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SONDAGGI GERMANIA: SCHULTZ SUPERA MERKEL DI 11 PUNTI, IL 49% LO VUOLE CANCELLIERE

Febbraio 17th, 2017 Riccardo Fucile

TRA I PARTITI CDU IL TESTA AL 34%, SPD AL 30%

L’ondata di popolarità  che ha proiettato Martin Schulz in cima ai sondaggi da settimane sta crescendo.
E il tabloid Bild, che Angela Merkel legge sempre con grande attenzione, titola: “Nuovo sondaggio-martello: Schulz supera la cancelliera”.
L’ultima rilevazione lo incorona politico più amato dai tedeschi: secondo il ‘Politbarometer’ dell’emittente pubblica Zdf il 49% lo vuole cancelliere, contro il 38% che gli preferisce Angela Merkel.
A fine gennaio Merkel era ancora avanti di quattro punti, 44 a 40. Adesso Schulz la supera di undici. Anche nella classifica della simpatia il candidato dei socialdemocratici è avanti alla rivale (il 36% contro il 22%).
Guardando alle singole formazioni politiche – va sempre tenuto presente che in Germania non si vota la coalizione ma il partito – secondo lo stesso sondaggio la Spd è al 30% contro la Cdu, data al 34%.
Per i socialdemocratici, è un salto di sei punti. Tuttavia, a parte l’istituto INSA, che già  il 6 gennaio aveva certificato il primo sorpasso della Spd e continua a rilevarla al 31% contro la Cdu che sarebbe un punto indietro, tutti i principali sondaggisti (FORSA, IPSOS, EMNID, GMS, TREND RESEARCH) danno ancora i cristianodemocratici avanti, con percentuali che oscillano tra il 30 e il 34%.
La Spd si muove tra il 29 e il 32%.

(da agenzie)

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NOTE SPESE GONFIATE AGLI EUROPEI DI CALCIO: INDAGINE SU GIORNALISTI RAI

Febbraio 17th, 2017 Riccardo Fucile

ACCERTAMENTI DELLA POLIZIA FRANCESE SULLE RICEVUTE DI UN RISTORANTE PARIGINO… SONO 18 I DIPENDENTI RAI CHE RISCHIANO LA SOSPENSIONE

La polizia francese indaga su una serie di ricevute di pranzi e cene che un ristoratore italiano, da anni a Parigi, avrebbe fatto durante i campionati europei di calcio della scorsa estate ad oltre un decina di dipendenti della Rai.
Fra loro, anche 7 giornalisti di Rai Sport.
Il ristoratore, conosciuto nell’ambiente dello sport, è stato già  interrogato dagli agenti di Parigi: da stabilire se le note spese erano false o gonfiate.
A quanto si apprende si tratterebbe di ricevute tutte identiche con importi da 70 euro ciascuna a pranzo e a cena per l’intero periodo della trasferta.
Martedì scorso la direzione risorse umane di Viale Mazzini ha mandato una lettera di contestazione e richiesta di chiarimenti ai 18 dipendenti Rai coinvolti: ora hanno tempo cinque giorni, quindi sino a domenica, per presentare le loro controdeduzioni. Al termine, la Rai deciderà  se, e quali, provvedimenti disciplinari prendere.
La Rai, come noto, è un ente pubblico, che beneficia del canone, ed è soggetta quindi ad alcune regole. C’è da stabilire adesso se le fatture erano davvero false, e quante erano: il rischio è la sospensione dal servizio, se non peggio. L’inchiesta è solo agli inizi.
In un comunicato, l’Usigrai e il cdr di Raisport, scirvono che “ancora una volta qualcuno ha messo il fango davanti al ventilatore per sporcare la Rai. Sono in corso verifiche. Ricordiamo ai garantisti a giorni alterni che le verifiche si fanno per accertare i fatti e non sono un preannuncio di condanna. Se qualcuno ha sbagliato, deve pagare. Ma se invece le accuse verranno smontate – aggiungono il sindacato dei giornalisti e il comitato di redazione – a pagare dovrà  essere chi infanga il buon nome dei dipendenti Rai. Quindi pretendiamo chiarezza, con urgenza, e che le verifiche vengano fatte con scrupolosità  e senza processi sommari. La Rai, a propria tutela, assicuri riservatezza fino a che non sarà  fatta chiarezza”.

(da agenzie)

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ORA ROMEO E’ DIVENTATO UN “INFILTRATO” NEL M5S: I GRILLINI RISCOPRONO IL COMPLOTTISMO

Febbraio 17th, 2017 Riccardo Fucile

LA RAGGI SI SAREBBE QUINDI CIRCONDATA DI UN ASSESSORE CHE LA SPUTTANA PER LA SUA VITA PRIVATA (BERDINI), DI UN’ALTRA ASSESSORA CHE L’ACCUSA DI ESSERE A CAPO DI UN CENTRO OCCULTO DI POTERE (MURARO), DI UN ARRESTATO PER CORRUZIONE (MARRA) E DI UN INFILTRATO CON CUI APPARTARSI SUI TETTI (ROMEO): MA CHE BELLE SCELTE !

