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POCA FIDUCIA NEL GOVERNO RAGGI DOPO I PRIMI GIORNI: SOLO IL 32% DA’ UN GIUDIZIO POSITIVO CONTRO IL 48% NEGATIVO

Luglio 10th, 2016 Riccardo Fucile

SONDAGGIO SCENARI POLITICI: CHI DECIDE A ROMA? GRILLO E IL DIRETTORIO

Non piacciono i primi giorni di governo Raggi.
Fra grane da risolvere come i casi Frongia, Marra, Lo Cicero e Morgante e la partita ancora aperta del capo di gabinetto l’avvio del governo M5s in Campidoglio, secondo i sondaggi Scenari Politici per Huffington Post non convince; solo il 9% dà  un giudizio “molto positivo”, il 23% “abbastanza positivo”, il 16% “abbastanza negativo” e ben il 33% “molto negativo”
Ma il dato più interessante arriva da quelle che sono le “posizioni di potere” correlate al Campidoglio.
Secondo il sondaggio infatti alla domanda su chi, effettivamente, avrà  l’ultima parola in Campidoglio sulle decisioni importanti persino anche i grillini si dividono.
Per il 63% sarà  proprio Virginia Raggi mentre per il 24% le scelte saranno decise dal direttorio.
Direttorio che per tutti gli altri elettori risulterà  invece come fondamentale.
In media assoluta fra i vari elettorati, gli interpellati sostengono che dietro alle scelte del Comune di Roma ci sarà  soprattutto Beppe Grillo e la Casaleggio associati.

(da “Huffingtonpost”)

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MORGANTE ALLA RAGGI: “SONO UN MAGISTRATO, NON C’ENTRO NULLA CON LE CORRENTI M5S”

Luglio 10th, 2016 Riccardo Fucile

LO SFOGO DOPO LA RINUNCIA ALL’INCARICO DI CAPO DI GABINETTO… CONTINUA IL DUELLO RAGGI-LOMBARDI

Con una conversazione piuttosto ferma Daniela Morgante, capo di gabinetto designato a Roma, ha comunicato a Virginia Raggi di ritirare la sua disponibilità .
«Io non faccio la portaborse di partito», s’è sfogata con chi le ha parlato.
«Avevo dato la disponibilità  per due incarichi, compreso il capo di gabinetto, ma non immaginavo di trovarmi un giorno intero data in pasto ai giornali, logorata come se appartenessi a delle correnti. Io non c’entro niente con le loro correnti, sono innanzitutto un magistrato, col ruolo di viceprocuratore generale della Corte dei Conti, un servitore dello stato che deve garantire non una ma due istituzioni, la Corte e il comune di Roma. Per questo ho deciso di sfilarmi; non ci sono le condizioni, dunque non sono disponibile».
E la Raggi come l’ha presa? «Ora non è più un problema mio. Ognuno si prenda le sue responsabilità », ha detto Morgante ai suoi amici più stretti.
«Avevo dato la mia disponibilità  nell’ottica di evitare errori al Comune, volevo aiutare il sindaco a non sbagliare, e per questo avevo offerto la mia competenza. Non avevo chiesto nulla alla politica, di cui non faccio parte».
Ieri, poi, a un certo punto del pomeriggio aveva preso a girare un’informazione, che Morgante fosse favorevole allo stato di predissesto finanziario del Comune, scelta di cui Raggi non è così convinta.
Morgante stessa ha spiegato all’Ansa che «è una notizia del tutto priva di fondamento, in quanto la valutazione della eventuale situazione di dissesto o predissesto è di competenza esclusiva dell’assessore al Bilancio Minenna, al quale solo compete la disponibilità  delle informazioni circa lo stato dei conti del Comune e la valutazione dell’esistenza o meno delle condizioni che possono portare l’assessore al bilancio a proporre agli organi comunali, e in primis al sindaco Raggi, la richiesta di predissesto o la dichiarazione di dissesto».
Insomma, come al solito, guerra di informazioni attorno alla giunta Raggi. Fatto sta che non si può dire che Virginia si stracci le vesti per questo passo indietro.
La vera ragione dello stop a Morgante sta – infatti – in una decisione tutta di Virginia, che la vede troppo vicina alla Lombardi (e Di Maio da Israele ha indirettamente confermato, dicendo che «un sindaco ha tutto il diritto di scegliere il proprio capo di gabinetto; la Raggi deciderà  al meglio la persona di sua fiducia che dovrà  ricoprire questo ruolo»).
Naturalmente adesso sono ripartite tutte una serie di speculazioni su chi sarà  il capo di gabinetto, ma per il momento la soluzione sarà  affidare l’interim a Virginia Proverbio, vicecapo di gabinetto, anche lei proveniente dall’area di Ignazio Marino.
Insomma, incassato lo stop su Frongia, dirottato a vicesindaco, Virginia non vuole assolutamente nella casella operativa chiave qualcuno che non risponda, immediatamente e direttamente, a lei e a Frongia.
Tra parentesi, La Stampa possiede un documento riservato uscito ieri a Roma nei giri del M5S, che mostra che il 6 luglio Raffaele Marra ha firmato atti con qualifica da vicecapo di gabinetto, a quella data non era stato ancora stato revocato.
Non è escluso che anche questa circostanza vada letta all’interno della ricerca, che ha richiesto tempo, di una pax romana tra Virginia e la Faraona, la sua avversaria Roberta Lombardi, con la Raggi che ha giocato un paio di contropiedi non male, negli ultimi due giorni. Aspettiamo e sapremo.
Il terzo contropiede potrebbe riguardare la partita del portavoce.
Raggi si è molto riavvicinata ad Augusto Rubei, che le ha gestito la non facile campagna elettorale vincente, e in questi giorni ha quasi ostentato di volere lui in occasioni importanti.
Lui, non qualcuno propinatole dalla comunicazione centrale o Di Maio o, meno che mai, dalla Faraona.

