Settembre 23rd, 2015 Riccardo Fucile
A BERLINO ORA TEMONO PER GLI EFFETTI SULL’ECONOMIA
Nel giorno in cui Volkswagen subisce un altro tracollo in borsa facendo registrare un catastrofico -22% – bruciando, insieme a lunedì, 24 miliardi -, lo scandalo si allarga facendo tremare i palazzi del potere tedesco.
La questione delle emissioni diesel mette infatti nei guai anche Angela Merkel e il suo governo. Con il rischio concreto di colpire il made in Germany.
L’edizione online del Die Welt riporta che “il governo tedesco sapeva delle truffe sull’antismog”.
Nel sito web della testata tedesca si legge inoltre che “la tecnica della manipolazione dei motori è nota da tempo a Berlino e Bruxelles. Lo dimostra un documento del ministero dei Trasporti”. Il giornale cita inoltre una risposta a un’interrogazione dei Verdi in materia, che risale al 28 luglio scorso.
Una brutta grana per la Cancelliera tedesca che giovedì volerà a New York per partecipare all’Assemblea delle Nazioni Unite a New York, dove si parlerà di clima e di riduzione delle emissioni.
Solo cinque giorni fa, al salone dell’auto di Francoforte, a poche ore dallo scandalo dei software capaci di “truccare” i valori delle emissioni Volskwagen, la Merkel si era fatta ancora una volta paladina della salvaguardia ambientale: prima di essere fotografata insieme ai vertici Volskwagen aveva lodato infatti le compagnie automobilistiche tedesche per le loro tecnologie a basso impatto capaci di offrire “un importante contributo per gli obiettivi climatici”.
Per ora la Cancelliera è intervenuta sul caso auspicando un rapido chiarimento dei fatti: in questa “situazione difficile”,ha detto, serve “piena trasparenza”.
La Merkel ha aggiunto: “Spero che i fatti siano messi sul tavolo il più velocemente possibile”.
Un altro grosso problema che potrebbe innescare il “diesel-gate” è quello di macchiare l’ottima reputazione del made in Germany. Un articolo pubblicato su HuffPost Germania sottolinea proprio questo punto.
Il Deutsches Institut fur Wirtschaftsforschung (l’istituto nazionale per la ricerca sull’economia, ndt) ha messo in guardia dal danno permanente che potrebbe ricevere il marchio, finora garanzia di qualità , “made in Germany”.
Il presidente Marcel Fratzscher ha affermato alla Bild-Zeitung che oltre al caso specifico “anche altri esportatori tedeschi potrebbero rimanere danneggiati dallo scandalo, visto che finora VW era considerata un valido esempio della qualità dei prodotti “made in Germany”. Bisognerebbe ora occuparsi di “limitare i danni per VW e per gli esportatori tedeschi in generale”.
Anche il ministro dell’economia Sigmar Gabriel aveva espresso dubbi simili nella giornata di lunedì.
Anche diversi politici tedeschi hanno usato toni molto forti – il che in Germania è piuttosto insolito – arrivando a immaginare una “catastrofe per l’intera industria dell’auto”, come nel caso del parlamentare della Csu Max Straubinger. Volkswagen è il simbolo della economia tedesca, e un crollo di questa azienda potrebbe, negli scenari peggiori evocati – lo ha fatto il notista politico di NTV Heiner Bremer – avere effetti addirittura sulla crescita della locomotiva.
(da “Huffingtonpost“)
argomento: economia | Commenta »
Settembre 23rd, 2015 Riccardo Fucile
LA LUNGA STRADA VERSO UNA VITA DIGNITOSA DOVE CONTINO I SENTIMENTI
Sono stretti l’uno all’altra in un tenero bacio, protetti da una piccola tenda da campeggio che nella
stazione ungherese di Keleti, Budapest, è diventata temporaneamente la loro casa.
Un scena estremamente intima che, complice l’obbiettivo del fotografo Zsiros Istavan, ha fatto il giro del mondo grazie ai social network.
Tra i primi a rilanciare su Facebook lo scatto in bianco e nero, con protagonista una coppia di rifugiati siriani, il sindacalista greco Yannis Androulidakis, che ha associato all’immagine un augurio: ”I profughi vinceranno. La vita vincerà !”.
Il bacio in tenda è diventato immediatamente virale, simbolo dell’amore che in qualche modo trionfa, anche nelle condizioni più avverse.
