Maggio 27th, 2017 Riccardo Fucile
IL DG ROTA: “NON CONDIVIDO I BIGLIETTI CON I DISEGNI DI MILO MANARA, COME TUTTA UN’ALTRA SERIE DI COSE”
Ieri, come d’abitudine (fa ridere ma è drammatico!) un autobus della linea 20 express è andato a fuoco al capolinea di Anagnina.
Intanto il neo direttore generale dell’Atac, Bruno Rota, si è fatto sentire: «Non condivido assolutamente l’iniziativa dei biglietti con i disegni di Milo Manara e se avessi avuto la possibilità di dire mia l’avrei detta. Come su tutta un’altra serie di cose».
Incredibilmente, la polemica del giorno su ATAC riguarda i biglietti dei bus con le immagini di Manara, 25mila strisce con le quattro tavole ispirate a opere di Gusrav Klimt e Alfons Mucha.
La storia la racconta oggi il Messaggero:
«I soggetti proposti su un biglietto per il trasporto locale — dichiara ancora il manager — vanno scelti con maggiore accortezza». La faccenda è finita sul tavolo della sindaca Raggi, che ora si trova a dover vestire i panni della mediatrice.
Da una parte l’assessore ai Trasporti Linda Meleo (che ieri l’altro ha postato su Facebook la nuova iniziativa pubblicitaria della municipalizzata) con l’amministratore unico Manuel Fantasia, dall’altra Rota, che già a Milano aveva portato avanti una battaglia per proibire i nudi nelle pubblicità del trasporto pubblico.
Marketing contro educazione civica?
La vicenda ha portato ieri sera a un vertice in Campidoglio tra Raggi, Meleo e Rota. «Ma non abbiamo parlato — taglia corto il direttore generale di Atac — di questa cavolata dei biglietti di Manara, bensì di pulizia delle stazioni e dei nuovi bus e soprattutto della dipendente aggredita. Insomma, cose molto serie».
Cose talmente serie che dopo un anno di amministrazione nessuna di queste ha trovato una soluzione.
Intanto, racconta Simone Canettieri, Rota e Fantasia sarebbero già ai ferri corti:
Un dualismo già visto per esempio in Ama, dove alla finestra dg e amministratore ne è rimasto uno solo (Antonella Giglio infatti è stata silurata). Questa volta, però, la storia non è detto che si ripeta. Ma nella cittadella di via Prenestina in molti da tempo hanno registrato «l’insofferenza» di Rota che da quando è arrivato ha passato il proprio tempo a studiare, chino su carte e bilanci. Riscontrando anomalie su anomalie.
Un benvenuto all’Atac, che forse l’ex manager di Atm non si aspettava.
Soprattutto per via dei dissidi interni e liftati con Fantasia(sostenuto dalla Meleo). «Prima o poi la sindaca dovrà fare una scelta netta», è stato lo sfogo che Rota avrebbe consegnato ai fedelissimi.
(da “NextQuotidiano“)
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Maggio 27th, 2017 Riccardo Fucile
GLI IMAN DI GENOVA COMMOSSI PER LE PAROLE DEL PAPA: “UN UOMO DI GRANDE CARISMA, UN RIVOLUZIONARIO”
Piange l’imam alle parole di Papa Francesco in cattedrale. Ad emozionarsi è Alfredo Maiolese,
presidente della Lega musulmani europei, uno dei rappresentanti delle `altre confessioni’ che sono stati invitati a partecipare all’incontro con il Papa.
«Le parole di Francesco mi hanno emozionato sino a farmi piangere perchè sono il miglior strumento per avvicinare tutte le persone e sconfiggere gli estremisti», ha detto. Maiolese che ha sottolineato l’importanza dell’invito in cattedrale.
«Questo papa sta rivoluzionando i rapporti fra la chiesa cristiana e le altre religioni. E sta aiutando l’Islam ad essere meno isolata a causa dei terroristi. Il messaggio di pace di Francesco che parte dal basso, dalle esigenze delle persone, unisce tutti. Giornate come queste sono utili a sconfiggere i terroristi e portare un messaggio di pace nel mondo. Per questo dico grazie a Francesco che con il suo cammino sta abbattendo tutti i muri e unendo tutte le religioni».
Con Maiolese, un altro musulmano era in cattedrale: l’imam di Genova Salah Hussein. «Ascoltare Papa Francesco è stato molto emozionante perchè il suo messaggio è di grande umanità e concretezza e tocca i veri problemi delle persone», ha detto. «Le parole di pace di grande apertura di Francesco sono il modo migliore per unire le persone e le religioni e per sconfiggere i terroristi che usano la religione per dividere e spaventare. Le sue parole sono rivoluzionarie».
