Settembre 2nd, 2015 Riccardo Fucile
“STOP IMMIGRATI MUSULMANI”…E L’UFFICIO ANTIDISCRIMINAZIONE GIUSTAMENTE LA RICHIAMA… LEI NON CONTENTA GRIDA ALLA CENSURA E SI CHIEDE QUANTO COSTA QUESTO UFFICIO: MA COME, SE L’AVEVA VOLUTO LA PRESTIGIACOMO, PRIMA DELLA DERIVA XENOFOBA DEL CENTRODESTRA
“Esaminando con attenzione il contenuto delle affermazioni attribuite a lei, quest’ufficio ritiene che una comunicazione basata su generalizzazioni e stereotipi non favorisca un sollecito ed adeguato processo di integrazione e coesione sociale”.
E’ un passaggio della lettera con cui l’Ufficio nazionale antidiscriminazione razziale di Palazzo Chigi ha “ammonito” garbatamente la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni per un’intervista pubblicata sul giornale online stranieriinitalia.it.
In quel pezzo la Meloni sosteneva che si doveva evitare “di importare in Italia un problema che oggi non abbiamo: basta immigrazione e soprattutto basta immigrazione da paesi musulmani. La (piccola) quota di immigrati che reputiamo necessaria prendiamola da quei popoli che hanno dimostrato di non essere violenti”.
Una generalizzazione che non è piaciuta all’Unar, organismo della presidenza del Consiglio, che ha spedito una nota all’ex ministro firmata da Marco De Giorgi (dirigente del dipartimento Pari opportunità ) invitandola a “voler considerare, per il futuro, l’opportunità di trasmettere alla collettività messaggi di diverso tenore” rispetto al tema dell’immigrazione, in particolar modo dai Paesi musulmani.
In linea peraltro con la nostra Costituzione che vieta discriminazioni su base religiosa.
Non l’avesse mai fatto: la Meloni reagisce in modo inconsulto e parla di “bavaglio di Stato” e di “censura di Stato“: “apprendo solo ora che l’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali — regolarmente finanziato dallo Stato con le tasse degli italiani — ha il ruolo di censurare le dichiarazioni rese dalle persone e dai membri del Parlamento italiano. Ne sono sconvolta”.
“Esiste” dunque “nella nostra Repubblica un ufficio ‘valutazione e censura’ delle opinioni. Esiste un sig. De Giorgi, burocrate pubblico, al quale è stato dato il potere (e il compito) di decidere cosa si possa e non si possa dire. ”
“Non voglio neanche sapere, presidente, quanto guadagnano questi illuminati servitori dello Stato, perchè gli italiani hanno già molte ragioni per essere arrabbiati con la politica e i suoi carrozzoni.”
La Meloni riceve la solidarietà del collega di partito Federico Mollicone che invita “il direttore De Giorgi” a pubblicare “il proprio compenso annuale per far sapere agli italiani quanto ci costa il suo (in)utile lavoro.”
Il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri promette che “chiederemo conto dell’attività dell’Unar, una struttura che danneggia l’Italia e che va soppressa senza esitazione. Licenziando su due piedi questa gente che calpesta la verità e la libertà ”.
Ma manca un piccolo dettaglio che sprofonda tutti nel ridicolo: l’ufficio è stato istituito nel 2004 dal governo Berlusconi, per volontà — in particolare — dell’allora ministro per le Pari opportunità Stefania Prestigiacomo.
Nessuno meglio di loro possono sapere quanto guadagna il dirigente dell’ufficio, visto che lo hanno istituito loro.
Ma erano tempi in cui il centrodestra non era ancora finito nella deriva xenofoba che, tra i tanti danni, pare abbia pure determinato improvvise amnesie ai suoi capibastoni .
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Settembre 2nd, 2015 Riccardo Fucile
LA LEGGE IMPONE DI PAGARE TRA 80 E 200 EURO, UN COSTO SPROPORZIONATO PER LA FINALITA’ PERSEGUITA DALLA NORMA UE
La Corte di giustizia Ue boccia la legge italiana che impone a cittadini extracomunitari
richiedenti il rilascio o il rinnovo di un permesso di soggiorno, di pagare un contributo tra 80 e 200 euro.
Secondo i giudici il costo è “sproporzionato rispetto alla finalità perseguita dalla normativa Ue, e può creare ostacoli all’esercizio dei diritti”.
Il caso nasce da un ricorso della Cgil e dell’Inca (patronato della Cgil) al Tar del Lazio contro le normative applicate in Italia.
Cgil e Inca, infatti, hanno chiesto al Tribunale amministrativo regionale l’annullamento del decreto sul contributo per il rilascio e rinnovo del permesso di soggiorno per cittadini di Paesi terzi soggiornanti di lungo periodo, facendo valere la natura sproporzionata del contributo.