E’ quello che accomuna questa coppia a tante altre ritratte, nelle ultime settimane, sulle spiagge delle isole greche, al termine di un difficile viaggio per mare. Oppure su un treno diretto in Germania.
O ancora in una città tedesca, poche ore dopo l’apertura delle frontiere.
Mariti e mogli che si aggrappano ai sentimenti e si fanno forza a vicenda, sulla lunga e difficile strada che porta a una vita migliore.
(da “La Repubblica”)
argomento: radici e valori | Commenta »
Settembre 22nd, 2015 Riccardo Fucile
COMMA 5, UN MINISTERO DI PESO E IL CONGRESSO NEL 2017
Poggia la tazzina di caffè, Federico Fornaro, uno dei ribelli della sinistra: “Ma quale resa. Non abbiamo ceduto. Prima non si potevano eleggere i senatori, ora sì”.
Fornaro, lei ha detto eleggere? “L’ha detta bene Tonini: politicamente è un’elezione di primo livello, giuridicamente di secondo”.
Dalla “torsione autoritaria” di cui parlò Bersani ai commi della concordia. Palazzo Madama. A mezzogiorno, la riunione della minoranza. Per mettere a punto come spiegare che la resa è una vittoria.
Il primo atto è far sapere che comunque nessun emendamento (per ora) è stato ancora ritirato. Ma è solo una finta. Maurizio Migliavacca, nel corso della riunione, spiega che ormai l’accordo non è in discussione. E guai a riaprire la questione.
All’uscita quelli che parlavano di torsione autoritaria, ti spiegano che l’emendamento al punto 5 è “la sostanza democratica”.
Anche se si capisce che è solo un modo per salvare la faccia. Nico Stumpo, all’uscita di un ristorante vicino al Senato, taglia corto: “Io non mi occupo di Senato, diciamo. Come noto sono alla Camera”.
È un film che si ripete, la sconfitta della minoranza, con annessa perdita di pezzi.
In principio furono i turchi di Orfini e Orlando. Ai tempi della legge elettorale, Maurizio Martina si blinda al governo, portandosi nel voto un pezzo dell’allora minoranza.
Ora è il partito emiliano che porta a Renzi il Senato in cambio del governo.
Per carità l’ingresso di Vasco Errani al governo è nell’aria da tempo, ma finora Bersani l’ha stoppato. Ora si ragiona in modo concreto, tanto che è già stata individuata la caselle.
La prima porta allo Sviluppo Economico, perchè il primo a giudicare insoddisfacente il lavoro della Guidi è Renzi.
Più che la semplice sostituzione del posto lasciato libero da De Vincenti, l’ipotesi per Errani è il ministero vero e proprio, al posto della Guidi.
L’idea su cui si sta ragionando è una exit strategy dell’attuale ministro entro dicembre, visto che Guidi si sta preparando al dopo Squinzi in Confindustria e le candidature vanno annunciate entro la fine dell’anno: “Sarebbe – spiegano fonti di governo – la separazione consensuale perfetta”.
Lo Sviluppo è l’habitat naturale per Errani. E non solo perchè il ministero, a livelli di uomini chiave nei posti chiave, è ancora quello che plasmò Bersani ai suoi tempi.
Ma soprattutto quel ruolo incarna la perfetta intesa politica che sta prendendo forma in questi giorni tra governo Renzi e Ditta.
Spiegano fonti degne di questo nome: “Pensare che in questi giorni il mondo bersaniano fossero solo Gotor e compagnia, e non cooperative, imprese e amministratori delle zone rosse, significa non aver capito chi comanda lì”.
E quel mondo non solo non voleva una crisi di governo, ma vuole un numero di telefono, un interlocutore e una certa affidabilità di interlocuzione. È un pezzo rilevante della constituency democratica.
Ecco Errani, appunto. È stato lui a far ragionare Bersani sul Senato e non viceversa. Anche se guai a parlare di “scambio” o di premio di minoranza: “Questa cosa di Errani – dice Gotor – gira da tempo. È sbagliato vederla come uno scambio. È un ragionamento che viene da lontano”.
Ora però, al ragionamento, si aggiungono due fatti che lo rendono vicino.
Il primo è che è Errani è stato definitivamente assolto e ha una gran voglia di tornare a fare politica, infatti è stato protagonista di due uscite pesanti alla Festa di Ravenna e a quella di Bologna.