(da “il Secolo XIX”)
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Maggio 27th, 2017 Riccardo Fucile
TRUMP E MERKEL DISERTANO LE CONFERENZE STAMPA FINALI… STALLO SUL CLIMA, MACRON E MERKEL INCALZANO TRUMP… STAMANE IL VERTICE CON I PAESI AFRICANI SUL TEMA MIGRAZIONI
Quello di oggi è il secondo e ultimo giorno di quello che è stato definito “il G7 più impegnativo degli ultimi anni”.
Dopo la prima giornata di vertice, conclusasi con l’accordo sul terrorismo, restano ancora divergenze tra i leader riguardo al clima, alla questione migranti e al commercio internazionale.
Secondo le prime indiscrezioni sul dossier finale del G7, è stata raggiunta un’intesa comune sul nodo della lotta al protezionismo.
Stallo invece sul rispetto degli accordi di Parigi sui cambiamenti climatici: agli Stati Uniti è stato concesso più tempo per prendere una decisione.
Niente conferenza stampa finale per Trump e Merkel.
A sorpresa, la cancelliera tedesca e il presidente americano non parleranno al termine della seconda giornata di lavori del G7. Merkel avrà solo un breve colloquio con i giornalisti tedeschi e non con la stampa internazionale.
Trump invece lascerà Taormina dopo il pranzo di lavoro con gli altri leader, per recarsi alla base di Sigonella, dove parlerà in quello che secondo il suo portavoce Sean Spicer “non sarà solo un messaggio alle truppe” Usa.
Poi l’imbarco sull’Air Force One che lo riporterà con la first lady Melania a Washington. Al suo posto, parleranno con la stampa il consigliere per la Sicurezza nazionale della Casa Bianca, generale H.R. McMaster, ed il direttore del Consiglio economico, Gary Cohn.
Decisioni insolite, che sottolineano il gelo tra i due leader dopo le polemiche emerse ieri in seguito ad alcune dichiarazioni di Trump, che ha definito i tedeschi “molto cattivi” sul commercio internazionale.
Si terranno invece regolarmente le conferenze del premier italiano Paolo Gentiloni alle 15, e a seguire, salvo cambiamenti di programma, quelle del presidente francese Emmanuel Macron, del premier giapponese Shinzo Abe e del premier canadese Justin Trudeau.
Già nella giornata di ieri si era capito che le chance erano quasi nulle di vedere Trump davanti alla stampa. Soprattutto dopo le rivelazioni delle ultime ore di Washington Post e New York Times che sembrerebbero aggravare la posizione del genero del presidente, Jared Kushner, nella vicenda del Russiagate. E Trump non vuole chiudere il suo primo lungo viaggio all’estero con un incontro con i giornalisti che potrebbe metterlo in serio imbarazzo davanti al mondo intero. The Donald eviterà anche domande scomode sui rapporti con la Germania e sulle sue parole sui tedeschi “molto cattivi”.
Sorprende ancora di più la decisione di Angela Merkel di non incontrare i giornalisti. La cancelliera avrà solo un breve colloquio con i giornalisti tedeschi, non con la stampa internazionale. Si rincorrono le ipotesi per spiegare la decisione, ma a prevalere è l’interpretazione di non voler entrare nel durissimo scontro che ieri ha raggiunto il punto più alto proprio con Donald Trump, dopo la discussione, definita “vivace e franca” dalla Merkel, sulle accuse del presidente americano sulle pratiche commerciali di Berlino.
Clima.
Secondo alcune fonti al G7, dopo “un confronto franco e onesto” sulla questione del clima ci sarà “un’unica dichiarazione a sette” al termine del vertice, nella quale i sei altri partner si impegneranno “a lasciare più tempo agli Stati Uniti per prendere una decisione sull’accordo di Parigi”. Una presa d’atto dello stallo sul tema del rispetto dell’accordo sui cambiamenti climatici. Indiscrezione confermata da un tweet di Donald Trump, che meno di un’ora prima dell’inizio delle prime conferenze stampa ha scritto: “Prenderò la mia decisione sull’accordo di Parigi la settimana prossima”.Proprio la discussione sul clima è stata definita “difficile, o piuttosto molto insoddisfacente” dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, che ha specificato che “non ci sono segnali finora se gli Stati Uniti rimarranno o meno nell’accordo di Parigi”, definito “così importanti che non dovrebbero ammettere compromessi”.
