Luglio 22nd, 2017 Riccardo Fucile
DOPPIAMENTE VIETATA SE IL RESPONSABILE E’ UN PRIVATO CHE SI ATTRIBUISCE FUNZIONI PUBBLICHE
Recuperare un barcone e portare i migranti in Italia oppure consegnarli alle autorità libiche non è la stessa cosa.
Secondo Fulvio Vassallo, docente presso l’Università di Palermo e avvocato specializzato il parallelismo tra le due attività è da escludere categoricamente: consegnare alle autorità libiche i migranti recuperati in mare va considerato in tutto e per tutto un respingimento collettivo.
Ossia una pratica vietata dal diritto internazionale se posta in essere da uno Stato, doppiamente vietata se il responsabile è un privato: di fatto, spiega Vassallo, rivolgendosi direttamente alla autorità libiche, gli identitari andrebbero, senza titoli, ad attribuirsi funzioni pubbliche.
Così, oltre a violare il diritto internazionale sarebbero perseguibili in base al codice penale italiano.
E’ la Capitaneria di porto italiana, infatti, a coordinare le operazioni denominate “SaR” (Search and Rescue) e mentre le imbarcazioni di Sos Mediterranee e delle altre Ong svolgono attività totalmente in linea con il diritto del mare, gli interventi che hanno annunciano i crociati di Generazione identitaria, rischiano di costare loro molto caro.
Vassallo non è preoccupato solo per le conseguenze giuridiche: le azioni di disturbo annunciate rischiano di diventare focolai di tensione con le imbarcazioni delle Ong e potrebbero contrastare le operazioni di salvataggio (quelle vere), mettendo a repentaglio l’incolumità di tutti.
D’altronde è il gruppo di Defend Europe a sostenere di voler fermare gli sbarchi a tutti i costi e se un delicato intervento di questo tipo, che spesso coinvolge donne e bambini, viene effettuato amatorialmente da un drappello di attivisti ossessionati dal voler cacciare lo straniero a tutti i costi, non ci vuole molto a comprendere quanto concreto sia il rischio di una tragedia.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Luglio 22nd, 2017 Riccardo Fucile
SABRINA ANSELMO ERA STATA CONDANNATA PER CALUNNIA NEL 2008 MA NON L’AVEVA COMUNICATO ALL’ATTO DELLA CANDIDATURA… OGGI URLA AL COMPLOTTO
Il collegio dei probiviri M5S esaminerà , secondo quanto scrive l’Adnkronos, la vicenda che
riguarda il sindaco di Anguillara Sabazia Sabrina Anselmo, dopo l’invio al Comune nei giorni scorsi di un plico anonimo contenente un documento relativo a un procedimento giudiziario.
Il plico, inviato al capogruppo M5S di Anguillara Antonio Fioroni, fa riferimento a una condanna a 12 mesi nei confronti della Anselmo per calunnia, risalente al 2008 e poi condonata.
A rendere nota la notizia della consegna del pacco senza mittente era stata la stessa Sabrina Anselmo, denunciando che “le forze che da sempre governano il nostro Comune hanno tolto la maschera utilizzando lo strumento della macchina del fango per screditare l’operato di questa amministrazione”.
A questo punto però non è escluso che, per effetto di questa condanna sia pure condonata, la prima cittadina di Anguillara Sabazia possa essere destinataria di un provvedimento di espulsione.
La Anselmo è stata condannata nel 2008 con sentenza del giudice Giovanni Giorgianni: nel febbraio del 2006 aveva “denunciato falsamente lo smarrimento”, presso la locale stazione dei Carabinieri, di tre assegni, “incolpando così del reato i successivi prenditori, sapendoli innocenti”.
Dopo il rinvio a giudizio, il legale della Anselmo chiese il patteggiamento, per evitare alla donna (allora estranea alla vita politica) un procedimento giudiziario non semplice da affrontare che avrebbe potuto portare a condanne penali anche superiori.
