Marzo 15th, 2018 Riccardo Fucile
LA MILITANTE GRILLINA HA RIPORTATO FRATTURE E FERITE E CHIEDE 40.000 EURO DI DANNI
Paola Giannone era entrata nelle cronache della Narnia a 5 Stelle formatasi in Campidoglio in quanto aspirante assessora al lavori pubblici bocciata in favore di Margherita Gatta.
La Giannone aveva infatti fatto ricorso al TAR contro la scelta di Virginia Raggi, ma il tribunale le aveva dato torto.
Oggi l’architetta è insegnante torna nelle cronache della città : Repubblica Roma racconta che la militante grillina ha riportato varie ferite e la frattura del setto nasale in una rovinosa caduta nell’atrio della scuola di via Fabiola sulla Gianicolense e ha deciso di citare per danni il Comune, responsabile dell’inesistente manutenzione dell’area esterna all’edificio.
Questo perchè dopo l’accaduto, cinque mesi fa, il braccio di ferro che ha avviato con il Comune è ancora tutto da risolvere.
«Ironia della sorte – spiega a Lorenzo D’Albergo la protagonista del capitombolo – l’attivista che voleva fare l’assessora è cascata nella buca. Una mia alunna era davanti a me, non ho visto la buca. Sono finita prima in ambulanza e poi in ospedale. Tutto a causa dell’inesistente manutenzione del manto di asfalto nel cortile della scuola». L’aspirante assessora ha presentato regolare richiesta di risarcimento per la scivolata “causata dall’importante disconessione nell’asfalto, dovuta da cattiva manutenzione”. Alla denuncia, presentata sia all’Inail, che al XII municipio e ad Assicurazioni di Roma, Paola Giannone ha allegato foto e regolare referto medico rilasciato dal pronto soccorso del San Camillo: il bollettino mette in fila contusioni a una mano, alle ginocchia e una brutta frattura delle ossa del naso.
Secondo la Giannone tutto ciò è accaduto a causa della scarsa manutenzione del luogo, che fa in capo al Comune di Roma.
A quel punto però il Comune è scomparso: . «Si stanno defilando tutti – racconta – e guarda un po’ anche le Assicurazioni di Roma che coprono il Comune. Il danno si aggira sui 40 mila euro. Se moltiplicato per tutti gli infortunati che cadono a causa delle voragini disseminate in giro per la città , altro che “buco” di bilancio».
La Giannone, scrive Repubblica, ha quindi deciso di citare il Comune. Nella sua stessa condizione ci sono circa 4mila romani che hanno fatto richiesta per risarcimenti nel 2017. Ancora aspettano tutti.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: Roma | Commenta »
Marzo 15th, 2018 Riccardo Fucile
LA DENUNCIA DELLE ASSOCIAZIONI: VIOLAZIONI DEI DIRITTI UMANI NEL DEGRADO DEL CENTRO DI ACCOGLIENZA, TRATTAMENTI DISUMANI E GESTIONE FALLIMENTARE, NEGATO L’ACCESSO AI LEGALI
Se la qualità della democrazia di un Paese è direttamente proporzionale a quella delle sue carceri,
altrettanto si può dire del suo sistema d’ accoglienza.
Spesso basta varcare la soglia di un centro per migranti per entrare in un mondo che ha ben poco a che fare con la narrazione a cui ci hanno abituati i proclami delle forze politiche e i dibattiti televisivi.
E che ha poco a che fare con la stessa accoglienza.
La Coalizione Italiana per i Diritti e le Libertà Civili (CILD), l’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione (ASGI) e IndieWatch pochi giorni fa hanno inviato a Lampedusa avvocati, ricercatori e mediatori per vedere cosa sta realmente accadendo nell’hotspot dove sono ospitati migranti giunti in Italia dopo aver rischiato la vita per attraversare il Mediterraneo.
Proprio lì dove dovrebbero essere al sicuro, uomini, donne e bambini vivono in condizioni precarie e non si sentono tutelati e protetti. I rappresentanti delle tre organizzazioni hanno raccontato di sistematiche violazioni dei diritti umani, perpetrate anche a danno di categorie vulnerabili.
Agli avvocati Crescini e Santoro è stato negato l’accesso al centro, nonostante avessero alcuni loro assistiti all’interno, ledendo così di fatto il diritto alla difesa delle persone.
Le testimonianze dei migranti raccolte da CILD, ASGI e IndieWatch restituiscono l’immagine di un centro che fa venire i brividi: centinaia di persone vivono in condizioni igieniche e materiali indecorose; minori e donne sono costretti ad alloggiare in sostanziale promiscuità con i maschi adulti.
