Febbraio 5th, 2017 Riccardo Fucile
“MARRA CE LO PRESENTO’ ROMEO IN CAMPAGNA ELETTORALE”: L’ULTIMA INCONGRUENZA
Durante l’intervista tv a Enrico Mentana, la sindaca ha raccontato che Salvatore Romeo aiutò
tantissimo il gruppo consiliare M5S quando erano all’opposizione, e «durante la campagna elettorale Romeo ci ha presentato Marra».
La Raggi dice «ci» riferendosi al quartetto di consiglieri municipali M5S (oltre a Raggi, Frongia, De Vito, Stefà no).
Tuttavia lo stesso Marra, in un’occasione attestata, ha raccontato una storia non coincidente.
Durante una celebre intervista al Fatto, l’ex vicecapo di gabinetto, oggi arrestato, disse qualcosa che fu riferito da quel giornale un mese e mezzo dopo l’intervista, in un articolo uscito subito dopo l’arresto di Marra.
Il 18 dicembre, il Fatto scrisse la versione di Marra: «Il giorno prima di essere nominato vicecapo di gabinetto mi fu chiesto da Marcello De Vito di fare il presidente di municipio: io avevo un buonissimo rapporto sia con lui che con Raggi, mentre conoscevo meno Frongia e Stefà no. Conoscevo più di tutti De Vito: tutte le cose di cui ora mi chiedono conto, infatti, erano già state oggetto di approfondita indagine da parte sua a quel tempo».
Nessuno dei citati – a partire da Marra – ha smentito nulla.
Insomma, Raggi dice che Marra lo conobbero «durante la campagna elettorale», presentato da Romeo. Marra cita un «buonissimo rapporto» che aveva con Raggi e De Vito.
Ma potevano avere un buonissimo rapporto, se erano appena stati presentati (da Romeo) «in campagna elettorale?
C’è una terza versione, quella di Daniele Frongia, all’Ansa (venerdì, ore 14,02): «Con Raffaele Marra non c’è stato alcun contatto da novembre 2013 alla primavera 2016». Vuol dire che qualche contatto c’era stato prima di novembre 2013?
Smentendo l’esistenza di un dossier anti-De Vito, Frongia risponde all’Ansa sottolineando che i contatti con Marra furono ripresi dopo la vittoria della Raggi alle comunarie del M5S che la incoronarono candidata sindaco a scapito proprio di De Vito.
I contatti furono ripresi; segno che c’erano, e si erano interrotti? L’Ansa su quel «ripresi» ci fa titolo. Nessuna smentita.
Il punto è cruciale, e spinge a chiedersi: quand’è che Raggi e Marra incrociano le loro strade?
È solo l’ultima di tante incongruenze che risaltano dopo le parole della sindaca, sul triangolo politico Raggi-Marra-Romeo.
Proviamo a ricapitolare le altre (sorvolando sulle omissioni o incongruenze sul caso Muraro).
La prima sospetta bugia è quella per cui è indagata per falso: all’Anticorruzone Raggi scrisse che «il ruolo svolto da Raffaele Marra nella procedura (di nomina del fratello Renato, ndr) è stato di mera pedissequa esecuzione delle determinazioni da me assunte, senza alcuna partecipazione alle fasi istruttorie, di valutazione e decisionali».
Ma dalle chat agli atti dell’inchiesta, in due passaggi, emerge un ruolo attivissimo di Marra, ruolo noto alla Raggi (la sindaca gli scrive «questa cosa dello stipendio mi mette in difficoltà , me lo dovevi dire»).
Seconda incongruenza. Il 16 dicembre, in conferenza stampa in Campidoglio dopo l’arresto di Marra, senza rispondere a domande, Raggi reclama con piglio: «Marra non è un esponente politico, ma un dirigente. È solo uno dei 23 mila dipendenti capitolini, il mio braccio destro sono i cittadini romani».
La cosa cozza con l’esistenza stessa della chat preferenziale (i «quattro amici al bar»), e il tipo di legame politico che quella chat fa emergere (per fare solo un esempio, la defenestrazione di Carla Raineri è salutata dai quattro con emoticon che vanno dai tricchetracche ai fuochi d’artificio).
Ancora. «La cosa più grave di Marra? Il fatto di non esser stata messa a conoscenza da lui di alcune cose», lamenta Raggi a Mentana.
Proprio lei che omise la sua pratica legale da Cesare Previti, il lavoro nello studio Sammarco, o l’aver presieduto per un anno e cinque mesi (2008-2009) una società (Hgr) legata a Gloria Rojo, storica collaboratrice di Alemanno.
Alemanno che, a sua volta, ha voluto smentire ogni rapporto con Romeo, dopo che il Corriere aveva scritto che gli incontri dell’ex sindaco con Romeo erano stati più di uno (Romeo invece dice «uno solo» testimoniando nel processo Mafia Capitale).
A Bersaglio mobile, la Raggi dice di Romeo «voglio credere alla buona fede», circa la decisone di Romeo di intestarle le due polizze.