Commercio internazionale.
“Abbiamo avuto discussioni molto dure sul commercio. Penso che abbiamo trovato una soluzione ragionevole. Ci impegniamo a un sistema basato sulle regole. E vogliamo far sì che il Wto abbia successo”. Queste le parole di Angela Merkel sul negoziato sul commercio estero e i surplus commerciali, che ha aggiunto: “Insieme manterremo i nostri mercati aperti rifiutando il protezionismo, ma anche le pratiche commerciali scorrette”, ha aggiunto. Sul tema, il nodo riguardava la decisione di includere o meno nel documento finale una condanna ad “ogni forma di protezionismo”. Gli Stati Uniti, pur continuando a prediligere la strada degli accordi bilaterali, avrebbero accettato che nel comunicato finale sia inserita l’espressione “lotta al protezionismo”. Un traguardo che, secondo fonti diplomatiche, è un grande successo della presidenza italiana e del G7 nel suo insieme.
Migranti.
Il tema è ancora in discussione nella riunione di oggi, ma da quanto trapela da Taormina c’è consenso sulla formulazione degli impegni sui migranti nel comunicato finale dei Sette. Non vi sarà tuttavia un documento separato, allegato al comunicato, contenente un piano per la gestione dei flussi migratori.
Caso Russia-Ucraina.
All’ordine del giorno anche una discussione sulla crisi tra Russia e Ucraina: nel dossier finale i Sette Grandi si impegneranno a prendere “ulteriori azioni” nei confronti della Russia, se non rispetta gli accordi di Minsk sull’Ucraina. Sulla necessità di non levare le sanzioni a Mosca ci sarebbe quindi anche l’accordo degli Usa.
Il vertice con i Paesi africani.
Il programma di stamattina prevedeva all’hotel San Domenico una sessione “outreach” dedicata al tema delle grandi migrazioni. Presenti i leader di Tunisia, Niger, Nigeria, Kenya ed Etiopia, alcune organizzazioni internazionali, il Segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres e Christine Lagarde, direttore generale del Fondo monetario internazionale. Assente la premier britannica Theresa May, ripartita ieri pomeriggio per seguire da vicino le indagini sulla strage avvenuta lunedì a Manchester. Al termine del vertice, foto di gruppo in giardino, prima dell’inizio del nuovo vertice tra i ‘Sette Grandi’.
Ad aprire i lavori il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni: “Già Taormina e la Sicilia dicono quanto è importante per noi il rapporto con l’Africa, ci troviamo nel cuore del Mediterraneo e oggi la discussione si concentra sull’esigenza di partnership a tutto campo tra G7, organismi internazionali e Paesi africani”. Il premier ha aggiunto che “oltre all’innovazione della produttività “, all’Africa servono “infrastrutture di qualità e investimenti per lo sviluppo del capitale umano”, per poi ricordare che il prossimo G20, in programma il 7 e 8 luglio in Germania, “avrà una linea di continuità con l’incontro di oggi, dedicando attenzione particolare all’Africa e all’attrazione degli investimenti”. Il primo ministro italiano ha sottolineato come l’agenda del G7 debba dialogare “con quella per lo sviluppo per l’Africa, l’agenda 2063, che è un caposaldo strategico per lo sviluppo del Continente”.
(da “La Repubblica”)
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Maggio 27th, 2017 Riccardo Fucile
PARLANDO AI LAVORATORI, PAPA FRANCESCO HA FATTO GIUNGERE UN MESSAGGIO FORTE SUL LAVORO AI POTENTI RIUNITI A TAORMINA
Pensavo fosse una delle tante visite a una delle Diocesi della nostra Penisola, ma le prime parole dettate
a Genova a una lavoratrice inquieta e preoccupata destano attenzione e fanno sussultare le agende dei nostri politici e la classe industriale di ogni Nazione.
È come se il Papa parlando ai lavoratori volesse far giungere a Taormina, ai potenti di turno, la sua e le nostre preoccupazioni: “Quando non si lavora, o si lavora male, si lavora poco o si lavora troppo, è la democrazia che entra in crisi, è tutto il patto sociale”.
Poi ancor più forte: “Quando passa nelle mani degli speculatori, tutto si rovina. Con lo speculatore, l’economia perde volto e perde i volti. È un’economia senza volti. Un’economia astratta. Dietro le decisioni dello speculatore non ci sono persone e quindi non si vedono le persone da licenziare e da tagliare. Quando l’economia perde contatto con i volti delle persone concrete, essa stessa diventa un’economia senza volto e quindi un’economia spietata”. “Bisogna temere gli speculatori, non gli imprenditori”.