Jacopo Iacoboni
(da “La Stampa”)

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SCHIFANI IN VISITA AD ARCORE, VERDINI TELEFONA

Luglio 10th, 2016 Riccardo Fucile

IL RIENTRO DI BERLUSCONI ENTRA NEL VIVO

Il telefono squilla di continuo: e perfino la porta di villa San Martino inizia ad aprirsi per qualche pranzo e cena.
L’agenda di Silvio Berlusconi, saldamente tenuta nelle mani del fidatissimo Valentino Valentini, è ancora blindata.
Il leader di Forza Italia deve rimettersi dall’operazione a cuore aperto del 14 giugno per la sostituzione della valvola aortica. Ma mai come adesso, forse, per decifrare i sussulti interni al centrodestra, può essere utile capire gli ospiti di Arcore.
Gli ammessi sono (ancora) pochi, ma le discussioni appaiono ad alto tasso politico. L’altro ieri, per dire, varca il cancello di Villa San Martino il senatore Renato Schifani. Una visita che difficilmente può passare inosservata in un momento in cui le fibrillazioni interne a Ncd sono forti.
Dopo il ciclone mediatico giudiziario che si è abbattuto sul ministro Angelino Alfano (non indagato ma investito politicamente dall’ultima inchiesta di Roma su appalti e potere), all’interno di un pezzo di Ncd è cresciuta la difficoltà  di sostenere ancora il governo.
E la richiesta di Schifani di incontrare il leader di FI è senz’altro un segnale che va in questa direzione.
Ma c’è anche chi rema in senso opposto.
I (pochi) frequentatori assidui delle stanze di Arcore assicurano che il senatore Denis Verdini sta telefonando tutti i giorni.
L’obiettivo del fondatore di Ala è tentare di convincere Berlusconi a un ritorno al fianco del premier Matteo Renzi. Con una riedizione del famoso patto del Nazareno. Strada prediletta anche dal presidente di Mediaset Fedele Confalonieri.
Mentre giovedì sera ad Arcore, insieme a Confalonieri, si riuniscono a cena anche gli altri consiglieri di famiglia, l’avvocato Niccolò Ghedini e Gianni Letta, insieme con l’immancabile Valentino Valentini e Sestino Giacomoni.
Tra i commensali anche il governatore della Liguria Giovanni Toti, probabilmente destinato a un ruolo sempre più operativo in FI.
Al centro della discussione, l’idea ricorrente di riunire le forze politiche moderate in un partito che magari in futuro non si chiamerà  più FI ma ne manterrà  l’anima.
Insomma, dopo le dimissioni dall’ospedale San Raffaele, seppure tra ore di riposo obbligato e esercizi quotidiani di riabilitazione, il piano di rientro di Berlusconi entra nel vivo.
Già  nei giorni successivi all’intervento, gli assetti all’interno di FI sono cambiati con lo sgretolamento del cerchio magico e con nuove nomine.
Ora le decisioni da prendere sono numerose. Le telefonate e le cene a villa San Martino sono solo all’inizio.

