 milioni e 100/sette milioni e 2 più o meno”.
Somma che Ozzimo avrebbe dovuto far inserire nel bilancio 2014 del Comune. Risultato: il 17 dicembre 2013 la giunta di Zingaretti approvava la delibera 479 che stanziava 16,5 milioni di euro per l’emergenza abitativa. Il soggetto proponente è il Dipartimento Politiche sociali guidato da Magrini. Che con una successiva delibera stanziava altri 7.182.003,00 euro a Roma Capitale.
Perchè Mafia Capitale è interessata allo stanziamento?
E’ Buzzi in persona a fornire il quadro della situazione: “Guido Magrini c’ha in Regione i fondi per l’Emergenza alloggiativa che li girerebbe al Comune e dove io già  c’ho una convenzione in corso, hai capito?”.
In un’altra intercettazione il capo della 29 giugno entra nel dettaglio: “Magrini ce dà  sette milioni”, o meglio “da’ al Comune 7 milioni perchè noi dovemo fa’ l’operazione Cooperative San Lorenzo però non glie damo una lira”.
Di che operazione si tratta? Il 7 gennaio 2014 Buzzi aggiunge altri tasselli al puzzle: “La cosa segreta che nessuno deve sapere perchè sennò diventa quasi un reato è che noi abbiamo fatto un’operazione di salvataggio della cooperativa Deposito Cooperativa San Lorenzo, impegnandoci a comprare 14 appartamenti.. per un totale..32..32 appartamenti. Ne avemo venduti 18 e 14 noi. Questa è la cooperativa più antica di Roma, se non intervenivamo noi, falliva. Quindi c’ha chiamato Lega coop, c’ha chiamato. Magrini ha trasferito 7 milioni e 2 a Ozzimo, ha dato 7 milioni e 2 al Comune di Roma”.
Il 23 gennaio Buzzi torna sull’argomento: “Bisogna anda’ da Ozzimo, io c’ho preso appuntamento per mercoledì perchè dovemo fa’ un progettino pe i 7 milioni e 2..quindi Ozzimo ce ne da 5, noi gliene avemo portati 7..ce ne guadagnamo.. lui ce guadagna 2 milioni…”.
E la triangolazione si chiude.
Magrini fa un assist da 7,2 milioni al Comune di Roma. Ozzimo riceve palla e, si legge nella ricostruzione degli inquirenti, “ha posto in essere condotte finalizzate al rinnovo dei servizi per l’emergenza alloggiativa a favore della Eriches (cooperativa riconducibile a Buzzi, ndr), nonchè per l’adozione della memoria di Giunta Capitolina del 26.2.14 (…) con la finalità  di favorire i soggetti economici riconducibili a Buzzi”. In cambio la cupola salva la cooperativa San Lorenzo, cara al Comune: “Ponendo in essere detti atti contrari ai doveri dei loro uffici, gli stessi ottenevano da parte di Buzzi (…) a favore della Società  Cooperativa Deposito Locomotive Roma San Lorenzo, in gravi difficoltà  economiche (…) utilità  a contenuto economico, consistenti nell’acquisto di quattordici appartamenti al prezzo di 3.262.000 euro, dei quali erano erogati 120.000 euro come anticipo e parte del valore residuo ( 901.000 euro)”.
Il mosaico si va via via ricomponendo e l’inchiesta aggiunge nuovi tasselli all’identikit di quel “mister X” che, in cambio di 2.500 euro al mese, farebbe da tramite tra la cupola di Mafia Capitale e la Regione Lazio.
Era il 20 aprile 2013. Salvatore Buzzi stilava l’elenco delle persone che aveva a libro paga per controllare o fare da tramite con questo o quel politico: “Lo sai a Luca (Odevaine, ex vice capo di gabinetto dell’ex sindaco di Roma Veltroni e responsabile extradipartimentale della polizia provinciale, ndr) quanto gli do? Cinquemila euro al mese… ogni mese… (…) un altro che mi tiene i rapporti con Zingaretti duemilaecinque al mese”.
L’inchiesta lambisce la cerchia più ristretta dei suoi collaboratori, ma il governatore non si scompone: “Dalla Procura un lavoro importante e utile per fare chiarezza e rafforzare la legalità  nella Pubblica Amministrazione — si legge in una nota diramata da Zingaretti — da parte nostra, in Regione, in questi due anni, abbiamo fatto di tutto per governare bene, rafforzando la legalità  e la trasparenza. Andremo avanti così, sempre più determinati”.
Eppure il gruppo consiliare del M5S alla Pisana aveva chiesto spiegazioni.
Con una interrogazione a risposta immediata datata 5 marzo 2015, i consiglieri Perilli, Denicolò e Barillari chiedevano lumi al presidente del consiglio regionale Daniele Leodori circa i “rapporti tra il direttore regionale Guido Magrini e personaggi coinvolti nell’inchiesta Mafia Capitale in relazione a somme dallo stesso stanziate per l’emergenza abitativa”.
La giunta rispondeva parlando della “garanzia di una programmazione e di una gestione dei servizi stessi quanto più trasparente e vicina alle esigenze e alle peculiarità  dei territori della Regione”.