Il costo per il rilascio della carta d’identità in Italia ammonta a circa 10 euro.
Poichè per il permesso di soggiorno l’importo più basso fissato è di 80 euro, l’onere economico imposto al cittadino dello Stato terzo per ottenere il rilascio del titolo è circa otto volte più alto.
Il Tar del Lazio ha ritenuto che fosse necessario esaminare la compatibilità delle norme italiane con le disposizioni del diritto dell’Unione.
La Corte di giustizia Ue, oltre a dichiarare che la legge Ue sullo status dei cittadini di Paesi terzi soggiornanti di lungo periodo “non ammette la normativa italiana” poichè “richiede un contributo sproporzionato”, ricorda che “l’obiettivo principale della direttiva è l’integrazione”.
Inoltre, sebbene gli Stati membri abbiano un “margine discrezionale” per fissare l’importo dei contributi, “tale potere discrezionale non è illimitato”.
D’altra parte, si aggiunge, l’incidenza economica del contributo italiano può essere considerevole, dato che il rinnovo dei permessi deve essere pagato di frequente.
La Corte di giustizia Ue si riferisce alla sentenza del 2012 su una causa fra Commissione e Olanda secondo cui lo Stato membro rispetta i princìpi espressi nella direttiva sullo status dei cittadini di Paesi terzi soggiornanti di lungo periodo “solo se gli importi dei contributi richiesti non si attestano su cifre macroscopicamente elevate e quindi sproporzionate rispetto all’importo dovuto dai cittadini di quel medesimo stato per ottenere un titolo analogo. Ad esempio – appunto – la carta nazionale d’identità “. L’Olanda prevedeva un importo pari a circa sette volte l’importo richiesto per la carta d’identità .
Nella sua sentenza di oggi, la Corte di giustizia ricorda innanzitutto che l’obiettivo principale della direttiva è l’integrazione dei cittadini di Paesi terzi stabilitisi a titolo duraturo negli Stati membri.
I giudici europei riconoscono che gli Stati membri possono subordinare il rilascio al pagamento di contributi e che, nel fissarne l’importo, dispongono di un margine discrezionale.
Tuttavia, “tale potere discrezionale non è illimitato, non può compromettere la realizzazione degli obiettivi perseguiti dalla direttiva e deve rispettare il principio di proporzionalità ; i contributi non devono creare un ostacolo al conseguimento dello status di soggiornante di lungo periodo”.
La Corte sottolinea, inoltre, che “la metà del gettito prodotto dalla riscossione del contributo è destinata a finanziare le spese connesse al rimpatrio dei cittadini dei Paesi terzi in posizione irregolare”.
Di conseguenza respinge l’argomento del governo italiano secondo cui il contributo è connesso all’attività istruttoria necessaria alla verifica del possesso dei requisiti previsti per l’acquisizione del titolo di soggiorno.
(da “La Repubblica”)
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Settembre 2nd, 2015 Riccardo Fucile
“SE IL SENATO MANTIENE FUNZIONI LEGISLATIVE, DEVE PER FORZA ESSERE ELETTIVO”
Il costituzionalista Alessandro Pace non ha dubbi: «La riforma del Senato non può restare com’è adesso»
Cosa bisogna fare? Lasciare la versione della Camera o riaprire la possibilità di cambiare l’articolo 2?
«Bisogna riaprire senza alcun dubbio la partita degli emendamenti, per una duplice ragione. Primo, perchè c’è già un parere della giunta del regolamento della Camera del 1993 presieduta da Napolitano, che decise l’ammissibilità di un emendamento soppressivo di quanto votato in precedenza dalle due Camere trattandosi di una modifica dell’articolo 68 della Costituzione»
E lei trova delle similitudini tra il caso attuale e quello del ’93?
«Certamente sì. Perchè, in entrambi i casi, si tratta di revisioni costituzionali. In occasione dell’emendamento del ’93 si sottolineò che la norma regolamentare sugli emendamenti delle leggi ordinarie non potesse applicarsi a quelle costituzionali. Nel caso attuale è ammissibile un emendamento totalmente modificativo di quello che ha approvato la Camera»
Ne fa solo una questione di regolamenti oppure di sostanza?
«Di sostanza, e anche di più. Così come l’articolo 2 del ddl Renzi-Boschi è stato formulato andrebbe senz’altro incontro alla declaratoria di incostituzionalità , in quanta la Consulta, già nella sentenza 1.146 dell’88, ha affermato che anche le leggi costituzionali non possono violare i principi costituzionali supremi, tra i quali, in questo caso, la sovranità popolare».
Mi faccia capire bene: se la riforma dovesse passare così com’è adesso potrebbe essere stoppata dalla Consulta? E perchè?