“Non solo farò una querela ma pure un Tso, me lo consentono i poteri da sindaco”: Virginia Raggi usa anche il sarcasmo nei confronti di Salvatore Romeo in una frase riportata oggi da Valeria Pacelli sul Fatto Quotidiano.
Ma se, come è evidente, la sindaca scherza quando parla di trattamento sanitario obbligatorio nei confronti di Salvatore Romeo — anche se è vero che i poteri da prima cittadina glielo consentono, e quindi tutti in campana! — l’accusa più grave è un’altra: quella di essere un infiltrato nel MoVimento 5 Stelle.
Spiega Ilario Lombardo oggi sulla Stampa che il sospetto è che Romeo possa essere un infiltrato:
«Non può essere semplicemente un caso…» le dicono. «Non può essere un caso…» ripete Raggi oscillando la testa, raccontano, in un’eco sconfortante e piena di angoscia. Anche lei a questo punto non esclude nulla e il «sospetto che possa davvero essere un infiltrato» che ha lavorato a lungo sui fianchi di Raggi quando era consigliera in vista della sua ascesa in Campidoglio «diventa fortissimo».
Questa volta però la reazione della sindaca sembra impietosa: «È inaccettabile che il dottor Romeo abbia fatto una cosa del genere. A questo punto con i miei avvocati presenterò un esposto in Procura per tutelare la mia persona».
Quello che era uno dei «quattro amici al bar» della nota chat, che forniva materiale a lei e all’ex vicesindaco Daniele Frongia quando erano consiglieri e lui un semplice dipendente del Comune specializzato in municipalizzate, che le ha fatto conoscere Raffaele Marra, suo sodale e mentore, quello che è stato fotografato sul tetto con Raggi, forse per parlare lontano da orecchie e cimici indiscrete, viene ora da lei liquidato come il «dottor Romeo».
Un sospetto ingeneroso nei confronti del dirigente del Comune che urlava “Abbiamo vinto” nei corridoi del Campidoglio dopo i risultati del ballottaggio.
Perchè, per quel poco che è stato possibile notare dai comportamenti pubblici di Romeo tutto sembra tranne che un diabolico doppiogiochista: nell’ingenuità  con cui si è presentato davanti ai giornalisti assumendosi la responsabilità  degli errori nelle nomine e portando come giustificazione il fatto che fosse agosto e che facesse caldo è difficile, se non impossibile, vedere malizia.
Di certo Romeo ha ripetutamente dimostrato di non essere all’altezza del clamoroso stipendio da 120mila euro lordi annui che la sindaca gli ha attribuito con un atto da lei firmato, ma il caso Berdini e il caso Muraro, oltre a quello clamoroso di Raffaele Marra, certificano già  che la Raggi non è stata molto lungimirante nella scelta delle persone di cui circondarsi.
Le infiltrazioni nel M5S
Più che altro l’accusa sembra un retaggio culturale del complottismo atavico nel MoVimento 5 Stelle, sempre alla ricerca di un nemico (ovvero di un capro espiatorio) a cui attribuire i mali del mondo e, all’occorrenza, la responsabilità  dei propri errori. Tutto si può dire sulla dabbenaggine di Salvatore Romeo e sul suo muoversi come un elefante in una cristalleria nella sua — breve — esperienza nell’amministrazione a 5 Stelle.
Ma occorrerebbe anche ricordare che negli anni in cui il M5S è stato all’opposizione era considerato fidatissimo dai quattro consiglieri, ai quali ha fornito molto spesso expertize e documentazione per fare il loro lavoro sui banchi dell’opposizione.
Ma d’altro canto l’intera vicenda, in assenza per ora di ipotesi di reato, appare come un surreale scontro all’arma bianca tra l’intelligenza e la debbanaggine.
Uno scontro al quale la sindaca non è per nulla estranea: si è scelta un’assessora che adesso che è andata via racconta di centri occulti di potere in Campidoglio; un assessore che l’ha diffamata accusandola di avere un rapporto con il suo caposegreteria e facendolo in anonimo; un vicecapo di gabinetto poi arrestato per corruzione.
Non poteva sapere, certo. Ma la responsabilità  politica è qualcosa di molto diverso da quella penale.
E la Raggi dovrebbe saperlo, visto che ha accusato Marino più o meno di tutto quando era all’opposizione.

