Marzo 14th, 2016 Riccardo Fucile
“L’EDITORE DELLA RAI E’ IL GOVERNO”
Bruno Vespa, c’è vita dopo Porta a Porta?
Quella privata sempre.
Vent’anni. Quando smette?
Chieda a Enzo Biagi oppure a Piero Angela. A chi non s’è mai stancato. Io mi diverto.
Porta a Porta può sopravvivere a Vespa?
Ogni programma ha un legame di identità con il conduttore. È sbagliato chiamare un programma con lo stesso nome e un conduttore diverso.
Capita, anche in Rai.
Per Ballarò, un esempio recente. C’è stata una discussione, non mi intrometto. Secondo me, dopo parecchi anni con un volto, il titolo va modificato.
E cosa vorrebbe modificare o cancellare nel passato di Porta a Porta?
Niente, davvero niente.
Arroganza.
Piuttosto orgoglio. Per lo speciale sull’attentato a New York, mentre non eravamo neanche in servizio. Per la copertura del terremoto in Abruzzo, che ho patito da aquilano.
Arroganza doppia.
No, ammetto di aver sbagliato. Forse ho dedicato troppe puntate al caso di Cogne, anche se rappresenta un episodio enorme per la criminologia e appassionava i media del mondo.
Non è pentito dei plastici?
Perchè quando li faceva Corrado Augias nessuno l’ha contestato?
Dov’è il museo degli arnesi di Porta a Porta?
C’è un magazzino, dove spesso recuperiamo qualcosa. Come la bicicletta di don Matteo. A volte ci vado, assisto al tempo che usura gli oggetti. Lì c’è pure la scrivania di Silvio Berlusconi, un pezzo di legno da quattro soldi.
Ma il contratto con gli italiani era impegnativo
L’ha pensato Porta a Porta.
L’ha scritto Bruno Vespa e l’ha firmato l’ex Cavaliere?
No, per carità . Berlusconi voleva fare l’annuncio, un patto con gli elettori, qualcosa del genere. E parlando assieme, gli abbiamo proposto di sceneggiare un accordo dal notaio.
Era il 2001. Quelle promesse furono il fallimento più eclatante per il governo.
Con calma, sarà fatta la storia. Quel giorno sarà più chiaro il ruolo che ha rivestito Berlusconi in politica. C’è chi è diventato famoso combattendo o affiancando il Cavaliere.
E voi di Porta a Porta dove vi collocate?
Non eravamo contro Berlusconi, ma io non ho ricevuto favori. Gli riconosco un merito: nel ’94 c’era una deriva antipatica in Italia con la sinistra di Achille Occhetto, il Cavaliere ha dato voce a chi non ce l’aveva.
Ha notato una differenza fra Berlusconi e Matteo Renzi?
Il Cavaliere gli invidia la cattiveria. E sono d’accordo. Renzi è un politico determinato con qualche punta di cattiveria. Come Margaret Thatcher o Winston Churchill. Benito Mussolini no, non aveva un animo crudele. Giulio Andreotti era cinico, non cattivo. Renzi è un politico di razza. Berlusconi ha pagato, a volte, lo scarso coraggio.
Il conflitto d’interessi l’ha percepito?
Con il gradimento di Berlusconi sono stati nominati direttori generali, presidenti e dirigenti. Accade da sempre e sempre accadrà , finchè la Rai avrà questa conformazione.
Oggi come ieri.
Sì, giusto. E dal punto di vista dell’offerta informativa, vi ricordo che c’era Rai3, che martellava contro il governo di centrodestra da mane a sera. Soltanto in Italia la tv pubblica fa opposizione al primo ministro.
Un primo ministro proprietario di televisioni e giornali.
Forse le aziende investivano di più su Mediaset, ma il Biscione ha sempre perseguito un atteggiamento più dinamico. L’indipendenza la fanno gli uomini. Il servilismo nasce dai giornalisti, non dal potere politico.
Come Berlusconi ha scelto Mauro Masi, Renzi ha scelto Antonio Campo Dall’Orto.
