Luglio 20th, 2016 Riccardo Fucile
A KIEV SALTA PER ARIA L’AUTO SU CUI VIAGGIAVA IL NOTO GIORNALISTA LIBERALE UCRAINO
Il noto giornalista liberale ucraino era uscito di casa, salito sull’auto del giornale e, dopo appena qualche decina di metri, la macchina è esplosa uccidendolo ha spiegato la testata per la quale lavorava, “Ukrainska Pravda
Il sito del popolare quotidiano precisa che la deflagrazione è avvenuta alle 7:45 all’angolo tra via Bogdan Khmelnitski e via Ivan Franko, non lontano dal teatro dell’Opera di Kiev. L’auto era della direttrice del giornale, Olena Pretula.
Sheremet viveva in Ucraina da cinque anni, prima lavorava alla tv di Stato russa ed aveva realizzato diverse inchieste sul mondo ucraino, russo e bielorusso.
Anche la polizia, in un comunicato, fa sapere che gli investigatori al momento “qualificano l’accaduto come omicidio premeditato”.
Le foto pubblicate online da Ukrainska Pravda mostrano l’auto dopo l’esplosione.
La vettura, una Subaru XV secondo l’agenzia Unian, ha il cofano e lo sportello anteriore sinistro parzialmente divelti.
Sull’asfalto e sul selciato dell’incrocio che l’auto stava attraversando si nota una gran quantità di schiuma bianca, con ogni probabilità degli estintori che sono stati usati per spegnere le fiamme, uno dei quali si intravede sotto il lato posteriore dell’auto.
La deflagrazione è avvenuta all’angolo tra via Bogdan Khmelnitski e via Ivan Franko, proprio davanti a un McDonald’s e non lontano dal teatro dell’Opera di Kiev.
I colpevoli” dell’uccisione del giornalista Pavel Sheremet “devono essere puniti” ha dichiarato il presidente ucraino Petro Poroshenko in un post su Facebook annunciando di aver chiesto alle forze dell’ordine di “indagare immediatamente su questo crimine”.
“L’Ucraina (non il Paese, ma il sistema) sta diventando la fossa comune dei giornalisti e del giornalismo” ha invece scritto su Facebook la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, dopo l’uccisione a Kiev del reporter.
Il giornalista, 44enne di origine bielorussa, aveva lasciato l’emittente statale russa Otr perche’ critico nei confronti della politica adottata sulla questione Ucraina dal governo di Mosca e condannava l’annessione russa della Crimea.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 20th, 2016 Riccardo Fucile
EFFICIENTISMO PADANO: USO ALLEGRO DI CARTE DI CREDITO AZIENDALI E CONSULENZE
Dall’ex manager che ha percepito uno stipendio troppo alto ai dipendenti che hanno usato la carta
di credito aziendale. Per viaggi, banchetti e film.
Fino ai fondi pubblici dati a chi non aveva i requisiti, e alle consulenze stipulate senza che ce ne fosse bisogno.
Dopo i rilievi fatti dal Comitato regionale dei controlli sui conti di Ilspa, ecco che emergono nuove magagne nelle partecipate regionali.
I problemi emergono da una relazione inviata prima alla giunta e che oggi arriverà in Commissione antimafia.
Nel documento viene esaminata l’attività delle società nel 2015 e, per Finlombarda, nel 2014. E il quadro che emerge è tutt’altro che positivo.
A partire da Arca, che si occupa degli acquisti e degli appalti centralizzati per ospedali e enti regionali.
Nei conti di questa mega centrale sono state trovate diverse spese con le carte aziendali, o addebitate alla società , senza che fosse necessario.
Si va da 16mila euro non dovuti pagati a un dipendente, alle spese per un banchetto a Milano (360 euro) e per due viaggi – uno da 1.800 euro e l’altro da 1.042 – che poco avrebbero avuto a che fare con l’azienda.
Fino a un acquisto da 60,95 euro su un sito che vende film e prodotti cinematografici. Di qui, la raccomandazione degli ispettori di “specificare nei regolamenti aziendali le modalità esclusive di utilizzo della carta di credito aziendale assegnata, nonchè un vademecum delle spese di rappresentanza”.
