Marzo 14th, 2018 Riccardo Fucile
MANCANO 130 MILIONI DI FINANZIAMENTO STATALE
Sono oltre 7.400 gli studenti universitari risultati idonei a ricevere la borsa per l’anno accademico
2016-2017, quindi con tutte le carte in regola, ma restano in lista d’attesa perchè di fatto i soldi non ci sono.
Tutto parte dal 2015-2016: ben 35mila ragazzi hanno perso la borsa di studio universitaria a causa delle modifiche apportate all’indicatore Isee.
Nell’anno successivo i fondi sono aumentati, riportando la situazione alla“vecchia” normalità dove vengono esclusi dalla borsa 7.441 aventi diritto.
«Mancano ancora 130 milioni di euro sul Fondo integrativo statale per garantire una copertura totale degli idonei, nonostante l’aumento dell’ultimo anno che lo ha portato a 219 milioni — spiega Elisa Marchetti, coordinatrice nazionale dell’Unione degli Universitari — il sottofinanziamento del sistema di diritto allo studio sta provocando una distorsione delle fonti di finanziamento per provare a coprire tutti gli idonei alla borsa: oltre ai fondi immessi dagli atenei, infatti, molte regioni sono costrette a utilizzare i Fondi Sociali Europei per coprire le borse, invece di utilizzarli per migliorare la qualità dei servizi offerti»
In base alla ripartizione del Fis per il 2017, le regioni del Sud ottengono un aumento del 40% mentre quelle del Centro perdono il 7,3% e quelle del Nord perdono il 13,7%.
Nel dettaglio, il Lazio, il Piemonte, la Lombardia e la Valle d’Aosta hanno perso il 20% rispetto al 2016: per il Lazio sono spariti 5,8 milioni di euro, in Piemonte 2,5 milioni e nella Lombardia 4,6 milioni, il Veneto ha perso 2,5 milioni e l’Emilia Romagna 1,9.
Buone notizie invece per il meridione dove la Sicilia è passata dai 12,5 milioni del 2016 ai 25 del 2017, la Puglia e la Calabria hanno guadagnato 4 milioni di euro ciascuna e la Sardegna 3,5 milioni.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 14th, 2018 Riccardo Fucile
LA DENUNCIA DELL’UNIONE INQUILINI DEL VI MUNICIPIO DI ROMA
Qualche giorno fa l’Unione Inquilini di Roma ha segnalato un presunto abuso da parte di un consigliere M5S del VI Municipio, Alessandro Stabellini.
Secondo il racconto del sindacato il modulo per la richiesta di interventi ordinari per gli alloggi ERP veniva inviato dagli uffici proprio a Stabellini.
“Ci domandiamo perchè un ufficio istituzionale-amministrativo debba svolgere il ruolo di comitato elettorale del Consigliere appartenente al M5S Alessandro Stabellini. Ma soprattutto, perchè nessun Dirigente è intervenuto per impedire questo abuso?”, scriveva l’Unione Inquilini qualche giorno fa.
Oggi il segretario romano Guido Lanciano e Fabrizio Ragucci dell’Unione Inquilini sono stati ascoltati in Commissione Trasparenza, presieduta da Marco Palumbo (PD) sull’argomento.
Ma il presidente del VI Municipio Romanella e lo stesso Stabellini non si sono presentati all’audizione, nemmeno per difendersi.
Il prestampato con tanto di doppio indirizzo è stato rinvenuto presso l’Ufficio Relazioni con il Pubblico.
Nonostante l’unico rappresentante del Municipio presentatosi oggi in Commissione, il responsabile dell’Urp, abbia dichiarato che il modulo in questione non è quello ufficiale del Municipio e che in Municipio nessuno sapeva di questa doppia destinazione dei moduli, una relazione dettagliata è stata richiesta al presidente e al direttore del Municipio.