Marco Pasciuti
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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MAFIA CAPITALE, ALTRI 21 INDAGATI: C’E’ ANCHE L’EX ASSESSORE DI ALEMANNO, VISCONTI

Giugno 5th, 2015 Riccardo Fucile

DIRIGENTI COMUNALI, IMPRENDITORI E POLITICI… PERQUISITE SEDI DI NUMEROSE COOP DI DIVERSO ORIENTAMENTO POLITICO

C’è anche Marco Visconti, ex assessore all’Ambiente della giunta guidata da Gianni Alemanno. E nuovo provvedimento per Maurizio Venafro, ormai ex capo di gabinetto del governatore Zingaretti che si era già  dimesso tre mesi fa dopo aver appreso di essere indagato dalla Procura di Roma “in un’inchiesta relativa ad una gara d’appalto della Regione”.
E Calogero Salvatore Nucera, ex capo segreteria di Francesco D’Ausilio quando era capogruppo del Pd in consiglio comunale.
C’è Patrizia Cologgi, ex capo del dipartimento della protezione civile comunale.
Sono questi alcuni dei nomi dei ventuno indagati della seconda tranche di Mafia Capitale che ha portato ieri all’arresto di 44 persone.
Dirigenti comunali e politici che ieri sono stati perquisiti dai carabinieri del Ros su mandato del procuratore aggiunto Michele Prestipino e dei pubblici ministeri Giuseppe Cascini, Paolo Ielo e Luca Tescaroli.
Interrogatori di garanzia.
Intanto, è iniziata la prima tornata di interrogatori di garanzia per i destinatari delle ordinanze di custodia cautelare. Oggi saranno sentiti dal gip Flavia Costantini tutti coloro che sono stati reclusi a Regina Coeli: tra questi Mirko Coratti, già  presidente dell’Assemblea Comunale; Francesco Ferrara, dirigente della cooperativa “La Cascina”; il dirigente comunale Angelo Scozzafava e l’ex assessore della giunta Marino, Daniele Ozzimo. Domani sarà  la volta di tutti gli indagati portati ieri nel carcere di Rebibbia.
Nuovi indagati.
Avvisi di garanzia anche a Clelia Logorelli, responsabile parchi e giardini di Eur Spa, e a Mirella Di Giovine, ex direttore del Dipartimento Patrimonio.
Indagato anche Silvio Praino, imprenditore alberghiero riconvertito da anni nelle strutture di accoglienza dei migranti: è accusato di avere usato la sua amicizia con Odevaine per trasformare il suo hotel in un centro di accoglienza.
Indagato pure Antonio Pulcini, padre del costruttore Daniele, ieri colpito da misura cautelare e Maurizio Marotta, presidente della cooperativa Capodarco.
E ancora: Fabrizio Amore, Ettore Lara e Gabriella Errico, presidente della cooperativa sociale “Un sorriso” finita nell’occhio del ciclone qualche mese fa in seguito alle tensioni nel quartiere romano di Tor Sapienza tra i residenti e gli immigrati del centro di accoglienza di via Morandi.
E che le cooperative, bianche o rosse, fossero la rete per aggiudicarsi una serie di appalti milionari era chiaro: non a caso, tra le società  perquisite compaiono sia diverse del gruppo La Cascina, storicamente vicina a Comunione e Liberazione, sia la Cooperativa Edilizia Deposito Locomotive Roma San Lorenzo, da sempre vicina al centrosinistra.
Anche Abitus, Casa della Solidarietà , Domus Caritatis, L’Oliveto Import-export, La Cascina Global service, Segni di Qualità . “La cooperativa La Cascina ritiene di dover evidenziare che i provvedimenti che hanno interessato alcuni propri dirigenti non riguardano in alcun modo reati di mafia”, afferma, in una nota, il presidente del Consiglio di amministrazione, Giorgio Federici.
Scrivono i pm: “Visconti era assessore all’Ambiente, assessorato che ha un contratto di servizio con Ama e un forte potere di indirizzo verso la stessa azienda municipalizzata. Nell’assessorato vi era un dirigente preposto ai rapporti con Ama. Franco Panzironi, nella sua qualità  di presidente di Multiservizi, si era recato presso l’assessorato per riunioni con Visconti e gli altri operatori, tra i quali, alcune volte, Buzzi. In uno di questi incontri, verso la fine di settembre 2012, il citato assessore lo aveva chiamato in forma riservata e gli aveva detto che Buzzi era interessato a contribuire per le campagne elettorali del sindaco Alemanno e di Visconti medesimo con una cifra complessiva di 400mila euro da dividersi tra Alemanno e Visconti. Originariamente Visconti gli aveva chiesto di far transitare tali somme attraverso la Fondazione Nuova Italia, della quale lui era segretario e Alemanno presidente.
A Visconti i soldi dovevano arrivare in contanti, in ragione del fatto che si sentiva attenzionato da organi investigativi per vicende legate alla moglie. I soldi Buzzi li avrebbe portati in Fondazione dove poi Visconti sarebbe passato a prenderli. Gli appuntamenti per le consegne avvenivano all’esterno della Fondazione, ma per telefono. Effettivamente, nel 2013 avvennero tali consegne, circa 10   –   probabilmente 9 in vista delle elezioni regionali, 1 in vista della comunali. La prima volta Buzzi gli aveva detto che nel plico che gli consegnava vi erano 15mila euro. La dinamica della consegna a Visconti era sempre identica. Veniva Buzzi, consegna i plichi e successivamente venivano Visconti, il suo capo segreteria o un suo rappresentante a ritirarlo”.
Su Venafro, invece, i magistrati scrivono: “La faccenda riguarda la gara d’appalto per i Cup (centralino unico di prenotazione) della Regione Lazio da oltre 1 milione di euro. Nel gruppo economico riconducibile a Buzzi, con azioni ispirate dallo stesso Buzzi, Testa e Carminati e direttamente condotte da Gramazio, lui è intervenuto sulle intese raggiunte (per l’assegnazione del bando) modificandole e ottenendo a garanzia da Venafro la nomina della commissione aggiudicatrice di Angelo Scozzafava, ormai interlocutore dell’organizzazione all’interno delle istituzioni, che ha comunicato a Buzzi il contenuto dei lavori della commissione e ne ha orientato le scelte per ottenere il risultato”.

