Luglio 14th, 2017 Riccardo Fucile
IL SUO DIFFICILE RAPPORTO CON LA REALTA’
Luigi Di Maio stamattina si è svegliato molto arrabbiato con i giornali e ha deciso di cantargliele chiare e forti dalla sua pagina Facebook.
Come al solito, Di Maio ha un problema grosso come una casa con la realtà e tende a inventare accuse e insulti per fare vittimismo.
Andiamo a vedere di cosa si lamenta.
“Mi si fa passare per un indagato per mafia, quando è una delle tante querele che ho che si aggiungono a quelle archiviate. In questo caso per una frase totalmente inoffensiva nella quale non ho nemmeno pronunciato il nome della Cassimatis.”
In realtà nessun giornale italiano fa passare Luigi Di Maio per indagato per mafia. Oggi sui giornali si racconta invece della querela per diffamazione e della sua iscrizione nel registro degli indagati per quello che lo stesso Di Maio ha detto riferendosi chiaramente a Cassimatis, anche se oggi nega che stava parlando di lei.
«I cittadini – aveva detto il vicepresidente – apprezzano sempre quando una forza politica allontana chi si approfitta della stessa. Alcuni si fanno eleggere con questa e dopo poco passano al gruppo misto».
Per Di Maio i giornali lo fanno passare “per un indagato per mafia” ma non è così perchè tutti i giornali hanno fatto esplicitamente riferimento al fatto che si tratta di una querela per diffamazione.
Il problema semmai è che per molti anni secondo il M5S ogni indagato è automaticamente colpevole, soprattutto se è un politico.
“Mi si fa passare per antisemita e fascista perchè in un gruppo che si chiama “Club Luigi Di Maio”, di cui abbiamo già chiesto a Facebook che venga cambiato il nome e che non ha alcun legame con me nè con il movimento 5 stelle, qualcuno a me estraneo ha pubblicato delle foto insultando il deputato Pd Fiano.
In realtà nessun giornale ha fatto passare Di Maio per un antisemita.
L’articolo a cui il vicepresindente della Camera fa riferimento è quello a firma di Marco Zonetti su Affaritaliani. Ci vuole davvero molta fantasia per leggere qualche accusa di antisemitismo a a Di Maio in un articolo che parla soprattutto e unicamente degli attacchi beceri dei fan dell’esponente politico pentastellato al “nemico di turno”.
Il fatto che l’autore dell’articolo chieda — legittimamente — «cosa ne pensi l’onorevole Di Maio di “cotanta” fan base» non equivale ad un’accusa di antisemitismo.
Ma forse chi non è abituato a rispondere alle domande dei giornalisti ha qualche difficoltà a distinguere una domanda da un’accusa.
Successivamente anche diversi parlamentari PD (come ad esempio Alessia Morani) hanno chiesto a Di Maio di prendere le distanze da quegli insulti.
“Mi si fa passare per scemo perchè mi sono attaccato al telefono per provare a chiamare gli ambasciatori degli altri Paesi Ue chiedendo ai loro governi un aiuto per le nostre terre che bruciano. Come l’Italia recentemente ha fatto per il Portogallo. I rapporti con le ambasciate rientrano nelle prerogative di Vicepresidente della Camera, ma forse qualche giornalista non lo sa”
Nessuno vuole far passare Luigi Di Maio per uno scemo, ci mancherebbe.
In fondo tutti i politici, chi più chi meno, accorrono sui luoghi di disastri e tragedie per far vedere che si stanno rimboccando le maniche e si danno da fare.
Il punto è — come abbiamo spiegato ieri — che Di Maio si è vantato di aver trovato i Canadair “dall’estero” grazie ad un intenso impegno telefonico.
Di Maio oggi spiega che è nelle sue prerogative “chiamare gli ambasciatori” e questo nessuno lo mette in dubbio.
Peccato che gli aerei del soccorso antincendio siano partiti su richiesta della Protezione Civile all’Unione Europea. In questa vicenda non c’entrano nè le ambasciate nè Luigi Di Maio.
Ma questo il vicepresidente evidentemente non ha molta voglia di raccontarlo.
“Vengo offeso da un giornalista che scrive su oggi e sul Corriere e che mi definisce “terrunciello” solo perchè ho provato a dare una mano alla mia gente in Campania. Se qualcuno avesse ancora dei dubbi sulla qualità del giornalismo italiano.
L’ultima delle lamentele di Di Maio riguarda l’offesa ricevuta da un giornalista “che scrive su Oggi e sul Corriere” e che lo ha definito “terrunciello”.
Letta così potrebbe sembrare che questa offesa sia addirittura stata pubblicata su un articolo di giornale. Invece no, perchè è solo un commento fatto dal giornalista Mauro Suttora sul suo profilo Facebook.