A Finlombarda, la cassaforte della Regione, per gli anni tra il 2014 e il 2015 gli ispettori contestano lo stipendio troppo alto del direttore: la società è guidata dall’anno scorso da Paolo Altichieri, succeduto a Giorgio Papa che ne è stato numero uno dal 2011 al 2015, quando ha lasciato dopo che il suo stipendio fu ridotto da 320mila a 240mila euro.
Adesso, i controllori sottolineano come Finlombarda debba “presentare un nuovo piano di recupero mensile della maggior retribuzione erogata nell’anno 2014 al dg, coerente con le previsioni retributive, e monitorarne in seguito l’effettiva e corretta attuazione “.
Tradotto: dovrà chiedere indietro i soldi in più pagati all’ex manager. E non solo: dovrà fare più attenzione a come i dipendenti usano il Telepass, i cellulari e le carte aziendali.
A Eupolis, l’istituto per le statistiche e le ricerche, i controllori contestano invece le troppe consulenze stipulate, con spese da 5,4 milioni nel 2013 e 5,8 nel 2014.
Mentre bacchettano la Direzione sport della Regione per l’elargizione di contribuiti “a beneficiari privi dei requisiti” in almeno in cinque occasioni: di qui, la raccomandazione di scrivere con maggiore chiarezza i futuri bandi di concorso. La struttura di Audit si è poi concentrata sull’ex Asl Milano 1 (ora Ats di Milano) e sull’ospedale di Pavia: le due aziende sono state coinvolte nell’inchiesta che ha travolto l’ex vice presidente regionale Mario Mantovani.
Proprio in seguito alla bufera, si sono mossi i controllori. Che hanno riscontrato in entrambe le aziende “carenze sistematiche” per quanto riguarda il rispetto delle regole.
“I fatti rilevati dimostrano che il problema non è nella mancanza di controlli, ma nell’opacità in cui i vertici delle società regionali sono stati lasciati operare dalla giunta Formigoni e da quella di Maroni – attacca il capogruppo dem Enrico Brambilla – . Vedremo se l’Agenzia regionale anticorruzione, oltre che costosa, sarà utile per impedire che nelle partecipate si usino carte di credito per acquisti personali o si adottino criteri discrezionali per assegnare incarichi e consulenze”.
(da “La Repubblica”)
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Luglio 20th, 2016 Riccardo Fucile
L’EX BRACCIO DI DESTRO DI MARONI CONDANNATO PER LO SCANDALO DELLE CLINICHE ODONTOIATRICHE…LADY DENTIERA SARA’ PROCESSATA CON RITO ORDINARIO
Il Tribunale di Monza ha accolto la richiesta di patteggiamento a due anni e sei mesi per Fabio Rizzi, ex presidente della commissione sanità di Regione Lombardia, accusato a vario titolo di corruzione nel maxi scandalo sulla sanità odontoiatrica in Lombardia.
Il gup però ha respinto la richiesta di patteggiamento avanzata dalla zarina delle cliniche odontoiatriche, Paola Canegrati.
Il pm Manuela Massens aveva dato il via libera per una pena di 4 anni e 2 mesi, ma il gup ha respinto mandando a processo con rito ordinario l’imprenditrice che, dopo lo scandalo, è stata ribattezzata Lady Dentiera.
Inoltre, la compagna dell’ex consigliere regionale Rizzi, Lidia Pagani, è stata condannata a quattro mesi con pena sospesa per favoreggiamento personale con non menzione della condanna.
“Attendiamo i motivi della sentenza e vedremo il da farsi – ha commentato l’avvocato Monica Alberti – valuterò per Rizzi se chiedere l’affidamento in prova”
(da “La Repubblica”)
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Luglio 20th, 2016 Riccardo Fucile
INSULTI ALLA VEDOVA DI EMMANUEL E ALLA BOLDRINI: SOSPESO DAL SERVIZIO E DENUNCIATO PER ISTIGAZIONE ALL’ODIO RAZZIALE E DIFFAMAZIONE… ORA SI IDENTIFICANO ANCHE ALTRI UTENTI: PER UNA VOLTA NON SI E’ FATTO FINTA DI NULLA
“È vero, sono stato io. Ero nervoso, gli ultimi attacchi terroristici mi avevano dato alla testa”.
Avrebbe risposto così, davanti al procuratore Giuseppe Nicolosi, il poliziotto in servizio alla questura di Prato finito nella bufera per alcuni commenti shock apparsi sulla sua pagina Facebook, con violenti insulti alla vedova del ragazzo nigeriano ucciso a Fermo e irriferibili invettive contro la presidente della Camera, Laura Boldrini.