Maria Elena Vincenzi e Giovanna Vitale
(da “La Repubblica”)

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IDENTIKIT DELLA MANGIATOIA, DESTRA, SINISTRA E CENTRO

Giugno 5th, 2015 Riccardo Fucile

TUTTI HANNO AVUTO UN PREZZO NEL SISTEMA MARCIO DI MAFIA CAPITALE

Tutti si possono comprare. Perchè tutti, quasi tutti, hanno o hanno avuto un prezzo tra il Campidoglio, i suoi 15 municipi e la sede della Regione Lazio.
C’è il sindaco di Castelnuovo che s’è fatto pagare 50 centesimi per ogni immigrato ospitato nel centro fatto costruire nel proprio territorio.
C’è l’ormai noto Odevaine che da Buzzi e Carminati è arrivato ad incassare fino a 20 mila euro per aver truccato la gara del Cara di Mineo e affidarlo all’amico Salvatore Menolascina e alla cooperativa bianca La Cascina.
C’è l’avvocato compiacente, ne abbiamo trovati nel romanzo criminale di Mafia Capitale, amministratore unico di una società  fantasma (La Cosma) proprietà  di Carminati che era diventato il bancomat di fatture false per un totale di 150 mila euro.
C’è il consigliere prima comunale poi regionale e anche figlio d’arte (Luca Gramazio) che faceva approvare delibere e debiti fuori bilancio in favore di Buzzi e Carminati da cui ha ricevuto 100 mila euro in tre tranches;15 mila euro per il comitato elettorale; una decina di assunzioni e anche il saldo delle spese di tipografia.
E poi ci sono tutti gli altri: sono diciassette i politici e gli amministratori arrestati stamani per la seconda puntata di Mafia capitale, assessori di maggioranza e minoranza, consiglieri comunali, dirigenti e tecnici.
Se si contano anche quelli coinvolti nella prima puntata dell’inchiesta, il totale fa quaranta.
Una “mangiatoia” di destra e di sinistra e di centro, “perchè la mucca deve essere continuativamente foraggiata per poter essere continuativamente munta” dice Salvatore Buzzi, il ras delle cooperative rosse Eriches 29 giugno, mentre parla con il suo socio in affari, l’ex terrorista nero Massimo Carminati.
E’ un’altra di quelle intercettazioni destinate a segnare la cronaca di una capitale, Roma, e di un paese, l’Italia, dove la corruzione è diventata sistema e si annidata ovunque assecondando di volta in volta maggioranze e minoranze politiche.
Il quadro di quello che il gip Flavia Costantini definisce “l’articolato sistema corruttivo continuato nel tempo” è raccontato nelle 428 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare che giovedì all’alba ha raggiunto 44 persone.
Pagine che andrebbero lette insieme alle altre novecento che il 2 dicembre scorso raccontarono la prima puntata di Mafia capitale quando il procuratore Pignatone, l’aggiunto Michele Prestipino e i pm Luca Tescaroli, Paolo Ielo e Giuseppe Cascini scoperchiarono un pentolone di corruzione che sembra aver infettato ogni angolo della vita pubblica, dalla raccolta delle foglie alle gestione degli immigrati passando per l’emergenza casa e dei campi rom.
Gli investigatori del Ros dei carabinieri, che ormai dal 2010 incastrano tra Firenze e Roma le tessere di un sistema così marcio che è francamente difficile trovare un punto da cui ripartire, questa volta puntano gli occhi anche sulle cooperative bianche (La Cascina, legata a Comunione e Liberazione e destinataria dell’appalto del Cara di Mineo, di cui è stato arrestato l’amministratore Salvatore Menolascina) e su uno dei servizi più delicati per i cittadini: il Cup, la centrale unica delle prenotazioni sanitarie. Mazzette anche sulla salute, su paure, necessità  e speranze legate a una visita medica specialistica.
Se il sistema corruttivo, aggravato dal metodo mafioso, è sempre lo stesso — appalti in cambio di favori, case, soldi, posti di lavoro — la seconda parte di Mafia Capitale merita di essere raccontata tirando il filo dei suoi insospettabili protagonisti. L’identikit della “mangiatoia”. Quello che segue è l’atto di accusa della procura. Saranno poi i processi a confermare o correggere l’ipotesi dei magistrati.
