Luglio 19th, 2017 Riccardo Fucile
IL NEMICO GIURATO DI SALVINI FUTURO ALLEATO DI FORZA ITALIA IN FUNZIONE “MASSA CRITICA”…DOPO BOSSI E MARONI, TERZA TAPPA PER ISOLARE SALVINI
Di tutti i personaggi che Silvio Berlusconi sta riportando all’ovile, il più sorprendente è senza dubbio Flavio Tosi: due volte sindaco di Verona, cacciato nel 2015 dalla Lega Nord con un manipolo di parlamentari a lui fedeli, sostenitore del governo Renzi.
Le ultime notizie lo danno in procinto di accasarsi nel partito berlusconiano, del quale è stato avversario fino a tre settimane fa: sempre a Verona la sua compagna, Patrizia Bisinella, ha conteso fino all’ultimo nel ballottaggio la poltrona di primo cittadino a Federico Sboarina, candidato dal centrodestra.
D’ora in avanti Bisinella e Sboarina andranno a braccetto. Ma il vero colpo di scena non è questo, nè che Tosi fosse stato un anti-berlusconiano al cubo.
L’aspetto sorprendente è la scelta del Cav di puntare proprio sul nemico giurato di Salvini, quello che a Matteo sta forse più antipatico in assoluto e del quale il capo della Lega pensava di essersi sbarazzato buttandolo fuori.
Invece no. C’è Berlusconi che, premuroso, gli offre asilo politico incurante della protesta di 36 coordinatori forzisti in Veneto, contrari all’operazione per paura del nuovo arrivato.
Ha dato incarico a due fedelissimi big, come Renato Brunetta e Niccolò Ghedini, di presiedere il comitato di accoglienza perchè l’ex sindaco al Cavaliere fa molto comodo.
Gli porta in dote 4 senatori e 3 deputati (in pratica, l’intero partitino del Fare!) che seguirebbero Tosi in capo al mondo.
Poi rimpolpa le truppe berlusconiane nel Veneto e nel Nord Est, dove Forza Italia è precipitata parecchio in basso per via della concorrenza “padana”.
Ed è un modo per contendere palmo a palmo il terreno alla Lega, sfruttando l’esperienza di chi ne sfodera lo stesso ruvido linguaggio.
Ma soprattutto, nell’ottica berlusconiana, il recupero dell’ex sindaco fa parte di una rete più vasta che mira a irretire Salvini.
È un colpo di avvertimento da interpretare così: caro Matteo, noi ti vogliamo tanto bene, nè vogliamo impicciarci delle lotte interne al tuo partito, però vacci piano con le tue rivendicazioni di leadership sul centrodestra, perchè di questo passo potresti ritrovarti assediato in casa tua.
Il recente pellegrinaggio ad Arcore di Maroni fa parte dello stesso mosaico.
È presto per dire con certezza che, quando si tratterà di indicare il candidato premier, Berlusconi punterà sul governatore della Lombardia.
Bisognerà prima attendere novembre, quando finalmente la Corte di Strasburgo farà sapere se il Cav è ricandidabile in conseguenza della sua condanna per frode fiscale. Casomai lo fosse, si può star certi che l’uomo gradirebbe riproporsi in prima persona. Ma se il verdetto risultasse negativo, allora Maroni diventerebbe il potenziale numero uno, o quantomeno un jolly da calare nella trattativa con Salvini.
Per Brunetta si tratta di «una risorsa» per l’intero centrodestra. L’amicizia di Berlusconi con il suo ex ministro dell’Interno è antica quasi quanto la consuetudine con Bossi (ricoverato ieri al Gemelli per accertamenti).
Ecco, appunto: Umberto, più Bobo, più Tosi, più altri personaggi di primo piano del Carroccio che vengono coltivati con discrezione, quasi una sorta di Lega «buona» e azzurrina contrapposta a quella «cattiva» che va in t-shirt e guida la ruspa.