Non esiste una mensa e il cibo, di scarsissima qualità , deve essere consumato in stanza o all’aperto; i water alla turca sono senza porte e i “materassi” (tre centimetri o poco più di gommapiuma) sporchi, deteriorati e ammuffiti.
Altra difficoltà per i migranti ospitati a Lampedusa è formalizzare le domande di protezione internazionale: ai richiedenti asilo, infatti, non viene rilasciato alcun titolo di soggiorno.
Di fatto, questi ultimi non possono lasciare l’isola perchè senza tale titolo non possono acquistare biglietti per il trasporto aereo o via mare e sono costretti a vivere nell’hotspot anche per molte settimane.
Il 2018 si è aperto a Lampedusa con il suicidio di un migrante ospitato nell’hotspot. Evidentemente neanche la morte di una persona ha fatto sì che le condizioni di vita nel centro cambiassero.
La situazione è degenerata nuovamente l’8 marzo, quando a seguito dell’ennesimo atto di autolesionismo — un migrante ha infatti ingoiato una lametta, il secondo in sette giorni — si sono esasperati gli animi e una stanza del centro è stata data alle fiamme.
Secondo le testimonianze raccolte, al tentativo degli ospiti di uscire dal cancello principale per protesta è seguita una violenta repressione delle forze dell’ordine.
Nel corso delle cariche, una bambina di soli 8 anni e una ragazza di 23 hanno subito lesioni riconducibili a colpi di manganello e sono state condotte presso il pronto soccorso dell’isola.
Se queste dichiarazioni fossero confermate appare evidente che un centro in tali condizioni configuri trattamenti disumani e degradanti.
Un luogo da cui le persone andrebbero tutte trasferite e di cui sarebbe opportuna l’immediata chiusura.
Anche il Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale ha parlato il 24 gennaio scorso di condizioni “indecorose e inaccettabili”. Non sorprende quindi la decisione di chiudere temporaneamente l’hotspot presa il 13 marzo al Viminale dal Capo Dipartimento per le Libertà civili e l’immigrazione, dal Direttore Centrale dell’immigrazione e della Polizia delle frontiere del Dipartimento di Pubblica Sicurezza e dal Sindaco di Lampedusa.
La chiusura è stata sancita per consentire lavori di ristrutturazione dopo un progressivo e veloce svuotamento del centro.
Se fossero confermate le testimonianze raccolte, anche i metodi di gestione dovrebbero cambiare in modo radicale, per rispettare i diritti fondamentali di chi arriva nel nostro Paese.
Noi ci siamo impegnati nel sostenere i migranti nella consapevolezza e nell’accesso ai propri diritti, nel partecipare alla vita pubblica e nel favorire un cambiamento della percezione degli stessi nell’opinione pubblica.
Se cambiare la percezione di una realtà consolidata richiede tempo, è indispensabile e necessario che non si verifichino violazioni dei diritti degli uomini e delle donne che ospitiamo.
Nel dicembre 2013 l’Italia si è indignata per le “docce disinfestanti” imposte ai migranti nel centro di Lampedusa. Vogliamo credere che quell’indignazione non sia troppo lontana e che cinque anni appena non abbiano cancellato la memoria di quei gesti lugubri.
In attesa che si formi un nuovo governo, gli ultimi eventi che sono stati riportati sull’hotspot di Lampedusa devono rappresentare un forte monito per tutta la classe politica.
Noi chiediamo ai nostri rappresentanti in Parlamento il perchè di tutto questo. Chiediamo spiegazioni e uno sforzo fondamentale per continuare a essere credibili in tema di migrazioni e più in generale di diritti umani: andare a vedere coi propri occhi come vivono i migranti che “accogliamo”, ascoltarne le voci e far si che non si verifichino forme di abuso e violazioni dei loro diritti.
I loro diritti sono anche i nostri. Ne va della qualità della nostra democrazia, della nostra capacità di accogliere, di partecipare.
Del nostro stesso Stato di diritto.
Marco De Ponte
Secretary General of ActionAid Italy
argomento: emergenza | Commenta »
Marzo 15th, 2018 Riccardo Fucile
SARANNO I VALORI DELLA FAMIGLIA DA PRESERVARE DALL’INVASIONE … METTETELO IN GALERA E BUTTATE LA CHIAVE
È una storia di terribile degrado, quella scoperta in un appartamento della periferia di Sanremo. Botte, insulti, violenze psicologiche, richieste continue di denaro.