Esatto, cosa vi sorprende? Arnaldo Forlani scelse Gianni Pasquarelli e Ciriaco De Mita scelse Biagio Agnes.
Perchè non ha accettato la presidenza di viale Mazzini?
Mi piace il mio lavoro.
Il presidente guadagna di meno, non va in onda. Vanità o denaro?
Scherza? Io ho rifiutato due volte. La prima oltre dieci anni fa, la proposta arrivava da Pier Ferdinando Casini e Marcello Pera. Mi dissero: ci risolvi un problema. E io replicai: me ne create uno voi a me.
E la seconda?
Telefonata di Berlusconi una sera, telefonata di Renzi dopo poche ore. Ho chiesto con ironia a Renzi: ma ti immagini il presidente della Rai che va al Vinitaly a proporre il suo vino? Mi ha mandato a quel paese. Il fatto è questo: dopo tre anni dietro la scrivania, che avrei fatto?
Il contratto è prorogato fino al 2017, Campo Dall’Orto vuole svecchiare il palinsesto.
Ha ragione, ma non l’ha spiegato a me. Porta a Porta s’è rinnovato già . In un attimo, due anni fa. Ci siamo incontrati, in riunione di redazione, e ci siamo detti: ragazzi, così non funziona più. La politica ha stufato.
Preferisce la cronaca?
Io? La musica classica. I punti più bassi di ascolto li abbiamo registrati con i maestri Riccardo Muti e Claudio Abbado. Mi piace la politica, ma può sfiancare. Nel ’76 scappai da Montecitorio, rischiavo di fare il cronista. Tutti i giorni, sa che noia?
Anche Vespa dà l’estrema unzione ai talk show?
È un rituale rispettabile, ma che ormai ha esaurito la sua forza. Il pubblico non può reggere quattro ore di dibattito. Noi dividiamo la puntata in tre blocchi. E non è vero come scrivete che in questa stagione abbiamo perso due punti di share. Abbiamo quasi raggiunto il livello dell’anno scorso.
Perchè chi comanda in Italia sgomita per sedersi a Porta a Porta?
Non c’è un segreto. Siamo corretti. I nostri ospiti non si lamentano mai. Nessuno ci saluta e confessa ‘ci hanno fregato’.
Concorda la scaletta?
Mai successo, e non faccio entrare materiale dei candidati. Non subisco pressioni.
Neanche da Palazzo Chigi?
Il rapporto è limpido e semplice. In questi anni con il portavoce Filippo Sensi ci scambiamo un messaggino, per sapere di cosa si discute. E basta.
“Tranquillo, gliela cuciamo addosso”. Così rassicurò Salvo Sottile prima di un’intervista a Gianfranco Fini.
Non mi vergogno di questa frase, la rivendico. Fini era ministro degli Esteri. La trasmissione era blindata, perchè avevano ammazzato l’agente Nicola Calipari e c’era Jeb Bush a Roma, il fratello di George W, che voleva partecipare.
Ha rinchiuso Massimo D’Alema in cucina, però.
Il risotto fu un’invenzione di Claudio Velardi. D’Alema non era simpatico, e lo voleva rendere umano. Tant’è che fece una campagna pubblicitaria mirata su se stesso, senza il simbolo di partito, per testare il suo valore da leader.
Anche Beppe Grillo ha ascoltato in diretta il famoso “din don”.
Ho completato l’intero emiciclo del Parlamento. E mi ha regalato autorevolezza. A Grillo non ha giovato perchè s’è dimostrato impreparato. Mi ha aiutato molto il suo comportamento, mi ha dato subito del tu. Sembrava una chiacchierata fra vecchi amici.
Ma davvero Giovanni Paolo II chiamò a sorpresa?
Sì, fu un miracolo: perchè fu un desiderio del Santo Padre che forse si commosse per il racconto del suo pontificato e perchè don Stanislao Dziwisz, il segretario particolare, riuscì a prendere la linea attraverso il centralino.
Ha pagato soltanto Monica Lewinsky?