Ma poi in un altro passaggio – parlando del rapporto del M5S coi due – dice «mi fidai, col senno di poi in maniera sbagliata, di Marra e di Romeo».
Ma dunque scarica anche Romeo, o crede alla buona fede?
E se lo scarica, perchè, visto che non è neanche indagato?
Jacopo Iacoboni
(da “La Stampa”)
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Febbraio 5th, 2017 Riccardo Fucile
ORTODOSSI IN TRINCEA: “LA RAGGI DOVREBBE SOSPENDERSI”
La sindaca che ama i tetti risponde e sorride, ovunque. Perchè quelli che comandano, Beppe Grillo e Davide Casaleggio, l’hanno blindata per la milionesima volta.
Ma la pancia ortodossa del M5s continua a gorgogliare di rabbia contro Virginia Raggi. Torna a invocare “l’autosospensione”, minaccia addii, pensa a rivalse.
Eresie, per il Grillo che in mattinata fa una lunga telefonata alla sindaca: “Tranquilla, stiamo con te. Però ora lasciati alle spalle queste cose, mettiti a lavorare con la tua squadra”.
Lei gli ripete la sua versione sulle polizze, gli spiega i prossimi passi della giunta.
E lui semina battute sulle polizze, alla sindaca e ad altri eletti (“Da quanto la vuoi?”). Però lì fuori restano gli ortodossi: tanti.
Sulle chat chiedono altre spiegazioni “su queste polizze”. Poi si sfogano per telefono e nei corridoi.
Con alcuni, tre o quattro, che mormorano parole di addio, giurano di non volersi ricandidare “perchè questo non è più il M5s”.
Troppi princìpi sacrificati per la Raggi. Ma tanti altri restano in trincea. Come un parlamentare di peso, che al Fatto sibila: “Otto ore di interrogatorio sono un brutto primato per il M5S, che pone domande a cui una nostra eletta dovrebbe rispondere. Magari dopo essersi autosospesa. C’è chi lo ha fatto per cose molto più lievi”. Un’opzione impossibile, per il Campidoglio come per i vertici. Ma l’ortodosso insiste: “Capisco i problemi della sindaca, ma anche il Movimento ha i suoi. Fino a quando si può continuare così, tra pm e casi giudiziari? Tutto questo non è nel nostro Dna”. Parole come codici, nel M5S dove nei capannelli dei parlamentari si parla ossessivamente di ricandidature.
Perchè si teme la tagliola dei vertici, dopo le liste di proscrizione fatte circolare, e dopo i post bellici (“non faremo sconti a nessuno”).
Così tanti si aggrappano a Roberto Fico, perchè si candidi a premier contro Luigi Di Maio, il prescelto dei capi, “quello che copre la Raggi”.
Perchè il fossato è sempre più ampio con Casaleggio. E in parte perfino con Grillo.
La scorsa settimana il leader ha telefonato a tanti scontenti: “Io ci sono, chiamami quando vuoi, parliamo”.
Voleva attutire gli effetti degli ultimi post. Con esiti modesti. E ora più d’uno invoca una soluzione, “una vera segreteria politica”, che mesi fa nessuno avrebbe evocato. Anche Alessandro Di Battista è in difficoltà , in mezzo al fuoco tra ortodossi e lealisti. È stufo del caso Roma, lo sanno tutti.
Tanto che ieri per tamponare ha scritto su Facebook: “Raggi risponderà a tutte le domande di Mentana”. In questo quadro, nessuno ha voglia di parlare.
Fa eccezione l’ortodosso Carlo Sibilia, che al Fatto rilascia sillabe agro-dolci: “Con tutte le cose belle che facciamo come M5s, dispiace dover discutere di questioni come quella di Roma, su cui magari qualcuno della stampa marcia”.
Luca De Carolis
(da “La Stampa”)
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Febbraio 5th, 2017 Riccardo Fucile
LA FOLLA LANCIA L’ANTI-LE PEN AL GRIDO DI “EUROPA”: A LIONE 15.000 PERSONE SCATENATE PER IL “FENOMENO EMMANUEL”… CRITICA GLI SCHIERAMENTI TRADIZIONALI, NO ALLE IDEOLOGIE, PRAGMATISMO… “GLI ALTRI HANNO FALLITO, SOLO LUI CI DA’ SPERANZA”
Sono le quattro di un sabato pomeriggio e il palazzetto dello sport di Lione, pieno fino all’orlo, fa la ola
sventolando bandiere dell’Europa e della Francia.
Per essere dei disillusi della politica, sono tanti e fanno un gran rumore.
Dentro ottomila persone, fuori altrettante che aspettano in coda l’arrivo del candidato-star, Emmanuel Macron. “Ci vuole del coraggio a organizzare una cosa del genere”, dice Loic che ha 20 anni, viene da Grènoble e si è infilato la t-shirt bianca con la scritta En marche sopra i vestiti.
A venti minuti di metro di distanza c’è Marine Le Pen che fa la sua pomposa due giorni per dare il via alla campagna per le presidenziali: all’improvviso il mostruoso Front National sembra diventato un puntino.
