Marzo 12th, 2018 Riccardo Fucile
IL CASO DI DAVY RODRIGUEZ VANIFICA GLI SFORZI DELLA LE PEN A DARSI UNA IMMAGINE “RIPULITA”… I SONDAGGI CONTINUANO A SCENDERE
Mentre Marine Le Pen si impegna al massimo per dimostrare che il suo Front National non è un
covo di razzisti, un dirigente, in pieno Congresso del partito a Lille, si fa beccare in un video a dare del “negro di merda” al buttafuori di un locale.
Il protagonista della scena è Davy Rodriguez, che ieri, quando il video è stato diffuso, ha detto che era stato manipolato con strumenti informatici. Il partito non ci ha creduto: l’ha sospeso.
Il video è stato registrato sabato sera all’uscita di un bar di Lille.
Si sentono chiaramente gli insulti razzisti di Rodriguez nei confronti di un buttafuori, mentre le persone che sono con lui tentano di calmarlo.
Uno di loro gli chiede: “pensi che Sebastien (Chenu, ndr) vorrebbe vederti così? Pensi che Marine apprezzerebbe?”.
Rodriguez risponde “non me ne frega un c….”, mentre un altro replica: “ora basta, tu sei un assistente parlamentare…”.
Il partito lo ha sospeso in via cautelativa in attesa di un’inchiesta interna.
Intanto il Congresso che doveva segnare il rilancio si è consumato senza troppe novità . Il partito cambia nome ma non aggettivo, il Front diventa Rassemblement, sempre National.
Per il resto, poca verve sul palco e poco entusiasmo in platea.
Marine, mortificata dalle sconfitte, si è ripresentata candidata unica e con il 100% dei voti sarà presidente per il terzo mandato. Invece Jean-Marie, il padre fondatore espulso dalla figlia e reintegrato dal tribunale, è stato definitivamente cacciato grazie alla cancellazione della sua poltrona, quella di presidente onorario.
Ma su Marine e la sua leadership, i sondaggi sono impietosi. E continuano ad allungarsi le ombre di Florian Philippot, il braccio destro che l’ha lasciata, e soprattutto di Marion Marechal-Le Pen, la giovane nipote che ha preferito allontanarsi temporaneamente dalla politica.
(da agenzie)
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Marzo 12th, 2018 Riccardo Fucile
MENTRE IN FRANCIA E GERMANIA SONO IN AUMENTO, IN ITALIA I REATI SONO CALATI DAL 10% AL 20%… MA GLI ISTIGATORI ALL’ODIO HANNO INTERESSE CHE NON SI SAPPIA
I reati calano, la paura cresce. In Italia nel 2017 ci sono stati l’11,2% di omicidi in meno, il 7% di furti in meno e l’8,7% di rapine in meno rispetto all’anno precedente. Il tendenziale dal 2017 è chiaro: cali di un quarto per gli omicidi e di un quinto per i furti e le rapine.
Ed è in controtendenza rispetto ai maggiori paesi europei come Francia e Germania, dove gli omicidi e i furti sono aumentati dal 2014 al 2016, ovvero anche negli anni in cui in Italia erano in diminuzione.
Questi i dati elaborati dal Dataroom del Corriere della Sera illustrato da Milena Gabanelli, che punta il dito sulle dichiarazioni allarmanti dei politici che per fini propri hanno innescato negli italiani la percezione di un paese a scarsa sicurezza proprio mentre i numeri dicevano il contrario.
E come hanno reagito gli italiani?
Lafotografia del Viminale è chiara: un aumento del 41,63% delle richieste di licenze di porto d’armi ad uso sportivo negli ultimi quattro anni.
Solo nel 2017 le licenze in più, rispetto al 2016, sono state 80.416.
Forse non proprio tutti appassionati di tiro al piattello o di tiro a segno,mentre è sicuro che questo tipo di licenza è la più facile da ottenere.