L’ingaggio prevedeva un colloquio a Porta a Porta e, soprattutto, a Domenica In, che spese più soldi. È un evento che non è stato replicato. Non diamo gettoni di presenze. Tra l’altro, la Lewinsky se ne andò presto. Era in Italia per sponsorizzare una collezione di borse, vide sullo schermo una sua foto con Bill Clinton e scattò in piedi: ‘Cosa c’entra?’. Sipario.
Chi sono gli invitati che declinano?
Emma Bonino e Maurizio Landini.
Forse perchè la considerano aderente ai palazzi romani.
Non l’ho mai scoperto. Senza Berlusconi al governo, la mia vita è migliorata perchè subisco meno attacchi.
È stato berlusconiano?
Neanche i miei figli sanno per chi voto. Ripeto: dobbiamo essere grati a Berlusconi.
È automatico passare da B. a Renzi?
Questa è una domanda volgare, non ricevibile.
Perchè circola il sospetto che Vespa sia figlio di Mussolini?
Forse perchè ci somigliamo. È un’ossessione di Alessandra Mussolini. All’inizio mi divertiva pure. Ma non è possibile. Mia madre in quel periodo non era nella zona di Assergi, dove il Duce fu confinato fra l’agosto e il settembre del ’43. E non poteva concepirmi in quei giorni con Mussolini, stava altrove e stava per sposarsi.
Dove ha iniziato?
Collaboravo con il Tempo, da l’Aquila.
Non era un progressista.
Ma difendevo l’occupazione delle fabbriche. Pubblicai i bigliettini che gli operai della Siemens dovevano compilare per andare al gabinetto. L’Unità fu costretta al volantinaggio.
È stato più antifascista o anticomunista?
Per me il fascismo è inaccettabile. Anche se poi l’ho studiato e posso affermare che qualcosa di buono l’ha fatto. Il comunismo l’ho visto, e spaventava. Negli anni 70 gli iscritti del Pci volevano affidare allo Stato i mezzi di produzione industriale.
Questa è scolpita in qualche luogo di viale Mazzini: “Il mio editore di riferimento è la Democrazia cristiana”.
C’era la ripartizione dei canali.
Come aggiorna l’epigrafe?
L’editore di riferimento della Rai è la maggioranza di governo. È una novità ?
Carlo Tecce
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 14th, 2016 Riccardo Fucile
MA LA PROCURA DI FORLI’ CHIEDE L’ARCHIVIAZIONE
La camorra fece perdere il Giro d’Italia del 1999 a Marco Pantani.
Le provette del controllo antidoping furono alterate e il Pirata entro in un tunnel dal quale non sarebbe più uscito.
Premium Sport riaccende i riflettori sul caso, rendendo nota una intercettazione di un detenuto, lo stesso che secondo Renato Vallanzasca, confidò in prigione al milanese quale sarebbe stato l’esito del Giro d’Italia del ’99.
Pantani, padrone assoluto di quel Giro, in realtà non lo avrebbe mai terminato.
Dopo le dichiarazioni di Vallanzasca, e grazie al lavoro della Procura di Forlì e di quella di Napoli, l’uomo è stato identificato e interrogato.
Subito dopo è partita la telefonata a un parente.
Qualche fase saliente del colloquio
Uomo: “Vallanzasca poche sere fa ha fatto delle dichiarazioni”.
Parente: “Una dichiarazione…”.
Uomo: “Dicendo che un camorrista di grosso calibro gli avrebbe detto: ‘Guarda che il Giro d’Italia non lo vince Pantani, non arriva alla fine. Perchè sbanca tutte ‘e cose perche’ si sono giocati tutti quanti a isso. E quindi praticamente la Camorra ha fatto perdere il Giro a Pantani. Cambiando le provette e facendolo risultare dopato. Questa cosa ci tiene a saperla anche la mamma”.
Parente: “Ma è vera questa cosa?”.
Uomo: “Sì, sì, sì… sì, sì”.