“La sinistra e la destra hanno fallito, siamo qui perchè vogliamo finalmente un cambiamento”, è la versione quasi unanime della platea.
Contro i partiti tradizionali, contro chi fa politica di professione e per l’onestà e il rigore.
Eccolo il fenomeno Macron: per battere il populismo della famiglia Le Pen ci voleva qualcuno che scendesse sul loro campo e raccattasse i voti senza preclusioni ideologiche e soprattutto presentandosi come il nuovo. Il come e cosa succederà nella pratica è ancora difficile da capire, ma in questo momento importa a pochi.
Macron, quello che Renzi ha sognato di poter essere
L’ex ministro dell’Economia di Franà§ois Hollande, ex socialista ed ex banchiere, arriva in anticipo sulla tabella di marcia e va a salutare quelli che non sono riusciti ad avere un posto a sedere e seguiranno il discorso all’aperto.
Sorridente e sicuro, cammina con l’aria sfrontata di chi sa di avere la fortuna dalla sua parte. Quando sale sul palco sembra già un’investitura: per un’ora predica l’unione di destra e sinistra e l’importanza di unire invece che dividere.
“Non vi dico”, scandisce dal palco, “che gauche e droite non significano più niente, che non esistono più o che sono la stessa cosa, ma queste divisioni in questo momento storico non sono superabili? Non bisogna essere l’uno o l’altro, bisogna essere francesi”.
Sembra quasi una missione: Macron, davanti alla nausea per la politica tradizionale, tenta la strada impossibile di una specie di sincretismo tra valori condivisi da tutti. Libertè, fraternitè, egalitè, i principi intoccabili del suo discorso.
Anche perchè tra i pochi che uniscono tutta la popolazione. Poi il candidato attacca finalmente con il programma, o meglio una parte di un testo che forse sarà distribuito a marzo. Intanto mette al primo punto gli investimenti per una maggiore sicurezza e quindi l’aumento del budget per la difesa. Il resto è un flusso con pochi dettagli e tanti verbi al futuro, cercando di restare vaghi e scontentare il meno possibile.
Gli applausi: quando chiede di snellire le regole sul lavoro e quando si schiera apertamente contro il reddito universale proposto dai socialisti.
Ma anche nella sua invettiva contro i muri e quando lancia un appello ai ricercatori e alle imprese ostacolate da Trump negli Usa: “Venite in Francia”.
Per la cultura va a pescare addirittura il bonus da 500 euro per i giovani di Matteo Renzi, che probabilmente da oltre confine lo ascolta mangiandosi le mani: un movimento che nasce a sinistra e ruba voti al centrodestra, senza avere la minoranza del partito che lancia anatemi a ogni proposta, è forse la mossa coraggiosa che l’ex presidente del Consiglio italiano si sogna di notte.
Macron da una parte è un po’ l’ex candidato dei socialisti Manuel Valls se non avesse avuto sul groppone il compito di difendere la presidenza di Hollande, ma dall’altra è soprattutto il voto utile che molti a sinistra si sentiranno costretti a fare.
La resistenza al populismo al grido di “Europa!”
La campagna elettorale per le presidenziali francesi si conferma uno show pieno di colpi di scena.
Quella che per tutti avrebbe dovuto essere la discesa agli inferi di un Paese travolto da terrorismo e problemi di integrazione, potrebbe diventare all’improvviso il modello di resistenza al populismo a livello europeo.
Macron riempie un palazzetto dello sport con la facilità e l’arroganza dei talentuosi. Era nei socialisti: gli avevano detto di stare fermo un turno e di aspettare perchè la vita politica è fatta di code.
Lui gli ha stretto la mano e se ne è andato portandosi dietro parlamentari e soprattutto elettori.
Con la stessa faccia di bronzo fa distribuire bandiere blu dell’Unione europea e propone maggiori poteri a Bruxelles. Gli risponde una platea che grida in coro “Europe!” e nel giro di cinque minuti sembrano destinati all’archivio mesi di sondaggi sulla disaffezione dei cittadini per l’Ue.
“I partiti tradizionali hanno fallito, lui ci dà speranza
La coreografia è organizzata nei dettagli da uno squadrone di volontari che, come prima regola, hanno quella di trasmettere entusiasmo quasi fossimo a un raduno di motivatori.
A bordo palco gli eletti che lo sostengono in Francia, primo fra tutti il sindaco di Lione Gèrard Colomb che tra l’altro non ha mai lasciato i socialisti.
Poi le “star” che hanno scelto Macron e che lui fa proiettare sul maxi-schermo: il matematico Cedric Villani e la capitana della nazionale di calcio femminale Wendy Renard.
Intorno una platea che ha storie e origini politiche delle più disparate. “Io ho sempre votato scheda bianca”, spiega Omer Petek, 42 anni, idraulico disoccupato.
“Questa volta invece ho già scelto — dice — Macron è il mio candidato perchè finalmente dà speranza al Paese. E’ giovane e dinamico e soprattutto ha fatto altro nella vita prima di diventare politico”.