Le consigliere comunali Eleonora Guadagno e Carola Campi (M5S) hanno invece constatato l’abuso e hanno preso le distanze dal consigliere, che invece nella pagina del M5S VI Municipio fino a qualche giorno fa andava raccontando “gli oltre 350 gli interventi di manutenzione effettuati dal Municipio VI. Tutti interventi diventati improcrastinabili causa totale mancanza di manutenzioni effettuate dalle Amministrazioni precedenti, comportanti però un aggravio sulle già esigue risorse economiche municipali”.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 14th, 2018 Riccardo Fucile
CON MUSUMECI NON E’ CAMBIATO NULLA
Sei minuti e 19 secondi. Neanche il tempo di arrivare a sette e la seduta dell’Assemblea regionale
siciliana è stata sospesa e rinviata alla settimana prossima. A Palazzo dei Normanni ci ricascano.
E per l’ennesima volta il Parlamento dell’isola si fa segnalare per una seduta lampo. Cinque minuti usati per leggere il verbale della seduta precedente, qualche secondo di pausa fisiologica e poi il presidente di turno, Roberto Di Mauro, ha incardinato il disegno di legge 46, che contiene le norme stralciate dall’esercizio provvisorio. Quindi sono stati indicati i temini per la presenzione degli emendamenti: c’è tempo fino alle 12 di venerdì.
Per oggi, invece, l’Ars chiude i battenti. E in aula quasi deserta Di Mauri ha rinviato tutto a martedì prossimo alle ore 16.
Tempo netto di lavoro? Sei minuti e 19 secondi appunto. Un record che batte tutti i precendenti registrati in passato sempre all’Ars.
Di assisi fulminee, infatti, il Parlamento regionale siciliano ha dimostrato di essere esperto.
Ci sono le sedute medie, come quella che il 15 ottobre 2014 era durata 57 minuti, quelle veloci, come i 22 minuti di lavoro del 20 febbraio del 2015, e quelle velocissime, come il 23 ottobre 2013, quando Sala d’Ercole aveva chiuso i battenti nel giro di 19 minuti tondi.
Una riunione flash, che però aveva fatto guadagnare ad ogni parlamentare 27 euro al minuto, cioè 1.614 euro l’ora.
Meglio non è andata con la nuova legislatura, che ha visto il numero dei parlamentari ridotto da 90 a 70.
Da dicembre — mese d’insediamento del nuovo consiglio regionale dopo le elezioni del 5 novembre — l’Ars si è riunita 19 volte: sette a dicembre, quando la nuova maggioranza di centrodestra doveva eleggere le nuove cariche al vertice di Palazzo dei Normanni, cinque a gennaio, quattro a febbraio e tre a marzo.
Nel conteggio, però, rientra anche l’ultima seduta da sette minuti. Anzi meno: sei minuti e 19 secondi. Neanche il tempo di arrivare in ritardo.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Marzo 14th, 2018 Riccardo Fucile
LA CRISI POLITICA SCATENATA DALL’ASSASSINIO DEL GIORNALISTA JAN KUCIAK CHE INDAGAVA SUI RAPPORTI TRA IL GOVERNO E LA ‘NDRANGHETA
Il primo ministro slovacco Robert Fico getta la spugna: sotto pressione da settimane per la crisi politica innescata dall’assassinio del giornalista investigativo Jan Kuciak, ha annunciato le sue dimissioni.
Ma ha posto come condizione che il presidente Andrej Kiska accetti di riconoscere al partito del premier, il socialista-populista Smer, il diritto di nominare un successore alla guida dell’esecutivo. In sostanza chiede che venga rispettato il risultato delle elezioni di due anni fa e non ne vengano indette di anticipate.
Lunedì si era dimesso il ministro dell’Interno Robert Kalinak, dopo le partecipatissime manifestazioni di protesta e le pressioni degli alleati della coalizione tripartita scatenate dall’omicidio di Kuciak, che indagava sui legami tra politica e criminalità , e della sua compagna. In precedenza avevano lasciato altri esponenti delle istituzioni, compreso il titolare della Cultura.
La mossa di Fico è stata concordata con i leader alleati del Most-Hid, il partito della minoranza ungherese, e dell’ultranazionalista Partito nazionale slovacco.
Kiska aveva invece proposto un sostanziale rimpasto di governo o le elezioni anticipate.