Caso Pantani, intercettazione detenuto: “La camorra gli fece perdere il Giro”
“Finalmente qualcuno è riuscito a fare un buon lavoro, dopo tanti anni che cerco e leggo da tutte le parti – ha dichiarato Tonina, la mamma del campione romagnolo trovato morto in un residence di Rimini il 14 febbraio 2014 -. Devo ringraziare i ragazzi di Forlì, che ci hanno messo un grande impegno. Non mi ridanno Marco, logicamente, ma pensi gli ridiano la dignità , anche se per me non l’ha mai persa. Le parole di questa intercettazione fanno male, è una conferma di quello che ha sempre detto Marco, cioè che l’avevano fregato. Io mio figlio lo conoscevo molto bene: Marco, se non era a posto quella mattina, faceva come tutti gli altri. Si sarebbe preso quei 15 giorni a casa e poi sarebbe rientrato, calmo. Però non l’ha mai accettato, non l’ha mai accettato perchè non era vero. Finalmente la gente ora potrà dirlo, anche se tanta gente sapeva che l’avevano fregato. Io sono molto serena oggi: finalmente sono riuscita e sono riusciti a trovare queste cose”.
La Procura di Forlì però ha chiesto l’archiviazione dell’inchiesta su un presunto intervento della camorra contro Marco Pantani nel Giro d’Italia del 1999. A Forlì era stato riaperto il caso, archiviato a Trento.
(da “La Stampa”)
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Marzo 14th, 2016 Riccardo Fucile
VINCE LA PREMIATA DITTA TAROCCO: “NON CI SONO STATI BROGLI”
Primarie del centrosinistra, bocciato il ricorso-bis di Bassolino che chiedeva l’annullamento del voto in
cinque seggi.
Secondo l’ex sindaco il voto a stato influenzato davanti ai seggi.
Per la commissione per le primarie non c’è stata nessuna segnalazione da parte dei rappresentanti dei candidati nei verbali ufficiali.
In mancanza di contestazioni, dunque, non si può accettare il ricorso.
Valeria Valente è dunque proclamata vincitrice delle primarie.
Ora spetta a Bassolino la scelta se ‘annunciare la candidatura a sindaco sostenuto da liste civiche. Mercoledì, invece, la commissione di garanzia del Partito Democratico deciderà sul comportamento dei singoli individuati “accusati” dai filmati.
È iniziata alle 12 la riunione della commissione di garanzia per le primarie, presieduta da Giovanni Iacone, che doveva esaminare il secondo ricorso di Antonio Bassolino. In commissione 11 i presenti con larga maggioranza (sulla carta) per Valente.
Durante l’incontro la parola è passata ai rappresentanti di Bassolino che stanno illustrando il ricorso per annullare le primarie.
Quindi Benincasa del Centro Democratico ha proposto un accoglimento parziale annullando solo il voto dei seggi incriminati.
Una proposta respinta dal resto della Commissione.
Il risultato sembrava scontato dalla vigilia. Dopo aver perso il ricorso con cui chiedeva l’annullamento dei voti in cinque dei 78 seggi (quelli in cui aveva vinto Valeria Valente), Antonio Bassolino ha cercato di annullare, con il nuovo ricorso, tutte le consultazioni.
D’altra parte il premier Matteo Renzi si è già schierato apertamente con Valeria Valente, dicendo: «È lei la vincitrice della primarie».
E nella commissione di garanzia per le primarie del centrosinistra, che è l’unico organo deputato a giudicare le consultazioni, secondo regole che lo stesso Bassolino ha sottoscritto, i bassoliniani sono in minoranza.
(da “il Mattino”)
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Marzo 14th, 2016 Riccardo Fucile
BERTOLASO AVEVA INVITATO LA MELONI A “FARE LA MAMMA”, LEI REPLICA: “SI POSSONO CONCILIARE TRA MILLE DIFFICOLTA'”… MARCHINI SI INSINUA, MAGARI RACCATTA DUE VOTI A DESTRA
“Giorgia Meloni deve fare la mamma”. Se le gazebarie del centrodestra a Roma che hanno incoronato Guido Bertolaso servivano per calmare gli animi nella (quasi) coalizione, ci ha pensato il diretto interessato a riaprire la polemica a poche ore dal risultato.
