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MAX BIAGGI: “MI AVEVANO DATO IL 20% DI POSSIBILITA’ DI SOPRAVVIVERE, ORA VOGLIO UN FIGLIO DA BIANCA E SMETTO CON LE MOTO”

Luglio 18th, 2017 Riccardo Fucile

LA PRIMA INTERVISTA DOPO L’INCIDENTE

“Dopo l’incidente mi sono risvegliato in ospedale: avevo un dolore terribile diffuso in tutto il corpo. Ho sentito la voce del professor Giuseppe Cardillo dirmi: “Biaggi sarò sincero: lei ha il venti per cento di possibilità  di sopravvivere. La operiamo immediatamente”. In quel momento mi è apparsa una luce: mi sono rivisto da piccolino, con mia madre Olga. Avevo un cappottino verde. Poi con mio padre Piero e la prima moto. Poi il primo calcio a un pallone. Poi… poi ho voluto fermare questo “viaggio” perchè sentivo che mi stavo allontanando dalla vita. Mi sono detto: “Non deve finire”.
Così Max Biaggi racconta i drammatici momenti passati tra la vita e la morte, dopo il terribile incidente di cui è rimasto vittima mentre provava sul circuito di Latina.
Lo fa nella prima intervista esclusiva rilasciata al settimanale Chi. Un incidente dal quale si sta ancora riprendendo grazie al sostegno della sua compagna, la cantante Bianca Atzei.
“Alla mia compagna devo molto», racconta il campione.
«È stata sveglia anche quindici ore filate per accudirmi. Le parole non bastano, servono i gesti: non credo nelle nozze, ma voglio fare un figlio con lei. Anzi, magari due. La vita mi ha concesso una seconda possibilità  e io devo fare tutto il possibile per gratificarla”.
L’incidente ha messo un punto fermo anche al futuro di Max Biaggi, che ha 46 anni: “Ho chiuso con la moto, per sempre. Farò l’allenatore”.

(da “Huffingtonpost”)

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IL PIANO DI BERLUSCONI PER FREGARE SIA RENZI CHE SALVINI: MARONI CANDIDATO PREMIER E DIALOGO CON FRANCESCHINI

Luglio 18th, 2017 Riccardo Fucile

IL CAVALIERE RIGENERATO

Tra Rignano e Arcore dev’esserci un viavai di informatori. Altrimenti non si spiega perchè ieri, quasi in tempo reale, Berlusconi fosse già  al corrente di una forte irritazione renziana per i proclami di domenica («non faremo mai nessun governo con il Pd») e, soprattutto, per la voce sparsa da un personaggio addentro agli intrighi come Luigi Bisignani. Il quale va sostenendo che Silvio finge di accordarsi con Matteo sulla legge elettorale, però in realtà  traffica senza scrupoli con gli avversari interni del segretario, incominciando da Dario Franceschini.
Nell’ottica di Renzi, siamo al solito doppiogioco nel quale l’altro ricade puntualmente. Del resto, il patto del Nazareno sia era o non si era rotto perchè Berlusconi trescava con Massimo D’Alema, e aveva la faccia tosta di venirglielo a raccontare?
Stesso fastidio si coglie dalle parti di Via Bellerio a Milano, dove ha sede l’altro Matteo, cioè Salvini.
Anche qui le spie sono entrate in azione; e al leader della Lega hanno riferito che Maroni, per gli amici Bobo, è andato a cena dal Cav.
Cosa avessero da dirsi il governatore della Lombardia e l’ex premier, nessuno può saperlo tranne forse Mariastella Gelmini, la quale è stata in parte presente.
Ma un tam-tam leghista adombra il sospetto di una manovra per tagliare la strada a Salvini. In che modo? Lanciandogli tra le gambe Maroni quale possibile candidato premier del centrodestra unito.
Silvio ci aveva già  provato con un altro governatore padano, Luca Zaia, il quale però aveva subito pregato di lasciarlo in pace.
L’identikit politico di Maroni è, se possibile, più autorevole del collega veneto perchè l’uomo è stato ministro dell’Interno, del Lavoro e perfino vice-premier. Agli elettori leghisti andrebbe benone, a quelli berlusconiani idem, dunque Salvini faticherebbe parecchio a dirgli di no.
A conferma di ciò che bolle in pentola c’è un indizio: Maroni sembrava intenzionato ad anticipare le elezioni regionali lombarde, tenendole in autunno per sfruttare il vento favorevole al centrodestra. Dopo il colloquio ad Arcore, invece, non ne ha riparlato: un segnale che sta guardando ben più in alto del Pirellone.
Business con tutti
Che siano veri i sospetti di Renzi, o fondate le voci all’orecchio di Salvini, una cosa è certa: Berlusconi ha ripreso a tessere la sua rete. Fa business con chiunque, purchè i convenga. Non ci sta Renzi? Avanti Franceschini. Salvini fa il prezioso? Peggio per lui: l’alternativa è Maroni.
Ciò che rende Berlusconi così cinico è la centralità  politica ritrovata. Quasi per buona sorte; senza aver fatto nulla di speciale; semplicemente sfruttando gli scivoloni altrui. Lo Ius soli è l’esempio più clamoroso. Se il governo ha ingranato la retromarcia, per l’evidente sollievo del Colle che temeva l’incidente parlamentare, lo si deve alla ferocia con cui il centrodestra ha cavalcato il dramma dei migranti per combattere una riforma proposta nel momento meno favorevole. Più Renzi insisteva per approvare subito lo «Ius soli» e più Silvio si interrogava quasi incredulo sull’ostinazione del «giovanotto», considerandola una prova non di coerenza ma di distacco dal mondo reale.
Laddove l’ex Cavaliere, secondo la fedelissima Anna Maria Bernini, «è in questo momento il leader più calato nella società  e nei suoi umori profondi».
Al tempo stesso tempo Berlusconi si è proposto quale baluardo contro populisti, con un profilo all’apparenza moderato che per Mara Carfagna impedisce di confonderlo con Salvini.
Grazie ai buoni uffici di Antonio Tajani, presidente del Parlamento Ue, ha riguadagnato parecchio credito nelle cancellerie. Ha lanciato ponti verso Mario Draghi e Sergio Marchionne, mostrando che lui guarda ben oltre il suo partito, considerato una palla al piede per via di certe facce.
Ha colloquiato con Carlo Calenda, nonostante le smentite ufficiali. E ricomincia a esercitare un’attrazione nei confronti di chi se ne era andato.
Ad Arcore si dà  per certo che il ministro degli Affari regionali, l’alfaniano Enrico Costa, si dimetterà  dal governo e tornerà  all’ovile berlusconiano.
Sarà  questione di giorni.