«Se al Senato si dovesse confermare la funzione legislativa, ma non gli si riconoscesse l’elettività , ciò urterebbe contro l’articolo 1 dell’attuale Costituzione che, proclamando la sovranità popolare nelle forme e nei modi da essa previsti, indirettamente riconosce ai cittadini il diritto di eleggere i parlamentari ai quali sia demandato il compito di approvare le leggi, che i cittadini stessi dovranno rispettare. Ciò è stato confermato dalla Consulta nella sentenza del 2014 relativa al Porcellum»
Ma se al Senato si attribuisse la funzione legislativa, non gli si dovrebbe altresì far votare la fiducia al governo?
«No, per due ragioni. La prima è che la doverosa elettività del Senato discende, come già detto, dall’articolo 1 della Costituzione. Mentre la titolarità del rapporto fiduciario a un sola delle Camere è una libera scelta del legislatore costituzionale. Che però, in questo caso, ha un notevole fondamento politico-costituzionale, in quanto mentre la Camera ha la rappresentatività generale dei cittadini italiani, il Senato rappresenterebbe soltanto gli enti territoriali».
Liana Milella
(da “La Repubblica”)
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Settembre 2nd, 2015 Riccardo Fucile
UNA PARTE DEGLI ELETTORI CHE MAI AVREBBERO PENSATO DI VOTARE M5S ORA SONO PRONTI A FARLO… NON AMANO GRILLO, MA SONO DELUSI DA TUTTI GLI ALTRI
Una parte degli elettori che in passato mai e poi mai avrebbero pensato di votare Cinque
Stelle ora sono pronti a farlo. Anche elettori «insospettabili», che magari detestano Beppe Grillo, ma sono talmente delusi da tutti gli altri, da essere pronti a fare un passo (per ora mentale), impensabile fino a poche settimane fa.
È un fenomeno recente, carsico, per ora avvistato, ma non ancora certificato dai migliori istituti di sondaggi.
Dice Roberto Weber, l’unico sondaggista che due anni fa capì in anticipo l’escalation del Movimento Cinque Stelle: «Sì, è così. È’ un fenomeno recente, che riguarda elettori prevalentemente della sinistra tradizionale, quelli che votavano Pci, Ds o Pd, che in parte potrebbero “colmare” una parte di elettori che sono invece tornati a propendere per l’astensione. Ora sarà interessante studiare a fondo le ragioni di questa novità ».
Anche il professor Gianfranco Pasquino, già allievo di Norberto Bobbio e di Giovanni Sartori, è dell’idea che qualcosa si stia muovendo: «In questa stagione la politica classica non è migliorata: può essere che Renzi non abbia responsabilità nella crisi di Roma, ma questa crisi c’è. Può darsi che l’Italia non abbia responsabilità nella difficoltà dell’Europa di affrontare i flussi migratori, ma questa Europa non ci rassicura sulle sue capacità di farcela. Questi e altri problemi persistenti, a cominciare da quelli economici, stanno creando in una parte di elettorato “normale” e attento alle vicende politiche una disponibilità a guardare verso il movimento Cinque Stelle».
Sostiene Flavia Perina, negli anni dell’Msi militante della destra sociale, oggi condirettore dell’agenzia Adn-Kronos: «Vero, anche a destra c’è un’attenzione nuova e diversa verso i Cinque Stelle. La sorpresa è che si tratta di persone che hanno una formazione politica, ma che davanti alla diaspora della destra organizzata e al salvinismo, stanchi di votare per gli stessi degli ultimi 20 anni, sono pronti a dare il proprio voto al Cinque Stelle. col quale condividono la pulsione anti-sistema».
La percezione, per ora epidermica di una crescente simpatia verso i grillini aveva trovato una prima segnalazione ai primi di agosto: in una sondaggio di «Scenari Politici», il Pd calava del 6,3% rispetto all’aprile scorso, mentre il Cinque Stelle cresceva del 4,9% nello stesso periodo, portandosi al 26,1%.
Quali le ragioni? L’emersione di una classe dirigente che non sfigura in tv? Restare alternativi al sistema ma senza le invettive della prima ora?
«Bisogna riconoscere – dice il professor Arturo Parisi, uno dei “padri” dell’Ulivo – che i Cinque Stelle hanno superato ampiamente la prova che li attendeva. Dopo il 25% alle Politiche i giornali scrivevano è “una bolla” che si sgonfierà e hanno tenuto; dopo hanno scritto: sta arrivando la frana e invece hanno tenuto. Senza fare chissà che. si sono dati un ceto politico riconosciuto e riconoscibile; il profilo di Grillo si è relativizzato e quanto a Renzi sta alimentando un mal di pancia diffuso: per il Pd potrebbe diventare problematico un ballottaggio con i Cinque Stelle». Ma davvero un elettorato tradizionalista di sinistra ora è disponibile al grande salto?