In calo del 12,01% invece la licenza per difesa personale, dove la procedura è più complessa e viene concessa solo in casi gravi e comprovati (di solito a chi esercita professioni a rischio rapina); mentre i numeri relativi alla caccia sono stabili negli anni.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 12th, 2018 Riccardo Fucile
ORA ARMANDO SIRI GUIDA LA SCUOLA DI FORMAZIONE POLITICA DELLA LEGA… OTTIMA PREMESSA PER LA FLAT TAX UNO CHE GUIDATO UNA SOCIETA’ CHE HA LASCIATO 1 MILIONI DI DEBITI, TRASFERENDO IL PATRIMONIO IN UN PARADISO FISCALE
Prima della campagna elettorale Matteo Salvini, segretario della Lega, pensava per lui a un ruolo
di governo, magari un ministero economico.
Eppure, stando a quanto riporta L’Espresso, Armando Siri, 46 anni, eletto al Senato, ideologo della flat tax, ha patteggiato una pena per bancarotta fraudolenta.
Tre anni e mezzo fa un giudice ha accolto l’accordo tra accusa e difesa per il fallimento della MediaItalia, società che avrebbe lasciato debiti per oltre 1 milione di euro.
Nelle motivazioni, riporta il settimanale, i magistrati che hanno firmato la sentenza scrivono che, prima del crack, Siri e soci hanno svuotato l’azienda trasferendo il patrimonio a un’altra impresa la cui sede legale è stata poco dopo spostata nel Delaware, paradiso fiscale Usa.
La società , secondo quanto ricostruito nell’articolo, aveva iniziato l’attività nel 2002 nel settore della produzione di contenuti editoriali per media e aziende: oltre Siri, già giornalista Mediaset, altri due soci.
Nel 2005 però il rosso è già di un milione di euro. Il patrimonio viene trasferito a un’altra società , la Mafea Comunication: i creditori rimangono a bocca asciutta anche perchè MediaItalia viene chiusa e viene nominata liquidatrice una cittadina dominicana, che fa la parrucchiera. Per i giudici una testa di legno.
Ci sono poi due società italiane in cui il neosenatore ha avuto ruoli importanti che hanno trasferito la sede legale in Delaware e hanno lo stesso indirizzo. In un caso ricompare anche la parrucchiera dominicana.
Responsabile della “Scuola di formazione politica” della Lega, Siri in pochi anni è diventato uno dei fedelissimi del segretario federale, che lo ha infatti nominato responsabile economico di Noi con Salvini.
Della tassa che con aliquota fissa negli ultimi giorni ha continuato a dire: “È un progetto necessario al Paese, finora abbiamo curato per anni una polmonite con la tachipirina”.
Quindi ha aggiunto: “Inutile cercare di spremere un limone secco” a proposito della possibilità di una rottamazione delle cartelle di Equitalia a sostegno della ‘flat tax’ spiegandone i dettagli. “Il condono sarà di 60 miliardi — continua Siri — in passato abbiamo fatto la ‘voluntary disclosure’ dando la possibilità a chi aveva portato i capitali all’estero di riportarli in Italia con uno sconto che può sembrare un paradosso per i poveri cristi che sono rimasti qui, magari hanno le cartelle, hanno chiuso l’attività ed hanno lo Stato che li insegue per farsi dare 40mila euro quando non hanno i soldi per vivere”.
Chissà se, quando diceva queste parole, pensava anche alla sua esperienza di imprenditore fallito.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 12th, 2018 Riccardo Fucile
RILIEVO SWG: SOLO IL 50% DEGLI ELETTORI VOTA COME HA FATTO LA VOLTA PRECEDENTE
Metà degli italiani cambia voto a ogni elezione.
Il voto 2018 si colloca dopo quelli altrettanto “forti” del referendum di fine 2016, delle europee del 2014 e delle politiche del 2013.
In tutte e quattro le occasioni l’orografia dell’elettorato italiano è mutata moltissimo. La società di sondaggi SWG lo certifica in una rilevazione pubblicata oggi dal Messaggero .
«I nostri carotaggi ci segnalano che ormai solo il 50% degli italiani vota come ha fatto la volta precedente, l’altra metà è in marcia verso una nuova meta», assicura Enzo Risso, direttore della società .
E così, mentre girano gli appelli della “sinistra europea” per un asse PD-M5S, i conti di SWG arrivano anche come un severo monito nei confronti di chi già punta a nuove elezioni politiche
E la prova che l’elettorato sia mobile, qual piuma al vento sta nello scioglimento, domenica scorsa e a soli 14 mesi di distanza, dell’iceberg elettorale “renziano” di 13 milioni di “Sì” (pari al 40% del totale) al referendum istituzionale del dicembre 2016.