L’agente, sotto indagine per i reati di istigazione all’odio razziale e diffamazione a mezzo stampa, si è presentato in procura accompagnato dal suo legale, l’avvocato Marco Parducci.
Un faccia a faccia durato meno di un’ora, durante il quale si sarebbe mostrato pentito per le frasi, dando la “colpa” a un attacco di rabbia scatenato dalla campagna di terrore dei seguaci dell’Is.
Le conseguenze rischiano comunque di essere pesanti.
Oltre all’inchiesta penale, sul poliziotto – già spostato in via cautelare da ruoli operativi a un lavoro d’ufficio, lontano dal pubblico – pende infatti un procedimento disciplinare avviato dal questore Paolo Rossi.
I primi provvedimenti, alla luce della “confessione” resa in Procura, potrebbero scattare a breve. Nessuna voglia di parlare, intanto, da parte dell’agente. “Posso solo dire che sono state rese dichiarazioni, che il mio assistito non si è avvalso della facoltà di non rispendere – dice l’avvocato Tarducci – Per il resto siamo ancora in fase di indagine, non possiamo entrare nel merito della vicenda”.
Il caso esplode la scorsa settimana, poche ore prima della strage di Nizza.
In un crescendo di odio, l’agente attacca prima la vedova del ragazzo di Fermo, poi si scaglia con incredibile violenza contro la presidente della Camera, oggetto di insulti sessisti e macabri auspici.
Diversi i post, poi rimossi, che finiscono sul tavolo della squadra mobile e della polizia postale.
“Giustizia è stata fatta e quella donna, nera bianca o gialla che sia deve essere incriminata e lasciata alla sua vita inutile…”, il primo messaggio, pubblicato insieme con un articolo di stampa in cui si parla della presunta nuova versione di Chiniery sui fatti che hanno portato alla morte del marito.
Poi gli attacchi si concentrano su Boldrini, per la scelta di non partecipare ai funerali delle nove vittime italiane del terrorismo a Dacca e “santificare” invece due persone, Emmanuel e sua moglie, che “che hanno mandato in galera un innocente”.
Le frasi suscitano indignazione tra gli utenti, ma c’è anche chi le difende, donne comprese.
Il tam tam finisce per rimbalzare in tutta la città , tanto che nel giro di poche ore gli screenshot raggiungono gli uffici di polizia e poi il tavolo dello stesso questore Paolo Rossi.
La reazione è dura: prima una segnalazione d’urgenza in procura, poi un provvedimento amministrativo “in via cautelare”, con il poliziotto spostato in un ufficio in attesa della fine degli accertamenti. In un primo momento le indagini si concentrano proprio sul profilo Facebook, per sgombrare il campo da ipotesi come un furto d’identità , un hackeraggio, o uno scherzo di cattivo gusto, ma col passare dei giorni i dubbi lasciano spazio alle prime certezze.
Fino a ieri pomeriggio, quando l’agente si è presentato in Procura e ha ammesso la paternità delle frasi. Le indagini vanno comunque ancora avanti.
Non si esclude, al momento, che nel mirino possano finire anche altri utenti che hanno aderito ai commenti razzisti.
(da “La Repubblica“)
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Luglio 20th, 2016 Riccardo Fucile
AVEVANO COMPIUTO ATTENTATI CON ESPLOSIVO A QUATTRO CHIESE DELLA CITTADINA
Sono di Fermo, entrambi intorno ai 36 anni, i due uomini sottoposti a fermo di polizia giudiziaria nell’ambito dell’inchiesta sugli ordigni esplosi davanti alle chiese del Fermano.
Secondo le prime indiscrezioni, proverrebbero dall’ambiente degli ultrà della Fermana e sarebbero in qualche modo legati ad Amedeo Mancini, in carcere per l’omicidio del nigeriano Emanuel Chidi Namdi.
Uno dei due sarebbe una sorta di ideologo, convertito dai valori ultrà di destra a quelli anarchici.
In casa dell’uomo i carabinieri hanno trovato e sequestrato alcuni libri che testimonierebbero questo passaggio e gli orientamenti ideologici dell’indagato.
In questo contesto avrebbe maturato la decisione di colpire l’ordine costituito, scegliendo in particolare le chiese.