Jean-Yves Toussaints ha 60 anni e fa il ricercatore all’università . “Io sono un socialista — risponde con la faccia di chi è stato beccato mentre compie il grande tradimento — ma mi sto facendo molte domande. I partiti tradizionali hanno fallito e io mi spavento quando vedo dei reazionari a destra, ma anche a sinistra. E’ un momento difficile: rischiamo di trovarci Marine Le Pen al potere e dobbiamo fare qualcosa”.
La terza via contro la Le Pen: “Basta ideologie tra destra e sinistra
Doyen Jugwali ha 22 anni e studia diritto alla Sorbona. A Lione si è trascinato l’amico Dylan per convincerlo che Macron è la scelta del futuro: “La Francia è bloccata da partiti che fanno i loro interessi. Serve un movimento che vada oltre queste dinamiche. E poi mi piace che sia a favore dell’Europa”.
La parola che usano tutti all’uscita del palazzetto è “seducente”. Macron per due ore incanta la folla con storie e citazioni, da Alexis de Tocqueville a Simone Veil, e convince.
Hèlène, Joelle, Gillette e Christine hanno poco più di 60 anni e sono venute in macchina dalla Provenza: “Tra noi qualcuna ha votato a destra, altre sono storicamente di sinistra. Ora ci siamo ritrovate perchè i partiti bloccati nei loro dogmi hanno rovinato questo Paese”.
La folla dei sostenitori non ha dubbi: “Questa distinzione netta è da archiviare, piuttosto serve lavorare sui valori comuni”, commenta la consigliera comunale di un paesino vicino a Grènoble Anges Rolin.
E’ come se davanti al populismo crescente e di estrema destra di Marine Le Pen, o alla sinistra radicale di Jean-Luc Melenchon, all’improvviso i cittadini avessero visto una terza via e si ritrovassero insieme per convincersi che non c’è alternativa.
Macron li guarda con la tenerezza di chi sa di averti in pugno, spiega loro che quel voto è inevitabile, e poi saluta tutti cantando la Marsigliese.
Jean-Ives si mette la giacca e prima di andare scoppia in una risata imbarazzata: “Mi ha convinto. Peccato solo che non sia di sinistra”.
Martina Castigliani
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Febbraio 5th, 2017 Riccardo Fucile
NON CI STA A FARE DA CAPRO ESPIATORIO DELLA RAGGI, HA ASPETTATO PER VEDERE COME SI SAREBBE COMPORTATA VIRGINIA
La decisione è presa. Raffaele Marra parlerà .
Perchè l’ultimo, esile filo che ancora gli consigliava il silenzio è stato reciso giovedì notte. Quando la sindaca Virginia Raggi, nelle sue otto ore di interrogatorio, lo ha scaricato una seconda volta.
Con lo stesso sprezzo e gelido calcolo con cui se ne era liberata politicamente il giorno del suo arresto. Questa volta accusandolo di un reato che vale qualche anno di galera in più, oltre a quelli che promette l’imputazione per cui oggi è detenuto (corruzione).
Sostenendo di essere stata tradita nella fiducia, indotta al falso, mentre lui abusava in solitudine del potere di orientare la nomina del fratello, Renato Marra, garantendogli quel vantaggio patrimoniale (20mila euro di aumento di stipendio annuo) di cui lei sarebbe stata ignara.
E che in questa storia diventa circostanza dirimente per poter configurare o meno il reato di abuso di ufficio.
L’occasione per uscire dalla condizione di attesa in cui si è chiuso dal 16 dicembre scorso, giorno in cui è entrato a Regina Coeli accusato di corruzione per i suoi traffici immobiliari con il costruttore Scarpellini, sarà l’interrogatorio che dovrebbe tenersi questa settimana, quando il Procuratore aggiunto Paolo Ielo tornerà a sedersi di fronte a lui per contestargli l’abuso di ufficio per il quale è appunto indagato in concorso con la Raggi e del quale la sindaca vorrebbe ora debba rispondere quale unico responsabile. E Marra parlerà .
Per altro, la decisione di muovere – a questo punto obbligata – non sembra trovarlo impreparato. Al contrario, persino “finalmente sollevato”, “euforico”.
Come di chi gioca l’ultima mano di una partita in cui non ha più nulla da perdere, e soprattutto forte di un canovaccio difensivo non solo meditato, ma che sconta un vantaggio. Parlare per ultimo.
Sapendo dunque di cosa ora lo accusa la Raggi e con quali argomenti. E parlare dopo essere tornato in possesso di quelle preziose “chat” dei “quattro amici al bar” (lui, la Raggi, Salvatore Romeo e Frongia) rimaste nella memoria del telefono cellulare che gli era stato sequestrato al momento dell’arresto e in queste ultime settimane parzialmente filtrate, nei loro contenuti, nelle cronache di questo affaire.
