Maggio 1st, 2016 Riccardo Fucile
COSA HA PORTATO ALLA SUA NOMINA E PERCHE’ E’ UNA MINACCIA PER L’ASSE MELONI-SALVINI
Non sono stati giorni facili fra Arcore e Palazzo Grazioli.
Gli effetti positivi del capolavoro-Milano (un candidato moderato che unisce il centro-destra e drena consensi nell’elettorato di sinistra) rischiavano di essere rovinati dal pasticcio romano.
Al Cavaliere arrivavano sollecitazioni di ogni tipo.
Quelle nordiste, a ricomporre l’alleanza con Meloni e (soprattutto) Salvini.
Quelle aziendali, e dei forzisti di Roma, a fare esattamente il contrario. E
in mezzo, Bertolaso.
Berlusconi aveva agito in modo lineare in uno scenario che di lineare non aveva nulla. Avrebbe voluto Marchini dal principio, d’accordo in questo con Salvini, e aveva dovuto rinunciare per l’impuntatura di Giorgia Meloni.
L'”Evita Peron” della Garbatella aveva giurato che mai e poi mai il ricco imprenditore con un pedigree di sinistra (nonno e zio molto vicini al PCI) sarebbe stato il suo candidato. Popolo di destra contro quartieri alti di sinistra? O più banalmente voglia di “marcare il territorio”?
Poichè Almirante riempiva in memorabili comizi Piazza del Popolo, la Meloni (e il suo mentore Rampelli) pensano che Roma sia cosa loro.
E quindi Bertolaso, che se ne stava a Londra in tutt’altre faccende affaccendato, venne richiamato d’urgenza a Roma, accettato e applaudito da tutti.
Bertolaso si mise all’opera, e a dire alcune verità . Apriti cielo.
Disse che i rom non si possono semplicemente cancellare dalla faccia della terra, e quindi va bene sgomberare i campi, ma poi da qualche parte bisogna pur metterli (cosa del tutto ovvia), e di colpo per Salvini divenne un traditore.
Convocò ai gazebo il (non numerosissimo) popolo della Lega di Roma chiedendogli che candidato volessero. Bertolaso ovviamente arrivò ultimo.
Primo classificato — indovinate — fu proprio Marchini.
Il colpo di coda di Meloni
In questo caos, Giorgia Meloni annunciò — supremo sacrificio — la propria disponibilità a candidarsi, subito accolta con entusiasmo da Salvini.
Dunque Bertolaso venne lasciato solo con il suo golfino azzurro a ripetere come il bimbo della fiaba che “il re è nudo”, fra lo sconcerto generale.
Berlusconi doveva prendere una decisione, e lo fece, come suo solito, da solo. O meglio, ascoltò un’ultima volta tutti, diede un’ultima occhiata ai sondaggi, poi invitò a cena Umberto Bossi (uno che della Lega e della politica italiana sa molto e capisce tutto) e gli annunciò la sua decisione: Marchini.
Perchè lo ha fatto? La partita di Roma è una partita più complessa di come la raccontano.
La debolezza dell’asse Salvini-Melon
Intanto l’asse Salvini-Meloni esiste solo sulla carta. Salvini, che a Roma è debolissimo e ha scarso interesse concreto ai risultati romani, aveva tutt’altro in mente. Non tanto l’egemonia del centro-destra, che comunque non gli dispiacerebbe, quanto quella della destra-destra.
Costringere la Meloni a contarsi, e – nel caso di un’improbabile vittoria — relegarla nel ruolo prestigioso ma rischiosissimo e comunque paralizzante di sindaco di Roma, oppure — di fronte ad un’assai più probabile sconfitta – ridimensionarne definitivamente le ambizioni da co-leader della coalizione.
Già , perchè la Meloni per Salvini è un concorrente molto più pericoloso di Berlusconi. Insegue lo stesso elettorato della Lega, ora che Salvini ha abbandonato l’indipendentismo padano per posizionarsi nello spazio della destra tradizionale.
Con la differenza che a sud della linea gotica la Lega è ancora guardata con sospetto. Decenni di insulti contro Roma ladrona, di “forza Vesuvio” e di orgoglio padano non si cancellano con qualche passeggiata a sud nè con la faccia paciosa di Raffaele Volpi, simpatico bresciano di lontana origine DC incaricato da Salvini di radicare il verbo leghista fra gli ex-“terroni”.
Il pezzo che manca
Gli è andata male, perchè la Meloni avrebbe dovuto vincere — o perdere — con l’appoggio di tutto il centro-destra. Salvini era convinto che Berlusconi avrebbe finito con l’assecondare il gioco, per salvare l’unità della coalizione.