«Un Grillo leggermente più moderato, gli insulti lasciati a Salvini, i grillini in tv che sembrano parlamentari “normali” – sostiene Pasquino – sono fattori che consentono ad un elettorato “normale” di prendere in considerazione il voto per un movimento che rappresenta l’unica alternativa. Ora tocca a Grillo fare la mossa successiva: indicare un candidato credibile alla guida del governo».
Fabio Martini
(da “La Stampa”)
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Settembre 2nd, 2015 Riccardo Fucile
DI MAIO: “MINISTRI DECISI VIA WEB”
Le due parole chiave sono “organizzazione” e “governo”. E la prima tappa dove declinarle assieme sarà la festa nazionale di Imola, Italia 5 Stelle, prevista per il 17 e il 18 ottobre.
Il raduno di un Movimento che vuole cambiare regole: per prendersi tanti Comuni in primavera, e accelerare così la corsa verso le Politiche.
Per questo, si presenterà a Imola come “una forza di governo”, che realizza cose e punta su gente sperimentata.
Non a caso il primus inter pares dei parlamentari, Luigi Di Maio, già rilancia: “Prima delle prossime elezioni nazionali vi presenteremo una squadra, sceglierete i nostri ministri e il nostro presidente del Consiglio”.
Mentre un sondaggio dell’Istituto Piepoli rivela: se si votasse oggi con l’Italicum, un listone con Pd più Ncd prenderebbe il 28 per cento.
Ossia caricandosi Alfano e i suoi fratelli il partito di Renzi, ora stimato al 32 per cento, precipiterebbe di quattro punti.
E sarebbe una fortuna per il M5s, che diventerebbe il primo partito con il 29.
E andrebbe da favorito all’inevitabile ballottaggio.
“È la conferma che avevamo ragione noi, l’incoerenza viene punita” commenta Carlo Sibilia, membro del Direttorio 5 Stelle.
Sarà contento anche Beppe Grillo, che domenica scorsa da un palco di Brescia ha dettato la rotta: “Nel 2013 non eravamo pronti, abbiamo imbarcato tutti”.
Tradotto, arriveranno paletti più stringenti per le candida-Comuni e nelle Regioni .“Dobbiamo ricordare che sappiamo amministrare” è la parola d’ordine.
Sindaci e consiglieri ne parleranno nei padiglioni distribuiti lungo l’Autodromo, ripartiti per Regioni. Per i meet up ci sarà un’area apposita.
Molte le analogie con l’appuntamento del Circo Massimo dell’anno scorso, prima edizione della festa.
Dall’agorà per l’incontro tra parlamentari e cittadini, al grande palco che ospiterà concerti e artisti e gli interventi degli eletti su temi specifici.
Fino al largo spazio per Grillo e Casaleggio, con l’artista genovese che farà capolino di continuo.
Anche i costi saranno molto simili, attorno ai 600 mila euro, da coprire con donazioni on line e sottoscrizioni. Possibile che alla festa venga aggiunta una terza giornata, quella del 16. Il nodo verrà sciolto nei prossimi giorni.
Quel che è certo è lo spirito dell’iniziativa, e lo conferma Lombardi: “Al Circo Massimo il senso era ‘incontriamoci, facciamo rete’: quest’anno invece il taglio è l’Italia del governo a 5Stelle. Domineranno i risultati”.
E non solo: “Stiamo raccogliendo segnalazioni da tutti i territori su piccole e medie imprese innovative, che possano venire a illustrare il loro lavoro”.
Insomma, vetrina per le Pmi, un pallino di Casaleggio , il più convinto di urne imminenti.
Magari da affrontare con le nuove regole evocate da Grillo. Roberto Fico assicura: “Quella di Beppe era più che altro una chiamata alle armi, un modo di dire che ci siamo: nessuna abiura del web”.
E Sibilia: “C’è solo qualcosa da registrare per fare ancora meglio”.
La parziale sorpresa arriva dal sindaco dissidente di Parma, Federico Pizzarotti.
Che non boccia Grillo, ma rivendica: “Spero che ora si prenda coscienza del fatto che il web non sarà più unico arbitro delle liste.”
Luca De Carolis
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 2nd, 2015 Riccardo Fucile
MA E’ UN PREFETTO O UN POLITICO?
Per curiosità : ma questo Franco Gabrielli che animale è? 
Se è ancora un prefetto della Repubblica, nella fattispecie il prefetto di Roma Capitale, che ci fa in televisione da mane a sera a dichiarare, pontificare, fare battute, lanciare avvertimenti?
Se è diventato un politico, cioè il candidato-ombra di Renzi a sindaco di Roma, e ha iniziato la campagna elettorale in giro per talk show, perchè non lo dice e non smette la divisa di prefetto?