Secondo i flussi analizzati da SWG solo il 41%, fra gli italiani che scelsero il “Sì”, domenica scorsa hanno votato Democrat.
Il 25% si è spostato verso il centrodestra: il 12% si è schierato con le bandiere della Lega, l’11% con quelle berlusconiane e il 2% ha scelto la Meloni.
Oltre 2,5 milioni di italiani del “Sì”, il 20% del totale, questa volta hanno riversato sui Cinquestelle la loro domanda di innovazione e il 3%, infine, ha scelto i Liberi e Uguali di Pietro Grasso.
In più, spiega SWG, oltre il 23% degli astenuti del 4 marzo, ovvero tre milioni di italiani, ha scelto di non votare non per disinteresse o per protesta ma perchè «non c’è alcun partito che mi rappresenti».
Tre milioni di voti senza rappresentanza.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 12th, 2018 Riccardo Fucile
“ANCHE IL PD SI FACCIA CARICO DEL GOVERNO, PRESIDENTE DELLE CAMERE DI GARANZIA, NON A CHI HA VINTO”
Presidente Berlusconi, rispondendo all’appello di Mattarella, che ha chiesto di mettere al centro
«l’interesse del Paese», lei ha detto che intende fare il possibile, «con la collaborazione di tutti» per uscire dallo stallo. In quel «tutti» chi intendeva, anche il Pd?
«Intendo esattamente quello che ho detto. Gli italiani hanno deciso di dare una maggioranza al centro-destra, ma anche di non assegnare ad alcun partito o coalizione la forza di governare da sola. Ciò significa due cose: che il centro-destra ha il diritto ma soprattutto il dovere di guidare il prossimo governo, e che nessuno, fra chi ha ottenuto un consenso importante dagli elettori, può pensare di non farsi carico della necessità che il Paese sia governato. I problemi dei quali tutti abbiamo parlato in campagna elettorale, la povertà , la disoccupazione fra i giovani, le difficili condizioni del sud, il pericolo sicurezza, l’emergenza immigrazione sono urgenze drammatiche, non solo temi da campagna elettorale».
Salvini si rivolge, più che alle forze politiche in quanto tali, ai “singoli” parlamentari chiedendo di convergere sul suo nome. È un approccio realistico?
«Credo che in questa fase tocchi a Salvini scegliere la strada che ritiene più opportuna. Noi lo sosterremo lealmente. Certo, è evidente che se intere forze politiche dimostreranno disponibilità e responsabilità , si potrà andare verso una soluzione più stabile».
Forza Italia proverà a cercare delle convergenze o lascerà condurre le trattative al candidato premier della coalizione?
«Una cosa non esclude l’altra, ma sempre nello spirito di una collaborazione leale».
Se Salvini non dovesse trovare i voti, sarebbe legittimo tentare comunque di dare un governo al Paese prima di tornare al voto?
«Preferisco non prendere in considerazione ora questa ipotesi, perchè le subordinate indeboliscono la principale, e comunque richiederebbero l’accordo di tutta la coalizione di centro-destra. Ma io credo che responsabilità significhi prendere atto del fatto che Salvini è il leader del partito più votato all’interno della coalizione più votata. Significa anche la consapevolezza del fatto che nuove elezioni sarebbero allo stesso tempo un pessimo segnale per la democrazia e una strada probabilmente non risolutiva. Meglio, molto meglio perdere qualche settimana per un buon governo, se possibile, che mesi in una nuova campagna elettorale».
Lei in campagna elettorale ha parlato spesso del rischio che avrebbe corso il Paese affidandosi ai grillini. Pensa sia possibile un governo Lega-M5S?
«Lo escludo nel modo più assoluto. Mi fido di Salvini sul piano della lealtà e su quello dell’intelligenza politica. Non vedo come una forza della nostra coalizione possa immaginare di collaborare al governo con i Cinque Stelle. Escludo che la Lega possa fare una scelta così in contrasto con i suoi stessi elettori».
Un mese fa lei disse che se non ci fosse stata una maggioranza chiara l’unica sarebbe stata «andare al voto con il governo Gentiloni, magari facendo una legge elettorale migliore». È ancora di questo avviso?
