Giugno 26th, 2015 Riccardo Fucile
“CON NOI TANTI GIOVANI: NON ROTTAMIAMO LE PERSONE, MA LE IDEE DEL NOVECENTO”… ALLA PRIMA ASSEMBLEA SONO ACCORSE DUEMILA PERSONE
Un appuntamento con gli altri big fuoriusciti dal Pd, Fassina e Cofferati, il 4 luglio. 
E un altro, organizzato dalla sua associazione, «Possibile», il 17-19 luglio a Firenze, condiviso da altri movimenti: «Un’occasione per essere tutti insieme e cominciare a costruire un solo soggetto politico», spiega l’ex dem Pippo Civati.
In che tempi?
«Rispetteremo tempi e modi di tutti: fino a ieri l’altro Fassina ancora stava nel Pd, e non so se la fiducia sulla scuola porterà a un’altra diaspora in Senato… L’importante è che protagonisti siano gli elettori e non i ceti politici».
Un buon proposito già sentito altre volte.
«Vogliamo dare vita a un programma di governo che nasca dalla mobilitazione delle persone, dalla discussione più ampia possibile, non un soggetto che sia una sommatoria di sigle».
L’ennesima sinistra del secolo scorso?
«Ma no, c’è bisogno di ragionare – in termini nuovi e senza nostalgia – di politica, di sviluppo, di ricerca. Dobbiamo proporre cose che non esistono ancora, mettere in campo ricette economico-sociali che sappiano includere. Il fatto è che la parola innovazione è la più fraintesa del dizionario italiano».
Cosa intende dire?
«C’è chi ha pensato che la sinistra dovesse essere destra per essere innovativa. Il motivo per cui molti si sono allontanati dal Pd è che ha proposto soluzioni che avevamo già scartato perchè erano quelle di Berlusconi».
Facile dire soluzioni nuove, difficile realizzarle: una sinistra moderna cosa fa per prima cosa?
«Io metterei in campo una forma di reddito minimo sull’esempio del Trentino, togliendo gli 80 euro a chi sta bene, come la moglie del parlamentare che può farne a meno».
E sullo spinoso tema dell’immigrazione, cosa farebbe?
«Sulla questione dei campi rom, insieme ai Radicali di Roma, ho proposto di spendere i 24 milioni l’anno che già vengono spesi per individuare percorsi di inclusione e legalità . Non dobbiamo negarci i problemi: Salvini ne parla in modo strumentale e inaccettabile, noi dobbiamo affrontarli con proposte serie e misurate».
Fassina sembra voler tornare alla sinistra di prima del Lingotto: lei non è d’accordo, o sbaglio?
«Ognuno porta il proprio bagaglio e il proprio punto di partenza. Ma il problema non è cosa abbiamo fatto prima, ma cosa faremo da oggi in poi».
E sull’idea — sempre di Fassina – che la vera sinistra la interpreta papa Francesco, concorda?
«La vera sinistra è laica. Solo quando ha scelto la laicità come elemento fondamentale, allora può citare l’enciclica del Papa».
Anche lei vuole rottamare una vecchia idea di sinistra?
«Non ho mai amato il termine rottamazione, ma il concetto è che dobbiamo fare un ragionamento libero, non tanto dalle persone, ma dagli schemi del passato».
Infatti vuole includere anche chi, come Cofferati, non è un volto nuovo della sinistra…
«Domenica alla riunione di Possibile c’erano duemila persone, di età media più bassa della mia: e allora certo che ci può stare anche chi è più anziano ed esperto. La questione è generazionale in termini politici, su come si rappresenta il mondo di oggi. Perchè lo si vede anche sulle unioni civili: noi continuiamo a fare quel che altri hanno fatto dieci anni fa».
Non siete un po’ troppi leader per questo soggetto politico?
«E’ un problema che non mi sto ponendo: il leader lo farà chi meglio saprà interpretare la sfida che abbiamo davanti».
Che spazio avete secondo lei?
«Secondo me, il potenziale è del 10%. Dopodichè, certo, bisogna saperlo rappresentare».
Non un’impresa velleitaria come qualcuno insinua, allora…
«Velleitario è chi ha sbaraccato il centrosinistra, non chi cerca di gestire le conseguenze. E poi sa cosa le dico?».
Cosa?
«Anche di Grillo si disse che era velleitario. Si disse “vada alle elezioni e vedremo come andrà ”. Visto come è andata, speriamo lo dicano anche a noi…».