“Penso che quelle chat che ora sono finalmente tornate nella disponibilità della difesa e che sto esaminando vadano lette e considerate nel loro insieme – osserva sornione l’avvocato Scacchi – perchè solo allora si potrà rispondere alla domanda sul ruolo avuto da Marra nella partita delle nomine e sul grado di consapevolezza della Sindaca che, scopriamo ora, incredibilmente nulla avrebbe saputo”. Già .
A quanto pare, il numero, il tenore e la frequenza delle comunicazioni tra Raggi e Romeo nei giorni e nelle settimane del cosiddetto “interpello” (la richiesta di manifestazione di interesse che avviò la procedura di selezione e rotazione dei dirigenti capitolini durante la quale trovò il suo posto al sole il fortunato Renato Marra), dimostrerebbero documentalmente come non solo la Raggi fosse tenuta costantemente al corrente delle mosse di Raffaele sul conto del fratello Renato, ma di come queste mosse fossero tempestivamente comunicate e condivise dagli altri “amici”: Romeo e Frongia.
Di più. Marra sarebbe pronto a documentare e indicare le ripetute riunioni e incontri cui partecipò per la definizione di quelle nomine.
Il ruolo della Raggi e di quanti ne furono spettatori.
Svelando così non solo come e perchè Romeo lo introdusse alla Raggi nella primavera del 2016, ma anche l’aggiornato manuale Cencelli e le liste di proscrizione con cui i Cinque Stelle si mossero una volta arrivati in Campidoglio, finendo per dilaniarsi. Così come sarà interessante, se davvero Marra deciderà di svelarlo, il contenuto del colloquio che ebbe nel momento per lui più difficile (quando meditava le dimissioni) con Luigi Di Maio, indicatogli come garante in grado di rassicurarlo sulla necessità politica di una sua permanenza in Campidoglio.
E in questo quadro, anche l’argomento giuridico utilizzato dalla Raggi nel suo interrogatorio di giovedì per neutralizzare l’accusa di abuso di ufficio potrebbe uscirne incenerito.
La consapevolezza della sindaca che la nomina di Renato Marra avrebbe comportato un aumento della retribuzione e dunque un “vantaggio patrimoniale” è infatti dimostrata dalla delibera che gli uffici comunali predisposero per la sua firma e che indicava inequivocabilmente la nuova fascia retributiva.
Il che, evidentemente, a meno di non voler considerare la Raggi incapace di intendere e volere, riporterebbe questa storia al suo punto di inizio.
Un consapevole “condomio” Raggi-Marra nell’abuso.
(da “La Repubblica“)
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Febbraio 5th, 2017 Riccardo Fucile
“DOBBIAMO SCREDITARE GIACHETTI”… I VERBALI, LE CONVERSAZIONI, GLI INCARICHI E GLI STIPENDI
Ci sono i ricatti, gli intrighi, i progetti. 
Ma soprattutto c’è la storia del sacco di Roma da parte di uomini della destra romana che, per contare qualcosa, hanno puntato tutto sulla sindaca grillina. E hanno sbancato.
Le chat depositate al tribunale del Riesame per la richiesta di scarcerazione di Raffaele Marra (ex capo del personale capitolino, in carcere dal 16 dicembre per corruzione), dipingono un quadro inquietante.
Nelle intenzioni degli inquirenti, servivano a dimostrare lo strapotere di Marra e a spiegare per quale motivo il costruttore Scarpellini avesse deciso di pagargli ben due appartamenti.
In realtà , svelano qualcosa di più. Raccontano l’ascesa di Mr. Polizza, Salvatore Romeo, l’ex capo della segreteria politica di Virginia Raggi, e di Mr. Affari Immobiliari, Marra, appunto.
Si erano conosciuti al dipartimento Partecipate. E hanno deciso che meritavano miglior fortuna. L’hanno fatta con Virginia Raggi.
Le macchinazioni erano cominciate già prima delle comunarie del Movimento Cinque Stelle, ma dopo la vittoria, festeggiata con esultanze via chat, Marra e Romeo si mettono a lavorare sodo.
È stata proprio l’avvocata grillina a spiegare al procuratore aggiunto Paolo Ielo e al sostituto Francesco Dall’Olio che Marra le fu presentato da Romeo e che era uno “che conosceva benissimo la macchina amministrativa”.
“COME RISPONDERE A GIACHETTI
A leggere gli atti viene il sospetto che Marra sia lo stratega della vittoria di Raggi. A metà marzo, più o meno, l’ex numero uno delle risorse umane scrive a Romeo: “Quanto alla polemica che Giachetti (candidato sindaco del Pd, ndr) ha fatto sul praticantato di Virginia, deve rispondere così. Giachetti non è nemmeno laureato. E se si contano gli anni passati con Rutelli, 8, e quelli da parlamentare, è sempre stato pagato dalla politica. Lei può vantare i titoli di studio. È vero che non ha grande esperienza politica, ma è la novità . Deve far leva su questo”.
L’uomo che ha stipulato due polizze a favore di Raggi risponde: “Grande! Riferisco subito”.