In un silenzio assordante dice ancora: “Chi pensa di risolvere il problema della sua impresa licenziando la gente, non è un buon imprenditore”.
Le nuove parabole che nascono dalla gente che incontra. Sono parole che risuonano nella cattedrale laica di Genova, l’Ilva, uno dei più importanti stabilimenti siderurgici.
Sovvengono le parole di un altro Francesco: “E io lavoravo con le mie mani e voglio lavorare…Voglio che tutti lavorino”.
Così, con la scelta della prima tappa tra gli operai e al porto, papa Bergoglio dà un segnale chiaro, dettato dalla necessità di risolvere la questione del lavoro, dell’immigrazione, dell’economia. Invita tutti a un’apertura mentale.
La seconda tappa pone subito la questione principale dei pastori, dei religiosi. Come mettere insieme la complessità della vita moderna e la realtà della vita spirituale?
La strada indicata è quella del cammino vissuto dal Maestro. La maggior parte del tempo Gesù lo vive con la gente: “in strada.. non in fretta”.
Si tratta di non aver paura del movimento. La paura più grande è una vita statica e senza gente, chi sta lungo le vie del mondo è aperto alle sorprese di Dio. Prete di strada, prete di periferia dal cuore che ama.
Ecco le prime battute di Genova.
Ecco, la “porta” che dal capoluogo ligure si apre per la bella politica, per la buona Chiesa.
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 27th, 2017 Riccardo Fucile
AI TREMILA GIOVANI ACCORSI AL SANTUARIO DELLA GUARDIA: “ABBIATE IL CUORE DEI GRANDI NAVIGATORI: NUOVI ORIZZONTI E CORAGGIO CONTRO L’INDIFFERENZA”… “SIATE PROTAGONISTI, NON SOLO TURISTI DELLA VITA”
“E’ normale che tanti Paesi, e non dico l’Italia che è tanto generosa, chiudono le porte a queste persone che fuggono dalla fame e dalla guerra e che vengono a cercare un po’ di sicurezza? Se non è normale devo coinvolgermi perchè questo non succeda”.
Lo ha detto papa Francesco parlando ai fedeli nel santuario della Madonna della Guardia di Genova.
“Ci vuole coraggio – ha aggiunto – per questo. Se non hai coraggio stai zitto, abbassa testa, umiliati davanti al Signore e chiedi il coraggio. Ci sono tante cose che non sono normali, non sono volute da Dio e non dovranno essere volute da noi”
Oltre 3000 giovani dalle parrocchie di tutta la provincia di Genova, insieme al mondo delle associazioni e dei gruppi scout, hanno accolto con una grande festa Papa Francesco al santuario della Madonna della Guardia sulle alture del capoluogo ligure. Arrivati a piedi, con una lunga marcia di 4 chilometri, i ragazzi hanno animato l’area fin dal mattino.
Lungo tutta la strada che dalla Valpolcevera porta sulla cima del monte Figogna centinaia di fedeli hanno salutato l’arrivo del Pontefice, che ha percorso gli ultimi 500 metri di dislivello a bordo della Papamobile.
L’incontro con i giovani si svolge all’interno del santuario, dove il Papa ha risposto alle domande poste dai ragazzi, poi il pranzo riservato per 135 invitati tra migranti, detenuti e senza tetto, previsto alle 13.30 e organizzato dalla Cooperativa sociale San Giorgio.
«Tutti siamo peccatori – dice Bergoglio – e la missione ci trasforma. Aiutare i giovani in difficoltà senza amore non serve. Ma amare – dice – è essere capaci di stringere la mano sporca. Non date aggettivi alle persone, solo nomi. Non dite: quello è un ubriaco. Solo Dio può giudicare»
«Ci vuole il coraggio di chiedersi se è normale crescere ogni giorno l’indifferenza. Io stasera torno a Roma ma vi lancio una sfida, anzi come si dice dalle mie parti “vi getto un guanto in faccia”, se lo volete raccogliere è affare vostro».
Papa Francesco ha concluso con queste parole l’incontro con i giovani al Santuario della Guardia. «Genova – ha sottolineato – è un porto che ha saputo ricevere tante navi e ha generato grandi navigatori. Per essere discepoli ci vuole lo stesso cuore di un navigatore: orizzonte e coraggio. Le nuove tecnologie ci fanno cadere nel tranello che invece di informarci ci saturano, e così perdiamo la capacità di orizzonte». «È una sfida: navigare, orizzonte e coraggio», ha sintetizzato.
