Febbraio 23rd, 2016 Riccardo Fucile
IL 60% FAVOREVOLE ALLA STEPCHILD ADOPTION, IN LINEA CON GLI ADULTI
Le opinioni degli adolescenti italiani in materia di unioni civili quindi, sono molto personali, si basano su quello che ascoltano in casa o che recuperano come capita. Quasi 8 su 10 professano il diritto di amare chi si vuole, di qualsiasi sesso o tendenza, il 60% è favorevole alla Stepchild Adoption, l’adozione dei figli del coniuge,
Se poi si parla di utero in affitto, i pareri sono più confusi: metà sono a favore e l’altra metà contro.
Il 24% dei ragazzi e delle ragazze hanno potuto fare chiarezza sulle unioni civili tra i banchi di scuola. Di questi il 77% lo ha fatto con i suoi insegnanti. Una minoranza molto fortunata, il 5%, si è potuto confrontare con esperti, un 8% ne ha discusso durante l’assemblea d’istituto e il 6% lo ha fatto attraverso temi e compiti.
I ragazzi che hanno potuto parlarne in classe hanno capito qualcosa di più rispetto a quello che sapevano.
In 1 caso su 3 i ragazzi che hanno affrontato la questione a scuola raccontano di aver anche cambiato la loro opinione iniziale: un 26% ora afferma di essere complessivamente d’accordo con il ddl Cirinnà , un altro 7% in disaccordo.
In linea di massima, comunque, l’opinione degli adolescenti sulle unioni civili è positiva: 2 adolescenti su 5 dicono al portale di aver persino apprezzato vedere tanti dei cantanti che hanno preso parte al Festival di Sanremo, esibirsi con le fascette arcobaleno, simbolo dei diritti gay.
Quando si parla loro d’amore, non lo negano a nessuno, perchè dovrebbero farlo alle persone dello stesso sesso?
Quello su cui il ddl Cirinnà ha generato parecchio dibattito è la questione dell’utero in affitto che potrebbe aprirsi dallo Stepchild Adoption.
Ma cosa ne pensano i più giovani? Per il 27% è inumano dare la possibilità di togliere alla donn a, se pur consenziente, il bambino che ha appena partorito. Un altro 24% ne fa una questione femminista: la maternità surrogata, per chi ha risposto in questo modo, è solo sfruttamento del corpo della donna.
Flavia Amabile
(da “La Stampa“)
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Febbraio 23rd, 2016 Riccardo Fucile
LE ASSOCIAZIONI A DIFESA DELLA STEPCHILD: “LA SOCIETA’ CI HA COMPRESO, LA POLITICA NO”
“Hanno svenduto i nostri figli per un accordo politico, come potranno d’ora in poi guardarsi allo
specchio?”. Marilena Grassadonia, presidente delle Famiglie Arcobaleno, parla con una foga che sconfina nella commozione.
“E’ soltanto stanchezza, sono anni che lottiamo, e adesso che sembrava la volta buona, anche i partiti in cui avevamo creduto ci voltano le spalle, fanno affari sulle nostre teste con quegli stessi senatori che in aula hanno paragonato i nostri bambini ad animali o a creature Ogm. Pensate che insulto…”.
Si sente ferito al cuore il movimento Lgbt italiano, tradito sia dal Pd che dal Movimento Cinque Stelle, perchè, “senza la stepchild adoption quella che nascerà sarà una cosa monca, una legge per i gay ma i gay non festeggeranno, se non si tutelano i più deboli, i bambini, che senso ha tutto questo?”.
Sarebbe come gioire sulle ceneri di una speranza, fa capire Marilena Grassadonia, mamma insieme a Laura di tre bambini, Flavio, Diego e Jordi.
“I nostri figli stanno soffrendo, noi abbiamo regalato all’Italia la nostra intimità per farci conoscere, e far capire che siamo buoni genitori, la società l’ha compreso, la politica no, votare il maxiemendamento è uno sbaglio, si torni al percorso parlamentare senza stralciare i diritti dei bambini”.