«Il fatto è che non vedo alcuna possibilità , con questi numeri parlamentari e con questa situazione nel Paese, di fare una legge elettorale migliore. Voglio essere ancora più esplicito: non considero migliore una legge elettorale che consegni il governo del Paese a una minoranza, qualunque essa sia. Il voto ha detto con chiarezza che oggi una maggioranza politica fra gli elettori non c’è. Non può essere la legge elettorale a crearla, a meno di non voler ancora aggravare il distacco fra i cittadini e la classe dirigente del Paese».
Quindi non sarebbe disponibile ad accettare un premio di maggioranza oppure il doppio turno?
«Ci sono due modelli, in Europa, nei quali si è conseguita la governabilità pur con numeri elettorali difficili. In Francia il presidente Macron — con un sistema maggioritario a doppio turno – è stato eletto pur essendo il candidato preferito da meno del 25% dei francesi andati al voto. In Germania la signora Merkel sta varando un governo costituito da forze politiche che alle elezioni hanno ottenuto il voto del 53% dei tedeschi. Nessuno dei due metodi è applicabile alla situazione italiana, ma fra i due considero quello tedesco certamente più coerente con la mia idea di democrazia».
Avete poi deciso se andare tutti insieme alle consultazioni?
«L’indicazione che vogliamo dare è univoca. Dipenderà dal presidente Mattarella decidere come dovranno avvenire gli incontri».
Intanto la prima cosa da risolvere sarà la questione delle presidenze di Camera e Senato. Forza Italia ne chiede una?
«Anche su questa materia il risultato elettorale non consente alcun automatismo. Le presidenze delle due Camere, soprattutto in una situazione complessa come questa, devono essere figure di alto profilo istituzionale e di garanzia per tutti. Non si può ridurre la questione a delle caselle da riempire nell’ambito di un equilibrio politico complessivo. Naturalmente Forza Italia è in grado di esprimere figure perfettamente adeguate a questi ruoli. Il tema non è porre noi una candidatura: il centro-destra dovrà fare una riflessione complessiva al proprio interno, e per proporre unitariamente una soluzione di alto livello».
Quale futuro per il centro-destra? Visti i risultati pensa anche lei, come Toti, che la strada del partito unico sia inevitabile?
«Il nostro futuro si chiama semplicemente Forza Italia. Il nostro è un grande partito liberale, quindi tutte le opinioni sono legittime. Però, proprio perchè siamo una grande forza liberale, parte integrante della grande famiglia del Ppe, il nostro avvenire rimane ben distinto da quello dei leghisti che sono certo alleati leali, ma che hanno una storia diversa dalla nostra, un linguaggio diverso dal nostro, valori diversi dai nostri. Aggiungo che in questa campagna elettorale Forza Italia è stata fortemente penalizzata dalla non candidabilità del suo leader. Ma io continuo a pensare che – come in tutto il mondo – il futuro sarà dei liberali, dei cattolici, dei moderati».
(da “La Stampa”)
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Marzo 12th, 2018 Riccardo Fucile
“SAREBBE GIUSTO DARE UNA PRESIDENZA DELLE CAMERE AL PD PER OTTENERE UN APPOGGIO ESTERNO AL NOSTRO GOVERNO”
Una presidenza delle Camere al Pd per ottenere dai Dem un appoggio esterno a un governo di centrodestra.
È l’ipotesi messa in campo da Renato Brunetta, capogruppo uscente dei deputati di Forza Italia e ospite di Circo Massimo su Radio Capital condotto da Massimo Giannini e Jean Paul Bellotto.
Brunetta vedrebbe bene Matteo Renzi e Silvio Berlusconi insieme “nel centrodestra allargato”.
E precisa: “Renzi aveva avuto l’idea del partito della nazione. Penso che si possa fare, ma avendo come perno il centrodestra. Come Renzi aveva aperto le porte a Forza Italia e a una parte del centrodestra, così noi possiamo aprire le porte a lui”.
Quanto allo “strappo” di Matteo Salvini che ha offerto ai cinquestelle la presidenza di uno dei due rami del Parlamento, mentre l’altro lo terrebbe per sè escludendo Forza Italia, Brunetta aggiunge: “Queste elezioni le ha vinte il centrodestra unito, ossia la coalizione. E Salvini ha ragione quando dice che bisogna rispettare le scelte degli elettori. Ma il soggetto è il centrodestra, che potrebbe decidere anche di dare una presidenza al Pd nell’ottica di un eventuale appoggio esterno. La presidenza delle Camere deve essere data anche a chi si fa carico della governabilità del Paese”.