«Signore – ha poi pregato ad alta voce Francesco – sfidami, vieni a darmi il coraggio di poter rispondere alla sfida e a Te. Mi piace tanto questo Gesù che importuna e il giovane che non si lascia tappare la bocca con facilità , che non si accontenta di risposte semplicistiche, ma che va al largo. Dobbiamo imparare a sfidare il presente. «Sono sicuro – ha concluso – che voi genovesi siete capaci di grandi orizzonti e tanto coraggio. Ogni mattina, una semplice preghiera. Signore ti chiedo oggi di non lasciare di sfidarmi. Per favore vieni a importunarmi un pò, dammi il coraggio di risponderti».Il Papa è stato salutato da centinaia di genovesi che lo hanno atteso lungo la tortuosa strada che si inerpica dalla Valpolcevera fino in cima al monte Figogna. Tra i fedeli ci sono anche 135 persone che parteciperanno ad un pranzo privato col Papa nella sala del Caminetto al santuario. Tra loro numerosi rifugiati, tra i quali i nove residenti della casa famiglia `papa Giovanni’ che sorge presso il santuario, una ventina di detenuti nelle carceri di Pontedecimo e di Marassi e un gruppo di senza tetto assistiti da associazioni di volontari genovesi fra cui Caritas, San Marcellino e Ceis
(da agenzie)
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Maggio 27th, 2017 Riccardo Fucile
BERGOGLIO IN SAN LORENZO A GENOVA SPIAZZA ANCORA: “ALLEVA CORVI E TI MANGERANNO GLI OCCHI”
Nella Cattedrale di San Lorenzo papa Francesco ha parlato a oltre 1400 tra religiosi e laici. Dopo essere
stato accompagnato ai piedi dell’altare dal cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo della città , il Papa ha risposto ad alcune domande dei religiosi. All’incontro partecipano i vescovi della Liguria, il clero, i seminaristi, i religiosi di tutta la regione, i collaboratori laici della curia genovese. Tra loro anche i rappresentanti di altre confessioni tra i quali un sacerdote cristiano copto.
«Alleva corvi e ti mangeranno gli occhi». Questo detto antico è stato riproposto da Papa Francesco nell’incontro con i sacerdoti e le religiose nella cattedrale di Genova, dove il Papa è tornato a condannare l’abitudine dello sparlare degli altri diffusa nella Chiesa, esortando con forza a cacciare i seminaristi che parlano male dei loro compagni per metterli in cattiva luce.
«Nel seminario, se li allevi – ha spiegato – poi distruggeranno qualsiasi fratellanza nel presibiterio. Ci sono tante prove, lo vediamo poi nei rapporti tra parroco e vice parroco». L’invito del Papa è a «recuperare il senso della fraternità : è cosa molto seria», ha spiegato.
«Noi preti non siamo il Signore, siamo i discepoli e dobbiamo aiutarci, anche litigare perchè se c’è discussione c’è libertà , fiducia, fratellanza».
Il Papa ha parlato delle «invidie» e «gelosie» tra confratelli.
Francesco ha riferito che quando si individua un sacerdote che potrebbe essere candidato a fare il vescovo si chiedono informazioni. «Alcune volte – ha riferito il pontefice – si trovano delle calunnie o delle opinioni che, senza essere calunnie, svalutano la persona del prete e si capisce subito che c’è gelosia, invidia», competizione. Poi usa, come lui stesso sottolinea, «una parola dura: c’è tradimento».
E allora ha invitato il clero a fare «un esame di coscienza: quante volte ho parlato bene o ho ascoltato bene in una riunione fratelli sacerdoti che la pensano diversamente o non mi piacciono? Quante volte, appena hanno cominciato a parlare, ho chiuso le orecchie? Quante volte ho criticato, spiumato, spellato di nascosto? Un grande nemico contro la fratellanza sacerdotale è questo: la mormorazione, le invidie, le gelosie».
Il pranzo, alle 13, sarà con i poveri, i rifugiati, i senza fissa dimora e i detenuti nella Sala del caminetto del Santuario della Guardia.