Dalle Famiglie Arcobaleno all’Arcigay, dal Circolo Mario Mieli alla Rete Rainbow, dall’Agedo a Gay Net, la posizione è unanime: “la stepchild adoption è il cuore delle unioni civili”.
Invece, fare l’accordo con Ncd, per Gabriele Piazzoni, segretario di Arcigay, “è come scrivere le leggi a tutela dei bambini con l’orco…”.
“Le condizioni per proseguire ci sono, se Pd, Movimento 5 Stelle e Sel decideranno di votare emendamento per emendamento, senza tradire le aspettative di milioni di persone”.
Il timore delle associazioni è che fatto l’accordo con Alfano, la stepchild adoption finisca nel cimitero delle leggi dimenticate.
Maria Novella De Luca
(da “La Repubblica”)
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Febbraio 23rd, 2016 Riccardo Fucile
INCENDIO DOLOSO IN UN RIFUGIO DI BAUTZEN, IN TRENTA APPLAUDONO E LANCIANO SLOGAN RAZZISTI..IL GOVERNO PARLA DI CRIMINALI, MA INVECE DI FARE CHIACCHIERE LA PROSSIMA VOLTA CARICATELI E ARRESTATELI
“A Bautzen!” – prima della caduta del Muro, se un giudice spediva un prigioniero politico nel carcere della cittadina sassone, significava una condanna terribile, legata a botte, torture, condizioni di detenzione durissime.
Da sabato notte, il nome Bautzen sarà associato a un altro momento buio della storia tedesca. Una trentina di persone hanno infatti assistito ridendo, applaudendo, scandendo slogan razzisti all’incendio doloso che ha semidistrutto un ex albergo riconvertito in centro di accoglienza per i profughi.
Secondo la Dresdner Morgenpost, ci sarebbero stati persino dei bambini tra gli spettatori: avrebbero partecipato ai cori e agli insulti contro i profughi, definendoli “scarafaggi”.
I primi richiedenti asilo sarebbero dovuti arrivare a marzo: per fortuna al momento del rogo l’edificio era vuoto. Ma alcune persone avrebbero tentato a più riprese di impedire ai pompieri di spegnere il fuoco: tre ragazzi tra i 19 e 21 anni sono finiti ieri sotto indagine.
L’episodio è avvenuto dopo un altro, grave atto di intolleranza registrato ad appena un centinaio di chilometri.
A Clausnitz un pullman con una quindicina di profughi a bordo è stato circondato giovedì sera da un centinaio di persone che hanno gridato frasi xenofobe e “noi siamo il popolo”, storpiando lo slogan simbolo della rivoluzione pacifica del 1989.
I richiedenti asilo, terrorizzati, si sarebbero rifiutati di scendere dal bus.
All’arrivo della polizia, qualcuno ha filmato una scena aberrante: un ragazzino libanese di 15 anni, Luai, paralizzato dalla paura sui gradini del pullman, un poliziotto che lo prende per il collo, lo trascina a forza per cinque o sei metri, fino al centro di accoglienza.
La polizia sassone ha persino giustificato il collega. Il bimbo sarebbe stato “molto più al sicuro”, nel centro, secondo il capo della polizia di Chemnitz, Uwe Reissmann.
Il quale ha persino annunciato che potrebbero partire denunce “contro qualche passeggero”.
La condanna del mondo politico dopo questi episodi che per qualcuno dovrebbero ispirare una riflessione più ampia sul “caso Sassonia”, dopo gli innumerevoli casi di intolleranza registrati di recente nel Land dell’ex Germania est, è stata unanime.
Per il portavoce di Angela Merkel, “è senza cuore osteggiare i profughi che arrivano, fra cui donne e bambini, sbraitando e urlando insulti villani”, il ministro dell’Interno de Maizière ha parlato di fatti “intollerabili”, e il primo ministro della Sassonia, Tillich (Cdu) li ha definiti “rivoltanti”.
Ma è inutile continuare a condannare questi episodi, è il momento che le autorità di polizia e la magistratura intervengano.