Il problema è che oggi l’unità della coalizione non basta più, e Berlusconi lo sa benissimo.
Sa anche di non essere affatto in pericolo, con buona pace della narrazione conformista dei principali quotidiani.
Certo, Forza Italia è ben lontana dai bei tempi dei trionfi, ma una cosa è ben chiara: Berlusconi è l’unico fra i leader del centro-destra ad avere delle alternative, a poter scegliere fra geometrie politiche diverse. A Roma lo ha dimostrato.
Il ruolo oggi di Berlusconi
La destra italiana negli ultimi vent’anni è stata una destra di governo, forte del suo rispettabile 15-20%, grazie al fatto che si è alleata con un centro moderato che portava il 30% mancante, cioè i consensi necessari a diventare maggioranza. Senza di questo, sarebbe stata soltanto un grande MSI, forte ma ininfluente.
Quello che è stato il capolavoro di Berlusconi, rendere possibile l’alleanza fra i moderati e la destra democratica, non possono farlo nè Salvini nè la Meloni. Può farlo ancora una volta solo Berlusconi. Lo ha fatto con Parisi a Milano, sta provando a farlo con Marchini a Roma.
Se ci riuscirà , avrà vinto di nuovo. Nel 1994 Achille Ochetto, nel 2016 Matteo Renzi, pensavano di aver già vinto per mancanza di avversari.
Allora fu l’alleanza a geometria variabile con Bossi e Fini, oggi dal cilindro del mago di Arcore è uscito un coniglietto con il sorriso furbo di Stefano Parisi e l’abbronzatura di Alfio Marchini.
Al povero Renzi, già in difficoltà per conto suo, fra sondaggi che non decollano, ministri con parenti imbarazzanti, ripresa che non si vede, questo guaio non ci voleva proprio.
(da “Panorama“)
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Maggio 1st, 2016 Riccardo Fucile
INTERVISTA A MARIA ROSARIA ROSSI: “PER GUIDARE IL CENTRODESTRA OCCORRE VISIONE POLITICA, UMILTA’ E CAPACITA’ DI AGGREGARE ANIME DIVERSE SU UN PROGETTO COMUNE”
“Forza Italia e Lega sono alleate dal 1994, nonostante spaccature più gravi di quelle recenti. Ho
visto però che adesso c’è chi attacca il presidente Berlusconi. Dicono che è “moderato” nei voti, che non è più il leader. Forse è meglio aiutare gli smemorati: hanno avuto Bossi, poi Maroni, quindi Salvini, domani chissà . L’unico che è sempre rimasto leader, invece, indovinate chi è?”.
È Silvio Berlusconi, senatrice Maria Rosaria Rossi, leader unico di un “partito personale”. In ogni caso la scelta di Alfio Marchini ha rotto gli equilibri. Un tentativo di Berlusconi di riaffermare la leadership nella coalizione?
“Non credo servisse una conferma, il leader è lui”.
Beh, Salvini e Meloni la pensano diversamente. Ricordano che è anziano, insinuano che non contrasti Renzi per difendere le aziende. È possibile un centrodestra senza di lui?
“Per essere leader di una coalizione servono capacità di lettura, esperienza, visione e un profondo rispetto degli altri. In più, bisogna essere in grado di aggregare anime diverse attorno ad un progetto comune. Temo proprio che nessuno, a parte il presidente, abbia tutte queste capacità . Lo penso io, ma lo dice anche la storia degli ultimi venti anni”.
Non c’è spazio per un centrodestra lepenista guidato dai due quarantenni, dunque?
“Vede, è molto semplice: chi fomenta l’odio contro i migranti, inneggia alle ruspe nei campi rom o chiede l’uscita dall’Europa non può essere leader di un popolo. L’Italia ha bisogno di soluzioni che portino al ripristino della sicurezza, al rilancio dell’economia e alla sburocratizzazione. Chi pensa di risolvere tutto questo fomentando l’odio non risolverà nulla. E non potrà mai essere un leader”.
Per questo Berlusconi ha rotto l’unità del centrodestra?
“Non mi risulta che Berlusconi abbia spaccato la coalizione, visto che ci sono già state situazioni in cui ci siamo presentati separati. Berlusconi aveva individuato da tempo in Alfio Marchini un uomo concreto, capace, competente, che ha fatto opposizione a Marino e conosce al meglio la macchina amministrativa”.
Prima però aveva scelto Bertolaso, poi la “capriola” a favore di Marchini.