A far discutere è stata una delle prime frasi da candidato in pectore sull’ipotesi che la candidata al suo posto fosse la leader di Fratelli d’Italia.
Che ha subito replicato: “Le donne conciliano maternità e lavoro”.
E se già non fosse abbastanza problematica la faccenda nel centrodestra, anche il candidato Alfio Marchini su Twitter ha espresso la sua solidarietà alla Meloni: “Bertolaso altri due attacchi alla mamma Meloni e la voto! Paesi con natalità più alta? Dove c’è maggior occupazione femminile”.
Povero Marchini, cosa deve fare per raccattare due voti a destra…
L’ex capo della Protezione civile ha pronunciato la frase incriminata a “Fuori Onda” su La7, poche ore dopo il risultato del referendum su se stesso a Roma: “La Meloni deve fare la mamma”, ha detto, “mi pare sia la cosa più bella che possa capitare ad una donna”, ha detto. “Deve gestire questa pagina della sua vita. Non vedo perchè qualcuno dovrebbe costringerla a fare una campagna elettorale feroce e, mentre allatta, ad occuparsi di buche, sporcizia…”.
Un intervento polemico che è stato fatto passare per maschilista, anche per la dabbenaggine di Bertolaso.
La Meloni ha colto al volo l’occasione, ma ha sorvolato su un dettaglio.
“Io non voglio polemizzare”, ha detto. “Dico solamente con garbo e orgoglio a Guido Bertolaso che sarò mamma comunque, come lo sono tutte quelle donne che tra mille difficoltà riescono a conciliare impegni professionali e maternità .”
Indubbiamente è facile parlare di “conciliabilità ” quando si guadagnano 10.000 euro al mese e ci si può permettere tre baby sitter.
Il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano ha pensato bene di intervenire: “È una battuta che non si deve adoperare. Perchè se una donna è incinta, ed è effettivamente la cosa più bella che le possa capitare ha diritto a continuare a lavorare e ad allattare mentre fa il sindaco. Questo è elementare. Il ministro Lorenzin, non è un segreto allatta i suoi bambini facendo il ministro”.
Caso strano anche lui parla di una che guadagna 15.000 euro al mese.
In una cosa Bertolaso ha sbagliato: invece che polemizzare sulla gravidanza, faceva prima a dire quello che pensano in molti.
Ovvero che la Meloni, come il suo compagno di merende Salvini, è stata scorretta nei suoi confronti e che è inadeguata al ruolo di sindaco.
Quando le cose si pensano, è meglio dirle chiaramente, senza trincerarsi dietro a battute discutibili.
Inadeguata lei, inadeguato lui, c’è solo l’imbarazzo della scelta.
(da agenzie)
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Marzo 14th, 2016 Riccardo Fucile
“OGGI E’ UNA GIORNATA LIBERATORIA, VOGLIO RESTARE LONTANA DALLE PRESSIONI MEDIATICHE”
Passeggia in un parco di Milano e risponde al telefono: “Oggi è una giornata liberatoria, vorrei restare
lontana dalla pressione mediatica”.
Patrizia Bedori, la 52enne scelta dal Movimento 5 Stelle come candidata sindaco di Milano, si è ormai ritirata dalla corsa e dice di sentirsi molto sollevata: “Ho fatto umilmente questa scelta, un passo di lato”.
Per quale motivo?
“Sono stata travolta dalla pressione mediatica, non ce la facevo più, adesso mi riprenderò la mia vita ma continuerò a stare vicino alla mia città e al mio quartiere come ho sempre fatto”.
Colpa quindi dei giornalisti, spiega Bedori, che tuttavia alla domanda se ha sentito il leader 5Stelle, Beppe Grillo, o Gianroberto Casaleggio non risponde.
Secondo alcune indiscrezioni, i vertici M5S non erano contenti dell’andamento dei sondaggi e per questo le avrebbero “imposto” il passo indietro.
“Il Movimento è vicino a me – si difende l’ex candidato sindaco – ieri tutti hanno pianto con me, sono stati troppi carini. Il Movimento 5 Stelle è la mia vita e ci resterò. Adesso però basta domande. Vorrei stare un giorno al parco a passeggiare come sto facendo”.
