Marzo 14th, 2018 Riccardo Fucile
IL CASO DELL’EX SPIA KGB FINISCE ALL’ONU, MONDO CIVILE INDIGNATO… SOLO IL SERVO SALVINI DIFENDE OVVIAMENTE IL SUO DATORE DI LAVORO
La Gran Bretagna ha chiesto una “riunione urgente” del Consiglio di sicurezza dell’Onu sulla vicenda del tentato avvelenamento a Salisbury, con un agente nervino, di Sergei Skripal, ex spia russa transfuga nel Regno Unito, e di sua figlia Yulia.
Lo riporta la Bbc. La riunione straordinaria è stata convocata per le 20 ore italiane, dopo l’annuncio delle già minacciate ritorsioni contro Mosca che la premier britannica Theresa May dovrebbe illustrare oggi in parlamento, alla Camera dei Comuni.
“Gli alleati esprimono solidarietà al Regno Unito, hanno offerto il loro supporto nella realizzazione della indagine in corso, e chiesto alla Russia di rispondere alle richieste di Londra”, scrivono i Paesi Nato in una dichiarazione congiunta, dove l’avvelenamento dell’ex spia e della figlia viene definita una “chiara violazione delle norme internazionali”.
Il Regno Unito ha espulso 23 numero di diplomatici russi, un numero altissimo, come non avveniva dal 1971. I diplomatici avranno una settimana per partire, ha detto la premier britannica ai Comuni.
La premier britannica Theresa May ha reso noto di aver revocato ogni prossimo invito o visita del ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov in relazione al caso Skripal. Ha inoltre annunciato che non vi saranno delegazioni ufficiali nè rappresentanti della famiglia reale ai Mondiali di calcio di Russia 2018.
Per May la Russia è “colpevole” nella vicenda della ex spia avvelenata a Londra, ha detto la premier alla Camera del Comuni, considerato il “sarcasmo” e il “disprezzo” con cui Mosca ha risposto all’ultimatum di Londra. “Molti di noi guardavano con speranza a una Russia post-sovietica. Vogliamo relazioni migliori e il presidente Putin ha scelto questo tragico modo di agire”.
La premier ha annunciato provvedimenti legislativi per prendere di mira i patrimoni in Gran Bretagna di uomini d’affari e funzionari russi ritenuti sospetti in relazione al tentato avvelenamento. Ha inoltre preannunciato misure restrittive e controlli sui voli privati, sugli ingressi e sui movimenti di queste persone. Inoltre, il governo britannico intende “congelare ogni asset dello Stato russo” che ritenga utilizzabile a scopi ostili.
(da “agenzie)
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Marzo 14th, 2018 Riccardo Fucile
LE USCITE DEL FUORICORSO PADANO SU EUROPA E CAMERE CREANO SEMPRE PIU’ MALUMORE TRA GLI ALLEATI BERLUSCONI E MELONI… “FAI PURE UN INCIUCIO CON IL M5S, NOI ANDIAMO ALLL’OPPOSIZIONE E DENUNCIAMO IL TUO TRADIMENTO”
«Attenzione, qui dobbiamo rispettare il vincolo di coalizione…altrimenti alle consultazioni al
Quirinale il centro destra andrà diviso….».
È fortissima l’irritazione di Silvio Berlusconi («Qualcuno vuole far saltare il tavolo…?») nei confronti di Matteo Salvini che, concorda Giorgia Meloni, sta interpretando a modo suo il patto elettorale del centrodestra.
Il Cavaliere non ha gradito «la sceneggiata» contro l’Euro e i trattati Ue fatta dal leader leghista a Strasburgo dove Forza Italia è una colonna del Ppe, tanto da esprimere il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani. «Il tetto del 3% che fa parte delle regole, io sarei per rispettarlo ma se devo trovare 31 miliardi di Euro…allora contratteremo con Bruxelles in modo sereno per rispettare le esigenze italiane», ha infatti detto Salvini.
E questa frase ha scatenato un terremoto dentro Forza Italia: «In confronto, Di Maio (che ha parlato alla stampa estera con toni più pacati, ndr) appare un vero statista….», si è sfogato Berlusconi lamentando il fatto che lui è il garante in Europa dell’ l’alleanza con Salvini.
L’invito a cena a Palazzo Grazioli, rivolto da Berlusconi a Giorgia Meloni e a Salvini, ha preso una piega imprevista fin dal mattino quando sono rimbalzate da Strasburgo le dichiarazioni del leader della Lega per niente rassicurati sul futuro dell’Euro e sul tetto del 3% del rapporto tra deficit e prodotto interno lordo.