Sull’omicidio Kuciak grava l’ombra della ‘ndrangheta. Il primo marzo erano stati arrestati sette italiani, alcuni appartenenti alla famiglia Vadalà , che erano stati rilasciati due giorni dopo perchè non erano emerse “prove sufficienti a passare a un’accusa formale”.
Ieri Antonino Vadalà è stato arrestato su mandato della procura di Venezia nell’ambito di un’indagine su traffico internazionale di stupefacenti, riciclaggio e mafia.
(da agenzie)
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Marzo 14th, 2018 Riccardo Fucile
IL SENSO DEL DECORO E’ SOLO QUELLO DI “RESPINGERE” GLI IMMIGRATI E I POVERI AI MARGINI DEL SALOTTO BUONO DELLA CITTA’ IN MODO DA RENDERLI INVISIBILI PER I BUONI BORGHESI CHE NON SI SCANDALIZZANO PER I VERTICI DEL PARTITO SOTTO PROCESSO PER PECULATO
I maggiori quotidiani nazionali in questi giorni hanno ripreso, con commenti tra l’indignato e il
sarcastico, l’iniziativa del Comune di Genova di multare con 200 euro i poveri che frugano nei cassonetti alla ricerca di cibo e di verdure di scarto.
L’ineffabile sindaco delle multinazionali farmaceutiche che ama citare la Svizzera ha dovuto fare, di fronte alle critiche, un parziale passo indietro, specificando che “verrà usata umanità “, concetto peraltro sconosciuto alla giunta che degnamente presiede, come dimostrato in molte altre occasioni.
Una per tutte, aver sistemato dei ridicoli “dissuasori” per impedire che qualche clochard possa utilizzare i gradoni di Piazza Banchi per riposare.
Una spesa inutile perchè, basta vederli, non impediscono affatto la possibilità di stendersi, anzi garantiscono un’ottimo sistema anticaduta, colmo dell’umorismo involontario.
Secondo il suo vate leghista Garassino, assessore all'(in)sicurezza della città la multa ai poveri che frugano nei cassonetti deriva dal fatto che “chi cerca cibo finisce per lasciare i rifiuti a terra e questo è un richiamo per i ratti”.
Insomma si tratta sempre, da qualsiasi parte la si commenti, di topi da fogna.
Quello che non conoscono i giornali nazionali è però come questo Garassino è arrivato a fare l’assessore e come la sua carriera sia legata ai contenitori di rifiuti di Piazza della Vittoria, senza i quali non avrebbe mai attirato l’attenzione dei maggiorenti locali della Lega (segretario regionale e assessore sotto processo per peculato, presidente del Consiglio regionale sotto processo per peculato, entrambi nominati adesso parlamentari per sfuggire, in caso di condanna, alla decadenza prevista dalla legge Severino).
Con il Civ di Piazza della Vittoria, con la rumenta che trabordava dai contenitori e le piantine dei commercianti sofferenti, Garassino ha costruito la sua carriera politica, quindi di bidoni della spazzatura ha una nota dimestichezza, altro che raccolta differenziata.
Da quando è stato nominato assessore non ha concluso una mazza, ma sui giornali c’e’ finito per aver vietato tutto e l’incontrario di tutto, a seconda degli imput che gli pervengono dai commercianti.
In realtà il divieto di cercare nei cassonetti aveva solo uno scopo: quello di multare gli immigrati che cercano cibo e qualcosa da riciclare.
Ma Garassino è rimasto fregato, perchè non ha considerato che molti dei “frugatori” sono italiani.
A quel punto non poteva dire che la finalità della delibera era “razzista” e ha dovuto incassare per non apparire quello che vieta di frugare anche ai poveri italiani (prima gli italiani!!!)
Tutto in nome del decoro del buon borghese genovese che schermerebbe persino il sacchetto della rumenta per non fare vedere al vicino cosa consuma tra le mura di casa.
Una vicenda sui cui Gilberto Govi avrebbe costruito un capolavoro teatrale con un contorno di caratteristi ed ebeti.
Restano i poveri, peccato che non possiamo deportarli in Svizzera.
Ma magari Bucci può far valere le sue conoscenze a Ginevra.