Un girone infernale che, al momento, non si sa da quando andasse avanti. E che si ripeteva sempre uguale, ogni giorno.
A finire nei guai, dopo una segnalazione partita dai servizi sociali, è un ragazzo di 20 anni che tormentava la madre di 57 arrivando addirittura a trascinarla in giro per casa con il guinzaglio del cane: una umiliazione reiterata, confermata al momento dai segni scoperti dagli assistenti sociali sul collo della donna.
Esausta, ma soprattutto precipitata in un vortice di paure, la cinquantasettenne nelle scorse settimane si è rivolta ai servizi sociali del Comune. Impossibile continuare a convivere con quel figlio di appena 20 anni diventato ormai un tiranno.
La donna ha raccontato il suo inferno domestico entrando nei particolari. Non soltanto le sberle, gli strattoni, le parolacce: per mettere a segno il suo completo dominio psicologico sulla madre e completare l’annullamento della personalità della donna il ragazzo ha studiato un metodo da film dell’orrore.
Sistemava, questa la ricostruzione delle forze dell’ordine, un guinzaglio al collo della donna e, dopo le botte, la portava «a spasso», come fosse un cane, tra le stanze di casa. Il padre, anche lui terrorizzato dal ragazzo, per sfuggire alle sue angherie spesso dormiva fuori, sistemandosi in un furgone sotto l’appartamento.
Preferiva non vedere, allontanarsi: dava al figlio un po’ dei soldi che questo continuamente chiedeva e lasciava l’alloggio, esasperato, terrorizzato. Non aveva nemmeno la forza di difendere la moglie.
La mamma prima ha subìto, poi, fortunatamente, ha trovato la forza di dire no. Si è rivolta ai servizi sociali, per un aiuto. E ha trovato qualcuno che non soltanto l’ha ascoltata: gli assistenti hanno chiamato la polizia, cercando il modo di tirarla fuori dall’incubo. Troppo gravi i racconti della donna.
Le indagini, tra ascolto di testimoni, pedinamenti e microspie installate nell’appartamento, hanno portato il pm Paola Marrali a chiedere una misura cautelare in carcere.
Il provvedimento è stato firmato dal gip Paolo Luppi e l’altra mattina è stato eseguito. L’accusa per il ventenne sanremese è di maltrattamenti in famiglia. Per la madre, adesso, si apre un percorso di recupero.
(da “Il Secolo XIX”)
argomento: criminalità | Commenta »
Marzo 15th, 2018 Riccardo Fucile
INVECE CHE METTERE IN SICUREZZA UNA BUCA, COMUNE E PRIVATI STANNO A FARSI CAUSA DA DUE ANNI
Il cadavere di un pensionato è stato trovato questa mattina all’interno di un cantiere in via Berno ,
nel quartiere genovese di San Fruttuoso: è caduto in una buca provocata dall’ondata di maltempo del 5 marzo 2016 , che a sua volta si trova a valle della voragine provocata dall’alluvione del 4 novembre 2011, quasi 7 anni fa .
Sul posto sono arrivati agenti di polizia, la Scientifica e le ambulanze del 118, mentre molti residenti della zona sono scesi in strada per protestare contro questi lavori “infiniti
L’uomo deceduto si chiamava Emilio Quinto, aveva 87 anni ed era molto conosciuto nella zona: era un artigiano in pensione; sul bordo della voragine sarebbero state trovate un paio di ciabatte, che potrebbero essere le sue.
Via Berno convive da tempo con problemi legati al sottosuolo. La strada già nell’alluvione 2011 aveva iniziato a trasformarsi in un colabrodo, ma la voragine in questione si è formata nel marzo del 2016 sopra l’interrato rio Rovare.
Da allora, oltre al fatto di vivere vicino a una buca di due metri per quattro, ci sono stati disagi anche riguardo ai miasmi fognari e alla presenza di topi.
La vicenda è stata al centro di un contenzioso con il Comune, che voleva intervenire in danno e poi farsi risarcire. La strada infatti è privata, ma i residenti avevano chiesto all’amministrazione comunale di eseguire i lavori e accollarsi le spese.
E mentre la burocrazia complica l’esistenza c’e’ chi muore per non aver chiuso una buca.
(da agenzie)
argomento: Genova | Commenta »
Marzo 14th, 2018 Riccardo Fucile
SALVINI PRONTO A TRADIRE GLI ELETTORI DI CENTRODESTRA… I PRESIDENTI DI GARANZIA SONO UNA FARSA, VISTO CHE I NOMI SONO SOLO I LORO… PARLANO ANCORA DI “ABOLIRE I VITALIZI” CHE NON ESITONO PIU’ DA DUE ANNI
Scena numero uno.