Passate le 8 della sera – quando Salvini accompagnato da Giancarlo Giorgetti e Giorgia Meloni con Ignazio La Russa hanno varcato il portone della residenza romana di Berlusconi – la tensione tra gli alleati si tagliava a fette.
Al piano nobile del Palazzo c’erano ad attendere anche Gianni Letta e Niccolò Ghedini, i due consiglieri più fidati del Cavaliere che sulla Lega hanno idee spesso divergenti.
È stata poi Giorgia Meloni a insistere sull’elezione dei presidenti di Camera e Senato. E’ vero che Salvini ha smentito i contatti con Di Maio per dividersi le due poltrone ma gli alleati sospettano che un doppio gioco con il M5S sia in atto: «I patti sono chiari. La lega che ha preso più voti nella coalizione esprime il candidato premier ma questo non comporta che uno dei leader, poi, prenda decisioni a nome degli altri due senza consultarli».
Ai vertice della Camera, Salvini vuole il veterano Giorgetti (è alla sesta legislatura) mentre il M5S punta su Danilo Toninelli al Senato.
Ma, è stato ricordato durante la cena, «alla Camera non bastano la Lega e il M5S per eleggere il presidente».
Infine il tema più difficile: le possibili alleanze di governo e gli appelli alla responsabilità lanciati dal Quirinale.
«Governo con il M5s? Sicuramente non con il Pd e poi la Lega non ha pura di tornare al voto…», è il biglietto da visita con cui si è presentato Salvini.
La reazione di Berlusconi non è stata un messaggio di pace: «Fatelo pure un governo con i grillini. Noi passiamo all’opposizione, non aspettiamo altro che denunciare il vostro tradimento agli elettori».
Oggi il Cavaliere inconta i 170 neo eletti di Forza Italia che sono solo 12 in meno rispetto ai colleghi della Lega.
(da “il Corriere della Sera”)
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Marzo 14th, 2018 Riccardo Fucile
IL PD ESCE ALLO SCOPERTO E LANCIA LA PROPOSTA… A LEGA E M5S NON CONVIENE, MA TORNARE AL VOTO PRESTO E’ DIFFICILE
Un governo di tutti per fare le riforme istituzionali e la legge elettorale, poi tornare rapidamente al voto.
A dieci giorni dal voto l’unica proposta sul tavolo delle forze politiche è questa, anche se c’è chi l’ha già bocciata. Ovvero il MoVimento 5 Stelle che con Luigi Di Maio ieri ha chiuso all’ipotesi di qualsiasi alternativa diversa dal suo governo.
A parlare apertamente dell’eventualità è oggi Dario Franceschini in un’intervista al Corriere della Sera: «Si è prodotto l’incrocio tra sistema bicamerale e tre poli politici; e non c’è legge elettorale che da sola possa risolvere il problema», ha detto il leader Dem ad Aldo Cazzullo; «È il momento di scrivere le regole tutti insieme. Le riforme a maggioranza non funzionano; ma siccome oggi nessuno ha la maggioranza, il quadro è perfetto per fare le riforme, perchè nessuno le può imporre agli altri».
Secondo Franceschini si può fare il monocameralismo appena bocciato dal referendum e una legge elettorale che escluda con il maggioritario il polo che arriva terzo o un proporzionale puro, dove però diventerà poi naturale una successiva alleanza in Parlamento.
Il PD da posizione minoritaria può oggi proporre soltanto questo e ben sapendo che sarà difficile che si arrivi a un accordo.
Perchè a Salvini e a Di Maio non conviene per niente mostrarsi possibilisti verso altre formule che non siano quelle dell’incarico a chi ha vinto.
Prima di tutto, perchè la crisi è appena iniziata e l’urgenza di trovare una soluzione ancora non c’è visto che mancano i presidenti di Camera e Senato. E in secondo luogo perchè la strategia del fare i matti finora ha pagato elettoralmente e prima o poi (più prima che poi) alle urne ci si deve tornare.
D’altro canto se uno convoca una conferenza stampa per dire che non c’è niente da trattare (Di Maio) e il governo (suo) già c’è mentre l’altro passa la giornata al Parlamento europeo per parlare di piano B sull’euro e fotografarsi con Nigel Farage, è normale che non si trovi alcuno spazio politico per le larghe intese.
La proposta del PD al Quirinale sarà incentrata su questo argomento: no a qualsiasi governo con grillini o destra, per aprire poi ad una eventuale chiamata del Colle per un governo di scopo, che riporti il paese alle urne non prima di un anno. Unica luce in grado di spazzare il fantasma di un voto anticipato a settembre.