(da “NextQuotidiano”)

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L’INDAGINE SU TIZIANO RENZI: TRAFFICO DI INFLUENZE ILLECITE

Febbraio 17th, 2017 Riccardo Fucile

L’IPOTESI DELLA PROMESSA DI PAGAMENTO DI 30.000 EURO PER FACILITARE LA VITTORIA IN APPALTI CONSIP, MA IL PAGAMENTO NON SAREBBE MAI AVVENUTO

Tiziano Renzi, padre di Matteo Renzi, è indagato in uno stralcio dell’inchiesta sugli appalti della Consip avviata a Napoli e inviata a Piazzale Clodio per competenza territoriale che a fine dicembre aveva visto indagati anche il ministro Luca Lotti, il comandante generale dei Carabinieri Tullio Del Sette e il comandante della Legione Toscana dei Carabinieri, il generale Emanuele Saltalamacchia.
Il reato ipotizzato è traffico di influenze illecite, introdotto nel Codice Penale italiano nel 2012 e previsto dall’articolo 346-bis: mira a colpire anche il mediatore di un accordo corruttivo al fine di prevenire la corruzione stessa.
Il procuratore aggiunto Paolo Ielo e il sostituto Mario Palazzi hanno fissato il colloquio con l’indagato per la prossima settimana: in quella sede gli chiederanno conto di quanto emerso da numerosi colloqui intercettati: trattative e incontri per aggiudicarsi le commesse della Consip e in particolare la gara di Facility management del valore di 2,7 miliardi di euro bandita nel 2014.
Il Fatto Quotidiano scrive nell’articolo firmato da Davide Vecchi e Marco Lillo che il personaggio centrale che tira in ballo Tiziano Renzi nelle conversazioni intercettate è Carlo Russo, un imprenditore che dice di condividere i pellegrinaggi a Medjugorje con Laura Bovoli, madre del leader Pd:
Russo è molto legato a Tiziano, padrino di battesimo del figlio minore, ed è stato intercettato più volte mentre parla del ‘babbo’ con Romeo nel 2016. L’elemento più impressionante e originale dell’indagine è il “pizzino” trovato nella spazzatura sul quale sarebbero scritte di pugno da Romeo —secondo gli investigatori — proprio le iniziali di Tiziano e di Russo accanto ai pagamenti mensili da effettuare.
I pm napoletani Henry John Woodcock, Celeste Carrano ed Enrica Parascandolo hanno dato ordine ai carabinieri di sequestrare i sacchetti gettati dopo i colloqui tra i due nell’estate scorsa.
Lo scopo era trovare i fogli su cui Romeo scriveva (senza parlare per paura delle intercettazioni) davanti a Russo i destinatari delle somme ritenute possibili tangenti. Romeo prima dice a Russo la cifra da dare a un soggetto poi scrive una o più lettere sul foglio. Quando dice “30 al mese a…”, secondo gli inquirenti si riferisce a Tiziano Renzi, che sarebbe rappresentato dalla “T.” vergata in silenzio sul foglio.
Sempre il Fatto racconta che per Romeo quello era il costo di una “polizza assicurativa”: il frasario, che casualmente riecheggia quello dell’altro Romeo, Salvatore, intende invece metaforicamente un’assicurazione sulle possibilità  di partecipare alle gare della Consip.
Un incontro tra Romeo, Russo e Tiziano Renzi ci sarebbe stato ma i pagamenti ipotizzati non si sono mai verificati.