Anche in questo caso Di Maio evita coraggiosamente di fare nomi (per evitare la gogna, dirà , ma tanto i pentastellati sono già arrivati in quello status).
Sorprende però che un deputato del partito del vaffanculo, di quello che definiva i politici morti zombi e che tanti insulti ha regalato alla kasta dei giornalisti se la prenda con un epiteto come “terrunciello esaltato”.
Per tacere ovviamente dei numerosi insulti sessisti vomitati addosso alle donne del Partito Democratico direttamente dal blog o dall’account Twitter del Capo Politico del 5 Stelle.
Di nuovo il vicepresidente ha perso drammaticamente il contatto con la realtà .
Ma si sa che giocare a fare la vittima è molto meglio che affrontare le proprie responsabilità e le proprie mancanze.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 14th, 2017 Riccardo Fucile
GENOVA, ERA IN PRIMA LINEA PER FERMARE LA STRUTTURA DEI CEIS, ORA LA “CONVERSIONE”
Non ci sono più buoni e cattivi, in questa storia dall’incipit cupo e dal finale capovolto: ribaltato
a tal punto da sembrare una favola.
E invece non è una favola, anzi: perchè è la realtà , a riuscire sempre a spiazzare sul serio.
Tutto inizia in cima alla collina di un quartiere difficile, dove anche l’autobus fa fatica a inerpicarsi e la collina si sfarina appena piove.
È qui, in fondo alla salita, davanti a un piccolo parcheggio e proprio in faccia alle palazzine, che due anni fa il Ceis, il Centro di solidarietà di Genova, aprì Casa Bozzo: il centro di accoglienza dei migranti di via Edera, a Quezzi.
Appena la voce si sparse, i residenti organizzarono una mezza sollevazione: assemblee sotto la pioggia battente, gruppi whatsapp di cittadini terrorizzati, passeggiate notturne, liti su Facebook dove qualcuno buttava lì persino la proposta di dotarsi di dissuasori elettrici scaccia-profughi.
E poi, dopo sit-in e confronti e pure la passerella di Forza Nuova, con Roberto Fiore intervenuto in comizio, alla fine eccoli, i profughi.
Sono arrivati, al centro di una guerra già scoppiata e combattuta in loro assenza, si sono sistemati nelle stanze bianche e azzurre e nessuno ha più cercato di scacciarli.
Da quel momento sono passati due anni.
E ieri, ecco spuntare il lieto fine più azzardato che ci si sarebbe potuti inventare: uno dei più fieri oppositori della protesta, proprietario di alcuni appartamenti del quartiere, ha deciso di mettere a disposizione dei migranti un intero bosco: 1.500 metri quadri del suo terreno, che sovrasta il centro di accoglienza. In comodato d’uso gratuito al Ceis per cinque anni.
In questa fiaba vera, dunque, il bosco pieno di sterpaglie, impenetrabile da anni, potrà tornare percorribile: è l’obiettivo del Ceis, che con la collaborazione di Orto Collettivo sta già guidando i cinquanta migranti di Casa Bozzo nella risistemazione del verde. «Non ho parole per ringraziare il proprietario di questo terreno boschivo — spiega Enrico Costa, presidente del Centro di Solidarietà di Genova — spero che questa storia possa fare da apripista, da esempio, anche per altre zone della città ».
Non scriviamo il nome del proprietario, che preferisce restare nell’ombra. Ma nel quartiere è molto conosciuto.
C’è anche un paradosso, in questa vicenda cominciata con un muro contro muro: a proporsi per primo nel mettere a disposizione un terreno limitrofo a Casa Bozzo era stato il Municipio Bassa Val Bisagno.
L’idea era di recuperare l’area, attraverso il lavoro dei migranti, e metterla in sicurezza dal pericolo di smottamenti in caso di forte pioggia. L’entusiasmo istituzionale era forte, ma «purtroppo per difficoltà tecniche e burocratiche quel progetto si è arenato», ricorda Enrico Costa.
Alla fine, più che il pubblico volenteroso, potè il privato (inizialmente) riottoso. «Speriamo che in futuro diventi sempre più agevole attivare percorsi di questo tipo», sottolinea Costa.
«Inizieremo a lavorare sul terreno tra nemmeno quindici giorni — sorride Andrea Pescino di Orto Collettivo — quel bosco è in stato d’abbandono, durante l’ultima pioggia il piazzale era invaso dalla terra. Eppure, era un’area bellissima: c’era un sentiero che va fino a Pianderlino, dotato di illuminazione pubblica: ma da anni neppure i cinghiali riescono a passare di lì. Grazie ai migranti, ora ripristineremo i percorsi, mettendoli di nuovo a disposizione dei residenti».
Intanto, intorno alla casa dei migranti di via Edera si lavora già .
I richiedenti asilo hanno strappato le erbacce infestanti, messo a punto le vasche di contenimento dell’acqua, piantato quaranta alberi da frutta: meli, peri, ciliegi.