Brunetta si dice poi dispiaciuto che “Forza Italia abbia dovuto cedere la leadership” a Salvini, ma “con una dozzina di parlamentari in meno rispetto alla Lega non si può certo dire che abbiamo perso le elezioni”.
E rivolto ancora al Pd, conclude: IlBPartito democratico all’opposizione? Non è mica una tragedia, è il sale della democrazia: c’è chi vince e c’è chi perde, noi siamo stati all’opposizione per quasi tutta la legislatura che si sta per chiudere”.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 12th, 2018 Riccardo Fucile
“NON SALIRO’ IO AL QUIRINALE, IL PD RESTERA’ ALL’OPPOSIZIONE”
Nel giorno della Direzione Pd, in un’intervista al Corriere della Sera, Matteo Renzi mette in chiaro
alcuni punti fermi.
Primo, le sue dimissioni “non sono un fake”, il suo ciclo alla guida del partito “si è chiuso” dopo 4 anni “difficili, ma belli”.
Secondo, resterà nel Partito Democratico, non ne fonderà uno tutto suo come ha fatto Emmanuel Macron in Francia, perchè “di partiti in Italia ce ne sono anche troppi. Io sto nel Pd in mezzo alla mia gente. Me ne vado dalla segreteria, non dal partito”. Terzo, non salirà al Quirinale, ma il Pd resterà all’opposizione, perchè tocca a M5S e Lega governare, e la rivincità arriverà “prima del previsto”.
“Quando finirà la campagna di odio tanti riconosceranno i risultati. Ma la sconfitta impone di voltare pagina. Tocca ad altri. Io darò una mano: noi non siamo quelli non che scendono dal carro, semplicemente perchè il carro lo hanno sempre spinto. Continuerò a farlo con il sorriso: non ho rimpianti, non ho rancori”.
Renzi ha una spiegazione sul perchè della sconfitta. Ci sono motivazioni internazionali, ma anche interne. E sui critici interni, come Michele Emiliano, il segretario dimissionario si toglie un sassolino dalle scarpe
“Abbiamo dimezzato i voti assoluti rispetto a quindici mesi fa. Allora eravamo chiari nella proposta e nelle idee. Stavolta – e mi prendo la responsabilità – la linea era confusa, nè carne nè pesce: così prudenti e moderati da sembrare timidi e rinunciatari. Dopo un dibattito interno logorante, alcuni nostri candidati non hanno neanche proposto il voto sul simbolo del Pd, ma solo sulla loro persona”. […] “Ci attende una lunga traversata nel deserto. Ma ripartire da zero, dall’opposizione, può essere una grande occasione. La politica è fatta di veloci cambi. La sconfitta è una battuta d’arresto netta, ma non è la fine di tutto. Cinque anni fa Pd e 5 Stelle finirono 25 pari. Alle Europee è finita 40-20 per noi. Adesso 32-18 per loro. La ruota gira, la rivincita verrà prima del previsto”. […] “Vedo in giro qualche fenomeno spiegare che abbiamo sbagliato tutto; però non riescono a dirci perchè, nelle regioni che governano loro, il Pd è andato peggio della media”.
Renzi vede un partito ancora vivo.
“Mai come in queste ore il Pd riceve email e richieste di iscrizione. Nel popolo Pd la stragrande maggioranza sta sulla nostra linea: nessuno vuole fare l’accordo con gli estremisti. Altro che Giglio magico isolato. Qualche dirigente medita il trasformismo? Forse. Del resto la viltà di oggi fa il paio con la piaggeria di ieri. E se per caso in futuro dovessimo tornare, sarebbe accompagnata dall’opportunismo di domani. I mediocri fanno sempre così: hanno scarsa fantasia, i mediocri. Ma il nodo non è il dibattito interno. Capisco sia importante il nome del nuovo segretario; ma è più importante il nome del nuovo premier. Tutti parlano di noi, nessuno parla della crisi istituzionale in cui ci troviamo”.
Per uscire dalla crisi, non citofonare a casa Pd.