Il governissimo servirebbe anche ad affrontare le priorità economiche che il governo Gentiloni non ha voti per portare a casa. L’alternativa, il voto, non è molto praticabile. Scrive oggi Ugo Magri sulla Stampa:
Primo ostacolo: il calendario. Da noi non si è mai votato in estate. Volendo restare nella prassi di 70 anni, l’ultima domenica utile per chiamare gli italiani a esprimersi sarebbe domenica 24 giugno (nel 1983, anno del record, si arrivò al 27). Ma perchè le elezioni possano materialmente svolgersi, le Camere andrebbero in quel caso sciolte entro fine aprile. Tuttavia, ecco il problema, le consultazioni potranno incominciare non prima che vengano eletti i presidenti delle due Camere: sicuramente si scivolerà dopo Pasqua.
Votare presto non si può
Andare al voto in estate invece avvantaggerebbe chi ha un gran serbatoio di voti al Sud — i cittadini del meridione vanno meno in vacanza rispetto a quelli del settentrione — a discapito di chi sta al Nord.
E anche andare alle urne subito dopo l’estate sarebbe problematico:
Pure in autunno non si è mai votato, sebbene possa sempre presentarsi una prima volta. In questo caso, la difficoltà numero uno è legata alla legge finanziaria.
Salvo miracoli, le elezioni impedirebbero di approvarla entro fine anno, col risultato che scatterebbero in automatico le famose clausole di salvaguardia: in pratica un aumento dell’Iva che balzerebbe all’11,5 (per l’aliquota ridotta) e addirittura quella più alta al 24,2.
Sarebbe un salasso per tutti, si calcolano oltre 800 euro a famiglia. Crollerebbero i consumi interni, con conseguente gelata della crescita.
Se causassero nuove elezioni, Di Maio e Salvini dovrebbero spiegarne i motivi in primo luogo a commercianti, piccoli imprenditori e al vasto popolo delle partite Iva, soprattutto al Nord, che ne verrebbe falcidiato. In gioco ci sono parecchi voti.
Insomma, il governo di tutti permetterebbe di gestire una fase di transizione e se l’obiettivo fossero davvero le riforme istituzionali ce ne sarebbe di tempo per lavorare mentre in parlamento le maggioranze variabili potrebbero formarsi intorno a proposte dei singoli parlamentari o partiti.
Ma non si farà se Salvini e Di Maio non si convincono e fallirà se non riesce a trovare una legge elettorale che vada bene a entrambi i vincitori di questa tornata.
Un pronostico fin troppo facile.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 14th, 2018 Riccardo Fucile
EMERGONO VARIE TESTIMONIANZE, L’AZIENDA DI TRASPORTI: “SEGNALAZIONI PLURIME CIRCA LA MANCATA EFFETTUAZIONE DELLA FERMATA DA PARTE DELL’AUTISTA”… PROFUGHI RISPETTOSI, MAI DATO ALCUN PROBLEMA A BORDO
Ogni mattina, intorno alle 8, raccattano le loro cose, lasciano il campo di accoglienza e si dirigono
verso la fermata dell’autobus di via Pinera, a Marco (isolata frazione di Rovereto, in provincia di Trento).
Da lì prendono la linea 1 della corriera, gestita da Trentino Trasporti (la società di trasporto pubblico della Provincia): 13 fermate e sono a Rovereto, dove frequentano corsi di italiano e svolgono varie attività di formazione.
Difficile non notare questo gruppo di richiedenti asilo. Eppure, in almeno un paio di occasioni l’autobus ha saltato la fermata – proprio con lo scopo di lasciare i migranti a piedi.
La versione dei migrant
L’autista incriminato si chiama Moreno Salvetti, consigliere comunale del centrodestra ad Avio (sempre in provincia di Trento).
Fino alla scorsa estate il 42enne era assessore ai Trasporti, ma si era dimesso dopo avere augurato su Facebook al presidente della provincia di Trento, Ugo Rossi, di fare la fine dell’orsa Kj2 (uccisa dopo essere stata catturata dagli agenti del Corpo forestale provinciale perchè ritenuta pericolosa).
La Uil Trasporti – di cui Salvetti è delegato sindacale – lo ha difeso dicendo che «ha agito in buona fede» e che i migranti in attesa non avevano «fatto cenni per chiedere la fermata».
I richiedenti asilo lasciati a piedi non sono d’accordo. «Di dieci persone alla fermata forse una non ha fatto il segno», ha detto Amit a Il Corriere del Trentino. «Ormai sappiamo come funziona», ha commentato un altro migrante.
Le segnalazioni alla Provinci
La vicenda è costata a Salvetti un procedimento disciplinare, provvedimento che potrebbe portare anche al licenziamento. La Provincia e Trentino Trasporti hanno inoltre segnalato il caso in Procura. «Nel corso del mese di dicembre sono pervenute alla Provincia e a Trentino Trasporti segnalazioni plurime circa la mancata effettuazione della fermata di Marco di Rovereto da parte di un autista», si legge in un comunicato stampa della Provincia.