Ieri dispensava perle di presunto umorismo e dubbia saggezza ad Agorà , su Rai3.
Ma gli interrogativi sulla sua logorrea risalgono all’ottobre 2012, quando Gabrielli offese i terremotati de L’Aquila dicendo che, dinanzi al sisma, “gli emiliani hanno reagito meglio” di loro.
Il tutto dopo aver vietato, da prefetto de L’Aquila, le assemblee e i volantinaggi nelle tendopoli; e financo denunciato per “propaganda elettorale non autorizzata” gli aquilani rei di sgomberare le strade dalla macerie che il governo e dunque il prefetto lasciavano lì da anni.
Ma lui è fatto così: parla quando dovrebbe tacere e tace quando dovrebbe parlare. Tipo a metà giugno, quando Renzi annunciò a Porta a Porta: “Il governo non commissarierà il Comune di Roma per mafia”.
Il prefetto Gabrielli aveva appena ricevuto la relazione di mille pagine della commissione d’accesso da lui inviata in Comune per decidere sull’eventuale scioglimento per Mafia Capitale dopo la seconda ondata di arresti.
E, mentre la leggeva, il premier comunicò in diretta tv che poteva pure cestinarla, tanto lui — senz’averne in quella fase alcun potere — aveva già deciso al posto suo. Anzichè difendere le proprie prerogative e la propria autonomia, il prefetto si cucì la bocca proprio in una rara occasione in cui avrebbe dovuto aprirla.
Poi scattò sull’attenti e si mise a vento, facendo dimenticare i suoi trascorsi enrico lettiani: presentò al Viminale una relazione all’acqua di rose che escludeva lo scioglimento del Comune di Roma, in barba alla legge del 1991 modificata nel 2009 (i comuni vanno sciolti quando emergono “collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata di tipo mafioso o similare degli amministratori, ovvero forme di condizionamento degli stessi”, anche in via precauzionale, anche senza indagati nelle giunte e nei consigli comunali), ma in linea con i desiderata tutti politici di Renzi (evitare il ritorno dei romani alle urne con i sondaggi che danno favoriti i 5Stelle e il commissariamento in pieno Giubileo).
Che il Comune andasse sciolto per legge l’ha confermato persino Alfano, che di solito confessa a sua insaputa (“la legge prevede il commissariamento, ma abbiamo ritenuto che non fosse il caso”). E continua a ribadirlo pure il garrulo Gabrielli.
L’altro ieri ha dichiarato in tv (e dove, se no?): “Posso ancora sciogliere il Comune se le mie indicazioni restassero lettera morta”.
Cioè se il sindaco Ignazio Marino — pubblicamente umiliato dal governo, ma non commissariato, visto che Gabrielli non ha alcun “super-potere”— non gli obbedirà . E così, per non seguire la legge, abbiamo un prefetto che non può decidere nulla senza la firma del sindaco,ma di fatto lo ricatta con la spada di Damocle dello scioglimento a rate.Il che rende sempre più attuale la nostra domanda a Marino: perchè si fa mortificare e consumare anzichè dimettersi e lasciare lor signori in brache di tela?Ieri mattina, nel salottino di Rai3, l’Arcangelo Gabrielli, sempre così entusiasta di essere Gabrielli, è tornato sul Funeral Party Casamonica.
Un caso di “tafazzismo nostrano”, l’ha definito, perchè “dalle 12 alle 17 nessuno si era accorto di niente.
Le immagini dei funerali poi sono state mandate da chi aveva interesse ad amplificare l’evento: i Casamonica”.
Bel concetto di omertà nostrana: lo scandalo non è lo show del clan con la scorta dei vigili e la beata latitanza della Questura e della (sua) Prefettura, ma il fatto che si sia saputo in giro.
Strepitosa poi la giustificazione del dolce far nulla delle cosiddette autorità di pubblica sicurezza sull’elicottero che lanciava petali di rose, ma poteva benissimo sganciare bombe: “Nell’epoca degli ultraleggeri e dei droni i nostri cieli sono affollati, è una cosa che sta nelle cose. Mica potevamo chiamare gli Eurofighter da Grosseto e abbattere l’elicottero”.
Eh già , mica potevano. La cosa sta nelle cose. E le cose “si prevengono in maniera preventiva”. Ma va?
Quando questi oggetti si alzano, è troppo tardi”.
Ammazza che volpe: questo dev’essere stato come minimo il capo dei servizi segreti (infatti dirigeva il Sisde, mica cazzi).
Già che c’era, il prefetto Gabrielli ha detto la sua anche sulle ferie di Marino che, nel paese che confonde i veri problemi con quelli falsi, sono diventate il vero problema di Roma (dopo il traffico): “Il sindaco lo sento fra un’immersione e l’altra”.