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Marzo 14th, 2018 Riccardo Fucile
L’ORDINANZA DEMENZIALE DELLA GIUNTA LEGHISTA DI GENOVA
“Chi cerca cibo finisce per lasciare i rifiuti a terra e questo è un richiamo per i ratti”. Questa frase è stata pronunciata dall’assessore alla Sicurezza di Genova per spiegare le ragioni che hanno consigliato alla giunta di centrodestra della città di emettere un’ordinanza per il decoro urbano della zona nobile e che vieta, tra l’altro, di rovistare tra i cassonetti.
L’assessore ha spiegato che la misura è contro gli ubriaconi, gli sporcaccioni che imbrattano di cartacce il centro storico.
Resta ugualmente sbalorditiva, e ai confini dell’incredibile, il modo di affrontare la questione che è appunto la fame.
Genova è il nord industriale eppure nelle sue strade vede patìre una miseria che trabocca e insozza.
E solo per questo oggi diviene insopportabile.
Combattere la fame con le multe dà il senso esatto di ciò che stiamo divenendo: estranei a questo nuovo mondo affamato che inizia a scocciarci perchè esonda dai ghetti in cui era rimasto seppellito e giunge, allagandolo, fin dentro il nostro portone. Ce la prendiamo con chi ha fame non con chi lo ha ridotto a mangiare quel che noi buttiamo dalla finestra, come fosse un ratto o poco più.
Ecco dunque l’ordinanza comunale: vietato essere miserabile e scegliere di vivere come un topo di fogna, senza un soldo in tasca.
Chi non rispetterà il divieto pagherà duecento euro di multa.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Marzo 14th, 2018 Riccardo Fucile
ALTRO CASO DI DEMENZA RAZZISTA CONTRO IL MATEMATICO FURIO HONSELL: AVEVA ACCOLTO ELUANA ENGLARO PER GARANTIRE L’INTERRUZIONE DELL’IDRATAZIONE ARTIFICIALE
Adesivi con l’immagine dell’ex primo cittadino di Udine Furio Honsell in divisa da deportato e la
scritta “sindaco di Auschwitz“.
Li hanno trovati incollati su muri e pali della luce in piazza Primo Maggio e via Sant’Agostino, vicino alla clinica La Quiete dove il 9 febbraio 2009 morì Eluana Englaro. “Da sindaco ho voluto accogliere Eluana, in una casa di cura dove potesse ottenere la sospensione dei trattamenti che la tenevano in vita”, ricorda parlando con ilfattoquotidiano.it Honsell.
“Credo che uno dei motivi possa essere questo. Ma questi atti non meritano analisi, solo condanna” visto “strumentalizzano una delle vicende più tragiche della storia dell’umanità ”, chiude il matematico ed ex rettore dell’università di Udine.
Eluana aveva vissuto in stato vegetativo per 17 anni prima che il padre Beppino, al termine di un lungo percorso giudiziario concluso in Cassazione, riuscisse a ottenere a Udine l’interruzione dell’alimentazione e dell’idratazione artificiale che la Lombardia aveva negato.
L’ex vicesindaco Carlo Giacomello, che il 18 gennaio è subentrato a Honsell in attesa del rinnovo del consiglio comunale ad aprile, parla di “gesto che dimostra deficienza, nel senso di totale mancanza di conoscenza di quella che è la storia”, e calca la mano sul fatto che “Udine ha avuto un sindaco, Elio Morpurgo, morto durante la deportazione ad Auschwitz. Lui come milioni di altre persone morte nei campi di concentramento e di sterminio”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 14th, 2018 Riccardo Fucile
LA NOTIZIA DELL’APPARIZIONE DELLA “STREGA ROMILDA” IN UNA SCUOLA DI BRESCIA SCONVOLGE SIMONE PILLON, ALTRO PRODOTTO DEL FAMILY DAY… MA LA REALTA’ OVVIAMENTE E’ UN’ALTRA. L’UNICA COSA SCONVOLGENTE E’ CHE UN SOGGETTO DEL GENERE SIA ARRIVATO IN PARLAMENTO
L’educazione Gender? Le lezioni per “omosessualizzare” i nostri figli fin da piccoli? I libri utilizzati manipolare la mente dei bambini per convincerli che essere omosessuali non è una cosa sbagliata?