«Il nostro obiettivo — spiega Pescino — è aprire i cancelli di Casa Bozzo ogni settimana, e offrire frutta e ortaggi agli abitanti del quartiere».
(da “La Repubblica”)
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Luglio 14th, 2017 Riccardo Fucile
L’INTERVISTA DEL FATTO AL LIDER MAXIMO E’ UN MASSACRO CONTINUO DI RENZI
Massimo D’Alema rilascia oggi un’intervista al Fatto Quotidiano che rischia di diventare l’argomento del giorno per i toni assolutamente furiosi dell’ex presidente del Consiglio e anche per il titolo scelto dal quotidiano per il colloquio con Ettore Boffano e Fabrizio D’Esposito:
Significa che la mutazione è antropologica, prima ancora che politica.
C’è un episodio rivelatore che mi ha colpito molto, quando Renzi scrive nel suo libro che sua figlia chiede se è certo dell’abiura del dalemismo da parte di Orfini. È aberrante, questa è educazione all’odio, è l’elogio del tradimento. Se questi sono i principi educativi, c’è da essere seriamente preoccupati.
Allora lei ha letto Avanti?
Per l’amor del cielo. Concordo con Letta quando parla di disgusto. Ho altro da leggere. Ho visto le numerose anticipazioni pubblicate dai quotidiani. Quante sono? Otto? Dieci in tutto. Una cosa sconcertante, questa è informazione di regime, che però contribuisce a far crescere quel sentimento dilagante contro Renzi.
L’intervista è lunghissima (occupa due pagine del quotidiano) e più interessante rispetto alle querelle con Renzi è quello che D’Alema dice sull’economia:
Un tempo il Pd aveva un grande peso, oggi un po’ meno.
Il Pd avrebbe dovuto impostare il tema di una profonda riforma dei Trattati.
Invece
Ha usato la sua forza contrattuale per chiedere un po’ di soldi e flessibilità anzichè fare una battaglia per riformare il patto di stabilità e chiedere che gli investimenti non possono essere calcolati nel rapporto deficit-Pil.
Renzi chiede meno tasse
Ci vuole un grande piano di investimenti, basta sfogliare Keynes. Il moltiplicatore che deriva dalla fiscalità è basso. Meno tasse per tutti è uno slogan vecchio ed è immorale riprenderlo aumentando il debito. Non possiamo rubare i soldi ai nostri figli, distribuendo mance ai banchieri.
Secondo D’Alema, “ci vuole un ritorno alla serietà della politica […]. Vedete, noi siamo stati un gruppo dirigente che si rispettava. Quando ero a Palazzo Chigi ho proposto Veltroni segretario, Prodi a capo della Commissione europea. Oggi prevale il culto del capo, la cultura del sospetto. Renzi ha impedito che Letta diventasse presidente del Consiglio europeo e questa era una proposta della Merkel”.
Quanto al futuro, D’Alema auspica un soggetto unitario a sinistra:
“Dobbiamo presentarci con un soggetto unitario, non possiamo andare con due liste che litighino tra di loro […]. Ora c’è un nucleo di partenza composto da Mdp e Campo Progressista di Pisapia, io immagino a conclusione di questa fase una consultazione popolare a novembre”.
Primarie?
“Certo, ma senza truppe cammellate, con regole che impediscano qualsiasi forma di inquinamento”.
D’Alema lascia intendere che potrebbe candidarsi. “A me sembra molto prematuro”, risponde a domanda diretta. “Se ci saranno i capilista bloccati, decideranno gli elettori con le primarie”.
Quindi è sì?
“Ripeto, ci saranno le primarie…”.
(da agenzie)
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Luglio 14th, 2017 Riccardo Fucile
CALANO LE ENTRATE DALLE TASSE
Sale ancora il debito pubblico italiano, proprio quello che il governo si deve impegnare ad
abbattere – in rapporto al Pil – per spuntare maggiore flessibilità nella scrittura del Bilancio del 2018, secondo quanto concesso e ribadito dalla Commissione Ue nella fresca lettera inviata al Tesoro.
Secondo il dato comunicato da Bankitalia, a maggio il debito delle Amministrazioni pubbliche è stato pari a 2.278,9 miliardi, in aumento di 8,2 miliardi rispetto ad aprile.
“L’incremento è dovuto principalmente al fabbisogno mensile delle Amministrazioni pubbliche (7,0 miliardi); vi contribuiscono anche l’aumento delle disponibilità liquide del Tesoro (per 0,5 miliardi, a 58,9; erano pari a 72,7 miliardi alla fine di maggio 2016) e l’effetto complessivo degli scarti e dei premi all’emissione e al rimborso, della rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e della variazione del tasso di cambio (0,7 miliardi)”, dice via Nazionale.