La prima cittadina di Anguillara ha annunciato che “come controprova” nei prossimi giorni pubblicherà “le foto del mio casellario giudiziale e dei carichi pendenti al fine di fare chiarezza”.
In realtà la condanna, grazie al patteggiamento, è stata condonata e quindi non è menzionata nel casellario giudiziario.
Quindi la “controprova” della sindaca non cancella in alcun modo la condanna.
Poi la sindaca se l’è presa con un complotto: “Le forze che da sempre governano il nostro Comune hanno tolto la maschera utilizzando lo strumento della macchina del fango per screditare l’operato di questa amministrazione. L’impegno da parte del Sindaco e dell’amministrazione tutta nei confronti dei suoi cittadini proseguirà sino alla fine del mandato con la stessa determinazione e trasparenza sino ad oggi dimostrata”, ha assicurato.
La Anselmo si è già recata “dalle forze dell’ordine per denunciare l’operato diffamatorio di ignoti e dei loro sodali. Consiglio ai cittadini di evitare di ascoltare le prediche sterili che troverete magari domani sulle testate giornalistiche che sono totalmente destituite di ogni fondamento”.
“Ai vili che non hanno il coraggio di esternarsi personalmente, ma che agiscono attraverso missive carbonare, dico che mi troveranno in Comune a lavorare in maniera più che mai determinata per Anguillara Sabazia!”, conclude Sabrina Anselmo, alla quale i consiglieri hanno già manifestato il loro sostegno e la loro vicinanza.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 22nd, 2017 Riccardo Fucile
BRACCIANO A RISCHIO CATASTROFE AMBIENTALE… ACEA: “UNICA SOLUZIONE IL RAZIONAMENTO”… LA RAGGI CADE COME SEMPRE DEL PERO
“Purtroppo è una tragedia. Il livello del lago di Bracciano si è abbassato con il rischio di catastrofe ambientale fino a questo evento. Abbiamo tempo 7 giorni per trovare tutte le possibilità al fine di limitare al massimo il disagio per i cittadini, ma è sbagliato chiudere gli occhi. Il problema c’è ed è grave. Sta finendo l’acqua a Roma”. Così Nicola Zingaretti, governatore del Lazio, a Tgcom24.
“Acea preleva dal lago di Bracciano solo l’8% di tutto il fabbisogno e quindi immagino una quantità non importante dell’acqua – aggiunge-. Per ridurre al massimo i disagi, Acea ha stabilito degli orari di eventuale blocco. Sui dati che ha fornito però dovete chiedere a loro”.
E ancora Zingaretti a Tgcom24: “Basta andare con una fotocamera a Bracciano per capire che sta accadendo l’inimmaginabile – aggiunge -. Far uscire l’acqua dai rubinetti è un diritto ma dobbiamo fare i conti con un problema enorme che è la siccità . Mi piacerebbe invitare qui Donald Trump per fargli capire cosa significa non rispettare gli accordi sul clima”.
Raggi: “Regione e Acea trovino una soluzione”.
“Chiaramente la mia preoccupazione come sindaca di Roma è che sia fatto tutto il possibile per assicurare l’acqua ai cittadini, agli ospedali, ai vigili del fuoco, alle attività commerciali. Mi auguro che Regione e Acea trovino quanto prima una soluzione condivisa. Va fatto quanto necessario per aiutare e tutelare oltre un milione di romani. Come amministrazione capitolina siamo stati i primi a denunciare la situazione drammatica del lago di Bracciano e anche a subire critiche ingiustificate per alcune misure che con largo anticipo abbiamo messo in campo per evitare l’emergenza”.
Lo ha detto la sindaca di Roma Virginia Raggi interpellata dai giornalisti in merito alla stop ai prelievi di acqua dal lago di Bracciano stabilito dalla regione Lazio la prossima settimana.