Simona Ravizza
(da “il Corriere della Sera”)

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DI MAIO SCOPRE CHE NON SI ENTRA A GAZA

Luglio 10th, 2016 Riccardo Fucile

“CATTIVO SEGNALE PER LA PACE”… REPLICA L’AMBASCIATORE ISRAELIANO: “L’INGRESSO DA ISRAELE RICHIEDE PERMESSI SPECIALI”

“Abbiamo appreso dalla nostra ambasciata che il governo israeliano impedisce alla nostra delegazione di andare nella Striscia di Gaza. Questo è un cattivo segnale per la pace”. Lo sostengono Luigi Di Maio, Manlio Di Stefano e Ornella Bertorotta del M5S, che si trovano in visita nella Regione.
Secondo loro il segnale è cattivo “non tanto” per loro, ma “soprattutto per quello che è l’approccio dell’esecutivo israeliano rispetto alla situazione nella Striscia di Gaza e della pace nella Regione”.
“La Striscia di Gaza è controllata dall’organizzazione terroristica di Hamas che è un’entità  ostile ad Israele”. Lo ha detto il portavoce dell’ambasciata israeliana a Roma, Amit Zarouk, a commento delle affermazioni fatte oggi dal Movimento 5 stelle. “L’ingresso da Israele a Gaza e viceversa deve coinvolgere permessi specifici e speciali che sono – ha aggiunto – soggetti a considerazioni di sicurezza”.
Evidentemente Di Maio pensava di dare un colpo al cerchio e una botta, al fine di accreditarsi sia con Israele che con l’autorità  palestinese, in modo da non scontentaare nessuno.
Forse questo gli è consentito in Italia, ma all’estero sarebbe meglio si informasse meglio sui rapporti tra Paesi non propriamente “amici”.

(da agenzie)

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EMMANUEL E’ MORTO PER EMORRAGIA CEREBRALE PROVOCATA DAL PUGNO CHE GLI HA FRATTURATO LA MASCELLA, NON PER LA CADUTA A TERRA

Luglio 10th, 2016 Riccardo Fucile

LA POSIZIONE DELL’OMICIDA RAZZISTA SI AGGRAVA… NONOSTANTE L’AMICO LO AVESSE INVITATO A FERMARSI, MANCINI HA RAGGIUNTO IL GIOVANE NIGERIANO E LO HA COLPITO

Emmanuel Chidi Namdi sarebbe morto per una emorragia cerebrale provocata dal pugno di Amedeo Mancini che gli ha fratturato la mascella e non perchè è caduto a terra battendo la testa sull’asfalto.
Inoltre, secondo l’avvocato Letizia Astorri, difendore dela vedova, “i colpi sono stati tali da far intendere che Mancini abbia deliberatamente colpito il ragazzo”. E “la tipologia e l’entità  delle lesioni riscontrate su tutto il corpo della vittima” non possono supportare la tesi della legittima difesa.
Se poi dovesse essere provato che il palo stradale è stato lanciato da Mancini prenderebbe corpo l’ipotesi che l’uomo “aveva intenzione di uccidere”.
Il giorno dopo l’autopsia sul profugo nigeriano, la posizione dell’omicida sembra aggravarsi rispetto alle prime indiscrizioni fatte circolare.
La ricostruzione dei magistrati
Mancini insulta i due, Emmanuel reagisce in difesa di Chinyery, probabilmente usando un palo di un segnale stradale. Poi si allontana e a questo punto viene colpito da un pugno tra la mandibola e il labbro e che lo fa cadere e sbattere la testa.
Da qui l’accusa di omicidio preterintenzionale.
“Lascia perdere c’è una donna” gli avrebbe urlato l’amico che era con lui, A.F., secondo la ricostruzione di una seconda testimone.
E invece Mancini raggiungeva l’uomo di colore e lo colpiva.

(da “il Secolo XIX“)

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MUORE LA MADRE TERESA DEI MUSULMANI: MENDICAVA PER STRADA PER COMPRARE AMBULANZE