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Febbraio 23rd, 2016 Riccardo Fucile
GLI INCONTRI CON MERKEL E SARKOZY: “LE PAROLE NON BASTANO PIU’, STATE RISCHIANDO DI SALTARE COME UN TAPPO DI CHAMPAGNE”
«Un incontro tenutosi il 22 ottobre tra la cancelliera Angela Merkel, il presidente francese
Nicolas Sarkozy e il primo ministro italiano Silvio Berlusconi è stato definito nei giorni seguenti come teso ed estremamente duro verso il governo di Roma dal consigliere personale per le relazioni internazionali del primo ministro italiano, Valentino Valentini. Merkel e Sarkozy, che evidentemente non tolleravano scuse sull’attuale situazione difficile dell’Italia, hanno fatto pressioni sul primo ministro affinchè annunciasse forti e concrete misure e affinchè le applicassero in modo da dimostrare che il suo governo è serio sul problema del debito».
Questa intercettazione top secret dell’ottobre 2011, che WikiLeaks pubblica in esclusiva con l’Espresso e con un team di media internazionali, dimostra che, oltre a Germania e Giappone, anche il governo italiano era spiato e riapre il caso del complotto ai danni dell’allora presidente del consiglio che aveva spinto i fedelissimi di Berlusconi a chiedere una commissione d’inchiesta.
I cablo di WikiLeaks riportano frasi dettagliate dei protagonisti di quelle intercettazioni: «Sarkozy avrebbe detto a Berlusconi che, mentre le affermazioni di quest’ultimo sulla solidità del sistema bancario italiano, in teoria, potevano anche essere vere, le istituzioni finanziarie italiane potrebbero presto “saltare in aria” come il tappo di una bottiglia di champagne e che “le parole non bastano più” e che Berlusconi “ora deve prendere delle decisioni”.
Non solo: il 24 [ottobre] Valentini ha indicato che il presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, ha sollecitato l’Italia ad adottare misure finalizzate a ridurre l’impressione all’interno dell’Unione Europea che l’Italia sia oppressa da un enorme debito, in un momento in cui sta lottando anche con una bassa produttività e la sua economia sta mostrando poco dinamismo».
L’incontro del 22 ottobre avviane a Bruxelles, al consiglio europeo. Il giorno dopo c’è la famosa conferenza stampa di Sarkozy e Merkel, con scambio di sorrisi ironici davanti alle telecamere, quando viene nominato il premier italiano. Qualche giorno dopo, il 12 novembre, Berlusconi si dimetterà .
“Il premier italiano vi ha rassicurato sui provvedimenti che prenderà il suo governo?”. A questa domanda, la reazione ilare di Merkel, Sarkozy e di tutta la stampa presente. Poi la risposta del presidente francese: “Abbiamo fiducia nel senso di responsabilità dell’insieme delle autorità italiane, politiche, finanziarie ed economiche”
Che cosa accadde nell’autunno più cupo per l’Italia, in cui lo spread viaggiava a ritmi insostenibili per l’economia italiana, e gli scandali sessuali di Berlusconi, da Ruby Rubacuori alle olgettine, facevano il giro del mondo?
Cosa esattamente ha portato alla caduta del governo Berlusconi, aprendo così la strada all’esecutivo non eletto di Mario Monti?
Una cosa è certa: quello che accadeva in quei giorni è stato puntualmente ascoltato e trascritto dalla più potente agenzia d’intelligence del mondo: la National Security Agency (Nsa), come rivelano questa intercettazione e altri documenti top secret pubblicati da WikiLeaks e dall’Espresso.