Acea, ha spiegato ancora Raggi, “ha ridotto la captazione di acqua dal bacino di Bracciano negli scorsi mesi: credo che in breve tempo sia passata da 1.500 A 900 litri al secondo. Allo stesso tempo l’azienda`sta monitorando e riparando la rete idrica per mettere fine alle dispersioni. Insomma un bel cambiamento rispetto al passato. Spero che soluzioni siano trovate quanto prima da Regione e Acea”.
Acea: “Unica soluzione il razionamento.
“In 7 giorni non troveremo altra soluzione che razionare l’acqua a 1,5 milioni di romani, alle attività produttive, turistiche, ai palazzi delle istituzioni, al Vaticano: questo succederà . Non faremo il bene dell’immagine della Capitale d’Italia”.
Così il presidente di Acea Ato 2 Paolo Saccani, a SkyTg24. “Noi l’acqua non la fabbrichiamo – ha aggiunto – Le soluzioni strutturali le abbiamo proposte alla Regione Lazio con una mia lettera del 4 luglio. Il problema delle perdite c’è, non lo neghiamo. Sono un male nazionale, non di Acea. L’azienda su mandato dei sindaci ha investito negli anni scorsi in fognatura e depurazione perchè lì era l’emergenza – ha concluso – non è una responsabilità di Acea”.
Pd: “Da Acea terrorismo”.
“Oltre l’indifferenza dimostrata in questi mesi di fronte alle gravi condizioni del Lago di Bracciano, Acea si permette anche il lusso di fare terrorismo psicologico minacciando una turnazione idrica per un milione e mezzo di romani, a seguito della decisione assunta ieri dalla Regione Lazio di bloccare i prelievi dal bacino a nord della Capitale”.
Lo hanno riferito i parlamentari dem Emiliano Minnucci, Fabio Melilli, Andrea Ferro, Ileana Piazzoni e Marietta Tidei.
“Sostenendo che Roma possa incorrere il rischio di una seria crisi idrica, Acea contraddice se stessa e i dati che ha fornito in questi ultimi mesi”.
I dem ricordano che “lo scorso 7 luglio, alla presenza della Regione Lazio e dei sindaci dei paesi del lago, il presidente Saccani ha ribadito che le captazioni dal bacino lacustre incidevano appena per l’8% del fabbisogno di Ato2. A riguardo, dunque, si evince che il venir meno dell’apporto del lago non avrebbe comportato una situazione così allarmante come Acea oggi vuol far pensare. Il 13 luglio, Acea ha comunicato formalmente alla Regione Lazio di avere già posto in essere degli accorgimenti e dei lavori per il risparmio idrico che, a quella data, gli avevano consentito di recuperare ben 1.770 litri/secondo di acqua. In quest’ottica, sottraendo ai 1.770 l/s recuperati i circa 1.200 l/s captati dal lago di Bracciano, si evince che oggi Acea può addirittura contare su un surplus di acqua pari a circa 570 l/s”, Infine, “lo scorso 23 maggio, con la diffusione di un suo report, Acea ha palesato inequivocabilmente che nel periodo successivo a luglio il prelievo dal lago di Bracciano avrebbe inciso in misura inferiore sul bilancio idrico di Ato2”.
Per gli esponenti del Pd, dunque, “Acea, invece di iniziare questa indegna campagna di terrorismo psicologico, pensi a investire una parte di quei 70milioni annui di utili al fine di trovare soluzioni adeguate e continuare a garantire il normale servizio idrico anche nella Capitale. A riguardo è auspicabile un intervento serio e rigoroso anche della stessa Virginia Raggi che non può continuare a fare melina e lasciare le responsabilità esclusivamente agli altri. Come sindaca di Roma, sindaca metropolitano e socia di maggioranza di Acea, Virginia Raggi ha il dovere di uscire allo scoperto e onorare i suoi compiti e i suoi doveri. Invece di rilasciare dichiarazioni a mezzo stampa, iniziasse a imporre ad Acea il silenzio, tanto da mettere fine a questo allarmismo, invitandola di contro a lavorare al fine di garantire ai romani il corretto e normale utilizzo del servizio idrico”.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 22nd, 2017 Riccardo Fucile
IL DOPPIO LAVORO E’ CONSENTITO, MA SOLO SE AUTORIZZATO… DI GIORNO FACEVA IL FACCHINO, IL POMERIGGIO IL MACCHINISTA DELL’ATAC
Macchinista, ma anche facchino. Secondo quanto riportato dal Messaggero, il macchinista
dell’Atac che mercoledì scorso ha trascinato una donna nella stazione Termini di Roma aveva un doppio lavoro. Quello di facchino appunto.