La secondo è il suo ruolo sul Senato, dove ha condotto Bersani su posizioni trattativiste.
E c’è un secondo terreno della grande integrazione della Ditta che fu nel governo. Riguarda il partito: “Stabilità di governo – dicono fonti vicine alla trattativa – significa congresso. Lo scenario di elezioni anticipate, se fosse saltato tutto, avrebbe fatto saltare il congresso del Pd. Non è un caso che in direzione Renzi ha ribadito che si farà nel 2017”.
E nel mondo ex ds, al momento, l’alternativa non c’è. A proposito.
Nel prossimo (e vicino) rimpasto dovrebbero essere colmate anche altre caselle. Viceministro agli Esteri, Enzo Amendola (ex protagonista dello strappo pro-governo sulla legge elettorale), mentre gli Affari Regionali andranno a Ncd, anzi alla parte renziana di Ncd: “Piuttosto che Quagliariello – ha detto Renzi ad Alfano – ti do due posti per due donne”.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: Renzi | Commenta »
Settembre 22nd, 2015 Riccardo Fucile
AL NORD IL RECORD DI IMPOSTE NON PAGATE… IL CASO IMU
L’evasione fiscale da sola, senza contare quindi quella sui contributi sociali (Inps, Inail), sottrae ogni
anno alle casse pubbliche più di 91 miliardi di euro.
I «valori più elevati di evasione si attestano nelle regioni settentrionali», perchè sono le più ricche, mentre la più alta «propensione all’evasione» si riscontra nel Mezzogiorno. L’imposta più evasa è l’Iva, dove l’Italia è anche ai primi posti in Europa, battuta solo da Grecia, Slovacchia, Lituania e Romania.
Tra le ditte individuali, i campioni dell’evasione sono i commercianti.
Infine, nonostante si affermi che è difficilissimo evadere sugli immobili, esiste anche un’evasione sull’Imu.
Questi i principali contenuti del «Rapporto sui risultati conseguiti in materia di misure di contrasto all’evasione fiscale», allegato alla nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza approvato venerdì dal Consiglio dei ministri.
Il rapporto previsto dalla legge di Stabilità 2013 e giunto quest’anno alla seconda edizione disegna una mappa dell’evasione dalla quale emerge tra l’altro come, nonostante gli sforzi fatti, si sia abbassato di poco negli ultimi dieci anni il livello di « tax gap », ovvero «la differenza tra l’ammontare del gettito teorico di ciascuna imposta e l’ammontare del gettito effettivamente riscosso».
Secondo la tabella di pagina 61 del Rapporto, consultabile sul sito del ministero dell’Economia, il tax gap medio nel quinquennio 2001-2006 era di 93,5 miliardi all’anno, un valore sceso a 91,3 miliardi nel quinquennio 2007-2013, pari al 6,6% del Prodotto interno lordo.
L’imposta più evasa resta l’Iva, che da sola sottrae alle casse del Fisco più di 40,2 miliardi di euro all’anno rispetto al gettito che si avrebbe senza evasione.
Il mancato introito di Irpef e Ires viene calcolato insieme e dà una somma di quasi 44 miliardi mentre l’evasione sull’Irap è pari a 7,2 miliardi.
Nel complesso il tax gap ammonta a circa 47,4 miliardi al Nord (il 54% del totale) , 24,4 miliardi al Centro (27%) e 19,5 miliardi al Sud (21%).
Questo perchè, dice la relazione, l’evasione «tende a concentrarsi maggiormente nelle aree del Nord dove si colloca anche la quota maggiore di valore aggiunto prodotto dal Paese».
Quanto alla propensione a non pagare le tasse sono invece le regioni meridionali che «manifestano livelli più elevati di intensità di evasione, che in alcuni casi sfiora il 60% (60 centesimi di gettito evaso per ogni euro regolarmente versato)».
Il rapporto contiene anche una stima del tax gap Irpef-Irap per le ditte individuali.
A evadere di più sono i commercianti (27.644 euro l’imponibile medio non dichiarato) seguiti da lavoratori autonomi e professionisti (10.829 euro).
Sorprendente, infine, il tax gap sull’Imu 2013: 5,6 miliardi, «pari al 28,5% del gettito Imu teorico».
A livello regionale l’evasione è più elevata nel Mezzogiorno e minore nel resto d’Italia, «variando dal 40,5% del gettito teorico in Calabria al 12,6% in Valle d’Aosta».