Tosi e i suoi avranno una “mission” ulteriore: fare massa critica.
Formare il nucleo di un’aggregazione che, nelle intenzioni di Silvio, andrà lievitando con la somma di tutti i centristi in fuga da Ala e Ndc.
Quelli di matrice cattolica verranno indirizzati verso la “Rivoluzione Cristiana” di Gianfranco Rotondi (Berlusconi è stato la settimana scorsa a fare «fund rising» per la Fondazione Fiorentino Sullo); gli altri di estrazione laica e liberale faranno invece riferimento a Enrico Costa, attuale ministro degli Affari regionali, ma in procinto di dire addio ad Alfano e al governo.
Una volta chiarito con che legge elettorale voteremo, Berlusconi deciderà se correranno per loro conto oppure li accoglierà magnanimo nelle liste di Forza Italia.
(da “La Stampa”)
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Luglio 19th, 2017 Riccardo Fucile
SINDACA “BLINDATA” DALLE FORZE DELL’ORDINE DURANTE TUTTA LA CERIMONIA IN RICORDO DELLE VITTIME DEL BOMBARDAMENTO
Le uscite pubbliche di Virginia Raggi sono normalmente centellinate pe ragioni politiche, in
quanto possono dare adito a contestazioni che nuocerebbero all’immagine del M5S.
Ma ci sono occasioni in cui un sindaco non può sottrarsi agli impegni istituzionali.
“Non fa’ la vaga, non ti ricorda’ di San Lorenzo solo il 19 luglio”, “Zozzona, svergognata”, “Ci lasci in mezzo alla monnezza”, “Perchè hai aumentato lo stipendio all’amico tuo?”.
Questi alcuni degli insulti che sono volati alla sindaca di Roma Virginia Raggi, in occasione della sua partecipazione alla cerimonia in ricordo delle vittime del bombardamento del quartiere nella seconda guerra mondiale.
Nonostante sia una cerimonia ancora sentita a San Lorenzo, gli abitanti del quartiere esasperati per le condizioni di vita, hanno sbottato contro una sindaca blindatissima dalle forze dell’ordine, durante tutta la cerimonia.
(da agenzie)
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Luglio 19th, 2017 Riccardo Fucile
A VOI INTUIRE A CHI SI RIFERISCA
Ha aspettato una settimana dal giorno in cui Chi ha pubblicato le foto del presunto tradimento, ma poi ha deciso di rompere il silenzio sul polverone nato dal bacio con Matteo Placidi a Ibiza: Elisa Isoradi, evidentemente, non ce la faceva più a tenersi dentro ciò che pensava sulla vicenda e ha pubblicato su sul profilo Facebook una frase di sfogo: “Il tempo mette ognuno al proprio posto. Ogni regina sul suo trono. Ogni pagliaccio nel proprio circo”.
A corredo della massima, poi, una foto della showgirl con un viso molto provato.
Se la Isoardi a caldo ha voluto dire questo, poi ha riflettuto meglio e ha scelto di cancellare ogni cosa.
A chi si riferisse di preciso Elisa, è facile da capire,
Dopo la pubblicazione delle foto su Chi, la conduttrice ha anche smesso di seguire sui social il leader della Lega Nord.
Che tra i due sia finita, del resto, lo aveva affermato con sicurezza anche un amico di Salvini, il giornalista Vittorio Feltri, durante la trasmissione radiofonica La Zanzara.
A ogni modo, proprio pochi giorni prima che Chi facesse circolare la foto del bacio tra Elisa e l’avvocato romano Matteo Placidi, Salvini aveva pubblicato su Instagram uno scatto che lo ritraeva insieme alla Isoardi durante il concerto di Vasco Rossi a Modena.