Per ora, oltre alla magistratura che indaga per lesioni e violazione delle norme sulla sicurezza, è stato aperto un procedimento disciplinare e il macchinista resta sospeso e senza paga.
Ma il Messaggero, che già nei giorni scorsi aveva sollevato il tema del doppio lavoro in Atac, una pratica che a detta del quotidiano romano, è molto diffusa tra i dipendenti della municipalizzata dei trasporti.
Scrive il Messaggero:
Di giorno facchino in una ditta vicino casa, dal pomeriggio in poi dipendente della più grande partecipata dei trasporti pubblici d’Italia. Col compito di guidare treni con centinaia di passeggeri, viene da chiedersi in quale condizione fisica (e di sicurezza per gli utenti), dopo le ore passate a spostare carichi tra Dragona e Casal Bernocchi. Così potrebbero spiegarsi, forse, le richieste di turni serali che Tonelli avrebbe continuamente avanzato ai suoi responsabili. Per avere la mattina libera?
Il dipendente Atac è stato convocato al quartier generale dell’azienda per spiegare l’accaduto. Ma a quanto pare la sua posizione si è aggravata: perchè il doppio lavoro è sì consentito ma deve essere autorizzato, scrive sempre il Messaggero, dalla direzione generale.
E in questo caso non era stato affatto comunicato a chi di dovere.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 22nd, 2017 Riccardo Fucile
DURA PRESA DI POSIZIONE DEL PREMIER KERN CONTRO IL MINISTRO KURZ: “HA SBAGLIATO, AL BRENNERO MESSA IN SCENA UN’EMERGENZA CHE NON ESISTE”
“Serve più sensibilità nei confronti dell’Italia”. Lo ha detto il cancelliere austriaco Christian Kern al quotidiano viennese Presse am Sonntag dopo una telefonata con il premier italiano Paolo Gentiloni.
Il leader dei socialdemocratici ha ammonito il suo ministro degli Esteri e leader dei popolari Sebastian Kurz: “Così non va, non possiamo posizionarci contro l’Italia”, ha detto al sua rivale alle elezioni del 15 ottobre.
Kurz, dopo un incontro a Vienna con il collega italiano Angelino Alfano, aveva chiesto di fermare il traghettamento di migranti italiani da Lampedusa alla terraferma, minacciando in caso contrario di chiudere nuovamente i confini.
A tal proposito, Kern ha definito comprensibile il rammarico dell’Italia.
Per il cancelliere “al Brennero viene messa in scena un’emergenza che non esiste”. “Ancora oggi – ha detto a Presse am Sonntag – dai Balcani arrivano più richiedenti asilo che dal Brennero. Una chiusura del Brennero colpirebbe soprattutto l’Alto Adige”.
Secondo Kern, Vienna “deve stare attenta a non finire in un gruppo con Viktor Orban e la Lega Nord. Chi è contro tutti, resta solo. La reputazione dell’Austria non va messa a rischio per una campagna elettorale”, ha aggiunto in riferimento alle prossime elezioni.
Il tema migranti “va tenuto fuori dal dibattito pubblico e dalla campagna elettorale austriaca”, ha detto ancora al quotidiano, come riferisce l’Apa.
“La politica estera e la diplomazia vanno fatte a porte chiuse”.