Le pazze risate. “Le ferie all’estero non gli hanno fatto bene, ma io rispetto la sua mentalità che è molto da chirurgo”. Ahahah.
Tipico di chi ha la mentalità da prefetto.
Infine, alla domanda sulla sua prossima candidatura a sindaco, ha risposto come il barbiere di Siviglia (tutti mi vogliono, tutti mi cercano, Franco di qua, Franco di là , che bel piacere fare il Gabrielli, di qualità !).
Ma soprattutto come quelli che stanno per candidarsi, ma fanno i preziosi: “Nessuno mi ha chiesto di candidarmi a sindaco”. Ah no? “Assolutamente.
Il prefetto deve essere una persona terza e questo ruolo deve essere riconosciuto da tutti”.
E questa, diciamolo, è la sua battuta più riuscita. Il prefetto Gabrielli è talmente terzo da sembrare secondo, e persino un po’ primo.
Marco Travaglio
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 2nd, 2015 Riccardo Fucile
L’OBIETTIVO DEL GOVERNO E’ CREARE CONFUSIONE SUI DATI E RENDERE DIFFICILE VALUTARE LE POLITICHE PUBBLICHE
Il titolo dell’intervista di Matteo Renzi al Corriere della Sera, domenica scorsa, era questo: “In arrivo dati positivi, le unioni civili si faranno”.
Lunedì l’Huffington Post pubblica un retroscena: “Istat, il governo ottimista sui nuovi dati sull’occupazione”.
A Palazzo Chigi “ora si respira ottimismo:i nuovi dati sull’occupazione che l’Istat diramerà domani, questa volta molto probabilmente saranno positivi”.
Eppure la politica non dovrebbe conoscere in anticipo i dati ufficiali sull’economia. Da alcuni anni,l’Istat è molto attento a comunicare in anticipo il calendario dei suoi comunicati: la puntualità e la prevedibilità sono cruciali per garantire che i dati siano credibili.
Ci si potrebbe mai fidare di un istituto di statistica che anticipa i dati positivi sul Pilin tempo per una conferenza stampa del premier o li ritarda per evitargli domande scomode in un talk show? Ovviamente no.
In Grecia il dato trimestrale sul balzo del Pil (+0,9 per cento) giusto prima delle elezioni anticipate è guardato con sospetto perchè l’Istat greco non è stato ancora reso completamente indipendente dal governo, nonostante i ripetuti richiami europei.
In una intervista al Fatto, il presidente dell’Istat Giorgio Alleva ha parlato di un “caos desolante” sull’uso dei dati sul lavoro e ha proposto che sia il suo istituto a coordinare, con ministero del Lavoro e Inps, un monitoraggio ordinato dell’effetto delle riforme su occupazione e crescita.
Ma il governo ha un altro approccio. Quando si avvicina un comunicato Istat importante, il ministero del Lavoro diffonde un suo monitoraggio sull’occupazione (che non è una statistica), spesso i dati sono piegati alle esigenze della propaganda. L’ultima volta il ministro Giuliano Poletti ha esagerato e ha comunicato che nei primi sette mesi del 2015 si erano registrati 630.585 contratti a tempo indeterminato in più, ma aveva sbagliato le addizioni, erano solo 327.758 Palazzo Chigi invece fa precedere i comunicati Istat da una raffica di retroscena che raccontano come al governo riescano a stento a trattenere l’entusiasmo, pregustando le notizie positive in arrivo. L’Istat poi comunica variazioni da zero virgola o dati che richiedono quantomeno prudenza (è una buona notizia se tornano a lavorare solo gli over 50 mentre i giovani fino a 34 restano disoccupati? E si può esultare se il Pil cresce di poco ma il motore dell’export si è fermato?).
E subito il governo parte con la grancassa: ieri addirittura un videomessaggio di Renzi e una sequenza di tweet del suo portavoce Filippo Sensi, di questo tenore: “Poi c’era la propaganda, il galleggiamento, già , me li ricordo #theysaid”.
Servono a spiegare ai giornali come raccontare i dati. Di solito funziona.
Ma come fa Renzi a sapere in anticipo quali saranno i dati dell’Istat?Ha un sofisticato sistema di previsioni a Palazzo Chigi che gli permette di bruciare sul tempo le statistiche ufficiali?
Strano che nessuno ne sappia nulla.
Oppure ha talpe dentro l’Istat che gli sussurrano i numeri in anteprima?
Difficile.
Stefano Feltri
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 2nd, 2015 Riccardo Fucile
AL GRIDO DI “GERMANIA, GERMANIA” A MIGLIAIA HANNO CERCATO DI SALIRE SUI TRENI… IN MOLTI AVEVANO REGOLARI BIGLIETTI
L’odore di pochi lacrimogeni aleggia appena nell’aria qui a Bà ross Tèr, la splendida piazza
che ti evoca l’Austria-Ungheria di Robert Musil e Stefan Zweig.