(da “La Stampa”)

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PRONTI A RISALIRE SUL CARRO DI SILVIO

Luglio 18th, 2017 Riccardo Fucile

DA COSTA A FORMIGONI… TRA GLI ESULI DI FORZA ITALIA E’ PARTITA LA CORSA AL RIENTRO

Onorevoli migranti di ritorno.
Così il Corriere della Sera definisce gli esuli che, dopo aver abbandonato Forza Italia, ora puntano a risalire sul carro del leader Silvio Berlusconi.
Secondo il Corsera, c’è già  una bella fila. Ne fa parte anche il ministro degli Affari regionali Enrico Costa, che in un’intervista a Repubblica spiega di essere “pronto a lasciare il governo” per ricostruire un ponte con il partito di Berlusconi.
In prima linea c’è la senatrice salernitana Eva Longo, la stessa che tre anni fa — ricorda il Corriere — si era precipitata a farsi un selfie con Matteo Renzi.
Ora è acqua passata: Berlusconi è come rinato. Si sente che è ancora in grado di capire come nessun altro i bisogno della gente”, dice.
E ancora: “Io me n’ero andata per la situazione locale di Salerno, non per Berlusconi. In ogni caso — aggiunge — avevamo fatto un discorso più ampio sulla necessità  di sostenere le riforme. Adesso vediamo se tornare dentro Forza Italia”.
Quella della Longo, in realtà , sembra una speranza condivisa da molti ex forzisti. Secondo il Corriere, a breve si sfilerà  dal governo per ricongiungersi al Cavaliere anche un ministro, Enrico Costa:
Il dado è tratto, siamo alle formalità . “Costa è un amico, un liberale. Non posso far altro che apprezzare il livello di attrazione di Forza Italia nei confronti di chi ci aveva, momentaneamente, lasciati”, esulta Renato Brunetta.
Ed è lo stesso ministro, intervistato da Repubblica, a esprimersi così:
“Con Berlusconi è capitato di sentirci, anche se non in questi ultimi giorni, il rapporto umano è stato sempre positivo. Pur non avendo condiviso il percorso degli ultimi anni. Ma tutto è avvenuto sempre nel rispetto reciproco. Quel che conta è la sua apertura di domenica. Denota una grande visione del futuro per l’area moderata. E io sono favorevole alla ricostruzione di un ponte con quell’area. Non occorre avere tanti ingegneri e progettisti, ma manovali, per farlo. I panni del manovale li indosserei volentieri”.
Gli esuli pronti a tornare si contano sia tra gli “alfaniani” che tra i “verdiniani”. Scrive ancora il Corsera:
Da Massimo Cassano a Pippo Pagano, da Guido Viceconte a Roberto Formigoni, che già  aveva divorziato dal ministro degli Esteri […]. In subbuglio anche la pattuglia di Verdini. Oltre alla Longo, scalpitano il duo siciliano Scavone-Compagnone e Ciro Falanga.
Alfano, intanto, in un’intervista a La Stampa, dichiara ufficialmente conclusa la collaborazione con il Pd. “La collaborazione con loro si è ormai conclusa, sosteniamo lo stesso governo, ma non facciamo parte della stessa coalizione: diciamo che abbiamo un parente in comune, di nome Gentiloni, ma tra noi e loro non c’è più alcun legame”.
Come dire, se ancora ce ne fosse bisogno: liberi tutti.