Il rapporto indica anche la quota di maggiori entrate derivanti da lotta all’evasione fiscale che deve andare a riduzione della pressione fiscale.
Tenuto conto dei risultati ottenuti e dei limiti fissati dalla legge (deve trattarsi di entrate aggiuntive e permanenti) il bilancio è davvero magro.
Per il 2015, infatti, le maggiori risorse rispetto agli incassi permanenti ottenuti nel 2014 sono stimate in appena 143 milioni di euro.
Se li suddividiamo per 40 milioni di contribuenti, fa tre euro e mezzo a testa.
Enrico Marro
(da “il Corriere della Sera”)
argomento: denuncia | Commenta »
Settembre 22nd, 2015 Riccardo Fucile
SE “INAPPROPRIATI”, SANZIONI AI MEDICI E COSTI A CARICO DEI PAZIENTI… COSI’ PER PAURA NESSUN MEDICO LI PRESCRIVERA’ PIU’ E IL GOVERNO GUADAGNERA’ SULLA PELLE DEI MALATI
Risonanze magnetiche della colonna e delle articolazioni, tac, esami di laboratorio e genetici, test allergici.
Ecco le 208 prestazioni a maggior rischio inappropriatezza, e quindi di spreco, individuate dal ministero della Salute.
L’elenco, allungato rispetto alla prima ipotesi e già illustrato alle società scientifiche dei medici, è stato presentato oggi ai sindacati dei camici bianchi che hanno due giorni per fare le loro osservazioni. Una volta ottenuto il parere positivo del Consiglio superiore di sanità , che ha già dato un via libera preliminare, il testo andrà andrà verso l’approvazione.
Quando sarà in vigore, chi vorrà sottoporsi alle prestazioni incluse nell’elenco le potrà ottenere solo in certi casi a carico del servizio sanitario: se non ricorrono le condizioni elencate nel documento del ministero, dovrà pagare di tasca propria.
Il grosso dell’operazione, il cui obiettivo è portare a un risparmio per le casse pubbliche, riguarda probabilmente le risonanze magnetiche.
Quando il provvedimento sarà in vigore, l’esame della colonna vertebrale senza mezzo di contrasto verrà passato dal servizio sanitario solo se, in assenza di sindromi neurologiche o sistemiche, il dolore alla schiena resiste alla terapia e va avanti per almeno 4 settimane.
Ovviamente l’accertamento verrà fatto anche in caso di traumi o fratture. E se non ci sono problemi, prima di poterlo rifare bisognerà comunque aspettare un anno.
La risonanza alla colonna con e senza mezzo di contrasto deve essere invece legata alla patologia oncologica o a un sospetto, oltre che a problemi traumatici.
Ci sono previsioni stringenti anche per alcune tac, passate solo se giustificate da sospetti di patologie oncologiche e da traumi. Nella lista sono molte le prestazioni odontoiatriche, già oggi, comunque, molto difficili da ottenere nella maggior parte delle aziende sanitarie e ospedaliere, dove si è costretti ad attese assai lunghe.
La maggior parte – ad esempio estrazioni, applicazioni di corone e inserimento di protesi – saranno a carico del sistema pubblico se il paziente è in condizioni di vulnerabilità sociale e sanitaria.
Nell’elenco ci sono anche moltissimi esami di laboratorio, e anche tanti test e trattamenti allergologici e dermatologici.
Le prestazioni a rischio spreco perchè non appropriate, per le quali i pazienti dovrebbero pagare, diventano dunque 208.
La lista del ministero cresce di 25 voci, come rendono noto i sindacati medici, che oggi hanno avuto un incontro con il ministro Beatrice Lorenzin.
L’idea alla base del provvedimento è quella di passare gratuitamente (o con il ticket) solo le prestazioni che hanno un’indicazione specifica e quindi sono davvero utili.
I medici che prescriveranno accertamenti considerati inappropriati andranno incontro a una sanzione pecuniaria.
E’ proprio questo il punto che non piace ai sindacati dei camici bianchi, i quali oggi hanno ribadito la loro posizione. “Questo meccanismo rischia di rompere il rapporto tra i medici e i cittadini – commenta Massimo Cozza- anche perchè i pazienti dovranno pagare di tasca propria varie prestazioni in determinate situazioni”.