Francesca Schianchi
(da “La Stampa”)
argomento: Partito Democratico | Commenta »
Giugno 26th, 2015 Riccardo Fucile
L’IRA DEL COFONDATORE DOPO LA SFIDUCIA ALLA LOQUENZI… ORA DI MAIO DEVE SCEGLIERE TRA IL COFONDATORE E I “SUOI” PARLAMENTARI
Il golpe contro Casaleggio è in corso, ed è avvenuto quello che era stato segnalato: alla fine Ilaria Loquenzi, la capa della comunicazione del M5S alla Camera che tutti i deputati (poche volte si è sentita tale unanimità di giudizio) ritengono «priva di qualunque autorevolezza», e molti segnalano «anche priva dei titoli per quell’incarico», è stata sfiduciata.
Contro di lei nella tarda serata di mercoledì hanno votato in 26 deputati (17 a favore, 14 astenuti; una trentina, attenzione, ha fatto in modo di risultare assente).
Ma le conseguenze (e soprattutto i veri autori) di questo clamoroso attacco rivolto al cofondatore del Movimento vanno indagate e spiegate bene, nei limiti del possibile.
Non è che la Loquenzi fosse – contrariamente alla vulgata – particolarmente vicina a Casaleggio (semmai è vicina a Roberta Lombardi, che non s’è mai vista così fuori giri come ieri, investiva a male parole tutti quelli che considera responsabili dell’«agguato», definendoli «pezzi di m», e faceva girare la voce di un ruolo, inesistente, di Massimo Artini nell’operazione).
Semplicemente, appena dieci giorni fa il cofondatore dei cinque stelle aveva riconfermato sul blog, e a doppia firma con Grillo, che lei e Casalino al Senato restavano i capi degli staff di comunicazione.
Per un motivo: perchè sono i suoi tramite (specialmente il secondo, in realtà ) con i parlamentari.
La comunicazione nel M5S ha quasi la funzione di un ufficio di super-capogruppo, e sicuramente di trait d’union tra Roma e due capi che non sono a Roma.
Difendere a muso duro Loquenzi e Casalino significa – per Casaleggio – difendere il principio che lui e Grillo restano, nonostante tutto, i terminali ultimi del Movimento. Ma è ancora questa la realtà dei fatti?
Questa vicenda dimostra che, come minimo, al manager Casaleggio sfugge ormai la dinamica tutta politica della sua creatura.
Un mese fa lui stesso aveva detto al direttorio – che gli esponeva la necessità di «sostituire o affiancare» la Loquenzi – «se fate questo io me ne vado e vi lascio al vostro destino».
Ieri la reazione del manager milanese è stata, se possibile, ancora più furiosa, e proprio contro il direttorio: ha tenuto costanti contatti con Luigi Di Maio, il leader dei cinque.
L’ha così strigliato che il giovane napoletano si aggirava con l’espressione di un ragazzo bastonato e arrabbiato.
Il direttorio, attenzione, ha votato compatto a favore della Loquenzi; ma Casaleggio a questo punto è adirato in primis con loro, «siete stati incapaci, lavorate male, sono deluso da voi».
E voleva pubblicare subito sul blog un post feroce, sia contro i deputati, sia contro il direttorio, per il modo in cui è stata gestita l’intera operazione.
A finire nel mirino sarebbero non solo quelli che hanno votato contro, ma anche quelli che – consentendo che si svolgesse l’assemblea – agli occhi di Milano hanno creato le premesse per il crac.
Tra i voti contro ci sono stati quelli della capogruppo Francesca Businarolo, del vicecapogruppo Giorgio Sorial (che da mesi si vanta del fatto che la Casaleggio verrà esautorata), dell’ex capogruppo Fabiana Dadone, dei liguri.
Ma potrebbe essere rimosso, dal ruolo di presidente dei deputati, il veneto Federico D’Incà , uno dei volti «francescani» nei fatti (non a parole) del Movimento.
Che ha votato a favore di Loquenzi pur non stimandola.
Cosa farà adesso Casaleggio? Ragiona su due opzioni-ponte.
Fare Rocco Casalino, l’ex del grande fratello, capo anche alla Camera.
La controindicazione è che Casalino non è granchè amato dai deputati, e probabilmente finirebbe anche lui sotto attacco.
Oppure, piano B, nominare capa Silvia Virgulti, che viene dal network della Casaleggio, è molto vicina politicamente a Luigi Di Maio, e nei mesi scorsi ha raccontato in giro che «Casaleggio voleva nominarmi capa della comunicazione, ma io ho detto di no».
Se succedesse questo sarebbe una vittoria di Di Maio, o una perfidia di Casaleggio, che renderebbe a Di Maio molto più difficile il rapporto col gruppo parlamentare?