Il sistema di rilevazione satellitare del mezzo e alcuni video hanno confermato le denunce, avanzate probabilmente dagli operatori del centro di Marco (istituito nel 2014 come campo di prima accoglienza, nonostante molti dei suoi circa 180 ospiti ci vivano da diversi mesi, con dei container come case).
«La condotta si è concretizzata in una ripetuta violazione degli obblighi, con conseguente turbativa al regolare svolgimento del Servizio Pubblico con danno anche all’immagine della società ».
Fatto isolato o condotta frequente?
Dai filmati emerge che si sono verificati uno o due episodi di questo tipo. «Una o due volte, mona? È successo molto più spesso. L’ho visto con i miei occhi, c’ero quando hanno fatto quei video», ribatte Amit.
Mauro Previti, assessore alle Politiche Sociali di Rovereto, parla di un fatto isolato, «da condannare assolutamente». Se si dimostrasse che Salvetti ha tirato dritto deliberatamente per motivi di razzismo anche in una sola occasione, spiega, si tratterebbe di un evento gravissimo.
I dati sui richiedenti asilo in Trentino
«Nessuno ha mai avuto nulla da eccepire sul comportamento degli stranieri a bordo dell’autobus», afferma una signora nel servizio di Tg Trentino.
«Rovereto, Città della Pace, non ha mai avuto problemi di integrazione», racconta Previti. «I richiedenti asilo partecipano a diverse attività di volontariato. Per esempio, si occupano della pulizia delle strade. Nel frattempo, capita spesso che i cittadini portino loro delle bevande».
Secondo i dati forniti da Cinformi (Centro informativo per l’immigrazione del Dipartimento Salute e Solidarietà sociale della Provincia autonoma di Trento), a Rovereto sono presenti 329 richiedenti asilo, su una popolazione di circa 40mila abitanti. «Ce ne dovrebbero essere al massimo 90…», commenta Previti. I due terzi delle persone in accoglienza della Provincia di Trento gravitano sui territori comunali di Trento e Rovereto. Al Trentino spetta soltanto lo 0,9 per cento dei profughi accolti a livello nazionale.
(da “il Corriere della Sera”)
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Marzo 14th, 2018 Riccardo Fucile
IL FEDELISSIMO DI LUIGI DI MAIO HA UN PROFILO POCO ISTITUZIONALE E UNA VITA POCO “FRANCESCANA”: IN 5 ANNI HA INCASSATO 433.000 EURO DI RIMBORSI
Danilo Toninelli potrebbe essere il nuovo Presidente del Senato e di conseguenza la seconda carica della Repubblica. La certezza la avremo solo a partire dal 23 marzo quando inizieranno le procedure di voto per l’elezione dei presidenti delle due Camere.
Secondo le voci che circolano in queste sarebbe stata raggiunta un’intesa tra Lega e M5S per assegnare la presidenza del Senato ai 5 Stelle e quella della Camera al partito di Salvini. Casella che verrebbe occupata dal leghista Giancarlo Giorgetti.
Nei giorni scorsi Toninelli — che alla scorsa legislatura era stato eletto alla Camera — era stato indicato come futuro capogruppo del M5S al Senato. In precedenza si era parlato di un suo possibile ruolo all’interno della squadra di “supercompetenti” del governo Di Maio come possibile Ministro delle Riforme in virtù del suo infaticabile operato alla Camera e in commissione Affari costituzionali.
Fedelissimo di Beppe Grillo e di Luigi Di Maio Toninelli è uno dei pretoriani dell’ortodossia pentastellata. Quando c’è da difendere il MoVimento e l’operato dei suoi portavoce potete stare certi che Toninelli sarà tra i primi ad intervenire, con un tweet, una dichiarazione un’ospitata ad Otto e Mezzo.
Toninelli non è uno che sta con le mani in mano, durante la scorsa legislatura è stato uno tra i deputati più produttivi e il suo attivismo gli ha consentito di diventare uno dei “volti” televisivi del MoVimento 5 Stelle.
Particolarmente impegnato sul fronte delicatissimo della legge elettorale del deputato lombardo si ricorderà l’invenzione del Democratellum, la legge votata dai cittadini per i cittadini, che però il M5S non ha avuto alcuno scrupolo a rimettere nel cassetto per sostenere addirittura l’idea di un doppio Italicum e poi — dopo la bocciatura da parte della Corte Costituzionale — del “Legalicum”.
Per finire con la nascita dell’accordo a quattro (con PD, Lega e FI) sul Rosatellum. Accordo inaudito per il quale Toninelli venne “processato” dall’assemblea a 5 Stelle. Più di recente Toninelli ha attaccato il sistema delle coalizioni alle amministrative dicendo che sono “una truffa” e che le schede elettorali erano un inganno nei confronti degli elettori.