ANDREA TASSONE, L’UOMO DI OSTIA
Dal 2013 presidente del X municipio, il brillante giovanotto che viene dalla Dc e poi dalla Margherita per approdare convintamente nel Pd nel 2007, sarebbe stato a libro paga di Mafia capitale. E dire che Ostia è il nervo scoperto della giunta Marino, quello dove più che altrove il sindaco e l’assessore Sabella stanno investendo in termini di legalità  e di lotta ai clan.
Bene, secondo il gip Flavia Costantini, Tassone, tramite il suo collaboratore Paolo Solvi, avrebbe incassato “somme di denaro non inferiori a 30.000 euro” tra il 2013 e il 2014. La modica cifra sarebbe stato il prezzo di alcuni favori. Tassone, “con atti contrari ai suoi doveri di ufficio e in violazione dei doveri d’imparzialità  della pubblica amministrazione”, ha preteso “gli appalti per la pulizia delle spiagge, sulla stabilità  delle alberature stradali e per le potature”.
E avrebbe favorito le cooperative di Mafia Capitale nelle deliberazioni del 26 maggio e del 31 luglio 2014”. Dice Buzzi in un’intercettazione: “Tassone è nostro, è solo nostro, non c’è maggioranza o opposizione, è mio”.
MIRKO CORATTI, IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO COMUNALE
L’uomo forte del Pd capitolino la cui parola d’ordine è “rigenerazione”, è stato arrestato “perchè — scrive il gip – ha posto il suo ruolo e la sua funzione di presidente del consiglio comunale al servizio di Mafia Capitale”.
Ha facilitato “sul piano politico e istituzionale” la gara Ama per la raccolta del multimateriale; “ha creato il consenso politico e istituzionale per confermare Giovanni Fiscon al vertice dell’Ama” compiacendo così gli interessi di Mafia Capitale ma andando contro i piani della giunta Marino “che voleva sostituirlo”.
Coratti s’è dato poi molto da fare “per sbloccare e destinare i fondi al X municipio” (quello di Tassone) e “sbloccare i fondi per il sociale, settore cui era interessato il gruppo Buzzi”. In cambio di queste a altre attività  (ad esempio “riconoscere i debiti fuori bilancio”) Coratti ha ricevuto 10 mila euro per la Fondazione Rigenera, la promessa di 150 mila euro e l’assunzione di una persona amica alla Cooperativa 29 giugno. In un sms del 7 agosto 2014 Buzzi scrive a Coratti: “Ho fatto una gara in Ati con Auxilium per la pref di Roma Abbiamo vinto 1005 posti (immigrati, ndr) per un controvalore annuo di 12 milioni. E l’uomo campa, male ma campa”. E siccome Mafia Capitale è molto attenta ai particolari, mille euro al mese erano garantite anche a Franco Figurelli, il segretario di Coratti.
DANIELE OZZIMO, “TESSERA DELLA TRASVERSALITA’ CORRUTTIVA”
Era l’altro uomo forte del pd romano. Si era dimesso a dicembre lasciando l’incarico di assessore alla casa. Giovedì è stato arrestato. Il gip scrive che “si metteva a disposizione di Buzzi prima come consigliere capitolino di opposizione, vicepresidente della Commissione Politiche Sociali e membro della Commissione Lavori Pubblici, Scuola e Sanità , poi, dal 2013, come assessore alla casa”. In cambio avrebbe ricevuto dal sistema mafia capitale “una costante erogazione di utilità  a contenuto patrimoniale”.
Nello specifico: il “posto di lavoro” per Tatiana Tomasetti e, “nel maggio 2013, l’erogazione di 20.000 euro, formalmente qualificati come contributo elettorale da parte di Buzzi che agiva in accordo con Carminati”.
In un’intercettazione in cui elenca le figure istituzionali a libro-paga, Buzzi fa riferimento a Ozzimo: “C’avemo…Ozzimo”. Il 29 luglio sempre Buzzi dice: “Gli unici seri lì che pigliano i soldi so Ozzimo ma dei nostri eh… parlo dei nostri… e pochi altri. Il contratto migliore che noi c’abbiamo è Ozzimo… basta che segue il lavoro s’è ripagato lo stipendio… C’avemo il 50 per cento su quel contratto”.