Poco prima Bedori aveva affidato a un lungo post su Facebook il suo sfogo, il cui incipit è: “Qualche sassolino nella scarpa oggi me lo voglio levare”.
Domenica sera le motivazioni che l’avevano indotta a fare quella scelta erano sembrate del tutto personali (“Può accadere che ci si accorga di non sentire propria una determinata posizione”), ma il giorno dopo, prima di godersi la passeggiata liberatoria, ne ha per tutti.
A partire da quelli che l’hanno chiamata “casalinga e disoccupata”, con toni offensivi. Per proseguire con alcuni esponenti del suo stesso movimento che l’hanno insultata prendendo di mira anche il suo aspetto fisico.
Ai primi fa sapere che “per me non sono offese. Ci sono milioni di casalinghe in Italia ed è grazie a loro che l’Italia sta in piedi”.
E ancora. “Mi avete dato della disoccupata usando questa parola in maniera denigratoria, negativa, come dire sfigata. Sappiate che non ero in cerca di una cadrega. E ve lo ho dimostrato, semmai ce ne fosse bisogno, ma quello che è più grave è che avete offeso milioni di cittadini a cui è stata tolta la dignità “.
Poi viene il turno di due compagni di movimento (una ex M5s).
Il primo è Tonino Silvestri che le ha dato della “brutta grassa e obesa” dicendole “fuori a calci nel culo”: “Ti voglio regalare un minuto di notorietà , poi rientrerai nell’oblio. Sono generosa e ovviamente mi astengo da commenti sul tuo aspetto fisico perchè io le persone le giudico da quello che sono, da quello che dicono ma soprattutto da quello che fanno”.
Poi è il turno di Serenella Fuksia, senatrice ex pentastellata, che le aveva dato della “nullafacente super cazzolara svogliata”.
A lei replica dicendo: “Sei famosa perchè non mantieni la parola data ai tuoi elettori e, come dicevo, io le persone le valuto da quello che fanno. Io ho altri valori e la mia parola vale, sono su un altro livello, cui tu non potrai mai accedere e forse neanche capire”.
Ovviamente c’è spazio per i ringraziamenti che vanno a chi l’ha comunque sostenuta anche dopo la decisione di ritirarsi e a quelle donne che “silenziosamente giorno dopo giorno dedicano la vita agli altri senza chiedere nulla in cambio”.
(da “Huffingtonpost“)
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Marzo 14th, 2016 Riccardo Fucile
LA PADAGNA DEL MAGNA MAGNA: AVEVA USATO 158.000 EURO ANCHE PER PAGARE BOLLETTE E PAY TV… L’AVVOCATO: “HA PERSO IL LAVORO ED E’ SENZA SOLDI”
Riccardo Bossi, il primogenito del fondatore della Lega Umberto, è stato condannato a un anno e otto mesi (con rito abbreviato) per appropriazione indebita aggravata.
Lo ha deciso l’ottava sezione penale del tribunale di Milano per le spese personali, che ammontavano a circa 158 mila euro, realizzate con i fondi del Carroccio.
Il denaro sarebbe stato usato anche per pay-tv, bollette di luce e gas.
È la prima sentenza dopo lo scoppio dello scandalo sui fondi del partito emerso nel 2012.
IL LEGALE: “E’ IN DIFFICOLTA’ ECONOMICHE”
«Ribadisco la totale estraneità del mio cliente alle accuse. Chiunque di noi quando chiedeva i soldi al papà non sapeva da dove lui li prendesse», spiega l’avvocato Maiello, commentando la sentenza.
«È una condanna troppo dura – prosegue il legale – faremo sicuramente appello”.
Il legale ha poi affermato che il primogenito di Umberto Bossi «in questo momento è in difficoltà , ha perso il suo lavoro di pilota di rally e adesso è in cerca di lavoro e fa un po’ il procacciatore d’affari con la Russia».