Oggi il M5S si trova nella necessità di trovare partiti disposti a “collaborare” (accordo e alleanza sono parole proibite, per ora) con loro per formare un governo.
Il futuro Presidente del Senato non è un pentastellato qualsiasi.
È uno dei pochi (assieme a Di Maio) che ha saputo interpretare al meglio la trasformazione del M5S da MoVimento “di rottura” a partito di governo, quello che è passato dal Vaffa Day agli endorsement dei vescovi italiani.
Non bisogna però farsi ingannare, anche Toninelli è uno di quelli che sono sempre pronti ad andare all’attacco dell’avversario politico, con tutti i mezzi a disposizione. Memorabile rimarrà il tweet dell’allora deputato sulla tragedia ferroviaria di Pioltello. Ci fu chi lo accusò di sciacallaggio ma più che altro Toninelli aveva abilmente estrapolato una frase del sindaco di Milano Sala dal suo contesto per fini meramente politici.
Il senatore cremonese (è nato nel 1974 a Soresina, in provincia di Cremona) è noto agli spettatori dei programmi di approfondimento politico per il suo particolare modo di rivolgersi agli interlocutori.
Il tono è affettato, vuole passare per quello che sta dicendo con molta calma una verità che sarebbe autoevidente se non fosse per le distorsioni operate da giornali e politici della casta.
I contenuti però sono esattamente gli stessi dei grillini più sfegatati. In una celebre puntata di Otto e Mezzo Toninelli ha passato mezz’ora a raccontare le solite favole sui rimborsi elettorali “rifiutati”, i vitalizi, il dimezzamento dello stipendio e i successi di Virginia Raggi a Roma.
E non è un caso che sia proprio lui tra i primi a correre in soccorso della disastrata giunta della Capitale. Quando si scoprì che il maiale fotografato da Giorgia Meloni era di un membro dei Casamonica Toninelli non perse tempo ad avanzare l’ipotesi di un complotto: «il maiale postato da Giorgia Meloni per infangare Roma è di un membro del clan dei Casamonica. Quindi, per sporcare l’immagine della Capitale, è stato utilizzato un animale che il clan ha dichiarato, guarda caso, essere sfuggito al loro controllo il giorno precedente».
Oppure che dire dello spiccato senso del garantismo che caratterizza Toninelli (che pure è laureato in giurisprudenza)? Come sempre accade nel M5S si applica a giorni alterni, e solo quando gli avvisi di garanzia riguardano eletti del 5 Stelle.
La vita “francescana” di Toninelli
Contenuti non certo di alto profilo istituzionale ma anzi degni delle peggiori pagine “non ufficiale” dei sostenitori del MoVimento.
Come quando Toninelli accusò il PD e il “clan fiorentino” di Renzi di aver fatto mettere in coda cittadini cinesi durante le primarie per la scelta del sindaco di Milano. Peccato però che l’immagine utilizzata da Toninelli (che poi dirà che era “in chiave ironica”) ritraeva cittadini cinesi in coda per il permesso di soggiorno.
Curiosamente Toninelli ha speso molte parole sulla democrazia interna del PD ma non ha mai fiatato sui molti problemi della democraticità delle scelte e delle votazioni online su Rousseau. E sì che qualcosa dovrebbe saperne visto che è stato il responsabile della gestione delle spassosissime Lex Iscritti.
Toninelli ama dare di sè una rappresentazione tutto “lavoro e famiglia”. Quando non è in Parlamento a sgobbare sulle sudate carte corre a casa a Ticengo da moglie e figli. Ma i numeri de rimborsi e delle spese ci raccontano di un deputato che nel corso del 2017 a Ticengoha utilizzato sempre tutti i rimborsi forfettari.
Panorama ha calcolato che nel periodo 2013-2017 Toninelli ha incassato complessivamente 433.000 euro di rimborsi.
Nel 2014 ne ha restituiti poco più di 23mila mentre nel 2017 non ha restituito nemmeno un euro. Tutto in regola per il MoVimento, che prevede l’obbligo di restituire solo “la metà ” dello stipendio. Per la cronaca Toninelli incassa 3.300 euro al mese (che non è proprio il 50%).
ninelli non è tra i deputati coinvolti nel caso “rimborsopoli” ma le sue rendicontazioni sono ferme a dicembre 2017 e, spulciando i dati su TiRendiconto si scopre che il bonifico di restituzione di dicembre è stato versato il 12 febbraio 2018.