Con riferimento ai sottosettori, il debito delle Amministrazioni centrali è aumentato di 8,1 miliardi, quello delle Amministrazioni locali di 0,1 miliardi; il debito degli Enti di previdenza è rimasto pressochè invariato.
Dai numeri di Bankitalia emerge anche l’aggiornamento a maggio delle entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato: sono state pari a 33,5 miliardi (inferiori di 0,3 miliardi a quelle rilevate nello stesso mese del 2016); nei primi cinque mesi del 2017 esse sono state pari a 154,4 miliardi, in crescita del’1,4 per cento rispetto al corrispondente periodo del 2016.
(da agenzie)
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Luglio 14th, 2017 Riccardo Fucile
INCOSTITUZIONALE PAGARE SPESE A INDAGATI: E’ MATERIA DI STATO… SULL’ALLARME SICUREZZA SECONDO SCHIAFFONE PER IL CENTRODESTRA DOPO L’AMMISSIONE DEL SINDACO BUCCI SUL CALO DEI REATI A GENOVA
La legge della Regione Liguria del 5 luglio dell’anno scorso, con cui la Regione stessa si fa carico delle spese processuali dei cittadini che vengono incriminati per eccesso di legittima difesa dopo aver reagito ad una aggressione, viola l’articolo 117 della Costituzione nella parte che attribuisce allo Stato competenza esclusiva nella materia “ordine pubblico e sicurezza”.
Lo ha stabilito la Consulta con una decisione depositata oggi.
Per il centro destra ligure che sul tema della sicurezza aveva fortemente puntato durante la campagna elettorale, poi vinta, per il sindaco di Genova, è la seconda “sconfita” in pochi giorni
La prima è di quanto il neo sindaco Marco Bucci, alla sua prima partecipazione in Prefettura al Comitato dell’ordine e della sicurezza pubblica, all’uscita aveva dovuto ammettere che a “Genova i reati sono in calo”.
Insomma tutto quell’allarme su Genova come il Bronx era pura propaganda perchè i numeri ufficiali raccontano un’altra realtà .
Naturalmente un conto è la sicurezza reale un’altra quella percepita sulla quale si costruiscono anche le fortune elettorali
Per quanto riguarda la legge sul sostegno a chi veniva indagato per eccesso di legittima difesa, una posizione condivisa con i governatori leghisti di Lombardia e Veneto, la disposizione impugnata dal presidente del Consiglio stabilisce che “la Regione prevede il patrocinio a proprie spese nei procedimenti penali per la difesa dei cittadini che, vittime di un delitto contro il patrimonio o contro la persona, siano indagati per aver commesso un delitto per eccesso colposo in legittima difesa, ovvero assolti per la sussistenza dell’esimente della legittima difesa”
Secondo la Corte costituzionale, la disposizione in questione non interferisce con la materia “ordinamento penale”, perchè “la disposizione non incide su fattispecie penali, non modifica i presupposti per l’applicazione di norme penali, non introduce nuove cause di esenzione dalla responsabilità penale, nè produce effetti sanzionatori ulteriori conseguenti alla commissione di un reato”: però si ripercuote sulla materia “ordine pubblico e sicurezza”.
“Attraverso regole che incidono sul patrocinio nel processo penale, la norma risulta, infatti – scrive la Corte – funzionalmente servente rispetto a scelte in tema di sicurezza, per le quali le Regioni non hanno competenza”.
La Consulta sottolinea che “è qui in questione la concessione di un sostegno economico ai cittadini che, vittime di un delitto contro il patrimonio o contro la persona, affrontano un procedimento penale con l’accusa di aver colposamente ecceduto i limiti della legittima difesa. Tale concessione è manifestazione di un indirizzo regionale in tema di prevenzione dei reati e di contrasto alla criminalità , materia che la costante giurisprudenza di questa Corte ha sempre considerato riservata allo Stato”.
“Attraverso il sostegno economico nel procedimento e nel processo è, infatti, incoraggiato (o non scoraggiato), in ambito regionale, il ricorso alla ‘ragion fattasi'”, conclude la Consulta, dichiarando – per questa parte – l’illegittimità costituzionale della legge della Liguria.
Sulla bocciautura intervengono i consiglieri regionali del Pd Luca Garibaldi (vicecapogruppo) e Raffaella Paita (capogruppo). “Non poteva essere altrimenti – sottolinea Paita – visti i palesi profili di incostituzionalità della norma, come il Partito Democratico aveva già evidenziato in commissione e in aula”. La maggioranza, però, spiega Garibaldi, che è stato anche relatore di minoranza, “ha voluto forzare ugualmente le regole e approvare una legge ideologica, pur sapendo che sarebbe stata respinta dalla Consulta. Oltre a essere l’ennesima legge della Giunta Toti a venire bocciata – conclude il vice capogruppo del Pd – la norma sulla legittima difesa prevedeva anche uno stanziamento di 20 mila euro, che il centrodestra aveva tolto a progetti per la sicurezza urbana ben più concreti. Una figuraccia e un danno per tutti”.