Tiziano Renzi conferma di aver «ricevuto l’avviso a comparire che ipotizza “il traffico di influenza”. Ammetto la mia ignoranza ma prima di stamattina neanche conoscevo l’esistenza di questo reato che comunque non ho commesso essendo la mia condotta assolutamente trasparente come i magistrati – cui va tutto il mio rispetto – potranno verificare. I miei nipoti sono già  passati da una vicenda simile tre anni fa e devono sapere che il loro nonno è una persona perbene: il mio unico pensiero in queste ore è per loro».
Per Federico Bagattini, l’avvocato di Tiziano Renzi, «il fatto è incomprensibile , nell’atto è riportato solo il numero della norma violata. Prenderemo contatto con il pm per capire quali sarebbero i fatti contestati».
C’è da segnalare che è assolutamente normale che nella comunicazione si riporti soltanto la norma violata. L’inchiesta sulla Consip è nata a Napoli dalle attività  dell’imprenditore Alfredo Romeo e dagli appalti che la sua società  si è aggiudicata per la gestione delle pulizie dell’ospedale Cardarelli.
Spiega Fulvio Bufi sul Corriere della Sera:
Le indagini napoletane si concentrano sull’appalto Fm4 (facility management) per l’affidamento dei servizi gestionali di università , centri di ricerca e svariati uffici della Pubblica amministrazione. C’è in ballo una convenzione da 2 miliardi e settecento milioni di euro in 36 mesi, e il gruppo Romeo mira a tre lotti importanti.
I magistrati cominciano a interessarsi delle attività  di Consip, e quando, il 16 dicembre del 2016, convocano Gasparri, lui non parla solo dell’appalto ma anche dell’influenza della politica per nomine, carriere e posizioni all’interno della società .
Pochi giorni dopo gli investigatori si presentano negli uffici dell’amministratore delegato Luigi Marroni e a proposito del numero uno di Consip, il Fatto Quotidiano, che per primo ha dato la notizia dell’inchiesta, associa il suo nome a quello di Tiziano Renzi, per rapporti di amicizia stretta, però, non per ipotesi di reato. Ipotesi che invece, di lì a breve riguarderanno il ministro dello Sport Luca Lotti, pure lui legato a Marroni, anzi, ritenuto il suo sponsor nella nomina in Consip.
Ascoltato come persona informata sui fatti, Marroni rivela di aver fatto bonificare gli uffici della società  dopo aver saputo dal presidente Luigi Ferrara della presenza di microspie.
Erano quelle fatte mettere dalla Procura di Napoli, e a proposito di chi avrebbe informato Ferrara, Marroni fa i nomi di Lotti, del comandante generale dell’Arma dei carabinieri Tullio Del Sette, e del generale Emanuele Saltalamacchia, comandante della Legione Toscana.
Durante l’indagine sono stati ritrovati in una discarica di Roma alcuni pizzini sui quali, secondo gli investigatori, era annotata la contabilità  delle tangenti.
Fogli scritti a penna provenienti da uno degli uffici del gruppo Romeo nella Capitale, che prima di essere buttati erano anche stati strappati.
Anche Matteo Renzi ha parlato dell’indagine in un’intervista al Corriere della Sera: «Mio padre è già  passato da una vicenda analoga tre anni fa. Dopo venti mesi è stato archiviato. Spero che finisca nello stesso modo per questa indagine sul traffico di influenze. Ma in ogni caso, da uomo delle istituzioni, dico come allora che la mia prima parola è di fiducia totale nella magistratura italiana e di rispetto per il lavoro dei giudici. Guai a chi fa polemica, gli inquirenti hanno il dovere di verificare tutto. E fanno bene a farlo».