Sarebbe stato lui a dare incarico all’altro fermato di confezionare gli ordigni che avrebbero poi materialmente posizionato insieme nei luoghi da colpire.
I due fermani, che vivono facendo lavori saltuari, sono stati arrestati per ordine della Procura di Fermo con l’accusa di danneggiamento aggravato e violazione dell’art. 1 della legge in materia di armi, relativamente al confezionamento e al possesso degli ordigni.
Gli ordigni fatti esplodere negli ultimi mesi davanti ad altrettante chiese di Fermo sono quattro: tra febbraio e marzo due bombe rudimentali sono scoppiate davanti al Duomo e davanti all’ingresso della chiesa di San Tommaso, nel quartiere di Lido Tre Archi. Nella notte tra il 12 e il 13 aprile, un altro ordigno ha danneggiato l’ingresso della chiesa di San Marco alle Paludi, parrocchia retta da monsignor Vinicio Albanesi della Comunità di Capodarco. A fine maggio, un ordigno inesploso era stato trovato davanti alla Chiesa di San Gabriele dell’Addolorata.
L’inchiesta sui quattro episodi è condotta dalla Procura di Fermo.
Tra le ipotesi fatte finora, quella di gesti intimidatori nei confronti della chiesa fermana, particolarmente attiva a fianco di poveri, immigrati, disagiati.
“Siamo una chiesa che dà fastidio” aveva detto lo stesso don Vinicio in occasione dell’attentato a San Marco.
Poi, dopo l’omicidio di Emmanuel, il migrante nigeriano colpito con un pugno dall’ultrà Amedeo Mancini e morto dopo poco, il sacerdote aveva rilevato che dietro gli episodi vi sarebbe lo stesso ‘clima’: “un contenitore di un magma formato da violenza, aggressività , frustrazione, esibizionismo”, non organizzato ma formato da “schegge impazzite in grado di coagularsi all’occorrenza”.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 20th, 2016 Riccardo Fucile
LA DIMOSTRAZIONE CHE PER GLI ASSASSINI DELL’ISIS LA RELIGIONE E’ SOLO UN PRETESTO
“La conferma della notizia della morte di nostri connazionali accresce il dolore per la strage di
Nizza. Sono vicino, con grande solidarietà , ai familiari di Maria Grazia Ascoli, Mario Casati, Angelo D’Agostino, Carla Gaveglio, Nicolas Leslie, Gianna Muset, il cui sangue innocente è stato sparso da una mano violenta e folle, armata dall’intolleranza e dal fanatismo”, ha affermato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in una dichiarazione diffusa dal Quirinale.
“Piangendo i nostri morti e uniti al cordoglio per tutte le vittime del terrorismo – dice ancora il Capo dello Stato – ribadiamo con forza che la violenza oscurantista del fondamentalismo di matrice islamica, come ogni forma di terrorismo, non ci piega. L’odio e la furia brutale, che non si ferma nemmeno davanti ai bambini, ci spingono ancor di più a difendere i nostri valori e a rifiutare ogni forma di violenza”.
Nizza, una strage senza senso, in nome di un niente che si fa beffa perfino di quell’Allah urlato per uccidere “infedeli”.
Le vittime sono state infatti tutte formalmente identificate.
Almeno 30 delle 84 persone uccise erano di religione musulmana. Lo ha riferito il quotidiano cattolico francese La Croix, precisando che 20 erano di nazionalità tunisina come l’attentatore, Mohamed Lahouaiej Bouhlel.
A confermare il numero di musulmani è stato l’imam di Nizza e presidente dell’Unione dei musulmani della regione delle Alpi marittime, Otmane Aissaoui. Tra i 30 musumani ci sono anche alcuni bambini, ha precisato.
(da agenzie)
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Luglio 20th, 2016 Riccardo Fucile
IN CARCERE A NUORO IL 27ENNE DI SASSARI
Alla fine è stato arrestato e portato in carcere il 27enne di Sassari che aveva selvaggiamente picchiato un disabile nei parcheggi di una discoteca di San Teodoro. L’aggressione è stata ripresa con uno smartphone e il video choc nel giro di poche ore ha fatto il giro del web.
L’episodio è diventato un caso politico nazionale: “video sconvolgente”, ha commentato sempre su Facebook il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi, che ha aggiunto: “Vogliamo chiarezza e giustizia subito”.