Scrive di lui il gip Costantini: “Le indagini svolte hanno evidenziato che Daniele Ozzimo, sia nel periodo in cui era semplice consigliere comunale di minoranza della giunta Alemanno, sia quando è stato in maggioranza con Marino, è stato una delle tessere di quella trasversalità  corruttiva che ha caratterizzato l’azione di Mafia Capitale nell’ultimo lustro”.
A DESTRA C’E’ GRAMAZIO, LUCA, “IL CAPITALE ISTITUZIONALE”
C’è il capitale umano. E c’è quello istituzionale. Ad esempio, Luca Gramazio. 34 anni, ex capogruppo del pdl nella giunta Alemanno e poi di Forza Italia alla Regione Lazio, Gramazio è, per il gip, “il collegamento tra Mafia Capitale e la politica e le istituzioni ponendo al servizio dell’organizzazione il suo ruolo politico”.
Rappresenta, nel sodalizio criminale, quel sistema di relazioni con uomini politici, apparati burocratici, soggetti appartenenti a vario titolo alle istituzioni, che costituiscono il contatto privilegiato dell`organizzazione con il mondo di sopra”. Il capitale istituzionale, appunto, colui che “elabora insieme ai vertici dell`organizzazione le strategie di penetrazione della pubblica amministrazione”.
Per fare questo gli sarebbero state versate mazzette per “98mila euro in contanti in tre tranches ( 50.000-28.000-20.000)”. Altri “15mila euro con bonifico per finanziamento al comitato Gramazio”. Poi “l’assunzione di 10 persone, cui veniva garantito nell’interesse di Gramazio uno stipendio”. E la “promessa di pagamento di un debito per spese di tipografia”.
Non solo. Gramazio jr è considerato dal gip “un asset di specifico peso” la cui crescita “politica e criminale, fa da contrappunto al progressivo eclissarsi dall’orbita criminale dell’organizzazione di Riccardo Mancini”.
A Gramazio è contestata l’aggravante mafiosa. In Mafia capitale prima parte lo si è visto spesso nei pranzi domenicali con Carminati e altri uomini legati alla destra storica romana.
MA C’E’ ANCHE TREDICINE
Giordano, il rampollo della famiglia di ex giostrai e ora proprietari di tutti i camion bar che punteggiano il centro di Roma. Ha fatto carriera il giovane (ha 33 anni), ed è entrato in consiglio comunale con Forza Italia.
E’ finito ai domiciliari per concorso in corruzione e concussione. Anche lui fa parte a piano titolo della “mangiatoia”. Buzzi e Carminati ne osservano interessati “la scaltrezza”. “Te dice na cosa, poi devi scende dal taxi perchè sennò gira sempre il tassametro…”. Per Carminati Tredicine è “uno che ricambia, che sta sul pezzo come nessun altro, serio, poi è poco chiacchierato nonostante faccia un milione di impicci”. In un’altra intercettazione Buzzi dice a Coratti: “A noi Giordano c’ha sposati e semo felici de sta co’ Giordano”.
L’APPALTO DEL CUP, LA REGIONE E IL CAPO DI GABINETTO
Maurizio Venafro è stato capo di gabinetto del governatore Nicola Zingaretti fino a un mese fa quando si dimise dopo un lungo interrogatorio in procura. E’ solo indagato per tentata turbativa d’asta ma è questo un filone che potrebbe portare ancora lontano. E creare qualche problema al presidente della Regione.
L’appalto della Centrale unica di prenotazione di tutta la regione Lazio era già  finito nel mirino della procura a dicembre scorso, poco dopo la sua aggiudicazione. Una gara da 92 milioni di euro vinta dalla cooperativa Manutencoop di Bologna. La cooperativa, visitata stamani dai carabinieri del Ros, si chiama fuori da tutto. “Noi non c’entriamo con mafia capitale”.
Alla fine della lettura dell’atto di accusa restano desolazione e rabbia. Comune e Regione restano simulacri di ciò che dovrebbero essere, la casa pubblica e trasparente della gestione di quel sistema di diritti e doveri che è la politica. E la speranza resta appesa a quel “quasi tutti” della prima riga.