“E che c’entra il Pd, scusi? Ci sono due vincitori ma non c’è maggioranza. Qualcuno ammetterà che con il No al referendum è difficile dare un governo stabile al Paese? Scommetto che tra qualche mese il tema della riforma costituzionale tornerà centrale. Forse qualche settimana”. […]
“Non esiste governo guidato dai 5 Stelle che possa ottenere il via libera del Pd. Non è un problema di odio che i grillini hanno seminato. E non è solo un problema di matematica, visto che i numeri non ci sono o sarebbero risicatissimi. I grillini sono un’esperienza politica radicalmente diversa da noi. Lo sono sui valori, sulla democrazia interna, sui vaccini, sull’Europa, sul concetto di lavoro e assistenzialismo, di giustizia e giustizialismo. Abbiamo detto che non avremmo mai fatto il governo con gli estremisti, e per noi sono estremisti sia i 5 Stelle che la Lega. L’unico modo che hanno per fare un governo è mettersi insieme, se vogliono. Hanno il diritto e forse il dovere di provarci. I sovranisti hanno lo stesso programma su vaccini, Europa, immigrazione, burocrazia, tasse. Facciano il loro governo, se ci riescono. Altrimenti dichiarino il loro fallimento. Noi non faremo da stampella a nessuno e staremo dove ci hanno messo i cittadini: all’opposizione».
Esclusa anche la possibilità di far nascere con l’astensione un governo di centrodestra guidato da una figura meno estremista di Salvini. Difficili le elezioni anticipate, secondo Matteo Renzi, perchè Lega e M5S non vogliono. Nel suo futuro il mestiere di senatore, con uno sguardo al futuro:
“Chi ha corso una maratona sa che è importante avere la gamba giusta e il fiato; ma che soprattutto serve la testa. Ci attende una maratona: prendiamola con il passo giusto. Abbiamo gambe, fiato e testa”.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 12th, 2018 Riccardo Fucile
NEGLI SPOGLIATOI DEL PERSONALE DEL CAMPOSANTO A TORINO C’ERA IL PUNTO DI RACCOLTA DEGLI OGGETTI PREZIOSI RUBATI NELLE TOMBE…31 INDAGATI, 15 ARRESTI
E’ scattata all’alba di stamattina, lunedì 12 marzo, il blitz dei carabinieri contro il racket delle estumulazioni nei cimiteri di Torino.
I militari stanno effettuando perquisizioni e sopralluoghi al Cimitero Parco. Qui, negli spogliatoi del personale, c’era il punto di raccolta dell’oro e dei gioielli che venivano rubati nelle tombe. Gli indagati sono 31. Quindici le misure di custodia cautelare agli arresti domiciliari.
LE ACCUSE
Sono accusati a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, falsificazione di atti, peculato, distruzione e soppressione e sottrazione di cadavere, ricettazione, concussione.
Sono due le operazioni finite sotto la lente della magistratura, dopo la denuncia presentata il 26 ottobre 2016 da Michela Favaro, amministratore delegato di AFC Torino spa.
In sostanza le squadre falsificavano i documenti delle estumulazioni, scrivendo che invece di resti ossei trovavano anche resti mortali (tessuti ecc). In questo modo, in caso di cremazione, i familiari dei defunti dovevano pagare 750 euro (500 a Socrem, 250 ad Afc).
IL RUOLO DEI COMPRA ORO
In più venivano fatti sparire tutti i gioielli e l’oro trovato, compresi i denti che venivano rivenduti ai compro oro a circa 15 euro il grammo.
Quando erano di fretta si portavano via direttamente il cranio (un caso documentato). Pizzicata anche la madre di un compro oro che andava direttamente al cimitero a ritirare il malloppo. Tutte le perizie e l’analisi dei resti dei corpi sono state affidate al medico legale Roberto Testi.
Si è altresì scoperto che in alcuni casi dipendenti organizzavano grigliate all’aperto all’interno del cimitero.