Anche il sindaco di Olbia, Settimo Nizzi, ha condannato il gesto.
Nel suo post sul sociale network, rimosso poco dopo la pubblicazione, l’autore del pestaggio ha cercato anche qualche attenuante: “Sottolineo non è un invalido e che l’accaduto non è privo di motivazioni se pur ugualmente ingiustificabile”.
L’autore chiede “scusa (anche) alla mia famiglia e scusa agli amici e non, che hanno dovuto vedere questa merda di video”.
Ora finalmente la giustizia ha prevveduto all’arresto
(da agenzie)
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Luglio 19th, 2016 Riccardo Fucile
VENDUTI 56 MILIONI DI BUONI LAVORO, LA NUOVA FRONTIERA DELLO SFRUTTAMENTO
Il saldo dei contratti stabili tra gennaio e maggio 2016 è crollato del 78% rispetto all’anno scorso,
mentre non si ferma il boom dei voucher, che registra un’impennata del 43%.
I numeri dell’Inps confermano tendenza ormai consolidata da inizio 2016: da quando gli incentivi alle assunzioni a tempo indeterminato sono dimezzati, le imprese hanno smesso di investire sui contratti a tutele crescenti.
Nel dettaglio, nei primi 5 mesi dell’anno sono stati attivati 712mila rapporti stabili (comprese le trasformazioni da contratti precari), mentre si sono registrate 629mila cessazioni. Il saldo positivo, dunque, è di 82mila unità : si tratta di un valore decisamente inferiore ai 379mila contratti dello stesso periodo di un anno fa. Il dato è peggiore anche del 2014, quando si attestava a quota 122mila.
E anche allargando lo sguardo a tutte le tipologie di contratto, si registra un calo rispetto al 2015.
Nei primi cinque mesi del 2016, il saldo tra rapporti attivati e cessati è positivo di 435mila unità , in ribasso del 19%.
In questo caso, tuttavia, si tratta di un aumento del 14% rispetto al dato del 2014, che si fermava a quota 384mila.
Se calano le assunzioni stabili, cresce ancora — e non è una novità — il numero dei voucher, definiti dallo stesso presidente Inps Tito Boeri “la nuova frontiera del precariato”.
Nel periodo gennaio-maggio 2016 sono stati venduti 56,7 milioni di buoni lavoro, con un incremento del 43% rispetto ai primi cinque mesi dell’anno scorso.
Nello stesso periodo del 2015 la crescita dell’utilizzo dei voucher, rispetto al 2014, era stata pari al 75,2%.
(da agenzie)
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Luglio 19th, 2016 Riccardo Fucile
NUOVA RICHIESTA DI ARRESTO PER IL SENATORE CARIDI
La casa madre era sempre la Calabria, tra Cittanova e Palmi, ma il braccio stava in Liguria dove le cosche stavano investendo milioni di euro in appalti pubblici grazie al supporto di politici locali e nazionali ma anche di funzionari pubblici dell’Agenzia delle Entrate e della Commissione tributaria.
Quarantadue arresti per ‘ndrangheta, di cui 36 in carcere, sono stati eseguiti stamattina dalle squadre mobili e dalla Dia di Reggio Calabria e Genova.
Nell’inchiesta è indagato anche il vicepresidente del Consiglio regionale Francesco D’Agostino, molto vicino al Pd ed eletto nel 2014 con 7942 voti nella lista “Oliverio Presidente” messa in piedi proprio dal governatore della Calabria. Imprenditore titolare dell’azienda “Stocco & Stocco” di Cittanova, dalla banca dati delle forze dell’ordine, Francesco D’Agostino risulta “in passato essere stato oggetto di attenzione da parte della Stazione dei carabinieri di Cittanova in quanto indicato quale uomo di fiducia del clan mafioso Raso-Albanese”.
Inoltre, secondo gli inquirenti il politico calabrese è “solito accompagnarsi con pregiudicati inseriti nel clan e della Piana di Gioia Tauro”.
Negli anni Ottanta, inoltre, D’Agostino era stato arrestato dal Commissariato di Gioia Tauro per detenzione abusiva di armi.
È scattata stamattina all’alba l’operazione “Alchemia”, coordinata dalla procuratore di Reggio Federico Cafiero De Raho, dall’aggiunto Gaetano Paci e dai sostituti Roberto Di Palma e Giulia Pantano che hanno disposto anche numerose perquisizioni tra la Liguria, la Calabria, il Lazio e il Piemonte.