(da “il Secolo XIX”)
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Maggio 27th, 2017 Riccardo Fucile
“LA POLITICA DEVE AIUTARE CHI INVESTE, NON CHI SPECULA”
“Il sistema politico a volte sembra avvantaggiare chi specula e non chi investe”. E anche : “A volte si pensa che il lavoratore lavora bene solo perchè è pagato, ma questa è grave disistima dei lavoratori, il lavoratore inizia a lavorare bene per dignità , il vero imprenditore conosce i suoi lavoratori perchè lavora con loro, l’imprenditorere prima di tutto deve essere un lavoratore, nessun bravo imprenditore ama licenziare la sua gente, chi pensa risolvere i problemi licenziando la sua gente non è un buon imprenditore, non deve confondersi con lo speculatore”.
Sono parole forti quelle che papa Francesco rivolge ai lavoratori genovesi nel capannoni dell’Ilva, la sua prima sosta nella giornata genovese e i lavoratori lo ripagano con applausi e grida di ‘bravo, bravo’.
In fabbrica è arrivato accolto con cori da stadio, ‘Francesco, Francesco’, appena sceso dall’auto si è soffermato davanti alla mostra di Massimo Minella sull’immigrazione, poi è entrato nel capannone.
“E’ la prima volta che vengo a Genova ed essere così vicino al porto mi ricorda da dove è uscito il mio papà ” sono le prime parole al suo ingresso.
Il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova, nel benvenuto ricorda che l’attenzione al mondo del lavoro genovese risale addirittura al 1943. Poi tocca alle parole dei rappresentanti del mondo del lavoro. In risposta papa Francesco parla delle “tipiche proprietà dell’imprenditore, la creatività , la passione per le opere delle proprie mani e dell’impresa”, e dice che “non c’è buona economia senza buoni imprenditori”.
Gli applausi scrosciano anche quando il Papa cita l’articolo 1 della Costituzione: “L’italia è una repubblica fondata su…” . e fa una pausa per dare il tempo ai lavoratori di completare urlando “sul lavoro”, poi l’applauso sale di tono quando Francesco dice che l’obiettivo deve essere “non il reddito per tutti, ma il lavoro per tutti” e i problemi del lavoro non si risolvono con la pensione anticipata.
Alle sette ll magazzino-capannone dell’Ilva era già affollato, in prima fila gli uomini dell’Ilva, elmetti gialli e tute arancioni e blu, in mano la bandierina bianca e gialla con la scritta ‘viva il Papa’ distribuita all’ingresso, i pullman hanno continuato ad affluire in modo ininterrotto per oltre un’ora, portando i tanti lavoratori che volevano vedere Francesco, 3500 sono quelli ammessi, ma le richieste sono state molte di più.
Il palco è coperto di sagome di lamiera a forma di mezzi rotoli, il simbolo dei laminati che qui ancora si producono e mezzi rotoli fanno da sfondo al magazzino che si estende dietro al palco quasi a perdita d’occhio. Non è la prima volta che questo stabilimento, che allora si chiamava Italsider, oggi Ilva, accoglie un Papa, ma l’attesa di Francesco ha qualcosa di diverso.
In fabbrica, oltre alle istituzioni, in rappresentanza del mondo del lavoro sono arrivati anche il segretario della Camera del lavoro Ivano Bosco, il segretario della Fim Alessandro Vella, Edoardo Garrone, Giampiero Mondini, il presidente dell’Autorità Portuale Paolo Signorini, l’assessore regionale Gianni Berrino e tanti altri ancora.
Su un grande schermo alle spalle del palco scorrono le immagini del filmato che racconta come lo stabilimento si è preparato all’arrivo del Papa.
Quattro le domande preparate per l’incontro, a rivolgerle sono stati Ferdinando Garrè, imprenditore del distretto riparazioni navali, Micaela, rappresentante sindacale, Sergio, un lavoratore in formazione, Vittoria, disoccupata, al centro il tema del lavoro che non c’è, che è intralciato da burocrazia e ostacoli, che fatica ad affermarsi come valore.
In risposta alle sollecitazioni delle domande papa Francesco sottolinea che non tutti i lavori sono buoni, non sono buoni quelli che si occupano di traffico d’armi, di malavita e dalla parte dei lavori cattivi mette anche il gioco d’azzardo, poi aggiunge che “cattivo è anche il lavoro di chi è pagato per non avere orari”, poi critica “i culti di puro consumo e piacere”, come la scelta di negozi aperti 24 ore su 24, che favoriscono il culto del consumo, mentre “il lavoro è fatica, ma una società edonista non capisce il valore della fatica e del lavoro’.