Sono le venti e quindici quando lo smartphone di Luigi Di Maio vibra. Sul display appare il nome di Matteo Salvini. È il primo contatto tra leader di schieramenti opposi all’indomani delle elezioni. “Un confronto franco e cordiale”, riferiscono fonti della Lega. Che si è protratto per poco più di cinque minuti, ed è stato seguito da voci di un incontro fra i due da tenersi la prossima settimana, prontamente smentite dal Movimento. Per i 5 stelle è stato “solamente un primo approccio”, con all’interno elementi di contradditorietà ma anche segnali importanti.
Perchè il leader del Carroccio avrebbe detto al suo omologo stellato di “rappresentare il centrodestra”, aggiungendo tuttavia che “le cose cambiano dalla mattina alla sera”.
Il nocciolo della telefonata ha ruotato sulla presidenza delle Camere. Ma il riferimento a future alchimie di governo e a una Lega che potrebbe sganciarsi dagli alleati di coalizione è sin troppo evidente.
Al punto che entrambi concordano un elemento comune da diffondere una volta attaccato il telefono. Dalle presidenze “porteremo avanti la nostra battaglia contro i vitalizi”, scrive il capo politico del Movimento. “Tagliare vitalizi e spese inutili sarà la nostra priorità “, gli fa eco Salvini.
Certificata l’indisponibilità del Partito democratico anche solo a sedersi intorno a un tavolo, il vento soffia con forza sulle ali di uno schema che prevede insieme Movimento 5 stelle e Lega anche nel futuro esecutivo. E non si fa più fatica ad ammetterlo
Scena numero due.
Due altissimi dirigenti azzurri si incontrano alla buvette di Montecitorio. Si è appena concluso l’incontro dei gruppi con Silvio Berlusconi. Chi c’era racconta di un clima tutto tarato sul “programma” da cercare in tutti i modi di attuare. Sfumati, molto sfumati, i passaggi su presidenza delle Camere e governo.
Scherzano, poi abbassano la voce. “Ti hanno chiamato?”, chiede il primo. “Chi il Quirinale?”. “No, gli amici nostri”. “Ah sì, loro sì”. “E che gli hai detto?”. “Che ognuno va per i cazzi suoi”. Che certifica una situazione da tana libera tutti nel centrodestra.
La situazione è molto fluida, gli umori vasti e cangianti. La linea da seguire è quella che collega Toninelli e Giancarlo Giorgetti, capi delle rispettive diplomazie. All’orizzonte il primo inceppamento.
Perchè entrambi i partiti, per motivi simili ma non sovrapponibili, puntano a Montecitorio. Come si sono ribaditi nella telefonata, rimanendo ognuno sulle proprie posizioni e lasciando al momento insoluta la questione.
I 5 stelle puntano alla Camera bassa per due ordini di ragioni. Non vogliono che, nel caso il presidente della Repubblica individui nella guida del Senato il possibile destinatario di un mandato esplorativo, sia uno dei loro. Perchè considerano l’esplorazione destinata al fallimento. E sarebbe un serio ostacolo, in una fase successiva, a un mandato pieno per Di Maio.
Considerano inoltre lo scranno di Montecitorio più visibile e spendibile politicamente. E più influente nella gestione dell’Ufficio di presidenza e dell’iter legislativo.
Sul primo punto il ragionamento è condiviso dal Carroccio. C’è tuttavia un’ulteriore variabile. I fedelissimi di Salvini siedono alla Camera (Fontana, Fedriga, Giorgetti).
E qualora si puntasse su Palazzo Madama sarebbe difficile prescindere dalla figura di Roberto Calderoli, che negli ultimi tempi si è molto avvicinato al segretario senza mai arrivare a ottenerne piena fiducia.
Non siamo ancora allo scontro, non c’è un vero braccio di ferro perchè la trattativa è ancora all’aurora.
Salvini esclude che sia possibile “un patto tra la Lega e un altro partito”, e assicura di lavorare “per un programma di centrodestra”. Ma il mood della giornata porta in tutt’altra direzione.
Forza Italia rimane alla finestra in attesa degli eventi, lasciando corda all’alleato che “sbatterà con il muso contro i 5 stelle”. Sperando di portare la coalizione esattamente dall’altra parte del quadro politico, a dialogare con il Pd.