(da “La Stampa”)

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ALLARME UNICEF: “IL NUOVO CODICE PER LE ONG METTE IN PERICOLO I BAMBINI”

Luglio 18th, 2017 Riccardo Fucile

PREVISTO L’ATTRACCO A CATANIA DELLA NAVE DEI RAZZISTI, SI TEMONO INCIDENTI

«Il codice di condotta proposto per le Ong che eseguono missioni di ricerca e salvataggio potrebbe mettere a rischio molte vite, soprattutto quelle dei bambini».
A lanciare l’allarme è l’Unicef: il nuovo documento, illustrato dal ministro Minniti ai colleghi europei per contrastare la tratta e il traffico dei migranti, da un lato prevede un quadro legislativo più chiaro, dall’altro limita gli spostamenti e le operazioni delle navi delle Ong nel Mediterraneo.
«Dall’inizio della crisi migratoria, l’Italia ha compiuto degli sforzi incredibili per salvare i rifugiati e i migranti bloccati in mare e garantire supporto a tutte le persone messe in salvo dalle navi», ha dichiarato Justin Forsyth, vice direttore generale dell’Unicef. Secondo il codice a bordo delle navi dovrebbero essere presenti ufficiali di polizia e di sicurezza, cosa che potrebbe potenzialmente comprometterne l’indipendenza.
Secondo l’organizzazione internazionale, con l’applicazione del nuovo codice i bambini potrebbero essere esposti al rischio di essere rimandati in Libia senza misure di protezione. Quest’anno sono arrivati via mare in Italia quasi 90mila rifugiati e migranti, il 15% bambini e ragazzi. Nei primi sei mesi dell’anno le squadre supportate dall’Unicef sulle navi di salvataggio hanno identificato 2.343 bambini a rischio.
«L’Italia continua a farsi carico in percentuale sproporzionata della responsabilità  della cura e del sostegno dei rifugiati e migranti in tutta l’Ue – continua Forsyth -. Ma restrizioni sui salvataggi in mare o rimandare i bambini rifugiati in Libia, non sono soluzioni. I Paesi europei e della comunità  internazionale devono aumentare in modo deciso l’aiuto all’Italia, sostenendo le missioni di salvataggio, consentendo alle navi di sbarcare e operare nell’interesse dei bambini sradicati».
Nei recenti Meeting del G20 e del G7, l’Unicef ha invitato i governi a proteggere i bambini rifugiati e migranti nell’ambito del suo piano d’azione in sei punti:
1. Proteggere i bambini rifugiati e migranti, in particolare quelli non accompagnati, da sfruttamento e violenza.
2. Porre fine alla detenzione dei bambini richiedenti lo status di rifugiato o migranti, introducendo una serie di alternative pratiche
3. Tenere unite le famiglie, come migliore mezzo per proteggere i bambini e dare loro il riconoscimento di uno status legale
4. Consentire ai bambini rifugiati e migranti di studiare e dare loro accesso a servizi sanitari e di altro tipo, di qualità 
5. Chiedere di intraprendere azioni sulle cause che spingono a movimenti di massa di migranti e rifugiati
6. Promuovere misure che combattano xenofobia, discriminazioni e marginalizzazione nei paesi di transito e di destinazione
Il caso della nave razzisti
Girerà  il Mediterraneo per impedire i salvataggi dei profughi da parte delle imbarcazioni delle Ong. Lunga 40 metri, batte bandiera dello stato africano di Gibuti: è una nave noleggiata da un movimento che si definisce apartitico, ma è vicino all’estrema destra. L’obiettivo è impedire gli sbarchi dei migranti in Europa e il nome scelto della campagna in mare è appunto “Defend Europe”.
E ora c’è chi vuole fermare loro. Diverse associazioni – tra cui Rete Antirazzista Catanese, Comitato NoMuos/NoSigonella, Catania Bene Comune e altre – chiedono di non far attraccare la nave al porto di Catania, dove il gruppo estremista è diretto già  martedì.
Per le associazioni «la sosta nel porto di Catania sarebbe funzionale all’imbarco delle provviste necessarie alla missione e all’imbarco di volontari arruolati nell’operazione paramilitare».
«Sarebbe assai grave – affermano le associazioni scese in campo – che si concedesse l’attracco e l’utilizzo delle infrastrutture pubbliche a organizzazioni che hanno l’intento di compiere azioni paramilitari nel Mar Mediterraneo, intercettando imbarcazioni di migranti e arrogandosi il diritto di intervenire, consegnando i naufraghi alla guardia costiera libica e violando di fatto l’obbligo di legge che vuole l’accompagnamento verso il porto più sicuro. Non certo quello libico».