L’incontro termina con una preghiera sul lavoro e la benedizione a “lavoratori, imprenditori, disoccupati”‘ in tanti rispondono con il segno della croce, poi di nuovo parte l’applauso e il coro “Francesco, Francesco”
(da “La Repubblica”)
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Maggio 26th, 2017 Riccardo Fucile
LA COERENZA NON E’ DI QUESTO MONDO, LA DIGNITA’ E’ UN OPTIONAL, LA POLTRONA UN RICHIAMO DELLA FORESTA… NUOTARE CONTROCORRENTE E’ RISCHIOSO, MEGLIO AVERE UN SALVAGENTE… STORIE IMPROBABILI QUATTRO ANNI DOPO DALL’ESPERIENZA DI FLI
Domanda iniziale che vale per ogni nuova forma di aggregazione politica: quando nasce una nuova
forza partitica, che sorga ex novo o da una scissione pregressa, a che titolo si aderisce, quali sono le motivazioni che portano a impegnarsi?
Sotto varie latitudini diremmo che esistono due “molle” principali, una sicuramente nobile, l’altra un po’ meno.
La prima dovrebbe essere quella di adesione a un programma, a idee e valori, alla rottura dal partito di origine che non corrisponde più a ciò in cui si crede.
La seconda è quella della scelta di convenienza, di opportunismo, di salire sul carro di quello che si ritiene vincitore o in ogni caso foriero di una nuova “sistemazione”.
E’ evidente che la prima ipotesi dovrebbe costituire la prassi e la seconda un’eccezione, almeno per chi concepisce l’impegno politico come un “percorso” certamente ad ostacoli e che ammette “deviazioni”, ma sempre in nome di una coerenza sulle linee ideali di fondo.
“Futuro e Libertà ” nacque in rottura con l’ipocrisia del partito aziendalista, con il becerume leghista, contro la mancanza di democrazia interna al Pdl, rivendicando parole d’ordine dimenticate da quel tipo di centrodestra, ovvero legalità , diritti civili, destra europea.
Non ci interessa in questa sede stabilire se ci fu coerenza nel coniugarle nella politica reale, se la classe dirigente fosse adeguata, se le scelte politiche furono giuste, se le alleanze elettorali furono le migliori.
Su queste ognuno è giusto che abbia le proprie opinioni, noi le abbiamo espresse senza infingimenti in tempi non sospetti, attirandoci parecchie critiche e poche amicizie vere.
A distanza di tempo e a bocce ferme, è il momento di guardarsi intorno e chiedersi: che fine hanno fatto molti di questi finiani che correvano entusiasti a Mirabello in nome di una “destra diversa”?
Al netto di chi ha rinunciato coerentemente a impegnarsi in politica, venendo meno quel progetto e di chi ha continuato con altri mezzi, anche culturali, a delineare “la destra che non c’è”, molti hanno scelto una strada diversa, sintetizzabile nel concetto “tengo famiglia”.
Ma come farebbe specie vedere dei “mangiapreti” fare la fila alla Caritas o degli integralisti bacchettoni abbordare trans sui viali, altrettanto sconcerto provoca la vista di tanti ex finiani in testacoda rispetto alla linea di Fli, in fila di fronte a beceri centri di accoglienza per ottenere una nuova cittadinanza sovranista.
Tutto per un posto in un anonimo consiglio comunale, la presidenza di qualche sotto-ente, la illusione di una poltrona: con molta libertà , sarebbe il caso di dire, e poco futuro.
Nessuno che abbia tentato di ereditare quella esperienza e portarla avanti con i necessari aggiustamenti , neanche a livello locale, in compenso tanti tentativi di riciclarsi, in piena sintonia con il ciclo dei rifiuti.
Per riapprodare spesso o nel partito aziendalista che tanto si criticava o in quell’area sovranista ormai in disfatta in tutta Europa e che rappresenta l’opposto delle tesi di riferimento di Fli.
Cercando la ruspa sono finiti nel camion tritarifiuti diretto alla prima discarica.
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Maggio 26th, 2017 Riccardo Fucile
UNO DEI MAGGIORI AVVOCATI ITALIANI PER UN ACCORDO BIPARTISAN
Quando Berlusconi e Renzi ricominciano a parlare, c’è sempre un versante “giudiziario” del Nazareno.
Questa volta ha un profilo alto, autorevole del professor Franco Coppi, uno dei più grandi penalisti italiani. E che da un po’ di tempo segue le non poche vicende giudiziarie del Cavaliere. L’idea è nata nelle stanze di Arcore: “E se candidassimo Coppi alla Corte Costituzionale?”.
La questione è urgente. Proprio nel suo ultimo e importante intervento, quando convocò al Quirinale i presidenti di Camera e Senato, il capo dello Stato invitò a sanare questo vulnus.