(da “NextQuotidiano”)

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“SI PERDE IL NOSTRO SPIRITO”: CRESCE IL MALCONTENTO DELLA BASE GRILLINA

Febbraio 17th, 2017 Riccardo Fucile

“IL MOVIMENTO E’ CONTRARIO AL PROGETTO DELLO STADIO” CONFERMA UNO DEI LEADER STORICI ROMANI

Prima era un semplice brusio di sottofondo. Ma adesso che Virginia Raggi sembra essersi decisa a dare il suo via libera al nuovo stadio della Roma, la protesta della base grillina è diventata forte e chiara: “Lo scollamento è totale, il Movimento sta perdendo il suo spirito”, attacca Francesco Sanvitto, uno degli attivisti storici della Capitale e coordinatore del tavolo sull’Urbanistica.
Insieme al suo gruppo di lavoro, Sanvitto ha già  preparato una delibera per l’annullamento del pubblico interesse e la consegnerà  nelle mani della sindaca.
Poi c’è anche chi chiede il voto online, come Massimiliano Morosini (portavoce del Municipio VIII, quello di Tor di Valle) o Claudio Sperandio (uno degli organizzatori dell’assemblea romana del M5s al Seraphicum).
Il malcontento della base è diffuso e ha smosso anche gli equilibri all’interno della maggioranza: al punto che il Sì allo stadio potrebbe tornare ad essere di nuovo in bilico, con l’ala dei contrari che adesso spinge per ottenere un compromesso “più vicino al Piano regolatore, con meno speculazione”.
Proprio la posizione che fu di Paolo Berdini, e che a quanto pare non è del tutto tramontata dopo il suo addio.
LA PROTESTA DEGLI ATTIVISTI
Nelle ultime 48 ore la situazione, che sembrava andare verso una soluzione positiva, si è terribilmente complicata.
Dopo l’incontro quasi decisivo a Palazzo Senatorio di martedì, coinciso con le dimissioni irrevocabili dell’assessore Berdini, su forum, meet-up e gruppi Facebook è esploso il malumore degli attivisti.
A guidare il fronte degli scontenti è lo stesso Sanvitto, che ha lavorato a lungo sul dossier dello stadio. E non solo: “Tor di Valle è solo la punta dell’iceberg: sono mesi che i cittadini pensano una cosa, e la giunta Raggi ne fa un’altra”, racconta a ilfattoquotidiano.it.
“Il programma del M5s in materia di urbanistica, a cui noi abbiamo contribuito, prevedeva la verifica del Piano regolatore, che è vecchio di 8 anni e secondo noi è sovradimensionato, e il recupero delle aree già  edificate, senza nuovi cantieri megalitici. È rimasto lettera morta: nulla di tutto ciò è stato fatto, l’amministrazione ha agito arbitrariamente sin dalla prima delibera, con cui ha accettato il cambio di destinazione d’uso per l’ex Fiera di Roma. E adesso arriva pure lo stadio”.
“I CONSIGLIERI NON FANNO I PORTAVOCE”
Già , lo stadio della discordia. Quello che all’interno del M5s, dalla Raggi ai vertici nazionali, si sono convinti di dover fare.
Peccato che questa decisione non sia particolarmente condivisa. Sicuramente non dal tavolo dell’Urbanistica, un gruppo di lavoro che conta circa 60 iscritti, fra cui nomi noti nel movimento locale: come Andrea Tardito, già  entrato nello staff dell’assessore Andrea Mazzillo; o Emanuele Montini, tra i papabili per la successione di Berdini. “Ma il malcontento è molto più diffuso di così: io sento il polso degli attivisti, su Facebook, al telefono, di persona. E posso dire che il Movimento è contrario”, assicura Sanvitto. “Se ne sarebbero accorti anche in Comune, se gli eletti facessero i portavoce e non i consiglieri, come in un partito qualsiasi. Dovrebbero ascoltare i cittadini invece di un paio di parlamentari, messi lì chissà  da chi e a che titolo”.
Il riferimento è ad Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro, i due deputati che da gennaio seguono passo passo l’attività  dell’amministrazione. “In Campidoglio si è creato un sistema verticistico di potere, che è tutto il contrario dell’uno vale uno e dei principi del Movimento. Sullo stadio della Roma capiremo fino a che punto è arrivato questo processo”.
MAGGIORANZA AGITATA
Martedì 21 febbraio una delegazione capeggiata da Sanvitto consegnerà  alla sindaca una delibera per l’annullamento della dichiarazione di pubblico interesse, su cui si regge il progetto di Tor di Valle.
“È l’unica strada: azzerare gli atti della giunta precedente e ripartire da capo, con un nuovo dossier senza speculazioni”. In caso contrario si valuta persino il ricorso al Tar: col rischio di arrivare al paradosso di un’amministrazione a guida M5s portata in tribunale da un gruppo di attivisti M5s.
“Ma ora sento che la nostra posizione comincia ad aver credito”, conclude Sanvitto. Ed in effetti qualcosa è cambiato a Palazzo Senatorio: la riunione di maggioranza di mercoledì pomeriggio è stata molto partecipata (presenti tutti i consiglieri, dal primo all’ultimo) e agitata.
Prima i contrari al progetto erano minoranza, e venivano etichettati come “uno-due seccatori”. Ora non lo sono più: in molti guardano con preoccupazione al fermento della base e temono di perdere consenso tradendo “i valori del Movimento”.
Al punto che la sindaca è stata costretta a precisare di non aver stretto alcun accordo sulla Roma: un dietro-front che riapre una trattativa che sembrava quasi chiusa.
Dal Campidoglio filtra l’ipotesi di rivedere ancora il progetto, con un ulteriore taglio delle cubature. Ammesso che la Roma sia d’accordo. Così la giunta Raggi si ritrova nuovamente in una posizione molto scomoda: tra l’incudine di uno stadio che “si deve fare”, e il martello dello scontento degli attivisti.
Uscirne non sarà  facile.

(da “il Fatto Quotidiano“)

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STADIO: LA RAGGI (COME AL SOLITO) NON SA COME USCIRNE E SI AFFIDA AGLI AVVOCATI

Febbraio 17th, 2017 Riccardo Fucile

SE APPROVA IL PROGETTO RISCHIA DI PERDERE PEZZI DELLA MAGGIORANZA E SMENTISCE LE PROMESSE, SE LO BOCCIA RISCHIA UNA CAUSA MILIONARIA