(da “La Repubblica”)
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Luglio 14th, 2017 Riccardo Fucile
GLI ABUSI DURANTE L’ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO
Un 54nne monzese è stato arrestato dalla polizia su ordine del Gip di Monza con l’accusa di
violenza sessuale su minore.
L’uomo, titolare di un’attività commerciale in Brianza, secondo quanto ricostruito dalle indagini, coordinate dalla Procura di Monza, avrebbe abusato sessualmente di quattro sue stagiste minorenni.
I fatti sarebbero avvenuti durante i periodi in cui le ragazze erano affidate alla sua attività per l’alternanza scuola/lavoro. Le indagini sono scattate dalla denuncia di un consultorio.
L’uomo, di Monza, è titolare di due esercizi commerciali.
Scrive l’ANSA che da tempo, secondo quanto si è appreso, partecipa a progetti di alternanza scuola-lavoro.
Le indagini sono state avviate grazie a una delle stagiste, che si è rivolta ad un consultorio. Risalendo alle studentesse che avevano partecipato a percorsi di formazione in quegli stessi centri sono così stati individuati gli altri casi.
Le indagini sono iniziate nel febbraio scorso quando una ragazza ha manifestato segni di malessere e si è rifiutata di tornare al centro estetico dove stava svolgendo il progetto di alternanza.
I genitori l’hanno invitata ad andare al consultorio, dove ha finalmente raccontato le violenze subite. Il consultorio ha quindi inviato la segnalazione alla procura e da quel momento gli investigatori hanno lavorato sulla ricerca di altre vittime.
Le intercettazioni hanno permesso di accertare la veridicità del loro racconto e lo stato di sottomissione mentale in cui versavano. “Soffrivano tutte di un potente senso di colpa per non essere state in grado di rifiutarsi – ha spiegato il procuratore di Monza, Luisa Zanetti – per questo motivo, parlando tra loro al telefono, avevano anche pensato di non denunciare.
Per questo abbiamo forti sospetti che ci siano molte altre vittime”. L’uomo arrestato è un incensurato di 54 anni originario del Vimercatese, gestore di due centri massaggi (i locali non sono stati sequestrati dall’autorità giudiziaria).
Gli episodi sono avvenuti tutti nelle attività , a esclusione di un caso in cui ha portato a casa una delle ragazzine. La pressione psicologica sulle vittime teneva conto anche del ruolo che il 54enne aveva nella loro vita scolastica.
Era lui, infatti, a compilare la valutazione sul loro lavoro e a preparare la certificazione che occorreva per essere promosse.
(da agenzie)
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Luglio 13th, 2017 Riccardo Fucile
DEFEND EUROPE SOSTIENE CHE IL NOLEGGIO DELLA NAVE C-STAR E’ STATO AUTOFINANZIATO CON 70.000 EURO, CON QUELLA CIFRA NON ARRIVI NEANCHE IN LIBIA… QUELLI CHE IN ITALIA ACCUSAVANO LE ONG DI GESTIRE NAVI CHE COSTANO 400.000 EURO AL GIORNO ORA TACCIONO
La nave si chiama C-Star, batte la bandiera di Djibouti e ha attraversato ieri il Canale di Suez diretta a Catania. È stata affittata da Generazione Identitaria, movimento xenofobo nato in Francia e arrivato in Italia, nell’ambito di un progetto chiamato Defend Europe.
All’inizio di maggio, una piccola imbarcazione al porto di Catania aveva tentato una manovra di disturbo nei confronti della nave Aquarius della Ong Sos Mediteranèe.
A bordo c’erano la giornalista canadese Lauren Southern–riconducibile nella galassia dell’alt-right americana–e attivisti di Generazione Identitaria Italia e Austria.
La Capitaneria di porto aveva fatto intervenire una motovedetta che aveva accompagnato a terra la barca degli “attivisti”, che erano stati solo identificati e stranamente nessuno era stato denunciato come sarebbe avvenuto per qualsiasi comune mortale.
Probabilmente la Procura di Catania era troppo occupata a indagare sulle Ong, quelle che salvano le vite, non quelli collusi con gli assassini libici.
Poco dopo, gli stessi avevano lanciato “Defend Europe, volta a mettere fine alle operazioni SAR (Search and rescue) svolte dalla Ong nel Mediterraneo centrale”, con la solita tesi della “sostituzione etnica” delle popolazioni europee.
La campagna di crowdfunding, che puntava a raccogliere i fondi necessari al noleggio di un’imbarcazione, a giugno aveva subito una battuta d’arresto a causa del blocco del conto su Paypal e al congelamento dei soldi raccolti.