Anche i medici di famiglia, cioè i professionisti che fanno il maggior numero di prescrizioni, scendono in campo: “Siamo assolutamente critici sulla previsione di sanzioni pecuniarie per i medici nell’ambito del decreto in preparazione sull’appropriatezza delle prestazioni, e alzeremo i toni della nostra protesta”, dice Silvestro Scotti, della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg), il sindacato più importante della categoria.
“Questo provvedimento – dice Scotti – rientra nella protesta che stiamo preparando nell’ambito della mobilitazione indetta dalla Federazione degli ordini dei medici Fnomceo. Così si riduce il ruolo del medico. I colleghi del Consiglio superiore di sanità , che hanno prodotto un parere scritto favorevole a questo provvedimento, si assumeranno la responsabilità rispetto al mondo scientifico delle scelte di erogabilità e appropriatezza che hanno validato”.
Dura anche Anaao, il sindacato degli ospedalieri. “Il punto debole del decreto ministeriale della Lorenzin è che mette in moto un meccanismo, quello sanzionatorio rispetto alle prescrizioni cosidette “inappropriate”, che oltre a spaventare il medico e farlo lavorare male, creano un danno al malato che vedendosi negare la Tac o l’esame rinuncerà a curarsi del tutto o andrà nel privato. Così salta il delicato e fondamentale rapporto paziente-medico”m dice Domenico Iscaro, presidente nazionale dell’associazione.
Michele Bocci
(da “La Repubblica”)
argomento: sanità | Commenta »
Settembre 22nd, 2015 Riccardo Fucile
NEL 2011 IL SENATUR DEFINI’ TERUN IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, DETERMINANDO CENTINAIA DI DENUNCE DI PRIVATI CITTADINI
Un anno e sei mesi di reclusione per vilipendio del presidente della Repubblica e del presidente del
Consiglio.
E’ questa la condanna in primo grado che il tribunale di Bergamo ha inflitto al leader storico della Lega Nord Umberto Bossi per le sue parole pronunciate contro Giorgio Napolitano e Mario Monti dal palco della festa ‘Bèrghem frecc’ ad Albino il 29 dicembre 2011.
Quella sera, intorno alle 22, durante il suo comizio al raduno invernale del Carroccio, Bossi aveva accennato il gesto delle corna con la mano destra mentre parlava di Napolitano, definendolo ‘terùn’.
Dopodichè aveva fatto battute di natura sessuale nei confronti dell’allora primo ministro Monti. Il comizio era stato filmato e poi trasmesso sia da televisioni sia su Youtube, e molti cittadini (oltre un centinaio) da tutta Italia avevano presentato denunce contro Bossi: alcuni di loro sono anche stati sentiti come testimoni nel corso del processo a Bergamo.
Ora è arrivata la condanna.
(da “il Fatto Quotidiano“)
argomento: Bossi | Commenta »
Settembre 22nd, 2015 Riccardo Fucile
L’ACCUSA E’ DI AGGIOTAGGIO E OSTACOLO ALLA VIGILANZA
Aggiotaggio e ostacolo alle funzioni dell’autorità di vigilanza. Sono questi i reati ipotizzati dalla Procura di Vicenza che ha avviato un’inchiesta che chiama in causa alcuni esponenti di vertice del gruppo Banca popolare di Vicenza.
Per questo, gli inquirenti hanno delegato la guardia di finanza ad eseguire una serie di perquisizioni nei confronti delle persone sottoposte ad indagine e di altri non indagati.
Le fiamme gialle hanno svolto verifiche anche sul presidente dell’istituto di credito, Giovanni Zonin, e sull’ex direttore generale dell’istituto Samuele Sorato.
Le indagini sulla Banca popolare di Vicenza sono seguite dal pm Luigi Salvadori e dal procuratore capo Antonino Cappelleri.
Gli accertamenti sono invece condotti dai militari del nucleo speciale di polizia valutaria della guardia di finanza di Roma e dalla tributaria di Vicenza.
Le perquisizioni disposte dall’autorità giudiziaria riguardano oltre alla sede amministrativa e legale di Vicenza dell’istituto di credito anche gli uffici direzionali di Milano, Roma e Palermo.
Gli inquirenti, in una nota firmata dal procuratore Cappelleri, sottolineano come “l’obbligo del segreto istruttorio deve tutelare ogni portatore di legittimi interessi anche contrapposti tra loro presenti nel contesto”.