Adesso Keleti Palyaudvà r, la monumentale stazione est, è vuotata dei migranti – “clandestini” o nègerek li chiamano qui – pazienza se di tasca loro avevano già in tasca il biglietto per la Germania terra promessa, pagato 100 euro a testa e incassato dalle ferrovie ungheresi, una fortuna. «Germania, Germania, viva Angela Merkel », gridano i “dannati della Terra”
Il blitz è scattato nel mattino: centinaia di agenti della Rendorsèg, la polizia statale, li hanno buttati tutti fuori.
Poche ore dopo, parlava un portavoce del governo: «Non ci pieghiamo ai diktat dei governi di sinistra come quello tedesco». Non importa che Angela Merkel non sia di sinistra, nè che abbia appena dichiarato guerra agli xenofobi.
Budapest sfida l’Europa di “Angie”, lo vedi in strada, costruendo l’Europa dei nuovi Muri
Il blitz della Rendorsèg è scattato il mattino presto, mi dicono gli ufficiali della polizia, gentilissimi e freddi, alla stazione est il cui frontale con la Vittoria alata evoca i sogni passati degli Imperi multiculturali, «quelli in fondo migliori dell’ossessione odierna degli Stati nazionali », mi sussurra Agnès Heller accompagnandomi.
Azione decisa, ma senza violenza troppo brutale: tutti fuori da Keleti Palyaudvà r, spinti con durezza. «Adesso saliranno sui treni soli i viaggiatori europei », annunciano più tardi gli altoparlanti».
«Quella donna al potere ci può salvare, qui sono cattivi», mi dice Mounira, esule siriana, appena buttata fuori dalla stazione.
«Per carità , i poliziotti di qui sono stati cortesi, ma noi il biglietto per la Germania lo avevamo in tasca, che diritto hanno di non farci salire sui treni? ».
Mahmoud, il marito, consola i figli, li porta a giocare sullo scivolo del giardino-giochi d’infanzia di fronte a Keleti Palyaudvà r, i poliziotti sorridono. «I bambini sono carini, purtroppo abbiamo ricevuto l’ordine di buttarli tutti fuori dalla stazione, anche loro», mormora un sergente della polizia
«Merkel, Merkel, Deutschland, Deutschland!», si leva ripetuto il grido dei dannati della terra.
«La promessa della cancelliera di accogliere i perseguitati l’abbiamo in tasca, il biglietto costato anni di risparmi anche», dice Abdel, giovane single.
A un passo da lui, sui bei giardini di piazza Baross – piazza-gioiello della Budapest austroungarica – e ovunque altrove nella città strapiena di migranti, ci sono solo bivacchi: famiglie, donne sole con carrozzine rotte e rovinate, gruppi di giovani, vecchi.
«Ero professore ad Aleppo, la guerra civile mi ha distrutto la vita», mi confida in un ottimo francese accademico un anziano signore siriano
A sera, qui a Baross, i migliaia di dannati della terra hanno deciso di non mollare. Sono venuti almeno in duemila, hanno organizzato una manifestazione pacifica per chiedere di partire.
Slogan gridati forte, «Merkel, Merkel, Germania, Germania », e ognuno alza la mano destra che stringe il biglietto ferroviario già acquistato per arrivare nella Repubblica federale.
Duemila in piazza, in faccia a loro almeno un migliaio di agenti con l’uniforme blu antisommossa e il berretto che ricorda molto da vicino quello delle truppe di Horthy, il principale alleato di Hitler nell’Operazione Barbarossa, l’attacco all’Urss.
Niente violenze o brutalità poliziesche, bisogna dirlo. Lo vedi su piazza Baross, o nei sottopassaggi della metropolitana dove i migranti si sono rifugiati a centinaia. Poliziotti calmi, si mischiano agli splendidi giovani delle Ong ungheresi che vengono là prendendosi licenze dalle lezioni universitarie, e portano pannolini, latte in polvere o giocattoli per i bimbi: «Offriamo anche assistenza legale per partire», mi dice la splendida Ildikò
Traffico impazzito attorno all’incrocio di Baross Tèr, e adesso arriva la sera.
Finita la manifestazione, molti dei dannati della terra espulsi da Keleti Palyaudvà r dormiranno all’aperto.
Nei giardini attorno all’enorme stazione, o altrove nel centro della capitale magiara. In una folle prova di forza il governo ha preso l’abitudine di diffamarli pur di attaccare Angela Merkel e Jean-Claude Juncker – così mi dice una fonte diplomatica Ue – però la gente del posto a volte li aiuta.
Porta loro da mangiare, o giocattoletti usati per i bambini. E persino i poliziotti in tuta blu antisommossa inviati in corsa da Orbà n a sgomberare sorridono.