In Francia, come riporta Repubblica, le proteste erano state molto forti. Sui social era nato l’hashtag #StopDefendEuropePaypal, e dopo Paypal anche il Crèdit Mutuel aveva chiuso il conto di Gènèration Identitaire.
Ora miracolosamente in pochi giorni sarebbero entrati in cassa 70.000 euro che avrebbe permesso a Generazione Identitaria di affittare un’imbarcazione di 40 metri chiamata C-Star.
Chi conosce i costi di gestione di una nave a noleggio sa bene che con una cifra minima del genere non arrivi neanche in Libia che già devi riportare la nave al proprietario.
Ma tale anomalia non ha indotto finora la procura di Catania o Minniti ad aprire una inchiesta analoga a quelle “sui finanziamenti alle Ong” che hanno citato un giorno si e l’altro pure.
Non risulta che neanche Di Maio abbia chiesto chi finanzia questa “missione” xenofoba.
Il movimento aveva iniziato un tour in giro per l’Italia per promuovere la “missione” che non sarò certo sfuggito al nostro attento ministro degli Interni.
Nel corso di un incontro a Bolzano–promosso guarda caso dai Giovani Padani – il responsabile nazionale Lorenzo Fiato ha dichiarato che “per fermare questa marea che rischia di sommergerci vogliamo allestire una flotta, abbiamo già contattato numerosi marittimi che ci aiuterebbero, e ovviamente anche avvocati, disposti a sostenerci nelle eventuali spese processuali che dovremo affrontare.”
Più recentemente Fiato è stato intervistato anche dalla BBC, dove ha detto che i migranti “si riproducono come conigli” e “sostituiscono la popolazione originaria dei quartieri.”
Fino alla recente dichiarazione: “Abbiamo una grossa barca (un 40 metri n.d.r.), possiamo ospitare 30 persone, tra cui un equipaggio professionista che la guiderà , e potremo passare più di 30 giorni in mare,” dice il responsabile.
Se ne deduce che l’operazione avrebbe un costo giornaliero di 2.000 euro, ipotesi che farebbe sganasciare dalle risate qualsiasi esperto del settore.
Vediamo quale sarebbe il modus operandi:
“Il nostro obiettivo sarà quello di contattare la Guardia Costiera libica, il governo libico, a modo di sviluppare una collaborazione con loro e lavorare con loro al fine di fermare l’immigrazione massiva e il lavoro che le Ong stanno svolgendo in maniera criminale nel mar Mediterraneo.”
“Quello che faremo,” chiosa Fiato, “sarà tracciare il percorso delle Ong, seguirle e intervenire nel momento in cui loro svolgeranno degli atti criminali. Il nostro lavoro renderà il Mediterraneo un posto più sicuro.”
Cioè queste guardie bianche del sistema che si spacciano per rivoluzionari farebbero gli spioni per conto di un governo straniero e di una Guardia costiera collusa con criminali.
Mentre per loro sarebbero criminali quelli che cercano di salvare vite umane, rei di mettere in pericolo la razza ariana .
Nonostante le calunnie dei mesi scorsi e la caccia alle streghe che perdura tutt’ora, le Ong non svolgono alcuna “attività criminale” ma fanno operazioni perfettamente legittime, e in più sotto il controllo costante della Guardia Costeria italiana.
In più, a livello operativo non si capisce nemmeno con quale governo libico (ce ne sono diversi) dovrebbe interfacciarsi Generazione Identità , nè tantomeno con quale Guardia Costiera libica–visto che solo sotto il governo di Serraj ce ne sono due.
Tra l’altro, nonostante i finanziamenti e l’addestramento di Italia, le guardie costiere libiche sono responsabili di violenze ai danni dei migranti e collusioni (reali) con gli scafisti.
Per finire, i “respingimenti” di massa che Generazione Identitaria vuole fare sono vietati dal diritto internazionale.
Quest’ultimo, infatti, prescrive che i migranti intercettati in mare debbano essere trasportati in un “porto sicuro,” che non è il porto geograficamente più vicino.
E riportare i migranti in Libia, come ampiamente noto, significa solo una cosa: condannarli ad abusi, torture e sistematiche violazioni dei diritti umani.
Ne deriva che al primo atto di violazione delle leggi suddette la Guardia costiera italiana , se vuole evitare una denuncia per omissione di atti d’ufficio, dovrà intervenire, sequestrare la nave e arrestare in flagranza di reato i responsabili.
Nel frattempo la procura di Catania e Minniti si saranno certamente mossi per appurare le fonti di finanziamento degli organizzatori, come hanno fatto per le Ong.
O no?
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Luglio 13th, 2017 Riccardo Fucile
“FATTORI DI ATTRAZIONE”, “AIUTO INDIRETTO AI TRAFFICANTI”, “CAUSA DI AUMENTO DEI MORTI IN MARE”: LA RICERCA DEL GOLDSMITHS COLLEGE DELL’UNIVERSITA’ DI LONDRA FA CROLLARE TUTTE LE BALLE XENOFOBE
La presenza delle navi delle Ong nel Mediterraneo centrale non ha fatto aumentare il numero
delle traversate e non ha provocato un aumento dei morti tra i migranti in fuga dalla Libia.