(da agenzie)
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Luglio 19th, 2017 Riccardo Fucile
IL BILANCIO DEL PRIMO ANNO DI ESERCIZIO DELLA FONDAZIONE DI CASALEGGIO
Il MoVimento 5 Stelle è sempre meno un “non partito” e sempre più un partito come tutti gli
altri.
Non lo dicono gli avversari politici ma i conti e i bilanci del M5S alla Camera e di Fondazione Rousseau. Come tutti sanno Rousseau è l’associazione fondata da Davide Casaleggio con altri due soci: l’europarlamentare David Borelli e il consigliere comunale bolognese Massimo Bugani.
Ne segue che tutti gli iscritti a Rousseau, così come gli iscritti al M5S, non sono soci e non hanno diritto di prendere parte alle assemblee dell’associazione
Quante donazioni ha incassato Rousseau?
L’Associazione Rousseau è nata ad aprile 2016 con lo scopo di «promuovere lo sviluppo della democrazia digitale nonchè di coadiuvare il “Movimento 5 Stelle” ed i suoi esponenti nell’organizzazione, promozione e coordinamento delle attività e dei servizi necessari ed utili per l’esercizio dell’azione politica e culturale e il perseguimento dei suoi obiettivi».
Al di là di due quote versate dai soci (per un totale di 300 euro) la fondazione è finanziata con i contributi volontari di privati cittadini.
Come molte altre fondazioni che fanno riferimento ad un partito o ad un esponente politico. Nel corso del primo anno di esercizio, chiuso il 31 dicembre 2016, Rousseau ha raccolto 405.155 euro.
Ad oggi l’ammontare delle donazioni effettuate è pari a 424.548 euro.
La maggior parte delle donazioni, specifica il rendiconto 2016, ha un importo di poche decine di euro e in ogni caso al di sotto della soglia dei 5.000 euro.
Queste piccole donazioni ammontano a 360.341 euro.
Ci sono poi — e sono più interessanti — i contributi da partiti e movimenti politici. L’Associazione Movimento 5 Stelle — Caltanissetta ha effettuato due versamenti rispettivamente di 10 mila e 4mila euro per un totale di 14mila euro.
Rousseau ha anche ricevuto contributi da soggetti esteri per poco più di trentamila euro.
Filippo Pittarello ha donato a Rousseau 8.500 euro. Pittarello è un ex dipendente della Casaleggio Associati attualmente responsabile per la comunicazione e le risorse umane del MoVimento 5 Stelle al Parlamento Europeo.
Qualche anno fa di Pittarello, padovano classe 1978, si diceva che fosse uno degli uomini più fidati di Grillo e Gianroberto Casaleggio.
Tra gli attivisti c’è chi sosteneva fosse uno dei pochi ad avere le password del blog e che dietro “lo staff” che inviava comunicazioni ad attivisti e iscritti ci fosse proprio lui.
Un altro uomo di punta della Casaleggio, Pietro Dettori, figura invece nel verbale dell’assemblea di Rousseau come segretario della riunione dei tre soci
Le spese di Rousseau nel primo anno di esercizio
Al 31 dicembre 2016 Rousseau ha speso 250.861 euro per l’acquisto di servizi mentre i costi del personale, che conta 4 dipendenti, 3 part-time e uno a tempo pieno ammontano a 53.437 euro.
Quei dipendenti non dovrebbero essere nè Davide Casaleggio — che ha precisato che la sua attività in Rousseau è a titolo gratuito — nè gli altri due soci Borrelli o Bugani. Uno di essi invece dovrebbe essere proprio Dettori che stando a quanto si legge sul suo profilo Twitter è Responsabile Editoriale presso Associazione Rousseau.
Tra il ruolo affidato a Dettori e la consistente donazione di Pittarello l’ipotesi che Rousseau sia nelle mani della Casaleggio Associati e non svincolata da essa non è poi così peregrina.
La struttura dell’assocazione, così com’è, del resto non lascia margine di manovra agli attivisti e agli iscritti del M5S.