I SOLDI DI PAPA’
«Credo che chiunque di noi quando chiedeva i soldi al papà non sapeva da dove li prendesse», aggiunge l’avocato, che in più occasioni ha spiegato come il figlio maggiore del fondatore della Lega Nord, quando aveva bisogno di un aiuto, si limitava a consegnare le fatture alla segretaria del padre.
AFFARI DI FAMIGLIA
I pm hanno rendicontato nel dettagliato le spese della famiglia Bossi e del suo cerchio magico.
Dalle multe per eccesso di velocità alle cartelle esattoriali, dai pigiami alla ristrutturazione della casa di Gemonio e di Roma.
E poi i diplomi in Albania, il leasing della BMW, i costi dell’ospedale, perfino gioielli e le cure dal dentista.
Svariati milioni di euro di soldi pubblici incamerati a titolo personale dagli ex responsabili dal partito di “Roma Ladrona”.
I conti esaminati dalla procura sono relativi ai contributi pubblici presi per tre anni.
E precisamente: 22 milioni euro nel 2008; oltre 17 milioni nel 2009 e quasi 18 milioni nel 2010, che però non vennero ritirati per l’intervenuto blocco dei rimborsi ordinato dall’allora presidente della camera Gianfranco Fini.
Una quantità notevole di denaro di cui una parte, secondo le accuse, sarebbe stata spesa dagli indagati per acquisti personali.
DAI FIGLI A ROSI MAURO E BELSITO
Per esempio risulta che Rosi Angela Mauro ha speso 77 mila euro per far comprare la laurea in Albania a Pierangelo Moscagiuro, il suo capo scorta appropriandosi complessivamente di quasi 100 mila euro.
Umberto Bossi avrebbe speso invece 208 mila euro; il figlio Riccardo, pagando multe e perfino staccando assegni per il mantenimento della ex moglie, di 157mila e 933 euro; mentre Renzo, noto come “il trota”, tra multe, assicurazioni e acquisto di auto, avrebbe raggiunto la rispettabile cifra di 145 mila euro e rotti.
Recordman delle distrazioni, l’ex tesoriere Belsito (a cui la Procura di Genova ha da poco sequestrato beni mobili, immobili e proprietà ) si sarebbe appropriato, con prelievi continui di cui dunque non si conosce sempre l’esatta destinazione, di due milioni e 400 mila euro.
Soldi, contesta l’accusa, di cui si sarebbero appropriati nel giro di appena tre anni, fino al 2011.
(da “La Stampa”)
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Marzo 14th, 2016 Riccardo Fucile
AVREBBE COMPIUTO 90 ANNI A NOVEMBRE
Una carriera lunga quasi 60 anni, oltre 200 film che hanno fatto la storia del cinema italiano e quel
ritorno di popolarità a distanza di anni in tv.
È morto in ospedale a Milano l’attore Riccardo Garrone, avrebbe compiuto 90 anni a novembre.
Indimenticabile il suo volto, dai tanti film in bianco e nero fino al ruolo di San Pietro negli spot pubblicitari per la Lavazza.
Con ironia raccontava che la gente lo fermava per strada per chiedergli di «intercedere con il Paradiso».
Tutta la vita con la stessa compagna, con la moglie Grazia Maria 60 anni di matrimonio: «Una grande fortuna. Ha pazienza, ma mi sgrida per la mia pigrizia quando non lavoro – raccontava -. Lei è milanese, io romano».
Lui un metro e 87, lei un metro e 48: «Piccola e tosta».
I FILM
Dopo l’accademia drammatica e l’esordio con Mario Mattoli (Adamo ed Eva) ha lavorato con tutti i grandi nomi da Fellini (La Dolce Vita) a Mario Monicelli (Il medico e lo stregone), Luigi Zampa (Il vigile), Ettore Scola, Damiano Damiani, Nanni Loy (Audace colpo dei soliti ignoti).
Tra i suoi ruoli da ricordare il prete don Fulgenzio in Venezia, la luna e tu, il fusto in Belle ma povere, il poliziotto in Guardia, guardia scelta, brigadiere e maresciallo di Bolognini, l’amico sciupafemmine di Alberto Sordi in Bello, onesto, emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata. In carriera anche il personaggio del geometra Calboni, in Fantozzi subisce ancora.