Dopo mesi di “narrazione tossica” che hanno gettato gravi accuse sulle associazioni impegnate nel soccorso in mare, una ricerca del Goldsmiths College dell’Università di Londra ricostruisce le cause reali che hanno portato alla situazione attuale nel Mediterraneo.
“I fatti, semplicemente, non supportano l’idea che le Ong impegnate nel soccorso siano responsabili dell’incremento nel numero delle traversate”, ha spiegato Lorenzo Pezzani di Goldsmiths durante la conferenza stampa di presentazione del rapporto “Blaming the rescuers” che si è svolta a Roma.
“Le argomentazioni contro le Ong ignorano deliberatamente il peggioramento delle crisi economiche e politiche che colpiscono numerose regioni dell’Africa e che sono fra le molte cause dell’incremento delle traversate nel 2016 -ha aggiunto-. In Libia, i migranti sono vittime di violenza estrema e sono disposti a tentare la traversata con o senza la presenza di attività di ricerca e soccorso”.
Tre gli elementi messi sotto la lente dai ricercatori, ovvero le tre principali accuse mosse in questi mesi alle Ong: il cosiddetto “fattore di attrazione” per i migranti in partenza dalla Libia, l’aiuto indiretto ai trafficanti e il fatto che la loro presenza renda più pericoloso l’attraversamento.
Tre accuse che vengono sistematicamente smontate partendo da dati ed elementi messi a disposizione da Frontex (uno dei principali accusatori delle Ong), Triton ed EunavForMed.
“Dipanando i fili dei vari processi e attori che hanno influenzato le dinamiche delle migrazioni nel Mediterraneo centrale tra il 2015 e il 2016 -si legge nel testo-, il rapporto esamina le accuse formulate contro le Ong e dimostra come si basino su dati parziali e falsi nessi di causalità ”.
Il primo dato a essere smentito è il cosiddetto “pull factor”, ed è la stessa Frontex a fornire i dati corretti per leggere la situazione.
Nel “Report annuale di analisi di rischio del 2017” l’agenzia delle frontiere europea evidenzia come l’aumento dei flussi di migranti provenienti dall’Africa subsahariana, dall’Africa occidentale e dal Corno d’Africa registrato nel 2016 (181.459 migranti, +18% rispetto al 2015) “dimostra che il Mediterraneo centrale è diventato la rotta principale per i migranti africani verso la Ue, ed è molto probabile che rimanga tale per il prossimo futuro”.
Parallelamente si è registrato un aumento dei flussi lungo la “Rotta del Mediterraneo occidentale” che parte dal Marocco (+46% dal 2015 al 2016) nonostante l’assenza di Ong.
C’è poi l’accusa -particolarmente grave- che imputa alla presenza delle Ong l’aumento del numero di morti nel Mediterraneo.
Il 2016, infatti, è stato un anno record per il numero di morti in mare: 4.851 i decessi accertati.
Ma le Ong non hanno provocato un aumento: se si prendono in considerazione i dati relativi ai singoli mesi del 2016, infatti, si nota come il tasso di mortalità sia molto alto nei primi mesi del 2016 (prima che le Ong tornassero in mare dal termine della pausa invernale) per poi calare rapidamente con il loro ritorno in “acqua”.
Il numero dei morti torna poi a salire solo quando la presenza delle navi umanitarie inizia a diminuire, alla fine dell’autunno.
“I fattori principali all’origine di una maggiore pericolosità delle traversate sono la crescita di un modello di tratta gestito dalle milizie libiche e gli effetti dell’operazione dell’Unione europea di contrasto ai passeur, nel corso delle quali sono state distrutte molte imbarcazioni di legno di grandi dimensioni, e non le ONG”, ha aggiunto Charles Heller di Goldsmiths.
Il terzo elemento al centro della ricerca “Blaming the rescuers” è il presunto aiuto (involontario) che le Ong darebbero ai trafficanti, spingendoli a usare barche di qualità scadente (gommoni di scarsa qualità al posto di più sicure imbarcazioni di legno) e quindi più pericolose perchè sovraccariche.
Un cambiamento che però è dovuto principalmente alla comparsa -verso la fine del 2015- di un nuovo modello di traffico controllato dalle milizie.
Al tempo stesso l’attività di distruzione e sequestro delle imbarcazioni prevista dalla strategia di EunavForMed ha spinto i trafficanti a puntare sui gommoni. Più economici, facilmente reperibili e molto più pericolosi per i migranti.