Il giovane leader del direttorio è in una tenaglia: deve scegliere se stare dalla parte dell’assemblea, sempre più anti-Casaleggio e vogliosa di autonomia (e magari usarla sottilmente assecondando la scalata, che coinciderebbe con la sua ascesa di leader in proprio), o restare al fianco di Casaleggio.
Una scelta da cui dipende la sua stessa carriera politica.
Jacopo Iacoboni
(da “La Stampa“)
argomento: Grillo | Commenta »
Giugno 26th, 2015 Riccardo Fucile
SI PUNISCE “CHI INFLIGGE INTENZIONALMENTE SOFFERENZE FISICHE E PSICHICHE ACUTE A UNA PERSONA CHE SIA SOTTOPOSTA A SUA CUSTODIA, PER ESTORCERE DICHIARAZIONI CONFESSIONI O PER MOTIVI DI ODIO RAZZIALE”: FORSE E’ QUESTO CHE PIACE A SALVINI?
Caro Salvini,
Provo grande tenerezza nei suoi confronti.
Dopo averla vista lanciare i suoi anatemi persino nei confronti di Papa Bergoglio, ora la vedo drammaticamente ridicolizzare le forze dell’ordine tutte di fronte a tutto il mondo.
Potenza della globalizzazione. Potenza, ma anche conseguenza del cosiddetto mondo globale.
Il proprio messaggio viene spietatamente diffuso via internet a moltitudini di persone indefinite che lo possono percepire in tutto il suo significato. Nel bene e nel male.
Nella sua valenza pregante o nella sua disarmante superficialità . Nella sua illuminante acutezza o nella sua ridicola stupidità .
Sempre e comunque.
Ma Lei, caro Matteo Salvini, ha mai studiato o solo letto il disegno di legge sulla tortura che tanto critica per compiacere la pancia di coloro che non possono non preoccupare, con le loro prese di posizione, Colui che ha la responsabilità di garantire la democrazia è la libertà è della Costituzione in questo Paese?
Prevengo subito le sue tanto scontate quanto banali repliche.
Ho già avuto modo di criticare questo disegno di legge come è stato modificato per la sua ridottissima applicabilità in concreto.
Non può riguardare il caso Aldrovandi, Uva o quello di mio fratello e nemmeno i fatti accaduti alla scuola Diaz o Bolzaneto durante il G8.
Quindi non parlo per motivi personali.
Allora lei mi dirà : “A quale titolo questa si rivolge a me intervenendo su questo tema se non la riguarda?”
Capisco che lei abbia difficoltà , allora, a comprendere il motivo del mio intervento per il solo fatto che non mi riguarda personalmente e che pertanto dovrei “fregarmene”, ma io, come cittadina italiana che si è letta la norma mi chiedo e le chiedo: è sicuro che punire colui che “infligge intenzionalmente sofferenze fisiche e psichiche acute ad una persona che sia sottoposta alla sua custodia, per estorcere dichiarazioni confessioni o per motivi di odio razziale “sia ostacolare l’attività delle forze dell’ordine?
Ma è sicuro? È sicuro di aver letto quella norma? Di averla capita?
Cioè, lei vorrebbe dire a tutti i cittadini che le forze dell’ordine debbono poter essere libere di arrecare intenzionalmente sofferenze fisiche e psichiche acute a coloro che sono sotto loro custodia per estorcere confessioni dichiarazioni o per odio razziale per poter fare bene il loro lavoro?
“Ma le forze dell’ordine non si comportano mai così”, giustamente, Lei mi obietterà .
E allora? Dove sta il problema?
Già . Il problema non esiste.
Ma se lei si scalda tanto insieme ad alcuni suoi compagni d’avventura del Sap, forse il problema esiste.
Esiste davvero.
Ilaria Cucchi
(da “Huffingtonpost”)
argomento: Giustizia | Commenta »
Giugno 26th, 2015 Riccardo Fucile
AI DOMICILIARI L’ASSESSORE PD DE GAETANO E FEDELE DI FORZA ITALIA
Peculato e falso: sono queste le accuse formulate a vario titolo a carico di consiglieri regionali della
Calabria in carica nella passata legislatura nell’ambito di un’inchiesta della Procura della Repubblica di Reggio sulla gestione dei fondi dei gruppi consiliari. I finanzieri del comando provinciale hanno dato esecuzione a 3 ordinanze di custodia cautelare degli arresti domiciliari e 5 ordinanze di divieto di dimora.
Nel corso dell’operazione, chiamata in codice “Erga Omnes”, sono stati sequestrati anche beni per 2,5 milioni di euro nei confronti di 27 indagati.