Anzi alcuni vedono Rousseau come un tentativo di mettere il guinzaglio ai MeetUp. Ma quella dello democrazia interna è un problema comune con il M5S.
Alla fine dell’anno scorso l’associazione aveva un patrimonio netto pari a poco meno di ottantamila euro (79.676 euro).
Per il futuro, scrive Casaleggio nella relazione, «si prevede una gestione in linea con quanto fatto fino ad oggi, tesa a sviluppare la partecipazione alla piattaforma Rousseau, ampliando e promuovendo nuovi servizi dedicati agli iscritti».
(da “NextQuotidiano“)
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Luglio 19th, 2017 Riccardo Fucile
BASTA AUMENTARE E NOMINARE I MEMBRI DEL NUOVO CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DELLE PARTECIPATE: QUESTI HANNO RISOLTO IL PROBLEMA DI CAMPARE… UN BANDO CHE SEMBRA FATTO AD HOC PER QUALCUNO
Virginia Raggi ha trovato il modo di creare nuovi posti di lavoro.
Lo si scopre sul sito della Città Metropolitana di Roma Capitale dove nella sezione bandi è avvisi è presente l’invito alla presentazione di candidature in qualità di componente dell’organo amministrativo della società partecipata Capitale Lavoro SpA.
Non si tratta di molti posti di lavoro per carità , ma sempre meglio che niente no? Come tutti sanno la Raggi, in qualità di Sindaca di Roma è anche Sindaca Metropolitana, ovvero dell’ente che in alcune grandi città italiane ha sostituito la vecchia Provincia.
In qualità di Sindaca della città Metropolitana di Roma Capitale il 14 luglio la Raggi ha firmato un avviso per la selezione delle candidature per la Governance di Capitale Lavoro, la società in house dell’Ente.
Capitale Lavoro è una società che fino ad oggi è retta da un Amministratore Unico (che è Claudio Panella). La società , che conta più di 300 dipendenti, è una partecipata al 100% dalla Città Metropolitana di Roma.
Dall’avviso si evince che l’Amministrazione pentastellata sta cercando i componenti per un eventuale consiglio di amministrazione, aumentando così i costi di gestione dell’ente e soprattutto il numero delle poltrone.
Il bando però bisogna cercarlo bene, un po’ perchè il sito non funziona come dovrebbe un po’ perchè non gli è stata fatta molta pubblicità . Anzi, praticamente nessuna.
Ad accorgersene è stato il consigliere metropolitano Massimiliano Borelli del gruppo consiliare Le Città della Metropoli.
C’è ancora poco tempo per presentare la candidatura perchè il bando scade lunedì 24 luglio. Una volta raccolte le candidature la Raggi valuterà chi ha i requisiti necessari per essere nominato a far parte dell’Organo Amministrativo e a chi verrà conferito l’incarico di Amministratore.
Che si tratti di due posizioni differenti lo si evince dal fatto che l’Amministratore deve essere in possesso di un maggior numero di requisiti rispetto al componente del CdA
Quai sono i requisiti stabiliti dalla Raggi?
Fin qui non ci si deve stupire troppo.
La Raggi, così come prima di lei i vecchi partiti, è da un anno a questa parte impegnata in un’intensa attività di nomina di collaboratori e consulenti.
A destare curiosità però sono i criteri di ammissibilità . Nell’avviso si legge che il candidato deve “avere i requisiti per la nomina a Consigliere del Consiglio Metropolitano”. Ovvero deve essere un consigliere eletto in uno dei comuni che fanno parte della città Metropolitana. In quanto ente di secondo livello infatti i consiglieri delle città metropolitane — così come le province — vengono eletti tra i consiglieri comunali.
Il candidato però non può ricoprire cariche elettive presso la Città Metropolitana di Roma Capitale, non deve essere consigliere comunale di Roma Capitale o essere eletto in uno dei consigli municipali capitolini.