Secondo questi file, Silvio Berlusconi, il suo fidato consigliere personale Valentino Valentini, il suo consigliere per la sicurezza nazionale, Bruno Archi — uno dei testimoni del processo Ruby, insieme a Valentini — il consigliere diplomatico di palazzo Chigi, Marco Carnelos, e il rappresentante permanente dell’Italia alla Nato, Stefano Stefanini, sono stati tutti nel mirino della «più grande, più potente, più tecnologicamente sofisticata agenzia di spionaggio che il mondo abbia mai conosciuto», secondo la definizione del prestigioso magazine americano “New Yorker”. Si tratta, ancora una volta, della Nsa, l’organizzazione del governo americano i cui piani di sorveglianza di massa sono stati rivelati tre anni fa da Edward Snowden.
I documenti rivelano che nel marzo 2010, Silvio Berlusconi è stato addirittura intercettato nei suoi colloqui con il leader israeliano Binyamin Netanyahu, nel momento di massima crisi tra Stati Uniti e Israele, quando l’annuncio di Netanyahu di costruire mille e seicento case a Gerusalemme est fece sprofondare Washington e Tel Aviv in un gelo diplomatico senza precedenti.
A quel punto, secondo quanto ricostruisce un’intercettazione top secret della Nsa, Netanyahu contattò vari paesi europei, tra cui l’Italia, nel tentativo di smussare il conflitto con gli Usa.
«Parlando con il primo ministro italiano, Silvio Berlusconi», si legge nella trascrizione delle intercettazioni Nsa, «il primo ministro israeliano Binyamin Netanyahu ha insistito che la scintilla che ha innescato la disputa — la decisione di Israele di costruire 1.600 case nei territori contesi di Gerusalemme est — era totalmente in linea con la politica nazionale fin dai tempi dell’amministrazione di Golda Meir, e ha dato la colpa della cattiva gestione di questo caso a un funzionario del governo dotato di scarsa sensibilità politica.
L’obiettivo adesso — ha detto Netanyahu — è evitare che i palestinesi usino questa vicenda come una scusa per bloccare la ripresa dei colloqui o per avanzare pretese irrealistiche che potrebbero affondare una volta per tutte le negoziazioni di pace. Continuando, ha affermato che la tensione è stata solo aggravata dalla mancanza di un contatto diretto tra lui e il presidente degli Stati Uniti. In risposta, Berlusconi ha promesso di mettere l’Italia a disposizione di Israele, nell’aiutare a rimettere a posto le relazioni di quest’ultima con Washington».
Questa intercettazione dei colloqui Berlusconi-Netanyahu, che risale al marzo 2010, è una di quelle che la Nsa classifica come condivisibile con i “Five Eyes”, ovvero i “cinque occhi”: Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada, Australia e Nuova Zelanda, le potenze con cui gli Usa hanno accordi di intelligence speciali, che permettono all’alleanza di condividere informazioni segrete che non passerebbero ad altre nazioni. L’intercettazione di Valentino Valentini, dell’ottobre 2011, è invece top secret/noforn, ovvero non rilasciabile a nazioni straniere.
Entrambe le registrazioni sono state condotte da quella che probabilmente è la divisione più sensibile in assoluto della Nsa: lo Special Collection Service (Scs), un’unità speciale che opera sotto copertura diplomatica nelle ambasciate e nei consolati americani in giro per il mondo, per sorvegliare governi amici e nemici, lavorando spesso in collaborazione con la Cia.
Obiettivo dei team Scs è raccogliere intelligence fresca e facilmente “deperibile” sulla leadership del paese in cui si trova l’ambasciata o il consolato in cui sono basati. Questo compito è facilitato dalla presenza e dall’operatività del team nelle ambasciate delle grandi capitali mondiali. Già nel 2013, grazie ai file di Snowden, l’Espresso aveva rivelato come l’Italia fosse, secondo un documento top secret della Nsa datato 2010, l’unico paese europeo, insieme alla Germania, ad avere sul proprio territorio due team dello Special Collection Service: uno a Roma e l’altro a Milano.
Nell’intercettazione Nsa del colloquio Berlusconi-Netanyahu, lo Special Collection Service viene menzionato esplicitamente, mentre in quella di Valentino Valentini si scrive che è stata raccolta con mezzi “non convenzionali”, un termine che nella maggior parte dei casi si riferisce alle attività di intercettazione condotte dall’Scs.