(da “La Stampa”)

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GRANDI (UNHCR): “UN PIANO PER VALUTARE LE RICHIESTE DI ASILO IN AFRICA E CORRIDOI UMANITARI PER L’EUROPA”

Luglio 18th, 2017 Riccardo Fucile

L’ALTO COMMISSARIO ONU: “LAVORIAMO PER UNO SCHEMA DA 40.000 POSTI L’ANNO”

Un maxi-piano Ue di reinsediamenti per valutare le richieste d’asilo direttamente in Africa e portare in Europa chi ne ha diritto attraverso i corridoi umanitari.
Ci sta lavorando la Commissione con il sostegno operativo dell’Unhcr, che è pronto a gestire uno schema «da 40.000 posti l’anno». Filippo Grandi, Alto Commissario Onu per i Rifugiati, ne ha parlato ieri a Bruxelles durante un pranzo con i ministri degli Esteri e Federica Mogherini.
Una strategia che aiuterebbe a frenare le attraversate in mare, anche se non risolverebbe l’intero problema.
Secondo le stime dell’Unhcr, i rifugiati che arrivano attraverso il Mediterraneo centrale sono «il 30-40% del totale. Per questo gli Stati europei – spiega Grandi – dovrebbero anche stabilire quote organizzate per l’immigrazione regolare».
Come pensate di intervenire per portare in Europa i richiedenti asilo in modo sicuro?  
«Lavorando nei principali Paesi di transito, ma anche nella stessa Libia, nonostante lì ci siano parecchi problemi di sicurezza. Non c’è nulla di nuovo in questa attività , che già  portiamo avanti da tempo a livello mondiale. Si tratterebbe soltanto di potenziarla. Noi siamo in grado di affrontare un piano da 40 mila trasferimenti l’anno in Europa. Bisogna spingere i richiedenti asilo che fuggono dai loro Paesi a rivolgersi a noi: dobbiamo diventare un’alternativa reale ai trafficanti».
A oggi quanti reinsediamenti fate in Europa?  
«Pochi. A livello globale siamo sui 200 mila l’anno, ma la maggior parte riguardano gli Usa. O meglio, riguardavano: l’ultimo anno di Obama siamo arrivati a quota 85 mila, oggi siamo scesi a 50 mila. Un passo indietro che speriamo sia solo temporaneo. Dall’Europa ci attendiamo una proposta che preveda quote più ampie di reinsediamenti. La Commissione ci sta lavorando».
Il problema è che i precedenti non lasciano ben sperare: il piano di redistribuzione dei richiedenti asilo da Italia e Grecia è fallito…  
«È vero, è stato un progetto abbastanza fallimentare. C’è un problema di solidarietà  interna, ma anche di criteri. Attualmente possono partecipare solo i rifugiati che appartengono a una nazionalità  con un tasso di riconoscimento delle domande pari al 75%. Questo va cambiato: le liste di candidati vanno fatte su base individuale, non secondo la nazionalità ».
Quali sarebbero i Paesi coinvolti dal vostro piano di reinsediamenti?  
«Molti di quelli in cui li facciamo già . Penso al Kenya e all’Etiopia, che ospitano i rifugiati somali. O all’Africa occidentale, per esempio: Niger, Burkina Faso, Ciad, Sudan… Non solo dobbiamo evitare che queste persone attraversino il Mediterraneo, ma anche che si mettano in marcia nel deserto. Intervenire in Libia è già  tardi».
Ma in Libia già  oggi ci sono quasi 300 mila migranti: ci sarebbero le condizioni per allestire punti in cui vagliare lì le domande d’asilo?  
«È uno dei nostri obiettivi e infatti abbiamo deciso di aumentare la nostra presenza. Ma la situazione è molto complicata dal punto di vista della sicurezza. In Libia bisogna uscire dalla logica dei centri di detenzione e stabilire dei centri di accoglienza in cui aiutare queste persone a trovare delle soluzioni».
Non tutti però hanno i requisiti per l’asilo: che fare con gli altri?  
«Bisogna far funzionare i programmi di rimpatrio. Finora sono gestiti su base bilaterale, servirebbe una maggiore coesione a livello europeo. Anche se tutto non si può risolvere con i reinsediamenti e i rimpatri…».
Servono canali di immigrazione regolare?
«Premetto che questa non è la mia materia, visto che io mi occupo di rifugiati. Però i Paesi europei dovrebbero trovare il coraggio di stabilire quote organizzate per le migrazioni regolari. Bisogna capire che la gente emigra comunque. E se non ci sono vie legali, continuerà  a farlo nell’illegalità . Anzi, se l’unica via legale che offriamo è quella del diritto d’asilo, chiunque cercherà  di infilarsi lì. Con il rischio di logorare il sistema».
In Italia si parla della possibilità  di rilasciare visti per ragioni umanitarie: ci sono le condizioni?  
«Non ne abbiamo parlato a Bruxelles, nessuno l’ha richiesto ufficialmente. Io sono a favore di un più equo sistema di sbarchi, per ridurre la pressione sull’Italia. Però qualsiasi iniziativa deve passare da un accordo collettivo. Le azioni unilaterali rischiano di non essere sostenibili».