Le indagini, effettuate anche attraverso intercettazioni telefoniche e accertamenti bancari, avrebbero consentito di individuare discrasie tra le movimentazioni ed i saldi in conto corrente dei gruppi consiliari regionali negli anni 2010/2011/2012 e le presentazioni del rendiconto annuale.
In alcuni casi sarebbe stata riscontrata anche la presentazione di una doppia documentazione di spese per ottenere un doppio rimborso.
C’e’ anche l’assessore regionale ai Lavori pubblici e ai Trasporti in carica Nino De Gaetano (Pd), fra i destinatari delle misure restrittive emesse dalla Procura della repubblica di Reggio Calabria ed eseguite dalla Guardia di Finanza.
De Gaetano, non rieletto in occasione delle ultime elezioni, è comunque componente dell’attuale Giunta di centro-sinistra ed è stato sottoposto agli arresti domiciliari. Domiciliari anche per l’ex parlamentare di Forza Italia e del Pdl Luigi Fedele.
Per il senatore Giovanni Bilardi (Nuovo centrodestra) i magistrati dovranno ottenere l’autorizzazione del Parlamento.
Il divieto di dimora è scattato per un ex autista di Bilardi e per quattro ex consiglieri. Inoltre tra gli arrestati c’è l’ex assessore regionale ai Trasporti Luigi Fedele, di area Ncd.
Proprio sulla presenza di De Gaetano – sfiorato da un’inchiesta per voto di scambio politico-mafioso – in giunta, l’ex ministro degli Affari Regionali, Maria Carmela Lanzetta, decise di non entrare nella giunta guidata da Mario Oliverio.
“Non c’è chiarezza sulla posizione di Nino De Gaetano – aveva detto -, pur avendolo conosciuto come assessore regionale impegnato nella difesa dei lavoratori precari”.
L’inchiesta pare essere la stessa sulle spese pazze dei consiglieri e si attende la conferma nella conferenza stampa degli inquirenti.
Come riporta un articolo di Repubblica del 23 maggio 2013, i finanzieri indagando sui falsi rimborsi hanno trovato di tutto, dal biglietto per assistere a uno spettacolo di “lap dance” al biglietto del “Gratta e Vinci”, dai “santini” da mille e 200 euro, ai viaggi ingiustificati all’estero e in Italia.
Trasferte singole, di coppia e persino di gruppo, visto che un rappresentante del parlamento calabrese aveva affittato un pullman a Chianciano.
Prezzo rimborsato 3.700 euro tondi.
Una città che piace molto ai politici del sud. Tanto è vero che tra le fatture di un gruppo sarebbero stati rinvenuti numerosi rimborsi per soggiorni in quella località , a volte di sole poche notti, ma sempre in alberghi di livello.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: Giustizia | Commenta »
Giugno 26th, 2015 Riccardo Fucile
I PREGIUDIZI CHE SI RIPETONO
In questi ultimi mesi, soprattutto sui social network, è esplosa la discussione sui migranti.
Alcune argomentazioni vanno per la maggiore, soprattutto per richiedere uno stop all’accoglienza. Però, più le sentivo più mi sembrava di averle già sentite.
Così ho fatto una piccola ricerca sulle lettere che Specchio dei Tempi riceveva negli Anni Cinquanta.
All’epoca la polemica era sui migranti del Sud Italia.
Ecco cosa è venuto fuori.
COSTANO TROPPO
Avete presente quando avete 20 anni? Uno non se ne accorge, poi li rimpiange nei successivi 60.
Il periodo 1950-1963 è universalmente riconosciuto come quello del Miracolo Italiano, il boom economico che non si è mai riusciti a replicare.
Il costo? Forse bisognerebbe fare due conti seri anche oggi.
Secondo due rapporti della fondazione Leone Moressa e Andrea Stuppini, un collaboratore de «lavoce.info», nel 2014 le imprese create dagli immigrati in Italia hanno creato valore aggiunto per 85 miliardi di euro.
Togliete tutte le spese per l’accoglienza e il respingimento, aggiungete le entrate che provengono dai migranti: l’Italia ha guadagnato 3,9 miliardi.
FACCIAMO ENTRARE DEI CRIMINALI/TERRORISTI
Ovviamente non si tratta di percentuali vere, ma questa era la percezione all’epoca. Percezione che si ha tutt’oggi.
Questo perchè, quando si parla di migranti, è quasi sempre nelle pagine di cronaca nera.
Nel 2014 su due dei principali giornali italiani la percentuale di articoli sui migranti finiti in cronaca batteva sul 70-75%.
Non si hanno notizie di attentati su suolo europeo di terroristi migranti.