Luglio 10th, 2016 Riccardo Fucile

ABDUL SATTAR EDHI E’ MANCATO A 88 ANNI: E’ CONSIDERATO UN EROE NAZIONALE IN PAKISTAN, UNA VITA DEDICATA AI POVERI

E’ morto a 88 anni il filantropo asceta Abdul Sattar Edhi, fondatore della maggiore organizzazione di solidarietà  del Pakistan, considerato alla stregua di un eroe nazionale. Edhi è spirato in un ospedale della città  di Karachi, dove oggi viene sepolto
Simbolo di ascetismo e di umanità  in un paese dove non è infrequente la corruzione politica, e che è spesso lacerato da violenze settarie e religiose,
Edhi era considerato un “santo vivente”, una figura comparabile a Madre Teresa di Calcutta per l’impegno nell’aiuto ai bisognosi senza distinzioni di sorta.
“Ha chiesto di essere sepolto con lo stesso vestito che era solito indossare e ha espresso il desiderio di donare gli organi” ha riferito il figlio Faisal Edhi.
Il primo ministro pakistano, Nawaz Sharif, ha proclamato un giorno di lutto nazionale e la concessione postuma a Edhi della decorazione Nishan-i-Imtiaz, la massima onorificenza che possa ricevere un civile in Pakistan.
“Ci sono pochi uomini che hanno fatto tanto bene” ha sottolineato Sharid.
Nato nel 1928 in una famiglia di commercianti nello stato del Gujarat, Edhi arrivò in Pakistan nel ’47 dopo la divisione del subcontinente.
L’incapacità  del governo ad aiutare sua madre, paralizzata e con problemi mentali, fece scattare la scelta di vita nel giovane Edhi.
Impregnato di ideali ma quasi senza mezzi, Edhi riuscì ad aprire un primo ospedale a Karachi nel 1951: fu l’embrione di un “impero” della solidarietà  che si sarebbe sviluppato negli anni successivi.
Il simbolo più visibile della Fondazione Edhi sono probabilmente le 1.500 ambulanze, che spesso appaiono nei tragici scenari degli attentati terroristici di cui è vittima il Paese.
Un’aura di ascetismo circondava Edhi, che aveva solo due ricambi e dormiva in una camera senza finestre e con mobili essenziali, collocata negli uffici della sua Fondazione.

(da “Huffingtonpost”)

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“DIO E’ NEI MIGRANTI CHE MOLTI VOGLIONO CACCIARE”: IL MONITO DI PAPA FRANCESCO CONTRO L’IPOCRISIA DEI CATTOLICI D’ACCATTO

Luglio 10th, 2016 Riccardo Fucile

“AL COSPETTO DI DIO SARETE GIUDICATI PER LE OPERE DI MISERICORDIA: NON SI CATALOGANO GLI ESSERI UMANI, SI PORGE LA MANO A CHI HA BISOGNO DI AIUTO, NON CI SI VOLTA DALL’ALTRA PARTE, QUESTO INSEGNA LA RELIGIONE CATTOLICA”

“Domandiamoci: la nostra fede è feconda? Produce opere buone? Oppure è piuttosto sterile, e quindi più morta che viva? Mi faccio prossimo o semplicemente passo accanto? Queste domande è bene farcele spesso, perchè alla fine saremo giudicati sulle opere di misericordia;   il Signore potrà  dirci: ‘Ti ricordi quella volta, sulla strada da Gerusalemme a Gerico? Quell’uomo mezzo morto ero io’. ‘Quel bambino affamato ero io’. ‘Quei migranti che vogliono cacciare via ero io’. ‘Quel nonno solo ero io'”.
Papa Francesco, nell’Angelus della domenica, non cita casi specifici ma si limita a enunciare la parabola del buon Samaritano.
Ma il riferimento non può che essere alla cronaca, anzi alle cronache del mondo.
A partire dalla morte di Emmanuel, il nigeriano ucciso a Fermo, un esempio concreto di razzismo che allontana il prossimo, che separa.
“Anche noi – ha sottolieato – possiamo porci questa domanda: chi è il mio prossimo? Chi devo amare come me stesso? I miei parenti? I miei amici? I miei connazionali? Quelli della mia stessa religione?”.
Francesco ha spiegato che Gesù ci cambia la prospettiva: “Non devo catalogare gli altri per decidere chi è il mio prossimo e chi non lo è, dipende da me, la decisione è mia. Dipende da me essere o non essere prossimo della persona che incontro e che ha bisogno di aiuto, anche se è estranea o magari ostile”. Lo ha detto papa francesco oggi all’angelus, a completamento della parabola evangelica del buon samaritano.
E, dalla parabola del buon samaritano, il papa ha tratto un altro messaggio, quello del fare. “Dobbiamo fare opere buone – ha detto – non dire solo parole che vanno al vento ma fare. Mi viene in mente quella canzone che dice ‘parole parole parole’. Ecco, non parole ma fare”.
E, oltre a fare, bisogna anche chiedere e chiedersi se la nostre fede “sia feconda. Produce opere buone – si è chiesto il papa – oppure è piuttosto sterile, e quindi più morta che viva? mi faccio prossimo o semplicemente passo accanto? selezione le persone a secondo del mio proprio piacere. Queste domande è bene farcele spesso, perchè alla fine saremo giudicati sulle opere di misericordia e il signore potrà  dirci: ‘ti ricordi quella volta, sulla strada da gerusalemme a gerico? quell’uomo mezzo morto ero io. Quel migrante che volevano cacciare via ero io. Quel nonno abbandonato ero io. Quel malato che nessuno va a trovare in ospedale ero iò”.
(da agenzie)

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