(da “Huffingtonpost”)

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I MIGRANTI VALGONO L’8,8% DEL PIL E SONO SEMPRE PIU’ IMPRENDITORI

Giugno 5th, 2015 Riccardo Fucile

IN TANTI SVOLGONO LAVORI NON QUALIFICATI… ANCORA DIFFUSO LO SFRUTTAMENTO

Altro che palla al piede.
I migranti, per l’Italia, sono una ricchezza: producono l’8,8% del Pil, pari ad oltre 123 miliardi di euro.
È il dato che emerge dal Dossier Caritas/Migrantes “Migranti, attori di sviluppo“, presentato al Conference center di Expo.
La paga dei migranti resta più misera di quella, sempre bassa, degli italiani: in media un italiano al mese guadagna 1.326 euro, un cittadino comunitario ne prende 993, gli extracomunitari in media 942.
In questo pesano i casi di sfruttamento legati ad alcuni settori come quello del cibo: una delle contraddizioni che emerge maggiormente in questo rapporto presentato nell’Expo dell’alimentazione.
Secondo i dati raccolti dalle diverse esperienze della Caritas nelle campagne italiane, un migrante per raccogliere frutta arriva ad essere pagato anche un euro all’ora.
Per i migranti è ancora necessario svolgere lavori non qualificati. Lo fanno il 35,9%, contro il 7,8% degli italiani.
Forse anche questo contribuisce a mantenere più alto il tasso di occupazione rispetto agli italiani.
Per quanto il contesto generale veda una live flessione degli occupati rispetto all’anno precedente (-0,1%) il trend è positivo per comunitari e non comunitari, che aumentano rispettivamente del 4,6% e del 3,5%.
Ma gli stranieri in Italia sono sempre più imprenditori: l’ultimo dato disponibile è di Unioncamere e risale al 2013.
Segna in un anno un aumento del 4,5% arrivando a un totale di quasi 316 mila imprese. La maggior parte è in Lombardia (18,6% del totale nazionale), seguita dalla Toscana (10,3%), dal Lazio (10,7%) e dalla Emilia Romagna (9,5%).
Aumentano anche i nuovi italiani (dato 2012): sono 65.383, di cui 14.728 sono persone originarie del Marocco e 9.493 dall’Albania.
Le due provenienze rappresentano da sole più del 40% dei nuovi italiani.
La popolazione straniera censita nel 2014 è di 4,92 milioni ma le proiezioni Istat per la fine del 2015 prevedono di sfondare il muro dei 5 milioni.
La Lombardia ne ha più di un quinto: 1,12 milioni, seguita dal Lazio a 616mila e Veneto a 514mila.
Il lavoro è la prima causa di migrazione (48,2% dei permessi di soggiorno rilasciati) seguito dalla famiglia (40,8%).
Quasi quattro ricongiungimenti familiari su dieci riguardano uomini: un dato nuovo che sottolinea come l’immigrazione sia sempre più femminile.
Terzo motivo, in forte aumento, è la richiesta di protezione umanitaria o di asilo politico, che riguarda il 4,8% degli stranieri in Italia.
Fino all’ultimo rapporto, il quarto motivo era lo studio. Tra i motivi per cui si chiede protezione, acquistano sempre più spazio carestie e fughe da crisi alimentari, tanto che il rapporto dedica un capitolo agli “eco-profughi”.
Il settore dell’accoglienza, con gli ultimi arresti di Mafia Capitale, si dimostra ancora una volta uno dei più rischiosi.
Il dossier Caritas/Migrantes ricorda poi che l’Italia non è l’unica meta dei migranti.
Anzi, è undicesima per numero di persone accolte al mondo.
Primi sono gli Stati Uniti, seguiti da Russia e Germania.
Asia ed Europa insieme accolgono il 62% dei 232 milioni di migranti che si muovono nel mondo.
Dal 1990 la crescita delle migrazioni globale è del 50,2%. Il rapporto poi che il mercato delle rimesse è sempre più vasto: nel 2014 sono stati 435 miliardi di dollari.
Un quinto delle rimesse mondiali è diretta alla Cina, il 15,7% alla Romania e il 6,3% al Bangladesh.

(da “il Fatto Quotidiano“)

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GREENPEACE: AGRICOLTURA SOSTENIBILE IL VERO FUTURO DEL CIBO

Giugno 5th, 2015 Riccardo Fucile

LA PROTESTA SUI CIELI DI EXPO 2015

“L’agricoltura industriale fa male al Pianeta, invertiamo la rotta“: ecco il messaggio che sta sorvolando Milano “a bordo” del nostro dirigibile, indirizzato ai Ministri dell’agricoltura riuniti a Expo 2015 per il Forum Internazionale dell’Agricoltura.
Quale migliore visibilità  di uno striscione di quasi 200 metri quadrati nel cielo, per chiedere un cambiamento radicale dell’attuale sistema agricolo e di produzione del cibo?
Ai ministri, impegnati nelle prossime ore a discutere sul futuro di agricoltura e produzione del cibo, vogliamo infatti ricordare che c’è bisogno di un cambio di rotta: non possiamo continuare ad alimentare un sistema fatto di pesticidi e fertilizzanti di sintesi, OGM e monocolture intensive, e controllato da un ristretto gruppo di multinazionali.
Molti agricoltori sono già  pronti ad adottare pratiche agricole più sostenibili, ma sono ostacolati da un sistema economico che rende ancora troppo difficile abbandonare la dipendenza da sostanze chimiche, costose e inquinanti.
La verità  è che i Paesi che partecipano a EXPO non dovrebbero permettere alle grandi multinazionali di promuovere un modello di agricoltura vecchio e malato che antepone il profitto alle persone, snaturando il senso che in origine aveva questo evento
Non possiamo più aspettare: servono impegni reali e concreti per promuovere un’agricoltura davvero sostenibile.
La buona notizia? Migliaia di persone sono già  parte del cambiamento e si stanno mettendo in gioco in prima persona sul nostro sito SoCosaMangio.Greenpeace.it   con impegni concreti da mettere in atto ogni giorno per cambiare il futuro del cibo e del Pianeta.
Partecipa anche tu

(da “greenpeace.org”)

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INTERVISTA A SUSY DE MARTINI: “TOTI IN LIGURIA FINIRA’ PER PROPORRE SCHETTINO COME PRESIDENTE DEL PORTO DI GENOVA”

Giugno 5th, 2015 Riccardo Fucile

“SI’ ALL’EUROPA DEI POPOLI, NO A QUELLA DELLA FINANZA E DELLA PERDITA DI SOVRANITA'”… “CON L’INIZIATIVA DI FITTO QUALCOSA NEL CENTRODESTRA SI STA MUOVENDO, SIAMO SOLO ALL’INIZIO”