Kern ha comunque criticato il sindaco di Lampedusa, definendo “inaccettabile” il paragone del ministro degli Esteri Sebastian Kurz con “un naziskin”.
In Austria si voterà il prossimo 15 ottobre.
(da “La Repubblica”)
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Luglio 22nd, 2017 Riccardo Fucile
SPIAGGIA DI PORTO PINO, IN SARDEGNA…”LA SPIAGGIA E’ DI TUTTI, IMPARI AD AVERE RISPETTO, IN SARDEGNA TURISTI COME LEI NON NE VOGLIAMO”
“La spiaggia è di tutti, e deve avere rispetto di tutti”. 
Alla fine scatta l’applauso per l’anziano signore sardo. Non ci ha visto più dalla rabbia, giustamente.
Mentre era in spiaggia a Porto Pino, in provincia di Carbonia Iglesias, infatti, una turista italiana si è alzata e, arrivata sulla riva, ha versato l’olio di una scatoletta di tonno in mare.
Non contenta, ha anche sotterrato la scatoletta sotto la sabbia.
Un gesto incivile che ha fatto scattare un anziano signore sardo che ha iniziato a redarguire la turista: “Cosa sta insegnando ai suoi figli?. In Sardegna non ne vogliamo di gente come voi”, “e poi vogliono anche la spiaggia pulita, e noi dobbiamo pulire per lei? Maleducata”.
Il video, pubblicato su Facebook da Milena Porcu, ha ottenuto più di ventimila condivisioni.
“Oggi in spiaggia c’è stata una turista che ha vuotato l’olio del tonno nel nostro splendido mare ed ha sotterrato le scatolette nella sabbia. Un signore è stato attento e l’ha voluta umiliare”, ha scritto Milena su Facebook.
“Non ho potuto filmare il tutto perchè è durato più di un’ora, ma al termine tutti i presenti in spiaggia si sono alzati con un grande applauso”.
(da agenzie)
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Luglio 22nd, 2017 Riccardo Fucile
“NON VOGLIAMO STARE IN ACQUA CON GLI ISLAMICI”… IL DIRETTORE DELLA STRUTTURA: “INDOSSAVANO UN COSTUME, COME GLI ALTRI, ED ERANO PERSONE CORRETTE, NON VEDO IL PROBLEMA”
Una famiglia islamica va a fare il bagno in piscina con il burkini, alcuni clienti del centro protestano con la direzione.
È successo allo Sporting Center di Montegrotto Terme, in provincia di Padova.
Il direttore della struttura Abele Arcolin racconta a il Mattino di Padova di aver dovuto calmare gli animi agitati dei frequentatori del centro.
“Tre famiglie, presenti mercoledì in piscina, hanno detto che non torneranno più allo Sporting Center, perchè non vogliono stare in piscina con gli islamici”, riferisce Arcolin.
Il caos, racconta il gestore, è avvenuto verso le 17 di mercoledì 19 luglio quando una famiglia nordafricana, composta da sei persone di religione islamica, è scesa in acqua con il costume intero.
“Ho inviato subito il bagnino a verificare la circostanza, assistito dall’addetto al ricevimento che è islamico e di origini marocchine. Le verifiche hanno evidenziato che queste persone, tra cui due donne, stavano facendo tutte il bagno con il costume intero, il burkini, indumento coerente con la loro religione (scoperti rimangono il volto, le mani e i piedi). Ci siamo solamente sincerati che una delle due donne non entrasse in acqua con il velo che aveva in testa (anche gli uomini hanno deciso di fare il bagno con gran parte del corpo coperta)”.
Diversi clienti sono andati a parlare direttamente con il direttore, facendo sapere che non intendono più tornare allo Sporting Center.
“Queste persone avevano tutto il diritto di fare il bagno.Indossavano un costume, come gli altri, e si comportavano correttamente con gli altri bagnanti. Cosa avrei dovuto fare?”