I 5 stelle hanno due o tre nomi spendibili. Sono quelli di Riccardo Fraccaro, una legislatura da segretario d’aula e molto vicino al leader, Emilio Carelli, stimato anche dal centrodestra e Roberto Fico.
Le quotazioni di quest’ultimo in caso di accordo a destra sembrerebbero al ribasso, nonostante il pressing dell’ala più movimentista dei 5 stelle, nella sua salita sullo scranno più alto di Montecitorio vede una condizione irrinunciabile per cementare senza scossoni la leadership del capo politico.
La Lega, da par suo, sembra aver individuato in Giorgetti il proprio candidato. Ai blocchi di partenza la situazione sembra di stallo, ma la partita è lunga ed è appena cominciata.
E non è da sottovalutare che M5s sa perfettamente che al quarto scrutinio il centrodestra avrebbe la forza di eleggere da solo il presidente del Senato, rischiando di creare un effetto domino che li potrebbe tenere al palo anche alla Camera.
E si ragiona su quello che già inizia a circolare come “il piano C”. Ovvero: se nessuno dei due avesse la forza di varare un esecutivo, si porrebbero le basi per una sorta di governo di scopo gialloverde, con all’ordine del giorno la modifica della legge elettorale, la legge di stabilità , una manciata di provvedimenti condivisi, e il ritorno alle urne al più tardi nella prossima primavera.
Un’ipotesi che al momento rimane l’unica in campo per M5s, “l’unica praticabile”, per citare chi siede nella stanza dei bottoni di Di Maio: “Noi non entreremo mai in un governo di unità nazionale, quello che chiamano l’esecutivo di tutti. Non avrebbe senso. A quel punto per noi è meglio tornare al voto”.
Domani si vedrà .
(da “Huffingtonpost“)
argomento: elezioni | Commenta »
Marzo 14th, 2018 Riccardo Fucile
LA VERA PARTITA E’ TRA GOVERNO E RITORNO AL VOTO
È tutto “in chiaro”, limpido: la luce del sole squarcia l’ipocrisia degli spifferi notturni artati sul
centrodestra compatto alle consultazioni.
La divisione dei “separati in casa” manda in scena un pollaio che, detta in gergo, impalla queste “pre-consultazioni”.
Sentite Salvini, nella sua conferenza stampa alla stampa estera, dove annuncia la sua ripresa del tour, come se la campagna elettorale non fosse finita: “Esclusa una collaborazione col Pd, tutto il resto è possibile”. Ecco: mai col Pd. E ammicca, eccome, ai Cinque Stelle: “Nessun pregiudizio”.
Quasi in contemporanea va in scena il Cavaliere. Atteso alla Camera per il primo incontro con i neo-eletti, non si sottrae ai cronisti, anzi.
Sentite qui: “Ho aperto ai Cinque Stelle? Ho aperto la porta per cacciali via”. Ecco: mai coi Cinque Stelle.
E ammicca, eccome, al Pd, non solo per la trattativa sulle presidenze dei due rami del Parlamento, ma per il governo: “Sarebbe plausibile un governo di centrodestra con il Pd che appoggia singoli provvedimenti. Cercheremo di convincere Salvini e la Meloni”
Non sono due tattiche per lo stesso obiettivo. Ma due “linee”, due impianti strategici opposti che si annullano a vicenda, anzi che confliggono.
La verità è che nel vertice notturno a palazzo Grazioli si è concluso ben poco.
E, tanto per capire come vanno le cose da quelle parti, all’uscita Salvini è stato il più lesto ad accreditare un mandato a trattare per conto della coalizione, che era ben più sfumato.
Tutti parleranno con tutti, tutti andranno per conto loro al Colle — altro che delegazione comune — e tutti continueranno a giocare la propria partita, che non è comune.
E la macro partita, all’interno del centrodestra, è tra formazione di un governo e voto anticipato.
È questa la chiave per leggere le mosse dei galli nel pollaio.
Si spiega così la “offerta indecente” di Silvio Berlusconi che ha chiesto a Salvini, assieme a Giorgia Meloni, di correre per la presidenza del Senato: “Al quarto scrutinio ce la facciamo”.
L’argomentazione suona così: Mattarella non ti darà mai l’incarico perchè non abbiamo la maggioranza, ma se sei eletto presidente ti può dare un mandato esplorativo e lì ce la giochiamo.
Ve lo immaginate? Salvini nei panni istituzionali, costretto a interrompere la sua campagna elettorale quotidiana e anche a moderare toni e linguaggio, e costretto a quel punto a non poter parlare di ritorno alle urne.