In ogni caso gli atti d’indagine sono ritenuti indispensabili – si aggiunge – “nell’ambito della più complessa acquisizione istruttoria, per rendere compiuta la necessaria e doverosa ricerca di elementi probatori documentali, intesa sia nell’accertamento e riscontro degli elementi di fatto sia all’attribuzione delle responsabilità soggettive”.
E, sempre in una nota, la Banca ha fatto sapere che c’è “piena collaborazione da parte della dirigenza e del personale della Banca Popolare di Vicenza ai nuclei di polizia giudiziaria della guardia di finanza che hanno svolto perquisizioni presso la sede centrale della Banca a Vicenza e negli uffici direzionali di Milano, Roma e Palermo”.
Tempi duri.
La Banca, negli ultimi mesi, ha affrontato un periodo non semplice, complice la necessità di trasformarsi in Spa dopo il decreto sulle popolari varato dal governo Renzi, il taglio del valore delle azioni da 62,5 a 48 euro, che ha fatto infuriare molti azionisti, il rosso da oltre 1 miliardo di euro registrato nel primo semestre del 2015 e la necessità , dopo un’ispezione della Bce, di iscrivere a riserva indisponibile 611,6 milioni di euro perchè erano stati erogati ai soci finanziamenti per 974,9 milioni per acquistare o sottoscrivere azioni.
Nelle ultime settimane, ad appesantire ulteriormente il clima, lo scontro a distanza tra l’ex dg e ad, Samuele Sorato, uscito dall’istituto a luglio, e Gianni Zonin, storico presidente, in sella da 19 anni.
La banca, nel frattempo, si è affidata a Francesco Iorio, che oggi pomeriggio presiederà un comitato esecutivo, e che sta lavorando al nuovo piano 2015-2020 dell’istituto e all’aumento di capitale da 1,5 miliardi.
Proprio ieri la Popolare di Vicenza aveva annunciato di aver firmato con Unicredit un accordo sulla garanzia dell’aumento, che vedrà un consorzio di collocamento con 5 joint global coordinator: BNP Paribas, Deutsche Bank AG, London Branch, J.P. Morgan, Mediobanca e la stessa UniCredit.
“I due passaggi sopra descritti costituiscono importanti conferme dell’interesse del mercato per il piano di rilancio varato dalla Banca, che andrà ulteriormente a rafforzarsi e qualificarsi con l’approvazione, prevista entro il mese di settembre, del nuovo piano industriale”, aveva spiegato l’istituto di credito.
L’inchiesta.
Azioni della banca acquistate tramite finanziamenti, per 975 milioni di euro, erogati agli azionisti dallo stesso istituto di credito, in misura tale da costituire violazione delle norme del diritto bancario: è questo il filone principale dell’inchiesta della magistratura sulla Banca Popolare di Vicenza (117mila soci), che fa seguito ad un’ispezione compiuta dalla Bce.
La banca avrebbe, dunque, finanziato – secondo l’ipotesi investigativa – un quarto del suo stesso capitale azionario (circa 4 miliardi di euro), superando i limiti consentiti. L’indagine della magistratura riguarda anche una sovrastima del prezzo delle azioni della Banca, che ha determinato numerose proteste degli azionisti, e che nell’ultima semestrale, avrebbe indotto i vertici a svalutare i crediti considerati deteriorati.
Codacons annuncia class action.
Il Codacons depositerà formale richiesta di costituzione di parte offesa nell’inchiesta aperta dalla Procura della Repubblica di Vicenza. “Abbiamo deciso di entrare nel procedimento aperto dalla Procura in rappresentanza della collettività e dei clienti della banca – spiega il presidente Carlo Rienzi – e se dalle indagini emergeranno illeciti e violazioni delle norme, avvieremo una class action da parte di azionisti e correntisti dell’istituto di credito volta ad ottenere il risarcimento dei danni morali e patrimoniali subiti, anche nei confronti delle autorità di vigilanza per l’omesso controllo”.
(da agenzie)
argomento: Giustizia, Politica | Commenta »
Settembre 22nd, 2015 Riccardo Fucile
LO SCRITTORE MAURO CORONA: “ACCANIMENTO GIUDIZIARIO”
“Dopo il caso di Erri De Luca, capisco molto bene Berlusconi e l’accanimento giudiziario contro di lui.
E’ la mia rozza opinione, se dico altro rischio di essere incriminato e processato anch’io”.