«Sono giovani famiglie come la mia», sussurra Istvà n, sottufficiale dei Komondor, i corpi scelti della polizia, «se arrivano qui è un’emergenza tremenda per noi, eppure vedendoli provo empatia e compassione ».
«Basta con la repressione, vogliamo partire, abbiamo pagato i biglietti con nostro sangue e i nostri ultimi risparmi», scandiscono – sopra il piano sotterraneo della metro dove ascoltavo l’agente speciale Istvà n – duemila migranti in corteo.
Andrea Tarquini
(da “La Repubblica”)
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Settembre 1st, 2015 Riccardo Fucile
SI INVENTAVA STUPRI, OMICIDI E PROTESTE INESISTENTI: E CENTINAIA DI IMBECILLI CI CREDEVANO…LA POLIZIA POSTALE LO DENUNCIA PER ISTIGAZIONE ALL’ODIO RAZZIALE
Stupri, omicidi, violenze, richiesta di soldi da parte dello Stato, proteste in strada.
I protagonisti sarebbero stati sempre immigrati, le vittime cittadini italiani. Notizie false.
Il sito Senzacensura.eu soffiava sul fuoco, cavalcando le paure e sfruttando i social network per diffondere gli articoli.
A gestire il portale è uno studente di 20 anni di Caltanissetta. La polizia postale di Catania lo ha denunciato ieri per istigazione all’odio razziale.
Il giovane ha spiegato che lo ha fatto per aumentare le visite sul suo sito e ottenere di conseguenza più banner pubblicitari.
«Non si tratta di un singolo articolo, ma c’è una reiterazione nel tempo e molte persone erano portate ad avere un senso di risentimento nei confronti degli extracomunitari», spiega il dirigente della polizia postale Marcello La Bella.
La segnalazione è partita da un giornalista di Catania.
Dal momento della sua nascita, due mesi fa, il sito Senzacensura ha aumentato la sua popolarità . Centinaia, in alcuni casi migliaia le condivisioni delle notizie su Facebook e Twitter.
Nonostante gli articoli fossero spesso pieni di errori e refusi e non avessero alcun riscontro su altri media, a eccezione di alcuni blog.
«Catania, 15enne bruciato vivo. Massacrato perchè cristiano» è il titolo di un post pubblicato il 17 agosto che è stato condiviso da oltre 5mila persone su Facebook, nonostante siti che monitorano le bufale online avessero segnalato la non veridicità del fatto.
In questo caso, come in tanti altri, il 20enne denunciato ha creato la notizia mischiando eventi realmente successi con elementi di fantasia: la persecuzione dei cristiani, con episodi di violenza come quello descritto, avviene davvero in Pakistan ad esempio.
Stesso sistema adottato per un altro articolo di Senzacensura: «Quattro tunisini stuprano la moglie e poi uccidono il marito a sprangate».
Secondo il portale la vittima sarebbe un italiano, tale Filippo Marchese, e il fatto sarebbe avvenuto a Palermo. Falso.
Ma il drammatico episodio è stato davvero registrato a Ragusa, tra le serre dove braccianti tunisini e rumeni convivono fianco a fianco, spesso in condizioni di enorme disagio. E le vittime in questo caso è stata proprio una coppia di origine rumena.
Finzione e realtà dunque mischiate in un mix di razzismo e xenofobia.
Ma spesso le notizie erano completamente inventate e, nonostante l’assurdità dei fatti raccontati, ottenevano un grande seguito.
Ancora a Palermo «Nigeriano stupra madre e figlia, il marito gli getta l’acido sul pene», notizia falsa condivisa da quasi mille utenti su Facebook.
«Il Nigeriano – scrive il 20enne in conclusione del post – viene soccorso dal 118 per corrosioni gravissime alle parti intime,il marito della donna viene condotto in caserma e poi viene arrestato per tentato omicidio. Ovviamente il nigeriano dopo essere stato rimesso dall’ospedale è ritornato a piede libero in città pronto a commettere altri crimini mentre il padre sconta ancora la pena. A voi i commenti».
O ancora, dopo le polemiche legate alla presenza dei richiedenti asilo a Treviso, su Senzacensura compare un’altra notizia falsa che cavalca uno dei tanti luoghi comuni sui migranti: la pretesa di soldi.
«Sono due anni che siamo qua e se vogliono che ce ne andiamo, devono darci 1500 euro almeno altrimenti succede un vero e proprio bordello. Con 500 euro non riusciamo neanche a pulirci il culo», sono alcune delle frasi inventate e messe sulla bocca dei migranti.
Parole che generano odio in cambio di pochi euro di pubblicità .
La polizia postale ha concesso alcune ore al proprietario per oscurarlo.
Salvo Catalano
(da “meridionews.it”)
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