Probabilmente consigliare un buon psichiatra ai suoi becero-clienti
(da agenzie)
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Luglio 22nd, 2017 Riccardo Fucile
SE VUOLE FARE IL RAZZISTA LO FACCIA SENZA SPORCARE LA DIVISA, CHIEDA A SALVINI DI TROVARGLI UN LAVORO NELLA PADAGNA DEL MAGNA MAGNA
Insulti razzisti ai profughi e offese alla presidente della Camera, Laura Boldrini, da parte di due
agenti della polizia stradale di Susa.
In un video, che circola da alcuni giorni su Facebook, si vede ma soprattutto si sente un poliziotto seduto accanto al conducente di un’autopattuglia che sta scortando un uomo, probabilmente un extracomunitario, in sella a una bicicletta sulla corsia di emergenza dell’autostrada Torino-Bardonecchia:
“Risorse della Boldrini – commenta l’agente con fervore – ecco come finirà l’Italia: tutti su una Graziella in autostrada a comandare”.
Poi le frasi più dure: “Voi che amate la Boldrini, voi che avete voluto questa gente di m… in Italia. Goditi questo panorama, ecco le risorse della Boldrini: un tipo che pedala sulla Graziella pensando che sia una strada normale, con le cuffiette in testa”.
Questo video, di 51 secondi, è stato in un primo momento inviato in una chat privata, ma poi ripreso su diversi profili Facebook, ed è finito anche sul tavolo dei superiori dei due agenti, che dopo aver accertato l’identità di chi era in servizio quel giorno ne hanno segnalato i nomi alla procura di Torino, che sta valutando se ci siano dei profili di reato.
In particolare una certa attenzione è stata posta sul contenuto razzista di alcune delle frasi pronunciate dalla voce fuori campo.
L’uomo in bicicletta, che viaggia in autostrada in sprezzo di qualsiasi regola del codice della strada, è stato scortato dalla volante della Stradale fino al casello di Avigliana, ma a quanto pare non è stato nemmeno multato.
Altro aspetto su cui bisognerà chiarire se i poliziotti hanno commesso una violazione.
I vertici della polizia Stradale piemontese non hanno voluto commentare ufficialmente l’episodio, ma il poliziotto è già stato sospeso dal servizio e nei suoi riguardi è stato avviato un procedimento disciplinare.
(da agenzia)
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Luglio 22nd, 2017 Riccardo Fucile
DALLE LACUNE NELL’ORGANIZZAZIONE ALLE RICHIESTE DELLA POLIZIA, DALLE TRANSENNE ALLE BOTTIGLIE DI VETRO
Una catena di lacune, omissioni, sottovalutazioni che hanno portato al disastro di piazza San Carlo, quando il 3 giugno rimasero ferite 1.527 persone, e tra queste Erika Pioletti, morta dopo dodici giorni di agonia.
È quanto emerge dai verbali delle audizioni condotte dalla commissione di indagine istituita dal Comune di Torino.
Centinaia di pagine raccolgono i racconti delle 22 persone convocate e sentite dalla commissione, per cercare di chiarire le cause che hanno portato al disastro di quella sera, davanti al maxischermo che trasmetteva la finale di Champions League: dalla sindaca Chiara Appendino all’ispettore dei vigili urbani in servizio quella sera, dal capo di gabinetto Paolo Giordana al referente dei volontari comunali della Protezione civile.
Le falle nell’organizzazione
Dalle carte viene confermato che per preparare la proiezione della finale Juventus-Real Madrid in piazza San Carlo vennero fatte soltanto tre riunioni, un terzo di quelle impiegate, venti giorni dopo, per l’organizzazione della festa di San Giovanni.
“La prima volta che si parla di maxischermi – chiarisce la sindaca Appendino stando ai verbali pubblicati da La Stampa – risale all’interlocuzione con la Juventus per la festa dello scudetto”.