Una trappola, a cui il leader del Carroccio si è sottratto anche abbastanza platealmente nel corso della conferenza stampa: “Onorato della proposta, ma mi ci vedete?”.
Sembra già uno schema saltato, anche se Ignazio La Russa pensa che sia ancora prematuro arrivare a conclusioni affrettate: “Non ha detto ‘no mai'”.
Sia come sia, il dato politico è duplice. Il centrodestra, inteso come “coalizione”, non c’è in questo delicato passaggio.
E le sue convulsioni rendono incomprensibile il quadro, alimentando l’incertezza degli altri sia nella trattativa sulle presidenze sia su quella del governo, perchè i due piani sono inevitabilmente intrecciati.
C’è il derby tra Berlusconi che vuole scongiurare il ritorno al voto facendo nascere un governo, purchè potabile. E Salvini che, quotidianamente, rende più difficile che questo accada, giocando di sponda con i Cinque Stelle che questa eventualità l’hanno apertamente evocata.
Parliamoci chiaro: il leader della Lega sta conducendo questa fase con il chiaro obiettivo di non fare un governo, altrimenti aprirebbe una trattativa sul programma e sul potenziale inquilino di palazzo Chigi.
La linea “Salvini o morte” è perfetta per ricevere dei no, rimanere all’opposizione e, magari, tornare presto al voto. E, specularmente, Di Maio utilizza il gioco con Salvini per spaventare il Pd, piegarlo alle sue condizioni, ma – anche in questo caso – senza aprire una trattativa vera sul programma e sul premier.
Linea anche questa perfetta per non fare un governo e, magari, tornare al voto, eventualità che il leader dei pentastellati ha evocato nella conferenza stampa di martedì.
Anche il tema “legge elettorale” è scomparso dal dibattito, perchè si sa come vanno certe cose: la legge elettorale è un possibile grimaldello per avviare la legislatura, uno di quei film che quando inizia non si sa quando finisce.
In fondo anche la pasticciata legge vigente ben si presta al disegno dei due “alleati di fatto”, Lega e Cinque Stelle, bramosi di spartirsi le spoglie di Forza Italia e Pd per guadagnare qualche punto in più nelle urne senza l’onere di un governo e neanche di una responsabilità complessiva verso il paese.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: elezioni | Commenta »
Marzo 14th, 2018 Riccardo Fucile
LA SPIEGAZIONE DELLA PROVOCAZIONE “RAZZISTA” CHE HA APERTO LA POLEMICA
«Mi scuso con chi si è offeso per il tono razzista e sessista del post. La nostra è stata una puntualizzazione, uno sfogo, diciamo. Perchè non riusciamo a trovare personale italiano», sono queste le prime parole di Simone Ciarùffoli, fondatore della catena milanese Burgez, autore nei giorni scorsi di un post – pubblicato sulla pagina ufficiale di Facebook del locale per cercare delle cassiere da integrare nell’organico di via Savona – che ha fatto molto discutere.
Il motivo? Aver specificato che non c’è da stupirsi se la maggior parte delle cassiere sono filippine perchè: «le italiane il sabato hanno il moroso, il mercoledì hanno la palestra, la domenica la stanchezza, ecc.».
Un post per i toni molto simile a quella sottile, neanche troppo, ironia che contraddistingue la comunicazione di Burgez. Sicuramente politically uncorrect, in controtendenza quindi.
«Ci studiano e scrivono delle tesi sul nostro modo di utilizzare i social. E non nego che anche in questo caso lo stile non è cambiato», continua il fondatore, «perchè abbiamo in qualche modo smosso la pancia di chi ha visto l’annuncio» e non nega di aver ricevuto molti commenti positivi, anche tra ristoratori, che di fatto gli hanno dato ragione.
Per chi critica, invece, il loro piano marketing troppo sfrontato e senza limiti, anche in questo caso, ribatte: «In realtà il post è stato uno dei meno programmati sotto il piano comunicativo. Ed è forse anche per questo che non siamo riusciti a veicolare bene il messaggio. Noi non siamo razzisti, anzi, vorremmo rendere partecipi della nostra attività tutti, anche gli italiani. Ma la realtà è ben diversa».
Cioè? «Un problema c’è e non è da sottovalutare. Mi chiedo spesso perchè io debba fare così fatica a trovare del personale italiano ed è per questo che è nato questo post. Come per dire: ragazzi svegliatevi! Stiamo cercando voi».