E Marra: “Ricordatevi che non deve uscire che dietro ci sono io”. Poi, ancora, qualche giorno dopo: “Mi raccomando non cedete alla provocazioni. Non è ancora il nostro momento di parlare”.
“METTERE UOMINI DELLA FINANZA”
Aprile. Marra e Romeo si sentono ogni giorno. L’ex vice capo di gabinetto è l’eminenza grigia della scalata pentastellata al Campidoglio. “Mi ha fatto molto piacere avere sentito V. a Porta a Porta. È stata brava. E ha fatto una bella figura anche con l’idea di affiancarsi di alcuni uomini della Guardia di Finanza. È piaciuta anche a Bruno Vespa”. Marra è un ex ufficiale delle Fiamme Gialle. Un mondo che non ha mai abbandonato. Il dubbio è che a suggerire questa iniziativa a Raggi sia stato proprio lui.
“DOBBIAMO DANNEGGIARLO”
La campagna elettorale è in corso. Romeo contatta l’amico per segnalargli la partecipazione di Giachetti a una trasmissione televisiva. E scrive: “Guardala. Dobbiamo trovare qualcosa per sputtanarlo. Scava anche nel suo passato”.
Marra, secondo voci che girano in Campidoglio, sarebbe colui che organizzò il dossieraggio ai danni dell’avversario di Raggi alle primarie del Movimento, Marcello De Vito, oggi presidente dell’assemblea capitolina.
Ipotesi sulle quali ora indaga anche la procura di Roma. Questo messaggio sembra dare forza a quell’ipotesi. Peraltro non è l’unico. Qualche giorno dopo, Romeo contatta di nuovo l’ex capo del personale: “Devi chiamare l’innominabile. Mi serve un controllo su di lei”. Chi sia lei non si sa.
“HO LAVORATO ALLA MACROSTRUTTURA
Nelle conversazioni tra Marra e Romeo, sono ricorrenti i riferimenti alla “macrostruttura”. Ovvero la modifica della pianta organica dei dirigenti del Campidoglio. E, leggendo le chat, non c’è dubbio che sia stata opera di colui che poi, non a caso forse, divenne il capo delle Risorse Umane.
Raggi ancora non è stata eletta e i due si parlano in continuazione di questo argomento. Romeo lo sprona spesso: “Mettiti avanti col lavoro. Ci serve”.
L’altro risponde: “Ho studiato la normativa per gli uffici di diretta collaborazione del sindaco, del vice sindaco e degli assessori”. Ancora: “Ho messo in fila le cose per lo staff del sindaco. Ho segnalato incarichi e possibili retribuzioni. Ho lasciato tutto a V.”.
Non solo le risorse umane. Dai messaggi trovati sul telefonino di Marra (che ieri è stato restituito al suo avvocato, Francesco Scacchi) viene il sospetto che Marra, indagato insieme a Raggi per l’abuso d’ufficio sulla nomina del fratello, abbia dettato anche l’agenda politica di “Madame”. Metà giugno. Si aspetta il ballottaggio: “Riceverai due mail. Una con la macrostruttura e una con la lista delle prime cose da fare appena eletta e relativa tempistica. Esattamente come mi aveva chiesto V.”.
(da “La Repubblica”)
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Febbraio 5th, 2017 Riccardo Fucile
RESPINTO IL RICORSO CONTRO LA DECISIONE DEL GIUDICE FEDERALE ROBART … CONTINUANO LE PROTESTE IN TUTTO IL MONDO
La Corte d’Appello di Washington ha annunciato stamattina presto di avere respinto il ricorso presentato ieri dal Dipartimento di Giustizia Usa contro la sentenza del giudice James Robart, che aveva sospeso l’ordine esecutivo con cui il presidente Donald Trump bloccava l’ingresso negli Usa per 90 giorni di cittadini provenienti da sette Paesi musulmani.
Lo riferisce il sito di Abc News. Il divieto era entrato in vigore dopo la firma di Trump il 27 gennaio scorso.
Il ricorso del governo Usa era mirato a reintrodurre il provvedimento, che vietava l’ingresso nel Paese ai rifugiati e ai cittadini provenienti da sette Paesi a maggioranza musulmana (Iran, Siria, Iraq, Somalia, Sudan, Yemen e Libia).
Il giudice William Canby, a Phoenix, e il giudice Michelle Friedland, a San Francisco, hanno concesso tempo fino a domani alle 15 al Dipartimento di Giustizia per fornire ulteriori argomenti a giustificazione della propria posizione.
Analoga decisione è stata presa per gli Stati di Washington e Minnesota, che dovranno fornire documenti dettagliati sulla loro opposizione al decreto trump entro domani mattina.
Per adesso, dunque, la sentenza del giudice Robart resta in vigore.
Ancora proteste.
Non si placano, intanto, le manifestazioni e le iniziative (come quella del Moma che ha deciso di esporre le opere degli artisti dei Paesi colpiti dal bando) contro il capo della Casa Bianca sia in America che in altri Paesi del mondo.