Ovvero dopo che i giornali avevano iniziato a interessarsi alla vicenda.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 14th, 2018 Riccardo Fucile
SECONDO LA PROCURA DI SPOLETO L’OPERA NON E’ “TEMPORANEA”, INDAGATI IL SINDACO E L’ARCHITETTO BOERI CHE REPLICA: “GIGANTESCO EQUIVOCO”
Posto sotto sequestro il centro polivalente di Norcia progettato dall’architetto Stefano Boeri e
realizzato in seguito al terremoto che il 24 agosto 2016 ha colpito l’Umbria e il centro Italia.
Il sindaco Nicola Alemanno e lo stesso Boeri – che era direttore dei lavori – sono indagati per violazione della normativa edilizia.
A rendere nota la vicenda è il sindaco Alemanno dopo avere ricevuto un avviso di garanzia relativo al provvedimento.
La procura di Spoleto contesta che l’opera sia stata realizzata in violazione alla normativa che ne prevede la temporaneità . Il centro «Norcia 4.0» – secondo gli investigatori – avrebbe invece carattere definitivo. «È un gigantesco equivoco – ha commentato l’archistar – sono senza parole».
Ad autorizzare il sequestro il giudice per le indagini preliminari Francesco Salerno, ad eseguirlo nel primo pomeriggio di martedì sono poi stati i carabinieri di Norcia. L’indagine della procura nasce a causa della violazione al Testo unico dell’edilizia, complesso di norme intorno a cui gli inquirenti hanno incardinato anche le contestazioni dell’inchiesta sul cantiere di Casa Ancarano, piccola frazione di Norcia, dove era in corso di costruzione un altro centro polivalente.
La struttura di legno e vetro di 450 metri quadrati, inaugurata nel giugno del 2017 – realizzata grazie alla raccolta fondi del Corriere della Sera e de La7 «Un aiuto subito» – è diventata il Centro operativo comunale, ma anche uno spazio a disposizione delle associazioni e per iniziative varie.
«Sono sereno e tranquillo. Credo che si tratti di un gigantesco equivoco», Stefano Boeri, che si dice «senza parole», commenta così l’avviso di garanzia ricevuto da lui e dal sindaco di Norcia. «Non so come si faccia a dire che non è temporaneo. È smontabile e rimontabile completamente, impianti inclusi».
E l’archistar aggiunge: «Mi spiace, veramente, per la popolazione che ha vissuto una vicenda drammatica e si vede privata dell’unico luogo di aggregazione sicuro. Abbiamo lavorato con il cuore in totale volontariato – e conclude – Come si fa a dire che non è temporaneo. È un esempio di temporaneità . Allora anche tutte le casette non sono temporanee…».
La commissaria per la ricostruzione nelle zone terremotate Paola De Micheli ritiene importante «esprimere a nome del governo la fiducia nei confronti di coloro che operano e che hanno lavorato alla ricostruzione» e rileva che «è utile ricordarne anzitutto la natura temporanea e non precaria, nonchè il ruolo fondamentale per l’accoglienza, nell’immediata fase post-sisma».
De Micheli sottolinea anche che, «nella totale fiducia verso l’operato della magistratura», ci si augura «che questa vicenda possa chiarirsi quanto prima – vista anche la recente proroga dello stato di emergenza da parte del Consiglio dei ministri – nell’esclusivo interesse delle comunità che hanno in particolare la necessità di tornare a vivere in condizioni di normalità ».
Il provvedimento del gip
Secondo quanto emerge dal provvedimento emesso da Stefano Salerno, gip di Spoleto, e in base al quale è stato applicato il sequestro della struttura, è «chiaramente insussistente» l’applicabilità relativa al centro polivalente di Norcia «della disciplina straordinaria fissata con provvedimento del capo Dipartimento della Protezione civile nel quadro degli interventi conseguenti agli eventi sismici del 2016».
Il giudice ha ritenuto che l’inapplicabilità della disciplina in deroga «sembra emergere inequivocabilmente dalla natura dell’opera».
Che già in fase di progettazione, è scritto nel decreto di sequestro, «veniva indicata come “struttura permanente polivalente in legno a uso sociale”, contrariamente a quanto previsto nella disciplina legale della procedura amministrativa seguita, la cui applicazione è limitata a opere temporanee».
Secondo il gip, poi, «l’abuso edilizio commesso è destinato ad avere un’incidenza negativa sulle diverse matrici ambientali ed un impatto su una zona oggetto di particolare tutela».