Il più sanguinoso atto di terrorismo avvenuto in Europa dal Dopoguerra è stato compiuto da Anders Behring Breivik, norvegese, cattolico: 77 vittime nel 2011.
CI RUBANO IL LAVORO
È una delle argomentazioni più in voga. Se lo era durante il Miracolo Economico, figuriamoci oggi che siamo in crisi recessiva.
Secondo i dati Istat, però, in Italia ci sono 2,4 milioni di occupati stranieri (il 10,8% del totale).
I due mondi non si toccano.
Il 63% degli immigrati è relegata a una decina di mestieri, quasi tutti poco qualificati e in cui non si trovano quasi italiani: badanti, spaccapietre, raccoglitori di ortaggi.
La crisi, poi, ha colpito più gli immigrati che gli italiani: 9 punti rispetto ai 2,8 dei nostri connazionali.
PORTANO MALATTIE
Beh, all’epoca si diceva anche questo. Quando una popolazione si sposta porta con sè le malattie tipiche della sua area di provenienza.
Lo sanno bene le popolazioni precolombiane, sterminate dal vaiolo e dal morbillo portate dai conquistadores spagnoli.
Ma una cosa sono le malattie, un’altra le fobie.
Prendiamo l’Ebola. Ha ucciso 11.184 persone su 27.341 infetti (dati World Health Organization aggiornati al 17 giugno), in pratica tutte in Guinea, Liberia e Sierra Leone (11.169).
Questo perchè da quelle parti hanno strutture sanitarie pessime. In Italia, Spagna, Regno Unito e Usa si contano 7 casi, un solo morto. Negli Stati Uniti.
SONO VIOLENTI E MALEDUCATI CON LE DONNE
La cultura e le tradizioni hanno il loro peso, questo è un fatto.
E sicuramente in alcuni Paesi il ruolo della donna è insopportabilmente schiacciato. Ma anche gli italiani non sono ben messi: due anni fa su 131 femminicidi, 94 sono stati perpetrati da italiani.
C’è ancora molto lavoro da fare, su tutti i fronti.
Raphaà«l Zanotti
(da “La Stampa”)
argomento: Immigrazione | Commenta »
Giugno 26th, 2015 Riccardo Fucile
PROFUGHI, COMPROMESSO NELLA NOTTE: MA LA TRADIZIONE ITALIANA NON HA NULLA A CHE FARE CON QUESTA EUROPA DI MERCANTI E VIGLIACCHI
Si litiga furiosamente a Bruxelles sul piano europeo per ripartire tra i Ventotto 40mila migranti
sbarcati in Italia e Grecia e altri 20mila rifugiati nei campi Unhcr in Africa.
I governi dell’Europa orientale fanno blocco, cercano di affondare il pacchetto chiamato a far crescere politicamente l’Unione nel nome della solidarietà .
Matteo Renzi, insieme ad Angela Merkel e Franà§ois Hollande, è durissimo contro il blocco dell’Est guidato da Polonia, Lettonia, Repubblica Ceca e Slovacchia.
Ma va in scena anche uno scontro istituzionale ai massimi livelli con un inedito litigio tra il numero uno della Commissione ed autore del piano, Jean Claude Juncker, e il presidente del Consiglio europeo, il polacco Donald Tusk.
Alla fine, intorno alle due e mezza del mattino, la fumata bianca.
Arriva un compromesso che Renzi commenta così: “Si poteva fare di più, ma è un primo passo e sono contento che l’Europa riconosca che il problema della migrazione è di tutti”.
Ma la drammaticità del negoziato viene confermata da un diplomatico di lungo corso secondo il quale “lo spirito di questo vertice è stato uno dei peggiori che si siano vissuti da decenni”.
A causa della discussione sulla Grecia il dossier immigrazione slitta di un paio d’ore e viene affrontato dai leader a cena.
Sono circa le otto di giovedì sera quando scatta l’agguato del fronte dell’Est.
Nei giorni scorsi, proprio per venire incontro alle perplessità di Spagna, Francia e dell’ex blocco sovietico, gli sherpa avevano diluito alcuni passaggi del piano.
Lo schema prevedeva di far approvare il meccanismo a luglio dai ministri degli Interni, che avrebbero cambiato i criteri per le quote di ripartizione tra i singoli paesi per venire incontro a chi, come la Spagna, già fa molto sul fronte accoglienza.
E poi far sparire le quote obbligatorie sostituendole con una formula che avrebbe evitato il precedente giuridico sgradito ad Est senza tuttavia cambiare la sostanza del piano, che sarebbe rimasto di fatto vincolante per tutti.