Mentre si infittisce il giallo delle polizze e Virginia Raggi promette di denunciare il suo ex fedelissimo Salvatore Romeo, è il nodo stadio a tenere banco.
Alla rivolta della maggioranza grillina che fiuta l’inganno di una giravolta sulla linea del no, dopo l’annuncio di un preaccordo su Tor di Valle, fa da contraltare una manifestazione pro sindaca indetta per oggi.
Un sit-in dalle 16 alle 19 davanti al Campidoglio all’insegna dello slogan “Virginia non sei sola”. Un bagno di folla per rintuzzare gli attacchi e riaffermare la leadership fiaccata dall’inchiesta e dalle polemiche sul nuovo impianto sportivo.
Per gli ortodossi, quello della giunta Raggi è un vero voltafaccia al quale non intendono rassegnarsi e chiedono l’annullamento della delibera comunale che dà  il via libera all’arena.
Pur frenando, rispetto alle dichiarazioni del suo vice, Luca Bergamo che era apparso decisamente ottimista, la sindaca ha avallato l’operato dei delegati alla trattativa ma ora starebbe considerando una concessione al fronte dei duri.
Riepilogando: sul tappeto c’è il sì con il rischio di pedere pezzi, dall’altro il no con il concreto pericolo di esporre l’amministrazione e i singoli a una causa con conseguenti danni che la Roma ha già  ventilato.
Per questo, al tavolo delle trattative con gli imprenditori, il Comune ha chiesto di rivedere le cubature, con conseguente riduzione del cemento.
Un lavoro di lima che però mette a repentaglio l’intero pacchetto. A ogni opera che interessa i privati fa da bilanciamento infatti un lavoro pubblico nell’interesse della città . Meno cemento per i privati significa dunque meno opere.
E questo metterebbe in pericolo l’efficacia della delibera che non prevedeva ulteriori margini di trattativa
Per sfilarsi, il Comune dovrebbe percorrere la strada dell’annullamento della delibera che, stando al parere richiesto dai duri dell’M5S metterebbe al riparo da eventuali richieste di risarcimento danni.
Prima di esplorare questa ipotesi la sindaca vorrebbe però il conforto dell’avvocatura capitolina. Ossia un bollo ufficiale che le consentirebbe di disdettare ogni dialogo sullo stadio e di dormire sonni tranquilli in caso di eventuale rivalsa della Roma.
Ora, se per i legali interpellati dal cosiddetto tavolo Urbanistica, l’organismo consultivo grillino sulla materia, la strada sempra assolutamente liscia, per l’avvocatura non sarebbe affatto così.
E la questione potrebbe innescare un nuovo braccio di ferro tutt’altro che indolore tra la politica e la burocrazia capitolina.
Ovviamente, se lo stadio saltasse, si arriverebbe al paradosso di conseguire il medesimo risultato ricercato dall’assessore Berdini, dimessosi un istante dopo l’annuncio del preaccordo con la Roma su cubature di gran lunga più elevate da quelle che lui stesso era disposto a tollerare.
Ma quella dell’annullamento, ammesso che si voglia gettare via tutto, rimane dunque l’unica strada percorribile.
E non c’è parere che possa mettere al riparo dall’eventualità  che sindaco e amministratori vengano chiamati a rispondere in prima persona del danno causato alle imprese impegnate nel progetto.
Tuttavia la fibrillazione grillina è un terrmometro della posta in gioco e del banco di prova che attende Raggi e i suoi
A conti fatti è un’ulteriore grana per i favorevoli allo stadio che allontana quantomeno il momento della stretta finale al tavolo della conferenza dei servizi del 3 marzo
Per Raggi un fine settimana giocato sulla caccia agli assessori per rimpolpare la giunta e scaricarsi dei dossier Urbanistica e Lavori pubblici e soprattutto trovare un escamotage per chiudere in un modo o nell’altro il capitolo stadio senza rischiare l’ennesima sconfessione.

(da “La Repubblica”)

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LA LOMBARDI ATTACCA: “ANNULLARE SUBITO LA DELIBERA DI PUBBLICA UTILITA’ PER LO STADIO DI ROMA”

Febbraio 17th, 2017 Riccardo Fucile

AUTOGOL DI GRILLO: “NON DECIDONO I PARLAMENTARI”… BRAVO, ALLORA PERCHE’ NON FAI DECIDERE AGLI ISCRITTI CON UNA VOTAZIONE SUL BLOG?…. O DECIDONO SOLO GLI AFFARISTI ?