E se però l’intenzione non è stata capita, Ciarùffoli spiega che tanta discussione è nata dal fatto che «o quella che abbiamo detto è una bugia oppure la verità . E visto che a noi le bugie non interessano, abbiamo deciso di condividere con tutti la nostra realtà ».
Si rischia, però, in questi casi di cadere in inutili generalizzazioni resuscitando il vecchio stereotipo dell’italiano “mammone”.
«Ma guardi che è la verità , almeno per quello che ci riguarda. Nel post abbiamo citato solo pochi esempi, del moroso, della palestra e della stanchezza nel weekend. Ma il nostro ufficio del personale le potrebbe raccontare di quanti vengono ai colloqui con i genitori o di quanti, invece, richiedono da subito i weekend liberi. Ben sapendo che è proprio il momento in cui si lavora di più in un ristorante».
(da “il Corriere della Sera”)
argomento: Lavoro | Commenta »
Marzo 14th, 2018 Riccardo Fucile
I NEOELETTI DI FORZA ITALIA SI RIUNISCONO CON LA PAURA CHE LA VITA DI PALAZZO DURI POCO
Per la sua prima volta in parlamento, Adriano Galliani abbandona la cravatta gialla d’ordinanza e
la rimpiazza con una scura, istituzionale.
“Sono all’esordio, come un giocatore della primavera”, dice sorridendo l’ex amministratore delegato del Milan, parlando alla Camera dopo il primo incontro degli eletti di Forza Italia con Silvio Berlusconi.
Una truppa di 170 parlamentari tra Camera e Senato. Ci sono esordienti, rientranti e fedelissimi dell’ex premier, che fanno da guida ai colleghi freschi d’elezione: “Quindi accanto a quel corridoio c’è l’aula?”, chiede con aria sorpresa una nuova eletta, affacciandosi per la prima volta alla porta del Transatlantico.
Tra gli eletti ci sono i vecchi manager delle aziende di casa Berlusconi, come Galliani, personalità dello sport come l’atleta paralimpica Giusy Versace e giornalisti come l’ex direttore di Panorama Giorgio Mulè.
Non mancano uomini e donne storicamente nell’orbita di Arcore, come Paolo Zangrillo, fratello di Alberto, medico del leader. Tornano in parlamento Stefania Craxi e il piemontese Osvaldo Napoli.
I presenti hanno ascoltato per due ore il discorso del leader ai nuovi eletti. Tutti meno uno: Vittorio Sgarbi, assessore ai Beni culturali della Regione Siciliana e deputato di ritorno in parlamento. Mezz’ora dopo l’arrivo di Berlusconi, esce a prendere un caffè: “Si sta riparlando del programma e delle ipotesi di governo”, dice.
Niccolò Ghedini, parlamentare e legale di fiducia di Berlusconi, è tra i primi ad arrivare. Proprio mentre sta per imboccare il corridoio d’ingresso alla Sala della Regina, sede del vertice, alla parlamentare vicino a lui parte la suoneria del Padrino. L’avvocato si irrigidisce per un attimo e poi riparte, senza fare commenti ai giornalisti. Fanno capolino tre esordienti dalla Sicilia: Urania Papatheu, l’ex miss Matilde Siracusano e il magistrato Giusi Bartolozzi, compagna del vice presidente della Sicilia Gaetano Armao. Le guida una conterranea veterana, l’ex ministra Stefania Prestigiacomo.
Sull’incontro pesa l’incertezza sul prossimo governo, e il rischio di poter salutare prima del tempo i corridoi del Palazzo in caso di elezioni anticipate.
La possibilità che si possa rimanere onorevoli per poco “è stata accennata” tra gli eletti, dice a mezza bocca una deputata. Lo stesso Berlusconi, durante il vertice, avrebbe detto che un nuovo voto potrebbe fruttare ulteriori consensi ai 5 Stelle.
Ci vorrebbe un’assunzione di “responsabilità da parte del Pd”, per far nascere un governo di minoranza a guida centrodestra.
A dirlo è Antonio Martino, deputato eletto per la prima volta in Abruzzo, omonimo dell’ex ministro degli Esteri, tessera numero 2 di Forza Italia, che era in parlamento dal 1994 e ha deciso di non ricandidarsi.
È sulla stessa lunghezza d’onda l’ex presidente del Senato Renato Schifani, tornato in Forza Italia dopo la parentesi poco fortunata nel Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano. Ma non si disdegnerebbe neppure un aiutino dai parlamentari pentastellati: “Fatevi un amico tra i 5 Stelle”, avrebbe detto Berlusconi ai suoi, invitandoli a fare scouting tra i grillini per convincerli a passare con Forza Italia.