È stata l’antesignana e, per certi versi, la “curatrice” della mossa di Fitto di lasciare il Ppe per aderire al gruppo dei Conservatori e riformisti europei (Ecr), guidato da David Cameron.
Susy De Martini, neuropsichiatra, ex europarlamentare del Pdl, e oggi rappresentante in Italia dell’Ecr, due anni fa — prima italiana — ha deciso di abbandonare il Partito Popolare Europeo, inaugurando di fatto una nuova strada per il centrodestra.
Onorevole De Martini, è corretto dire che Fitto ha ripercorso una strada da lei indicata?
«Io sono uscita dal Ppe per una coerenza nei confronti degli elettori: non si può criticare in Italia l’atteggiamento della Merkel, e poi andare in Europa e indossare un’altra casacca, quella del Ppe, cioè del partito della Merkel, in una forma di schizofrenia politica. Facendo questo, si diventa complici del vero patto del Nazareno, che avviene a Bruxelles tra Ppe e Partito socialista e costringe l’Europa all’austerity. Apprezzo pertanto il gesto di Fitto, che ha avuto il coraggio di sottrarsi a quell’abbraccio mortale e di appoggiare Cameron in tempi non sospetti, prima ancora che lui vincesse».
Cosa comporta, in soldoni, stare dalla parte di Cameron e non della Merkel?
«Significa chiedere di abbassare le tasse, di ridurre la spesa pubblica superflua, di investire nella produttività , di creare posti di lavoro, cosa che la Gran Bretagna sta già  facendo, con oltre 1000 occupati in più al giorno e 2 milioni di posti in più negli ultimi due anni. E poi significa rifiutare la logica dell’uomo solo (o della donna sola) al comando, come capita in Europa con la Merkel, e come è capitato e sta capitando in Italia prima con Berlusconi e adesso con Renzi».
Si potrebbe sintetizzare la vostra posizione, dicendo che non siete nè euro-entusiasti alla Renzi nè euroscettici alla Grillo o alla Le Pen?
«Preferisco metterla in positivo: noi siamo eurocritici. Va bene l’Europa della pace e dei popoli, ma non quella delle tasse e della perdita di sovranità  nazionale. Sui temi della politica estera, riteniamo che sia inutile affidarsi a una difesa unica europea: meglio valorizzare la Nato. Quanto all’immigrazione, riteniamo che si dovrebbe rivedere il trattato di Dublino (quello secondo cui il migrante può ottenere diritto d’asilo solo nel Paese europeo in cui arriva, ndr), stabilire un programma di aiuto ai Paesi africani per contenere i flussi e controllare le partenze dei migranti, attraverso navi dell’Alto Commissariato dell’Onu. Basta con la retorica buonista di accogliere tutti».
Eppure queste proposte sembrano non essere ascoltate dall’Ue e dalla Mogherini…
«Federica Mogherini è una persona perbene, ma non adatta a quell’incarico, non al livello degli altri leader internazionali. Perdipiù il suo ruolo non ha alcun peso politico, come ha già  dimostrato il suo predecessore, Catherine Ashton. I veri commissariati che contano in Europa sono quelli economici».
Alcuni contestano al vostro gruppo un’apparente contraddizione: è impossibile essere conservatori e riformisti insieme.
«La verità  è che la rivoluzione conservatrice e quella liberale sono due movimenti che si tengono. Lo aveva capito bene Margaret Thatcher, che è stata la prima a coniare lo slogan “conservare e riformare”. La semplice conservazione dei valori è un atteggiamento da ottusi; così come lo è la volontà  di riformare o di rottamare tutto. Il segreto sta invece nel rendere vivo, adeguato ai tempi, il deposito della tradizione».
La scelta del vostro gruppo, anche a livello internazionale, sembra netta: dalla parte di Washington e non di Mosca…
«Certo, perchè i Conservatori e riformisti fanno capo a un’alleanza più vasta, di cui sono parte i Repubblicani americani. E con quel mondo bisogna interloquire, arrivando alla firma del Ttip, il trattato commerciale con gli Usa, che consentirebbe di eliminare le barriere doganali tra Europa e Stati Uniti e creare un mercato unico. Quell’accordo garantirebbe 400mila posti di lavoro in più nel nostro continente e l’aumento del 30% delle nostre esportazioni. Ma la firma del trattato è osteggiata dalla Germania, che così facendo vedrebbe minacciata la sua egemonia sul commercio interno europeo».
Venendo in Italia, Fitto ha appena creato il gruppo dei Conservatori e riformisti in Senato. Da quali temi si riparte, e con chi si inizierà  a dialogare per un’alternativa a Renzi: Tosi, Meloni, Passera?
«Il movimento di Fitto è ambizioso: punta ad attirare investimenti in Italia, ad abbassare le tasse, a non far andar via i giovani dal nostro Paese. Quanto alle alleanze, i nomi che lei fa sono tutti validi e sarebbe bello costruire con loro qualcosa insieme».
Intanto, ritiene soddisfacente la performance di Fitto in Puglia (18,3%)?
«È stato un risultato straordinario, se si considera che ha avuto solo venti giorni per mettere su la lista e il suo candidato, Schittulli, ha ottenuto 4 punti in più rispetto alla Poli Bortone».
E la vittoria di Toti nella sua Liguria, invece?
«Lì il trionfo è stato di Salvini, non di Toti. E comunque è imbarazzante che Forza Italia abbia scelto un candidato che non sapeva neppure dove fosse Novi Ligure, uno convinto che l’acquario di Genova venisse gestito dal Comune e non dai privati, uno che vuole Bertolaso come assessore alla Sanità . A questo punto, gli suggerirei di scegliere Schettino per guidare il porto di Genova…».