(da “il Corriere della Sera”)
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Marzo 14th, 2018 Riccardo Fucile
DETERIORATI I RAPPORTI TRA APPENDINO E UN BUON NUMERO DEGLI ELETTI GRILLINI, A RISCHIO LA GIUNTA
«Solo facendo tutti un passo indietro ed aprendo al dialogo, mettendo in discussione la gestione totale di questi mesi, sarà forse possibile andare avanti»: Maura Paoli, consigliera “ribelle” sulle Olimpiadi Torino 2026, in un messaggio inviato alla chat degli eletti spiega che non sono solo i giochi il problema della Giunta Appendino, che potrebbe rischiare la tana libera tutti
Il numero legale mancato qualche giorno fa in consiglio comunale mette a rischio l’intero dossier.
A poche ore dal Consiglio metropolitano chiamato ad esprimersi sulle mozioni a favore dell’evento i pentastellati contrari a far tornare i cinque cerchi sotto la Mole non hanno preso parte, ieri sera, ad una riunione della maggioranza.
“Per senso di responsabilità verso la città abbiamo votato provvedimenti duri e impopolari, stringendo i denti nessuno di noi si è tirato indietro e lo farà in futuro perchè il nostro obiettivo è il bilancio e il relativo piano di rientro — ha scritto nella notte su Facebook Marina Pollicino, una dei quattro M5S contrari ai Giochi — ma le Olimpiadi, la manifestazione d’interesse e l’indirizzo che si dovrebbe dare al progetto olimpico, seppure con varianti di non so quale sostanza, esulano completamente dalla rilevanza concretissima del Bilancio”.
Ma sono le parole di Paoli riportate da Repubblica Torino a dipingere la drammaticità della situazione: «La forzatura della sindaca sull’invio della manifestazione di interesse, perchè di forzatura si tratta (nessuno ha mai votato per prendere questa decisione del tutto politica, neanche noi consiglieri), si aggiunge ad una serie di forzature che hanno reso il clima in Consiglio sempre più pesante, e finchè si è trattato di bilancio nessuno si è mai tirato indietro. Io non so come e se si risolverà questa situazione, ma invito tutti ad una profonda riflessione».
E mentre i membri della maggioranza provano addirittura a dare la colpa al PD e a giustificare gli assenti, a tutto ciò si aggiunge la lettera che Beppe Grillo ha inviato alla consigliera Viviana Ferrero, che gli aveva espresso tutto il suo sconcerto per il cambio di posizione su uno dei temi caldi della propaganda grillina, il no alle grandi opere e agli “sprechi olimpici”.
Già vedere Beppe che si mette a rispondere alle lettere aperte costituisce un colpo di scena, visto che a quelle dei dissenzienti in questi anni non ha mai dato alcun peso.
“Dobbiamo dimostrare la possibilità di fare le cose a modo nostro rispettando le nostre linee guida su ambiente, economia e sostenibilità . Le nostre 5 stelle devono essere alla guida del progetto”, scrive il fondatore.
La sua lettera cerca di ricucire con i dissidenti e tenta di tenerli nel movimento per non far perdere i pezzi alla maggioranza.
Il testo di Grillo si conclude in modo semiserio: «Ti abbraccio forte, l’Elevato».
Oggi il Consiglio della Città Metropolitana voterà , ma quello che serviva era l’ok del consiglio comunale. La sindaca può scrivere al CONI una lettera di manifestazione di interesse ma deve prendere atto del fatto che non controlla più la sua maggioranza e che quello che è successo con le Olimpiadi si può ripetere con qualunque altro dossier.
Mancano tre mesi al secondo compleanno e la giunta Appendino è già in crisi.
(da “NextQuotidiano“)
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Marzo 14th, 2018 Riccardo Fucile
TUTTO E’ RIDOTTO A CONTABILITA’ ELETTORALISTICA, A CONVENIENZA, A PICCINERIA DEL PENSIERO UNICO
Come siamo messi a Roma? Una meraviglia. Roma è un biliardo. 
Infatti l’automobile sprofondata ieri in una voragine era semplicemente una boccia finita in buca. Buca in quel senso, altre non ce ne sono. Il manto stradale è un giardino all’inglese.
Lo diciamo perchè se sostenessimo il contrario, che Roma sembra Dresda nel 1945, qualcuno ci irriderebbe: «Andate avanti così, e la prossima volta Raggi prenderà l’80 per cento».
Ecco, Roma è un biliardo e dalle fontane sgorga nettare, e magari Raggi prenderà il venti.
Non si può nemmeno dire che tira una rivoltante aria di razzismo (per esempio a proposito di Rokhaya Mbengue, la vedova del senegalese assassinato a Firenze, quando racconta che la gente sull’autobus si alza, se lei gli si siede accanto): significherebbe non essere in sintonia col popolo, e la prossima volta Salvini prenderà l’80 per cento.
Il capolavoro è di Renato Brunetta. Ha visto il trailer di «Loro», il film di Paolo Sorrentino su Silvio Berlusconi.