Per dare al centrodestra i numeri che gli mancano ci vorrebbe una bella campagna acquisti. E qualcuno che se ne intende c’è: “Ma io ne ho sempre fatto campagne acquisti di calciatori, mai di politici”, dice smarcandosi Adriano Galliani.
Alla possibilità che il centrodestra possa spaccarsi e che si realizzi una convergenza tra Lega e 5 Stelle per formare un governo, non si vuole neppure credere. “Siamo compatti”, dice Maria Tripodi, fresca eletta in Calabria dopo anni di lavoro nel coordinamento romano del partito.
Tra i leader della coalizione ci sarebbe stato un impegno formale a evitare i cambi di casacca anche all’interno dello schieramento. “Ma non si può fare un governo senza i 5 Stelle”, dice un forzista di rango abbandonando il meeting.
Poi si ferma e aggiunge: “A meno che non sia Salvini a lasciare fuori noi”.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: Forza Italia | Commenta »
Marzo 14th, 2018 Riccardo Fucile
CARBURANTE SPARITO O RUBATO
Dentro Ama c’è un «caso benzina». Sparita, rubata, sì ma da chi?
Avrebbe voluto approfondire l’azienda, con nuove telecamere negli impianti dotati di distributore, e invece i sindacati non hanno accettato, tecnicamente è un «mancato accordo»: «Perchè – spiegano – i problemi non sono lì, alle pompe, ma in giro, per strada, dove stazionano i mezzi aziendali, rubano proprio tutto il serbatoio!».
In azienda circolano numeri poco incoraggianti.
Le stime sono ufficiose, ma durante gli incontri con i sindacati, incrociando carburante pagato e strada percorsa, è uscita fuori una media da far spalancare gli occhi: due chilometri al litro.
Possibile? Ovviamente no, troppo poco anche per i vecchissimi mezzi della municipalizzata che così, pur senza esporsi sulle cifre, ha chiesto aiuto ai rappresentanti dei lavoratori.
«Ama – si legge nel verbale dell’incontro – nell’ambito di una più ampia limitazione dei rischi di security, intende implementare contromisure urgenti atte a tutelare il patrimonio aziendale con particolare attenzione verso l’erogazione di carburante all’interno degli stabilimenti di Ponte Malnome, Acilia, Tor Pagnotta, Salario e Rocca Cencia attraverso l’installazione di un sistema di videosorveglianza».
Passo obbligato, il coinvolgimento dei lavoratori, perchè per legge l’utilizzo di impianti tecnologici dai quali possa derivare, anche indirettamente, la possibilità di un controllo a distanza dei dipendenti richiede un accordo preventivo coi sindacati.
Che però, si diceva, non c’è stato. «Non si tratta di essere contrari o meno al singolo accordo sulla videosorveglianza, su cui abbiamo pregiudizi ma non quando si tratta di tutelare il patrimonio aziendale – spiega meglio il suo “no” la Fp Cgil Roma e Lazio, che non ha firmato assieme ai colleghi di Cisl, Uil e Fiadel -. Il consumo anomalo preoccupa anche noi, ma vanno analizzate tutte le possibili cause: i mezzi sparsi per la città sono facile preda e non possiamo far finta che saranno le telecamere a risolvere il problema».
C’è un brutto precedente, che non riguarda questa novità delle telecamere ma c’è, e fa parte purtroppo della storia aziendale: la vicenda «dell’uso improprio delle carte carburante», come l’aveva descritta Ama, che ad aprile dell’anno scorso – scoprendo incongruenze tra le quantità accreditate sulle tessere e quelle versate dentro i camioncini – aveva avviato alcune contestazioni disciplinari. Caso chiuso, quello. Mentre resta in piedi, e da risolvere, il «nuovo» giallo della benzina mancante.
Che, come spiegano i sindacalisti-dipendenti, ha anzitutto a che fare con la non custodia dei mezzi: «Il problema è lì, nei depositi a cielo aperto, per esempio quelli davanti al Verano: sapete quanti serbatoi vengono “bucati” o asportati? Sono esterni, nulla di più facile!».
Le officine aziendali confermerebbero il trend. E quindi, indirettamente, la versione della Cgil, e cioè che i problemi non si trovano ai distributori ma altrove, qua e là in città .
L’ipotesi, adesso, è che l’azienda provveda comunque all’installazione della videosorveglianza scavalcando il mancato accordo sindacale: del resto, tutti i progetti sono già pronti.
(da agenzie)
argomento: denuncia | Commenta »