A Palm Beach, in Florida, dove il presidente Usa si trova per il fine settimana, circa 3mila persone hanno manifestato per la cosiddetta ‘Marcia per l’umanità ‘, organizzata nell’ambito della giornata di proteste contro Trump che si sono svolte in tutto il Paese.
I dimostranti gridavano slogan a favore di immigrati e rifugiati e paragonavano Trump al presidente russo Vladimir Putin. ‘Gli Stati Uniti non sono un Paese fascista’, si leggeva su alcuni cartelli.
La marcia si è snodata lungo un percorso di circa 4 chilometri, ma non è stato permesso che il corteo arrivasse davanti alla residenza Mar-a-Lago, detta la ‘Casa bianca invernale’, dove i coniugi Trump si trovano da venerdì sera.
Proprio qui il presidente Usa, insieme alla first lady Melania, ha partecipato in serata al ballo annuale della Croce rossa Usa.
(da agenzie)
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Febbraio 4th, 2017 Riccardo Fucile
BEPPE DISPONE: “VIETATO PARLARE DELLA RAGGI, DELLE POLIZZE, VIETATO CRITICARE LA GIUNTA, NEL CASO TOGLIERE SUBITO LA PAROLA”
Fa da scudo contro tutto e tutti sminuendo anche la vicenda giudiziaria. 
Beppe Grillo per tutta la giornata difende apertamente Virginia Raggi con post sul blog, anche in dialetto romanesco, e per finire le scrive una lettera: “Cara Virginia, hai la mia stima. Avanti fino al 2012”.
Il leader M5S blinda ufficialmente il sindaco di Roma (“Chi è contro di te, è contro il Movimento”) e questa volta lo fa alla vigilia dell’assemblea dei meet up capitolini che domenica torneranno a incontrarsi e a parlare dopo oltre tre anni.
Gli attivisti però non potranno esporre il logo del Movimento, come chiesto da Grillo, e non potranno neanche parlare di questi sette mesi di amministrazione capitolina targata 5Stelle.
Quindi, nessun processo alla Raggi, cosa che invece era nell’aria.
Nessun accenno dovrà essere fatto all’inchiesta sulle nomine che vede il primo cittadino accusato di abuso d’ufficio e falso, nè tantomeno si potrà parlare della storia relativa alle due polizze stipulate all’insaputa del primo cittadino in suo favore da Salvatore Romeo, poi promosso capo della segretaria con lo stipendio triplicato.
I coordinatori dell’assemblea, che dovrebbe essere trasmessa in diretta streaming, avranno l’obbligo di togliere la parola a chiunque andrà fuori tema rispetto all’argomento che riguarda strettamente il coordinamento e la comunicazione tra i meet up, e tra gli attivisti e gli eletti.
Il sindaco di Roma, invitata, non andrà poichè – ha fatto sapere giorni fa – non è un’assemblea del Movimento.
I parlamentari romani, la cui presenza all’inizio era prevista, alla fine non andranno.
Il rischio è che anche in capannelli a margine dell’assemblea si parli dell’amministrazione capitolina e che quindi si cada in quello sfogatoio che i vertici hanno chiesto di non fare.
Anche Roberta Lombardi, che aveva dato l’adesione, preferisce non prestare il fianco a polemiche in un momento così delicato, anche perchè ricostruzioni giornalistiche, smentite dalla diretta interessata, l’hanno additata come colei che manovra contro il Campidoglio.
Insomma il Movimento è una polveriera, Grillo ha dettato la linea e chi non dovesse rispettarla andrà via.
Qualcuno parla anche di sanzioni nei confronti dei dissidenti. Sta di fatto che ci sono volute quarantotto ore per sentire qualche parola dai big del Movimento. “Virginia Raggi ha ancora la nostra fiducia, ci mancherebbe”, ha detto Alessandro Di Battista interpellato dai giornali durante un’iniziativa a Terni sulle banche con Alessio Villarosa.
“Virginia ha risposto ieri – ha aggiunto – noi ci interessiamo di altri problemi, voliamo più in alto”.
E a proposito delle ricostruzione giornaliste secondo cui ci sarebbe la mano di Roberta Lombardi dietro i problemi della sindaca, Di Battista ha risposto: “Figuriamoci se mi infilo nel gossip”. Insomma, dell’argomento Raggi si parla poco e malvolentieri. In pochi si espongono, tra questi c’è Danilo Toninelli.
Anche tanti consiglieri capitolini non andranno all’assemblea di domenica, alcuni dicono che avevano già preso impegni in precedenza altri che decideranno sul momento.
Sta di fatto che il pericolo di essere bersaglio delle proteste degli attivisti incombe talmente che si preferisce tenere un profilo basso, mentre tra Grillo e Raggi sembra esserci una corrispondenza di amorosi sensi.
Il leader scrive: “La polizza vita come strumento corruttivo è una fantasia malata, non un reato. La verità … che cosa è? In questo momento un coriandolo dentro un oceano diffamatorio”. Lei su Facebook risponde: “Grazie Beppe”. Lui manda una stoccata a chi in questi mesi tra i grillini avrebbe voluto decisioni drastiche: “Hai contro tutti quelli che era possibile immaginare e ben oltre, anche persone in carne ed ossa su cui occorrebbe poter contare”.