(da “La Stampa”)

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OBAMACARE, ALTRO SCHIAFFONE A TRUMP: SENATORI REPUBBLICANI FANNO SALTARE LA RIFORMA

Luglio 18th, 2017 Riccardo Fucile

SOLO IL 24% DEGLI AMERICANI E’ D’ACCORDO CON TRUMP

Nuova pesante sconfitta di Donald Trump sulla Sanità : altri due senatori repubblicani hanno dichiarato la loro opposizione al nuovo testo, affondando definitivamente la riforma.
Il senatore Mike Lee dello Utah e il senatore Jerry Moran del Kansas hanno dato il colpo di grazia al progetto di riforma, annunciando che avrebbero votato contro l’ennesima versione sviluppata dai leader della maggioranza, che hanno cercato invano di conciliare le sue fazioni conservatrici e moderate.
In tutto, quattro dei 52 senatori repubblicani hanno dichiarato la loro opposizione, mentre occorrono almeno 50 voti per approvare la riforma.
Donald Trump, in un tweet, ha chiesto ai parlamentari di adottare una soluzione radicale di cambiamento: abrogare totalmente l’Obamacare, la legge di Obama sulla copertura sanitaria, rinviando lo sviluppo di un ipotetico testo sostitutivo.
“I repubblicani dovrebbe abrogare Obamacare adesso e ripartire da zero per sviluppare un nuovo piano sulla sanità . I democratici si uniranno a loro!”, ha scritto Trump su Twitter.
I democratici hanno chiesto ieri notte ai loro avversari politici di rinunciare per sempre al loro progetto di riforma sanitaria.
“Invece di ripetere lo stesso processo di parte, i repubblicani devono ripartire da zero e trovare un accordo con i democratici”, ha detto Chuck Schumer, uno dei principali senatori democratici.
Intanto, secondo un sondaggio pubblicato dal Washington Post, la metà  degli americani continua a preferire l’Obamacare al progetto repubblicano, che riscuote solo il 24% delle preferenze delle persone interpellate.

(da “Huffingtonpost”)

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“ABBIAMO SALVATO 60 GAY CECENI, L’ITALIA NON HA MOSSO UN DITO”

Luglio 18th, 2017 Riccardo Fucile

RUSSIAN LGBT NETWORK RACCONTA LA NUOVA ONDATA DI REPRESSIONE… MENTRE ALTRI PAESI EUROPEI COLLABORANO IL NOSTRO GOVERNO SUI DIRITTI UMANI VIOLATI TACE VERGOGNOSAMENTE