Nelle previsioni della vigilia questo maquillage lessicale avrebbe permesso al testo di passare, ma a inizio cena si è capito che le cose non sarebbero andate così. Prima il no secco dei paesi dell’Est.
Poi il colpo di scena: l’ex premier polacco Tusk – così raccontavano diverse delegazioni – tradisce la neutralità richiesta dal suo ruolo di presidente del Consiglio europeo e si schiera apertamente con la fronda orientale sposando la causa della volontarietà . Facendo infuriare Juncker.
Un gravissimo scontro istituzionale tra Consiglio e Commissione al termine del quale il lussemburghese apostrofa il collega: “La tua posizione è oltre le tue competenze, io vado avanti da solo”. Allusione al fatto che la proposta avanzata a maggio da Bruxelles può comunque passare a maggioranza dei governi.
Anche la Merkel e Hollande sono furiosi. Renzi con toni pacati è durissimo nei contenuti: “Se non siete d’accordo con 40mila migranti non siete degni di chiamarvi Europa. Se questa è la vostra idea di Europa tenetevela pure, o c’è solidarietà o non fateci perdere tempo”.
Il fronte dell’Est non vuole alcuna forma di obbligo, nemmeno implicito, sulla ripartizione dei migranti. I toni di voce sono sempre più alti, vola qualche parola pesante. Anche il “ministro degli Esteri” dell’Unione, Federica Mogherini, interviene dicendo che “se non siamo capaci di dividerci i migranti non siamo la grande Europa che può negoziare in giro per il mondo”.
Intorno alle undici di sera, terminato il dessert, la riunione viene sospesa per una trentina di minuti in modo da raffreddare gli animi e gli sherpa di Tusk tirano fuori una nuova bozza.
“Inaccettabile”, scandiscono Renzi, Juncker e la Merkel tornando al tavolo negoziale. Le ex quote sono su base puramente volontaria e il meccanismo deve passare per consenso: significa depotenziarne del tutto la base giuridica e non permettere a luglio ai ministri degli Interni la minaccia della prova di forza del voto a maggioranza per superare la minoranza di blocco.
Il che spiega l’irritazione di Juncker, che aveva fiutato la trappola. Renzi risponde a un durissimo intervento della presidente lituana Dalia Grybauskaite: “Non accetto questa discussione meschina ed egoista, o fate un gesto anche simbolico o l’Italia può permettersi di fare da sola, è l’Europa che non può permetterselo”.
Lo scontro si protrae nella notte. Alla fine arriva il compromesso. Bizantino.
I ninistri degli Interni a luglio decideranno a maggioranza qualificata la ripartizione dei 40mila, ma le quote per paese saranno riscritte da Commissione e presidenza del Consiglio Ue e verranno adottate per consenso.
Salta la volontarietà scritta esplicitamente ma c’è un richiamo alle conclusioni del summit del 23 aprile, quello convocato dopo la strage di 900 migranti nel Canale di Sicilia, nelle quali si parlava di volontarietà .
“Però si sono impegnati tutti a starci”, spiega una fonte europea. Tranne Ungheria e Bulgaria, che hanno ottenuto di sfilarsi dal meccanismo come Gran Bretagna, Irlanda e Danimarca che possono farlo grazie allo storico opt out su Schengen e migrazione.
Il via libera arriverà dai ministri il 9 luglio e il meccanismo sarà operativo dopo l’estate.
Almeno questa è la speranza che si respirava in questa calda notte di Bruxelles.
Alberto D’Argenio
(da “La Repubblica”)
argomento: Europa | Commenta »
Giugno 25th, 2015 Riccardo Fucile
“VERGOGNA, MAI PIU’ UN VOTO AL PD”… SUPERSCORTA PER LA GIANNINI…E RENZI NON HA PIU’ LA MAGGIORANZA AL SENATO
“Basta! Qui ci vuole la guerra civile! La rivoluzione!!”. Giacca blu, barba, furioso fino al midollo, comincia a battere con le mani sul primo banco che si trova davanti.
E’ uno degli insegnanti appena usciti dalla tribuna del Senato, da dove hanno assistito al voto di fiducia sulla ‘Buona scuola’. “Resistenzaaaa!”.
Dalla tribuna non se ne volevano andare. I commessi riescono a fatica ad accompagnarli fuori.
Ma lì nel corridoio, è putiferio. “Vergogna! Mai più un voto al Pd!”. Scene di isteria collettiva, lacrime e urla.
“Occupiamo il Senato! Noi non ce ne andiamo da qui!”. I commessi non sanno che pesci prendere. I ‘rivoltosi’ non se ne vanno.