Allo stesso modo non può essere un consigliere regionale, un parlamentare o un eurodeputato. In tal caso deve dimettersi dalla carica entro 10 giorni dalla nomina. Cosa significa tutto questo?
Che per poter essere candidabile alla posizione di cui sopra bisogna essere consiglieri comunali eleggibili nel Consiglio Metropolitano. Ma non eletti a Roma.
Quindi possono presentare le loro candidature solo i consiglieri eletti nei comuni esterni alla Capitale. Per la verità il bando non è così specifico perchè si parla di “requisiti per la nomina a Consigliere del Consiglio Metropolitano” e non del consiglio metropolitano di Roma.
In teoria quindi un consigliere eletto in un comune che fa parte dell’area di altre città metropolitane (ad esempio Napoli, Firenze, Milano o Genova solo per citarne alcune) potrebbe partecipare.
Ma in realtà saranno i consiglieri comunali dei comuni dell’ex Provincia di Roma a voler partecipare al bando. Visti i tempi stretti il gruppo consiliare di Città della Metropoli ritiene che questo possa essere un bando ad hoc “costruito per pochi intimi come era usanza della vecchia politica”.
Insomma secondo i consiglieri d’opposizione sembra quasi che questo avviso di gara sia destinato a qualche consigliere comunale a 5 Stelle di qualche comune dell’area metropolitana che non ha un lavoro.
In fondo le nomine le farà direttamente la Raggi.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 19th, 2017 Riccardo Fucile
INDAGINI INTERNE SUI 11.771 DIPENDENTI PER CAPIRE CHI HA ATTIVITA’ ESTERNE
Lorenzo De Cicco sul Messaggero di oggi firma uno spassoso articolo che racconta del doppio
lavoro degli autisti ATAC.
La più grande partecipata dei trasporti pubblici d’Italia avrebbe avviato una serie di indagini interne per capire quanti dei suoi 11.771 dipendenti (di cui 5.560 autisti, 517 macchinisti e 1.651 operai delle officine) gonfino i guadagni con attività esterne mai dichiarate all’ufficio del personale.
Di più: il sospetto è che in tanti svolgano il secondo (in alcuni casi il terzo) impiego anche durante l’orario di servizio pagato dalla partecipata del Campidoglio, e quindi dai romani.
Un autista di Acilia, parcheggiato il bus in deposito, passa il pomeriggio a lavorare in una ditta di traslochi. Un altro conducente è famoso nei garage di Grottarossa come il cassamortaro, perchè arrotonda lo stipendio aiutando, “a chiamata”, un’impresa di pompe funebri vicino casa. Poi c’è il piastrellista che ha rifatto il bagno a diversi colleghi macchinisti — a prezzi di favore, s’intende — e l’elettricista, anche lui generoso negli sconti con gli altri addetti della metro. Tutti dipendenti dell’Atac, tutti col doppio lavoro.
Il quotidiano racconta che l’ATAC ha cominciato a indagare quando i vertici si sono resi conto che il tasso di assenteismo percentuale è il doppio di quello di ATM a Milano:
Basta mettere a confronto i numeri dell’ultimo rapporto sulle presenze in servizio. All’Atac, nel primo trimestre del 2017, si è assentato il 12,1% dei lavoratori, senza considerare ferie e riposi settimanali.
All’Atm, l’azienda dei trasporti meneghini, il tasso di assenza nello stesso periodo è del 6,8%. Significa che ogni giorno, nella partecipata del Campidoglio, circa 1.400 dipendenti danno forfait.
Di questi, 750 sono autisti o macchinisti, oltre la metà dei quali non timbra il cartellino per presunti «problemi di salute». Una delle percentuali più alte è quella dei macchinisti (12,5 per cento di assenze), con le malattie che pesano per il 5,5 per cento e i permessi legati alla legge 104 per il 2,5 per cento.