Si sarebbe dovuto allestire un maxischermo in piazza Castello, da mantenere fino al 3 giugno. A quel punto, con una mail inviata il 26 maggio dal dirigente Alberto Pairetto, il club comunica alla città , secondo il racconto della prima cittadina, di essere disponibile a farsi carico degli aspetti economici, ma non organizzativi della manifestazione. Il giorno stesso il capo di gabinetto Giordana convoca la prima riunione per piazza San Carlo con i rappresentanti di comune, vigili urbani e questura. E si decide di affidare a Turismo Torino, l’ente provinciale di promozione turistica, l’organizzazione dell’evento. La scelta viene fatta su input degli uffici del gabinetto. “Ovviamente ne ero informata ed ero d’accordo”, conferma la sindaca.
Le richieste della questura
Alla seconda riunione, il 31 maggio (l’unica in cui si è parlato di ordine pubblico), la questura chiede che la “piazza venga chiusa per filtrare l’ingresso”, racconta Mario Agaliati, funzionario dell’ufficio suolo pubblico.
Una richiesta che, a detta di Chiara Bobbio, funzionaria dell’ufficio del gabinetto, sorprese tutti: “Prima di Capodanno – racconta – nessuno ci aveva mai detto di mettere i varchi. Sostanzialmente, c’erano quattro varchi, ma non così strutturati con le transenne, com’è successo invece il 3 giugno. Quando hanno detto di chiudere la piazza, tutti abbiamo un po’… cioè non so io, per esempio, penso non sia una cosa geniale… L’architetto era un po’ preoccupato, perchè ovviamente cambia la natura dell’evento… ma la Questura vince su tutto”. Così, “la piazza venne chiusa alle 14.30”, aggiunge Bobbio, “quando era già semipiena perchè i primi erano arrivati alle 8 di mattina”.
Le transenne e il vetro
Quando in piazza San Carlo si alza l’onda di panico, la folla travolge e abbatte le transenne. “Nella fuga si sono portati via le transenne. Molte persone si erano incastrate. Qualcuno aveva fratture”, racconta Maurizio Rafaiani, presidente del nucleo provinciale di Protezione civile dei carabinieri.
Ma la maggior parte dei 1.527 feriti è rimasto tagliato dai vetri rotti di cui era lastricata la piazza. Colpa dei venditori abusivi. “Mi hanno riferito che alcuni si erano posizionati già nella notte”, testimonia il dirigente della polizia municipale Marco Sgarbi.
I vigili raccontano di non avere le forze per rimuovere i loro furgoni e camion. La presidente dell’Ascom, Maria Luisa Coppa, denuncia il problema e chiama l’assessore al commercio Alberto Sacco, anche lui a Cardiff per la finale, che avverte Appendino: “Mi ha detto: “Ho presente la questione, stiamo cercando di risolverla. I vigili stanno facendo quel che possono””.
Già , ma il comandante reggente dei vigili urbani Ivo Berti, precisa alla commissione di indagine: “Da Cardiff non ho ricevuto alcuna telefonata”.
Lo stesso il vice Sgarbi, che racconta di aver ricevuto un sms dal capo di gabinetto Giordana: “Mi riferiva che c’erano abusivi e bisognava fare qualcosa”. Sgarbi va in piazza e racconta di essersi “limitato a sanzionare”: “Interventi repressivi come i sequestri potevano causare problemi seri di ordine pubblico”.
Gli abusivi entrano in piazza dai varchi del parcheggio sotterraneo. Gli stessi che la commissione di vigilanza della prefettura, quel mattino del 3 giugno, aveva chiesto di presidiare. Ma il documento con le prescrizioni non arriverà mai in Comune.
L’assenza della politica
Quella sera la sindaca, sino ad allora titolare della delega alla sicurezza, è a Cardiff. Il vicesindaco è in vacanza. E i due assessori supplenti non sono stati allertati. “Dal punto di vista politico – conferma la sindaca Appendino – non c’era un assessore delegato ad essere presente”.
(da “La Repubblica”)
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