Che un consigliere fidato di Silvio Berlusconi come Valentino Valentini potesse essere oggetto della sorveglianza Nsa era in qualche modo immaginabile: in un cablo del 2009 della diplomazia americana, pubblicato da WikiLeaks, Valentini è definito come «una figura in qualche modo nell’ombra, che opera come l’uomo chiave di Berlusconi in Russia, senza alcuno staff o anche solo una segretaria».
Per gli americani non era chiaro cosa Valentini facesse esattamente a Mosca, «ma si vocifera ampiamente che curi gli interessi di Berlusconi in Russia». Nel cablogramma, la diplomazia di via Veneto riferiva che i contatti degli Usa sia nel partito dell’allora premier sia nel centro sinistra credessero che «Berlusconi e i suoi compari stessero approfittando personalmente e lautamente di molti degli accordi nel settore energetico tra l’Italia e la Russia».
Nei nuovi documenti sul nostro Paese rivelati da WikiLeaks sono presenti due intercettazioni Nsa trascritte, rispettivamente quella di Berlusconi e quella di Valentini, e anche tre “selectors”, ovvero i numeri di telefono usati dalla National Security Agency per i suoi programmi di sorveglianza e ascolto. I tre selectors corrispondono ai numeri di telefono di Stefano Stefanini, rappresentante permanente dell’Italia alla Nato dal 2007 al 2010; del consigliere diplomatico di palazzo Chigi, Marco Carnelos, diventato poi consigliere diplomatico della Regione Lazio nel 2011 e oggi ambasciatore italiano a Baghdad, e infine del consigliere per la sicurezza nazionale, Bruno Archi, negli anni del governo Berlusconi. Il primo selector è un numero fisso e, ancora oggi, permette di collegarsi direttamente all’ufficio di rappresentanza permanente della Nato a Bruxelles, mentre gli altri due sono cellulari: chiamando quello di Carnelos è ancora oggi possibile raggiungere direttamente il diplomatico.
Già nel 2013, l’Espresso aveva rivelato, grazie ai file di Snowden, i piani di sorveglianza di massa della Nsa contro l’Italia.
Dai documenti top secret emergevano: la presenza in Italia di due team dello Special Collection Service a Roma e a Milano, le due operazioni Nsa “Bruneau” e “Hemlock” per spiare le comunicazioni della nostra ambasciata a Washington e, infine, la massiccia raccolta dei metadati degli italiani. I file dettagliavano come in un solo mese, dal 10 dicembre 2012 al 9 gennaio 2013, la Nsa avesse raccolto i metadati di 45.893.570 di telefonate degli italiani, dove i “metadati” sono quelli che in Italia comunemente si chiamano “tabulati telefonici”, ovvero chi chiama chi, a che ora, per quanti minuti, da dove.
Sebbene la Costituzione italiana tuteli esplicitamente la riservatezza delle comunicazioni e le leggi del nostro Paese prevedano che sia possibile intercettare e raccogliere i dati delle comunicazioni dei cittadini solo in modo mirato e non massivo, e solo dietro un mandato e sotto la stretta supervisione dell’autorità giudiziaria, ad oggi, nessuna procura ha ritenuto di dover aprire un’inchiesta su queste rivelazioni.
Quanto al governo italiano, si è sempre distinto per il suo silenzio e i suoi dinieghi assoluti, con il presidente Matteo Renzi che ha completamente ignorato lo scandalo e con l’ex presidente Enrico Letta che, nei mesi in cui il caso Snowden infuriava, dichiarava alla Camera: «In base alle risultanze dell’intelligence e ai contatti internazionali avuti, non risultano compromissioni della sicurezza delle comunicazioni dei vertici del governo, nè delle nostre ambasciate. Non risulta che la privacy dei cittadini italiani sia stata violata».
Dopo la rivelazione di questi nuovi documenti pubblicati da WikiLeaks, sarà più difficile fare finta di nulla.
Stefania Maurizi
(da “La Repubblica”)
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