“Questa è Roma e io non ci sto a vederla martoriata per soddisfare la volontà  di qualche imprenditore. Bisogna annullare subito la delibera che stabilisce la pubblica utilità . Mi auguro che l’amministrazione capitolina faccia la scelta giusta e chieda al proponente di avanzare dunque un nuovo progetto che rispetti la legge e la Capitale”. Con questo post su Facebook la deputata romana del M5s Roberta Lombardi.
L’uscita dell’esponente della linea ortodossa a Cinque Stelle arriva nella giornata in cui, alle 16 in Campidoglio, è annunciato un sit-in di sostegno alla sindaca Raggi con lo slogan “Virginia non sei sola”.
E a tutti replica Beppe Grillo con un post sul blog: “Sullo stadio della Roma decidono la giunta e i consiglieri. I parlamentari pensino al loro lavoro”.
E lo stesso Grillo, ancora in convalescenza dopo un piccolo intervento subito la scorsa settimana, potrebbe anticipare a lunedì prossimo il suo ritorno a Roma per definire la questione stadio e per incontrare la sindaca Raggi nei giorni seguenti.
Nella direzione dell’annullamento della delibera approvata nella consiliatura precedente, quando il sindaco era Ignazio Marino – va la richiesta di Raggi un parere all’Avvocatura comunale per mettere il Campidoglio al riparo da una richiesta di risarcimento danni da parte della Roma.
Dopo le dimissioni di Paolo Berdini dall’Urbanistica soprattutto per i contrasti sulla vicenda stadio, e mentre prosegue il casting grillino alla ricerca dei suoi sostituti anche ai Lavori pubblici, alla fine la linea vincente potrebe risultare proprio quella di Berdini, nonostante tre giorni fa il vicesindaco Luca Bergamo si fosse detto ottimista sulla realizzazione dell’impianto a Tor di Valle.
Molto più lungo e diretto il post di Lombardi: “Un milione di metri cubi e uno stadio, un solo stadio. Grattacieli, business park, l’equivalente di oltre 200 palazzi in una zona disabitata da secoli. Sapete perchè? Perchè è a fortissimo rischio idrogeologico. Se non è questa una grande colata di cemento, allora cos’è?” .
E ancora: “Sono sempre stata schietta e ho sempre fatto della coerenza un valore imprescindibile. Non solo in politica, ma nella vita. E anche questa volta lo dico senza mezzi termini: questo non è un progetto per la realizzazione di uno stadio, questo è un piano di speculazione immobiliare che una società  statunitense vuole portare avanti ad ogni costo in deroga al nostro piano regolatore, nell’esclusivo interesse di fare profitto sulle nostre spalle. E noi non possiamo permetterlo”.
Il richiamo è al Campidoglio: “Siamo arrivati al governo della Capitale garantendo che avremmo segnato un punto di discontinuità  con il passato. Questo progetto, approvato dall’ex giunta Marino, non è realizzabile. Lo dico da romanista convinta, come sanno molti di voi, ma qui dobbiamo fare tutti uno sforzo in più e capire che si sta parlando della nostra città . Dove siamo cresciuti, dove continueremo a crescere e dove cresceremo i nostri figli. Questa è Roma e io non ci sto a vederla martoriata per soddisfare la volontà  di qualche imprenditore”.
All’attacco del progetto del nuovo stadio si lancia anche il Codacons, che ha annunciato di voler presentare un esposto all’Autorità  Anticorruzione e di aver inviato un’istanza d’accesso per verificare la correttezza di tutti i pareri relativi al progetto. “Su un’opera così importante e dall’impatto immenso sulla città  non possono essere solo i tifosi a decidere – afferma il presidente Carlo Rienzi – i dubbi sul progetto sono numerosi. La tesi di Raggi circa una possibile causa milionaria in caso di stop allo stadio non sta in piedi. Anche per le Olimpiadi, infatti, la precedente amministrazione aveva già  varato atti formali, ma ciò non ha impedito alla giunta Raggi di bloccare il progetto. Siamo favorevoli al nuovo stadio, ma solo a condizione che l’opera non calpesti la sicurezza, l’ambiente e gli interessi della città “.
Intanto sulla vicenda Tor di Valle è intervenuto anche Vittorio Sgarbi, intervistato questa mattina su Radio Cusano Campus. “Il Totti che vuole lo stadio non è uno sportivo, è un amico dei delinquenti – ha detto il critico – evidentemente, avendo il presidente della squadra che è interessato alla speculazione, lo difende. Vuoi lo stadio? Chiedi il Flaminio. Non è che una città  così importante si rovina per far fare lo stadio agli americani con un’operazione speculativa che prevede due o tre grattacieli. Roma non può essere distrutta dagli speculatori, chi è d’accordo con Totti non è romanista, non è romano, ma è un barbaro. Quello è un progetto immondo, è l’azione più devastante fatta a Roma dopo il sacco di Roma. Questo è il secondo sacco di Roma. Un grande calciatore come Totti non può essere servo di un americano, dev’essere libero. La mia sfida va avanti, altrimenti chiamo l’Isis e gli faccio mettere le bombe sotto i grattacieli. Già  hanno fatto saltare le torri gemelle, sarà  il destino di queste due, sono un’esca per terroristi”.