TEATRO
Nel 1950 aveva iniziato a recitare anche in teatro, prima con la compagnia Gassman-Torrieri-Zareschi, poi anche con la compagnia Morelli-Stoppa, diretta da Luchino Visconti.
Tornerà al teatro nel 1990: lavora al Teatro Sistina interpretando la commedia musicale Aggiungi un posto a tavola nella parte della voce di Dio.
“UN MEDICO IN FAMIGLIA”
Nel 1998 interpreta il ruolo di Nicola Solari nella serie televisiva Un medico in famiglia . Tornerà ad indossarne i panni nel 2004, nella quarta stagione, ma prenderà parte solo a due episodi.
DOPPIAGGIO
Fra i tanti personaggi cui ha prestato la voce, Lucifero in Il gatto con gli stivali, Fido in Lilli e il vagabondo, il Dottor Watson in Il fiuto di Sherlock Holmes.
Elena Masuelli
(da “La Stampa”)
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Marzo 14th, 2016 Riccardo Fucile
“PER ME PIU’ VOTANTI CHE A PRIMARIE PD”
“La Meloni deve fare la mamma, mi pare che sia la cosa più bella che possa capitare ad una donna“.
Così il candidato sindaco di Roma del centrodestra, Guido Bertolaso, ospite a “Fuori Onda” (La7) risponde a una domanda sul possibile ruolo della leader di Fratelli d’Italia nella sua squadra.
“Non vedo perchè qualcuno — spiega l’ex capo della Protezione civile — debba costringere la Meloni a fare una campagna elettorale feroce proprio nel momento in cui deve incominciare ad allattare. Credo che sia una cattiveria. Io, comunque, mi candido”.
Poi in merito alle gazebarie di Forza Italia che, secondo il comitato elettore di Bertolaso alle 19 hanno visto il candidato al 96,7% con 45mila-48mila romani al voto, l’ex Protezione civile dice: “Sono venuti i romani e hanno detto quello che pensano in modo chiaro e sono stati più di quelli che sono andati a votare per le primarie del Pd. Con Salvini penso di aver già chiarito: le ruspe sono un metodo demagogico“.
Infine, rispetto alla vicenda giudiziaria che lo vede imputato per omicidio colposo per il terremoto a L’Aquila, Bertolaso dice: “Rinuncerò alla prescrizione e mi sottoporrò al giudizio della magistratura”
Ieri un Silvio Berlusconi in grande forma era apparso a Roma per sostenere il candidato sindaco di Forza Italia. Su questo nome il Cav è deciso: su Bertolaso non si torna indietro.
(da agenzie)
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Marzo 14th, 2016 Riccardo Fucile
ARRESTATI IN STAZIONE DOPO AVERGLI RUBATO IL PORTAFOGLIO
Lui ha 50 anni ed è residente a Como (risponde alle iniziali U.M), lei di anni ne ha 33 e vive a Brenna:
insieme hanno rapinato un cittadino extracomunitario che si trovava alla stazione di Mariano Comense.
La vittima è un uomo di 43 anni: secondo la testata locale QuiComo, il marocchino è stato avvicinato dai due italiani, abili nel distrarlo e nel rubargli il portafogli.
Ma quello che sembrava essere un furto con destrezza si è ben presto trasformato in una cosiddetta rapina “impropria”: il marocchino si è infatti accorto di aver subito il furto e quando ha cercato di riprendersi il portafogli si è visto minacciare pesantemente.
E’ allora che il cittadino extracomunitario ha deciso di arrendersi e di avvertire le forze dell’ordine.
I carabinieri hanno rintracciato la coppia nel vicino ospedale di Mariano Comense: l’uomo è stato trovato con una banconota da 100 euro (la cifra denunciata dalla vittima della rapina), la donna era invece in possesso del portafoglio rubato che ha riconsegnato spontaneamente.
I due sono stati portati nel carcere Bassone di Como.
(da agenzie)
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