Le indagini avviate nelle ultime settimane dai vertici dell’Atac hanno fatto venire fuori un’altra anomalia. Riguarda le ore di guida effettiva dei macchinisti. Da contratto sarebbero 5 per la metro A e4 e mezzo per la metro B. Ma nei fatti, in base ad alcuni controlli interni, sarebbero molto più basse, mediamente di poco superiori alle tre ore.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 19th, 2017 Riccardo Fucile
UN GIRO DI AFFARI PER I TRAFFICANTI DI 400 MILIONI L’ANNO… I VARI COSTI DELLE ROTTE
Medici per i diritti umani (Medu), un’agenzia indipendente sostenuta dall’Ue e dalla Open Society Foundation, ha chiesto a mille rifugiati quanto avessero versato ai trafficanti per arrivare in Italia.
Il Corriere della Sera riepiloga i risultati dell’indagine qualitativa e spiega che le cifre variano ma il costo medio dall’Africa occidentale è attorno agli 825 dollari dall’origine fino al barcone; dall’Africa orientale è più caro: in media 3.750 dollari.
La via orientale è quella di chi viene da Eritrea, Somalia, Sudano persino dal Bangladesh, nel complesso poco meno del 25% delle persone sbarcate in Italia nel 2016.
Su circa 200 mila rifugiati quest’anno, il prelievo imposto su di loro dai trafficanti per il trasporto può avvicinarsi a 190 milioni di dollari. A questi si aggiungono circa 125 milioni estorti per le rotte dall’Africa occidentale.
Da Paesi come Mali, Senegal, Gambia, Costa d’Avorio o Nigeria arriveranno con tutta probabilità quest’anno almeno 150 mila persone, in base alle cifre del primo semestre 2017.
Per loro i costi sono inferiori, ma su numeri più alti. In totale l’estorsione sui percorsi fino all’imbarco frutta almeno 315 milioni di dollari. Ovviamente, senza contare il costo della «protezione» da versare a più riprese alle bande armate locali lungo la strada.
Il Corriere stima che il business totale del traffico di migranti verso l’Italia genera un giro d’affari di 400 milioni l’anno.
(da agenzie)
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Luglio 19th, 2017 Riccardo Fucile
“DISSENTO SU ALCUNI TEMI”… L’ESODO VERSO IL CENTRODESTRA
Il ministro per gli Affari Regionali, Enrico Costa lascia il governo. Il deputato di Ap ha presentato in data odierna le proprie dimissioni al presidente del Consiglio dei Ministri con una lettera.
“Ho manifestato nei giorni scorsi la convinzione che sia il momento di lavorare ad un programma politico di ampio respiro che riunisca quelle forze liberali che per decenni hanno incarnato aspirazioni, ideali, valori, interessi di milioni di italiani che hanno sempre respinto soluzioni estremistiche e demagogiche”, scrive.
“Sono opinioni politiche del tutto naturali, per chi ha una storia politica come la mia. In questi mesi ho anche espresso il dissenso su alcuni provvedimenti (ius soli, processo penale), motivando dettagliatamente le mie posizioni. C’è chi ha ritenuto queste opinioni fonte di pregiudizio per il Governo, ma anche chi le ha apprezzate perchè hanno portato una interessante dialettica. Tu, caro Presidente, hai sempre rispettato le mie idee. Non mi hai mai imposto il paraocchi e non mi hai chiesto di rinunciare alle mie convinzioni. Lo apprezzo moltissimo. Ma non posso far finta di non vedere la schiera di coloro che scorgono un conflitto tra il mio ruolo ed il mio pensiero. E siccome non voglio creare problemi al Governo rinuncio al ruolo e mi tengo il pensiero”.
Da tempo Costa era dato in partenza, in attesa di riposizionarsi, come molti alfaniani, nuovamente in Forza Italia.