Sono le parole dello scrittore Mauro Corona, ospite, insieme al direttore de Il Giornale, Alessandro Sallusti, di Alessandro Milan nella sua trasmissione 24 Mattino (Radio24).
Si dibatte del caso Erri De Luca, per il quale il pm Antonio Rinaudo ha chiesto 8 mesi di reclusione al termine della sua requisitoria al processo a Torino per alcune dichiarazioni dello scrittore sui sabotaggi alla Tav.
Sallusti e Corona sono concordi nel ritenere sbagliata la richiesta del pm.
“Viviamo in una democratura” — afferma lo scrittore trentino — “Devi stare attento alle parole, che non sono cani che con un fischio tornano indietro. Erri è l’unico amico che mi è rimasto. E’ una persona dolce e buona. Ma il problema è che ha un passato in Lotta Continua e secondo me questo ha influenzato i giudici. Io, ad esempio, a La Zanzara ho detto le stesse cose di Erri e non sono stato denunciato“.
E aggiunge: “Probabilmente, e spero di non essere querelato per questo, si è voluto prendere lo scrittore come esempio di guerrigliero e farlo da deterrente ai No Tav, in modo da dare una lezione a uno per tirare le orecchie a tanti. Per me” — continua — “vale quello che disse Henry David Thoreau nel suo saggio “Disobbedienza civile”, un libricino che dovrebbe stare sul comodino di giudici e di gente normale: quando una legge è iniqua, bisogna ribellarsi civilmente. La frase sulle cesoie? Le cesoie non sono dinamite, servono anche a potare le vigne, non mi danno l’idea di terrorismo”. Sallusti osserva: “Erri De Luca ha passato la vita a fare il cattivo maestro, ma ha il diritto di farlo e non va arrestato per questo. No al carcere per le idee. La sua è sicuramente un’opinione forte, siamo sul filo dell’istigazione, ma a me spaventa che ci sia un giudice che stabilisca dove mettere questo filo: a destra o a sinistra”.
E sottolinea: “Chi ha messo in atto le parole di De Luca va punito, come chi ha usato le cesoie. Se togliessimo però agli intellettuali il diritto di istigare, allora Pasolini non sarebbe mai esistito: sarebbe stato arrestato e poi dimenticato. Da Socrate in poi sarebbero stati arrestati tutti”.
Poi la sua accusa ai ‘cinguettatori’ della rete: “Se fosse giusto condannare De Luca, allora due terzi del popolo di twitter andrebbe processato e condannato almeno a 8 mesi di reclusione, perchè gli insulti e le minacce, che viaggiano sulla rete sono all’ordine del giorno. Io ne ricevo centinaia ogni giorno. Perchè allora De Luca sì e Mario Bianchi no? Soltanto perchè non è famoso?”
(da “il Fatto Quotidiano”)
argomento: Giustizia | Commenta »
Settembre 22nd, 2015 Riccardo Fucile
A MORTARA IL COMUNE COSTRINGE LA SOCIETA’ DI CALCIO AD ANNULLARE ACCORDO CON COOPERATIVA CHE ASSISTE MIGRANTI… MA UN REPARTO DI PSICHIATRIA ESISTE IN ZONA?
I profughi non possono allenarsi sui campi di calcio del Comune di Mortara, città amministrata da un monocolore leghista.
La società locale, che milita in Seconda categoria, ha annunciato la revoca dell’accordo verbale che aveva preso nei giorni scorsi con la cooperativa Faber, che ospita 131 richiedenti asilo in quattro strutture lomelline, di cui due proprio a Mortara.
Volevano far giocare una quarantina di ragazzi, tra i quali due libici che nel loro Paese militavano tra i professionisti: “Poteva essere un’occasione di integrazione – ha spiegato il presidente della cooperativa, Fabio Garavaglia – ma anche la possibilità di scoprire qualche talento tra questi ragazzi”.
Hanno avuto il tempo di fare un solo allenamento, poi il Comune ha imposto alla società il dietrofront: se non fosse tornata sui suoi passi, avrebbe rischiato la revoca della convenzione per la gestione dei campi, per la quale percepisce un contributo dal Comune di 40 mila euro all’anno.
“Noi non vogliamo che persone con uno status ibrido si allenino sui campi da calcio del Comune di Mortara” dice il sindaco Marco Facchinotti .
(da “il Fatto Quotidiano”)
argomento: denuncia, Razzismo | Commenta »