Continua a scorrere sangue in Cecenia.
Lo racconta a HuffPost Italia, un portavoce di Russian Lgbt Network, la semiclandestina associazione di attivisti Lgbt (Lesbiche, gay, bisessuali e transessuali) che si sta occupando dei superstiti e raccoglie le denunce sulle prigioni segrete dove vengono torturate le persone accusate di essere omosessuali.
Il portavoce ci chiede di mantenere l’anonimato: “Fa parte del protocollo di sicurezza”, spiega. Cautela è la parola d’ordine. Elena Milashina, la giornalista di Novaya Gazeta che a Huffpost denunciò l’inferno delle purghe cecene oggi vive sotto protezione in un luogo segreto. “La Russia — scriveva Anna Politoskaja- continua a permettere che esista un angolo del Paese dove i diritti civili non esistono. Se solo il mondo potesse vedere”. Era il 2002.
Quindici anni dopo a mostrare al mondo l’orrore ceceno, insieme alle inchieste di Novaya Gazeta, c’è l’associazione russa LGBT Network che ha anche organizzato un piano di evacuazione per le vittime: “Sessanta persone sono riuscite a fuggire verso altri paesi” spiegano: “Ma l’Italia non ha ancor mosso un dito”.
Cosa sta succedendo in Cecenia distanza di tre mesi dall’inchiesta di Novaya Gazeta che denunciava torture e uccisioni di persone “sospettate” di essere omosessuali?
Al momento Russian LGBT Network può confermare con certezza che tre omosessuali sono morti. Dall’inizio di aprile più di 120 persone hanno chiesto aiuto e 60 sono riusciti a fuggire da questo inferno, 27 hanno trovato asilo fuori dalla Russia. Se all’inizio pensavamo che la persecuzione si fosse fermata, adesso possiamo affermare che persone LGBT sono di nuovo sotto attacco, arrestate e torturate. Abbiamo prove che le autorità  cecene stiano minacciando non solo le vittime ma anche i familiari.
Eppure la Russia ha avviato un’indagine su quello che sta accadendo, giusto?
Le forze dell’ordine della Federazione Russa continuano a restare in silenzio. Devono ancora comunicare diverse informazioni sul processo di indagine. Continueremo a fare del nostro meglio, pretendiamo un’indagine seria. Questi sono crimini contro l’umanità  i responsabili devono pagare le conseguenze
Abbiamo letto su Novaya Gazeta, che 26 persone sono state uccise solo nel mese di gennaio. Senza un processo, seppelliti in fosse comuni. Erano tutti millenials Le notizie che ci arrivano però sono discordanti, cosa ci potete dire a riguardo?
Domenica 9 luglio Novaya Gazeta ha pubblicato un articolo affermando che dozzine di ragazzi sono stati giustiziati nella Repubblica Cecena nel mese di gennaio. Hanno pubblicato la lista dei nomi delle vittime. E dopo la questa pubblicazione è passato questo messaggio a livello internazionale: erano tutti omosessuali Riconosciamo che precedentemente il comitato investigativo russo ha ricevuto informazioni riguardo a persone assassinate in Cecenia (inclusi i nomi di uomini omosessuali). Per quanto ci riguarda, la lista di nomi inclusa in quella pubblicazione non include persone omosessuali.
Di recente durante un’intervista rilasciata al canale televisivo statunitense HBO per la trasmissione Real Sports, il leader ceceno Razman Kadyrov ha dichiarato: “Non abbiamo persone gay qui. Se ce ne sono portatele lontano da noi così non le avremo in casa”.
La solita retorica piena di odio. Non ci sorprende più.
Quello che avviene in Cecenia è chiaramente una violazione dei diritti umani come non si era mai vista, cosa dovrebbe fare la comunità  internazionale?
Siamo grati alla comunità  internazionale per quello che sta già  facendo ma ci sono due cose importanti: abbiamo bisogno di di visti per permettere a questa gente di scappare dalla Cecenia. Abbiamo bisogno che l’attenzione dei media sulle autorità  russe e sulla questione non cali, non venga meno.
Per quanto riguarda i visti che ha concede il nostro paese, ci può dire se qualche rifugiato ha chiesto asilo in Italia ?
A differenza di altri Stati europei, il governo italiano non ha mosso un dito per offrire asilo e protezione a chi ha bisogno.

(da “Huffingtonpost”)

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MEDICI SENZA FRONTIERE E UNICEF DENUNCIANO L’ACCORDO CRIMINALE DELLA UE: “CON QUESTO CODICE DI CONDOTTA PER MOLTI PROFUGHI SAREBBE MORTE CERTA”

Luglio 17th, 2017 Riccardo Fucile

LA COMMISSIONE EUROPEA BOCCIA MINNITI SULLA “PRESENZA A BORDO DELLE NAVI DELLE ONG DI PUBBLICI UFFICIALI”: SOLO SU RICHIESTA E DEVONO ESSERE DEL PAESE DI CUI BATTE BANDIERA LA NAVE… IL GOVERNO DEI CACASOTTO SI RIMANGIA L’IPOTESI DEI VISTI UMANITARI