Roba vecchia, a preoccupare i devoti cattolici, nell’anno del Signore 2018 sono le lezioni di stregoneria. Avete letto bene-
A lanciare l’allarme è il neoeletto senatore leghista Simone Pillon, già braccio destro dell’ideatore del Family Day Massimo Gandolfini.
Nelle scuole di Brescia, denuncia Pillon su tutti i social a sua disposizione “dopo il Gender sono arrivati a imporre la stregoneria”.
E non stiamo parlando per il momento di lezioni di scienze sulla Teoria dell’Evoluzione (che senza dubbio contraddicono quanto insegnato nella Sacra Bibbia) ma del fatto che in alcuni istituti scolastici si sia presentata “all’insaputa dei genitori” una strega.
A dare la notizia è la Nuova Bussola Quotidiana, sito di riferimento del cattolicesimo digitale del popolo del Family Day.
Nell’articolo si legge che nella Scuola primaria di Mocasina è “comparsa” una donna che si è presentata con il nome di “Romilda” e che diceva di essere «la strega sincretica interculturale».
La “strega Romilda” avrebbe fatto bere ai bambini delle “pozioni” e regalato loro degli amuleti. I genitori che hanno chiesto l’anonimato hanno raccontato di aver visto «quella donna arrivare in controsenso con la macchina».
Un chiaro segno di possessione diabolica (peccato che sia leggermente diffamatorio). Ma non finisce qui.
Una volta a casa si è rivelato il potere diabolico degli amuleti. Non si sa come mai questi improvvidi genitori hanno consentito ai figli di tenerli (pur sapendo che si trattava di un dono stregato).
Ed ecco quindi che un bambino che ha subito il trauma di dormire con una conchiglia sotto il cuscino «ha sanguinato dal naso sporcando tutta la federa, un altro bambino dal giorno dopo la visita della strega ha cominciato a svegliarsi agitato la notte e a non dormire. Un altro ha fatto due volte la pipì a letto».
La psicosi si diffonde rapidamente, sapientemente alimentata da Pillon e da un altro articolo della Bussola Quotidiana.
Il sito rivela che non è la prima volta che “Romilda” fa capolino nelle scuole del bresciano e anche nel 2016 era stata evocata (non sappiamo se con il rituale magico del POF) alla scuola di Mocasina.
Curiosamente però nessun genitore ha denunciato episodi di possessione demoniaca dopo quella prima apparizione.
Evidentemente all’epoca erano tutti attenti a controllare che i figli non tornassero a casa con il rossetto o con addosso una gonnellina.
La Bussola Quotidiana scava a fondo nel profilo Facebook della strega scoprendo tutta una serie di post e racconti per bambini che nascono insegnamenti demoniaci e richiami alle pozioni.
La semplice idea che in alcuni casi si tratti di metafore (proprio come quelle delle fiabe classiche) non sfiora la mente dei giornalisti che prendono tutto alla lettera.
Fin qui la storia raccontata a chi crede alle streghe e all’ideologia Gender.
La realtà dei fatti è diversa.
La “strega” si chiama Ramona Parenzan, è laureata in filosofia ed autrice di libri per adulti e minori. Dal 2000, si legge in una lettera aperta che la Parenzan ha inviato ai rappresentati della scuola di Mocasina, si occupa di intercultura “sia come insegnante di italiano per adulti e minori stranieri, sia, infine, come formatrice presso scuole di ogni ordine e grado”.
Nei suoi libri la “strega” tratta di argomenti molto delicati come ad esempio il bullismo, l’autismo, il ritardo cognitivo e l’adozione. Argomenti sui quali ci sono molti stereotipi e pregiudizi culturali.
Sembra davvero incredibile che una professionista che da anni opera nel settore della formazione possa essere capitata a scuola “di nascosto” anzi, come sostiene la Bussola Quotidiana “senza ostacoli insieme all’insegnante di supplenza di Italiano, incolpevole di essere stata assunta solo pochi giorni prima dei fatti”.