L’avvertimento via web è arrivato e dopo aver silenziato gli ortodossi del Movimento, ora anche l’assemblea dei meet up.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 4th, 2017 Riccardo Fucile
ANCHE UNA COALIZIONE CON PD. NCD, LISTE D’ALEMA E PISAPIA NON CE LA FAREBBE
Un’eventuale grande coalizione con Matteo Renzi, Massimo D’Alema, Giuliano Pisapia e Angelino Alfano alle elezioni politiche non arriverebbe al 40%, soglia utile per far scattare il premio di maggioranza alla Camera dei Deputati.
È quanto rivela un sondaggio di Scenari Politici condotto per l’Huffington Post.
Dopo le aperture dei ministri dei Beni Culturali e dei Trasporti Dario Franceschini e Graziano Delrio a una grande coalizione con il Nuovo Centrodestra, il dibattito nel Partito Democratico si è acceso.
Il presidente del Pd Orfini ha già espresso il suo radicale dissenso da una big coalition che va dal centro moderato alla sinistra dell’ex sindaco di Milano.
Mentre il segretario Renzi, dopo il famoso “liberi tutti” di D’Alema di qualche giorno fa (“se si va a votare senza modificare la legge elettorale e senza congresso, ognuno si sentirà libero”, aveva dichiarato), ha frenato sulle elezioni anticipate e ha aperto al Congresso nel Pd.
Ma le trattative tra renziani e minoranza non sono affatto chiuse e l’ipotesi scissione non è ancora tramontata.
Tuttavia, l’eventuale coalizione composta da Pd, dalle due ipotetiche liste e dal partito di Angelino Alfano raggiungerebbe infatti, secondo la rilevazione, il 38,5%, ancora leggermente distante dal traguardo fissato da quel che resta dell’Italicum, la legge elettorale che regola l’elezione a Montecitorio dopo il ridimensionamento subito da parte della Corte Costituzionale.
Per far scattare il premio di maggioranza neanche una coalizione allargata di sinistra, con il Partito Democratico perno centrale e escluso Ncd, sarebbe sufficiente. Nemmeno nel caso in cui si aggiungesse il contributo di Sinistra Italiana (1,8%). Questo perchè i voti che prenderebbero le liste guidate dal Lider Maximo e dall’ex sindaco di Milano sarebbero da sottrarre ai partiti di sinistra.
Solo nel caso in cui, alla già allargata coalizione, si dovesse aggiungere Alleanza Popolare si riuscirebbe a sfondare il muro del 40%.
Ma si tratta, è evidente, di un’alleanza improbabile, se non impossibile.
Sarebbe comunque il Pd a pagare in larga parte la presenza di due nuove liste a sinistra, peraltro guidate da due leader carismatici e in grado di convogliare un buon margine di consenso.
Il Partito Democratico perderebbe circa il 2,9 per cento. Anche Sinistra Italiana pagherebbe dazio, passando dal 4,3 per cento all’1,8.
(da Huffingtonpost”)
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Febbraio 4th, 2017 Riccardo Fucile
SU VOTO SUBITO E ALLEANZE FUTURE EMERGE IL DISTACCO TRA I CAPI CHE VOGLIONO MONETIZZARE IL CONSENSO E IL PROPRIO ELETTORATO CHE NON AMA SALTI NEL BUIO
Al di là dei piccoli spostamenti elettorali settimanali, il sondaggio Demos pubblicato su “Repubblica”
dovrebbe far riflettere per una serie di motivi.
Alla domanda se volete andare a votare con qualsiasi legge elettorale o se ritenete che prima occorra rende omogenee le norme di Camera e Senato, il 70% degli italiani propende per la seconda tesi, solo il 26% vuole votare a qualsiasi costo.
Tra chi vuole attendere l’elettore Pd è al 91%, quello di Forza Italia al 72%, quello di Fdi al 65%, quello del M5S al 50% (contro un 50% che vorrebbe andare al voto subito), persino nella Lega prevale chi vuole aspettare 48% contro 45%.
Ne deriva una considerazione: che, a differenza di Salvini, Meloni e Grillo che vogliono votare per monetizzare il consenso, aumentando i parlamentari, ai loro elettori interessa più la governabilità che le poltrone.
Seconda domanda sulle alleanze.
Un’alleanza Pd-Forza Italia trova bassi consensi nell’elettoato Pd (39%), ma alto in quello di Berlusconi (66%)
Un’alleanza Pd-M5S non è ben visto dall’elettore Dem (solo il 25%) ma trova consensi in quello Cinquestelle (il 48%)
Un’alleanza M5S, Lega, Fdi è ben visto dall’elettorato leghista (61%,) e da quello di Fdi (54%), ma non da quello grillino (appena il 37%)
Interessante anche il gradimento dei politici dove Renzi perde l’8%, Salvini e Grillo il 5% in un mese.
(da agenzie)
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