Gianluca Veneziani
(da “L’lntraprendente“)

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“NIENTE PRIMARIE, NON MORIREMO LEGHISTI”: ORA BERLUSCONI SI SCOPRE CONTRO SALVINI

Giugno 5th, 2015 Riccardo Fucile

LO STATO MAGGIORE FORZISTA ALZA LE BARRICATE PER ARGINARE IL CARROCCIO

La grande paura di morire leghisti. Sotto la cappa di Matteo Salvini.
Dentro Forza Italia è la sindrome più diffusa, palpabile nei capannelli che tornano a formarsi dopo il voto nel Transatlantico di Montecitorio, nella buvette del Senato.
Tra i berlusconiani la lotta per la sopravvivenza cammina di pari passo con quella per non essere schiacciati dal tritasassi del Carroccio. «Pronto a sfidare anche Berlusconi nel nuovo centrodestra », diceva ieri Salvini a Repubblica , ormai calato nei panni dell’“ anti-Renzi”
L’ex Cavaliere ha gradito pochissimo la sortita, racconta chi lo ha sentito in filo diretto da Arcore. E se non replica a tamburo battente, è per la campagna dei ballottaggi in pieno svolgimento, che lo riporterà  per altro oggi in piazza a Segrate in sostegno del candidato sindaco (stavolta quello di centrodestra, senza lo svarione dell’altra settimana, assicurano).
Le primarie da organizzare su due piani per consegnargli la vittoria a mani basse «Matteo se le scorda », gli hanno sentito confidare in privato.
La portavoce Deborah Bergamini mette in chiaro: «Noi siamo altra cosa rispetto alle uscite di Salvini. Lavoriamo al cantiere di un nuovo grande centrodestra. L’elettore ormai è fluido, non può essere racchiuso in schemi. Vuole dei rappresentanti che sappiano risolvere i problemi, non dei bravi comunicatori. Primarie? Non correrei tanto»
Il fuoco di sbarramento è tenuto alto soprattutto dai lombardi.
Dal capogruppo al Senato Paolo Romani – convinto che «noi dobbiamo lavorare all’area dei moderati, con la destra di Salvini non si è mai andati al governo » – alla coordinatrice lombarda Mariastella Gelmini.
Il neo governatore ligure Giovanni Toti, alleato del Carroccio, una prima apertura alle primarie di Salvini l’ha fatta, appena eletto. Ma giusto quella. Ed è sembrata più un gesto di cortesia.
«Da livornese ho fatto di tutto per non morire comunista, ho combattuto una vita per non diventare democristiano, ora farò di tutto per non finire leghista», racconta il senatore Altero Matteoli.
«Neanche il nostro vecchio Msi usava slogan come quelli di Salvini. Anche Bossi urlava al Nord, poi a Roma si comportava da uomo di governo. Come faremo ad arginare questo Salvini? Intanto niente primarie, non è così che si costruisce una classe dirigente. E poi facendo funzionare Forza Italia, strutturandola e radicandola nei territori».
Facile a dirsi, non è mai avvenuto in vent’anni. Ma in tanti ormai non vogliono darla vinta all’altro Matteo.
«Per come si sta muovendo adesso, le primarie le può fare giusto con la Meloni, non con noi» racconta la sua collega in Europarlamento, la forzista Lara Comi.
«La Lega è avanzata giusto un po’, passando dal Po all’Arno, ma ha un paio di punti più di noi solo perchè non si è votato al Sud, dove Salvini non esiste. Dunque, o si presenta da solo puntando al ballottaggio con Renzi, oppure sposi il progetto di un partito e una lista unica di centrodestra, ma a quel punto accettando di cambiare politica, toni e contenuti. Noi siamo popolari in Europa, non possiamo convivere con chi predica l’uscita dall’euro, solo per dirne una».
Poi c’è chi, come Augusto Minzolini l’altra sera al gruppo al Senato, sostiene invece che le primarie ormai Salvini le ha imposte, tanto vale cercare di disciplinarle. Anche perchè, sostiene poi Michaela Biancofiore, «Berlusconi le vincerebbe col 90 per cento».
Per non dire del fatto che il cappello di Salvini sta frenando il riavvicinamento di chi nell’Ncd lavora per la ricostruzione del centrodestra.
Tra loro potrebbe esserci il capogruppo al Senato, Renato Schifani, se non fosse per quel macigno: «È impensabile una coalizione a trazione Salvini, sarebbe un destracentro».

Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica”)

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