“Con Bertolaso ha affrontato e risolto le emergenze durante gli anni di governo. Ecco allora la sintesi: un vero e proprio dream team Marchini-Bertolaso. Farà tornare grande Roma. Potevamo offrire di meglio a questa città ?”.
La Meloni, ad esempio? Perchè non sostenerla in queste amministrative?
“Si chiamano amministrative perchè, appunto, chi vince deve poi amministrare. La Meloni è un ottimo leader del suo partito, ma ha sempre fatto solo politica. Oggi invece servono uomini e donne che provengono dal mondo del lavoro, capaci di capire e gestire una macchina amministrativa complessa come Roma. Berlusconi sostiene figure così in tutte le principali città , nella Capitale non poteva essere da meno”.
Lei ha sempre “sponsorizzato” Marchini. Pensate davvero a lui come leader del centrodestra del futuro, da affiancare a Berlusconi?
“Non solo Marchini, ma anche Parisi, Lettieri: tutti quelli che dal mondo del lavoro stanno finalmente scendendo in politica al fianco di chi, nel 1994, fu costretto a mettersi a disposizione. Non ci può essere futuro là dove c’è disgregazione”.
Comunque a Roma ha vinto il cerchio magico, facendo infuriare diversi altri dirigenti. Berlusconi viene sempre sulle vostre posizioni?
“Le ricostruzioni dei giornali non corrispondono alla realtà . La verità è più semplice: sono io che mi trovo spesso sulle posizioni del Presidente, perchè ne condivido progetti ed obiettivi. E lui è sempre disponibile al confronto, pronto ad ascoltare tutti”.
Non certo chi in FI tifava Meloni, big del calibro di Toti e Romani. A suo avviso cercavano di dare battaglia per la leadership del partito?
“No, avranno fatto un ragionamento politico di livello nazionale, ma poi anche loro hanno condiviso la decisione su Roma”.
Tommaso Ciriaco
(da “La Repubblica“)
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Maggio 1st, 2016 Riccardo Fucile
SENZA QUELLA, I FONDI DEL GOVERNO AL MERIDIONE RISCHIANO DI ALIMENTARE SOLO I GUADAGNI DELLA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA E DEI POLITICI COLLUSI
Tre miliardi e mezzo di investimenti pubblici per il ‪sud‬…
Davvero creeranno ricchezza? Davvero creeranno le premesse per lo sviluppo o saranno, piuttosto – e “tanto per non cambiare” – soltanto l’ennesima “occasione” per mafia, camorra e politica collusa per “fare i soliti affari” ai danni dei contribuenti?
Se proprio investimento doveva essere, sarebbe stato più adeguato farlo sulla sicurezza. Il sud ha ricchezze immense e possibilità e potenzialità ancora maggiori. Quello che manca è l’affrancazione totale da “sistemi collusivi” variegati e dirompenti…
Per fare un grande meridione e, quindi, una grande Italia, l’unica sfida autenticamente incendiaria resta (sempre e comunque) quella della “riconquista del territorio” per annetterlo – definitivamente – all’unico ed indiscusso imperio delle Istituzioni Repubblicane.
Fino a quando la questione “sicurezza” rimarrà marginale, lasciandola all’eroismo dei servitori della Patria o dei cittadini onesti, la sovranità territoriale restera’ una chimera e la libertà , pure…
Volete un meridione davvero virtuoso?
Volete un’Italia a “trazione variamente unitaria”?
Volete un popolo davvero artefice del proprio destino?
E allora basta con le politiche “romanocentriche”! Basta con l’affidarsi al caso! Basta con l’indegna attesa (e speranza) che siano i cittadini a “consumare” un redivivo moto rivoluzionario da “quattro giornate”…
La sicurezza, la libertà e l’affrancazione del territorio dal malaffare, dalla criminalità organizzata e dal potere colluso, sono l’unico dovere indiscusso dello Stato.
Il resto, lasciate che lo faccia il mercato, che lo facciano i cittadini onesti e capaci. Che lo facciano i sogni delle persone. Finalmente libere e liberate.
Un popolo davvero protagonista e non più meramente destinatario delle prebende del potere deviato e colluso.
Ma questo, purtroppo, soltanto nel mondo dei sogni… Al sud arriverà una “valanga di denaro”… Gli aguzzini saranno sicuramente già pronti… Viva l’Italia!