(da “La Repubblica”)

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ALTRO SCHIAFFO A TRUMP: IL VICE AMMIRAGLIO HARWARD RIFIUTA DI SOSTITUIRE FLYNN A CAPO DELLA SICUREZZA NAZIONALE

Febbraio 17th, 2017 Riccardo Fucile

L’EVASORE RAZZISTA SEMPRE PIU’ ISOLATO

Proporre a un militare l’incarico più importante per la sicurezza nazionale, e sentirsi rispondere di no: è a dir poco inusuale.
E’ un segno della difficoltà  in cui si dibatte la Casa Bianca sotto Donald Trump.
Ieri la nomina sembrava certa: per sanare la crisi aperta dalle dimisioni forzate di Michael Flynn, l’ex National Security Adviser affondato dalla “Russian connection”, il presidente aveva offerto quel posto al vice-ammiraglio Robert Harward.
Ex membro dei commando speciali Seal, ex responsabile anti-terrorismo di George W. Bush, con esperienze in Italia, Harward è attualmente top manager della Lockheed Martin, responsabile per la vendita di armi in Medio Oriente.
Ma dopo 24 ore di attesa, dal vice-ammiraglio è arrivato un cortese “No grazie”. Uno schiaffo per il presidente, che deve rimettersi alla ricerca di un capo per il National Security Council, l’organismo che è la vera cabina di regìa della politica estera, militare, e anti-terrorismo.
A peggiorare la situazione c’è la confidenza che amici di Harward hanno fatto alla Cnn sulla spiegazione del gran rifiuto: il vice-ammiraglio non se l’è sentita di accettare l’incarico perchè preoccupato dal caos che regna alla Casa Bianca.
Oggi stesso Trump aveva speso buona parte della sua conferenza stampa per confutare quel caos, imputandolo alle menzogne dei media.
Si vede che non ha convinto tutti.

(da agenzie)

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CARD DEL DOCENTE: SOLO IL 40% DEI PROF HA USUFRUITO FINORA DEL BONUS DA 500 EURO

Febbraio 17th, 2017 Riccardo Fucile

DEI 381 MILIONI STANZIATI, SPESI SOLO 50 MILIONI PER ACQUISTARE HARDWARE, LIBRI, CORSI AGGIORNAMENTO, INGRESSI IN MUSEI E CINEMA

Oltre metà  degli insegnanti non ha attivato la Card del docente. Quella che mette a disposizione di maestre e prof di ruolo 500 euro annui per l’aggiornamento.
Un flop? Sembrerebbe proprio di sì visto che il tesoretto, 381milioni di euro previsti dalla Buona scuola di Renzi, che fa invidia ad altre categorie, consente di acquistare hardware e software, libri, corsi d’aggiornamento e universitari.
E ancora, ingressi in musei, cinema e spettacoli dal vivo.
Ma nonostante l’ampia possibilità  di utilizzo della carta, sono all’incirca 305mila i docenti che hanno acquisito una identità  digitale (Spid) e hanno iniziato ad utilizzare la carta: il 40 per cento dei 762mila che possono fruire del budget.
Sei insegnanti su cento restano in stand-by.
E siamo al giro di boa dell’anno scolastico. In altre parole, a quattro mesi scarsi alla conclusione delle attività  didattiche oltre metà  dei docenti non ha attivato la carta.
Che quest’anno sarebbe stato diverso dal 2015/2016, quando i 500 euro vennero erogati direttamente sui conti correnti degli insegnanti si era capito sin da subito. Perchè la procedura totalmente digitalizzata di accreditamento e generazione dei buoni-spesa, lanciato il primo dicembre 2016, ha subito mostrato qualche problema. Oppure gli insegnanti ancora poco digitali non si sono trovati a proprio agio e hanno mollato tutto.
I primi numeri sull’esperienza “in progress”, precisano dal ministero dell’Istruzione, sono stati forniti lunedì scorso dal capo dell’ufficio stampa del Miur, Alessandra Migliozzi, nel corso di una intervista radiofonica.
Ammontano, appunto, al 40 per cento della platea complessiva i docenti che si sono registrati e hanno iniziato a utilizzare la carta.
Finora, sono stati spesi 50 milioni di euro dei 381 stanziati (il 13 per cento).
Il grosso di questi 50 milioni è stato impegnato per l’acquisto di computer e software, mentre il 10 per cento, circa 5 milioni di euro, sono stati utilizzati per comprare libri e testi di vario genere.
Ma alla base dello scarso utilizzo dell’incentivo potrebbero esserci, oltre che le difficoltà  incontrate dagli insegnanti italiani, sempre più anziani, anche quelle incontrate dagli esercenti nel registrarsi alla piattaforma, come hanno denunciato i librai.
A metà  febbraio, nelle grandi città , la copertura dei musei risulta abbastanza buona. Quella di cinema e teatri è attorno al 50 per cento.
Sono ancora le librerie, soprattutto indipendenti, ancora relativamente poco presenti: una su tre.

(da “La Repubblica”)

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