“Se questo Codice di condotta fosse attuato, ci sarebbero meno navi disponibili nell’area di ricerca e soccorso, e quindi si potrebbero condannare le persone in pericolo nel Mediterraneo a una morte certa”.
L’organizzazione non governativa Medici Senza Frontiere, presente davanti alle acque libiche con la nave Vos Prudence, affida a una nota il commento alla notizia riportata da Repubblica sull’introduzione, nella nuova bozza del Codice, delle “contromisure” da adottare nei confronti delle Ong che si rifiutino di sottoscriverlo.
Tra queste, oltre alle ispezioni a bordo e alla richiesta di certificazioni sulle attività  di recupero in mare dei profughi, anche la possibilità  come extrema ratio per le autorità  italiane di non consentire lo sbarco nei porti nazionali.
“Il nuovo codice di comportamento per le ong che salvano migranti in mare potrebbe mettere a rischio la “vita dei bambini” perchè quando si sposta l’accento sulla sicurezza si rischia di creare “ostacoli ai soccorsi”: da New York l’Unicef ammonisce il governo italiano. Senza mezzi termini
“Ancora non siamo stati contattati”, ribadiscono dal quartier generale Msf.
Su un punto ci tengono però a precisare: “Dall’inizio delle nostre operazioni di ricerca e soccorso, abbiamo seguito rigorosamente tutte le leggi internazionali, nazionali e marittime applicabili così come la Carta dei Principi di MSF, basata sull’etica medica e sui principi umanitari. Ciò detto, rifiuteremo qualsiasi misura che potrebbe aggiungere ulteriori restrizioni alla già  sovraccarica capacità  di salvare vite nel Mediterraneo o che mirano a nascondere la sofferenza delle persone disperate in Libia”.
Più o meno sulla stessa linea Moas, che attraverso il portavoce Gordon Watson fa sapere di essere “in attesa di capire come si svilupperanno i fatti e di ricevere una comunicazione formale dalle autorità  per discuterne con loro”.
Il Codice sarà  finalizzato dall’Italia “dopo aver consultato le Ong”, dichiara la portavoce della Commissione, Natasha Bertaud.
“La situazione non è cambiata. L’Italia ha consultato la Commissione e noi abbiamo fornito i nostri pareri legali. Tocca all’Italia adottare definitivamente il Codice, di concerto con l’esecutivo comunitario e le Ong”.
Il codice, aggiunge, “è opera dell’Italia. Ma si adatta al piano di azione della Commissione su come supportare l’Italia a gestire i flussi di migranti nel Mediterraneo Centrale, dopo la conclusione del vertice di Tallinn, dove i ministri degli Interni hanno sostenuto l’idea di questo codice di condotta, redatto dall’Italia, consultando la Commissione e le Ong”.
Agli inizi della prossima settimana saranno convocate al Viminale con i rappresentanti della Farnesina e della Guardia Costiera. Lì dovranno decidere: se non firmano le nuove regole, non sbarcano nei porti italiani.
La strategia criminale del governo è che ostacolando chi salva vite umane si limitino gli aiuti e i salvataggi in mare e gli arrivi in Italia. Ma il cartellino giallo dell’Unicef lascia intendere che la strada intrapresa non è senza ostacoli. Anzi.
Secondo una fonte citata dall’agenzia stampa Agi, l’esecutivo comunitario ha chiesto all’Italia di modificare la parte sulla presenza a bordo delle imbarcazioni di pubblici ufficiali.
La presenza “non deve essere permanente” ma “su richiesta”, spiega la fonte. Inoltre, i pubblici ufficiali abilitati a fare le “ispezioni” devono essere del Paese di cui batte bandiera la nave. La Commissione, infine, si aspetta che le Ong che sottoscrivono il Codice “abbiano la certezza” di poter sbarcare i migranti nei porti italiani.
La cosa sconcia è che la determinazione dimostrata nei confronti delle Ong non è equilibrata da altrettanta durezza nell’approccio verso l’Unione Europea.
Oggi tramonta anche l’ipotesi, proposta dal viceministro agli Esteri Mario Giro, di sfornare visti temporanei umanitari per alleggerire la pressione dei migranti nel Belpaese e consentire loro di espatriare a nord Europa.
E’ bastato un sussulto dell’Austria che minaccia di chiudere il Brennero per mollare la presa. “L’Austria non si preoccupi — dice Giro ad Huffpost – non abbiamo intenzione di fare come Maroni nel 2011: quello fu un atto unilaterale preso dall’Ue come una furbata. Oggi non lo rifaremo”.
Forti coi deboli e deboli coi forti.