Sembra quasi un caso di ipnosi collettiva. Eppure la Parenzan aveva già collaborato con l’istituto.
La Dirigente scolastica dell’istituto comprensivo di Bedizzole, Prof.ssa Sabina Stefano, ha spiegato a neXt Quotidiano che il laboratorio della Parenzan fa parte di un percorso educativo promosso dalla biblioteca comunale di Calvagese che da 15 anni collabora con il plesso scolastico.
Nella fattispecie si tratta di un laboratorio interculturale per avvicinare i bambini al mondo delle altre culture e alla loro modo di raccontare la realtà .
Il progetto, diversamente da quello che sostiene il senatore Pillon e scrive la Bussola Quotidiana era stato presentato e approvato dal Collegio Docenti e dal Consiglio d’Istituto.
Il 15 novembre 2017 era stato presentato in un’interclasse, alla presenza dei rappresentati dei genitori che quindi erano a conoscenza del laboratorio.
La Sabino conferma che la dottoressa Parenzan ha già collaborato negli anni scorsi con altri laboratori e precisa che non è vero, come è scritto sulla Bussola, che “la coordinatrice delle prime elementari non sapeva nulla del progetto” dal momento che quella docente di prima elementare lo ha esposto all’interclasse.
Senza contare che i documenti sono in aula docenti.
La storia di Mariama e la Balena, spiega inoltre la dottoressa Parenzan «è finalizzato perlopiù a promuovere la conoscenza di storie, ritualità culturali (natural chalk sul volto di origine nigeriana e non solo) e narrazioni tratte dalla favolistica popolare di differenti Pesi (perlopiù Asia e Africa). Le narrazioni sono state da me performate all’interno di uno sfondo integratore “magico e immaginoso” molto gradito dai bambini che insieme a me hanno simulato un viaggio attraverso 4 Paesi: Afghanistan, Pakistan, Gambia e Sudan cantando, danzando e ascoltando fiabe che ospitano codici e valori comuni e universali (la gentilezza, la generosità , la mitezza etc)».
Gli “amuleti”? Servivano per la rappresentazione teatrale e creare il “contesto” per la narrazione. La professoressa Sabino precisa di non aver ricevuto alcuna lamentela da parte dei genitori e che i docenti dell’istituto sono sempre a disposizione per fornire qualsiasi chiarimento.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 14th, 2018 Riccardo Fucile
BARBARA VINCI VITTIMA DI ALCUNI CLIENTI, IL GESTORE DEL BAR ALL’OSCURO DEL FATTO
Sei consigliere comunale del Partito Democratico? “Allora in questo bar non entri, devi stare con i
nomadi”. Un’intimazione chiara e decisa, che ha costretto Barbara Vinci a fare dietrofront, rinunciare alla consumazione e non mettere più piede nel locale.
L’episodio è avvenuto qualche mese fa a Gaiofana, una piccola frazione di Rimini, ma la politica in quota Pd ha deciso di condividerlo sui social solo nei giorni scorsi, spinta dal clima avvelenato che si è creato in zona sul dibattito sulle aree nomadi.
Stando al suo racconto, riportato in un’intervista al Resto del Carlino, Vinci è stata prima apostrofata pesantemente e poi messa alla porta da alcuni clienti.
“Residenti, gente del posto che conosco da anni. Persone che mi attaccano solo perchè, in quanto consigliere comunale del Pd, sarei fra i responsabili del piano nomadi che il Comune sta portando avanti”, ha commentato lei, scagionando il titolare che non si sarebbe accorto di nulla.
E in effetti il gestore del bar Gigi, Alex Donati, conferma a Repubblica di essere venuto a conoscenza dell’accaduto solamente oggi. “Siamo molto dispiaciuti, stamattina aprendo il giornale siamo rimasti di stucco. In questi mesi l’episodio non è mai arrivato alle nostre orecchie, e se vi avessimo assistito di persona saremmo di certo intervenuti. Ogni tanto Vinci capitava da queste parti, anche per la campagna elettorale, ma non era una cliente assidua. Per questo quando ha smesso di farsi vedere non ci siamo insospettiti”.
(da “La Repubblica”)
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