Nel mirino della Direzione distrettuale antimafia gli affiliati alle famiglie mafiose Raso-Gullace-Albanese di Cittanova e Parrello-Gagliostro di Palmi. Alcuni affiliati alla cosca Gullace, secondo gli investigatori, allo scopo di agevolare l’inizio dei lavori del Terzo valico hanno anche sostenuto il movimento “Sì Tav“. In Liguria e Piemonte è stata accertata infatti l’infiltrazione degli appartenenti alla cosca in sub-appalti già aggiudicati per la realizzazione dell’infrastruttura “Terzo Valico dei Giovi” attualmente in fase di costruzione.
Nuova richiesta d’arresto anche per il senatore Antonio Caridi, di Gal.
Il giudice per le indagini preliminari ha ritenuto in questo caso che le accuse fossero assorbite dall’ordinanza emessa nell’operazione Mammasantissima che ha svelato la cupola che governa la ‘ndrangheta.
La Dda di Reggio Calabria aveva chiesto poi l’arresto del deputato Giuseppe Galati di Alleanza Liberalpopolare-Autonomie, indagato per corruzione aggravata dalle modalità mafiose, ma il gip non l’ha accolta perchè non ha ritenuto sussistesse un quadro indiziario grave.
“Al parlamentare viene contestata una vicenda relativa a un terreno per agevolare la composizione di alcune tematiche che riguardavano la sospensione dei lavori in un’area vincolata di Roma”, fa sapere la procura di Reggio Calabria. La stessa procura aveva avanzato una richiesta di misura cautelare ma il gip ha ritenuto che il quadro indiziario rappresentato non fosse grave, in particolare non era univoco il comportamento posto in essere nè l’effettiva accettazione della promessa.
I reati contestati ai 42 soggetti arrestati vanno dall’associazione a delinquere di stampo mafioso al concorso esterno con la ‘ndrangheta passando per la corruzione e l’intestazione fittizia di società che sono state colpite anche da un provvedimento di sequestro.
Polizia e Direzione investigativa antimafia, infatti, hanno applicato i sigilli a beni per oltre 40 milioni di euro.
Al centro dell’inchiesta, gli interessi delle cosche della Piana di Gioia Tauro nel settore del movimento terra, delle sale giochi ma anche sui lavori per il cosiddetto “Terzo Valico”.
Dalle indagini della Dda, infatti, è emerso che i summit delle cosche si svolgevano nella Piana di Gioia Tauro da dove partivano gli ordini dei boss che hanno portato all’infiltrazione della ‘ndrangheta nei subappalti della linea ferroviaria che collega Milano a Genova e che serviva a valorizzare il porto ligure.
Sono emersi, inoltre, i contatti con funzionari dell’Agenzia delle Entrate e della Commissione Tributaria e con politici, non solo politici locali: nel fascicolo dell’inchiesta ci sono i contatti anche di alcuni politici nazionali con la cosca Raso-Gullace.
Rapporti che erano già emersi nel 2011 quando, nelle carte della Direzione distrettuale antimafia di Reggio e Genova era spuntato il nome del senatore Antonio Caridi per il quale presto il Parlamento dovrà pronunciarsi per l’arresto nell’ambito di un’altra inchiesta della Procura calabrese.
All’epoca Caridi era assessore regionale alle Attività produttive ed era finito nel dossier che l’allora capo della Dda di Genova Vincenzo Scolastico consegnò all’ex presidente della Commissione parlamentare antimafia Beppe Pisanu. Un dossier dove erano ricostruiti alcuni passaggi che hanno consentito alla ‘ndrangheta di infiltrarsi nel territorio ligure.
“L’indagine — in uno stralcio di quel dossier si faceva riferimento all’appoggio fornito dalle famiglie emigrate in Liguria nella campagna elettorale per le regionali in Calabria — ha consentito di documentare l’alacre attività di sostegno svolta, nell’ultimo voto regionale, da esponenti della cosca, anche con palesi intimidazioni, a favore del candidato Antonio Stefano Caridi”.
L’indagine Alchemia ha fra l’altro accertato, nella cosca di Cittanova Raso-Gullace-Albanese operante in Liguria, l’affiliazione di figli di ‘ndranghetisti al momento del raggiungimento della maggiore età .
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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