(da agenzie)

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POLITICI INCAPACI? SONO LO SPECCHIO DI NOI MISERABILI ELETTORI

Luglio 17th, 2017 Riccardo Fucile

COME PRETENDERE CHE DAL FANGO IN CUI SIAMO IMPANTANATI E CHE NON BONIFICHIAMO SIA POSSIBILE EMERGERE CANDIDI

Come pretendere che dal fango in cui siamo atavicamente impantanati e che non bonifichiamo con fermezza sia possibile emergere miracolosamente candidi.
Quanto straripante è l’ignoranza individuale per carenza patologica di istruzione, nutrito il menefreghismo sociale, latitante il civismo, il disprezzo per il bene comune, la disonestà  sistematica e patologico il familismo amorale, tanto maggiore è la putrescenza della comunità  di cui si è parte.
Virulente malattie sociali che degenerando oltre i limiti dell’eccezione divengono regolare cancrena, finendo parallelamente nelle istituzioni contagiandole attraverso i loro rappresentanti reclutati nello stesso terreno culturalmente infetto.
Giocoforza se la spregevolezza individuale, l’inettitudine mentale e il dilettantismo professionale diventano marchi di fabbrica, meriti orgogliosamente esibiti e spesso qualifiche di selezione servile, utili a discriminare e lievitare carriere, che non si arricchiscono in ragione di competenze, eccellenze o titoli dei candidati, bensì in ragione della loro adattabilità  morale e ottusità  intellettuale, allora oltre ogni ragionevole dubbio lo sfacelo di una democrazia è servito e inevitabile.
Si può solo scavare tra le macerie per salvare il salvabile.
La democrazia nasce dal basso; essa è il suo popolo. E lo stato di salute in cui versa è specularmente quello del corpo sociale che la caratterizza.
Essa prospera solo in virtù della qualità  etiche dei propri cittadini, attraverso il loro impegno, per mezzo della loro partecipazione e grazie alle loro competenze alla luce della consapevolezza del valore della propria cittadinanza, della propria libertà  in quanto Uomini e Cittadini e della responsabilità  che tale ruolo richiede, dei propri diritti e degli speculari doveri, governanti anzitutto di se stessi con l’esempio e l’onestà .
Ci si governa da sè con piccoli gesti quotidiani attraverso l’impegno nella formazione, la dedizione nel lavoro, il rispetto per il valore fondativo della Legge e dell’Altro; curando il territorio, denunciando il malaffare, ogni abuso di potere che minaccia la qualità  del bene pubblico, stigmatizzando la corruzione, la vigliaccheria morale e la delinquenza di chi con il proprio agire minaccia ciò che è pubblico e comune con sdegno verso ogni forma di civiltà  e giustizia.
Se in Italia siamo ancora affetti da gattopardismo non è certo principalmente a causa dei personaggi da cabaret che scegliamo come governanti, spesso palesemente miserabili nel loro più volgare squallore sia umano che istituzionale — comunemente indaffarati in patetiche esibizioni di melodrammatica nullità  oltraggiosamente definita “politica”, orientata alla spartizione di incarichi e bottini o ad evitare galere a forza di legislazioni personalizzate — ma essenzialmente del popolo o almeno della sua parte culturalmente deviata.
I veri governanti siamo noi. Chi ci “rappresenta” istituzionalmente altro non è nella fattispecie che l’immagine di noi stessi, quella di cui ci vergogniamo riflessa nello specchio delle nostra povertà  intellettuale e morale.
I miserabili siamo noi e dalla nostra miseria tiriamo fuori il peggio che servilmente quanto spudoratamente accettiamo e alimentiamo.
Come pretendere che dal fango in cui siamo atavicamente impantanati e che non bonifichiamo con fermezza sia possibile emergere miracolosamente candidi.
Nel Paese in cui le colpe sono sempre altrui si continua ostinatamente a predicare dal pulpito delle vittime, mostrando solerti la propria immaturità  civile fino al paradosso sperando in reiterate assoluzioni.
Se non fossimo causa dei nostri stessi malanni, perchè chi è mentalmente normodotato e moralmente in regola coi sensi di colpa si trova lustro per lustro, quasi fosse una condanna, governato da una marmaglia indegna di criminali conclamati e pagliacci che inevitabilmente a causa degli loro evidenti limiti minano la sicurezza e la stabilità  della Repubblica accelerando la sua distruzione.
E gli altri qui, immobili, in attesa dello scoppio come prima dei fuochi della sagra del Santo in Carrozza che fa tanto Vaticano.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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