Perchè di vulnus si tratta, in un paese civile: un organo dello Stato, chiamato a giudicare le leggi e i conflitti di attribuzione tra i poteri dello Stato, che ancora non ha un plenum completo.
Ecco le parole di Mattarella: “Il Parlamento — disse Mattarella – provveda sollecitamente al compimento di due importanti adempimenti istituzionali: la nuova normativa elettorale e l’elezione di un giudice della Corte costituzionale”.
Urgente la legge, urgente il giudice di un organo costituzionale dove la legge potrebbe arrivare, come accaduto con le ultime due, Porcellum e Italicum.
Gli azzurri rivendicano il posto vacante lasciato da Frigo, che venne eletto membro della Consulta nell’ottobre del 2008 in quota centrodestra.
E l’intrigo è sembrato, fino ad oggi, irrisolvibile, proprio perchè ne va eletto uno solo di giudice e non un paio, il che favorirebbe la classica coppia, “uno in quota Pd”, uno in quota “Forza Italia”.
Ora la ripresa del dialogo diretto tra Renzi e Berlusconi potrebbe favorire l’elezione, con un candidato del “Nazareno”.
Raccontano i frequentatori Arcore che avrebbe ambito al ruolo anche l’avvocato Niccolò Ghedini, che però è apparso troppo divisivo anche in clima da ritrovata intesa tra il Cavaliere e Renzi.
Coppi è un profilo perfetto per un accordo col Pd. È stimato, stimatissimo, “Coppi? Il numero 1” dicono nel Palazzo, in cui gode di una stima trasversale cresciuta in decenni di processi pesanti: Giulio Andreotti, difeso nel processo per mafia a Palermo e come mandante dell’omicidio del giornalista Mino Pecorelli a Perugia; l’ex governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio; l’ex capo della Polizia Gianni De Gennaro indagato per le violenze al G8 di Genova; il generale Vito Miceli, accusato del golpe Borghese; Vittorio Emanuele di Savoia, indagato dal pm John Henry Woodcock; Piero Angela, che era stato denunciato per diffamazione dal presidente dell’associazione dei medici omeopatici; i dirigenti della ThyssenKrupp, accusati del rogo nella fabbrica di Torino.
E tanti altri, fino ad arrivare ai proprio a tutti i protagonisti del Nazareno. Celebre la sua difesa di Berlusconi, in vari processi, ma soprattutto nel processo Ruby, dove ribaltò la tesi delle cene eleganti, ammettendo che quelle cene erano molto lussuriose e che le signorine che vi partecipavano non era prettamente delle educante e che, se vogliamo dirla tutta, il loro essere disinibite veniva ampiamente ricompensato, c’era tutto questa ineleganza, però mancava la prova che il Cavaliere sapeva che Ruby era minorenne. Assolto.
Proprio questo giganteggiare del processo deve aver spinto Denis Verdini, quando ha visto davvero le brutte, ad affidargli la sua difesa nel processo per il crack del Credito cooperativo.
Con meno fortuna, almeno per ora, perchè in primo grado l’ex plenipotenziario di Berlusconi è stato condannato a sette anni di reclusione per la bancarotta del Credito cooperativo fiorentino, più altri due anni di pena per la truffa ai danni dello Stato sui fondi per l’editoria.
Riservato, scaramantico al punto che leggenda vuole che vada in giro con un cornetto in tasca, superstizioso con quel vezzo di scrivere sempre a penna con una penna Ferrari rossa, Coppi è refrattario alla mondanità sguaiata della Capitale, tra terrazze e paparazzi.
Al suo studio che pare una biblioteca sobria sono arrivati anche i potenti dell’ultima generazione. Lì si è precipitato Luca Lotti quando è rimasto coinvolto nell’inchiesta Consip dove è indagato per rivelazione del segreto di ufficio.
I ben informati, anche nel Pd, assicurano che un profilo di questo tipo e con tali clienti passerebbe facilmente.
Finora, quando il Cavaliere ha accennato l’argomento, l’avvocato ha preso tempo, anche perchè l’elezione alla Corte comporterebbe la rinuncia al lucrosissimo business del suo studio.
Sarebbe però un gran finale di carriera, alla soglia degli ottant’anni, di grande prestigio, con la prospettiva anche di ricoprirne il ruolo di presidente.
Se dicesse, sì, sarebbe fatta. Alla Corte l’avvocato del Nazareno.
(da “Huffingtonpost”)
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