(da agenzie)
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Luglio 19th, 2017 Riccardo Fucile
“LE INDAGINI A CALTANISSETTA? ERA UNA PROCURA MASSONICA”… “LASCIATI SOLI DAI COLLEGHI DI MIO PADRE”
Stavolta il suo 19 luglio non lo passa a Pantelleria, lontana dai riflettori, per ricordare il padre
con una messa solitaria nella chiesetta di contrada Khamma.
Perchè Fiammetta Borsellino, dopo due clamorosi passaggi tv e Internet con Fabio Fazio e Sandro Ruotolo, si prepara oggi a una audizione in Commissione antimafia, a Palermo.
Cosa dirà alla commissione presieduta da Rosi Bindi?
«Più che dire consegnerò inconfutabili atti processuali dai quali si evincono le manovre per occultare la verità sulla trama di via D’Amelio», spiega la più piccola dei tre figli del giudice Borsellino, 44 anni.
Si riferisce ai quattro processi di Caltanissetta?
«Questo abbiamo avuto: un balordo della Guadagna come pentito fasullo e una Procura massonica guidata all’epoca da Gianni Tinebra che è morto, ma dove c’erano Annamaria Palma, Carmelo Petralia, Nino Di Matteo, altri…».
Sottovalutazione generale?
«Chiamarla così è un complimento. Mio padre fu lasciato solo in vita e dopo. Dovrebbe essere l’intero Paese a sentire il bisogno di una restituzione della verità . Ma sembra un Paese che preferisce nascondere verità inconfessabili».
Di Matteo, il pm della «trattativa», era giovane allora.
«So che dal 1994 c’è stato pure lui, insieme a quell’efficientissimo team di magistrati. Io non so se era alle prime armi. E comunque mio padre non si meritava giudici alle prime armi, che sia chiaro».
Che cosa rimprovera?
«Ai magistrati in servizio al momento della strage di Capaci di non avere mai sentito mio padre, nonostante avesse detto di volere parlare con loro».
E poi?
«Dopo via D’Amelio, riconsegnata dal questore La Barbera la borsa di mio padre pur senza l’agenda rossa, non hanno nemmeno disposto l’esame del Dna. Non furono adottate le più elementari procedure sulla scena del crimine. Il dovere di chi investigava era di non alterare i luoghi del delitto. Ma su via D’Amelio passò la mandria dei bufali».
Che idea si è fatta della trama sfociata nella strage?
«A mio padre stavano a cuore i legami tra mafia, appalti e potere economico. Questa delega gli fu negata dal suo capo, Piero Giammanco, che decise di assegnargliela con una strana telefonata alle 7 del mattino di quel 19 luglio. Ma pm e investigatori non hanno mai assunto come testimone Giammanco, colui che ha omesso di informare mio padre sull’arrivo del tritolo a Palermo…».
Giammanco o altri si sono fatti vivi con voi?
«Nessuno si fa vivo con noi. Non ci frequenta più nessuno. Nè un magistrato. Nè un poliziotto. Si sono dileguati tutti. Le persone oggi a noi vicine le abbiamo incontrate dopo il ’92. Nessuno di quelli che si professavano amici ha ritenuto di darci spiegazioni anche dal punto di vista morale».
Compresi i magistrati?
«Nessuno. E con la morte di mia madre, dopo che hanno finito di controllarci, questo deserto è più evidente».
Ha suscitato grande emozione il suo intervento la sera del 23 maggio durante la diretta di Fabio Fazio.
«Dopo la mia esternazione non c’è stato un cane che mi abbia stretto la mano. Fatta eccezione per alcuni studenti napoletani e Antonio Vullo, l’agente sopravvissuto in via D’Amelio. Grande la sensibilità di Fazio. Ma nelle due ore successive mi sono seduta e ho ascoltato. Non sono Grasso che arriva, fa l’intervento e va. C’erano giornalisti, uomini delle istituzioni, intellettuali palermitani. Da nessuno una parola di conforto».
(da “Il Corriere dela Sera”)
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