Salvatore Castello
Right BLU – La Destra Liberale
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Maggio 1st, 2016 Riccardo Fucile
“ORA LO PRESENTANO COME UN PERICOLOSO SOVVERSIVO, MA HA VINTO LE PRIMARIE DELLA LEGA ED ERA TRA LE SETTE OPZIONI PROPOSTE DALLA MELONI AI PROPRI ISCRITTI: DOVREBBERO VERGOGNARSI”
Oggi, la Destra di Francesco Storace sceglierà di appoggiare la candidatura civica di Alfio
Marchini. E il quadro delle elezioni a Roma avrà un altro passaggio – dopo quello avviato da Berlusconi – verso la semplificazione.
Storace, perchè appoggerete Marchini?
«Perchè c’è la necessità di dare una svolta alla città . Per mesi, mi sono sgolato chiedendo le primarie. Poi, ho proposto agli altri tre candidati di trovare quella soluzione unitaria che i partiti non riuscivano a raggiungere. Ho anche implorato una semplificazione e soltanto Marchini ha dato un rispettoso cenno di disponibilità . Dopo di ciò, il silenzio. Con il rischio concreto, rimanendo in quattro in campo, di spalancare il ballottaggio a Giachetti e Raggi».
Il suicidio?
«Sarebbe significato il ritorno del Pd in Campidoglio o esporre la città al rischio dell’avventura grillina. Impersonificato da una novella Signor No di cui non c’è affatto bisogno».
Dunque, Marchini
«Prima, ho fatto un’altra cosa. Ad Orvieto, alla riunione delle destre italiane, ho detto: visto che le primarie non le avete volute, facciamo finta che valgano i sondaggi. La Meloni è in testa, e dunque sosteniamola. Ma lei non volle. Mostrando un atteggiamento un po’ alla Totò quando disse: signori si nasce e io lo nacqui. Non ho mai visto un candidato che rifiuta voti da chi proviene dalla sua stessa storia».
E adesso?
«Oggi proporrò ai candidati della lista Storace, che è sintesi tra la Destra e Azione Nazionale, di sostenere Marchini e credo di avere il consenso di chi si deve battere sul territorio».
Perchè Marchini sì e Meloni no?
«Anzitutto perchè Meloni ha rifiutato la presenza della nostra lista. Al punto che Gasparri e Matteoli, che di trattative si intendono, hanno reso noto che la candidatura della Meloni è avvenuta soltanto perchè ero in campo io. Marchini, viceversa, ha espresso più volte la volontà di averci al suo fianco».
Ma non è bizzarro che uno con la sua storia si unisce a un pericoloso comunista, almeno così Meloni considera Marchini?
«Questo estremista sovversivo ha vinto le primarie della Lega. Ed era tra le sette opzioni proposte ai propri iscritti nel referendum interno di Fratelli d’Italia. Ma la cosa più clamorosa non è che la mia storia pulita si sposa con Marchini. Ma che la Meloni l’abbia rifiutata».
È vero che la Meloni starebbe per ritirarsi dalla gara?
«La vedo complicata, ma se lei ama Roma deve pensare al passo indietro».
Storace vuole essere la destra di un centrodestra più moderato, a livello nazionale?
«Voglio solo che Roma sia governata bene. Ma se Giachetti perde, è evidente che perde Renzi. Il problema sarà per quelli che governano con Renzi e sostengono Marchini. E comunque, la partita non è nazionale, sennò non staremmo insieme».
Roma da dove deve ricominciare?
«Da tre cose. Sblocco dei concorsi al Comune, in nome della meritocrazia contro le clientele. Nelle case popolari più italiani. Tutelate quei commercianti ambulanti che vedranno ridursi a carta straccia, nel nome dell’Europa, 17.000 licenze».
Non è un paradosso che An si riunisca intorno a Marchini?
«An aveva sei milioni di voti. Il Msi tre. Fratelli d’Italia si ferma a uno. Un motivo ci sarà , dice una canzone. Ed è che quel partito esclude e non include».
Roma deve recuperare, tra l’altro, il suo prestigio internazionale?
«Marchini ha sufficienti relazioni internazionali e non si deve presentare all’estero sventolando la carica di sindaco. Al contrario di Ignazio Marino che, in due anni, è andato 42 volte negli Usa e senza nemmeno l’invito del Papa».
Ma non crede che anche per Marchini sarà durissima, nel caso vinca?
«Le cose da fare sono innumerevoli. Spero che riesca a realizzare un mio vecchio pallino: cinema e teatri in ogni quartiere della periferia. E poi, altra cosa essenziale. Roma riacquista una dimensione nazionale e sovranazionale, se conquista i poteri che oggi fanno capo alla Regione. Roma Regione è il futuro di Roma».
Mario Ajello
(da “il Messaggero“)
argomento: Storace | Commenta »