Il trailer dura 27 secondi, il film quattro ore, ma 27 secondi su quattro ore bastano a Brunetta per definirlo «ignobile», «uno schifo» e pronosticare che si ritorcerà contro Sorrentino: «Berlusconi guadagnerà voti».
Cosa di cui avrebbe anche un gran bisogno, e forse nemmeno Sorrentino, uno dei pochi geni residenti oggi in Italia, riuscirebbe a tanto.
Però rimane una piccola obiezione. Questa dittatura della miseria, per cui tutto è ridotto a contabilità elettoralistica, a convenienza accessoria, a piccineria del pensiero, parrà strano ma è soltanto vostra.
(da “La Stampa”)
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Marzo 14th, 2018 Riccardo Fucile
CONOR LAMB IN VANTAGGIO DI 579 VOTI… NELLO STESSO STATO I REPUBBLICANI VINSERO CON IL 20% DI VANTAGGIO ALLE PRESIDENZIALI, UN FLOP CLAMOROSO
Un suspense degno di un’elezione presidenziale, un conteggio di voti che si prolunga nella notte, il risultato appeso a poche centinaia di voti, con il controllo a mano sulle schede inviate per corrispondenza.
L’America ha seguito col fiato sospeso un’elezione che in altri tempi sarebbe passata quasi inosservata e che oggi è un test di portata nazionale.
La maggioranza degli americani sono andati a letto quando il candidato democratico era in leggerissimo vantaggio ma senza sapere con certezza a chi andrà quel seggio di deputato vacante, in gioco in questo collegio della Pennsylvania occidentale che include la periferia di Pittsburgh: la capitale dell’acciaio, al centro dell’attenzione anche per la guerra dei dazi lanciata una settimana fa da Donald Trump.
E solo quando in Italia erano le 5.30, finito lo spoglio delle schede nei 579 distretti dello Stato, si è affermata la vittoria del democratico Conor Lamb, sia pure per appena 579 voti, una percentuale superiore a quella raggiunta dal repubblicano Rick Saccone di soli 0,3%.
Una vittoria di misura che però i repubblicani non hanno ancora concesso: mentre si ricontano le schede una ad una.
Ed è proprio un test su Trump, quello che molti vogliono leggere in questa sfida tra il repubblicano Rick Saccone e il democratico Conor Lamb.
La vittoria di Lamb, anche se così di stretta misura, è di per sè un risultato clamoroso e denso di implicazioni: nel novembre 2016 in questa stessa circoscrizione Donald Trump aveva stravinto su Hillary Clinton, infliggendole un distacco di quasi venti punti percentuali.
In questo risultato i democratici vogliono vedere la conferma che il partito del preesidente sta franando anche nelle zone dove era più forte. Dunque il test della Pennsylvania sarebbe di buon augurio per l’elezione legislativa generale che si terrà a novembre: il mid-term, che a metà del mandato presidenziale rinnoverà tutta la Camera dei deputati, un terzo del Senato, e molti governatori. (Oggi i repubblicani hanno la maggioranza nei due rami del Congresso).
Altri test locali negli ultimi mesi hanno dato lo stesso verdetto: in Alabama, Virginia e New Jersey hanno vinto i democratici.
Si fa più concreta per l’opposizione la speranza che a novembre possa riconquistare la maggioranza in almeno uno dei due rami del Congresso, il che toglierebbe molta libertà di manovra al presidente.
Il test della Pennsylvania però contiene altri messaggi contraddittori. I fan di Trump fanno notare che il repubblicano Saccone nei sondaggi era dato molto indietro fino a poche settimane fa, cioè fino a quando Trump ha annunciato i dazi sulle importazioni di acciaio dall’estero e ha fatto un comizio in Pennsylvania: a riprova che il presidente è ancora in grado di recuperare voti.
In seno al partito democratico poi la buona performance di Lamb rilancia un aspro scontro sulla strategia giusta per conquistare il consenso degli elettori.
Lamb è un ex militare, un moderato, un uomo d’ordine. Ha abbracciato con entusiasmo i dazi di Trump. E’ fiero possessore di un fucile, e difende il diritto a comprare e possedere armi.
Se davvero lui rappresenta il profilo giusto per rinsaldare un rapporto con la classe operaia bianca del Midwest e degli Stati industriali — decisivi nel portare Trump alla Casa Bianca — è tuttavia molto indigesto per la sinistra radicale che domina nelle due coste, in serbatoi tradizionali di voti progressisti come la California e New York.
Il “caso Pennsylvania” quindi può rendere ancora più aspra la lotta per il controllo dell’anima del partito, e per il rinnovamento della classe dirigente in vista delle prossime sfide: novembre 2018 e naturalmente la corsa alla Casa Bianca nel 2020.
(da agenzie)
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