Dalla tromba delle scale si affaccia qualche dipendente del palazzo: il clima peggiora. Dopo un brutto quarto d’ora, si convincono a scendere, uscita laterale su via del Salvatore.
E intanto agli uffici Pd di Palazzo Madama arriva una telefonata di alert della polizia: “Il ministro Giannini, la relatrice Puglisi e il presidente della commissione Cultura Marcucci facessero attenzione all’uscita dal Senato”.
Dallo sciopero del 5 maggio, dalla piazza pur piena davanti a Palazzo Madama, la protesta contro la ‘Buona scuola’ arriva direttamente in aula.
Lì in tribuna, per assistere e contestare in diretta, mentre davanti al tavolo della presidenza scorrono i senatori che votano la fiducia, sì e no, contestazioni e applausi. Negli scranni senatoriali, intanto, il M5s è scatenato: applausi con sarcasmo per gli ex grillini che votano a favore, applausi compiaciuti per il Dem Roberto Ruta che vota no. Corradino Mineo e Walter Tocci invece non partecipano al voto.
Fischi per Sandro Bondi ed Emanuela Repetti, gli ex berlusconiani che invece votano sì. Fischi per il senatore a vita Giorgio Napolitano.
E poi magliette e striscioni, lumini da cimitero, fasce nere al braccio: fin dal mattino, da quando il ministro Maria Elena Boschi annuncia in aula la scelta deI governo di porre la questione di fiducia.
Pietro Grasso, serafico, si trova di nuovo a gestire il caos in aula. “Con quella maglietta non può parlare”, prova a dire alla senatrice Maria Mussini, del Misto. “Che faccio mi spoglio?”, replica lei con la t-shirt ‘Diritto allo studio’.
E si spogliano i senatori di Sel per mostrare anche loro le magliette che indossano sotto le giacche. Il leghista Paolo Arrigoni se la prende con il ministro Giannini, che in aula non prende mai la parola sul provvedimento che pure porta il suo nome. “Ministro commissariato”, urla.
Intanto i professori in tribuna cercano di mantenersi calmi durante il voto. Non sempre ci riescono. Grasso li redarguisce. Loro si rimettono in riga per non essere espulsi.
Ma non si tengono quando Centinaio, prima di votare, li provoca: “Che voto?”. “Noooo!”.
Poi si tengono per mano durante il conteggio dei voti e quando arriva il 159 finale contro i 112 no, urla e strepiti.
Una giovane docente si aggrappa alle colonne: “Non ce ne andiamo da qui!!”. Il commesso è costretto a strattonarla per strapparla all’abbraccio con un pezzo di architettura del Senato.
E poi il delirio, nel corridoio del guardaroba.
Il capogruppo di Forza Italia Paolo Romani sentenzia che “il governo non ha più la maggioranza assoluta al Senato. Solo 159 i voti alla fiducia, al di sotto della soglia di 161, cioè la metà più uno degli aventi diritto”.
(da “Huffingtonpost“)
argomento: scuola | Commenta »
Giugno 25th, 2015 Riccardo Fucile
PROCESSO RUBY: LE RAGAZZE HANNO REGISTRATO DI NASCOSTO LE CONVERSAZIONI, LA PROCURA CHIEDE AL SENATO LA POSSIBILITA’ CHE SIANO ACQUISITE AL PROCESSO
Dopo l’assoluzione definitiva di Silvio Berlusconi per il caso Ruby, la Procura di Milano ha terminato
la nuova indagine, sollecitata dal tribunale, sulla presunta corruzione di testimoni nello stesso processo.
Tra le prove acquisite dai pm c’è una serie di video-registrazioni compromettenti: telefonate con Berlusconi, registrate di nascosto da alcune delle ragazze che avevano partecipato alle feste sexy di Arcore.
L’ex premier avrebbe tentato di corrompere delle ragazze, che però lo hanno registrato di nascosto. E la procura chiede al Senato l’autorizzazione di usare le registrazioni come prove contro di lui
Le ragazze hanno memorizzato e conservato segretamente, in particolare, le telefonate in cui chiedevano soldi a Berlusconi dopo essere state chiamate a testimoniare in tribunale per ricostruire il caso Ruby, cioè i rapporti del 2010 tra l’allora premier e la minorenne marocchina.
I file audio e video, realizzati dalle stesse testimoni, sono stati scoperti dalla polizia giudiziaria con le perquisizioni del febbraio scorso.
Il caso richiama il precedente di Patrizia D’Addario, la escort di Bari che nel 2008 fu la prima a registrare segretamente i suoi incontri notturni con l’allora presidente del consiglio.
La notifica dell’atto d’accusa finale viene data per imminente.