(da “La Stampa”)
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Marzo 11th, 2018 Riccardo Fucile
VIA IL SOLE DELLE ALPI, IL LEONE DI SAN MARCO, L’INDIPENDENZA DELLA PADAGNA E ANCHE ALBERTO DI GIUSSANO PER CARPIRE QUALCHE VOTO AL SUD: “SALVINI SEI UN VENDUTO, CON IL 18% NON VAI DA NESSUNA PARTE, HAI DISTRUTTO IL MOVIMENTO”
Mentre Salvini coltiva ambizioni governative, in casa Lega fa discutere la perdita di identità : “Nei
prossimi giorni il nome del movimento Giovani Padani sarà cambiato in Lega giovani“.
A spiegarlo è il coordinatore federale del Mgp Andrea Crippa — 31 anni e un biglietto per Roma staccato nel collegio uninominale di Bollate — in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera.
Una notizia che ha fatto trasalire i vecchi militanti, tanto che da qualche ora nelle bacheche digitali dei più nostalgici è tutto uno sfogo: “Questa volta il sogno è finito davvero”.
La scelta di Crippa si inserisce nel solco tracciato da Matteo Salvini, che nei mesi scorsi ha definitivamente traghettato il partito oltre il Po, togliendo la parola Nord dal simbolo e creando un partito nazionalista a sua immagine e somiglianza.
“Si sono organizzati gruppi di giovani in tutte le regioni — spiega Crippa -. In Lazio, Umbria, Calabria e Abruzzo i numeri sono davvero importanti. Avrebbe poco senso continuare con il nome storico”.
La scelta della svolta nazionale del Movimento Giovani Padani va nella stessa direzione imboccata dal partito, depurato di qualsiasi riferimento al Nord e al passato secessionista.
L’archiviazione del passato procede a passi serrati. Sul tavolo del consiglio federale di lunedì prossimo ci sono le nuove tessere del partito. Anche in questo caso vecchi simboli e vecchi nomi lasceranno spazio a quelli nuovi, via il Sole delle Alpi, il leone di San Marco, via l’indipendenza della Padania e — teme qualcuno — via anche l’Alberto da Giussano. Il simbolo tra i simboli.
Domenica mattina, alla scuola politica di Milano, Salvini si è premurato di appuntarsi al petto la spilla con l’effige storica, puntualizzando che “il nostro simbolo di lotta e di libertà non si tocca” spiegando poi che lo stesso andrà messo “a disposizione di milioni di italiani che fino a poco fa ne erano lontani”.
Insomma, Salvini spiega le ragioni del mutamento di pelle: “C’è anche un mondo che non ci ha votato, che magari nelle regioni del Centro e nelle regioni del Sud non ha avuto la forza di votare la Lega. Quindi dobbiamo non solo rispondere a chi ci ha dato fiducia, ma anche parlare a quel mondo che ha fatto altre scelte elettorali ma che è pronto a sostenerci”.
Insomma, cari vecchi leghisti, per mangiare la torta bisogna ingoiare anche il boccone amaro.
Sarà . Ma sono in molti a non gradire. “Assistiamo a un venduto che si presta ad un processo di romanizzazione e di annullamento della causa leghista… è il sud che vuole portare nella bara tutto il paese con se” e, ancora: “Col 18% Salvini non va da nessuna parte… ha solo distrutto un grande movimento“.
Un commento, tra le centinaia che scorrono sui social network in queste ore di dibattito interno, riassume alla perfezione la posizione dei nostalgici: “Prima tolgono la parola Nord dal nostro simbolo, adesso l’Alberto da Giussano, tutto sempre per ‘non turbare la sensibilità dei nuovi elettori mediterronei’. Lo considero un gesto vile, al pari di quelli che non festeggiano il Natale o tolgono il Crocifisso per ‘non turbare la sensibilità dei mussulmani’“.
Se tra le fila leghiste c’è chi ancora oggi si immolerebbe per un Nord indipendente, va rilevato che nel dibattito 2.0 non mancano i sostenitori dell’operato del segretario. Sono i nuovi adepti, quelli folgorati sulla via di Damasco, che saliti sul Carroccio salviniano ammoniscono i malpancisti: “Bravi dividiamoci pure noi così torniamo all 0,6%.”
Salvini dal canto suo, ritiene marginali le voci di dissenso interno (lo accusano di aver ‘affossato la gloriosa Lega Nord per riesumare la putrida Alleanza Nazionale’), lanciando anche una prossima stagione congressuale, utile negli intenti a marginalizzare ulteriormente le voci di dissenso rimaste.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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