“Le imbarcazioni di legno sono più preziose rispetto ai gommoni, perchè possono trasportare più persone. Gli smugglers non possono più recuperare le imbarcazioni in alto mare e questo le rende un’opzione meno economica per il business. I gommoni vengono usati in due terzi dei casi e le imbarcazioni di legno solo in un terzo”, si legge in un report di EunavForMed datato 2015. Segno che l’uso di imbarcazioni più fragili e pericolose era già ampiamente diffuso prima che le Ong intervenissero in maniera massiccia nel Mediterraneo centrale. Sempre nello stesso report si legge: “Negli ultimi sei mesi abbiamo visto i trafficanti fornire le imbarcazioni con minori quantità di cibo e carburante, e metterle in acqua con condizioni meteo più rischiose”.
La ricerca si conclude osservando che le accuse contro le Ong ignorano deliberatamente il ruolo che altri attori, incluse le agenzie dell’Unione europea e i governi nazionali, hanno avuto nel rendere le traversate più rischiose.
“Siamo convinti che la narrazione tossica che accusa ingiustamente le Ong sia parte di un tentativo più ampio di criminalizzazione delle iniziative di solidarietà verso i migranti -ha concluso Pezzani-. È anche una distrazione conveniente, dal momento che distoglie l’attenzione dall’incapacità dei governi ad affrontare i veri problemi. Bisogna fare un passo indietro e chiedersi innanzitutto le ragioni dell’esistenza di un vero e proprio vuoto nelle attività di ricerca e soccorso che rende necessario l’intervento delle Ong”.
(da “Notizie geopolitiche”)
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Luglio 13th, 2017 Riccardo Fucile
“LE MULTE VANNO PAGATE, L’ITALIA NON LE HA MAI FATTE PAGARE”: LA CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA CONDANNA L’ITALIA
Chi produce di più deve pagare, le leggi europee sono categoriche.
Ma l’Italia ha agito contrariamente alle regole previste dal regime delle quote latte.
Le multe per i produttori che hanno immesso sul mercato più del dovuto devono essere pagate, ma le autorità italiane al contrario non hanno rispettato tale obbligo. L’avvocato generale della Corte di giustizia dell’Ue, Eleanor Sharpston, considera «inadempiente» l’Italia e suggerisce alla ai giudici di condannarla.
Un pronunciamento che può voler dire multe. Se la Corte dovesse condividere la linea del magistrato accertando l’effettivo inadempimento, allora si dovrà procedere senza indugi al recupero delle multe non pagate, altrimenti saranno multe.
L’Italia rischia di perdere la causa avviata dalla Commissione europea.
E’ stata proprio l’esecutivo comunitario a portare il Paese in tribunale per una storia vecchia di decenni e che inizia nel 1984, quando l’Ue ha introdotto il regime delle «quote latte» per limitare la produzione e trasferire la responsabilità della sovrapproduzione ai singoli produttori e ai caseifici nazionali.
In pratica se uno Stato supera il massimo consentito nella produzione, tutti i singoli produttori che sforano i limiti sono soggetti al pagamento di una multa sulle eccedenze.
Spetta ai governi far pagare queste penalità .
Dal 1995 al 2009 l’Italia ha sempre prodotto più di quanto avrebbe dovuto, e avrebbe dovuto esigere ogni anno il pagamento della penale da parte dei produttori. Non è successo. La Commissione stima che su un totale di 2,3 miliardi di euro, 1,7 miliardi non siano ancora stati rimborsati.
Parte di questo importo sembra considerato perso o rientra in un piano a tappe di 14 anni, ma la Commissione stima che restino ancora da esigere dai produttori 1,343 miliardi e ne chiede il recupero.
L’avvocato generale dà ragione alla Commissione europea. La legislazione comunitaria che prevede il prelievo economico in caso di sovraproduzione lattiera «ha carattere imperativo per gli Stati membri», ricorda il magistrato Sharpston.
Le multe vanno pagate, e l’Italia non le ha fatte pagare. O si recuperano questi 1,3 miliardi, o l’Italia dovrà pagare multe che potrebbero essere salate.
Un bocciatura per il Paese e per Luca Zaia che, in veste di ministro delle Politiche agricole, evitò agli «splafonatori» di non mettere mani al portafogli, togliendo a Equitalia il potere di riscossione e permettendo pagamenti rateali alle aziende.
C’è di più. L’Italia non solo è tenuta come tutti gli Stati membri a far pagare le multe per i produttori che sforano. E’ tenuta anche a rispettare «l’obbligo di diligenza».
Cosa non fatta secondo l’avvocato generale, secondo cui la legislazione nazionale in materia si distinta per «l’inefficacia, l’irrazionalità e la farraginosità », dando di vita ad contenzioso giudiziario che in pratica «ha reso estremamente difficoltoso per lo Stato italiano, se non impossibile, procedere al recupero delle somme dai singoli produttori».
Un pasticciaccio all’Italiana in salsa leghista.
(da “La Stampa”)
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