L’inchiesta per corruzione parte dalle telefonate e dagli appunti di Ruby su «cinque milioni che devo avere da Berlusconi».
Ora i magistrati stanno valutando, scrive sempre “l’Espresso”, la posizione di 21 testimoni che risultano aver incassato denaro proveniente da Berlusconi mentre era in corso il processo Ruby: le somme variano da 80 a 250 mila euro per ciascuna, per un totale di oltre due milioni e mezzo.
Gran parte delle testimoni hanno ricevuto anche altri regali, in particolare un’automobile per ciascuna.
Due ragazze, inoltre, hanno beneficiato di due ville gemelle, del valore di circa due milioni, concesse in uso gratuito per i prossimi vent’anni.
Alla luce dei risultati dell’inchiesta, scrive ancora “l’Espresso”, i magistrati stanno valutando di chiedere al Senato l’autorizzazione a utilizzare come prove anche una decina di intercettazioni telefoniche di Berlusconi, realizzate casualmente quando era ancora parlamentare.
Il leader di Forza Italia non era intercettato, ma ha chiamato un geometra, che era sotto intercettazione per altri motivi, per chiedergli di trovare case di lusso per due belle ragazze.
Le stesse che sono poi comparse tra le testimoni del processo Ruby.
Paolo Biondani
(da “L’Espresso”)
argomento: Giustizia | Commenta »
Giugno 25th, 2015 Riccardo Fucile
IL GOVERNO NON E’ IN GRADO DI DARE UN RENDICONTO E I GRILLINI LANCIANO L’ALLARME
Una spesa di 50 milioni di euro per una social card aggiuntiva. Che è diventata un mistero.
Perchè nessuno fornisce un resoconto di come siano stati utilizzati quei soldi.
Eppure il provvedimento del governo prevedeva di spiegare le modalità di investimento delle risorse, non solo per trasparenza, ma anche per verificare l’effettivo funzionamento del piano anti-povertà .
Questa ulteriore social card prende il nome di “sostegno all’inclusione attiva” (abbreviato nella sigla Sia) ed è un impegno di spesa che va a sommarsi alla social card voluta e lanciata dal governo di Silvio Berlusconi tra il 2008 e il 2009.
Il progetto sperimentale ha riguardato 12 città italiane con l’obiettivo di sostenere i ceti meno abbienti.
Ma ora si scopre che potrebbe essere “tutto uno spreco”, come accusa Giulia Di Vita, deputata del Movimento 5 Stelle.
Come mai, dopo tanti anni di esperienza resta ancora un mistero?
Semplice: dopo essere stata varata dal governo di Enrico Letta nel gennaio 2013, l’esecutivo di Matteo Renzi non è ancora riuscito a rendere noto l’esito della fase sperimentale.
Nonostante nel Documento di economia e finanzia (Def) 2015 ne abbia esteso gli effetti a tutto il Mezzogiorno. Con una ulteriore, possibile moltiplicazione della spesa.
CITTA’ CAMPIONE
Il progetto pilota ha viste coinvolte le città italiane con oltre 250 mila abitanti: Bari, Bologna, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino, Venezia e Verona.
“Il target di riferimento è la lotta alla povertà minorile a partire dalle famiglie in cui chi lavorava ha perso il posto di lavoro e non ha più diritto a sussidi”, spiega il sito del Ministero del Lavoro.
Erano state anche previste diverse modulazioni di finanziamento: i nuclei familiari con 2 membri avevano diritto a 231 euro, quelli con 3 membri a 281 euro fino ai 404 euro per le famiglie con 5 componenti.
Ma c’è un problema: i comuni coinvolti nell’iniziativa non sono stati in grado sinora di fornire dati completi sull’utilizzo delle card.
CARD MILIONARIE
Per questo Giulia Di Vita ha presentato un’interrogazione al ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali per sapere come sono stati effettivamente impiegati i 50 milioni delle card.
“La verità è che la misura è stata attuata in maniera disorganica, non c’è uno studio del problema”, attacca la deputata che ha anche provveduto a inviare una richiesta via posta elettronica certifica ai Comuni interessati dalla misura.
L’obiettivo? Avere un “report relativo allo stato di attuazione del Sia, evidenziando in particolare gli aspetti positivi e le criticità emerse, nonchè il resoconto anche sommario dei progetti personalizzati che eventualmente fossero stati definiti e organizzati in favore dei beneficiari”, racconta Di Vita.
Ma sinora le risposte sono state poche e parziali.
Alimentando ancora di più il mistero sull’impiego dei 50 milioni delle card.
Stefano Iannaccone
(da “il Fatto Quotidiano”)
argomento: denuncia | Commenta »